Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA GIUGLIANO/MARANO/CALVIZZANO – Serata di controlli nell’area nord di Napoli per i carabinieri del comando gruppo di Castello di Cisterna. I militari hanno setacciato le zone di Varcaturo, Marano e Calvizzano. Identificate 270 persone e controllati 50 veicoli per un totale di 65mila euro in contravvenzioni e ben 32 mezzi sequestrati. Durante i controlli i carabinieri della compagnia di Giugliano hanno denunciato un 32enne trovato in possesso di una pistola a salve senza il tappo rosso mentre era a bordo della propria auto. Denunciato anche un altro autista trovato alla guida senza aver mai conseguito la patente. A Marano e Calvizzano, invece, i carabinieri della locale Compagnia hanno denunciato per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale un 21enne del posto. Denunciato anche un 14enne che è stato trovato con un coltello a serramanico. Patente ritirata e denuncia per un 32enne alla guida in stato di ebrezza. Controlli al codice della strada, come detto, che hanno portato a decine di migliaia di euro in sanzioni e soprattutto al sequestro di tanti veicoli. Tolleranza zero per la guida senza casco e per i mezzi con la revisione scaduta. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un dolce gustoso e con poche calorie, per una colazione cioccolatosa o per uno spuntino leggero. Ogni fetta sono 100 kcal
La ricetta è stata gentilmente offerta dalla dottoressa nutrizionista Miriam Di Cristofano
Ingredienti
Preparazione
Procedimento
Mescola l'acqua, l'olio, lo zucchero. In sequenza aggiungi la farina, il cacao e il lievito. Sbattere con le fruste elettriche. Trasferisci in una stampo per plumcake. Anche una tortiera da 15 cm va bene. Aggiungi pezzetti di cioccolato in superficie se preferisci.
170 °C per 40 minuti in forno statico
Dividi in 12 fette .
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Avellino. RIceviamo e pubblichiamo un Comunicato Stampa a frima del presidente Eugenio Guarducci, relativo alle notizie apparse in questi giorni aventi per oggetto l’inchiesta “Dolce Vita” . "Dalla lettura dei titoli degli articoli pubblicati da organi d'informazione locale relativi alle indagini tuttora in corso sul fronte che riguarda l’ipotesi di turbativa d'asta inerenti i servizi di promozione assegnati dalla amministrazione comunale di Avellino ad una nota emittente Radiofonica sembrerebbe che Eurochocolate sia coinvolta in questa vicenda. Comprendiamo le difficoltà di sintesi giornalistica soprattutto nelle titolazioni degli articoli ma, come già purtroppo successo altre volte nel recente passato, vedere citato ed associato il nome di un brand importante come Eurochocolate nell'ambito di vicende giudiziarie ad esso estranee, reca un importante danno d'immagine. Titolare ad esempio "Turbativa ad Eurochocolate", “Inchiesta Eurochocolate”, “Processo Eurochocolate” etc etc non ci sembra lineare rispetto ai contenuti degli stessi articoli ma soprattutto non rispettoso nei nostri confronti. Uno dei filoni dell'inchiesta “Dolce Vita” (questo il vero nome dell’inchiesta a quanto ci risulta) oggetto in questi giorni di nuova attenzione mediatica, riguarda, come ampiamente documentato dagli stessi articoli, atti assunti da un ente pubblico a favore di un soggetto imprenditoriale che ha certamente una notorietà ben più grande di Eurochocolate tale semmai da garantire maggior audience rispetto a quella che possiamo assicurare noi. L'organizzazione di Eurochocolate non ha mai partecipato alle trattative riguardanti l'assegnazione dei servizi di promozione affidati all'emittente Radiofonica oggetto d'indagine. Nessun rappresentate di Eurochocolate ha mai preso parte a programmi o rilasciato interviste alla emittente Radiofonica durante la sua presenza ad Avellino. Il motivo è molto semplice: non siamo stati mai invitati né ci siamo mai permessi di sollecitare la redazione per essere coinvolti poiché rispettosi di linee editoriali e perimetri di comunicazione che non sono mai state oggetto di un nostro coinvolgimento diretto. Rispettiamo il lavoro dei giornalisti ma vorremmo che fosse fatto altrettanto nei nostri confronti. Raccomandiamo pertanto ancora una volta agli organi di informazione locale di porre la massima attenzione nella titolazione dei loro articoli che hanno visto ancora una volta incautamente protagonista Eurochocolate facendo presagire come la stessa abbia avuto un ruolo attivo che invece è appartenuto ad altri soggetti pubblici e privati. Il ripetersi di queste circostanze ci obbligherà, da oggi in avanti, a tutelare in ogni sede la nostra reputazione costruita in 30 anni di serio lavoro".di Paola Iandolo OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Nel video l'incontro di giovedì scorso tra i cittadini, sindaci, deputazione e comitato dopo la decisione di chiudere il Pronto Soccorso del De Liguori alle 18. Dalle immagini le dichiarazioni dei politici e la rabbia dei cittadini Sant'Agata de Goti. La situazione per l'ospedale di Sant'Agata de' Goti era già delicata. Gli animi tesi di cittadini e amministratori erano palpabili. Dopo le parole di ieri sera del presidente della Regione De Luca, oggi la rabbia è sicuramente aumentata. In mattinata gli attivisti del comitato a difesa del presidio ospedaliero hanno chiesto con urgenza un incontro con tutti i sindaci e la deputazione sannita. “Vista la situazione dell'ospedale Sant'Alfonso, noi attiviste Pina De Masi, Margherita Rossano e Michela Ottobre chiediamo un incontro con tutti i Sindaci dei paesi che impattano con il Sant' Alfonso, , maggioranze e minoranze, con l'onorevole Rubano e il senatore Matera, con i comitati, con le associazioni dei territori, con le parrocchie. Vi chiediamo di incontrare noi cittadini già martedì, dopo l'incontro De Luca, nonostante il suo video messaggio in cui sono evidenti le sue intenzioni. Noi non verremo a Napoli, la lotta si deve fare qui, sul territorio che conosciamo e dove sappiamo come muoverci! Luogo ed orario dell'incontro lo decida il nostro sindaco di Sant'Agata (Riccio ndr), si può optare per la nostra bellissima Sala Consiliare, l'ex Cinema Italia, oppure l'androne del Sant'Alfonso. Inutile ripetere sempre le stesse cose, i cittadini sono stufi, ora servono azioni forti e determinate. Mi rivolgo ora ai Cittadini di tutti i comuni coinvolti, iniziate ad assumervi anche voi le vostre responsabilità, poiché se in quella famosa tenda nel 2019 invece di quelle 10/12 persone, che allo stremo delle loro forze sono state capaci di farsi firmare e approvare un decreto ovvero il 41/2019, eravate tutti presenti, oggi le cose sarebbero andate diversamente, oggi avremmo un ospedale funzionante, vediamo di non scaricare la colpa sempre sugli altri, ognuno ha le sue responsabilità e voi compaesani forse anche più dei politici. A voi ci rivolgiamo perché ora abbiamo bisogno di guerrieri e no di persone che comodamente da casa loro da una tastiera di un PC o dallo smartphone si sdegnano scrivendo, ma restano li a scrivere. Noi stiamo valutando le varie azioni da fare, e vorremmo condividerle con voi per una lotta "comune", ma ricordate che con o senza di voi andremo avanti, le catene sono sempre pronte, certo che se si riuscisse ad essere realmente uniti, mettendo realmente da parte la politica, e non un unione di sola facciata, all'obiettivo ci arriviamo molto prima. A quelli che: "ormai non c'è più niente da fare" statevene a casa vostra, a noi servono persone propositive”.OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Valle di Maddaloni. Una persona è stata investita e uccisa da un treno a Valle di Maddaloni, Caserta . La tragedia nel primo pomeriggio di oggi. Sul posto le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria che stanno effettuando i rilievi del caso. Fra le ipotesi al vaglio, quella di un gesto estremo. Ferrovie dello Stato sta riaggiornando le corse dei treni per limitare i disagi alla circolazione ferroviaria. Intanto la circolazione è sospesa tra Maddaloni e Caserta sulla linea ferroviaria Caserta -Foggia. OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Pompei. "Purtroppo anche oggi ci troviamo a commentare uno sfregio incivile e idiota arrecato al nostro patrimonio artistico e culturale. Dopo la domus romana del Parco archeologico di Ercolano imbrattata con un pennarello indelebile, questa volta si registra un’incisione sull’intonaco chiaro nella casa dei Ceii a Pompei. Si tratta di atto gravissimo che andrà perseguito severamente e, anche grazie alla nuova legge da me fortemente voluta, l’autore sarà costretto a ripagare i costi del ripristino integrale del danno arrecato". Così il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, a proposito dell'episodio avvenuto nel Parco archeologico vesuviano. "Ringrazio i lavoratori del MiC e di Ales per essere prontamente intervenuti e i Carabinieri che subito hanno fermato il turista responsabile di questo vile gesto", ha aggiunto Sangiuliano. L'autore è un turista del Kazakistan, che è stato denunciato. Sul posto i restauratori e il personale di coordinamento per valutazioni tecniche. Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, non ha usato giri di parole: "Atto incivile, grazie alla nuova legge voluta dal ministro Gennaro Sangiuliano l’autore del reato dovrà pagare per il restauro della parete. Bravi i collaboratori del Ministero e della società Ales che sono prontamente intervenuti. Ottima collaborazione con i Carabinieri che ringraziamo per la tempestività". di Giovanbattista Lanzilli OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La risposta di Carla Tiboni presidente del Premio Flaiano a Davide Rondoni è stata affidata ad un comunicato nel quale la Tiboni annuncia una querela per diffamazione. "Concentrata sulle tre serate dei Premi Internazionali Flaiano, di cui questa sera si attribuiranno i Premi di Poesia, non intendo né polemizzare né rispondere all'ex componente della giuria Davide Rondoni, avendo dato mandato ai legali dell'associazione Flaiano e dei Premi Flaiano di agire in giudizio per avere Rondoni diffamato i Premi, l'associazione Flaiano e la sottoscritta quale presidente. La solidità dei premi supera brillantemente anche questo tentativo di svilirne l'importanza, che come sempre cade nel vuoto" , ha detto la Tiboni. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Più che una diva una leggenda vivente che continua a mantenere intatto il suo fascino e appeal verso un pubblico trasversale di almeno tre generazioni, salita 21 volte sul palcoscenico dell'Oscar e ben 26 su quello dei Golden Globe, compreso un Orso d'oro alla carriera.
Meryl Streep spegne con sfrontatezza 75 candeline sfoggiando le rughe con orgoglio.
Mary Louise Streep nasce in New Jersey il 22 giugno del 1949 e proveniente dal metodo dell'Actor's Studio, debutta nel '75 nei teatri di Broadway, dopo una serie di provini sfortunati due anni dopo, debutta con il film Giulia. Tre le vittorie per la statuetta più ambita di Hollywood: nel 1980 come migliore attrice non protagonista per Kramer contro Kramer e nel 1983 e nel 2012 come migliore attrice protagonista rispettivamente per La scelta di Sophie e The Iron Lady. "E' vero che ho vinto tre Oscar, ma è anche vero che ne ho persi molti di più" ha detto con ironia in occasione della candidatura per The Post (di Steven Spielberg).
Viso ovale, naso lungo e sottile, occhi penetranti: una bellezza anticonvenzionale che ha sempre caratterizzato ogni suo ruolo. Non tutti sanno, è stata lei stessa a raccontarlo, che
nel 1975 fu rifiutata da Dino De Laurentiis per la parte di protagonista nel film King Kong: il produttore l'aveva giudicata troppo brutta.
Nel 1978 l'attrice ottiene una parte ne Il cacciatore di Michael Cimino. L'ingaggio le consente di stare vicino a John Cazale, l'uomo che ama e che è gravemente malato. Una volta
ultimate le riprese, la Streep comincia la lavorazione della miniserie Holocaust, con cui si impone all'attenzione generale. Nonostante la morte del compagno, si getta poi in una frenetica
attività teatrale, per ricevere infine la nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista per la sua performance ne Il cacciatore. La candidatura all'Academy Award costituisce per
Meryl l'inizio di un periodo positivo. Nel 1979, l'attrice recita e viene applaudita in Manhattan di Woody Allen, e ne La seduzione del potere.
VideoMeryl Streep compie 75 anni, storia di un'icona del cinema
Gli anni 80 segnano per la Streep il definitivo passaggio a ruoli da protagonista. Da non dimenticare innanzi tutto La donna del tenente francese (1981), nel quale ricopre un doppio ruolo e affianca Jeremy Irons, e La scelta di Sophie (1982), che le impone di calarsi nella difficile parte di una donna polacca che abbandona la figlia in un lager per poter salvare se stessa e l'altro figlio. L'interpretazione le vale il suo primo Oscar come miglior attrice protagonista. Nel 1984 Meryl Streep ritrova Robert De Niro in Innamorarsi, nel 1985 forma una coppia perfetta con Robert Redford, suo compagno di set ne La mia Africa di Sydney Pollack. Nel 1986 è la volta di Jack Nicholson, che incontra sul set di Heartburn - Affari di cuore. Il 1989, invece, è l'anno del premio per la migliore attrice al Festival di Cannes (Un grido nella notte) e della sua prima parte comica, (in She-Devil: Lei, il diavolo). Negli anni 90 arriva la stella sulla Walk of Fame di Hollywood.
Pur conservando un certo interesse per il cinema d'autore, come dimostra Cartoline dall'inferno (1990) di Mike Nichols, Meryl inizia a non disdegnare un cinema piu' popolare. Il film che le porta maggiore fortuna sta a metà fra queste due strade, perché a dirigerlo ci pensa un grande regista, ma a ispirarlo è un best-seller: I ponti di Madison County (1995), in cui l'attrice
fa la parte di una casalinga che vive una bellissima parentesi amorosa con un fotografo.
Negli anni 2000 Streep è l'attrice più richiesta di Hollywood. Arriva quindi un altro successo di botteghino con la cinquantenne in salopette che canta i brani degli ABBA (Mamma Mia!, 2008), o la buffa zia di due tristi orfanelli (Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, 2004), ora l'autrice di un famoso libro di cucina (Julia & Julia, 2009). Se i film che le recano maggiore successo sono Radio America (2006) e Il diavolo veste Prada (2006) - in cui dà vita all'indimenticabile Miranda Priestly, direttrice di una prestigiosa rivista di moda - la critica la apprezza soprattutto ne Il ladro di orchidee (2003) e in The Hours (2003). Quest'ultimo, tratto dall'omonimo romanzo di Michael Cunningham, le fa vincere, insieme a Julianne Moore e Nicole Kidman, L'Orso d'Argento a Berlino. Da non dimenticare, sempre a inizio Duemila, l'incursione di Meryl in film che affrontano argomenti politici: The Manchurian Candidate (2004), Rendition (2007) e
Leoni per agnelli (2007), diretto dall'amico Robert Redford.
Nello stesso decennio, Meryl Streep viene acclamata anche per la miniserie Angels in America, nella quale recita con Al Pacino. Meryl Streep nel 2018, è tornata a interpretare Donna Sheridan in Mamma Mia! Ci risiamo, da ricordare Il ritorno di Mary Poppins diretto da Rob Marshall, ma anche 'Florence' con Hugh Grant; Dove eravamo rimasti' di Jonathan Demme. Ha quindi preso parte alla seconda stagione della serie tv Big Little Lies, in onda su Sky Atlantic.
Nel 2020 è la protagonista del filmThe Prom prodotto da Netflix e della commedia drammatica Lasciali parlare. Nel 2021 veste i panni della presidente degli Stati Uniti in Don't Look Up con Leonardo Di Caprio, Cate Blanchett e Jennifer Lawrence. Nel maggio scorso è stata la regina del Festival di Cannes, onorata con la palma D'Oro. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Sì, certo che ci penso. Ci penso sempre più spesso. Ho 93 anni, e sono un tipo realista: vuole che non pensi alla morte? Diciamo che quel pensiero si è fatto per me "esistenzialmente rilevante"». Il cardinale Camillo Ruini accetta di parlare di uno dei suoi argomenti preferiti. Anche dal punto di vista teologico, visto che gli ha dedicato un libro, intitolato C'è un dopo?. Dove il punto interrogativo è un po' la summa dell'approccio razionale di questo sacerdote, per sedici anni a capo dei vescovi italiani: tanto fermo nella sua fede, quanto aperto al dubbio altrui. Gli chiedo che cosa pensa che succeda, esattamente, quando si muore. «Al momento della morte (che oggi, secondo le convenzioni mediche, è fissato nella fine irreversibile dell'attività cerebrale) accade la separazione dell'anima dal corpo». Per la fede cristiana, mi spiega, questo è un fatto reale, concreto. «Cambia tutto per l'essere umano. L'anima infatti non esaurisce l'uomo. L'uomo e la donna sono un insieme di anima e corpo. Senza corpo, l'anima entra dunque in un'altra esistenza». E che cosa vede, quest'anima, nel momento in cui chiudiamo gli occhi? «La verità è che non lo sappiamo. Abbiamo testimonianze di persone, oggetto di studi scientifici, che hanno conosciuto esperienze di morte imminente o di grande vicinanza alla morte per poi sopravvivere, e convergono verso un certo tipo di racconto che ho riassunto nel mio libro: l'ammalato può udire il medico che lo dichiara morto, poi ha la sensazione di entrare in un tunnel lungo e oscuro; quindi improvvisamente si ritrova fuori dal proprio corpo, che ora può vedere dall'esterno e dall'alto, insieme ai medici e infermieri che lavorano su di esso. Scopre così di possedere un altro corpo, molto diverso da quello fisico che ha abbandonato, e dotato di facoltà nuove. Gli si fanno incontro altri defunti, in particolare parenti e amici che lo aiutano, e soprattutto gli appare un essere di luce, uno spirito d'amore che gli fa rivivere gli avvenimenti più importanti della sua esistenza. A un tratto si trova vicino a un confine che sembra essere quello tra la vita terrena e l'altra vita. Sente di dover tornare sulla terra perché non è ancora arrivato per lui il momento della morte, tenta di opporsi perché è ormai affascinato dall'altra vita, ma si riunisce in qualche modo al proprio corpo fisico e torna in questo mondo. Sono racconti che hanno somiglianze con quelli di grandi mistiche come Caterina da Siena e anche con quello di Er, l'uomo che Platone diceva fosse risuscitato e avesse narrato ciò che la sua anima aveva visto. Ma ogni descrizione non può essere che una fantasia, nel senso che non è sostenibile dal punto di vista della ragione. Non si possono fare reportage sul "dopo". Un celebre filosofo, Ludwig Wittgenstein, ha scritto che la morte non è un evento della vita, la morte non si vive». Allora le chiedo quale sia la sua personale "fantasia": che cosa si aspetta di vedere quando chiuderà gli occhi? «Un incontro con Dio. Quando l'anima si separerà dal corpo mi troverò in presenza di Dio, che è insieme giustizia e grazia». La predicazione della Chiesa, che in un passato non lontano aveva nella morte e nel dopo il suo cavallo di battaglia, da qualche decennio tende a parlarne solo marginalmente, di solito ai funerali, e non sempre trovando le parole giuste per indagarne il senso. Sembra quasi che anch'essa partecipi a quell'opera di "decostruzione", di "rimozione" della morte di cui parla Ruini nel suo libro. Quasi fosse diventata un tabù anche per la fede, così come lo è ormai nel discorso laico. La morte è diventata pornografica: se nella società vittoriana l'osceno era la sessualità, il nostro tempo ha capovolto i termini, ora si può parlare tranquillamente di sesso ma si preferisce tacere della morte. Tanto più, perciò, vale la pena conversarne con un sacerdote che invece non ne ha paura. «FINO ALLA RESURREZIONE, L'ANIMA SEPARATA DAL CORPO È IN UNA CONDIZIONE INNATURALE, COME UN PINGUINO ALL'EQUATORE» «Oddio, un po' di paura ce l'ho. Chiunque ce l'ha. Ma in me prevale un sentimento di fiducia nella misericordia di Dio. Insomma, è Lui che ci ha amati per primo, c'è da fidarsi. Più che paura, provo pentimento. Non solo per i peccati commessi, ma perché so di non avere completamente donato me stesso e la mia vita agli altri. Ho condiviso un difetto tipico degli intellettuali, quello di volermi tenere un po' di spazio per me, per le idee, per i libri. Ho finito per occuparmi forse più della comunità che delle persone. Anche se mi rincuora l'affetto di tanti (ex) ragazzi che ho conosciuto da prete e che hanno abbracciato la fede cristiana. Dunque, prego. Ora e nell'ora della nostra morte». Torniamo un attimo all'anima: l'abbiamo lasciata sola, privata del corpo, alla presenza di Dio. Per la Chiesa l'anima è immortale: allora che bisogno c'è della resurrezione del corpo? «Buona domanda. Sono i due cardini dell'aldilà cristiano, l'immortalità dell'anima e la resurrezione dei corpi. Anche se il secondo è andato perdendo rilievo a causa del prolungarsi del tempo: i primi cristiani credevano che la fine della storia, il ritorno di Cristo e il giudizio universale sarebbero arrivati presto, forse nel corso della loro stessa vita. Si trattò comunque della più grande rivoluzione introdotta nel mondo antico dal cristianesimo: la speranza in una vita eterna. Il concetto di immortalità dell'anima era sì presente nella cultura del tempo. Ma fino a Platone, che nel dialogo Il Fedone ci presenta un'anima vitale, eterna, per i greci essa era povera cosa. L'Ade era un buco nella terra dove l'anima conduceva una grigia esistenza larvale, non molto diversamente da ciò che si immaginava avvenisse nello "sheol" degli ebrei. Una esistenza-non esistenza. Il mondo pagano era insomma caratterizzato da una forte mancanza di speranza. Ma il cristianesimo aggiunge all'immortalità dell'anima la certezza della sua ricongiunzione con il corpo, e dunque la speranza di restaurare così quella profonda integrazione che sola può realizzare pienamente gli esseri umani. La nostra stessa intelligenza ha bisogno di procedere per immagini fisiche anche quando compie la più intellettuale delle astrazioni. Fino alla resurrezione, perciò, l'anima si trova in una condizione innaturale. Come un pinguino all'Equatore». Cardinal Ruini: «La morte mi fa un po' paura. E oggi molto più che un tempo penso che l'inferno esista» Giovanni Paolo II consegna al cardinale Camillo Ruini la bolla papale Incarnationis Mysterium: era il 2000 Mi scusi eminenza, ma allora pure le anime che vanno in Paradiso non sono pienamente felici senza un corpo? «Sono enormemente felici, perché vedono Dio; ma anche per loro la resurrezione comporta un progresso, ritrovano la loro pienezza». Accettare l'idea dell'immortalità dell'anima è facile per un credente; pensare che con la morte finisca tutto è intollerabile anche per molti atei. Ma ammetterà che la resurrezione dei corpi è davvero difficile da credere... «Io sono anche più pessimista di lei: temo che molti cattolici non credano affatto nell'aldilà. La resurrezione è rimasta più nella liturgia che nella vita reale dei cristiani. Su questo anche il mondo giudaico all'epoca di Cristo era spaccato: i Sadducei non ci credevano, rimanevano fermi al Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia. I Farisei invece ci credevano. È stato Gesù a dare una svolta attribuendo, secondo il racconto dei Vangeli, un peso enorme all'aldilà. Scrive Paolo: "Se noi speriamo in Cristo solo in questa vita, siamo i più miserabili di tutti gli uomini"». E fu un'idea di indiscutibile successo: nel giro di pochi secoli trasformò una piccola setta ebraica nella più diffusa religione dell'Impero. Ma l'Inferno? Lei crede davvero che ci sia qualcuno laggiù? «Sì, ci credo, e oggi molto più di un tempo. Per due ragioni: la prima è l'insistenza di Gesù. Anche se il Vangelo è la "buona notizia" della salvezza, più volte vi si prospetta la punizione eterna per chi segue il male. La seconda ragione è un episodio che riguarda la vita di Giovanni Paolo II. Un giorno il pontefice usò una frase che sembrava accettare la teoria del teologo von Balthasar, il quale aveva detto di augurarsi che l'Inferno fosse vuoto. Più tardi, però, il cardinal Re mi riferì che Wojtyla non si riconosceva in quell'ambiguità e aveva chiesto alla Curia di non citare mai quella sua espressione perché in realtà l'Inferno esiste ed è popolato». «TEMO CHE MOLTI CATTOLICI NON CREDANO NELL'ALDILÀ, L'IDEA DELLA VITA DOPO LA MORTE È RIMASTA QUASI SOLO NELLA LITURGIA» E che succede all'Inferno? «In Matteo è scritto "fuoco, pianto e stridor di denti". Un dolore concreto, insomma, non figurato. Gesù dice: "Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno...". Un linguaggio così forte che non lascia spazio a dubbi: oggi nessun prete direbbe "maledetti" a chicchessia, l'ultimo che ho sentito esprimersi con tale energia fu Padre Pio. In termini meno crudi potremmo dire che la punizione per chi va all'Inferno è perdere per sempre la visione di Dio, e dunque il senso stesso della vita, che diventa così disperata, senza speranza». E i poveri bambini non battezzati? «Qui c'è stato un grande cambiamento nell'insegnamento della Chiesa. Sant'Agostino metteva nella "massa dannata" anche i bimbi non liberati col battesimo dal peccato originale, pur prevedendo per loro una pena mitissima. Nel Medioevo si è poi diffusa l'idea del limbo, un luogo in cui non si soffre. Anzi, due limbi: uno "puerorum" per i bambini, e uno "patrum" per i patriarchi, i profeti, i giusti dell'Antica Alleanza, vissuti prima della nascita di Cristo e dunque privi della Via per la salvezza. Ma oggi la Commissione teologica internazionale, presieduta dal Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sostiene che è ragionevole ritenere, per analogia, che, come Dio ama e salva i peccatori, ancor più si possa sperare che anche i bambini, personalmente innocenti, possano salvarsi». Tragica, la dottrina del peccato originale: mette l'essere umano sotto una luce odiosa fin dalla nascita... «È un dogma. Come diceva Pascal è il mistero più incomprensibile di tutti, grazie al quale però noi diventiamo comprensibili a noi stessi. Non le sembra molto aderente alla realtà l'idea che gli uomini abbiano una tendenza al peccato? Empiricamente, mi sembra davvero difficile da negare. La "concupiscenza", intendendo con questo termine una generale inclinazione verso il male che è proprio il segno del peccato originale, è l'altra faccia del libero arbitrio dell'uomo». Ma Dio avrebbe potuto impedire l'esistenza del male... «Avrebbe potuto. Ma non si può dire che avrebbe dovuto, perché anche Dio è libero. Può, non deve. Sta a noi comprendere. E a me pare che con il progredire delle scienze stiamo sempre più scoprendo l'intelligibilità del Creato, l'alfabeto in cui è scritto. Benedetto XVI si chiedeva: questa intellegibilità è solo un epifenomeno della materia, o non è piuttosto qualcosa di originario, preesistente all'uomo? Molte cose ci sono chiare: per esempio, è incontestabile che nel feto ci sia vita. Poi ciascuno è libero di trarne le conclusioni morali che preferisce. Ma il fatto è innegabile». Paolo invita i credenti a non affliggersi "come gli altri che non hanno speranza". La promessa di una vita eterna rende certamente migliore anche la vita terrena, Ma allora come spiegare il declino della fede cattolica in Occidente? «Sa, la speranza è un bene se qualcuno ci crede... Per la cultura europea, Feuerbach, Freud, Nietzsche, Marx, è invece un'illusione. Per loro l'umanesimo è ciò che l'uomo può realizzare con le sue forze limitate. Eppure noi siamo animati da un desiderio illimitato di infinitezza e di conoscenza. È un desiderio naturale e se un desiderio è naturale non può essere vano. Quello che sta accadendo in Europa è il declino della speranza. Così si torna al paganesimo, a una società meno fiduciosa in sé stessa, e dunque meno capace di grandi imprese. E che ha ripreso a credere negli idoli: quanti ne vediamo di nuovo in giro di questi tempi!». «TANTE COSE ORMAI SONO CHIARE, È INCONTESTABILE CHE NEL FETO CI SIA VITA. POI CIASCUNO È LIBERO DI TRARRE LE SUE CONCLUSIONI » Sta pensando all'Italia di oggi? «Da questo punto di vista l'Italia non è dissimile da molti altri Paesi europei. Colpa anche nostra, della Chiesa intendo. Non possiamo tirarci fuori: abbiamo un po' subito la concorrenza, per così dire. Non abbiamo contrastato abbastanza i nostri avversari sul piano delle idee. Prima del Concilio, seppure tra debolezze e settarismi, c'era ancora uno sforzo per affermare la verità della fede. Con il Concilio si è cercato giustamente di ridurre il fossato con i non credenti, ma ci si è forse illusi che quel fossato fosse più piccolo di quanto non sia, e che dall'altra parte ci fosse la stessa intenzione di saltarlo. Abbiamo abbassato la guardia, ci siamo mostrati indifesi. Soprattutto quando nella teologia sono stati introiettati principi che erano incompatibili con la fede cristiana». Mi fa un esempio? «Per favorire il dialogo interreligioso abbiamo accettato l'idea che Cristo possa non essere l'unica via per la salvezza. Quando Giovanni Paolo II nel 2000 affermò l'unicità del Salvatore venne contestato, si scrisse che quelle erano idee di Ratzinger, non sue. Ma fu proprio il Papa a chiedere al cardinale, che sarebbe poi diventato il suo successore con il nome di Benedetto XVI, di scrivere per lui una formulazione chiara e senza equivoci: intendeva pronunciarla all'Angelus per porre fine a ogni dubbio. Dopo averla letta chiese a Ratzinger un'ultima volta: "Questo testo è abbastanza chiaro, metterà fine ai cavilli?". E invece non appena lo pronunciò ripresero a cavillare». Camillo Ruini è stato considerato, alla guida della Cei, anche un fine politico. Che giudizio dà della politica italiana di oggi? «Non può vivere solo della dialettica amico-nemico. Ci sono principi non negoziabili: l'amore del prossimo, la famiglia, la vita... C'è un comandamento chiaro che dice "non ammazzare". Una parte della politica li difende ancora, ma la pressione culturale è enorme». La nostra conversazione dura da un'ora. Il cardinale mi deve lasciare. Da un anno circa è costretto su una sedia a rotelle. Sta bene, la sua lucidità è impressionante in un uomo della sua età, cita a memoria non solo le Sacre Scritture ma anche i filosofi laici. Al momento sta rileggendo la Summa Theologiae di Tommaso, è arrivato alla "questione 75", prima parte. Ma ha perso di recente l'autosufficienza, e per farmi un esempio mi dice che non può più prendere da solo un libro su uno scaffale. «Però lei non immagina con quanta rapidità ci si adatti alle privazioni», mi dice salutandomi. E lo prendo come un augurio.ANTONIO POLITO IL CORRIERE DELLA SERA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ischia, le esplode un petardo in mano: donna perde due dita Unico incidente sull'Isola Verde: la donna è stata portata all'ospedale Rizzoli L’isola d’Ischia ha salutato con l’abito della festa l’arrivo del nuovo anno. In migliaia tra residenti e turisti si sono riversati nelle piazze di Ischia, Forio e Casamicciola Terme dove erano stati organizzati veglioni con discoteca, live music e spettacoli pirotecnici ma purtroppo si registra anche un ferito per i botti di Capodanno. Al Rizzoli Poco dopo la mezzanotte, infatti, presso l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno è giunta una donna ferita ad una mano: i sanitari sono riusciti a suturare la ferita stessa, ma la paziente ha perso due dita di una mano. A generare l’incidente, secondo una prima ricostruzione, un petardo che la donna non sarebbe riuscito a lanciare prima dello scoppio e che le sarebbe esploso tra le mani. Ad Ischia Porto, infine, durante la festa in Piazza Antica Reggia si è reso necessario lo stop e lo spostamento della numerosa folla sui margini della strada per consentire il passaggio di un’ambulanza, ma le operazioni si sono svolte senza alcun problema. di Gaetano Ferrandino CORRIERE DELLA SERA