Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Dopo lo strappo tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo, arriva un nuovo capitolo della saga del Movimento 5 Stelle. Questa mattina il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha incontrato in casa sua l’ex premier Giuseppe Conte: ed è giallo sui motivi del ‘vertice’, poche ore dopo che il garante del M5S ha sonoramente bocciato la figura di Conte, facendo capire che gli spiragli per una pace tra i due sono pochissimi. Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano l’incontro tra Di Maio e Conte è uno degli estremi tentativi di riportare a una riappacificazione tra l’ex premier e l’ex comico e fondatore del movimento. I gruppi parlamentari sono divisi, con gran parte dei senatori pronti a seguire Conte in caso dovesse dar vita a un nuovo partito o movimento, mentre tra i deputati c’è più sostegno alla linea Grillo.
INSERITO DA ANGELA CECERE È iniziata intorno alle 17.30 la conferenza stampa di Giuseppe Conte al Tempio di Adriano a Roma. Ad ascoltare l'ex premier ci sono numerosi giornalisti e operatori TV, ma nessun parlamentare pentastellato. La scelta di circoscrivere l'incontro ai giornalisti, come spiegano dallo staff di Conte, è stata dettata da questioni di spazio e di distanziamento. Assente anche Rocco Casalino, l'uomo della comunicazione a 5 Stelle. «Quando dissi agli amici del M5S 'io ci sono e ci sarò'. Confesso che non avevo un'idea di impegno preciso. Fu una frase di affetto e riconoscenza per la lealtà e la reciproca fiducia tra noi. Pochi giorni dopo Beppe Grillo mi chiese di entrare nel Movimento. Poi mi invitò al Forum, dove rifiutai di entrare nel M5S ritenendo che una mia investitura a freddo fosse un'operazione del tutto inadeguata», ha detto Conte. «Il confronto all'Hotel Forum con Grillo fu molto schietto. Ho elencato alcune carenze, ambiguità che impediscono le grandi potenzialità di questa forza politica che potrebbero dispiegarsi appieno. Ho illustrato una serie di innovazioni secondo me indispensabili». Dall'incontro all'Hotel Forum «ci siamo lasciati con il mio impegno a elaborare un progetto di riforma del M5S, che una volta condiviso ci avrebbe fatto partire con il piede giusto. Ho iniziato quindi a lavorare ad una sfida complessa ma anche stimolante. In questi 4 mesi ho studiato tanto, ho studiato gli Statuti del M5S, ho ascoltato suggerimenti di parlamentari, sindaci e singoli iscritti». «Nell'approssimarsi all'appuntamento per il lancio del nuovo corso con Beppe Grillo sono emerse diversità di vedute su alcuni aspetti fondamentali. È emerso un equivoco di fondo: io credo che non abbia senso imbiancare una casa che ha bisogno di profonde ristrutturazioni. L'ho sempre detto, non mi sarei mai prestato ad una operazione di facciata, di puro restyling». «Questa mia franchezza non nasconde arroganza, è dovuta all'affetto per il M5S. La mia posizione nasce da un ragionamento secondo cui, dopo la fase di crescita del Movimento, oggi rischiamo di entrare in una fase di declino se non rilanciamo in modo nuovo la forza» dei 5 Stelle. «Io non posso assumere una decisione solo con il cuore se la mia testa mi suggerisce che il percorso è sbagliato. Non posso prestarmi ad un'operazione in cui non credo». «Abbiamo bisogno di un campo largo. Dobbiamo lavorare nel rispetto delle reciproche autonomie con tutte le forze che fin qui si sono mostrate concretamente sensibili al nostro slancio innovatore. Questo è il momento in cui l'intera comunità 5 Stelle deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Il mio l'ho fatto». «Ho avuto un fittissimo scambio di mail con Grillo, ho accolto un buon numero delle sue osservazioni. Le altre non possono accoglierle, perché alterano questo disegno e creano confusione di ruoli e di funzioni. Domani mattina consegnerò i documenti frutto del mio lavoro dapprima a Grillo e poi a Crimi chiedendo che siano diffusi alla comunità. Sono condizioni imprescindibili del mio impegno». «Beppe sa bene che ho avuto e avrò sempre rispetto per lui. Spetta a lui decidere se essere il genitore generoso che lascia crescere la sua creatura in autonomia o il genitore padrone che ne contrasta l'emancipazione. Per lui c'è era e ci sarà sempre il ruolo di Garante, ma ci sarà distinzione tra la filiera di garanzia e la filiera degli organi di politica attiva al cui vertice ci deve essere il leader politico e la filiera di controllo».
INSERITO DA ANGELA CECERE "Lavoriamo per l'unità, usando testa e cuore. Come sempre troveremo una soluzione". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio parlando dello scontro interno al Movimento 5 Stella a chiusura di una intervista sulla Gazzetta del Mezzogiorno dedicata al G20 che si terrà domani a Matera e che prevede nel pomeriggio un incontro di accoglienza a Bari. Si riapre il dialogo tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte per provare a trovare una soluzione alla grave crisi in cui era sprofondato il Movimento. Una telefonata tra il fondatore del Movimento e il candidato leader riapre la porta ad un tentativo di ricomposizione della frattura attorno al quale le due parti potrebbero trovare una convergenza. Il garante, raccontano fonti accreditate, avrebbe rinunciato ad alcuni punti contesi con Conte, come quelli relativi alla comunicazione e alle nomine che rimarrebbero in mano al nuovo capo politico. Grillo manterrebbe il ruolo di garante come richiesto anche da diversi parlamentari nelle ultime ore. "Come farà ora Conte a dire di no?" commentano ora i parlamentari 5 Stelle che sperano ora di poter portare a casa la pace tra i due contendenti. Ma la partita non è affatto chiusa. Chi ha sentito Giuseppe Conte dopo la telefonata con Beppe Grillo riferisce che continuano ad esserci distanze con il fondatore del Movimento e che i nodi principali non sarebbero stati ancora sciolti. "Si sta lavorando, il finale non è ancora scritto" e la possibilità di trovare un' intesa esiste ma anche il contrario, dice infatti un esponente del Movimento che sta lavorando alla mediazione. Ma il tempo corre. Conte parla oggi alle 17.30, presso la Sala del Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma, almeno per fare il punto della situazione. Tra i cosiddetti "contiani" prevale tuttavia il pessimismo. Lo show di Grillo davanti ai deputati è stato così violento da minare non solo il rapporto di fiducia reciproco attuale ma tale da mettere a repentaglio anche la prospettiva per una futura collaborazione. Grillo, si fa notare, " vuole mantenere il potere che ha nel Movimento" e questo non è conciliabile con l'assunzione di responsabilità che spettano ad un capo politico. Tant'è che già si ragiona non solo della possibilità che possa nascere il partito di Conte, ma anche di come organizzare quello che resterebbe del Movimento di Grillo. La previsione, si racconta, è che se tutto dovesse saltare si torni a quanto deciso agli Stati Generali, con la nomina di un consiglio direttivo. Se scissione sarà, nel M5s potrebbe tornare la leadership collegiale. Un'opzione che potrebbe essere gradita da molti parlamentari. Anche se la maggioranza tifa apertamente per un accordo. Mentre si moltiplicano le voci dei parlamentari che lanciano appelli per una ricomposizione dello scontro, anche la base sembra parteggiare per la pace. Sul blog delle Stelle e sulla pagina Fb di Grillo sono infatti in tanti a chiedere al fondatore di fare un passo indietro: "Beppe - si legge in un post - tu e Gianroberto siete stati dei grandissimi ma, se non vuoi restare solo un visionario, pragmaticamente concedi a Conte di portare avanti i vari progetti ed idee del M5S, altrimenti tutto risulterà vano".
INSERITO DA ANGELA CECERE Il presidente della commissione Giustizia del Senato, il leghista Ostellari, ha convocato per mercoledì un tavolo di confronto della maggioranza sul ddl Zan contro la omotransfobia. Un passo verso la trattativa dopo la tensione con il Vaticano. 'Lo Stato italiano è laico, non confessionale. Concordo pienamente con il presidente del Consiglio Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento italiano', ha detto anche il Segretario di Stato vaticano Parolin, aggiungendo che la Santa Sede non vuole bloccare la legge ma esprime una preoccupazione su possibili interpretazioni. Il card. Parolin spiega la genesi dell'iniziativa della Santa Sede: "Avevo approvato la Nota Verbale trasmessa all'ambasciatore italiano e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni. Si trattava, però, di un documento interno, scambiato tra amministrazioni governative per via diplomatica. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo per essere pubblicato". Il Segretario di Stato vaticano rileva poi che "l'intervento è stato preventivo proprio per fare presenti i problemi prima che sia troppo tardi. Il disegno di legge è stato già approvato, peraltro, da un ramo del Parlamento. Un intervento solo successivo, una volta cioè che la legge fosse stata adottata, sarebbe stato tardivo. Alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo". Infine spiega perché sia intervenuto il Vaticano e non la Cei: "La Conferenza episcopale italiana - dice Parolin a Vatican News - ha fatto tutto il possibile per far presenti le obiezioni al disegno di legge. Ci sono state due dichiarazioni in proposito e il quotidiano dei cattolici italiani, Avvenire, ha seguito con molta attenzione il dibattito. Anche la Cei, con la quale c'è piena continuità di vedute e di azione, non ha chiesto di bloccare la legge, ma ha suggerito delle modifiche. Le preoccupazioni della Santa Sede sul ddl Zan sono legate al fatto che "il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo. L'esigenza di definizione è particolarmente importante perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com'è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare". "La palla sta nel campo del Pd: noi, la Lega e tutto il centrodestra, siamo pronti a sederci attorno a un tavolo per risolvere tutti i problemi di questa legge", ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini. "Secondo noi il ddl Zan così com'è costruito ha al suo interno tutte le componenti e tutte le garanzie, in questo momento la cosa migliore è andare in parlamento e ognuno dirà la sua. La nostra è di approvarlo così com'è", ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta. "Dopo gli atti, le parole e i comportamenti di ostruzionismo totale tenuti in questi mesi, è evidente che l'offerta di dialogo della Lega non è credibile - dicono fonti del Nazareno -. E' solo un atteggiamento strumentale finalizzato a far impantanare il provvedimento. In ogni caso, la prima cosa da fare è votare l'approdo del Ddl Zan in Aula". "L'ipotesi di arrivare a un testo condiviso diverso da quello che ha avuto il via libera della Camera è altamente improbabile. La strada maestra è approvare al Senato il testo così come è uscito dalla Camera, senza modifiche, senza riaprire alcun fronte. Con i voti di Iv la maggioranza c'è".
INSERITO DA ANGELA CECERE «Questo è il momento del governo, non è il momento del Parlamento». Mario Draghi si chiama fuori dalla querelle con la Santa Sede sul disegno di legge Zan contro la omotransfobia. E non tenterà alcuna mediazione sul testo del provvedimento. Allo stesso tempo il premier, nell’aula del Senato, ha scandito: «Il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale. Quindi il Parlamento è libero di discutere e di legiferare». Il Vaticano, contrario al disegno di legge, però stia tranquillo: «Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa». Ddl Zan, le parole di Draghi Le parole di Draghi, che suonano come una risposta negativa alla richiesta della Santa Sede al governo di intervenire per modificare il ddl Zan, sono frutto di un lavoro istruttorio di ben ventiquattr’ore. «Datemi tempo, voglio rispondere in maniera strutturata», aveva detto il premier martedì durante la conferenza stampa con Ursula von der Leyen sul Pnrr. E ieri - dopo che gli sherpa del governo avevano messo a fuoco che la nota verbale del segretario di Stato Richard Gallagher «è espressione di alcuni esponenti della Cei». E dunque non di tutta la Chiesa: «Ci sarebbe da capire meglio le dinamiche interne alla Conferenza episcopale...», chiosava una fonte dell’esecutivo - Draghi in Senato ha dato una lezione di laicità. «Senza voler entrare nel merito della questione», senza perciò difendere o sconfessare il contestato disegno di legge, il presidente del Consiglio ha messo a verbale: «Il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale. Quindi il Parlamento è certamente libero di discutere e ovviamente di legiferare». Parole più o meno identiche a quella pronunciate da Roberto Fico, presidente della Camera, in mattinata. Poi, rassicurando chi dal Vaticano ha lanciato l’allarme con l’inusuale nota verbale del 17 giugno in cui si paventava la «violazione dell’accordo di revisione del Concordato», Draghi ha aggiunto: «Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa. Vi sono i controlli di costituzionalità preventivi nelle competenti commissioni parlamentari: è di nuovo il Parlamento che, per primo, discute della costituzionalità, e poi ci sono i controlli successivi nella Corte Costituzionale». Il tutto, «senza entrare ovviamente nel merito della discussione parlamentare». Perché se è vero che «il governo sta seguendo» il dibattito sul ddl Zan è altrettanto vero, appunto, che «questo è il momento del Parlamento, non del governo». Una linea simile a quella del Quirinale, da cui filtra che Sergio Mattarella «valuterà» il ddl Zan «quando riceverà il testo approvato». LA LEZIONE DI LAICITÀ Chiarita la questione e rigettata la richiesta di Gallagher, Draghi (che è andato a scuola dai gesuiti) ha voluto dare una definizione di laicità richiamando una sentenza della Consulta del 1989: «Non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, la laicità è tutela del pluralismo e delle diversità culturali». In più, per far capire qual è la linea del governo sulle «discriminazioni in base all’orientamento sessuale», il premier ha ricordato che martedì «l’Italia ha sottoscritto con altri 16 Paesi europei una dichiarazione comune in cui si esprime preoccupazione» su alcune leggi in Ungheria di Orban, l’alleato di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni a cena ieri sera a Bruxelles con il leader ungherese. La posizione del premier è stata salutata da una grandinata di applausi di Pd, Leu, Italia Viva, una parte di Forza Italia, mentre la Meloni ha chiesto di «sospendere l’iter parlamentare». Il centrosinistra e 5Stelle puntano però all’esatto contrario. «Questa legge è bloccata da troppo tempo dall’ostruzionismo leghista in commissione Giustizia, deve essere portata subito in Aula», ha detto la capogruppo Loredana De Petris. SCONTRO ALLA CAPIGRUPPO Tant’è, che alla conferenza dei presidenti dei gruppi, lo schieramento a favore del ddl Zan ha chiesto di calendarizzare il ddl nella settimana del 13 luglio. Lega e FdI invece di bloccarlo. Senza intesa, il verdetto sarà emesso il 6 luglio con una votazione in Aula. L’obiettivo di Pd, Leu, M5S è tirare fuori il provvedimento «dalla palude» della commissione Giustizia guidata dal leghista Andrea Ostellari accusato di voler affossare il provvedimento. «Ma in Aula», dice un senatore dem, «saremo probabilmente costretti ad accettare alcune modifiche, Renzi offrirà sponda alle richieste del centrodestra». Si vedrà. Il fatto che il capogruppo di Italia Viva, Davide Faraone, auspichi a fine serata «un consenso largo» sembra confermare i sospetti del Pd.
INSERITO DA ANGELA CECERE Ogni giorno milioni di ragazze si trovano a dover imparare, a proprie spese, che non possono realizzare i propri sogni. Devono subire discriminazioni, a volte anche violente. Devono accettare anziché scegliere, devono obbedire anziché inventare. Solo perché sono donne. Questa situazione non solo risulta immorale ed ingiusta, ma rappresenta anche un atteggiamento miope. Le nostre economie stanno perdendo alcuni dei nostri talenti migliori. Le nostre società si stanno lasciando sfuggire alcune delle migliori leader del futuro." Lo dice il premier Mario Draghi intervenendo, con un videomessaggio, al "Women Political Leaders Summit". "Dobbiamo assicurare la parità di condizioni nel mercato del lavoro e colmare il divario di retribuzione tra i generi ed aumentare il numero di donne in posizioni di responsabilità. Dobbiamo rafforzare i nostri sistemi di sicurezza sociale in modo tale da favorire l'evoluzione delle carriere delle donne. E dobbiamo colmare il divario tra la rappresentazione maschile e quella femminile nel mondo della politica. Il nostro obiettivo in Italia è quello di investire, entro il 2026, almeno 7 miliardi di euro per la promozione dell'uguaglianza di genere" prosegue nel messaggio il premier italiano. "Il nostro governo vanta il numero più alto di sottosegretarie donne nella storia d'Italia. Abbiamo anche nominato una donna come capo dei servizi segreti per la prima volta in assoluto. In ogni caso, questi sono solo dei primi passi. Quest'anno l'Italia ha la presidenza del G20. Ad agosto terremo una conferenza ministeriale sull'emancipazione femminile per la prima volta nella storia del G20. Vogliamo aiutare le leader femminili in tutto il mondo a favorire l'emancipazione di altre donne." Lo dice il premier Mario Draghi intervenendo, con un videomessaggio, al "Women Political Leaders Summit 2021".
INSERITO DA ANGELA CECERE Già in altri Paesi stanno togliendo l'obbligo di mascherina, "spero che nell'arco non dico poche ore, ma magari di pochi giorni l'Italia possa tornare alla libertà di respiro". Lo ha detto Matteo Salvini uscendo da Palazzo Chigi dopo un incontro con il premier Mario Draghi. "L'incontro con Draghi è stato utile, positivo e costruttivo. C'è sintonia su tutto", ha osservato. Durante il faccia a faccia - fa sapere Palazzo Chigi - sono stati passati in rassegna gli sviluppi positivi della situazione economica e le prospettive di ripresa e crescita del Paese. Salvini aveva detto in mattinata che avrebbe chiesto al premier di valutare lo stop alla mascherina all'aperto: "Ne parlerò con Draghi - sottolinea a Radio Anch'io - sarà una nostra proposta sicuramente. Se tutta Europa sta andando in questa direzione, anche in realtà messe meno bene di noi, dobbiamo considerare anche noi questa opportunità". "Entro fine luglio - ha detto Salvini sempre a Radio Anch'io in un altro passaggio - contiamo che Figliuolo abbia assolto al suo compito in maniera egregia grazie alla collaborazione di tutte le Regioni, nessuna esclusa e il Cts, se la situazione è sotto controllo, può rimanere in standby. Ma non è necessario che per tutto il resto della nostra esistenza ci sia il Comitato tecnico scientifico. Ripeto, guardiamo alla realtà che ci dice che i sacrifici degli italiani sono stati premiati anche se occorre ancora avere prudenza e buon senso". "Togliere la mascherina all'aperto a partire da questa estate è l'obiettivo del governo, ed è vicino. È da mesi che aspettiamo questo momento e adesso che i numeri ci dicono che stiamo superando la crisi sanitaria bisogna accelerare", scrive su Facebook il ministro degli esteri Luigi Di Maio. "Tempo fa ho detto che la mascherina all'aperto avremo potuto metterla nel taschino quando saremo arrivati a metà della popolazione vaccinata, ora ci siamo. Dai primi di luglio sarebbe opportuno far cadere l'obbligo". Così il sottosegretario alla Salute a 'L'Italia s'è desta' su Radio Cusano Campus. E sul mix di vaccini. "Le evidenze scientifiche, benchè iniziali - dice Sileri - dimostrano una risposta immunitaria superiore". E' in dirittura d'arrivo, invece, il green pass in Italia: in queste ore potrebbe essere firmato un Dpcm che lo introduce e ne fissa le regole nel nostro Paese, in vista di quello europeo che entrerà in vigore dal primo luglio. E se alcune Regioni hanno proposto anche l'inserimento di un'autocertificazione per la partecipazione a eventi, cerimonie, feste, il ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini chiarisce in vista della Conferenza con i governatori: "servirà comunque il documento di un vaccino o un tampone effettuato, perché l'autocertificazione fatta in casa non può andar bene". All'orizzonte della discussione politica, però, la questione più complicata resta il prolungamento della speciale procedura per far fronte alla pandemia. LO STATO DI EMERGENZA, CHE COS'E' E COSA COMPORTA - SCHEDA Il tema divide le forze politiche anche all'interno dell'Esecutivo, con la Lega che spinge per non rinnovare il provvedimento. Da Palazzo Chigi sarebbero arrivati segnali che propendono per la proroga, in quanto allo Stato di Emergenza sono legati la tenuta di tutta la struttura di missione del Commissario per l'Emergenza, Francesco Figliuolo, il Comitato Tecnico Scientifico, ma anche provvedimenti che riguardano lo smart working, la dad e alcune disposizioni lavorative nel caso di classi scolastiche in quarantena. Considerata la mutata situazione epidemiologica, la proroga non avrebbe comunque lo stesso significato di quelle precedenti: si tratterebbe soprattutto di una modalità per continuare a velocizzare alcune procedure. Anche se tecnicamente il rinnovo è possibile fino al 31 gennaio 2022, una delle ipotesi sarebbe quella di far terminare il provvedimento il 31 dicembre: una data che avrebbe anche il valore simbolico di lasciare la pandemia alle spalle con la fine dell'anno. Il trend sul calo dei contagi continua la sua discesa: sono 1.400 i nuovi positivi al Covid e 52 le vittime in un giorno mentre il tasso di positività è stabile allo 0,7%. Si ritorna ai numeri dello scorso ottobre anche per le cifre sugli ingressi giornalieri in terapia intensiva, solo nove in 24 ore e sono 101.855 le persone attualmente positive al virus in Italia.
INSERITO DA ANGELA CECERE Enrico Michetti sarà il candidato sindaco del centrodestra a Roma. E' l'accordo chiuso al vertice del centrodestra. Il magistrato Matone dovrebbe essere candidato vicesindaco. "Piena sintonia nel centrodestra che ha scelto Enrico Michetti candidato sindaco per Roma Capitale, in ticket con Simonetta Matone che sarà prosindaco. Paolo Damilano è il candidato sindaco a Torino. Entro la settimana sarà ufficializzata la candidatura per la Regione Calabria", ha detto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. "Ci siamo riconvocati per mercoledì prossimo e chiuderemo su Milano e Bologna". Enrico Michetti e Simonetta Matone "sono due professionisti straordinari, con curriculum straordinari" ma "anche capaci di parlare coi cittadini". Lo ha detto la leader di Fdi Giorgia Meloni al termine del vertice del centrodestra a proposito del candidato sindaco e della candidata vicesindaco a Roma. "Il ticket Michetti-Matone è la soluzione migliore che offriamo ai romani per vincere le elezioni e guidare la città". Lo ha detto il vicepresidente di Fi Antonio Tajani al termine del vertice del centrodestra commentando il candidato sindaco scelto per Roma. "Combatteremo - ha proseguito - per vincere e governare bene la città dopo i disastri della Raggi". Tajani ha ricordato anche la proposta di legge sui poteri speciali per Roma Capitale presentata da Fi e in discussione alla Camera, con l'"azzurra" Annagrazia Calabria come relatrice: "Pensiamo Roma come a una capitale europea, come il vero biglietto da visita dell'Italia, con i poteri adeguati a quelli delle altre grandi capitali. Per Fi è una sfida da vincere". "Sono assolutamente lusingato e ringrazio per questo tutti i partiti della coalizione di centrodestra. Sono contentissimo del ticket con la dottoressa Matone insigne magistrato. Roma è la mia città e il mio sogno. Ora iniziamo insieme questa grande avventura per restituire insieme alla Città Eterna il ruolo di Caput Mundi". Lo dichiara in una nota il candidato di centrodestra per la corsa al Campidoglio Enrico Michetti.
INSERITO DA ANGELA CECERE E' il rinvio sine die che comincio a non capire più, non lo capiscono più nemmeno i cittadini e veramente con il cuore in mano chiedo agli alleati di stringere, perché è veramente importante partire". Lo ha detto a proposito del rilancio della riunione del centrodestra sulle amministrative Giorgia Meloni, leader di Fdi, alla trasmissione Fuori dal coro, in onda stasera su Rete 4. "Io sui sindaci - ha spiegato - chiedo solo di decidere, voglio vincere. Penso ci siano le condizioni per fare bene, francamente questo continuo rimandare comincio a non comprenderlo più. Sappiamo quali sono le proposte sul tavolo". "Loro hanno detto - ha aggiunto riferendosi agli alleati Giorgia Meloni - che preferivano fare prima la riunione sulla federazione che dovrebbe esserci domani e che ci saremmo visti poi". "Io credo che oggi scegliere dei candidati sindaci e partire con la campagna elettorale sia la priorità. Cinque anni fa non abbiamo trovato una soluzione a Roma e il risultato non l'ha pagato il centrodestra, lo hanno pagato i romani", ha concluso la Meloni. "Io penso che Michetti sia un'ottima proposta. Roma ha bisogno di una persona che conosca molto bene la macchina, perché Roma è una macchina molto complessa, e quindi il rischio di trovarsi un sindaco modello Raggi che non sa dove mettere le mani e che gira in tondo, è alto. Una certezza che io ho è che Michellti, che è forse il più profondo conoscitore di amministrazione pubblica, tanto che aiuta i sindaci a risolvere i problemi, sa dove mettere le mani. Sa cosa fare se un dirigente non fa il suo lavoro , sa come comportarsi sulla grandi questioni della capitale. A me sembra una ottima proposta. Se qualcuno ne ha una migliore la faccia basta che decidiamo".
INSERITO DA ANGELA CECERE Domani pomeriggio, a Roma, Matteo Salvini incontrerà il Presidente del Consiglio Mario Draghi. L'obiettivo del leader della Lega, spiegano dal partito, "è ribadire il massimo sostegno alle riforme nel nome della concretezza, della semplificazione e della velocità. Sarà anche l'occasione per illustrare al premier la proposta di federazione dei gruppi di centrodestra che sostengono il governo, un progetto costruttivo e di unità, utile per rafforzare l'azione dell'esecutivo in Italia e in Europa". "La federazione non sarebbe solo con Forza Italia ma guarda a tutte le anime del centrodestra al governo. Poi è chiaro che l'alleanza alle politiche sarà questa e sarà vincente; tuttavia coordinare l'azione delle forze di centrodestra per presentare ordini del giorno comuni, iniziative comuni, fare dichiarazioni comuni, ritengo sia una cosa intelligente", ha detto in mattinata Matteo Salvini. "La mia è una proposta. Per natura propongo, non dispongo. A Draghi - ha puntualizzato poi a Mezz'ora in più - offriamo una forza unica che può essere la prima in Parlamento, in Italia, nelle Regioni, in Europa".