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INSERITO DA DAVIDE GARAFANO
Parla di una "macroscopica notizia di reato" il pm Antonio Sangermano nel giorno della requisitoria nel processo che vede imputati Fede, Mora e Minetti per favoreggiamento e induzione alla prostituzione. L'accusa: "Sapevano che era minorenne. Saggiavano le ragazze. La legge Merlin madre di questo processo" “Abbiamo ricevuto una macroscopica notizia di reato, riguardante una ragazza minorenne che girava per le strade di Milano con pacchi di denaro, che frequentava alberghi di lusso, che viveva con una prostituta e andava a casa di un uomo ricco e potente da cui diceva di ricevere denaro dopo essere fuggita da una comunità”. E’ il giorno della requisitoria nel processo Ruby bis, in cui sono imputati l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, l’ex agente dei vip Lele Mora e l’ex consigliera regionale lombarda Nicole Minetti per induzione e favoreggiamento della prostituzione di Ruby e di altre giovani ospiti delle serate ad alto tasso erotico di Arcore. “Qui non si giudica Silvio Berlusconi (per cui l’accusa nel procedimento principale ha chiesto 6 anni, ndr)”, ha specificato il pm, i giudizi su di lui “spettano ad altre sedi democratiche, la sua vicenda la giudicherà la storia”. In questo processo “il ruolo di Silvio Berlusconi sarà toccato solo in ottica probatoria. Si tratteranno i profili comportamentali in relazione alla valenza probatoria”. Il pm: “Noi non spioni, legge Merlin madre di questo processo”. “La rilevanza politico-culturale del caso Ruby e la convergenza tra alcuni mezzi di informazione ha dipinto il processo come una farsa. Tale sintonia è arrivata a dipingere i magistrati come accaniti spioni. C’è qualcuno che, indossando come noi la toga, a fronte delle dichiarazioni di una minorenne, delle oggettive anomalie della notte del 27 maggio 2010, che sentendo Lele Mora dire nelle telefonate di inghindarsi con biancheria intima e la Minetti retribuire le ragazze, c’è qualcuno, ripeto, che avrebbe riattaccato la cornetta e si sarebbe tappato le orecchie senza indagare?”. Per l’accusa “la legge Merlin è la madre di questo processo. A distanza di 55 anni resiste intatta e ha mediato tra la libertà individuale di disporre del proprio corpo e il divieto assoluto di vendere la propria sessualità. L’interposizione di un terzo che istighi e sfrutti l’altrui sessualità non è lecita”. Il pm: “Ruby immatura e vulnerabile, impresa ragguardevole screditare se stessa”. “Immaturità e vulnerabilità”; il pm Antonio Sangermano nel descrivere la ragazza marocchina, che ha testimoniato per due udienze negando rapporti sessuali con l’ex premier, e il suo comportamento in aula durante la sua audizione, ha sottolineato che “Ruby si è contraddetta”, aggiungendo che “l’unico dato certo è che Ruby ha sempre negato di essersi prostituita e di avere avuto rapporti a pagamento con Silvio Berlusconi”. Ma non solo; la giovane marocchina, spacciata per la nipote dell’ex presidente egiziano Mubarak, “ha tentato una impresa ragguardevole, e cioè di screditare se stessa. Ruby ha mescolato verità e menzogna. Hanno agito diversi impulsi, tra cui la prospettiva utilitaristica di ritrattare e trarne un vantaggio economico. Può avere pesato un calcolo. Ha sempre negato talune circostanze, altre le ha affermate e si è contraddetta su altre – ha proseguito -. Ha sempre negato dichiaratamente di avere avuto rapporti sessuali tanto meno a pagamento con Silvio Berlusconi, ha sempre negato di essersi prostituita. Come in un videogame ha calato persone vere e immaginarie tentando una impresa ragguardevole: discreditare se stessa miscelando verità e bugie” e dire di avere inventato “cavolate”. Il pm: “Imputati sapevano che era minorenne. Saggiavano le ragazze”. “I nostri imputati sapevano che era minorenne” ha affermato il pm. Il ruolo del giornalista e di Mora era quello di saggiare “la gradevolezza delle ragazze, facevano l’esamino per vedere se avevano anche una capacità socio-relazionale e poi le immettevano nel circuito delle serate ad Arcore, un circuito a cui non è sfuggita nemmeno Ruby”. I due, definiti “saggiatori di vino pregiato”, assieme a Nicole Minetti “hanno concorso all’intrusione di Ruby nel circuito. In questo processo la prova che Ruby sia una prostituta non è essenziale. Non dobbiamo stabilire questo ma capire se le persone che l’hanno introdotta lì l’hanno istigata alla prostituzione”. Per il pm è necessario capire se la ragazza “fu introdotta in un particolare contesto dove si sarebbe potuta prostituire”. Emilio Fede fu colui che ”portò ad Arcore” Ruby e “da quel momento in poi, Mora ebbe il compito di prendersene cura”. Dopo che la giovane marocchina venne portata ad Arcore per la prima volta il 14 febbraio 2010, ci fu “un abbraccio mortale di Mora nei confronti della minore, Mora per proteggere e tutelare la ragazza per conto di Berlusconi mise in piedi un apparato militare per ‘salvare il soldato Ryan‘ e fece da sentinella”. Il pm: “Il bunga bunga non è parte della torbida mente degli inquirenti”. “Il bunga bunga non è un parto della torbida mente degli inquirenti ma il contesto ambientale in cui si sviluppa un complesso sistema di prostituzione. Gli eventi organizzati ad Arcore – ha aggiunto il pm – avevano certamente una natura prostitutiva”. Nicole Minetti non ebbe solo un ruolo di “intermediazione”, ma partecipò alle feste di Arcore “compiendo anche atti sessuali retribuiti”. Le ragazze che partecipavano alle serate di Arcore “avevano l’esatta percezione del ‘favor’ economico di cui beneficiava Ruby” ha spiegato il pm riportando stralci delle intercettazioni telefoniche fra Nicole Minetti e altre ragazze che si lamentavano delle somme di denaro ricevute da Karima El Mahroug. Il pm: “Le ragazze ad Arcore erano assatanate di soldi”. “Le ragazze ad Arcore erano assatanate di soldi”. Riferendosi a una intercettazione e descrivendo il ruolo di Emilio Fede e Lele Mora nell’organizzare le feste di Arcore il pm ha ricordato come le giovani ospiti facessero richieste continue di denaro. Mora, descritto come “soggetto specifico preposto a individuare le ospiti, pescando tra le donne con cui intratteneva rapporti di lavoro”, dava nelle telefonate intercettate la certezza che “chi sarà disponibile verrà retribuito e – ha concluso il pm – le ragazze sapevano ciò che sarebbe accaduto per compiacere il dominus”.
IL QUOTIDIANO.IT
31.05.2013