Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA Giovanna e Federica sono due tiktoker che nel loro profilo TikTok, chiamato Ladynomics23, affrontano varie tematiche tra cui: l'economia globale e il suo sviluppo, il ruolo delle donne all'interno della scena politica, il femminismo nel mondo. In uno degli ultimi video pubblicati sul social, le due esperte mettono a confronto il lavoro degli uomini con quello delle donne ed evidenziano sette differenze sostanziali. La didascalia che accompagna il post recita: «Che il lavoro delle donne sia diverso da quello svolto dagli uomini lo sottolineiamo da un po'. Eh no, non parliamo “solo” del fatto che è più sottopagato. In questo video ci soffermiamo in particolare modo su 7 motivi che caratterizzano questa differenza». L'analisi dell'esperta Giovanna ha messo a confronto il lavoro maschile con quello femminile ed è giunta alla conclusione che ci siano sette differenze importanti da evidenziare. L'esperta ha spiegato: «Ecco sette motivi per cui il lavoro delle donne è diverso dal lavoro degli uomini. Primo: le donne lavorano di meno. Il loro tasso di occupazione è del 51,1% contro il 69,2% degli uomini. Quello delle donne italiane è il tasso di occupazione più basso di tutta Europa. Secondo: le donne cercano di più lavoro rispetto agli uomini. Il loro tasso di disoccupazione è, infatti, del 9,4% contro il 7,1% degli uomini. Terzo: la presenza dei figli condiziona di più le donne che lavorano. All'aumentare del numero dei figli, il loro tasso di occupazione diminuisce di più. Quarto: le donne fanno lavori diversi dagli uomini. Si chiama "fenomeno della segregazione orizzontale dei mestieri". Ad esempio, le donne sono solo il 7,3% degli occupati nelle costruzioni ma ben il 75,5% nel settore dell'istruzione». La differenza del lavoro maschile e femminile Giovanna ha, poi, continuato a elencare i motivi per cui le occupazioni maschili e quelle femminili differiscono: «Quinto: le donne fanno meno carriera. Solo il 28,6% sono le donne dirigenti o imprenditrici. Sesto: le donne sono pagate di meno. Il gender pay gap nel privato arriva fino al 20,7%. Settimo: le donne lavorano di più con contratti part-time. Sono, infatti, donne il 71,6% degli occupati a part-time». Infine, l'esperta ha concluso dicendo: «Quindi, il lavoro delle donne non è solo più fragile, più debole e sottopagato, è proprio diverso e, quindi proprio per questo motivo, abbiamo bisogno di politiche specifiche e mirate per aumentare l'occupazione femminile e quindi di conseguenza, anche la natalità». LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sono 8,9 milioni gli italiani che hanno trascorso una vacanza sulla neve tra gennaio e marzo. Di questi, 6,5 milioni hanno scelto la settimana bianca mentre 2,4 hanno preferito concentrare le vacanze nei weekend. Il giro di affari generato è di 6,1 miliardi di euro (di cui 4,3 per le settimane bianche). Sono i dati che emergono dal rapporto realizzato da Tecnè per Federalberghi. Quasi tutti scelgono l'Italia Per le vacanze di una settimana il 95,5% rimane in Italia, con il 72.6% che sceglie le regioni settentrionali e solo il 22.9% quelle centro-meridionali, anche a causa delle scarse nevicate sull'Appennino. Per i weekend il 38,6% sceglie il Centro-Sud, il 61,4% il Nord. La rinuncia alle località troppo care Dal rapporto di Tecné per Federalberghi emerge inoltre che gli italiani prenotano con un anticipo di almeno un mese e scelgono principalmente il soggiorno in hotel; i vacanzieri poi si dedicano allo sci e in generale ad attività sportive, a passeggiate e a esperienze legate a eventi enogastronomici; sono pronti a rinunciare a località troppo care per via della minore capacità di spesa, ma non alla possibilità di fare un soggiorno in montagna, facendo attenzione a non sforare con il budget. Per la settimana bianca 670 euro a persona Per le settimane bianche la spesa pro-capite comprensiva di tutte le voci (trasporto, alloggio, cibo, impianti, corsi di sci e divertimenti) è pari a 670 euro per persona. La prima voce di spesa è quella per i pasti (29,8%), seguita dal pernottamento (28,4%) e dal viaggio (19,6%). Al momento di scegliere l'alloggio confermano la predilezione per l'albergo (26,8%), seguito dai bed & breakfast (23,3%). Seguono casa di parenti e amici (16,1%) e il rifugio alpino (13,0%). I criteri che guidano la scelta della località sono: la sua bellezza naturale (73,4%) e le caratteristiche che la rendono ideale per divertirsi (22,9%). La maggioranza delle prenotazioni è fatta con largo anticipo: il 41,2% un mese prima, l'8,1% un mese e mezzo prima, il 10,6% due mesi prima e tra tre e quattro mesi prima il 4,5%. Per i weekend 257 euro a persona Per quanto riguarda i weekend sulla neve la spesa pro capite comprensiva di tutte le voci è pari a 257 euro per persona, così ripartiti: per i pasti il 26,5%, per il pernottamento 21,7%, per le spese di viaggio il 17,3% e per lo shopping 6,8%. L'alloggio preferito in questo caso è la casa di parenti e amici (40%), seguita dai bed & breakfast (38,3%), dal rifugio alpino (6,7%) e dall'albergo (6,4%). Tra i criteri che guidano la scelta, oltre alla sua facilità di raggiungimento (67,2%) troviamo le bellezze naturali che offre (52,6%). Chi fa i weekend sulla neve sceglie di rimanere all’interno dei confini nazionali: il 38,6% si reca nelle regioni centro-meridionali e il 61,4% in quelle settentrionali. In questo caso gli italiani prenotano a ridosso della vacanza: il 41,3% tre settimane prima e il 41,4% quindici giorni prima. La rinuncia per motivi economici Il 60% dei vacanzieri del fine settimana che sono stati condizionati dall'inflazione sulle scelte per la vacanza, ha rinunciato alla settimana bianca a causa dell'aumento dei prezzi. Tra gli individui intervistati che non andranno in vacanza, il 59,7% ha rivelato di non partire per motivi economici; il 18,1% per l'aumento dei prezzi e un altro 14,8% per motivi familiari.TGCOM24
INSERITO DA ANGELA CECERE “LetExpo è un momento di confronto tra aziende e politica”. Lo ha detto Marcello Di Caterina, vice presidente e direttore generali di Alis - Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, intervistato durante la prima giornata di LetExpo2024, la fiera del trasporto e della logistica sostenibili organizzata da Alis Service in collaborazione con Veronafiere.
INSERITO DA ANGELA CECERE Una montagna da oltre 1.200 miliardi di tasse e multe non pagate. Stipate da anni, molte da decenni, nel magazzino della riscossione. Che accumula senza sosta somme ormai considerate vetuste e inesigibili. Ora il governo ha deciso di intervenire trovando un modo per snellirlo. Lo Stato però rischia di non vedersi mai restituire la maggior parte di quei soldi: oltre il 90% dell'ammontare infatti è praticamente irrecuperabile. Sono 1.206,6 miliardi le cartelle non riscosse presenti nel magazzino al 31 dicembre 2023. Si tratta di circa 269 milioni di singoli crediti, contenuti in circa 163 milioni di cartelle, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivo, accumulati dal 2000 ad oggi. I contribuenti con debiti residui da riscuotere sono circa 22,4 milioni, di cui 3,5 milioni sono società, fondazioni ed enti, mentre i restanti 18,9 milioni sono persone fisiche. Buona parte di questa mole di debiti fiscali, però, non è recuperabile, come ha spiegato il più occasioni il direttore dell'Agenzie delle Entrate Ernesto Maria Ruffini.
INSERITO DA ANGELA CECERE Dalle spese sanitarie ai trasporti fino ai generi alimentari. L’impennata dei prezzi cominciata nel 2021 ha subito un rallentamento, ma le famiglie italiane continuano ad incontrare grosse difficoltà e i consumi restano al palo. È l’indagine annuale di Altroconsumo che offre un quadro preoccupante per l’anno appena trascorso con prospettive sul 2024 niente affatto ottimistiche. Nel 2023 il Termometro Altroconsumo ha registrato una stabilizzazione - ma a livelli ancora negativi - della capacità di sostenere le spese correnti nei sei ambiti analizzati: abitazione, mobilità, salute, alimentazione, istruzione, cultura e tempo libero. Il numero delle famiglie in gravi difficoltà economiche, quelle cioè che hanno avuto problemi a sostenere le principali spese quotidiane in tutti gli ambiti presi in esame è salito dal 9 al 10%. Solo una famiglia su quattro (27%), invece, ha dichiarato di non aver avuto nessuna difficoltà, mentre aumentano dal 70 al 74% le famiglie che faticano a risparmiare, con quelle che hanno avuto grosse difficoltà salite dal 35% al 40%. Ad incontrare gli ostacoli maggiori sono soprattutto le famiglie numerose e le spese che più preoccupano sono quelle per l'abitazione (il 51% ha avuto difficoltà a sostenerle) e per la salute (47%), seguite da mobilità (42%) e alimentazione (41%). Proprio l'alimentazione e la salute sono i settori che registrano il peggioramento più marcato. Dal punto di vista geografico le difficoltà ad affrontare le spese sono maggiori al Centro (indice pari a 43,5) e al Sud e nelle isole (43,6). Né l’anno in corso promette di migliorare la situazione. In aumento sono i costi dell’assicurazione auto, dei carburanti, dei trasporti e dei generi alimentari con l'incognita di carburanti ed energia. L'indagine Altroconsumo registra la tendenza di consumatori e famiglie italiane a guardare al futuro con timore e pessimismo. Le attese sono infatti di un ulteriore peggioramento della situazione: un terzo degli intervistati (32%) ritiene che la sua famiglia avrà più difficoltà a sostenere le spese nel 2024 rispetto a quanto avvenuto nel 2023. La metà (50%) stima che la situazione resterà invariata, mentre solo il 19% prevede che sarà un anno più facile.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA L’Italia riesce arecuperare solo l’11% dei300 miliardi di litri di acquache ogni anno cadono sul territorio nazionale. Unosprecoinaccettabile in un territorio a forte rischio desertificazione e con cronica carenza di acqua per i cittadini in alcune aree.
Intervenire si può e si deve non solo nell’emergenza ma in maniera strutturale e strategica. Così Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia, evidenzia la necessità didare finalmente attuazione al progetto invasi.
Lasiccità, ormai diventata strutturale negli ultimi anni anche in provincia di Brescia, ha un impatto devastante sulle produzioni agricole. Il risultato è che idanni nel 2023, tra coltivazioni e infrastrutture, hannosuperato i 50 milioni di eurodell’anno precedente, complici anche gli altri effetti dei cambiamenti climatici. Per Giovanni Garbelli, presidente di Confagricoltura Brescia: «Sebbeneoggi il problema dell’emergenza idrica non si ponga, visto le abbondanti piogge e nevicate in Lombardia, che hanno riempito le falde, ilproblema non va trascuratoe non può ridursi al contingente. Per questo torno a ribadire che serve una progettualità di ampio respiro, in cui è prevista anzitutto lasalvaguardia dei laghi, laresilienza delle operee il giustomixtra la massima attenzione alla falda e la superficie. Nelle ultime stagioni l’irrigazione dei triticali era già avviata in questo periodo; oggi ci troviamo in una situazione diversa, ma non va assolutamente abbassata la guardia, al fine di rendere il sistema irriguo più resiliente».
Il piano del Consorzio Oglio Mella
Il Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici recentemente approvato lo dice:gran parte degli impatti dei cambiamenti climatici sono riconducibili a modifiche del ciclo idrologico e all’aumento rischi che ne derivano. Con questa consapevolezza il cda del Consorzio di bonifica Oglio Mella ha approntato il Piano triennale delle opere 2024/2026. Una risposta concreta a queste esigenze con opere perun valore di oltre 94 milioni di euro, che hanno tutte al centro l’innovazione e il miglioramento dell’efficienza del reticolo a servizio dell’irrigazione e della sicurezza idraulica. Alcuni interventi sono già in fase di realizzazione e altri si concluderanno entro l’anno.
Prima dell’avvio della stagione irrigua saranno terminati ilavori di rifacimento dell’impianto di sollevamentoche gestisce la rete pluvirrigua a servizio di oltre mille ettari di campagna tra Palazzolo, Cologne, Coccaglio ed Erbusco, con un investimento di un milione di euro, a cui si affiancheranno gli interventi sulla rete di tubature sotterranee in pressione che comprende anche l’impianto di Passirano. Attenzione è rivolta anche allariduzione delle perdite di percorsosui canali principali e all’automazione della gestione delle paratoieche consentirà la loro bacinizzazione.
Proprio su questi temi ilprogetto del consorzio per la Seriola Nuova, ricompreso nel Piano con un valore di 7,5 milioni, è stato proposto lo scorso ottobre dalla Regione per l’aggiornamento del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico. Tra gli interventi dedicati alla difesa idraulica, aggiunge il direttore Cesare Dioni, «le opere già finanziate da Regione porteranno nei prossimi mesi all'installazione diparatoie automatizzate, governate tramite telecontrollo, per i canali di scarico lungo l’asta del Mella; entro il 2024, alla realizzazione di due vasche di laminazione, una a Travagliato e una a Torbole Casaglia».
Gli interventi del Consorzio del Chiese
Grande attivismo sta caratterizzando anche il lavoro al Consorzio di bonifica Chiese che ha consegnato i lavori di due attesi interventi per la pianura orientale bresciana. Le opere appaltate sono inserite in due misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza. I lavori riguardano il «Progetto di bacinizzazione e riqualificazione idraulica dei canali adduttori principali Roggia Lonata Promiscua e Roggia Lonata nei Comuni di Bedizzole e Lonato», per un importo di 26,5 milioni. La seconda realizzazione è relativa al progetto «Allestimento in ex cava di ghiaia di bacino idrico per la laminazione delle acque di piena e lo stoccaggio di risorsa idrica», finanziato dal ministero dell’Agricoltura, con 14 milioni di euro.
INSERITO DA ANGELA CECERE Il tradizionale uovo di Pasqua conterrà quest’anno una bruttissima sorpresa per gli italiani. I prezzi del prodotto tipico delle festività pasquali hanno infatti registrato aumenti fortissimi rispetto allo scorso anno, al punto che i listini sono saliti in media del +24%, dopo il +15,4% fatto registrare nel 2023. La denuncia arriva oggi dal Codacons, che ha realizzato uno studio mettendo a confronto i prezzi al pubblico dello scorso anno con quelli attuali. Analizzando i listini delle principali catene della grande distribuzione, si scopre che tutti i produttori di uova di Pasqua hanno aumentato i prezzi al dettaglio – spiega l’associazione – Confrontando le marche più note che ogni anno riempiono gli scaffali di supermercati e ipermercati italiani, emergono rincari medi del 24%, che superano in alcuni casi il 40% per determinate uova di cioccolato di marca. Per alcune uova di note marche specializzate in cioccolato, i rincari sfondano addirittura quota +40%. Va meglio, si fa per dire, per i prodotti destinati ai bambini: i prezzi delle uova legate a cartoni animati, giochi, personaggi famosi, serie tv, ecc., aumentano in media del +16,7% rispetto allo scorso anno, rileva il Codacons. In media la produzione di uova di Pasqua nel nostro Paese supera le 31mila tonnellate all’anno, con un giro d’affari stimato in oltre 300 milioni di euro nel 2023: questo significa che, a parità di acquisti, i rincari peseranno per circa 72 milioni di euro sulle tasche dei consumatori, calcola l’associazione. Alla base dei pesanti aumenti per le uova di Pasqua c’è la crisi del cacao: per tale materia prima le quotazioni superano attualmente il record raggiunto nel 1977, arrivando a 6.000 dollari a tonnellata, a cui si aggiunge il rincaro nell’ultimo anno del +72% per lo zucchero e del 52% per il burro di cacao – spiega il Codacons – I produttori, quindi, hanno scaricato i maggiori costi di produzione sui consumatori finali, attraverso incrementi dei listini al pubblico.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Cinquantatre per la manovra, e 336 sul totale di tutta la produzione legislativa di origine governativa. Sono i decreti attuativi necessari per mettere a terra i provvedimenti varati dal governo Meloni, ma che mancano all'appello, lasciando in stand by molte misure, vecchie e nuove.Le misure in stand by Per la legge di bilancio, si va dal regolamento per escludere dall'Isee i titoli di Stato alle modalità di accesso al credito d'imposta per gli investimenti nella Zes unica, dalle istruzioni per l'installazione delle colonnine per le chiamate di emergenza al potenziamento di mezzi e dispositivi di vigili del fuoco e Polizia, dalla ripartizione del fondo per i piccoli Comuni a quella delle risorse per l'accoglienza dei migranti. In molti casi servono decreti ministeriali o interministeriali (per i quali è richiesto spesso anche il parere della Conferenza Stato-città), ma a volte si tratta di Dpcm o di decreti del presidente della Repubblica.I decreti attuativi Nel corso del tempo, il governo Meloni ha molto ridotto la necessità di ricorrere a provvedimenti di secondo livello: nella legge di bilancio erano in tutto 55, il numero più basso tra le manovre della XVIII e della XIX legislatura, a conferma dell'impegno a rendere subito efficaci le misure introdotte e immediatamente disponibili le risorse finanziarie stanziate. I dati aggiornati dell'esecutivo mostrano come la legge di bilancio per il 2024 abbia stanziato oltre 29,5 miliardi, di cui 25,9 legati a misure autoapplicative, praticamente l'88% del totale, mentre i finanziamenti che rimandano a provvedimenti attuativi sono pari a 3,6 miliardi, il 12%. Quasi la metà dei 55 provvedimenti attuativi complessivamente previsti non è legata a stanziamenti, come nel caso dell'atto appena approvato per l'istituzione della Cabina di coordinamento delle politiche attive per la riduzione della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici. Il secondo decreto adottato con la ripartizione del fondo per gli interventi del Giubileo 2025 porta invece con sé risorse per 608 milioni. La legge di bilancio 2023 Guardando al pregresso, della legge di bilancio 2023 risultano invece adottati 85 decreti attuativi, con altri 27 che restano ancora da approvare. Nel complesso, le misure che necessitano di attuazione sono 336. Rispetto ai 316 decreti calcolati nel recente monitoraggio del Servizio per il controllo parlamentare aggiornato a febbraio, uno è stato approvato, ma una ventina di nuovi atti è stata aggiunta con l'ultimo complesso decreto Pnrr del 2 marzo. Il dl deve ancora essere esaminato dal Parlamento, e in fase di conversione, assicurano dall'esecutivo, si farà di tutto per renderlo maggiormente autoapplicativo. L'eredità del passato Restano peraltro da adottare anche altre eredità del passato: ulteriori 267 atti, di cui 227 riferibili ai sei governi che si sono succeduti nella XVII e XVIII legislatura e 40 derivanti da leggi di iniziativa parlamentare. Secondo il monitoraggio del Servizio parlamentare, lo stock dei provvedimenti attuativi derivanti da atti di iniziativa governativa approvati nella XVIII legislatura ed ereditati dall'attuale governo al momento dell'insediamento era pari a 376 provvedimenti, di cui 21 riferibili al governo Conte I, 71 al governo Conte II e 284 al governo Draghi. Lo stock si è ridotto di oltre il 50 per cento: l'esecutivo Meloni ha infatti "smaltito" 190 provvedimenti attuativi, tanto che risultano ancora da adottare 186 atti di secondo livello (13 relativi al primo governo, 47 al secondo e 126 al terzo). LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Crescono ancora i prezzi delle Rc Auto. Secondo la rilevazione dell'Ivass, l'Autorità di vigilanza del comparto assicurativo, il prezzo medio per i contratti sottoscritti a gennaio è di 389 euro, in aumento in termini nominali del 7,5% su base annua, in lieve decelerazione rispetto al 7,9% di dicembre scorso. In termini reali, l'aumento è del 6,7%. Tgcom24 I prezzi medi sono ancora inferiori al periodo pre-pandemico (406 euro a gennaio 2019). Le province registrano incrementi di prezzo compresi tra il +3,3% (Catanzaro) e il +10,0% (Alessandria). Il differenziale di premio tra Napoli e Aosta è di 250 euro, in aumento del 5% rispetto all'anno precedente. Per gli assicurati appartenenti a classi di merito superiori alla prima, l'incremento di prezzo è del 10,4%. TGCOM24
INSERITO DA ANGELA CECERE Valorizzare le eccellenze tipiche del territorio e sostenere i produttori locali. Sono solo alcuni dei pilastri della strategia di sostenibilità di Metro Italia, che favorisce il dibattito tra tutti gli attori della filiera dei consumi fuori casa sulla valorizzazione dell’enogastronomia Made in Italy della Regione Lazio. Nella cornice del Ristorante Traiano dello chef Andrea De Salvo a Roma, Metro Italia ha organizzato un confronto sulla promozione delle eccellenze enogastronomiche locali, sostenendo il legame con il territorio di origine e favorendo l’adozione da parte dei ristoratori di materie prime eccellenti, simbolo della tradizione locale. Presenti al dibattito l’onorevole Chiara La Porta, il senatore Giorgio Maria Bergesio e i Consiglieri dell’Assemblea Capitolina Valerio Casini, Gianmarco Palmieri, Stefano Erbaggi e Filippo Carpano. L’evento ha rappresentato la settima tappa del tour 'SquisITA – L’Italia in un boccone', promosso da Metro Italia nel 2022 in occasione del suo 50° anniversario per sottolineare il forte legame dell’azienda con le produzioni eccellenti del territorio in tutto il paese. Nel territorio laziale, Metro impiega circa 400 persone, ha quattro Punti Vendita, il primo aperto a La Rustica nel 1974, e un deposito a Passo Corese, inaugurato nel 2021. Nell’ultimo anno le vendite sono aumentate in entrambi i canali, registrando +7% nell’area metropolitana di Roma e +20% nel deposito. A livello nazionale, Metro conta circa 7000 prodotti locali in assortimento nei propri store, di cui 710 del territorio laziale. Per garantire un’ampia offerta di eccellenze regionali, Metro Italia collabora con 162 aziende e piccole e medie imprese del Lazio, che forniscono numerosi prodotti come vino, formaggi, salumi, ortofrutta e pesce, molti dei quali certificati IGP (4), Dop (3), Doc-Docg (37) e Pat (33). Metro sostiene così il tessuto socioeconomico locale, permettendo ai professionisti dell’horeca laziali di creare un'offerta più distintiva e di valore, facendo leva su prodotti locali e di qualità. “Le tradizioni culinarie e le tipicità del Lazio rivestono un ruolo centrale per la nostra cultura gastronomica, un tesoro inestimabile che noi di Metro Italia vogliamo continuare a promuovere e valorizzare. Per farlo, scendiamo in campo al fianco dei produttori e dei professionisti dell’HoReCa, sostenendo il tessuto socioeconomico locale anche in un’ottica di sostenibilità”, afferma Marco Cosi, head of beverage, wine, near food and localism. “Abbiamo deciso di tenere a Roma la settima tappa del tour SquisITA perché il territorio laziale gioca un ruolo fondamentale per l’azienda nel supportare una strategia che punta sempre di più alla valorizzazione del Made in Italy”. “La mia passione per la cucina - dichiara Andrea De Salvo, chef del Ristorante Traiano - è una eredità preziosa che risale ai miei nonni. Mia nonna è originaria del Piemonte, mentre mio nonno è nato in Calabria. Fin da giovane, entrambi mi hanno trasmesso le nozioni fondamentali delle loro tradizioni culinarie, arricchendo così le mie conoscenze già radicate nella cucina romana. Grazie a loro, ho imparato i segreti e i sapori autentici delle ricette locali, che ho poi integrato e reinterpretato nella mia cucina personale. Questo legame con le radici culinarie della mia famiglia mi ha ispirato a esplorare, sperimentare e adattare le tradizioni culinarie regionali, creando così un mosaico unico di gusti e sapori che caratterizzano la mia cucina. Nel mio percorso culinario, ho sempre abbracciato una filosofia che celebra l'autenticità e la diversità dei sapori locali. Ogni piatto che creo è il risultato di una profonda connessione con le tradizioni culinarie della mia famiglia, arricchite dalla mia creatività e passione per l'innovazione. Valorizzare i prodotti locali è al centro della mia cucina: li considero tesori da esaltare e trasformare in esperienze gastronomiche uniche, dove la semplicità, il sapore e il gusto si fondono armoniosamente per deliziare i palati dei miei ospiti". "Il Salumificio Coccia, emblema dell'eccellenza nei salumi italiani, è stato onorato con il prestigioso riconoscimento del Gambero Rosso per la Susianella Viterbese, con tre fette, ad attestare il nostro impegno per l'eccellenza culinaria. Senza celle di congelamento, preserviamo l'autenticità e la freschezza dei nostri prodotti. Guardando al futuro, già esportiamo con successo in Canada e stiamo lavorando per estendere la nostra presenza in America, puntando alla certificazione Fda. Contestualmente, perseguendo le certificazioni ISO 22000 Fssc, garantiamo standard elevati nella produzione. La nostra missione è unire tradizione e innovazione, offrendo esperienze culinarie straordinarie nel rispetto dei più alti standard internazionali", ricorda Simonetta Coccia, amministratrice del salumificio Coccia Sesto. “La nostra azienda fonda le sue radici nel territorio e nella filiera corta, per questo abbiamo costituito il progetto di rete Iolatte, la prima rete in Italia per il latte ovino. Rete che ci consente di seguire l’intera filiera che va dall’alimentazione degli ovini sino al prodotto finito, il nostro Pecorino Romano Dop del Lazio Deroma. Crediamo fermamente che solo da materie prime di ottima qualità si possano realizzare prodotti eccellenti. Questo prodotto ancora oggi segue meticolosamente lo stesso processo di produzione, compresa la salatura a secco a mano. Un passaggio, secondo noi fondamentale e che conferisce al prodotto un basso contenuto di sale rendendolo polivalente nella cucina e nella tavola”, commenta Daniele Deroma, direttore commerciale Caseificio Seggiano. “Il nostro territorio ha un valore immenso: un’area incastonata nell’Alta Tuscia, tra Umbria e Lazio, che dal Lago di Bolsena si estende per 260 ettari fino alle colline intorno a Orvieto. Qui, condizioni pedoclimatiche adatte alla coltivazione della vite s’incrociano con una tradizione secolare e con l’orgoglio per i nostri vitigni”, sottolineano Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, proprietarie dell’azienda Famiglia Cotarella.