Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE ROMA, La nomina di Marinella Soldi a presidente Rai è stata ratificata dalla Commissione di Vigilanza con 29 voti favorevoli, 5 no e 3 schede bianche. Erano presenti 37 membri della commissione bicamerale su 40. La ratifica della bicamerale con una maggioranza di due terzi è vincolante per la nomina.
INSERITO DA ANGELA CECERE Ora vuole spiegazioni. Giorgia Meloni tocca il limite della sopportazione e lancia un messaggio inequivocabile ai suoi alleati del Centrodestra: “Non si può dubitare della volontà di FdI di stare all’interno della coalizione, la domanda che ho posto è se invece, da parte delle altre forze politiche, si prendono in considerazione scenari diversi anche per il futuro. A questo punto mi pare necessario chiarirlo”. Malan lascia Forza Italia per FdI La leader di Fratelli d’Italia, che saluta un ingresso di ‘peso’ nella sua squadra, quello dell’ormai ex vice presidente dei senatori di FI, Lucio Malan, mostra i muscoli a Matteo Salvini e Silvio Berlusconi: “Noi continueremo a fare come sempre tutto quello che possiamo per l’unità e per arrivare al governo con il centrodestra, però ovviamente chiediamo come tutti rispetto, per la nostra storia politica, per il lavoro che abbiamo fatto e per le regole che tengono insieme questa coalizione. Il riferimento è all’ultimo graffio ricevuto con la scelta del nuovo Cda della Rai, dal quale il primo partito di opposizione è stato escluso. La misura è colma, dopo i discorsi sulla federazione o quelli sulla fusione in un partito unico, il tira e molla sul Copasir e la trattativa (infruttuosa) sulle presidenze delle commissioni. Così tutto torna in gioco, a partire dalle regionali in Calabria, dove la candidatura di Roberto Occhiuto non sembra più condivisa da tutti. Almeno non da FdI, che riapre la riflessione: “Stiamo ancora discutendo al nostro interno. È uno scenario obiettivamente diverso, avevamo preso per buona una regola che nel centrodestra era sempre stata applicata e cioè che si tendeva a privilegiare gli uscenti, quando c’erano. Era il caso di Forza Italia, con la scomparsa della povera Jole Santelli. Oggi che la regola è saltata, credo che vada fatta una valutazione per capire qual è il candidato più competitivo”. Meloni: “Nel Centrodestra ci sono cose da chiarire” È il segno che più di qualcosa non va. “Sicuramente nel centrodestra ci sono delle cose da chiarire, lo ribadisco – dice Meloni -. Credo che nessuno che ha lavorato in questi anni come Fratelli d’Italia per l’unità della coalizione, perché sappiamo che ci sono decine di milioni di italiani che aspettano di vederci al governo insieme. Però, per fare le cose bene serve lealtà e rispetto reciproco”. Ora la palla passa a Salvini e Berlusconi, che sanno – adesso anche pubblicamente – di avere un nodo da sciogliere al più presto. Anche se molto dipenderà da quanto in questi mesi la matassa della coalizione si sia ingarbugliata.
INSERITO DA ANGELA CECERE La pace è fatta. Beppe Grillo e Giuseppe Conte guideranno insieme il M5S. L'incontro che sigla l'armistizio si è svolto a Marina di Bibbona in un ristorante vicino la villa del comico. Il "padre" del M5s e l'ex premier infatti sono stati a pranzo insieme in un locale della località di mare dove il comico possiede Villa Corallina, il ristorante il Bolognese da Sauro. Beppe Grillo e Giuseppe Conte, accompagnati solo dagli uomini della scorta, si sono presentati alle 14.30. Hanno ordinato un antipasto di pesce e una spigola al forno con verdure, conversando tra loro, sarebbe stato notato, in un clima molto cordiale. Alle 16 erano sempre al tavolo, in attesa del dolce preparato da Celeste, figlia del proprietario. «E ora pensiamo al 2050!». Con queste parole Beppe Grillo pubblica sul suo profilo Fb la foto della «pace» tra lui e Giuseppe Conte. Nell'immagine i due sono seduti al tavolo del ristorante di Marina Di Bibbona teatro dell'incontro, mentre parlano sorridenti.
INSERITO DA ANGELA CECERE Mossa del leader di Italia Viva Matteo Renzi sul fronte giustizia. "Dal 1992 - ha detto a SkyTg24 - l'Italia è oggetto di uno scontro tra Politica e Magistratura. La mia idea è che questa Guerra dei Trent'anni deve finire; i politici fanno le leggi senza invasione di campo dei magistrati, e i magistrati fanno i processi senza invasione di campo dei politici. I referendum aiutano? Forse sì, ci sto riflettendo e nei prossimi giorni deciderò". "Ci sono due cantieri aperti - ha aggiunto - quello del ministro Cartabia e quello dei referendum che sono stati pensati non dalla Lega ma dai radicali, storici promulgatori di battaglie". "Siamo a un passo - ha detto riguardo al ddl Zan - dal traguardo. Migliaia di ragazzi omosessuali o transessuali che potrebbero avere finalmente una tutela. Al Senato i numeri sono ballerini. Se vuoi fare l'influencer dici 'noi andiamo dritti e se la legge non passa pace'. Se non passa quei ragazzi rimangono senza tutele. Ma se allarghi la base parlamentare la legge passa. La Lega chiede di cambiare due punti, se puoi approvarla insieme è meglio". "Il modello è la nazionale - ha proseguito - i giocatori delle varie squadre in campionato se le danno di santa ragione, ma quando stanno in nazionale corrono tutti dalla stessa parte. In politica i partiti se le danno di santa ragione ma quando si parla di riforme, di diritti di tutti, le si votano insieme, poi si torna ad accapigliarsi".
INSERITO DA ANGELA CECERE Dallo scontro all'accordo: c'è l'intesa tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo per il rilancio del M5S. L'ex presidente del Consiglio lo ha annunciato con un post su Facebook. «Sono pienamente soddisfatto dell’accordo raggiunto con Beppe Grillo, con il quale in questi giorni ho avuto modo di confrontarmi direttamente più volte» - scrive Giuseppe Conte - «Ringrazio anche i 7 componenti del comitato che hanno portato avanti questa mediazione: il loro generoso contributo è stato importante anche perché ha comportato una verifica e quindi un apprezzamento della solidità del progetto politico e dell’architettura organizzativa predisposti nei mesi scorsi attraverso un lavoro intenso e appassionato». Il due volte presidente del Consiglio, che ora può legittimamente aspirare a diventare il leader politico del Movimento 5 Stelle, ha poi aggiunto: «Ora ci sono tutte le condizioni per partire e rilanciare il Movimento 5 Stelle: piena agibilità politica del Presidente del Movimento, netta distinzione tra ruoli di garanzia e ruoli di azione politica, grande entusiasmo e chiaro sostegno al progetto politico». «È il momento di lasciarci alle spalle le ombre di questi giorni difficili. I momenti duri sono utili se ci aiutano a individuare la giusta strada da percorrere, le insidie da scansare» - aggiunge Giuseppe Conte - «Il Movimento 5 Stelle si rialzerà più forte: non dobbiamo farlo solo per noi stessi e per quello in cui crediamo, ma per dare all'Italia tutta la forza delle nostre idee di riscatto e di cambiamento. Per dare sostanza alla voce di chi non è ascoltato da nessuno. Insieme. Ora».
INSERITO DA ANGELA CECERE Il Senato ha approvato la riforma costituzionale che attribuisce ai 18enni il voto per eleggere il Senato. Con questo voto il Parlamento ha approvato definitivamente la riforma che sarà promulgata tra tre mesi per consentire di chiedere il referendum confermativo, dato che alla Camera sono mancati i due terzi. In favore della riforma hanno votato 178 senatori, 15 hanno votato contro e 30 si sono astenuti. Questa riforma entrerà in vigore dalle prossime elezioni politiche e farà si, come ha spiegato il relatore Dario Parrini, presidente della Commissione Affari costituzionali, che le due Camere abbiano la stessa base elettorale e quindi che in esse vi siano le stesse maggioranze politiche. Sono quasi 4 milioni i giovani, tra i 18 e i 24 anni che saranno coinvolti in questa modifica costituzionale acquistando l'elettorato attivo per il Senato.
INSERITO DA ANGELA CECERE Allarme amministrative in casa Movimento 5 Stelle. Con lo stallo politico ai vertici, i pentastellati ora vedono come un pericolo concreto la possibilità di non riuscire a presentare il simbolo alle prossime elezioni d'autunno. Mentre il comitato dei 7 nominato da Beppe Grillo prosegue i suoi lavori con il difficile obiettivo di trovare una sintesi sullo statuto tra il garante M5S e l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il tema della partecipazione del Movimento alle amministrative comincia a essere particolarmente sentito. «Il tempo scorre», si ragiona in ambienti parlamentari, «e qualcuno dovrà pur controllare e certificare le liste da presentare al voto sui territori». Il compito sulla carta spetta al capo politico reggente Vito Crimi, ma le recenti vicende processuali di Cagliari hanno confermato la fragilità giuridica del suo ruolo, che va avanti in regime di prorogatio da ormai troppo tempo: il rischio è quello di inciampare nel solito ginepraio di ricorsi, presentati magari da eventuali candidati esclusi che potrebbero impugnare la decisione di Crimi. Per Lorenzo Borrè, l'avvocato 'spina nel fianco' dei grillini, il rischio di andare incontro a questo scenario è altissimo: «Il rinvio delle consultazioni per la nomina dei componenti del Comitato direttivo - spiega il legale all'Adnkronos - rischia di essere l'ostacolo principale per la presentazione delle liste pentastellate alle amministrative». L'articolo 2 del Dpr n.132/1990 dispone infatti che «il deposito del simbolo della lista deve essere corredato da una 'dichiarazione sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito', carica attualmente vacante secondo la lettera dello statuto, così come acclarato dal Presidente del Tribunale di Cagliari, e che non può essere surrogata da Crimi». Secondo Borrè, «voler dare priorità alle modifiche statutarie, considerati i termini per gli adempimenti per la convocazione dell'assemblea e i nodi irrisolti sulla piattaforma legittimata a celebrarla, rischia di trasformare la presentazione delle liste in un Vietnam giudiziario, con ricorsi e controricorsi amministrativi a macchia di leopardo». «Da garante esterno continuo a caldeggiare l'ipotesi dello svolgimento immediato delle consultazioni sulla piattaforma Rousseau. È un parere gratuito», chiosa l'avvocato dei mille ricorsi, «ma da ponderare attentamente». Insomma, la prospettiva di non riuscire a presentare la lista M5S nelle città al voto a partire da Roma - dove nel frattempo, lo scorso 25 giugno, il Disability manager di Roma Capitale Andrea Venuto ha depositato il simbolo della 'Lista civica Virginia Raggi' presso l'Ufficio brevetti e marchi del Mise - è vissuta dai 'portavoce' nazionale e locali come un incubo da scongiurare a tutti i costi. Ma non c'è solo la questione delle liste a turbare il sonno dei pentastellati. L'altro tema caldo è l'alleanza con il Pd, destinata a sfaldarsi se non verrà chiuso al più presto il discorso leadership. Le speranze di trovare un candidato comune con i dem a Torino sono ridotte al lumicino e ad oggi Napoli è l'unica città dove centrosinistra e M5S sono riusciti a convergere sullo stesso frontman, ovvero l'ex ministro Gaetano Manfredi. Resta anche l'incognita delle regionali in Calabria dopo il passo indietro della candidata Maria Antonietta Ventura. Nella riunione di lunedì, la maggioranza dei parlamentari calabresi ha confermato l'asse con Pd e Articolo 1 auspicando però la candidatura di una figura politica interna al M5S per sostituire Ventura. Ma l'intesa con i democratici mostra anche qui le prime crepe: i parlamentari Auddino, Melicchio, Ferrara e Orrico, secondo quanto apprende l'Adnkronos, avrebbero espresso forti perplessità circa l'alleanza con il Pd, dicendosi favorevoli ad appoggiare il percorso civico di Luigi De Magistris.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Fa bene Chiara Ferragni a dire quello che pensa. Solo che da lei mi aspettavo qualcosa in più di una frasina banale e qualunquista". Lo scrive su Facebook Matteo Renzi, spiegando che Chiara Ferragni è entrata nel dibattito sulla Legge Zan "dicendo ai suoi 24 milioni di follower: Che schifo che fate politici" e postando una foto del leader di Iv. "Dire che i politici fanno schifo è il mediocre ritornello di chi vive di pregiudizi - dice Renzi - Da una persona che stimo mi aspetterei un confronto nel merito. Perché sapete chi fa davvero schifo in politica? Fa schifo chi non studia, chi non approfondisce, chi non ascolta le ragioni degli altri, chi pensa di avere sempre ragione". "Se Chiara Ferragni vuole confrontarsi sugli articoli 1, 4, 7 della legge Zan e sugli emendamenti Scalfarotto io ci sono - aggiunge Renzi - Se Chiara Ferragni vuole conoscere come funziona il voto segreto al Senato, ai sensi dell'articolo 113.4 del Regolamento, io ci sono. Se Chiara Ferragni vuole discutere, criticare, approfondire io ci sono. Ma sia chiaro. La politica, cara Ferragni, è un'attività nobile e non fa schifo. E la politica si misura sulla capacità di cambiare le cose, non di prendere i like". "Sono pronto a un dibattito pubblico con la dottoressa Ferragni, dove vuole e come vuole. Sono sempre pronto a confrontarmi con chi ha il coraggio di difendere le proprie idee in un contraddittorio. Se ha questo coraggio, naturalmente", conclude.
INSERITO DA ANGELA CECERE A un passo dalla rottura, Luigi Di Maio e Roberto Fico raggiungono Beppe Grillo nella sua casa di Marina di Bibbona. Bisogna scongiurare una scissione che precipiterebbe il Movimento 5 stelle, e tutti i suoi protagonisti, in un futuro incerto. E in extremis, venerdì sera a cena con il fondatore, in una triangolazione con Giuseppe Conte che è al mare poco lontano, i due esponenti più rappresentativi del Movimento delle origini ottengono un mandato a trattare. Un comitato di sette che garantisce tutte le anime pentastellate avrà pochi giorni, al massimo una decina, per trovare un difficilissimo equilibrio tra le prerogative che il garante vuole conservare e la libertà di manovra politica che l'ex premier chiede. "Nessuna diarchia", è la condizione minima che Conte pone. Le posizioni sono lontane, i due non si parlano. Ma Di Maio si mostra ottimista: "Non è semplice ma io ci credo, troveremo una soluzione per ripartire". Grillo mette in stand by la votazione del comitato direttivo che segnerebbe la fine del progetto contiano del M5s. Conte, che raccontano in pace con se stesso per aver fatto tutto il possibile per trovare una sintesi ed evitare spaccature o scissioni, benedice il "tentativo di mediazione". Ma il fondatore invoca tempi "brevissimi" per riscrivere statuto, codice etico e carta dei valori, tanto che circola l'ipotesi - smentita dai diretti interessati - che abbia dato solo tre giorni ai mediatori. E l'ex premier, parlando con chi gli è più vicino, pone l'accento sulla necessità di rilanciare il M5s dando vita a un nuovo corso, tenendo fermi "quei principi fondamentali espressi con chiarezza" anche nella conferenza stampa di qualche giorno fa. Accetterà la leadership (e archivierà l'ipotesi di un nuovo partito) se ci sarà chiara separazione tra gli organi di garanzia e di gestione politica del Movimento. L'ipotesi di lavoro - ancora tutta da costruire - da cui "i sette" potrebbero partire è stabilire che in casi eccezionali il garante possa intervenire e indire votazioni degli iscritti. Di sicuro c'è la necessità, osserva un dirigente, che entrambi facciano mezzo passo indietro. "Puntiamo a chiudere entro sette-dieci giorni ma ci prenderemo il tempo che servirà", confida un mediatore. Dal palco di un'iniziativa a Sorrento Di Maio, che ha portato a casa l'avvio di una trattativa fortemente voluta ma tutt'altro che scontata, ha un sorriso disteso quando dichiara: "E' un momento molto delicato, proprio per questo credo che si debba parlare pochissimo e lavorare per una soluzione comune". "E' il momento della generosità, ho sempre creduto che" mediare "fosse l'unico metodo per superare lo stallo, con l'aiuto di Grillo, Conte, i nostri portavoce e gli attivisti", twitta il ministro Federico D'Incà e anche il viceministro Laura Castelli si dice ottimista. Ma c'è chi si spinge oltre: "La scissione è di fatto archiviata, la mediazione passerà anche perché rompere non conviene a nessuno, né a Grillo che ne uscirebbe indebolito né a Conte, che dovrebbe partire da zero, con numeri incerti", ragiona un dirigente pentastellato. Il lavoro dei mediatori è però ancora alle battute iniziali, con i primi contatti tra i sette, che potrebbero incontrarsi all'inizio della prossima settimana. Del comitato fanno parte Di Maio e Fico, protagonisti dell'iniziativa che ha portato a sbloccare l'impasse, il presidente del comitato di garanzia Vito Crimi, il capogruppo di Camera e Senato, Davide Crippa e Ettore Licheri, la capogruppo in Parlamento europeo Tiziana Beghin, il ministro Stefano Patuanelli. Patuanelli e Licheri sono considerati più vicini a Conte, Crippa e Beghin più in sintonia con Grillo. La presenza dei capigruppo dà prova di coinvolgimento ai parlamentari che negli ultimi mesi hanno lamentato esclusione dalle decisioni interne. Le assemblee di deputati e senatori ipotizzate per parlare con Grillo e Conte a questo punto sono in stand by. Saranno i sette a tessere la tela tra i due: se intesa sarà, dovrà poi essere presentata ai gruppi e vidimata da un voto degli iscritti. A cena con gli enfant prodige del Movimento, con sullo sfondo la vittoria degli azzurri contro il Belgio, Grillo ferma le lancette della scissione e scrive sul suo profilo Facebook il post in cui tanti speravano. A chi lo sente un giorno dopo, Conte ribadisce che la contesa non è personale ma che non potrà dire no al progetto se non penserà che sia la strada giusta. Gli alleati di governo tifano unità. La via è stretta, ma è stata imboccata.
INSERITO DA ANGELA CECERE Il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi ha, attraverso una mail, comunicato al garante Beppe Grillo di aver avviato questa mattina tutti gli adempimenti prodromici allo svolgimento delle votazioni per il comitato direttivo, individuando modalità e tempistiche per la presentazione delle candidature, per le verifiche dei requisiti e per lo svolgimento della votazione, ribadendo che si procederà al voto utilizzando lo strumento di voto messo a disposizione da SkyVote. Lo fanno sapere fonti del Movimento 5 Stelle. Una partita a scacchi o ancora peggio uno stallo «alla messicana» in cui gli avversari si tengono reciprocamente sotto tiro: per un giorno sembra proprio questa l'immagine stile western del Movimento, dove Beppe Grillo e Giuseppe Conte si sono ritirati dalla scena pubblica per pianificare le prossime mosse di attacco. In attesa di veder comparire da un momento o l'altro la «lista» Grillo dei candidati al direttorio che Crimi ha autorizzato ma non su Rousseau, bensì su Sky Vote. Fatto che accelera lo strappo, dato quasi per scontato, dell'ex premier per dare vita a suoi gruppi parlamentari. L'esile speranza di una ricomposizione della frattura si era già sgretolata dietro il silenzio di Luigi Di Maio, l'ex capo politico di cui entrambi i contendenti si fidano, che aveva tentato ancora questa mattina di riportare la pace, con una visita di prima mattina nella casa dell'ex premier. Ma come il suo, «rimbomba» per un giorno il silenzio di tutti gli attori in campo. Fatta eccezione per il capogruppo dei 5 Stelle alla Camera che, dopo la richiesta avanzata ieri sera in assemblea, si è fatto portavoce di un nuovo tentativo di mediazione. Visto che i deputati, così come i senatori, hanno detto a chiare lettere di voler conoscere i contenuti della bozza di statuto e della 'carta dei valorì, Davide Crippa si è proposto per portare avanti la richiesta. Di prima mattina ha alzato il telefono ed ha chiamato Beppe Grillo e il garante si è detto disponibile. Sfatando quindi i sospetti di qualche parlamentare: «tutto questo mistero sullo Statuto non deriverà dal fatto Conte ha fatto firmare a Grillo una clausola di riservatezza?». Il capogruppo M5s proverà anche a verificare la possibilità di incontrare il garante, Beppe Grillo, e separatamente, anche Giuseppe Conte. L'ex premier non si tira indietro: «Se ho un invito volentieri. Ci mancherebbe, sono sempre a disposizione dei parlamentari» dice a proposito dello Statuto. Ma l'operazione potrebbe comunque essere tardiva. Ad ore è infatti attesa la pubblicazione della «lista» di Grillo dei 5 candidati al direttorio sul suo blog o sul ritrovato blog delle Stelle, ora in mano a Casaleggio. La procedura prevederebbe che prima siano i candidati a proporsi, ma in questo frangente nessuno, si racconta in Parlamento, si stupirebbe di trovarsi la cinquina da votare bella e pronta. È con questa eventuale lista che si potrebbe misurare la reale consistenza dei futuri eventuali gruppi: quello di Grillo e quello di Conte. Tutto dipenderà dai nomi che verranno indicati. Se esponenti come Luigi Di Maio o Roberto Fico dovessero essere inclusi, la strada per la eventuale creazione di gruppi di Conte sarebbe molto più in salita. Intanto Vito Crimi ha risposto all'ultimatum lanciato da Beppe Grillo che ha chiesto di poter procedere alla votazione del direttorio a 5, l'ultimo atto di detronizzazione del candidato Conte alla leadership del Movimento. A sorpresa il reggente Vito Crimi ha però annunciato a Grillo che la votazione potrà avvenire ma non su Rousseau, come chiesto dal garante, ma su Sky Vote, la piattaforma di voto che aveva scelto Giuseppe Conte dopo la migrazione dei dati degli iscritti dal sito dell'associazione di Davide Casaleggio. La decisione arriva dopo che un gruppo di eletti 5 Stelle «ortodossi», tra cui figura la consigliera regionale laziale Francesca De Vito, il consigliere napoletano ed ex candidato sindaco Matteo Brambilla e la ex probivira Raffaella Andreola, aveva diffidato il Comitato di garanzia, il suo presidente e i suoi membri, «a porre in essere quanto necessario per procedere» alla votazione su Rousseau. Riservandosi anche di «adire le competenti sedi giudiziarie, anche in via risarcitoria, per lesione dei diritti associativi e politici dei sottoscritti, in caso di inottemperanza». Un nuovo pasticcio che lascia intuire una guerra a suon di carte bollate che potrebbe protrarre ulteriormente lo stallo ormai infinito.