Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
DI MICHELE PAPPACODA Il Papa ha nominato oggi vescovo di Sulmona-Valva don Michele Fusco, del clero dell’arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, finora parroco di Santa Maria Assunta in Positano e direttore spirituale presso il seminario metropolitano “Giovanni Paolo II” di Salerno. Don Fusco è nato il 6 dicembre 1963 a Piano di Sorrento, in provincia di Napoli, nell’arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni. Ha conseguito il baccalaureato in teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia Meridionale-Sezione San Tommaso e successivamente il master della scuola per formatori della Pontificia Università Gregoriana. È stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1988, incardinandosi nell’arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni. Ha svolto i seguenti incarichi: viceparroco di Santa Maria Assunta in Positano e insegnante di religione nelle scuole medie di Amalfi e Positano; parroco di Santa Maria della Grazie di Montepertuso di Positano; parroco di Santa Maria delle Grazie di Benincasa di Vietri; parroco di Santa Maria del Rovo in Cava de’ Tirreni; direttore del Centro diocesano vocazioni; responsabile della pastorale giovanile diocesana; direttore spirituale presso il Seminario metropolitano “Giovanni Paolo II” di Salerno; membro della Commissione presbiterale italiana; membro del Centro nazionale vocazioni; parroco della cattedrale di Sant’Andrea Apostolo di Amalfi. Dal 2011 è stato vicario foraneo di Amalfi-Atrani-Scala-Ravello; responsabile della formazione dei seminaristi; membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano, segretario del Consiglio diocesano per gli affari economici, membro della Commissione dei ministri ordinati; membro della Commissione amministrativa del seminario diocesano, ed infine padre spirituale al Seminario maggiore “Cardinale Alessio Ascalesi” di Napoli Capodimonte. Dal 2012 è direttore spirituale presso il Seminario metropolitano “Giovanni Paolo II” di Salerno. Dal novembre 2016 è parroco di Santa Maria Assunta in Positano.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
A CURA DI MICHELE PAPPACODA
S. ANDREA apos.
S. Costanzo S. Maura mart. S. Zosimo
"Per S. Andrea, o neve o bufera"
Andrea
Etimologia:Dal sostantivo greco "andreia" "coraggio" e dall'aggettivo "andreios", "coraggioso", derivati dal termine "anér-andròs" "uomo", mutua il significato di "virile, valoroso, coraggioso". E' presente, specie in età ellenistica, in tutto il bacino del Mediterraneo. In molte nazioni europee il nome oggi è usato sia al maschile che al femminile. Carattere:Desideroso di molto affetto e di solidi rapporti familiari, maschera queste sue esigenze con atteggiamenti talvolta prepotenti. E' portato al matrimonio e cerca una donna che abbia molti amici, che sia allegra e divertente. Tace finché non capisce bene chi sia il suo interlocutore, ma quando è riuscito ad individuarlo, instaura con lui un dialogo piacevole, che lo mette a proprio agio. Numero fortunato:7
La tua fortuna sta nel saper comprendere tutto ciò che accade e nell'adattarti con grande prontezza alle diverse situazioni. Nella tua professione difficilmente incontri ostacoli e ben presto raggiungi il successo. In amore invece devi affrontare qualche problema e ci vorrà del tempo perché tu possa riconoscere, fra le molte persone che ti adulano, chi ti ama davvero.
"31 marzo 1991. Dopo 45 anni di dittatura stalinista, anche in Albania si svolgono le prime elezioni democratiche con più partiti in lizza. Ma il partito comunista avrebbe ancora avuto la meglio."
Casa Ha origini molto antiche anche uno dei più importanti elettrodomestici dei nostri giorni. La prima lavastoviglie della storia infatti fu brevettata nel mese di dicembre del lontano 1886 dalla nobildonna americana Josephine Cochrane. Si trattava, in pratica, di una ruota con scansie di fil di ferro in cui trovavano posto i piatti e i bicchieri, immersa in una tinozza e fatta girare da un motore a vapore sotto un getto d'acqua calda. L'invenzione non riscosse però grande successo, anche se alla Cochrane va il merito di averci provato. Soltanto dopo gli anni '40 del secolo successivo la lavastoviglie cominciò ad entrare nelle abitazioni, con grande sollievo di tante casalinghe.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
di Michele Pappacoda Oggi si festeggia Sant'Andrea Apostolo proettore di Amalfi. Auguri di buon onomastico dal direttore del giornale Vettica di Amalfi Online Michele Pappacoda e da tutto lo staff.
Sant’Andrea Apostolo
Martire
A
ndrea (in greco Ανδρέας), denominato, secondo la tradizione ortodossa Protocletos o il Primo chiamato. Lo si deduce, infatti, dal vangelo di Giovanni che, oltre a dire che Andrea è il primo a seguire Gesù, da altri dettagli: « Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni (Battista) e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)” e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)”. Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: “Seguimi”. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.» (Gv 1,40-44)
Andrea nacque, dunque, a Betsaida il 6 a.C. ma il suo nome, come altri nomi greci, non era quasi sicuramente il nome originario di questo apostolo in quanto, nella tradizione ebraica o giudaica, il nome Andrea compare solo a partire dal II-III secolo.
Andrea e il fratello maggiore Pietro erano pescatori: « Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro:“Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito, lasciate le reti, lo seguirono. »(Mc 1,16-18)
Nei vangeli Andrea è indicato essere presente in molte importanti occasioni come uno dei discepoli più vicini a Gesù:
« Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte..» (Mc 13,3);
« Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?”». (Gv 6,8-9);
« Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.Gesù rispose: “È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo” »(Gv 12,22-23).
Negli atti degli apostoli, invece, Andrea è menzionato marginalmente, come altri apostoli, del resto : “Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo.”(At 1,13).
Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) ricorda, nelle sue “Origini”, che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. Qui subisce, il 30 novembre del 60, il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di S. Andrea”.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia; nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo.
Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma dove sarà custodito in S. Pietro per cinque secoli fino a quando il Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), nel 1964, fece restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso di cui S. Andrea è il patrono.
Tutte le altre reliquie conosciute attribuite a S. Andrea sono dislocate in alcuni punti fondamentali della sua venerazione: nel Duomo di S. Andrea di Amalfi, nella Cattedrale di Santa Maria, a Edimburgo, in Scozia, e nella Chiesa di S. Andrea e S. Alberto a Varsavia, in Polonia. Altro luogo ove sono custodite reliquie del Santo è il Casino di Cicco sito in S. Apollinare (Frosinone).
S. Andrea è anche Patrono in Scozia, Russia, Prussia, Romania, Grecia, Amalfie a Luqa (Malta).
La festa di S. Andrea è ricordata il 30 novembre nelle chiese dell'Est e dell'Ovest ed è festa nazionale in Scozia sulla cui bandiera appare, del resto, la “croce di Sant’Andrea”.
Significato del nome Andrea : “virile, gagliardo” (greco).
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 4,18-22. In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
A CURA DI MICHELE PAPPACODA GENERALE INVERNO sull'Italia. Ultime piogge al Nordest con residui fiocchi in collina o a bassa quota; piogge e temporali al Sud con fenomeni localmente intensi sui settori tirrenici calabresi e siciliani. Più sole altrove.
NORD Qualche pioggia al Nordest entro la mattinata, residui fiocchi in collina o a bassa quota. Soleggiato ma freddo altrove.
Temperature In calo
CENTRO e SARDEGNA Nubi sparse, qualche debole pioggia entro la mattinata su Umbria, Marche, Abruzzo e Molise, residue pioggesulla Toscana; fiocchi in Appennino sopra 1100 metri. Venti sostenuti di Maestrale sulla Sardegna, tempo generalmente asciutto.
Temperature Stazionarie
SUD e SICILIA Molte nubi, con piogge localmente intense sui settori tirrenici calabresi e siciliani; rischio nubifragi sul palermitano.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento che istituisce il fondo per il sostegno dei caregiver familiari. L'importo è di 20 milioni l'anno. La finalizzazione concreta (per fare cosa e chi avrà nuovi diritti e sostegni) è tutt'altro che definita. Di certo la somma è irrisoria visto che Istat a suo tempo ci ha certificato che in Italia ci sono 3,3 milioni di persone si prendono regolarmente cura di anziani, malati, adulti con disabilità. Una calcolatrice può restituire con indiscutibile brutalità il risultato di 3,3 milioni che ne dividono 20. Eppure l'istituzione del Fondo oggi raccoglie l' enfasi e il plauso di molte testate giornalistiche. Conclusione: si sono trovati 20 milioni, ma non si è ancora deciso che farne e, verosimilmente, non lo deciderà questa legislatura. Nel frattempo, se si vogliono approfondire i dati, si veda questo focus.
Lavoro di cura
1 luglio 2013
Il lavoro di cura svolto dalle famiglie italiane è spesso poco considerato nelle sue dimensioni, nelle sue cause, nei suoi effetti.
Le famiglie fanno fronte alla carenza dei servizi pubblici, ma questo comporta costi sociali significativi. Non si tratta soltanto di costi economici diretti, ma anche e soprattutto di costi indiretti, in termini di impatti sulla salute dei caregiver, di mancata valorizzazione del lavoro di cura, di rinuncia all’occupazione. Soprattutto per le donne.
Sul versante dell’occupazione la Legge 53/2000 prevedeva interventi mirati a conciliare i tempi del lavoro e i tempi di cura con forme di flessibilità del lavoro e servizi di sostegno, ma a distanza di anni non si è ancora usciti dalla sperimentazione e dallo studio delle (rare) buone prassi.
Altrettanto cruciale è il tema della sostenibilità economica dei servizi di cura privati. A fronte di dieci famiglie che si avvalgono delle prestazioni svolte daicollaboratori familiari, ve ne sono novanta che non lo fanno. E ciò non sempre significa che non ne abbiano bisogno o che non vorrebbero, visto che il 27,9% delle famiglie sarebbe interessata ad acquistare i servizi sul mercato, ma non lo fa per motivi economici (il 21,2%). In questi casi, se la cura e l’assistenza a uno o più membri della famiglia (sono il 20% le famiglie che dichiarano che in casa è presente una persona che ha bisogno di cura e assistenza) non comporta esborsi economici diretti, non bisogna però dimenticare il costo non irrilevante che la famiglia sostiene in termini di rinuncia al lavoro da parte del caregiver familiare, generalmente donna (nel 90,4% dei casi) e giovane (il 66% ha meno di 44 anni). Si stima, in particolare, che nel 25% delle famiglie in cui è presente una persona da assistere, e non si possa ricorrere ai servizi di collaboratori, vi è una donna giovane che ha rinunciato al lavoro: interrompendolo (9,7%), riducendo significativamente l’impegno (8,6%) o smettendo di cercarlo (6,7%).
Il modello di welfare italiano risulta ancora fondamentalmente assistenzialistico e di fatto incentrato sulla delega alle famiglie.
L’aiuto da parte di familiari è quello su cui le persone con limitazioni funzionali contano più spesso, sia in termini di parenti su cui fare affidamento in caso di bisogno (nell’83,1% dei casi), sia in termini di aiuto effettivamente fornito: il 55% delle persone con limitazioni funzionali riceve aiuti unicamente da familiari conviventi o non conviventi. Marginale è invece la quota di chi fruisce di aiuti da parte di assistenti domiciliari od operatori sociali, in via esclusiva (0,8%) o in combinazione con altri tipi di aiuto (1,8%). Nel 7,8% dei casi si ricorre unicamente a personale a pagamento e nel 15,6% alla combinazione di aiuti provenienti da altre persone familiari e non.
Il 7,6% delle persone con limitazioni funzionali non ha aiuti ma ne avrebbe bisogno (in particolare, tra le persone con lievi limitazioni funzionali di 11-64 anni la quota sale al 20,1%) e ben il 31,2% ha aiuti ma afferma di averne ulteriore bisogno (valore che sale al 40% tra le persone con gravi limitazioni funzionali).
Rilevante è il fatto che meno del 20% delle famiglie con almeno una persona con limitazioni funzionali abbia usufruito, nel 2013, di servizi pubblici a domicilio. E la carenza assistenziale non è colmata neppure dai servizi domiciliari a pagamento: sono infatti oltre il 70% le famiglie che non usufruiscono di alcun tipo di assistenza domiciliare, né privata né pubblica.
Concentrandosi in particolare sulle persone con disabilità gravi, più della metà della popolazione giovane e adulta (da 0 a 64 anni) con gravi disabilità non riceve assistenza dai servizi pubblici, non ricorre al mercato dei servizi di cura privati e non può contare sull’aiuto di familiari non conviventi. Il carico assistenziale insiste quindi completamente sui familiari conviventi. La quota più consistente di persone con disabilità gravi under 65 vive con i propri genitori (49,9%). Di queste oltre la metà (54%) può contare solo sui caregiver familiari. Da segnalare come particolarmente critica è la condizione di coloro che vivono con genitori anziani (poco più del 30%). Tra coloro che invece vivono da soli, il 54% ricorre unicamente all’aiuto dei familiari non conviventi e ben il 20% non riceve alcun tipo di aiuto (né familiare, né dei servizi pubblici o privati). Ciò appare tanto più preoccupante se si pensa che ben oltre la metà (58,2%) delle persone con disabilità gravi che vivono da sole dichiara di poter contare su risorse economiche scarse o insufficienti.
Il welfare fai-da-te: un fenomeno soprattutto femminile che condiziona l’occupazione
Secondo l’Istat, in Italia sono più di 15 milioni (il 38,4% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) gli uomini e le donne che si prendono regolarmente cura di figli coabitanti di meno di 15 anni, altri bambini della stessa fascia di età e/o di adulti anziani, malati, con disabilità.
Nel dettaglio, la cura dei figli occupa 11 milioni di persone (il 27,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni), quella di altri bambini 2,7 milioni (6,7%), mentre 3,3 milioni di persone si prendono regolarmente cura di anziani, malati, adulti con disabilità (8,4%). Ma ci sono anche persone che si occupano contemporaneamente di più individui con bisogni di cura: sono 1,6 milioni, il 10,9% del totale. La combinazione più frequente, che riguarda 689 mila persone, è rappresentata dal supporto fornito a figli coabitanti e adulti non autosufficienti.
Le donne sono complessivamente più impegnate nel lavoro di cura rispetto agli uomini, sia in valore assoluto (8,4 milioni di donne contro 6,8 milioni di uomini), che in termini percentuali sulla popolazione di riferimento (il 42,3% delle donne contro il 34,5% degli uomini) e anche per questo risulta più bassa la loro partecipazione al mercato del lavoro.
Tra le madri di 25-54 anni, la quota di occupate è pari al 55,5% (valore significativamente inferiore a quello delle altre donne di questa stessa fascia di età, pari al 62,0%), mentre tra i padri raggiunge il 90,6% (contro il 79,8% degli altri, a conferma del tradizionale ruolo maschile di fornitore del reddito principale della famiglia). Il tasso di occupazione si riduce all’aumentare del numero di figli (dal 58,5% per le donne con un figlio, al 33,3% per le madri con tre o più figli). Ed è correlato all’appartenenza geografica. Nel Mezzogiorno, dove già la partecipazione femminile al mercato del lavoro è molto contenuta, le responsabilità di cura dei figli hanno un effetto maggiore sull’occupazione femminile rispetto al Centro-Nord: è occupato il 34,6% delle madri che vivono al Sud o nelle Isole, contro un valore quasi doppio (68,8%) rilevato per quelle che risiedono nel Settentrione.
Analogamente, la cura di adulti, anziani, malati o con disabilità corrisponde a un livello inferiore di occupazione rispetto a chi non ha questo tipo di responsabilità, ed è per le donne che si determinano le differenze più elevate: tra i 25 e i 44 anni il tasso di occupazione delle donne che si prendono cura di un adulto o di una anziano è di circa otto punti percentuali inferiore a quello del resto della popolazione.
Sono oltre un milione le persone inattive (il 24% di quelle con figli minori di 15 anni o con altre responsabilità di cura) che sarebbero disposte a lavorare se potessero ridurre il tempo impegnato nell’assistenza e nell’accudimento.
Le regioni dell’Italia meridionale spiccano non solo per più alti livelli di inattività e disoccupazione, ma anche per quote più elevate di persone (oltre tre su dieci) che sarebbero disposte a lavorare se potessero ridurre i propri carichi familiari.
Oltre un terzo delle donne occupate con responsabilità di cura ha un lavoro part-time.
La mancanza di servizi di supporto nelle attività di cura rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno di 204 mila donne occupate part time (il 14,3%) e per l’ingresso nel mercato del lavoro di 489 mila donne non occupate (l’11,6%,).
Tra le donne che hanno cura di anziani o adulti non autosufficienti, il 22% riferisce di lavorare part time proprio perché i servizi e le strutture per la cura di adulti non autonomi sono assenti o inadeguati, e per lo stesso motivo il 15,5% dichiara la propria impossibilità a lavorare. L’inadeguatezza dei servizi viene fatta risalire soprattutto ai costi troppo elevati e all’assenza nella zona di residenza.
Nel complesso, 693 mila donne (il 3,5% del totale della popolazione femminile tra 15 e 64 anni) potrebbero cambiare la propria posizione rispetto al mercato del lavoro se avessero servizi adeguati.
Il Rapporto 2012 sulla condizione assistenziale dei malati oncologici mette in luce i costi sociali sostenuti dalle famiglie per sopperire alle carenze del sistema di welfare. Si tratta di costi molto diversificati. Alcuni diretti, di tipo medico (per visite specialistiche, farmaci, ecc.) e non medico (trasporti, ecc.). Altri indiretti, fatti di redditi da lavoro mancati, ma anche e soprattutto di servizi di cura prestati dai caregiver, in particolare mogli, conviventi, sorelle e madri.
Il costo sociale totale a carico di persone con diagnosi di tumore da al massimo cinque anni e dei loro caregiver, conviventi e non conviventi, è pari a quasi 34,2 miliardi di euro, così ripartiti:
5,3 miliardi di euro di costi diretti, di cui quasi 2,4 miliardi di tipo sanitario e oltre 2 miliardi di spese aggiuntive e diverse rispetto a quelle sanitarie, ad esempio per trasporti e aiuti monetari alla persona da parte della famiglia;
oltre 28,8 miliardi di costi indiretti, generati da mancati redditi da lavoro e soprattutto dal valore dell’assistenza prestata dal caregiver, che risulta pari a 12,3 miliardi di euro.
Tra i costi di tipo sanitario, sono stati considerai anche quelli che nascono da impatti sulla salute del caregiver ascrivibili all’esercizio dell’attività di cura: è il 29% ad avere affrontato spese di questo tipo, di cui il 59% ha dovuto assumere farmaci, oltre il 29% si è dovuto rivolgere a specialisti, mentre il 4% ha dovuto subire uno o più ricoveri.
Inoltre, si stimano in circa 60 mila i caregiver che hanno dovuto interrompere la propria attività lavorativa (dipendente o di attività autonoma) in ragione del lavoro di cura.
La ricerca dimostra che il welfare è oggi familiare, visto che il supporto viene per la gran parte dalle rispettive famiglie.
In particolare, se la sanità è valutata positivamente nel 77,3% dei casi, non altrettanto positivo è invece il giudizio sui servizi sociali. Questi ultimi sono considerati buoni o ottimi dal 45,1% degli intervistati, mentre il 13,6% esprime un giudizio di insufficienza (valore che sale al 42% in riferimento all’assistenza domiciliare) e il 21% addirittura dichiara di non poterli valutare, ad evidenziare l’estraneità di tanti ad una rete di servizi territoriali.
Nella ricerca focalizzata sugli impatti della malattia di Parkinson, emerge come l’attività di cura abbia determinato dei cambiamenti nella vita lavorativa e sociale, nell’uso del tempo libero e nello stato di salute dei caregiver intervistati. Il 36,9% dichiara che il lavoro di cura ha prodotto delle conseguenze sulla propria occupazione, che vanno dai problemi per le ripetute assenze sul lavoro, alla necessità di chiedere il part-time, fino alla scelta di andare in pensione o alla perdita del lavoro. Il 55,7% evidenzia come i compiti assistenziali abbiano determinato un’interruzione, per mancanza di tempo, di tutte le attività extra lavorative, quali lo sport, i viaggi, gli hobby, il volontariato. Il 31,0% segnala il crescente isolamento, causato dall’allontanarsi delle amicizie per l’impossibilità di frequentarle assiduamente. Il 79,2% afferma di aver subito almeno un effetto sulla propria salute. In particolare, di questi ultimi, il 65,3% riconosce di sentirsi fisicamente stanco e il 41,1% di non dormire a sufficienza. A ciò si aggiunge, con percentuali intorno al 10%, chi ha problemi di peso, chi si ammala più spesso e chi soffre di depressione. Il 6,9% ha fatto ricorso al supporto psicologico e il 4,5% è stato ricoverato in ospedale.
Nell’indagine sui costi sociali connessi all’ictus cerebrale, si rileva come assolutamente dirompente l’impatto del carico di cura sulla vita dei caregiver familiari: il 77,6% dichiara che in seguito all’esperienza assistenziale la sua qualità della vita è peggiorata (55,2%) o molto peggiorata (22,4%), e per il 55,7% si è dovuto rinunciare totalmente al proprio tempo libero. Sotto il profilo psico-fisico ne consegue che nel 72,1% dei casi i caregiver intervistati hanno indicato di sentirsi fisicamente stanchi a causa dell’onere assistenziale, il 57,1% non dorme a sufficienza e il 24,8% soffre di depressione. A ciò si aggiunge il 10,3% di coloro che sono ricorsi al supporto psicologico e il 6,5% che è stato ricoverato in ospedale.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La devozione degli Amalfitani verso il loro patrono, Sant' Andrea, l'apostolo e il primo dei chiamati da Gesù, è strettamente collegata al segno della "Manna". Il termine manna deriva dell'espressione "Man Hu" "che cos'è" che gli Ebrei, come la Bibbia indica, esclamarono al loro risveglio quando, affamati ed assetati, chiesero a Dio un segno della sua presenza e protezione verso il loro popolo.
La Manna quindi si può descrivere come una sostanza che sembra quasi difficile poter descrivere, verrebbe proprio da dire: "Che cos'è?" in quanto essa appare incolore, insapore, a volte sembra leggera, a volte corposa. È proprio così che appare la Manna di Sant' Andrea, un liquido che otto volte l'anno (sette in forma solenne ed una in modo più intimo) viene raccolta presso la tomba dell'Apostolo, nella Cripta del Duomo di Amalfi.
Da più di sette secoli il popolo amalfitano crede che il Santo manifesti la sua presenza e la sua protezione verso il popolo che lo ha adottato, con questo segno che la fede locale interpreta non come un miracolo ma come un segno. Eh sì, proprio il segno della sua vivente presenza in mezzo a noi. Andrea veglia infatti sull'antica Repubblica dal lontano 1208, quando le sue reliquie vennero introdotte ad Amalfi dal Cardinale Pietro Capuano che trovò il corpo dell'Apostolo a Costantinopoli e lo portò ad Amalfi, convinto di colmare il cuore di gioia del popolo di marinai e pescatori che già veneravano l'Apostolo quale protettore della pesca.
Ebbene, non vogliamo chiamarlo miracolo, ma appunto... un segno perché è il Signore che si manifesta in quella Manna, attraverso la protezione dell'Apostolo e lascia, di volta in volta, tutti stupiti.
A volte il segno c'è, altre volte no. Nessuno può spiegarlo. I più scettici parlano di fenomeni legati all'umidità, chi ha fede, invece, collega il segno alla qualità della propria vita: una vita spesso segnata da peccati e sempre meno spesso espressione di amore verso il prossimo.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA 30/11/2017 - In occasione dell’attesissimo incontro Napoli-Juventus, andrà in onda stasera 30 novembre alle ore 20:00 il notiziario “Campania Punto Sport- Speciale Napoli-Juventus” condotto da Paolo Del Genio. Tra gli argomenti affrontati nel corso dello ricco speciale ci saranno le ultime novità, le probabili formazioni e il caso Higuain.
Prosegue, dunque, il rilancio di TCS-TeleCapriSport che dal alcuni mesi ha ripreso il cammino produttivo grazie a nuovi accordi, partnership e iniziative che mettono in pratica strategie editoriali in cantiere da diverso tempo allo scopo di riaffermare la forza dell’emittente monotematica che ha fatto la storia delle tv locali nel mondo dello sport, in particolare nel calcio legato ai tifosi del Napoli.
Tra i volti noti dell’emittente che hanno “firmato” programmi di grande successo, come le dirette di “Studio & Stadio” e programmi di approfondimento ed analisi come “A tutto campo”, c’è quello di Paolo Del Genio, giornalista professionista che, con la sua passione sportiva oltre che competenza tecnica, ha contribuito insieme ad altri veterani della redazione a tracciare il prezioso cammino di TCS-TeleCapriSport sin dalla fine degli anni ’90.
Dopo una breve assenza, si riaccendono i riflettori di TCS non solo sul giornalista e su programmi di successo, ma anche su nuove trasmissioni che vedranno la presenza di Paolo Del Genio. Tornerà, infatti, “A Tutto Campo”, programma in diretta di approfondimento tecnico con la possibilità per i tifosi napoletani di telefonare in studio, a cui si affiancherà una nuova iniziativa editoriale con il programma “Tutto il Napoli minuto per minuto” dedicato completamente alla squadra azzurra con aggiornamenti e notizie dell’ultima ora. Prossimamente saranno resi noti orari e giorni di programmazione.
“Come annunciato – dichiara l’editore Costantino Federico – presentiamo le prime novità in palinsesto che precedono ulteriori iniziative già in cantiere per riaffermare quel punto di riferimento di tutti i tifosi, non solo del Napoli ma delle altre squadre campane, che ha reso TCS la tv di sport numero uno in Campania”.
TCS-TeleCapriSport è visibile sul canale 87 del digitale terrestre
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
DI MICHELE PAPPACODA “L'inverno, dopo aver conquistato il Centro Nord Europa, estende la sua influenza anche alla nostra Penisola. Una serie di perturbazioni in arrivo dalla Groenlandia porterà piogge e temporali ma anche neve fino a quote molto basse al Nord.” Lo dice in una nota il meteorologo di 3bmeteo.com Francesco Nucera che aggiunge – “E' un inizio di Dicembre piuttosto turbolento con l'aria artica che dilagherà sull’Europa raggiungendo anche il Mediterraneo”
La prima perturbazione sta in queste ore transitando sulla nostra Penisola portando piogge e temporali al Centro e Nord Est, in successiva estensione al Meridione dove sono attesi fenomeni anche forti in Campania; molta pioggia anche sul basso Lazio con picchi di oltre 90-100mm. Fiocchi di neve cadranno sulle Alpi a quote medio basse. “Venerdì, dopo una relativa tregua, arriverà un nucleo di aria fredda polare ed il maltempo tenderà ad acutizzarsi” – proseguono da 3bmeteo - “Si formerà una bassa pressione su nostri mari che insisterà fino al week-end. Le precipitazioni coinvolgeranno soprattutto il Centro Sud dove potranno risultare intense. Al Nord l'ingresso di venti freddi favoriranno inoltre un abbassamento della quota neve con questa che potrà cadere a tratti fino in pianura sul Nordovest e l’Emilia. Le nevicate saranno più probabili su basso Piemonte, Oltrepò pavese, Emilia occidentale ed entroterra ligure, fenomeni deboli altrove e in genere nevosi in collina o solo a tratti in pianura”
Le temperature in tal frangente subiranno un decisa diminuzione, dapprima al Nord e poi anche al Centro Sud. I valori andranno sotto le medie del periodo e saranno pienamente invernali soprattutto al Nord – concludono da 3bmeteo.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net
DI MICHELE PAPPACODA Un giovane straniero è stato trovato ieri sera, in stato di assideramento, riverso lungo il raccordo autostradale tra l'A1 e l'A21 a Piacenza. Dai primi accertamenti svolti dalla Polizia Stradale, si tratterebbe di un 14enne di origini afgane che sarebbe stato gettato da un camion in transito. O forse potrebbe essere caduto. Questo è quello che lo stesso ha riferito, con un inglese stentato, alla Polizia. A chiamare i soccorsi sono stati alcun automobilisti di passaggio che lo hanno notato riverso sul bordo dell'autostrada. Il 118 ha inviato sul posto l'ambulanza e l'automedica: trasportato in ospedale d'urgenza per lo stato di assideramento, non sarebbe comunque in pericolo di vita.