Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Cala del 19,8% la bolletta della luce per la famiglia tipo in tutela nel secondo trimestre 2024, in quello che è l’ultimo aggiornamento trimestrale per i clienti non vulnerabili. Lo rende noto l'Arera in un comunicato precisando che il calo è giustificato principalmente dal trend ribassista che ha caratterizzato l’andamento dei prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica verso la fine dello scorso anno e nei primi mesi dell’anno in corso e che sta subendo un rallentamento a causa delle crescenti tensioni geopolitiche. Le aspettative di prezzo del mercato del gas naturale per il secondo trimestre 2024, favorite da un livello degli stoccaggi europei che - complice un inverno relativamente mite - risulta storicamente elevato alla fine della stagione di erogazione, si sono tradotte in una stima del prezzo dell’energia elettrica (Pun) pari a circa 83 euro/MWh. In termini di effetti finali, la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° luglio 2023 e il 30 giugno 2024) sarà di circa 662 euro, riavvicinandosi ai livelli precedenti alle crisi, segnando un -47,7% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° luglio 2022- 30 giugno 2023), periodo in cui il prezzo della materia energia raggiunse i suoi picchi massimi.
INSERITO DA ANGELA CECERE Gli utenti dell'energia elettrica che attivano oggi un servizio di fornitura sul mercato libero, si ritroveranno a pagare fino a 1.776 euro annui in più rispetto alla bolletta media del Servizio a Tutele Graduali che scatterà il prossimo 1 luglio. Lo afferma il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), che ha messo a confronto le offerte dei 7 gestori vincitori delle aste dell'Acquirente Unico per il servizio a Tutele Graduali che rappresentano il 70,49% del mercato e che dall'1 luglio forniranno elettricità, con un prezzo omogeneo su tutto il territorio italiano, a tutti i clienti della maggior tutela non vulnerabili (circa 5 milioni).
INSERITO DA ANGELA CECERE Cresce la povertà in Italia. Secondo i dati Istat riferiti all'anno 2023 ci sono 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, tra cui 1,3 milioni di minori. Nel 2023, le famiglie in povertà assoluta si attestano all'8,5% del totale delle famiglie residenti (erano l'8,3% nel 2022). Rientrano nella categoria di poveri assoluti le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore a una soglia minima che permette l'acquisto di un paniere di beni e servizi considerato essenziale a garantire uno standard di vita minimamente accettabile e a evitare gravi forme di esclusione sociale. La presenza di figli minori continua a essere un fattore che espone maggiormente le famiglie al disagio. L'incidenza della povertà assoluta si conferma infatti più marcata per le famiglie con almeno un figlio minore (12,0%), mentre per quelle con anziani si attesta al 6,4%. Nel 2023, l'incidenza di povertà assoluta individuale per i minori è pari al 14%, il valore più alto della serie storica dal 2014. Nel Nord, dove le persone povere sono quasi 136mila in più rispetto al 2022, l'incidenza della povertà assoluta a livello familiare è sostanzialmente stabile (8,0%), mentre si osserva una crescita dell'incidenza individuale (9,0%, dall'8,5% del 2022). Anche il Mezzogiorno mostra valori stabili ma comunque più alti rispetto alle altre zone del Paese (10,3% a livello familiare e 12,1% a livello individuale). I dati sollevano l'allarme delle associazioni dei consumatori e dei sindacati e le critiche dell'opposizione che accusa il governo di aver abolito il reddito di cittadinanza. La risposta di Giorgia Meloni è arrivata da Campobasso dove la premier ha firmato l'accordo per lo sviluppo e la coesione tra il governo e la Regione Molise: «Con la revisione del Pnrr abbiamo liberato risorse per oltre 12 miliardi da destinare al sistema produttivo perché noi crediamo che la povertà non si abolisce per decreto. La ricchezza la creano le imprese e i lavoratori, allo Stato spetta il compito di metterli nella condizione di lavorare al meglio».
INSERITO DA ANGELA CECERE Caserta. Il costo medio di una polizza Rc auto è salito in Italia del +10,5% negli ultimi due anni. Una tendenza al rialzo che si riscontra sia in Europa, sia nel resto del mondo, con le tariffe assicurative aumentate sensibilmente in tutti i continenti. I dati arrivano da Ferdercarrozzieri, l'associazione delle autocarrozzerie italiane, che ha messo a confronto i prezzi dell'Rc auto nelle singole province italiane e all'estero. A gennaio, secondo l'ultimo report dell'Ivass, il costo medio della polizza si è attestato in Italia a 389 euro, contro i 352 euro di gennaio 2022, con una crescita netta del +10,5% negli ultimi due anni e un maggior rimborso pari a +37 euro ad assicurato. - analizza Federcarrozzieri - Gli automobilisti italiani pagano di più rispetto a Germania e Spagna, dove il costo medio dell'Rc auto nel 2023 è stato rispettivamente di circa 304 euro e 371 euro, e quasi quanto la Svezia (397 euro). Più costoso assicurare l'auto in Francia e Regno Unito, dove la spesa annuale è di circa 635 euro. Sul fronte italiano, ben 3 province superano a gennaio la soglia dei 500 euro a polizza. - analizza Federcarrozzieri - E' il caso di Napoli, dove l'Rc auto costa in media 560 euro, Prato (553 euro) e Caserta (500 euro). La Toscana piazza ben 6 città nella top ten del caro-polizza, mentre Enna risulta la provincia più conveniente, con una tariffa annua da 287 euro.
INSERITO DA ANGELA CECERE È possibile vivere nelle grandi città da single? Da Milano a Napoli, passando per Roma fino a Palermo. Trovare un appartamento in cui vivere da soli, senza divedere le spese con la propria famiglia, il proprio partner o altri coinquilini, sembra davvero impossibile. Sui social c'è chi denuncia che si tratti di «un vero e proprio privilegio per pochi». La conferma rriva dagli ultimi dati rilasciati da Immobiliare.it, portale un portale specializzato nell'analisi di mercato e nell'intelligenza dei dati nel settore immobiliare. Questo studio ha confrontato il budget mensile ideale da destinare all'affitto (non superiore al 30% del reddito medio netto) con il canone medio effettivamente richiesto per un bilocale in diverse città italiane. Analizzando i dati emerge che il mercato nei capoluoghi italiani non offre, a chi ha un solo reddito, soluzioni di affitto particolarmente sostenibili». Questo comporta che nella maggior parte dei casi un single deve destinare alla locazione almeno il 50% in più del budget considerato sostenibile. Ma quali sono le città più care della Pensola?
INSERITO DA ANGELA CECERE Nuova stangata sui fumatori: scatta da oggi (20 marzo) una seconda tranche di aumenti sulle sigarette, come stabilito dalla manovra per il 2024 che ha ritoccato le accise, andando a variare il prezzo dei marchi che non erano aumentati lo scorso 2 febbraio, quando l'importo fisso per unità di prodotto è passato da 20,20 a 29,30 euro per 1.000 sigarette, che tradotto significa un aumento di circa 10-12 centesimi a pacchetto.
INSERITO DA ANGELA CECERE Bonus benzina 2024. È tra le agevolazioni attive quest'anno e ha l’obiettivo di alleggerire il costo dei rifornimenti di carburante. Come previsto dal Decreto Aiuti, il datore di lavoro può riconoscere ai dipendenti il voucher “una tantum” destinato all'acquisto di benzina o gasolio tramite una tassazione agevolata. Dalla misura restano escluse le amministrazioni pubbliche.
INSERITO DA MORENA MOTTA Giovanna e Federica sono due tiktoker che nel loro profilo TikTok, chiamato Ladynomics23, affrontano varie tematiche tra cui: l'economia globale e il suo sviluppo, il ruolo delle donne all'interno della scena politica, il femminismo nel mondo. In uno degli ultimi video pubblicati sul social, le due esperte mettono a confronto il lavoro degli uomini con quello delle donne ed evidenziano sette differenze sostanziali. La didascalia che accompagna il post recita: «Che il lavoro delle donne sia diverso da quello svolto dagli uomini lo sottolineiamo da un po'. Eh no, non parliamo “solo” del fatto che è più sottopagato. In questo video ci soffermiamo in particolare modo su 7 motivi che caratterizzano questa differenza». L'analisi dell'esperta Giovanna ha messo a confronto il lavoro maschile con quello femminile ed è giunta alla conclusione che ci siano sette differenze importanti da evidenziare. L'esperta ha spiegato: «Ecco sette motivi per cui il lavoro delle donne è diverso dal lavoro degli uomini. Primo: le donne lavorano di meno. Il loro tasso di occupazione è del 51,1% contro il 69,2% degli uomini. Quello delle donne italiane è il tasso di occupazione più basso di tutta Europa. Secondo: le donne cercano di più lavoro rispetto agli uomini. Il loro tasso di disoccupazione è, infatti, del 9,4% contro il 7,1% degli uomini. Terzo: la presenza dei figli condiziona di più le donne che lavorano. All'aumentare del numero dei figli, il loro tasso di occupazione diminuisce di più. Quarto: le donne fanno lavori diversi dagli uomini. Si chiama "fenomeno della segregazione orizzontale dei mestieri". Ad esempio, le donne sono solo il 7,3% degli occupati nelle costruzioni ma ben il 75,5% nel settore dell'istruzione». La differenza del lavoro maschile e femminile Giovanna ha, poi, continuato a elencare i motivi per cui le occupazioni maschili e quelle femminili differiscono: «Quinto: le donne fanno meno carriera. Solo il 28,6% sono le donne dirigenti o imprenditrici. Sesto: le donne sono pagate di meno. Il gender pay gap nel privato arriva fino al 20,7%. Settimo: le donne lavorano di più con contratti part-time. Sono, infatti, donne il 71,6% degli occupati a part-time». Infine, l'esperta ha concluso dicendo: «Quindi, il lavoro delle donne non è solo più fragile, più debole e sottopagato, è proprio diverso e, quindi proprio per questo motivo, abbiamo bisogno di politiche specifiche e mirate per aumentare l'occupazione femminile e quindi di conseguenza, anche la natalità». LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sono 8,9 milioni gli italiani che hanno trascorso una vacanza sulla neve tra gennaio e marzo. Di questi, 6,5 milioni hanno scelto la settimana bianca mentre 2,4 hanno preferito concentrare le vacanze nei weekend. Il giro di affari generato è di 6,1 miliardi di euro (di cui 4,3 per le settimane bianche). Sono i dati che emergono dal rapporto realizzato da Tecnè per Federalberghi. Quasi tutti scelgono l'Italia Per le vacanze di una settimana il 95,5% rimane in Italia, con il 72.6% che sceglie le regioni settentrionali e solo il 22.9% quelle centro-meridionali, anche a causa delle scarse nevicate sull'Appennino. Per i weekend il 38,6% sceglie il Centro-Sud, il 61,4% il Nord. La rinuncia alle località troppo care Dal rapporto di Tecné per Federalberghi emerge inoltre che gli italiani prenotano con un anticipo di almeno un mese e scelgono principalmente il soggiorno in hotel; i vacanzieri poi si dedicano allo sci e in generale ad attività sportive, a passeggiate e a esperienze legate a eventi enogastronomici; sono pronti a rinunciare a località troppo care per via della minore capacità di spesa, ma non alla possibilità di fare un soggiorno in montagna, facendo attenzione a non sforare con il budget. Per la settimana bianca 670 euro a persona Per le settimane bianche la spesa pro-capite comprensiva di tutte le voci (trasporto, alloggio, cibo, impianti, corsi di sci e divertimenti) è pari a 670 euro per persona. La prima voce di spesa è quella per i pasti (29,8%), seguita dal pernottamento (28,4%) e dal viaggio (19,6%). Al momento di scegliere l'alloggio confermano la predilezione per l'albergo (26,8%), seguito dai bed & breakfast (23,3%). Seguono casa di parenti e amici (16,1%) e il rifugio alpino (13,0%). I criteri che guidano la scelta della località sono: la sua bellezza naturale (73,4%) e le caratteristiche che la rendono ideale per divertirsi (22,9%). La maggioranza delle prenotazioni è fatta con largo anticipo: il 41,2% un mese prima, l'8,1% un mese e mezzo prima, il 10,6% due mesi prima e tra tre e quattro mesi prima il 4,5%. Per i weekend 257 euro a persona Per quanto riguarda i weekend sulla neve la spesa pro capite comprensiva di tutte le voci è pari a 257 euro per persona, così ripartiti: per i pasti il 26,5%, per il pernottamento 21,7%, per le spese di viaggio il 17,3% e per lo shopping 6,8%. L'alloggio preferito in questo caso è la casa di parenti e amici (40%), seguita dai bed & breakfast (38,3%), dal rifugio alpino (6,7%) e dall'albergo (6,4%). Tra i criteri che guidano la scelta, oltre alla sua facilità di raggiungimento (67,2%) troviamo le bellezze naturali che offre (52,6%). Chi fa i weekend sulla neve sceglie di rimanere all’interno dei confini nazionali: il 38,6% si reca nelle regioni centro-meridionali e il 61,4% in quelle settentrionali. In questo caso gli italiani prenotano a ridosso della vacanza: il 41,3% tre settimane prima e il 41,4% quindici giorni prima. La rinuncia per motivi economici Il 60% dei vacanzieri del fine settimana che sono stati condizionati dall'inflazione sulle scelte per la vacanza, ha rinunciato alla settimana bianca a causa dell'aumento dei prezzi. Tra gli individui intervistati che non andranno in vacanza, il 59,7% ha rivelato di non partire per motivi economici; il 18,1% per l'aumento dei prezzi e un altro 14,8% per motivi familiari.TGCOM24
INSERITO DA ANGELA CECERE “LetExpo è un momento di confronto tra aziende e politica”. Lo ha detto Marcello Di Caterina, vice presidente e direttore generali di Alis - Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, intervistato durante la prima giornata di LetExpo2024, la fiera del trasporto e della logistica sostenibili organizzata da Alis Service in collaborazione con Veronafiere.