Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA AGNELLO AL FORNO CON PATATE E PISELLI RICETTA PER 6 PERSONE - 1,5 Kg di agnello - 800 gr. di patate novelle - 300 gr. di piselli - 1 cipollotto - 1 spicchio di aglio - 1 limone - 250 gr. di acqua - 100 ml. di vino bianco secco - Timo, rosmarino, salvia, alloro Q.B. - 5 bacche di ginepro - Sale fino Q.B. - Olio extra vergine d’oliva Q.B.
PROCEDIMENTO - Disporre in un recipiente l’agnello a pezzi, spremendo il succo di limone, aggiungere il vino bianco e le bacche di ginepro schiacciate. - Insaporire con aglio schiacciato, foglie di alloro e salvia e lasciare riposare per circa 30 minuti. - Nel frattempo prendere un cipollotto e tagliarlo in piccolissimi pezzi. - Lavare le patate novelle e pulirle. - Aggiungere i pisellini freschi, mettere patate e piselli in una pirofila d’acciaio con aromi ed olio. - Aggiungere l’agnello senza aglio. - Insaporire l’agnello ed il tutto con timo e rosmarino. - Quindi coprire il tutto con acqua, condire con olio di oliva, aggiungere sale e pepe quanto basta. - Mescolare per insaporire quindi cuocere in forno a 195° e lasciare cuocere per un’ora e mezza. - Siccome cuoce prima l’agnello delle patate , coprire la pirofila con pellicola di alluminio per non seccare troppo la carne.
Nell'iconografia legata alla cosmologia eliopolitana Geb è solitamente raffigurato disteso a terra, sormontato da Shu, che sostiene Nut inarcata su di lui. In altre immagini è un uomo barbuto, con l'emblema di un'oca sulla testa, che simboleggia il geroglifico del suo nome. A volte veniva chiamato il "Grande starnazzatore".
Con il passare del tempo, il suo nome venne associato sempre più spesso alla Valle, terra abitabile dell'Egitto, e quindi alla vegetazione e alla fertilità nonché al dominio sugli animali. In tal modo, l'oca divenne un simbolo di prosperità, tanto che la successione di un nuovo faraone veniva annunciata da quattro oche selvatiche, lasciate libere, come benedizione di un regno lungo e prospero. In associazione con l'elemento vegetale, viene raffigurato a volte con piante e frutti sul corpo e con la pelle verde o nera, il colore della terra fertile del Nilo.
Geb governò il mondo antico, ricco e fecondo, fin quando si stancò di regnare, e il suo posto venne preso dai suoi figli litigiosi Osiride e Seth. Geb venne associato anche al mondo degli inferi, Duat, in quanto si credeva che intrappolasse le anime per impedire loro di ascendere al cielo, nei campi Iaru.
Secondo una tradizione minore avrebbe avuto da Renenet, dea del raccolto, il figlio Nehebkau, divinità legata all'oltretomba. In età ellenistica venne identificato con il titano greco Crono.
INSERITO DA MORENA MOTTA C'era una volta un uomo, il quale aveva palazzi e ville principesche, e piatterie d'oro e d'argento, e mobilia di lusso ricamata, e carrozze tutte dorate di dentro e di fuori. Ma quest'uomo, per sua disgrazia, aveva la barba blu: e questa cosa lo faceva così brutto e spaventoso, che non c'era donna, ragazza o maritata, che soltanto a vederlo, non fuggisse a gambe dalla paura. Fra le sue vicinanti, c'era una gran dama, la quale aveva due figlie, due occhi di sole. Egli ne chiese una in moglie, lasciando alla madre la scelta di quella delle due che avesse voluto dargli: ma le ragazze non volevano saperne nulla: e se lo palleggiavano dall'una all'altra, non trovando il verso di risolversi a sposare un uomo, che aveva la barba blu. La cosa poi che più di tutto faceva loro ribrezzo era quella, che quest'uomo aveva sposato diverse donne e di queste non s'era mai potuto sapere che cosa fosse accaduto. Fatto sta che Barbablu, tanto per entrare in relazione, le menò, insieme alla madre e a tre o quattro delle loro amiche e in compagnia di alcuni giovinotti del vicinato, in una sua villa, dove si trattennero otto giorni interi. E lì, fu tutto un metter su passeggiate, partite di caccia e di pesca, balli, festini, merende: nessuno trovò il tempo per chiudere un occhio, perché passavano le nottate a farsi fra loro delle celie: insomma, le cose presero una così buona piega, che la figlia minore finì col persuadersi che il padrone della villa non aveva la barba tanto blu, e che era una persona ammodo e molto perbene. Tornati di campagna, si fecero le nozze.
In capo a un mese, Barbablu disse a sua moglie che per un affare di molta importanza era costretto a mettersi in viaggio e a restar fuori almeno sei settimane: che la pregava di stare allegra, durante la sua assenza; che invitasse le sue amiche del cuore, che le menasse in campagna, caso le avesse fatto piacere: in una parola, che trattasse da regina e tenesse dappertutto corte bandita."Ecco", le disse, "le chiavi delle due grandi guardarobe: ecco quella dei piatti d'oro e d'argento, che non vanno in opera tutti i giorni: ecco quella dei miei scrigni, dove tengo i sacchi delle monete: ecco quella degli astucci, dove sono le gioie e i finimenti di pietre preziose: ecco la chiave comune, che serve per aprire tutti i quartieri. Quanto poi a quest'altra chiavicina qui, è quella della stanzina, che rimane in fondo al gran corridoio del pian terreno. Padrona di aprir tutto, di andar dappertutto: ma in quanto alla piccola stanzina, vi proibisco d'entrarvi e ve lo proibisco in modo così assoluto, che se vi accadesse per disgrazia di aprirla, potete aspettarvi tutto dalla mia collera." Ella promette che sarebbe stata attaccata agli ordini: ed egli, dopo averla abbracciata, monta in carrozza, e via per il suo viaggio.
Le vicine e le amiche non aspettarono di essere cercate, per andare dalla sposa novella, tanto si struggevano dalla voglia di vedere tutte le magnificenze del suo palazzo, non essendosi arrisicate di andarci prima, quando c'era sempre il marito, a motivo di quella barba blu, che faceva loro tanta paura. Ed eccole subito a sgonnellare per le sale, per le camere e per le gallerie, sempre di meraviglia in meraviglia. Salite di sopra, nelle stanze di guardaroba, andarono in visibilio nel vedere la bellezza e la gran quantità dei parati, dei tappeti, dei letti, delle tavole, dei tavolini da lavoro, e dei grandi specchi, dove uno si poteva mirare dalla punta dei piedi fino ai capelli, e le cui cornici, parte di cristallo e parte d'argento e d'argento dorato, erano la cosa più bella e più sorprendente che si fosse mai veduta. Esse non rifinivano dal magnificare e dall'invidiare la felicità della loro amica, la quale, invece, non si divertiva punto alla vista di tante ricchezze, tormentata, com'era, dalla gran curiosità di andare a vedere la stanzina del pian terreno. E non potendo più stare alle mosse, senza badare alla sconvenienza di lasciar lì su due piedi tutta la compagnia, prese per una scaletta segreta, e scese giù con tanta furia, che due o tre volte ci corse poco non si rompesse l'osso del collo. Arrivata all'uscio della stanzina, si fermò un momento, ripensando alla proibizione del marito, e per la paura dei guai, ai quali poteva andare incontro per la sua disubbidienza: ma la tentazione fu così potente, che non ci fu modo di vincerla. Prese dunque la chiave, e tremando come una foglia aprì l'uscio della stanzina. Dapprincipio non poté distinguere nulla perché le finestre erano chiuse: ma a poco a poco cominciò a vedere che il pavimento era tutto coperto di sangue accagliato, dove si riflettevano i corpi di parecchie donne morte e attaccate in giro alle pareti. Erano tutte le donne che Barbablu aveva sposate, e poi sgozzate, una dietro l'altra. Se non morì dalla paura, fu un miracolo: e la chiave della stanzina, che essa aveva ritirato fuori dal buco della porta, le cascò di mano. Quando si fu riavuta un poco, raccattò la chiave, richiuse la porticina e salì nella sua camera, per rimettersi dallo spavento: ma era tanto commossa e agitata, che non trovava la via a pigliar fiato e a rifare un pò di colore. Essendosi avvista che la chiave della stanzina si era macchiata di sangue, la ripulì due o tre volte: ma il sangue non voleva andar via. Ebbe un bel lavarla e un bello strofinarla colla rena e col gesso: il sangue era sempre lì: perché la chiave era fatata e non c'era verso di pulirla perbene: quando il sangue spariva da una parte, rifioriva subito da quell'altra.
Barbablu tornò dal suo viaggio quella sera stessa, raccontando che per la strada aveva ricevuto lettere, dove gli dicevano che l'affare, per il quale si era dovuto muovere da casa, era stato bell'e accomodato e in modo vantaggioso per lui. La moglie fece tutto quello che poté per dargli ad intendere che era oltremodo contenta del suo sollecito ritorno. Il giorno dipoi il marito le richiese le chiavi: ed ella gliele consegnò: ma la sua mano tremava tanto, che esso poté indovinare senza fatica tutto l'accaduto. "Come va", diss'egli, "che fra tutte queste chiavi non ci trovo quella della stanzina?" "Si vede", ella rispose, "che l'avrò lasciata di sopra, sul mio tavolino." "Badate bene", disse Barbablu, "che la voglio subito." Riuscito inutile ogni pretesto per traccheggiare, convenne portar la chiave. Barbablu, dopo averci messo sopra gli occhi, domandò alla moglie: "Come mai su questa chiave c'è del sangue?". "Non lo so davvero", rispose la povera donna, più bianca della morte. "Ah! non lo sapete, eh!", replicò Barbablu, "ma lo so ben io! Voi siete voluta entrare nella stanzina. Ebbene, o signora: voi ci entrerete per sempre e andrete a pigliar posto accanto a quelle altre donne, che avete veduto là dentro."
Ella si gettò ai piedi di suo marito piangendo e chiedendo perdono, con tutti i segni di un vero pentimento, dell'aver disubbidito. Bella e addolorata com'era, avrebbe intenerito un macigno: ma Barbablu aveva il cuore più duro del macigno. "Bisogna morire, signora", diss'egli, "e subito." "Poiché mi tocca a morire", ella rispose guardandolo con due occhi tutti pieni di pianto, "datemi almeno il tempo di raccomandarmi a Dio." "Vi accordo un mezzo quarto d'ora: non un minuto di più", replicò il marito. Appena rimasta sola, chiamò la sua sorella e le disse: "Anna", era questo il suo nome, "Anna, sorella mia, ti prego, sali su in cima alla torre per vedere se per caso arrivassero i miei fratelli; mi hanno promesso che oggi sarebbero venuti a trovarmi; se li vedi, fà loro segno, perché si affrettino a più non posso". La sorella Anna salì in cima alla torre e la povera sconsolata le gridava di tanto in tanto: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
"Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia."
Intanto Barba-blu, con un gran coltellaccio in mano, gridava con quanta ne aveva ne' polmoni: "Scendi subito! o se no, salgo io". "Un altro minuto, per carità" rispondeva la moglie. E di nuovo si metteva a gridare con voce soffocata: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
"Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia."
"Spicciati a scendere", urlava Barbablu, "o se no salgo io." "Eccomi" rispondeva sua moglie; e daccapo a gridare: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Vedo" rispose la sorella Anna, "vedo un gran polverone che viene verso questa parte..." "Sono forse i miei fratelli? " "Ohimè no, sorella mia: è un branco di montoni."
"Insomma vuoi scendere, sì o no?", urlava Barbablu. "Un'altro momentino" rispondeva la moglie: e tornava a gridare: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Vedo" ella rispose "due cavalieri che vengono in qua: ma sono ancora molto lontani." "Sia ringraziato Iddio", aggiunse un minuto dopo, "sono proprio i nostri fratelli: io faccio loro tutti i segni che posso, perché si spiccino e arrivino presto."
Intanto Barbablu si messe a gridare così forte, che fece tremare tutta la casa. La povera donna ebbe a scendere, e tutta scapigliata e piangente andò a gettarsi ai suoi piedi: "Sono inutili i piagnistei", disse Barbablu, "bisogna morire". Quindi pigliandola con una mano per i capelli, e coll'altra alzando il coltellaccio per aria, era lì lì per tagliarle la testa. La povera donna, voltandosi verso di lui e guardandolo cogli occhi morenti, gli chiese un ultimo istante per potersi raccogliere. "No, no!", gridò l'altro, "raccomandati subito a Dio!", e alzando il braccio...
In quel punto fu bussato così forte alla porta di casa, che Barba-blu si arrestò tutt'a un tratto; e appena aperto, si videro entrare due cavalieri i quali, sfoderata la spada, si gettarono su Barbablu. Esso li riconobbe subito per i fratelli di sua moglie, uno dragone e l'altro moschettiere, e per mettersi in salvo, si dette a fuggire. Ma i due fratelli lo inseguirono tanto a ridosso, che lo raggiunsero prima che potesse arrivare sul portico di casa. E costì colla spada lo passarono da parte a parte e lo lasciarono morto. La povera donna era quasi più morta di suo marito, e non aveva fiato di rizzarsi per andare ad abbracciare i suoi fratelli. E perché Barba-blu non aveva eredi, la moglie sua rimase padrona di tutti i suoi beni: dei quali, ne dette una parte in dote alla sua sorella Anna, per maritarla con un gentiluomo, col quale da tanto tempo faceva all'amore: di un'altra se ne servì per comprare il grado di capitano ai suoi fratelli: e il resto lo tenne per sé, per maritarsi con un fior di galantuomo, che le fece dimenticare tutti i crepacuori che aveva sofferto con Barbablu.
INSERITO DA ANGELA CECERE Avellino. Corsi e ricorsi. Déjà vu a mente fredda e bocce ferme. Riavvolgendo il nastro delle ultime 24 ore dell'Avellino sembra di ritrovarsi davanti a un film già visto, ma nell'accezione più positiva possibile. Una pellicola epica dopo un bel po' di proiezioni horror, sorbite con le mani davanti agli occhi, in un passato non poi così lontano. Cosa ha lasciato il gol di Fella, la zampata per l'1-0 risolutivo, la vittoria sul Bari? Qualcosa che può contare più dei 3 punti e dell'ipoteca sul secondo posto. Tutto nell'arco di un presente viatico per il futuro, racchiuso nell'arco di un prima, di un durante e di un dopo. Tre indizi che fanno una prova: i playoff, all'ombra del Partenio, sono già iniziati. Sono nell'aria. Li si è potuti respirare ieri, nella prova generale di quelle gare da dentro o fuori che attendono l'Avellino ed in cui l'Avellino e la sua gente sanno esaltarsi, oggettivamente, come pochi altri. Particolare, frizzante, pura determinazione condivisa. Dalla conferenza stampa pre-partita di Braglia, con gli occhi quasi fuori dalle orbite per tenere tutti sulla corda, al carosello di auto che ha accompagnato il pullman al Partenio ricordando, rumorosamente, che il Covid può impedire l'accesso allo stadio, ma non isola la passione e la voglia di un intero popolo di tornare nel calcio che conta, fino ad arrivare allo striscione: “Grinta e sudore, fatevi onore!”, all'ultima curva prima di entrare allo stadio. Dono della sintesi per un messaggio chiaro e netto, dritto al cuore dalla squadra, che ha pienamente recepito nel momento di trasformare il “prima” in “durante”. In maniera pressoché consequenziale, in campo l'Avellino ha fatto l'Avellino: pochi fronzoli e tanta sostanza di fronte a cognomi altisonanti, urlando in faccia agli avversari la propria voglia di spuntarla. Ad ogni costo. Ferocemente. Come Carriero: il prototipo del calciatore dei desideri del tifoso avellinese. Maglia sudata, corsa perpetua, a ringhiare sulle caviglie di chi non ha la maglia verde; a muso duro contro chiunque, in una danza di puro agonismo, per far capire il concetto di fame che fa la differenza oltre e più dei curriculum. Il “dopo”, naturale epilogo, si è materializzato come la chiusura parziale di un cerchio nella corsa sotto la Curva Sud, solo virtualmente vuota, per sigillare un patto tacito tra tutte le componenti. Un patto solenne, anche senza firme su fogli di carta. Riecco il corpo unico. L'Irpinia e i suoi lupi. Una simbiosi magica. Il preludio a ogni trionfo del passato. Questione di feeling. Le vibrazioni sembrano davvero essere, di nuovo, quelle giuste. Adesso è il momento di tornare a fare la storia.
INSERITO DA ANGELA CECERE Ascolti Tv 11 aprile 2021. In prima serata ci voleva Paolo Bonolis per soffiare il primato domenicale alla fiction di Rai1. È stata una vittoria sul filo di lana dopo un appassionante sprint. Su Canale 5 – dalle 21.25 alle 24.54 – il debutto Avanti Un Altro! Pure di Sera ha ottenuto una media di 4.109.000 spettatori pari al 17,6% di share. Su Rai1 – dalle 21.39 alle 23.40 – in prima visione la prima puntata de La Compagnia del Cigno 2 ha conquistato una media 4.050.000 spettatori pari al 17% di share. Su Rai3 Che Tempo Che Fa - dalle 20.36 alle 22.01 – 3.021.000 (11%) mentre Che Tempo Che Fa Il Tavolo – dalle 22.05 alle 23.31 – 1.619.000 (6,9%). Su La7 Non è l’Arena 1.591.000 (6%) nella prima parte dalle 21.12 alle 22.55 e 920.000 (6,9%) nella seconda parte dalle 23.01 alle 0.55. Su Rai2 la serie 9-1-1: 1.281.000 (4,6%) nel primo episodio e 1.213.000 (4,6%) nel secondo. Su Italia1 X-Men Giorni di un futuro passato 1.112.000 (4,7%). Su Rete4 Flight 728.000 (3,4%). Su Tv8 4 Hotel 605.000 (2,3%). Sul Nove Casamonica Le Mani su Roma 346.000 (1,3%). In fascia Access Prime Time su Rai1 Soliti Ignoti 5.109.000 (18,6%). Su Canale 5 Paperissima Sprint 3.920.000 (14,3%). Su Rai 3 anteprima Che Tempo che fa 1.868.000 (7,3%). Su La7 anteprima di Non è l’Arena 1.300.000 (4,8%). Su Italia1 CSI Miami 1.329.000 (4,9%). Su Rete 4 Stasera Italia Weekend 1.119.000 (4,2%) nella prima parte e 904.000 (3,3%) nella seconda. Su Tv8 Quattro Ristoranti 581.000 (2,1%). Sul Nove Little Big Italy 339.000 (1,3%). Nel Preserale su Rai1 L’Eredità 4.645.000 (20,8%). Su Canale 5 Avanti un Altro 3.738.000 (17%). Su Rai2 Novantesimo Minuto 909.000 (4,8%) nella prima parte La Tribuna e 1.339.000 (6,2%) nella seconda. Nel daytime su Rai1 Santa Messa Presieduta dal Papa 2.391.000 (21,4%). Su Canale5 Santa Messa Celebrata dal Papa 982.000 (8,9%). Su Rai1 Linea Verde 4.157.000 (23%), Domenica In 3.620.000 (18,1%) nella prima parte e nella seconda 3.261.000 (17,5%). Da noi… a ruota libera 2.424.000 (13,5%). Su Rai 2 Quelli che il calcio 1.165.000 (6,3%). Su Rai 3 Mezz’ora in più 1.406.000 (7,3%), Kilimangiaro Una finestra sul mondo 1.621.000 (9%). Su Canale 5 Domenica Live nella prima parte 2.330.000 (13,4%) e nella seconda 2.389.000 (13%). In seconda serata su Rai 1 Speciale Tg1 568.000 (6%). Su Rai 2 La Domenica Sportiva 958.000 (6,5%), L’altra DS 282.000 (4,1%). Su Italia 1 Pressing Serie A 357.000 (6,5%). Su Rai 3 Tg3 Mondo 588.000 (4,8%). Su Canale 5 Il film The Dreamers 286.000 (6,1%). Su Rete 4 Il film The forger 181.000 (3,4%).
INSERITO DA ANGELA CECERE ROMA, Passiamo sempre più tempo davanti ai nostri smartphone, un'attitudine che si è accentuata con la pandemia: negli ultimi due anni il tempo è aumentato di circa il 30% arrivando ad una media di 4,2 ore al giorno. Le app di messaggistica hanno avuto un forte incremento, così come quelle di games. Insomma, si scrive e si gioca di più. Lo rivela la società di ricerche App Annie, sulla base di dati raccolti in 16 paesi (tra questi non c'è l'Italia) nel primo trimestre del 2021 e raffrontati con quelli del 2019 e 2020. Se la media mondiale di tempo speso ogni giorno attaccati ai dispositivi mobili è di 4,2 ore, ci sono paesi che raggiungono addirittura le 5 ore come il Brasile, la Corea del Sud e l'Indonesia. In India, rispetto al primo trimestre del 2019, l'aumento del tempo trascorso è stato di circa l'80%; in Russia e Turchia, rispettivamente il 50% e il 45%. Secondo la ricerca, le app di messaggistica hanno avuto un forte incremento nel corso del primo trimestre 2021, in modo particolare Signal e Telegram, forse preferite dagli utenti dopo le tante polemiche riguardo Whatsapp e la sua nuova normativa sulla privacy. Nello specifico, Germania, Francia e Regno Unito sono stati i Paesi europei in cui Signal si è piazzato in testa alla classifica delle cosiddette "Breakout Apps", cioè quelle che hanno visto boom di download, sia su iOS sia su Android. Tra i giochi spicca High Hells, un titolo molto gettonato su TikTok, che ha raggiunto la vetta delle "Breakout Games" di Usa e Regno Unito. In classifica anche 'DOP 2: Delete One Part' e 'Phone Case DIY'. Ed è un vero e proprio caso 'Crash Bandicoot: On the Run!' lanciata il 25 marzo, che in soli quattro giorni ha raggiunto 21 milioni di download.
INSERITO DA ANGELA CECERE Diasorin vola in Borsa dopo l'acquisizione dell'azienda americana Luminex Corporation per un prezzo in contanti pari a 37 dollari (31,1 euro) per azione, pari ad un equity value e ad un enterprise value di circa 1,8 miliardi di dollari (1,5 miliardi di euro). In avvio di seduta il titolo non è riuscito a fare prezzo per poi entrare agli scambi con un rialzo dell'8% a 150,30 euro. Il prezzo per azione concordato per l'acquisizione rappresenta un premio di circa il 23,1% rispetto al prezzo di chiusura al 24 febbraio 2021 (il giorno precedente a quando sono trapelate indiscrezioni sull'eventuale vendita) e ad un premio di circa il 30,6% e di circa il 47,5% rispetto al prezzo medio ponderato sui volumi per il periodo di 30 e 90 giorni precedenti al 24 febbraio 2021. In seguito all'acquisizione, il fatturato consolidato su base combined per il 2020 sarebbe di circa 1,25 miliardi di euro, l'adjusted Ebitda di circa 472 milioni e la posizione finanziaria netta positiva per circa 335 milioni.
INSERITO DA ANGELA CECERE Penso che non sia la direzione giusta che il M5s diventi un partito, con un'organizzazione dell'altro secolo". Lo dice il presidente dell'associazione Rousseau Davide Casaleggio intervistato da Lucia Annunziata a Mezz'ora in più su Rai3. "Mio padre ha sempre pensato al M5s come Movimento ben diverso dall'organizzazione di partito del Novecento. Non si può pensare a un'organizzazione funzionale e a un'organizzazione dell'altro secolo è cosa non più di attualità. Forse non sono più di attualità neanche i movimenti. Oggi si pensa a una platform society", afferma. Nel M5s "c'è un grande dibattito su tante tematiche politiche ed è giusto che ci sia. Altra questione è entrare nel merito delle regole e mettere in difficoltà finanziaria Rousseau per mettere sul tavolo il terzo mandato o la democrazia dal basso o altre regole fondamentali del M5s", aggiunge Casaleggio. "Spero che non sia così ma a pensar male si fa peccato ma..., come diceva Andreotti", sottolinea.
INSERITO DA ANGELA CECERE GIUGLIANO La terra brucia ancora. Senza sosta. E accade, ancora una volta, nel campo rom della zona Asi di Giugliano. Le fiamme sono divampate pochi minuti fa in quella che è una delle aree più a rischio da questo punto di vista. Irrespirabile l’aria anche a grande distanza: il colore nero della colonna di fumo denota come ad andare a fuoco siano andati probabilmente scarti tessili e pneumatici. Va detto che nella zona Asi sono tantissimi i roghi tossici divampati nelle ultime settimane. Nonostante i controlli la Terra dei fuochi continua ad esistere e a fare danni.
INSERITO DA ANGELA CECERE Salerno. Dalle prime ore di questa mattina, nella provincia di Salerno, i carabinieri stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal Gip del Tribunale di Potenza, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 7 persone, (uno in carcere, cinque agli arresti domiciliari ed uno sottoposto all'obbligo di dimora). Tutti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale.