Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. "Stiamo provando un percorso di pace che non è ben rappresentato , oggi, nel Parlamento europeo. Ho vissuto di persona momenti in cui quasi tutto il Parlamento, all'unisono, votava in favore dell'invio delle armi, per una politica sanzionatoria che si è rilevata controproducente". Lo ha detto Piernicola Pedicini, eletto eurorlamentare con M5s e ora candidato con il movimento "Pace, terra, dignità" di Michele Santoro. "Noi stiamo invece cercando - ha spiegato - di rappresentare un bisogno di pace che passa attraverso le vie negoziali, le vie diplomatiche. Vogliamo che l'Unione Europea rappresenti la volontà dei cittadini europei e non quella della grande industria, specialmente bellica. Vogliamo che ci si sieda a un tavolo e che si trova un modo per fermare questo scempio che mette a rischio l'intera esistenza del mondo. Oggi è più che mai necessario. Posso assicurare che sono pochi i parlamentari che hanno reagito lucidamente in questa vicenda, che ormai dura da tempo, mentre serve una presenza che rappresenti meglio la volontà dei cittadini ed ottenere delle maggioranze che in questo momento non ci sono".
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Salerno. "Sostengo pienamente il grido di allarme che l'Ance sta lanciando. Anche nel mio intervento in Aula con la premier Meloni ne abbiamo parlato. I dati sono drammatici. Il Pnrr è in ritardo clamoroso". Lo ha detto ai giornalisti, il deputato Dem, Piero De Luca, presente stamattina al convegno "L'attuazione del Pnrr: giro di boa 2024-2026", organizzato dall'Ance di Salerno. "Ci sono stati tagli enormi nella sanità, 100mila posti negli asili nido non ci sono più. Ci sono ritardi sull'utilizzo delle risorse destinate alle periferie, alla riqualificazione urbana dei comuni. È una situazione molto preoccupante. Il governo continua a scherzare - ha sottolineato -. Dovrebbe, invece, mettere da parte le chiacchiere e la propaganda. Questa drammatica situazione si ripercuote sul Mezzogiorno che si vede più penalizzato di altre aree del Paese. Sosteniamo dunque la battaglia dell'Ance, è necessario un cambio di passo altrimenti perderemo questa occasione storica". OTTOPAGINE
INSERITO DA ANGELA CECERE Non è un Consiglio di guerra, come tiene a sottolineare il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma l'eco dei conflitti che infiammano lo scacchiere internazionale - dall'Ucraina al Medio Oriente - riecheggia eccome nell'Europa Building di Bruxelles, dove sono riuniti i 27 Capi di Stato e di governo della Ue. Nel suo intervento durante la sessione di lavoro a cui partecipa anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, la premier Giorgia Meloni non nasconde la preoccupazione per le prospettive di un'operazione di terra di Israele a Rafah, città palestinese nel sud della striscia di Gaza. E nell'auspicare un'immediata pausa umanitaria propedeutica a un cessate il fuoco sostenibile, evidenzia come la Ue possa e debba giocare un ruolo di primo piano nella soluzione della crisi. Centrale nel discorso della presidente del Consiglio è anche la questione dei migranti, uno dei temi che saranno in cima all'agenda della presidenza italiana del G7: i trafficanti di esseri umani sono "nemici nostri e dello sviluppo delle Nazioni più povere", scandisce Meloni davanti ai leader della Ue, ponendo l'accento sul Piano Mattei caro al governo italiano (un "volano", secondo la leader di Fdi, per gli investimenti e la crescita delle nazioni africane) e invoca un ruolo incisivo dell'Onu nel contrasto all'immigrazione illegale. Ma è ancora una volta il conflitto russo-ucraino a occupare una larga fetta del dibattito in seno al Consiglio europeo. In particolare i leader discutono della possibilità si utilizzare gli extraprofitti derivanti dal congelamento degli asset della Banca Centrale Russa per l'acquisto di ulteriori armi e munizioni da destinare all'Ucraina. Una ipotesi che vede d'accordo il cancelliere tedesco Olaf Scholz e che viene caldeggiata dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo video-collegamento con il summit Ue. Il tema delle munizioni rappresenta una questione "vitale" per Kiev, dice Zelensky, che esorta la Ue a incrementare il proprio sostegno: "Purtroppo - il j'accuse del presidente ucraino - l'uso dell'artiglieria in prima linea da parte dei nostri soldati è umiliante per l'Europa, nel senso che l'Europa può dare di più. Ed è fondamentale dimostrarlo adesso". Anche il premier ungherese Viktor Orban, unico leader europeo a congratularsi con il presidente russo Vladimir Putin per la sua rielezione, fa trapelare che Budapest è disposta a negoziare sulla proposta della Commissione Ue di utilizzare i sopraprofitti degli asset russi bloccati. A margine del Consiglio l'Alto Rappresentante dell'Ue Josep Borrell prova a stemperare le tensioni dopo le dichiarazioni di alcuni leader europei - tra cui il francese Emmanuel Macron - sul rischio di una guerra nella Ue: "Non bisogna impaurire la gente inutilmente: la guerra non è imminente" in Europa, puntualizza Borrell pur evidenziando come sia necessario "aumentare le nostre capacità di difesa" per il futuro. Ma il progetto di una difesa comune resta in alto mare. All'Italia piace la possibilità di ricorrere agli eurobond per incrementare gli investimenti nella difesa. Germania e Paesi frugali, invece, restano contrari a questa prospettiva. Dopo la cena che conclude la prima giornata di lavori, Meloni e gli altri leader adottano le conclusioni su Medio Oriente, con la richiesta di una pausa umanitaria immediata a Gaza, allargamento (dando il via ai negoziati per l'adesione della Bosnia-Erzegovina) e Ucraina. Sul tema dell'allargamento Palazzo Chigi esprime "grande soddisfazione" per "la storica decisione del Consiglio europeo di aprire i negoziati di adesione con la Bosnia Erzegovina", un obiettivo "ricercato con convinzione dall'Italia". Con questa decisione, sottolinea la presidenza del Consiglio in una nota, l'Unione europea "invia un messaggio chiaro e inequivocabile non solo a Sarajevo, ma a tutti i Balcani Occidentali". Ma mentre si avvicina il voto europeo di giugno a tenere banco è il tema delle alleanze. Se per il leader della Lega Matteo Salvini - che sabato ospiterà a Roma il raduno sovranista di Identità e democrazia - votare la presidente uscente della Commissione europea Ursula von der Leyen per un bis alla guida del governo Ue è "impensabile", diverso è il discorso per Giorgia Meloni che ha trovato nella leader tedesca una solida alleata in Europa. Ma all'interno della famiglia europea di Fdi, i Conservatori e riformisti (oggi riuniti a Subiaco per un summit), ci sono posizioni molto differenti, come quella di Vox che vedrebbe come il fumo negli occhi una rielezione di von der Leyen. (dall'inviato Antonio Atte)
INSERITO DA ANGELA CECERE L'unica speranza per la Lega è che vada via Salvini, la leadership deve cambiare assolutamente". Roberto Castelli, tra i fondatori della vecchia Lega, già ministro della Giustizia con Berlusconi, non vede altre soluzioni per tornare a sperare in un Carroccio decisivo e con le idee chiare. "Il partito -spiega all'AdnKronos- deve tornare a parlare dei temi del Nord, anche perché sto vedendo che anche quell'adesione che c'era al sud sta rapidissimamente scomparendo e dal punto di vista elettorale servirà a ben poco". "Quindi di fatto oggi la Lega perde voti al sud perché se ne vanno, perché non è più un partito di potere, non lo sarà più fra poco, e d'altro canto perde voti al nord perché è diventato un partito centralista, meridionalista, ma la verità vera è che ormai la parabola di Salvini è finita e dovrebbe farsi da parte, altrimenti la Lega è morta", sottolinea tranchant. "Salvini sta seguendo esattamente la parabola che ha seguito Renzi. Dopo un momento di grande innamoramento, oggi è aspramente criticato e lui non sa che pesci pigliare, sbatte di qua e di là cercando disperatamente un argomento che possa farlo tornare in auge, ma non lo trova, anche perché la gente ormai ha perso fiducia in lui", conclude Castelli. Il tema del simbolo Intanto, la Lega smentisce l'arrivo di un nuovo simbolo per il partito: "Nessun nuovo simbolo. Le notizie apparse questa mattina relative a 'Italia sicura' sono totalmente prive di fondamento. La Lega e Matteo Salvini agiranno in tutte le sedi contro l’ennesima menzogna: abbiamo ormai perso il conto del fango e delle calunnie contro il partito e il suo leader", si legge in una nota. "Ora bisogna cambiare immediatamente il simbolo, non ha nessun senso tenere il simbolo con su scritto 'Salvini Premier', deve tornare la Lega", dice nelle stesse ora Da Milano l'ex segretario della Lega Lombarda, Paolo Grimoldi. "Il nome dell'attuale segretario deve essere rimosso dal simbolo del partito nato dalle ceneri del vecchio Carroccio "innanzi tutto per motivi matematici -spiega il bossiano Grimoldi all'Adnkronos- perché se prendi il 3% come fai ad ambire a fare i premier? Secondo per motivi politici, perché qual è il progetto politico, qual è il sogno, qual è l'obiettivo, portare a casa il Presidente del Consiglio? Ma quello non può essere un progetto politico, quella non può essere la proposta con la quale si presenta la Lega". Critiche arrivano anche per la politica estera del segretario Salvini che sabato a Roma riunisce gli alleati europei di estrema destra: "Arroccarsi sull'estremissima destra non ci porterà particolare fortuna come i dati elettorali stanno ovviamente dimostrando e viceversa chi parla di tasse, parla di burocrazia, parla di cose concrete invece che di sesso degli angeli, vedi Forza Italia e la stessa Meloni, raccoglie a piene mani il consenso elettorale".
INSERITO DA ANGELA CECERE Giorgia Meloni nell'Aula del Senato tenta di spegnere l'incendio divampato dopo le parole di Matteo Salvini sulle elezioni in Russia. La premier non la tocca piano, blinda la posizione del suo governo rivendicando quanto fatto dall'Italia per l'Ucraina e puntando il dito contro il verdetto delle urne arrivato da Mosca: "Ribadiamo la nostra condanna allo svolgimento di elezioni farsa in territori ucraini - mette in chiaro - e alle vicende e che hanno portato al decesso in carcere di Aleksei Navalny. Il suo sacrificio in nome della libertà non sarà dimenticato", dice tra gli applausi dell'emiciclo. Al suo fianco Antonio Tajani annuisce convinto. L'altro vicepremier però non siede sui banchi del governo: Salvini non c'è, e anche il ministro Giancarlo Giorgetti, seppur presente in Aula, diserta gli scranni dell'esecutivo e siede, solo, a pochi metri, salvo poi lasciare l'Aula al fianco della presidente del Consiglio. Salvini non c'era, immagino avrà avuto qualche impegno...", taglia corto il capogruppo leghista Massimiliano Romeo rispondendo ai cronisti, mentre le opposizioni pungono in Aula: "Ognuno ha il suo Orban", l'affondo, tra i tanti, del dem Filippo Sensi. A stretto giro di posta, una nota del Mit chiarisce che il leader della Lega era assente in Aula perché impegnato al ministero: dopo la mattinata a Palazzo Chigi per la cabina di regia sull'emergenza idrica, Salvini ha raggiunto Porta Pia per prendere parte a una serie di incontri e riunioni. Ma a Palazzo Madama la sua assenza non passa inosservata, mentre in tanti si interrogano se la posizione ambigua sulla Russia possa spostare voti alle europee. Dove Meloni svela per la prima volta il suo obiettivo, puntando sotto quell'asticella del 30% che in tanti vedono a portata di mano: "Per me una vittoria sarebbe confermare i voti che mi hanno portato a Palazzo Chigi un anno e mezzo fa, e sarebbe cosa non facile: non accade spesso che dopo un anno e mezzo chi è il governo possa confermare quel consenso. Ma è sicuramente un obiettivo al quale punto", dice nell'intervista trasmessa ieri mattina da Agorà, su Rai3. Nel mirino c'è dunque quel 26% che l'ha condotta alla guida del Paese, che timona ormai da 17 mesi. Senza mai discostarsi dalla rotta del sostegno a Kiev, senza se e senza ma. Segnando tuttavia la distanza -ed è la prima volta che lo chiarisce in un'Aula del Parlamento - dalla proposta targata Emmanuel Macron sull'invio di truppe sul territorio ucraino. "In questi giorni si è molto discusso di un intervento diretto, approfitto per ribadire, come fatto dal ministro Tajani, che la nostra posizione non è affatto favorevole, si rischia infatti una pericolosa escalation", mette in guardia la premier. Che subito incassa il placet della Lega: "Piena sintonia" con Salvini, rimarcano fonti Lega, riconoscendo responsabilità e buonsenso alle parole di Meloni. Si marcia a tratti distanti ma come un sol uomo quando è il Presidente francese da rimettere al suo posto, con la Lega pronta a 'bacchettare' l'Eliseo. E anche dalle file di Fdi si attacca a muso duro: il senatore Roberto Menia, intervenendo in Aula, arriva a parlare "di pruriti muscolari da parte di uno che di solito si dimostra piuttosto femmineo", subito richiamato a più miti parole da Pier Ferdinando Casini. Che, insieme a quasi tutti gli altri parlamentari intervenuti in Aula, condanna il gesto di uno studente in visita con la sua scolaresca in Senato, reo di aver fatto con la mano il segno della pistola puntando dritto alla premier. Un gesto grave, tanto più nel giorno in cui cade l'anniversario dell'omicidio, per mano delle Br, del giuslavorista Marco Biagi, come verrà ricordato dalla stessa premier in Aula commentando l'accaduto che l'ha vista protagonista suo malgrado. "Uniti su Kiev" Ed è proprio nella replica alle osservazioni mosse dai senatori che Meloni risponde agli attacchi sulle presunte divisioni che animano la maggioranza sull'Ucraina, rinviando le accuse ai mittenti. E ricordando che, se c'è qualcuno che risulta diviso su Kiev, quella è proprio l'opposizione, a partire dai dem. Sul tema dell'Ucraina, rivendica, "questo governo ha dimostrato sempre la stessa posizione e coesione, qualche tentennamento sta da altre parti, il Pd si è per esempio astenuto sull'invio delle armi", punge. Senza dimenticare di tirare in ballo Giuseppe Conte: per lui "la soluzione - attacca Meloni - è che Zelensky indossi la cravatta: glielo dica a chi vede ogni giorno morire i suoi cittadini, ma certo Conte governava con la pochette...""Non sto qui a sopravvivere" Alla vigilia di un Consiglio europeo che si preannuncia impegnativo, Meloni rivendica l'accordo targato al Cairo con la presidente Ursula Von der Leyen al suo fianco. E richiama anche le polemiche nate attorno al caso Regeni, che su quell'intesa tra Europa-Egitto dal valore di ben 7,4 miliardi di euro ha gettato più di un'ombra. "A differenza di quanto sostenuto da alcuni - rimarca -, non abbiamo interrotto, e non intendiamo interrompere, la ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni, come dimostra il processo in corso in Italia, che il Governo segue con molta attenzione e rispetto al quale ci siamo costituiti parte civile". Applausi dagli scranni della maggioranza, mentre le opposizioni rumoreggiano. E lo fanno ancor più quando la premier rivendica il lavoro portato avanti sull'emergenza migranti, con un cambio di passo che il suo governo, afferma a più riprese, ha impresso all'agenda europea. Un'agenda a cui lei contribuisce, afferma, dialogando con tutti, contraria alla divisione -che rimprovera a chi l'ha preceduta- tra buoni e cattivi, "tra Paesi di serie A e B". Ed è con questo registro che risponde alle critiche sull'amicizia con Viktor Orban. "Trattare alcuni come condomini antipatici, come paria - rimprovera - finisce per indebolire l'Europa. Io dialogo con tutti ma faccio gli interessi del mio Paese". Rivendica il suo lavoro, Meloni, decisa ad andare avanti "finché avrò il consenso degli italiani", come ribadito nell'intervista ad Agorà. Ci sono solo due cose che potrebbero convincerla a mollare: la mancanza della "libertà di incidere" perché "non sto qua a sopravvivere", e la figlia Ginevra "se dovessi rendermi conto che lei sta pagando un prezzo troppo alto". E' una domanda che a volte mi faccio - confessa - ma lei è una bambina forte, intelligente e comprensiva, stiamo facendo del nostro meglio per non perderci in questa tempesta".
INSERITO DA MORENA MOTTA Alla Feltrinelli il libro del generale Roberto Vannacci c'è ma non si vede: non si trova tra le ultime novità e neanche tra gli scaffali. Nonostante sia appena uscito sul mercato e sia potenzialmente spinto dalla grande pubblicità creata dalle innumerevoli polemiche sull'autore, il suo posto è nascosto, dietro la cassa o addirittura in magazzino. Per vederlo, ed eventualmente comprarlo, bisogna, quindi, fare esplicita richiesta o affidarsi all'acquisto online. Il libro di Vannacci "a richiesta" L’ultimo lavoro di Roberto Vannacci, intitolato 'Il coraggio vince', è stato pubblicato da Piemme il 12 marzo: si tratta di un'autobiografia che arriva dopo 'Il mondo al contrario', autoprodotto e pubblicato nel 2023, che ha fatto molto parlare. La nuova pubblicazione potrebbe peraltro coincidere con l’inizio della sua campagna elettorale per le elezioni europee, dato che si parla di una sua possibile candidatura tra le fila della Lega.
L'ultimo libro di Vannacci? "Lo trova in cassa", dice un commesso della Feltrinelli di viale Eritrea a Roma che, a domanda sul perché non sia esposto, risponde: "A richiesta lo diamo, questa è l'indicazione". Stesso protocollo alla Feltrinelli di via Appia Nuova, dove il libro spunta da sotto il banco informazioni per "scelta aziendale". Nel grande punto vendita di Largo Argentina, invece, la commessa dice "è appena arrivato" e va a prenderlo in magazzino.
Il generale: è censura
«È sintomatico dell'epoca nella quale viviamo: ciò che è ritenuto scomodo o comunque non intonato con il pensiero dominante viene in qualche modo censurato, se non fisicamente, almeno dal punto di vista morale», il commento di Vannacci.«La storia si ripete.
Ognuno fa quello che vuole, intendiamoci, la libertà di pensiero è diritto di ciascuno, ma le librerie che ritengono certe opere scomode o che non piacciono o che le tengono sottobanco conferma la censura morale delle persone», conclude.
Feltrinelli non commenta
Sulla vicenda non c'è alcuna dichiarazione da parte di Feltrinelli Librerie, nonostante l'Adnkronos abbia chiesto un commento sulla vicenda. Probabilmente la scelta delle Librerie Feltrinelli è di garantire comunque l'accesso ad ogni forma di cultura, e quindi di fornire a chi lo chiede il libro di Vannacci, senza però promuovere, con l'esposizione sugli scaffali o nelle vetrine, testi che incarnano valori in cui l'azienda non si riconosce. D'altronde precedenti simili non mancano.
I precedenti
La volontà di mettere un libro in bella vista o meno è stata spesso oggetto di discussione. Stessa sorte è toccata nel settembre scorso al libro intervista 'La versione di Giorgia' (edito da Rizzoli) di Alessandro Sallusti che denunciò un boicottaggio "gravissimo" da parte della Feltrinelli che, a pochi giorni dall'uscita, non solo non lo espose in evidenza ma addirittura - fece notare il direttore de Il Giornale - "avevano solo due o tre copie nascoste in un angolo". Fece più scalpore la polemica tra Salvini e la Feltrinelli nel 2019 sul libro intervista 'Io sono Matteo Salvini' scritto da Chiara Giannini e pubblicato da Altaforte Edizioni (escluso anche dal Salone del libro di Torino) ordinabile nella catena di librerie ma non reperibile sugli scaffali. La notizia fece arrabbiare l'allora ministro degli Interni, Salvini, che parlò di censura. LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il tema della spesa delle risorse del Pnrr sicuramente "rappresenta una difficoltà, soprattutto nella fase di attuazione, ma stiamo lavorando e nei prossimi mesi si avranno risultati": lo ha detto il ministro degli Affari europei, Sud, Politiche di coesione e Pnrr, Raffaele Fitto, in Aula alla Camera. Fitto ha ricordato che nel 2021-22 sono stati spesi 24 miliardi e nel 2023 21 miliardi: "Complessivamente si tratta di 45 miliardi, e invito a fare un confronto in percentuale con gli altri Paesi". Per il ministro ha poi spiegato che una delle cause del ritardo nella spesa è il sistema Regis che monitora l'avanzamento del piano e "va implementato", oltre al fatto che "molti interventi devono ancora essere caricati" sulla piattaforma. ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Salerno “Il 40% dei nostri giovani è inattivo”. Lo osserva Aurelio Tommasetti, consigliere regionale della Campania della Lega. Il dato negativo arriva direttamente dal rapporto Svimez, che fornisce un quadro della crescita occupazionale negli ultimi anni. “Nel contesto di una crescita nazionale già di per sé faticosa, in particolare nel Mezzogiorno, di certo la Campania non brilla – sottolinea Tommasetti – Basta guardare i numeri del Pil pro capite, che cala di quasi il 7% relegandoci al 15esimo posto tra le regioni italiane. Ma andando più nel dettaglio, un elemento assai preoccupante arriva dall’indicatore denominato “input di lavoro”: si tratta di un dato che emerge dal rapporto tra le ore lavorate e la numerosità della popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni. Qui infatti la Campania segna un -11,5% e si colloca tristemente all’ultimo posto”. Il consigliere regionale ritiene che la vera preoccupazione arrivi dai più giovani: “Come segnala il report, molti potenziali lavoratori nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni sono inattivi. Addirittura 4 su 10 in Campania, maglia nera insieme a Sicilia e Calabria. Abbiamo fama, insomma, di essere una regione di cosiddetti “neet”, ovvero di giovani non occupati e neppure inseriti in un percorso di formazione”. Per Tommasetti i campanelli d’allarme sono evidenti. “Sui media si discute esclusivamente di un’autonomia differenziata che ancora non c’è, quando il vero problema sono i 9 anni dei disastri dell'amministrazione De Luca. Tuttavia non bisogna abbattersi – conclude – E’ chiaro che le politiche dell’attuale amministrazione regionale in tema di lavoro abbiano largamente contribuito a questa situazione. Ma archiviato un fallimento la Campania troverà la forza per ripartire. E il voto del 2025 sarà solo il primo passo”.
INSERITO DA ANGELA CECERE Pannarano. Forza Italia dà il benvenuto a Sergio Lombardi, consigliere comunale a Pannarano, impegnato in politica nella maggioranza amministrativa che già vanta un riferimento azzurro nell’assessore ai lavori pubblici Annibale Genovese. “Sono felice di poter proseguire il mio percorso politico in Forza Italia ed al fianco dell’onorevole Francesco Maria Rubano - ha dichiarato Lombardi - proseguirò con ancora maggior impegno sulle tematiche che sento più vicine al mio territorio ed utili alla cittadinanza" ha con concluso Lombardi. “Questa nuova adesione ribadisce la vicinanza di Forza Italia al territorio. Sono certo che insieme agli amici di Pannarano costituiremo una proposta seria e costruttiva per il rilancio della comunità” ha sottolineato l’onorevole Francesco Maria Rubano, segretario provinciale di Forza Italia.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Domenico Russo, presidente Gesesa, è intervenuto sul rinvio ai lavori alta velocità che avrebbero interessato anche la condotta del Biferno: “Nel pomeriggio di ieri la Regione Campania, come è stato ampiamente divulgato, ha comunicato il rinvio a data da destinarsi dei lavori sulla tratta ferroviaria dell’alta velocità, allegando anche fotografie per documentare lo stato in cui versano le diverse aree di cantiere dopo le ultime piogge. Gesesa da giorni, come noto, aveva avviato l’organizzazione per cercare di gestire al meglio l’importante interruzione idrica del prossimo fine settimana. Gli imprevisti sono fisiologici, pertanto comprendo la necessità di rinviare ed apprezzo anche la celerità della decisione da parte dei dirigenti responsabili della Regione Campania, improntata alla massima prudenza. Tuttavia, mi sento in dovere di formulare un invito per i futuri interventi ai tecnici che lavorano alla linea dell’alta velocità nella nostra Provincia, ovvero quello di tenere ben presente che quando si eliminano le interferenze con la condotta idrica del Biferno non si affrontano soltanto complessi temi tecnici ma si creano importanti disagi a diverse decine di migliaia di cittadini sanniti. Quindi va bene invitare i cittadini alla comprensione per tali importanti lavori in nome del progresso del nostro territorio, aspetto al quale collaboriamo con convinzione, ma ritengo che sia ancora più importante invitare chi si occupa di tali lavori ad avere la massima considerazione per i cittadini. Sono certo che questa considerazione non mancherà e che i tempi per la esecuzione dei lavori sulla condotta idrica del Biferno saranno ridotti al minimo indispensabile, grazie all’impegno di un numero elevato di personale, ad una pianificazione capillare, nonché all’utilizzo di un elevato standard qualitativo in fase di esecuzione. Sono altrettanto sicuro che in tal senso ci sarà anche la massima attenzione da parte della Regione Campania tesa a tutelare i cittadini sanniti che dovranno affrontare notevoli sacrifici a causa delle future interruzioni idriche.”