Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Il Riesame ha annullato la disposizione dei domiciliari: ora il processo per omicidio stradale e lesioni stradali aggravate
INSERITO DA MIKI PAPPACODA QUALIANO– A poco più di due settimane dal terribile incidente che costò la vita al giovanissimi Genny Nappa, torna libero Domenico Fragalà. Era alla guida dell’Audi che, probabilmente a causa dell’alta velocità, sbandò più volte per poi ribaltarsi in via Campana.
Dopo il Riesame, accolta l’istanza dei legali del giovane Fragalà che quindi si è visto annullare la sentenza di custodia cautelare ai domiciliari ed è tornato in libertà. Il giovane dovrà tuttavia affrontare il processo per difendersi dalle accuse di omicidio stradale e lesioni stradali aggravate. Aveva ammesso le sue responsabilità già nel primo interrogatorio, durante il quale si era detto molto dispiaciuto per l’accaduto che aveva portato alla morte del giovane amico.
Quella notte l’intera comunità di Qualiano venne sconvolta dalla terribile notizia della morte di Genny a seguito dell’incidente. I soccorsi contattati dai residenti, allertati dal forte rumore in strada, furono immediati così come il trasporto d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli. Nonostante le cure, però, il giovane sarebbe morto poco dopo.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Villa Rufolo ha riaperto ieri le proprie porte ai turisti ma meno di 24 ore dalla scadenza del commissariamento ancora non c’è il nome del nuovo presidente della Fondazione. E’ proprio quest’ultimo ente a gestire, tra le altre cose, il complesso monumentale che ogni anno accoglie migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. La guida della Fondazione Ravello degli ultimi due anni è stata quantomeno travagliata.
Nel mese di gennaio del 2019 la Regione Campania, dopo aver verificato una condizione di criticità, nomina quale commissario dell’ente in sostituzione degli organi di governo Mauro Felicori, rimasto nella Città della Musica fino al 18 febbraio del 2020 dopo la proroga della gestione commissariale arrivata il 1° agosto del 2019. Al suo posto poco più di un’anno fa è stata arrivata Almerina Bove, che sarebbe dovuta rimanere al vertice di Fondazione Ravello per un periodo non superiore a due mesi.
Con l’arrivo del Covid pare sia diventato praticamente impossibile trovare una guida per l’ente della Città della Musica. Sono arrivate ulteriori quattro proroghe della gestione commissariale, portando il periodo complessivo di commissariamento a 28 mesi, ma quando mancano poche ore alla scadenza dell’ennesima proroga, fissata proprio per oggi, non è stato ancora trovato il nuovo presidente. Ad onor del vero solo qualche settimana fa un profilo di assoluto rilievo quale quello di Francesco Maria Perrotta era stato individuato come ideale per la guida della Fondazione Ravello, ma con un carpiato degno del miglior Klaus Dibiasi, la Regione ha stoppato tutto, decisamente fuori tempo massimo visto che era stato inviato anche il comunicato stampa di presentazione.
“Non sono ancora stato chiamato dal governatore, suppongo quindi che non ci sia ancora il nome del nuovo presidente, perchè è questo che prevede la procedura – sottolinea il sindaco Salvatore Di Martino – Il commissariamento potrebbe anche continuare. La situazione pandemica è la stessa che lo scorso anno ha portato alla proroga del commissariamento ma come si è visto siamo riusciti comunque a mettere in piedi il Festival della Musica”. La scelta del nuovo presidente di Fondazione Ravello, infatti, deve essere condivisa dal presidente De Luca e dal sindaco della Città della Musica. Al momento, quindi, non sono possono dirsi completamente tramontate le candidatura di Perrotta e Antonio Scurati che sarebbero ancora in corsa per il ruolo di presidente.
L’altra ipotesi, probabilmente la più accreditata visti i tempi ristretti, è quella di una proroga del commissariamento. Nel caso in cui fosse questa l’ipotesi che prenderà corpo è ipotizzabile che la nomina del nuovo presidente possa essere procrastinata dopo le elezioni comunali di ottobre, visto che in caso di sconfitta di Di Martino la nuova amministrazione potrebbe cambiare le carte in tavola. Il primo cittadino di Ravello si dice tranquillo e anche nel caso in cui la situazione di governance attuale della Fondazione Ravello, che ricordiamo perdura da oltre due anni, dovesse continuare “non sarebbe un dramma”.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Anche questa’anno, nonostante l’emergenza Covid, la FEE (Foundation for Environmental Education) ha conferito leBandiere Blu, il riconoscimento relativo a parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto.
Sono ben 385 le spiagge “Bandiera Blu” in Italia di cui, la maggior parte, si trovano in Liguria (30), Toscana (19) e nella nostra splendida Campania con ben 18 spiagge bandiera blu.
In particolare in provincia di Salerno sono state insignite dell’importante riconoscimento ben 14 delle 18 spiagge di tutta la regione. La maggior parte delle bandiere blu è andata al Cilento che si riconferma un luogo di elevata qualità delle acque marine e numerose offerte per i bagnanti.
In Costiera Amalfitana ha ricevuto la Bandiera BluPositanocon la Spiaggia Grande, Spiaggia Arienzo e Spiaggia Fornillo.
Le spiagge campane premiate:
Napoli e provincia:
Anacapri:Punta Carena, Gradola/Grotta Azzurra Massa Lubrense:Baia delle Sirene, Marina del Cantone, Marina di Puolo, Recommone Piano di Sorrento:Marina di Cassano Sorrento:Marina Grande, San Francesco
Salerno e provincia :
Agropoli:Porto, Lungomare San Marco, Torre San Marco, Trentova Ascea:Piana di Velia, Torre dei Telegrafo, Marina di Ascea Capaccio:Licinella/Torre di Paestum, Foce Acqua dei Ranci Casal Velino:Dominella, Lungomare Castellabate:Lago, Marina Piccola, Cala Pozzillo, Punta dell’Inferno, Ogliastro Marina Centola:Palinuro Porto, Marinella Ispani:Capitello Montecorice:Baia Arena, Capitello, Agnone, San Nicola Pisciotta:Torraca, Fosso della Marina Pollica:Acciaroli, Pioppi Positano:Spiaggia Grande, Arienzo, Fornillo San Mauro Cilento:Mezzatorre Sapri:San Giorgio, Cammarelle Vibonati:Villammare, Santa Maria Le Piane, Oliveto
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Come tutte le mattine riportiamo un report riguardo i casi di Covid-19 registrati in Costiera Amalfitana durante questa “seconda ondata” del virus.
Nella giornata di ieri si sono registrati stati 15 nuovi positivi: 4 ad Agerola, 3 a Minori e 8 a Vietri sul Mare
Fortunatamente si contano anche 4 guariti: 1 ad Agerola e 3 a Vietri sul Mare.
Covid Costiera Amalfitana: 158 gli attualmente positivi. I dati del 30 aprile
In Costiera Amalfitana, quindi, si contano in totale 2.530casi di cui 158attualmente positivi, 2.347 guariti e 25 decessi.Di seguito il riepilogo comune per comune.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA PONTECAGNANO FAIANO - «Mamma si ubriaca e il marito ci tocca». È il narrato choc che hanno fatto due ragazzine di 11 e 9 anni agli inquirenti. Dal racconto del vissuto all’interno di un’abitazione della periferia cittadina è partita l’inchiesta della procura di Salerno, diretta dal procuratore Giuseppe Borrelli. Il delicato fascicolo è stato affidato al sostituto procuratore Mafalda Daria Cioncada che, nelle scorse settimane, ha chiesto al gip del tribunale di Salerno l’incidente probatorio per accertare la corrispondenza tra il narrato delle ragazzine, figlie della sola donna, e quanto realmente accaduto tra le mura domestiche. (re. pro.) LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Vincenzo De Luca, nel corso di una visita a Mondragone, ha parlato della situazione epidemiologica dellaCampania.
Il governatore si è espresso così sulla possibilità che la regione possa essere spostata immediatamente in zona arancione.
“Stamattina mi sono intossicato sentendo che la Campania rischia la zona arancione. Noi abbiamo un dato alto sui positivi che troviamo, ancora ieri erano 1800 positivi. Ma c’è da capire bene come vengono valutati i positivi, anche perché i positivi sono per il 99% asintomatici o paucisintomatici. Ho la sensazione che in altre parti d’Italia non adottano, diciamo, lo stesso rigore della Campania per valutare i positivi“.
De Lucaribadisce la linea del rigore. Unica strada possibile per uscire quanto prima da questa situazione di emergenza.
“Noi siamo per il massimo rigore per non giocarci la stagione estiva. Già oggi qualche positivo che troviamo è il risultato di Pasqua e Pasquetta, c’è stata qualche allegria di troppo. La mascherina va indossata anche quando dormono in Campania. La Campania è oggi prima rispetto ai due dati che misurano l’occupazione delle terapie intensive e il numero dei morti covid. Tutti gli altri numeri possono essere plasmati“.
INSERITO DA MORENA MOTTA C'era una volta una vecchia capra, che aveva sette caprettini, e li amava come una mamma ama i suoi bimbi. Un giorno pensò di andare nel bosco a far provviste per il desinare; li chiamò tutti e sette e disse: "Cari piccini, voglio andar nel bosco; guardatevi dal lupo; se viene, vi mangia tutti in un boccone. Quel furfante spesso si traveste, ma lo riconoscerete subito dalla voce rauca e dalle zampe nere." I caprettini dissero: "Cara mamma, staremo ben attenti, potete andar tranquilla." La vecchia belò e si avviò fiduciosa.
Poco dopo, qualcuno bussò alla porta, gridando: "Aprite, cari piccini; c'è qui la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno." Ma, dalla voce rauca, i caprettini capirono che era il lupo. "Non apriamo," dissero, "non sei la nostra mamma; la mamma ha una vocina dolce, la tua è rauca; tu sei il lupo." Allora il lupo andò da un bottegaio e comprò un grosso pezzo di creta; lo mangiò e così s'addolci la voce. Poi tornò, bussò alla porta e gridò: "Aprite, cari piccini, c'è la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno." Ma aveva appoggiato alla finestra la sua zampa nera; i piccini la videro e gridarono: "Non apriamo; la nostra mamma non ha le zampe nere come te: tu sei il lupo." Allora il lupo corse da un fornaio e gli disse: "Mi son fatto male al piede, spalmaci sopra un po' di pasta." E quando il fornaio gli ebbe spalmato la zampa, corse dal mugnaio e gli disse: "Spargimi sulla zampa un po' di farina bianca." Il mugnaio pensò: Il lupo vuole ingannare qualcuno, e rifiutò; ma il lupo disse: "Se non lo fai, ti mangio." Allora il mugnaio ebbe paura e gli imbiancò la zampa. Già, così fanno gli uomini.
Ora il briccone andò per la terza volta all'uscio, bussò e disse: "Apritemi, piccini; la vostra cara mammina è tornata dal bosco e vi ha portato un regalo per ciascuno." I caprettini gridarono: "Prima facci vedere la zampa, perché sappiamo se tu sei la nostra cara mammina." Allora il lupo mise la zampa sulla finestra, e quando essi videro che era bianca credettero tutto vero quel che diceva e aprirono la porta. Ma fu il lupo a entrare. I capretti si spaventarono e cercarono di nascondersi. Il primo saltò sotto il tavolo, il secondo nel letto, il terzo nella stufa, il quarto in cucina, il quinto nell'armadio, il sesto sotto l'acquaio, il settimo nella cassa dell'orologio a pendolo. Ma il lupo li trovò tutti e non fece complimenti: li ingoiò l'un dopo l'altro; ma l'ultimo, dentro la cassa dell'orologio, non lo trovò. Quando si fu cavata la voglia, il lupo se ne andò, si sdraiò sotto un albero sul verde prato e si mise a dormire.
Poco dopo la vecchia capra tornò dal bosco. Ah, cosa le toccò vedere! La porta di casa era spalancata, tavola sedie e panche erano rovesciate, l'acquaio era in pezzi, coperta e cuscini strappati dal letto. Cercò i suoi piccoli, ma non riuscì a trovarli da nessuna parte. Li chiamò per nome, l'un dopo l'altro, ma nessuno rispose. Finalmente, quando chiamò il più piccolo, una vocina gridò: "Cara mamma, sono nascosto nella cassa dell'orologio." Lo tirò fuori ed egli le raccontò che era venuto il lupo e aveva divorato tutti gli altri. Pensate come pianse per i suoi poveri piccini!
Alla fine uscì tutt'afflitta e il caprettino più piccolo corse fuori con lei. Quando arrivò nel prato, ecco il lupo sdraiato sotto l'albero, e russava tanto da far tremare i rami. L'osservò da tutte le parti e notò che nella pancia rigonfia qualcosa si moveva e si dimenava. "Ah, Dio mio," pensò, "che siano ancor vivi i miei poveri piccini, che il lupo ha divorato per cena?" Disse al capretto di correre a casa e di prendere forbici, ago e filo. Poi tagliò la pancia del mostro; e al primo taglio, un capretto mise fuori la testa, poi, via via che tagliava, saltaron fuori tutti e sei ed erano tutti vivi e stavano benone; perché il mostro per ingordigia li aveva ingoiati interi. Che gioia fu quella! Si strinsero alla loro cara mamma e saltellavano contenti come pasque. Ma la vecchia disse: "Andate, ora; e cercate delle pietre da riempir la pancia a questo dannato prima che si desti." Allora i sette caprettini trascinarono in gran fretta le pietre e ne cacciarono in quella pancia quante ne poterono portare. Poi la vecchia la ricucì in un baleno, sicché il lupo non se ne accorse e non si mosse neppure.
Finalmente, quando ebbe fatto una bella dormita, il lupo si alzò, e perché le pietre nello stomaco gli davano una gran sete, volle andare a una fontana. Ma quando cominciò a muoversi, le pietre si misero a cozzare nella pancia con gran fracasso. Allora gridò:
"Romba e rimbomba
Nella mia pancia credevo fossero
Sei caprettini, sono pietroni
Belli e buoni."
E quando arrivò alla fontana e si chinò sull'acqua per bere, il peso delle pietre lo tirò giù, e gli toccò miseramente affogare. A quella vista i sette capretti vennero di corsa, gridando: "Il lupo è morto! il lupo è morto!" E con la loro mamma ballarono di gioia intorno alla fontana.
INSERITO DA MORENA MOTTA Gli egizi furono certo il primo popolo a lasciarci documenti sulla navigazione e sulle navi. Quale via, meglio del Nilo, poteva offrire una migliore e più facile forma di trasporto? Qui la navigazione era favorita da un vento che soffiava prevalentemente da Nord, permettendo così di navigare anche controcorrente, oltrechè esserne trasportati. “Popolo vissuto sul fiume e per il fiume”, sin dall’epoca preistorica gli egizi si servirono del Nilo come della più comoda e agevole via di comunicazione.
Le più antiche raffigurazioni di navi della storia provengono dalle tombe egiziane di oltre 6000 anni fa. Dopo essersi serbati intatti per millenni in buie camere mortuali, sono tornati alla luce moltissimi dipinti e modellini di innumerevoli tipi di imbarcazioni fluviali: piccole barche a remi, battelli per inviare messaggi di re o di generali, vere e proprie navi da carico, enormi chiatte per il trasporto degli obelischi reali, a dimostrazione di come gli egizi siano stati insuperabili progettatori di imbarcazioni adatte a navigare sui fiumi.
Le zattere di papiro
I disegni rinvenuti sulle rocce dell’attuale deserto orientale egiziano mostrano le prime barche del periodo preistorico-predinastico (5000-3500 a.C.). Si tratta di zattere nelle quali al posto dei tronchi c’erano dei fasci di canne di papiro strettamente legati assieme con cavi, anch’essi di papiro. La pianta del papiro, che cresceva in abbondanza sulle sponde del Nilo, fu il primo elemento che venne utilizzato da quei primi costruttori di barche, dal momento che il legno non era conosciuto in Egitto, dove non crescevano alberi d’alto fusto.Le piccole barche di papiro venivano utilizzate per attraversare il grande fiume da una sponda all’altra o per percorrerlo in senso longitudinale, servivano per il trasporto quotidiano, per la pesca o per l’esplorazione del suo corso. Le estremità di queste antiche barche si rialzavano in larghe curve ed è possibile che avessero al centro un riparo simile ad una tenda. Imbarcazioni di tal genere avevano comunque vita breve, dal momento che i fasci di canne, una volta imbevutisi d’acqua, nel giro di un paio di mesi perdevano rapidamente consistenza e marcivano.
Queste zattere erano sospinte da pagaie e governate da remi – simili alle pagaie di propulsione ma più grandi – che, con risultati non molto buoni, venivano semplicemente tenuti in mano e spinti in dentro o in fuori rispetto al fianco dell’imbarcazione per governarla. Sono caratterizzate da una forma asimmetrica, con una poppa più rialzata della prua, e da una serie di cordami che assicuravano la compattezza dei fasci e che si trovavano su tutta la loro lunghezza.
Impiegate nella navigazione fluviale, solo episodicamente devono aver navigato in mare, ma le vediamo comunque usate per tutto il corso della storia egiziana, anche quando esse vennero quasi completamente soppiantate dalle barche in legno.
La zattera di papiro, di canne, o di altre erbe lacustri, è comunque un tipo di imbarcazione universale, poiché imbarcazioni del genere sono state sempre utilizzate, e lo sono tuttora in numerose parti del mondo dove vi siano regioni ricche di laghi e fiumi o paludi ingombre di canneti e di altra vegetazione simile. Le più celebri sono quelle del Lago Titicaca, dell’Alto Nilo, e poi della Sardegna (stagni di Cabras) e della Mesopotamia. In alcuni luoghi, come sul Lago Titicaca appunto, esse raggiungono ancor oggi la lunghezza di oltre 10 metri ed una capacità di carico di circa 3 tonnellate.
La zattera di papiro non era in grado di sopportare il peso di un unico albero impiantato sul piano diametrale, il punto più debole dello scafo. Soltanto i fianchi potevano farlo, ed è questa la ragione per cui, come possiamo vedere dai dipinti e dai modellini conservatisi, queste barche avevano un albero bipode, cioè a base doppia, con metà del peso gravante su ogni gamba e quindi su ogni fianco della nave. L’origine dell’albero bipode è sconosciuta, ma si suppone che l’abbiano inventato proprio gli egiziani i quali lo usarono per secoli.
L’invenzione della vela fu senza dubbio l’evento più importante nella storia dell’arte marinaresca. Vi sono ragioni per pensare che essa apparve verso il 3500 a.C., probabilmente in Mar Rosso o nel Golfo Persico, dove venne per la prima volta documentata in un disegno raffigurato sopra un vaso egiziano predinastico risalente a circa 5000 anni fa. Le prime vele della storia erano quasi certamente formate da grandi foglie di palma, dalle quali derivarono in seguito quelle fatte di foglie, probabilmente di cocco, intrecciate a stuoia. Ma già verso il 4000-3000 a.C. un altro disegno, proveniente ancora una volta da un vaso egiziano, mostra finalmente in modo chiaro una vela quadra munita di boma e pennone.
INSERITO DA MORENA MOTTA I sindaci del vimercatese scendono in campo al fianco del collega di Ornago Daniel Siccardi, vittima nei giorni scorsi di minacce di morte. Appuntamento sabato mattina davanti al Comune, in via Santuario.
Un gesto concreto di sostegno. Prima il sostegno espresso tramite social o per via telefonica. Quindi la decisione di agire ancora più concretamente, dando vita a un’iniziativa di grande significato. Le minacce di morte ricevute nei giorni scorsi dal sindaco di Ornago Daniel Siccardi sono state duramente condannate dai primi cittadini del vimercatese: quest’ultimi hanno deciso di dare un’ulteriore segno di vicinanza al giovane sindaco e di scendere in piazza a fianco del collega, dandosi appuntamento per sabato mattina davanti al Municipio di Ornago. L’appuntamento è quindi fissato per le 9.30 in via Santuario: i sindaci, per l’occasione, indosseranno la fascia Tricolore, a simboleggiare la vicinanza umana e istituzionale al giovane collega ornaghese.