Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Giuseppe Conte supera il primo ostacolo, il più facile, quello del voto di fiducia alla Camera dei deputati. A suo sostegno hanno votato in 321 (maggioranza assoluta), 259 i no e 27 gli astenuti. Come nelle previsioni Pd, M5s e Leu si sono schierati al fianco del presidente del Consiglio, il centrodestra ha votato contro con l’unica eccezione del voto di Renata Polverini che ha anche annunciato l’addio a Forza Italia. Scheda bianca per Italia viva ma i 27 astenuti totali mostrano che al gruppo di Iv (composto da 30 deputati) mancano 3 voti. Le parole del capogruppo Rosato sono state piuttosto morbide, con una mano tesa al premier: «Questo Parlamento ha una maggioranza politica e numerica per andare avanti, se lei vuole presidente». ALESSANDRA SEVERINI LEGGO.IT
INSERITO DA ANGELICA CECERE È il giorno del giudizio per Giuseppe Conte. Intorno alle 12 è previsto l'intervento al Camera del presidente del Consiglio, dopo lo strappo di Matteo Renzi che ha aperto di fatto una crisi all'interno della maggioranza: il premier interverrà a Montecitorio dove il voto di fiducia non dovrebbe essere un problema. Decisiva per la sopravvivenza dell'esecutivo sarà la giornata di domani al Senato, dove senza i voti di Iv Conte è in minoranza. «Si parla nelle sedi opportune, nelle sedi istituzionali. Se ho fiducia nei parlamentari? Ho fiducia nei parlamentari e nel Paese», ha detto il premier Giuseppe Conte, in una battuta a Fanpage.it, mentre fa il suo ingresso - a piedi, con cartellina in mano - a Palazzo Chigi entrando dall'ingresso posteriore dell'edificio. Intanto il centrodestra ha convocato alle 11 un vertice per fare il punto della situazione politica in vista dell'intervento del premier Conte alla Camera previsto alle 12. All'incontro partecipano il leader della Lega Matteo Salvini, il vice presidente di Fi Antonio Tajani e la leader di Fdi Giorgia Meloni. Sono inoltre presenti rappresentanti dell'Udc, di Noi con l'Italia e di Cambiamo!. Salvini: subito voto o governo di centrodestra Salvini, oggi a Rtl 102.5, ha fatto sapere che se il premier non ha i numeri, sarà il caso di andare al voto: «Oggi il problema per molte famiglie è la salute con i vaccini che mancano e la scuola con migliaia di ragazzi in classe senza sicurezza e le scadenze fiscali che nessuno ha rimandato, che tutto questo è in secondo piano perchè Mastella e Tabacci cercano senatori di notte è imbarazzante. Io non ci rimarrei mai così al governo. Se Conte non ha i numeri le strade sono due: o le elezioni oppure se Mattarella ritenesse il centrodestra ha progetti e poche cose da fare velocemente per tirare fuori il paese dalla pandemia». Conte va a caccia di voti, al Senato soglia lontana. Oggi alle 12 la fiducia alla Camera La Boschi apre a Conte «Non abbiamo mai detto 'mai più' nella coalizione, ma mi pare che Pd, 5Stelle e Leu con il presidente Conte preferiscano affidarsi a Mastella per la ricerca dei responsabili. Responsabili che non si sa neppure se ci siano». Così la presidente dei deputati di Italia viva Maria Elena Boschi su 'La Repubblica'. «Al momento la nostra posizione è l'astensione - dice sul voto in Aula - poi chiaramente aspettiamo di ascoltare quello che dirà il premier». Su un ritorno in maggioranza: «Per uno scambio di poltrone non ci siamo, per uno scambio di idee sì, sempre. Ma se dobbiamo assistere alla caccia al responsabile di queste ore, noi non siamo minimamente della partita». «Il racconto di questa crisi come atto di isteria personalistico, come scontro di ego non funziona - rileva - noi abbiamo posto dei problemi di merito. Il Pd ci dava ragione in privato e torto in pubblico. Noi rinunciamo a tutto, anche alle poltrone. Ma non rinunceremo mai alla nostra dignità. Diciamo che se avessimo puntato ad ottenere un posto in più al governo avremmo potuto chiudere rapidamente con Conte», osserva rassicurando sul voto per lo scostamento, i ristori, il piano vaccinale, e gli aiuti ai medici. «Non abbiamo mai messo veti o pregiudiziali sui nomi. Noi appoggeremmo un governo che avesse chiaro che cosa bisogna fare per il Paese - rileva - vogliono cambiare questo governo? Bene, ci facciano sapere per far cosa. La nostra posizione è cristallina. Penso che i nomi, Conte o altri, vengano dopo aver scelto quali sono le cose da fare». Sul 'murò posto da Graziano Delrio: «Inaffidabile è chi segue la linea grillina, chi mette i veti su Renzi preferendogli Di Battista o Mastella. Quanto a Graziano, gli vorrò sempre bene. Se oggi ha deciso che si trova meglio con Casaleggio che con noi non posso che rispettarlo ma non condivido la sua nuova linea». Mastella: io sono il medico per la cura «Ci sono, ma non si vede. Sono il medico a cui si domanda la cura. Sono tutti terrorizzati dal voto. Anche quelli dell'opposizione. Se ti vuoi salvare io ti indico la strada». Così Clemente Mastella su 'La Repubblica', dove racconta di stimare il premier Conte: «Ha un suo passo moroteo. Moro era infinito, Conte è garbato, felpato, levantino. Adesso sostengo Conte, mica i grillini». «Mi fanno apparire come il grande vecchio della politica italiana, mentre io mi sono assunto soltanto una responsabilità morale - aggiunge - questo non sarà magari il governo dei sogni, ma quello che viene dopo rischia di essere molto peggio. E voglio evitarlo». Domani al Senato «Conte avrà la maggioranza. I numeri seguono il governo». Dove ha sbagliato Renzi? «Non è democristiano. Anche Fanfani era un toscano fumantino, ma si fermava un attimo prima del burrone. Renzi non si regola. E adesso i suoi lo stanno abbandonando». E anche su 'Il Messaggerò, Mastella rassicura: «Io continuerò a fare il sindaco. Anche se mi sconcerta l'iniziativa del Pd e del M5S locali che, mentre io lavoro sul piano nazionale, mi vogliono fottere su quello locale e hanno detto mai più Mastella-sindaco». Sul partito di Conte, sempre sul Messaggero, ironizza ma neanche troppo: «Dopo gli straccioni di Valmy possiamo fare gli straccioni di Volturara Appula anche perché io sono il più vicino. La provincia di Benevento confina con quella di Volturara. Si fa se c'è il consenso degli altri (Pd e M5S). Mettendo insieme tutti quelli bravi (ovvero che hanno i voti) perché se ne perdi uno rischi di perdere la partita (nei collegi). Se invece vince l'egoismo si rischia di perdere ovunque. Occorre mettere insieme tutti quelli che hanno costruito qualcosa. Di area socialista, democristiana, laica. Si mette in campo tutto quello che c'è in mezzo perché i quattro partiti di governo se vanno al voto, nei collegi uninominali, perdono tutti. Tutti insieme, invece, possiamo competere nei collegi».
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La nota Avellino. Se non si opera con buonsenso si rischia di vaccinare prima gli impiegati e poi i medici di famiglia. I medici di medicina generale, per essere messi in condizione di operare attivamente nella campagna vaccinale, vanno protetti con vaccino anti covid, insieme alle altre categorie ritenute prioritarie. Si devono immediatamente rivedere le priorità di somministrazione. L’Unità di Crisi regionale individua nel piano per la campagna di vaccinazione anti covid i gruppi di rischio (medici e infermieri ospedalieri, personale e operatori delle residenze per anziani e infine specialisti ambulatoriali e medici di medicina generale). Ma l’elenco delle priorità non va confuso con l’ordine cronologico di somministrazione dei vaccini. La stessa Unità di Crisi con una nota del 3 gennaio, è corsa ai ripari spiegando che “la sequenza numerica contenuta nel Piano Vaccinale Regionale delle categorie da vaccinare non è da intendersi in senso cronologico”. Nella campagna vaccinale anti covid è essenziale l’impegno anche di medici del territorio, bisogna prevedere la vaccinazione per specialisti ambulatoriali, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Sollecito la direzione aziendale ad applicare il calendario vaccinale secondo le disposizioni nazionali, in analogia a quanto già sta avvenendo nelle altre regioni. Nella giornata dell’Epifania in Piemonte c’è stato il Vaccine Day che ha coinvolto proprio i medici di base (medici di famiglia e pediatri). Il mio sostegno alle Segreterie Provinciali di Avellino di FIMMG, FIMP, SUMAI, SNAMI e SIMG, che hanno sollevato il problema. OTTOPAGINE
INSERITO DA MORENA MOTTA Dopo l'appello di Di Maio, al Senato si avvicina il sostegno di Nencini e Maraio. Dem e M5S assicurano: "Mai più con Italia Viva" - Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha espresso la sua intenzione di andare al più presto in Parlamento per "l'indispensabile chiarimento politico", mediante comunicazioni, sulla crisi in atto provocata dallo strappo di Renzi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal quale il premier era andato nel pomeriggio, "ha preso atto - si legge in un comunicato del Quirinale - degli intendimenti così manifestati dal presidente del Consiglio". E, sempre in un comunicato del Colle, si legge che il presidente della Repubblica "ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Teresa Bellanova dalla carica di ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali - il relativo interim è stato assunto dal presidente del Consiglio - dalla prof. Elena Bonetti dalla carica di ministro senza portafoglio e dell'on. Conte terrà comunicazioni nell'Aula della Camera lunedì. L'orario sarà definito dal presidente Fico dopo essersi consultato con la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Emerge dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. - "Noi siamo stati molto chiari, chi stacca la spina, chi mette in difficoltà il governo non è più un interlocutore, e questa situazione di instabilità sta danneggiando l'Italia anche davanti alla comunità internazionale". Lo afferma Luigi Di Maio al Tg1, rispondendo alla domanda se ci siano ancora margini per ricucire con Matteo Renzi. - "Se io sto fuori? Io sto fuori. Se loro hanno i numeri, questa è la democrazia parlamentare che vince. Tanto di cappello. Ma se i numeri non ce l'hanno si andrà al Quirinale e si farà un altro governo". Lo dice Matteo Renzi, leader di Iv, a Dritto e rovescio, su Rete 4. FRONDA NEL M5S - Dal ritorno della didattica in presenza al No al Mes, passando per la rinuncia dei fondi a prestito previsti dal Recovery (con contestuale emissione di titoli italiani a copertura) e per il rafforzamento del sistema dei crediti fiscali, fino alla creazione della partita Iva di Cittadinanza e dell'Impresa di cittadinanza, esenti da tasse e burocrazia. E poi, un piano di servizi ambientale e completa riorganizzazione del servizio sanitario. Sono 7 punti che un gruppo di 13 parlamentari del M5s (tra cui 5 senatori) ha presentato in assemblea, chiedendo di inserirli nel contratto di legislatura per poter sostenere il prossimo governo. Procedere velocemente alla votazione per la leadership del M5s, come richiesto dallo Statuto del Movimento. Lo chiede il gruppo di 13 parlamentari del M5s, di cui 5 senatori, che ha presentato in assemblea congiunta un documento in cui si chiede, tra l'altro, di ripristinare il rispetto dello Statuto M5s che ne racchiude principi e valori. Nel documento, si apprende, si chiede anche un cambio di passo nella gestione del M5s con il superamento della gestione verticistica e il ritorno di una centralità del lavoro parlamentare. Nel mirino anche alcuni componenti pentastellati del governo, criticati sulla loro capacità di incidenza. - Finisce il 'Conte bis'. Non basta l'apertura di Giuseppe Conte a un "patto di legislatura". Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre di Italia viva dal governo. Si apre una crisi di governo dagli sbocchi ignoti. E si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci tutte le condizioni per siglare la pace. Il premier annuncia di aver informato il Quirinale e di aver accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Parla di "grave responsabilità" e "notevole danno al Paese". Afferma di aver cercato "fino all'ultimo momento utile" il dialogo, ma il terreno è stato "disseminato di mine". - La conferenza dei capigruppo della Camera e del Senato. "Quest'aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo", dice in mattinata il presidente della Camera Roberto Fico che, accogliendo la richiesta unanime di maggioranza ed opposizione, sospende i lavori dell'aula di Montecitorio ed annuncia la convocazione della Conferenza dei Capigruppo "per un percorso ordinato è responsabile". Le Capigruppo però slittano in attesa di acquisire da Palazzo Chigi il documento formale con le dimissioni dal Governo dei ministri di Italia Viva. - I commenti. I cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno dicono nel Pd. Ma i Dem spiegano che non possono andare dietro a rumors su sostegni alla maggioranza che al momento non si palesano. D'altro canto anche ricucire con Iv sembra una chimera perchè il M5S chiarisce che con Matteo Renzi non ci parla più. Quindi senza volerlo, è l'analisi del Pd, la situazione sta rotolando verso le elezioni anticipate a giugno. "Il Movimento deve solo mantenere la linea delle ultime 48 ore - scrive su Fb l'esponente M5s Alessandro Di Battista - Renzi ha squittito per far fuori Conte e basta? Benissimo, Conte resta al suo posto. Renzi ha lasciato il governo? Benissimo, non ci entrerà mai più. Senza Se e senza Ma. Intanto queste sono le due condizioni che la forza politica che ha preso più voti nel 2018 (con una legge elettorale, lo ricordo, fatta ad hoc contro il M5S) mette sul piatto. E siamo compatti. Finalmente". Ma intanto la ppolemica non si placa. Il vicesegretario del Pd Andrea Orlando attacca Italia Viva definendola responsabile per quanto accaduto: "Con una crisi economica galoppante Iv si è assunta la responsabilità di provocare la crisi che getta il paese nell'incertezza e nella confusione". E questo mentre i renziani non smettono di puntare il dito contro Conte. "C'è una crisi, due ministre si sono dimesse e il premier non vuole andare oggi al Colle e non vuole venire in Senato. C'è ancora una Costituzione in questo Paese o un DPCM l'ha cancellata? ", ironizza il capogruppo Davide Faraone . - L'appello ai costruttori che cominciano ad appalesarsi al Senato. Luigi Di Maio lancia un appello ai 'costruttori' su Fb: "Il mio appello si rivolge dunque a tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all'Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via. Guardiamoci intorno e troveremo un Paese che chiede di essere ascoltato. Non possiamo permetterci di ignorarlo". E i 'costruttori' arrivano. "Chi ha maggiori responsabilità è chiamato ad esercitarle fuoriuscendo dalla logica dei duellanti e tenendo fermo il richiamo del Presidente della Repubblica. Noi siamo tra i costruttori", annunciano in una nota il segretario del Psi Enzo Maraio e il Senatore Riccardo Nencini che aggiungono: "Avessimo un centro destra a trazione berlusconiana, l'ideale sarebbe un esecutivo di rinascita da oggi a fine legislatura. Gettare le fondamenta della nuova Italia, come avvenne tra il 1944 e il 1947, per affidarsi poi alla sfida elettorale. Non è così, non con Salvini e Meloni che inneggiano a Trump e ritengono l'Europa un pericoloso accidente". - Il vertice al Nazareno e il "no" al governo con il centrodestra: Anche il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri arriva alla sede del Pd per il vertice sulla crisi di governo convocato dal segretario Nicola Zingaretti. Presenti i membri della segreteria, il vicesegretario Andrea Orlando, i capigruppo Graziano Delrio, Andrea Marcucci e i ministri. "Abbiamo chiarito e dobbiamo ribadire che per noi è impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista. Sarebbe un segnale incomprensibile. Le immagini di Washington ci dicono quanto pericolosa sia quella deriva. E' sbagliato dopo la vittoria di Biden favorire scenari che ridanno fiato come è accaduto con la scelta di Renzi, agli alleati di Trump", dice Zingaretti nel suo intervento alla riunione dell'ufficio politico del Pd. Quindi il monito di Graziano Delrio a parlamentarizzare la crisi: "Come gruppo dei democratici vogliamo che la crisi venga parlamentarizzata e che ci siano le comunicazioni". "C'è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l'inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, per come è avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare un coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza", dice Zingaretti nel corso dell'ufficio politico del Pd. - Bruxelles segue la crisi da vicino, 'attuare il Recovery'. A Bruxelles la crisi politica italiana viene seguita da vicino. L'obiettivo resta l'attuazione del Recovery fund al più presto. È quanto si apprende nella capitale europea. ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Stupore poco, rabbia molta. Lo strappo di Matteo Renzi non ha sorpreso i suoi ex compagni di partito, così dal Pd sono arrivate parole severe nei confronti del leader di Italia Viva. Il segretario dem Nicola Zingaretti ha convocato per oggi l'ufficio politico del Pd: «Conte aveva assicurato la disponibilità per un patto legislatura e questo rende la scelta di Italia viva ancora più incomprensibile dice - Un errore gravissimo contro l'Italia. Ora è a rischio tutto, dagli investimenti nel digitale alla sanità». I 5Stelle si schierano a fianco del premier anche perchè temono la nascita di un nuovo governo in cui sarebbero fortemente ridimensionati. «Credo che nessuno abbia compreso le ragioni della scelta» di Renzi - scrive su Facebook il capo politico del M5s, Vito Crimi -. Il Movimento 5Stelle continuerà ad assicurare la stabilità che serve adesso all'Italia per affrontare la grave crisi che stiamo vivendo ed uscirne al più presto». Il centrodestra, che si è riunito per individuare una linea unitaria, attacca e non lascia spazio al dialogo ribadendo l'assoluta «indisponibilità a sostenere governi di sinistra». Al Presidente del Consiglio chiede di «prendere atto della crisi e di dimettersi immediatamente o, diversamente, di presentarsi oggi stesso in Parlamento per chiedere un voto di fiducia». E se la fiducia non ci sarà, i tre maggiori partiti della coalizione ribadiscono che la via maestra è quella del voto. Matteo Salvini chiede elezioni in primavera «come gli altri paesi europei». Gli fa eco il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni: «Governo allo sfascio. L'Italia non può permettersi di perdere altro tempo. Conte si dimetta. Elezioni subito». Si appella al Capo dello Stato Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia che chiede di risolvere la crisi al più presto: «Con 600 morti al giorno e centinaia di migliaia di imprese che rischiano di chiudere, non c'è tempo da perdere». (A.Sev.)
INSERITO DA ANGELA CECERE Il Recovery Plan italiano c'è, ma il governo Conte-bis, fra una manciata d'ore, potrebbe non esserci più. Il Consiglio dei ministri notturno sul Piano di ripresa e resilienza certifica lo scontro totale tra il premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi. "Se non ci sarà il Mes le ministre di Iv si asterranno", annuncia l'ex premier in tv. E il piano passa infatti con l'astensione delle ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti. La conferenza stampa convocata da Renzi nel pomeriggio alla Camera potrebbe certificare l'addio di Iv al governo. "Decidiamo in mattinata e poi lo comunicheremo alla stampa", annuncia il senatore. I margini di trattativa, dopo il Cdm, si assottigliano ulteriormente. Se nel pomeriggio fonti di maggioranza evocavano ancora la possibilità di un vertice tra i leader per una ricucitura e, prima di entrare a Palazzo Chigi, Vincenzo Spadafora vedeva ancora le "condizioni per gesti di responsabilità", alla fine della riunione l'impressione è che non restino molti margini per ricompattare la maggioranza. Tanto che continuano a circolare voci e 'conteggi' sui possibili "responsabili" pronti a prendere il posto di Iv al Senato: si accredita l'uscita di 4 senatori dal gruppo di Renzi e ben 8 da Forza Italia. E' sul Mes intanto che si consuma l'ultimo scontro tra Iv, Conte e gli altri partiti alleati. Le ministre renziane definiscono "incomprensibile" la rinuncia al fondo salva-Stati, lamentano ritardi sulle urgenze del Paese e sui nuovi ristori. "Il Mes non è compreso nel Next Generation, non è questa la sede per discutere il punto", è la replica di Conte, che invita a "non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l'attivazione del Mes", con "un accostamento che offende la ragione e anche l'etica". Subito dopo è Roberto Gualtieri a intervenire."Il Mes non ha "nulla a che vedere con il programma Next Generation Eu" e anche se si decidesse di attivarlo, "non avremmo a disposizione risorse per investimenti aggiuntivi", spiega il ministro dell'Economia. "Il Mes non c'entra, non c'è ragione per astenersi", è il concetto che sottolineano a loro volta Francesco Boccia e Enzo Amendola. Mentre il ministro della Salute, Roberto Speranza, ricorda quano fatto per contrastare la pandemia, anche in termini di risorse. Il confronto viene descritto assai teso, lo strappo di Iv non rientra e le ministre si astengono. Ma Cdm terminato, Gualtieri esulta: "E' stato un gran lavoro, più importante d'ogni polemica. Ora via al confronto in Parlamento e nella società". Fra poche ore, però, potrebbe essere la crisi di governo a dominare nella politica italiana. Non a caso Conte decide di correre e convoca un doppio Cdm, uno in serata sul nuovo dl anti-Covid (con lo stato di emergenza che potrebbe essere prorogato al 30 aprile), l'altro giovedì sul nuovo scostamento per i ristori di gennaio. Tentando così di mettere in cassaforte i provvedimenti più cruciali per il Paese in questo momento. Poi, se le ministre di Iv si dimetteranno, per il premier si potrebbe davvero aprire la strada della conta e del sostegno dei Responsabili. "Sarà un governo Conte-Mastella e noi saremo all'opposizione o un esecutivo diverso", attacca Renzi. "Ci sono delle forze che vogliono contribuire nel segno di un rapporto con l'Europa e penso che al momento opportuno queste forze possano palesarsi", è la previsione ribadita da Goffredo Bettini, gran tessitore di questi giorni di pre-crisi. Mentre al premier, e al suo argine a un Conte-ter se Iv si sfilasse nelle prossime ore, una sponda arriva da Romano Prodi. "Conte ha fatto bene. A me sembra che Renzi abbia assolutamente lo stesso obiettivo di Bertinotti (nel Prodi I, ndr), cioè rompere", spiega l'ex presidente del Consiglio. E il dado della crisi, ormai, sembra davvero tratto.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Il Pd continua a chiedere un rilancio di governo ma una cosa è chiedere di rafforzarlo un'altra è farlo cadere. Il Pd ha promosso il rilancio ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce. E' un grave errore politico e io lancio un appello al buon senso", dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Sky Tg24 commentando le tensioni nella maggioranza. Se Iv ritira le ministre l'evoluzione "sarà una valutazione che farà il premier Conte con il presidente Mattarella, spero che ci si renda conto che così si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l'uscita", aggiunge Zingaretti secondo il quale se "il vaso si rompe, i cocci non si rimettono insieme". "Una crisi di governo è inspiegabile. Non solo perche' siamo nel bel mezzo di una pandemia e dobbiamo fare il decreto ristori. Ma anche perche' questo è l'anno in cui l'Italia presiederà il G20 e in Italia ci sarà la conferenza globale sulla salute". Lo dice il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad Agorà su Raitre. "La crisi non interessa agli italiani ma neanche all'estero", sottolinea. "Il Mes non è un tema ideologico ma un prestito a delle condizioni così difficili e così complicate che nessun Paese europeo lo ha chiesto", aggiunge Di Maio. "Sul reddito di cittadinanza sfido chiunque a dire che non sia stato un pilastro di questa crisi", dice ancora. "Se qualcuno lo vuole togliere deve spiegarlo a quei tre milioni di italiani che lo hanno ricevuto". "Si cita Mario Draghi sempre quando il governo è in fibrillazione e quindi viene utilizzato a volte come oggetto contundente contro Conte o contro altri", osserva il ministro degli Esteri. "Il presidente Mario Draghi non merita di finire nel dibattito solo quando c'è da accoppare qualche politico". "Io il vice premier l'ho già fatto, conosco il valore di quella carica. La si sta descrivendo come la panacea di tutti i mali ma non è così. Ho rifiutato due volte di fare il presidente del Consiglio. In questo momento non ci interessano i giochi di Palazzo, stiamo pensando agli italiani", prosegue. "Siamo vaccinati alle crisi", assicura Di Maio. Intanto il capo politico del M5S Vito Crimi definisce un "Tradimento agli italiani" la possibilità che i ministri di Italia Viva escano dal governo. "Mi sembra un'ipotesi impensabile, sarebbe un tradimento verso gli italiani nel momento più difficile. Stiamo lavorando e facendo molto e tante cose ci sono da fare. Le persone ci chiedono risposte, hanno bisogno di aiuto e che le istituzioni si facciano carico dei loro problemi, compiendo fino in fondo loro dovere. Chiamarsi fuori ora sarebbe di fatto un sabotaggio ai danni del Paese" sottolinea Crimi, in un colloquio con l'ANSA rispondendo in merito all'eventualità che nel Cdm di stasera Iv ritiri la sua delegazione al governo. "Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro governo", assicura il senatore. "Se mi aspetto che il Recovery Plan questa sera vada in porto? Non vedo perché non dovrebbe essere così visto che è il frutto di un lavoro condiviso da tutti. Il Consiglio dei ministri di questa sera è una bella notizia, stiamo per approvare il recovery Plan. È la dimostrazione che stiamo lavorando e procedendo speditamente, non solo per il presente ma anche per il nostro futuro", dichiara Crimi. Il Recovery plan viene "messo in salvo" in Consiglio dei ministri, poi Teresa Bellanova ed Elena Bonetti aprono la crisi di governo con le loro dimissioni. Non è un esito ancora scritto, ma lo scenario della rottura, che inizia a circolare nella tarda mattinata di lunedì. Sono gli stessi momenti in cui Giuseppe Conte, all'uscita da un bar nel centro di Roma, annuncia al Tg3 l'approvazione del Piano di rilancio e resilienza in Cdm martedì sera: "Dobbiamo correre, lavoriamo per costruire", dice smantellando l'accusa renziana di immobilismo. Rischia di non bastare. Matteo Renzi rilancia la richiesta di prendere il Mes, continua a lamentare l'assenza di risposte da parte del premier. Se le ministre davvero si dimetteranno, la sfida con Conte potrebbe spostarsi in Parlamento: il premier ha sempre detto che in caso di crisi andrà a verificare alle Camere se ha una maggioranza. Non sembra aver cambiato idea. L'offerta sul tavolo per la ricomposizione è ancora quella di un patto di legislatura, come fortemente chiesto dal Pd, e un corposo rimpasto. Iv chiede però una "discontinuità" nel merito e nel metodo che dovrebbe passare da dimissioni del premier per dare vita a un Conte ter. Una richiesta finora respinta al mittente dal capo del governo. A sera Goffredo Bettini, che continua a tenere aperto un canale tra Renzi e Conte, osserva: "Renzi punta i piedi, ora non ha le idee chiare". Ma dice di più, il dirigente Pd, e mentre ritiene poco praticabile l'ipotesi di sostegno a Conte di una parte di "responsabili", definisce "non un'eresia" ragionare di un sostegno alla maggioranza della parte più dialogante di FI. Possibile? Finora gli azzurri lo hanno escluso ma se si aprisse la crisi, molto dipenderebbe dalle mosse del Pd, osservano dal centrodestra. Non siamo ancora a quel punto. I Dem lavorano per quella verifica che loro stessi invocano da mesi: sarebbe "folle" per Renzi rompere adesso, dice un deputato dopo un'assemblea del gruppo che conferma sostegno alla linea del segretario. L'unica certezza sembra essere per ora l'approvazione del Recovery plan in Cdm e l'invio del piano alle Camere. Il passaggio è frutto della moral suasion del Quirinale. La posta in gioco è troppo alta, per metterla a rischio nell'ambito di una verifica di governo. Al testo, atteso nella tarda serata, lavora per tutto il weekend e per l'intera giornata il ministro Roberto Gualtieri con i colleghi Enzo Amendola e Peppe Provenzano. "La bozza ancora non c'è, sono stufa", sbotta nel pomeriggio Teresa Bellanova. Ma i renziani sminano il passaggio del Recovery: aspettano di leggere il testo e saranno in Cdm senza ostacolarne l'approvazione, spiega Ettore Rosato. Il che vuol dire un sì esplicito o una "astensione". Del resto il Cdm potrebbe limitarsi a discutere e acquisire il testo, senza una votazione formale. E il testo, osserva una fonte Dem, è cambiato tanto (con più fondi alla sanità e all'agricoltura) che per Renzi è difficile votare contro. Nella "road map" tracciata da Conte in asse col Pd, a quel punto il Recovery andrebbe alle Camere per un'approvazione rapida (una settimana o forse due). E si aprirebbe il tavolo per il programma di legislatura. Questo schema potrebbe essere però rotto dalle dimissioni delle ministre renziane. Perché come dice Renzi, non tutte le risposte possono essere contenute nel Recovery, ma lì deve essere chiara la visione, dal Mes alle infrastrutture, alla giustizia. E finora, osservano da Iv, nessuna risposta è arrivata. Bellanova ne fa una questione di "correttezza" istituzionale del premier. E spiega che sul programma di legislatura, così come sul Recovery, senza risposte lei è pronta a lasciare. Se ciò accadesse dopo il Consiglio dei ministri, secondo alcuni Conte potrebbe salire al Quirinale e poi aprire un tentativo estremo di dar vita a un Conte ter. Continuano a farsi diverse ipotesi, da un sottosegretario alla presidenza del Consiglio per il Pd a due ministeri di peso per Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato. Renzi esclude un suo ingresso in squadra, ma anche di quello si parla. Sempre che si riesca a stabilire un canale di comunicazione. Se, come sembra nelle ultime ore, resterà una voragine tra il premier e i renziani, lo scenario più probabile appare quello della sfida in Aula. A quel punto, dice un ministro 'contiano', Renzi dovrà assurmersi la responsabilità di aprire la crisi di governo mentre c'è da approvare un nuovo scostamento di bilancio, un nuovo decreto Covid e da prolungare lo stato di emergenza, con la terza ondata di contagi che incombe. Lo spettro è ancora quello del voto anticipato, anche se Renzi invia ai suoi deputati una proiezione secondo cui al Pd non converrebbe, perché tutti i collegi andrebbero al centrodestra. La scommessa dei renziani, se i "responsabili" o un pezzo di Fi non arriveranno a sostenere Conte, è un governo a guida Pd o le larghe intese, con Cartabia o Draghi premier. Ma a quel punto tutto dipenderebbe non solo dai Dem, anche dai Cinque stelle, per i quali Conte sembra ora essere unico punto di equilibrio. Intanto è stata inviata a tutti i ministri la nuova bozza del Recovery Plan rielaborata all'esito del confronto con le forze di maggioranza sulla base delle varie osservazioni critiche formulate. E il Consiglio dei Ministri è fissato per stasera martedì 12 gennaio alle ore 21.30. Arriva Piano Recovery,più fondi a scuola e digitale. Per la svolta dell'Italia.Nelle riforme taglio Irpef e giustizia Un piano in 171 pagine, 6 missioni, 47 linee di intervento e 4 tabelle: arriva la bozza del Piano Recovery che, inviata ai partiti dal Mef e da Palazzo Chigi, approderà oggi al Consiglio dei Ministri. Il documento promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati e aumenta le risorse per i due importanti capitoli di istruzione e digitale. Ai 222,9 miliardi (144,2 per nuovi interventi) previsti imbarcando anche i fondi per la coesione, vengono poi aggiunti i soldi della programmazione di bilancio 2021-26. Il totale sale così 310 miliardi. Una massa enorme dalla quale il governo si aspetta una "svolta per l'Italia nella programmazione e attuazione degli investimenti" per un Paese che intende essere "protagonista del rinascimento europeo". Tre sono gli assi strategici del progetto - digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale - ma tre sono alcune priorità trasversali a molti progetti sui quali il governo intende porre l'attenzione: le donne, i giovani, il Sud. Ovviamente un posto primario ha la sanità, alla quale vanno quasi 20 miliardi di interventi, 19,72 per l'esattezza. Rispetto alla prima stesura i cambiamenti sono molti, ma anche se si guarda al documento di confronto tra partiti di qualche giorno fa si scopre che aumentano le risorse per il capitolo istruzione e ricerca (da 27,91 a 28,49 miliardi) e quelle per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,86 a 46,18 miliardi). Non cambiano le somme cumulate degli altri capitoli: 68,9 miliardi per la Rivoluzione Verde e Transizione ecologica, 31,98 miliardi per le infrastrutture per una mobilità sostenibile, 21,28 miliardi per l'inclusione e la coesione. Attenzione anche all'agricoltura, cara alla ministra Bellanova che guida all'interno del governo le posizioni di pungolo di Italia Viva. Difficile scorporare la cifra in un capitolo che parla anche di fonti energetiche come l'idrogeno, che ammonta in totale a 6,3 miliardi, a dire il vero gli stessi previsti nella prima bozza. Ma il piano prevede comunque di "rendere la filiera agroalimentare sostenibile, preservandone la competitività. Implementare pienamente il paradigma dell'economia circolare". Altrettanto importante per Italia Viva anche il capitolo famiglia che compare con oltre 30 miliardi della programmazione di bilancio al 2026, volti a finanziare l'assegno unico a partire da quest'anno. Rimane tutta da sciogliere invece la questione della governance. Nel testo solo poche righe. "Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l'attuazione del Piano, - si legge - presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i Ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa". Viene invece indicato il contesto nel quale il governo utilizzerà le risorse che serviranno a rilanciare la crescita. Il Pnrr verrà accompagnato da una serie di riforme per "rafforzare l'ambiente imprenditoriale, ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che hanno rallentato gli investimenti" In particolare la riforma della giustizia e quella dell'Irpef con "la riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, in particolare per i contribuenti con reddito basso e medio-basso, in modo da aumentare il tasso di occupazione, ridurre il lavoro sommerso e incentivare l'occupazione delle donne e dei giovani".
INSERITO DA ANGELA CECERE La corsa del Covid non rallenta e, seppur avviata, la campagna di vaccinazione darà i suoi frutti solo fra molti mesi. Dunque l'Italia dovrà convivere ancora a lungo con l'allarme pandemia e con le conseguenti restrizioni. Ieri il presidente del Consiglio Conte ha avuto un incontro con i capi delegazione, oggi ci sarà un vertice con le Regioni per mettere a punto i nuovi provvedimenti (probabilmente un Decreto legge e un Dpcm) che indicheranno le misure in vigore dal 16 gennaio. Lo stato d'emergenza dovrebbe essere prorogato per tre mesi (fino al 30 aprile) e rimarrà in vigore anche il coprifuoco dalle 22 alle 5. Confermato il sistema delle zone a colori con diversi livelli di restrizioni con la novità dell'inserimento di una zona bianca. Con un Rt molto basso (0,50 probabilmente) si avrà un quasi ritorno alla normalità, con libertà di spostamento e attività aperte, ma mantenendo le regole base di contenimento, come mascherina obbligatoria, distanziamento e divieto di assembramento. Sulle soglie dei parametri che decreteranno i colori delle zone e sulla durata del nuovo Dpcm si deciderà il prossimo 13 gennaio, ma si stanno mettendo a punto criteri rigorosi nonostante le proteste di alcuni presidenti di Regione. L'ipotesi è di far scattare automaticamente la zona rossa con un tasso di 250 contagi ogni 100.000 abitanti. Con i dati attuali e con questo criterio, per esempio, il Veneto (con i suoi 453,31 casi) sarebbe in zona rossa. Dovrebbe rimanere in vigore il divieto di circolazione tra le Regioni, anche quelle in fascia gialla, così come avvenuto dalle feste di Natale ad oggi. Sempre nelle zone gialle verrà confermata la chiusura di bar e ristoranti alle 18. Per varare una stretta anti-movida ed evitare assembramenti, il governo potrebbe decidere di vietare l'asporto dalle 18 esclusivamente per i bar. Saranno invece ancora consentite le consegne a domicilio. Nel nuovo Dpcm dovrebbe poi essere confermata la norma che prevede la possibilità una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) di andare a trovare amici o parenti. Potrebbero riaprire i musei nelle zone gialle, ma almeno per tutto il mese di gennaio è quasi certo che rimarranno chiusi palestre, cinema e teatri. Una deroga per le prime potrebbe riguardare solo le lezioni individuali. Non riapriranno nemmeno gli impianti sciistici che ora vedono a rischio l'intera stagione invernale.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Proprio questa mattina, il ministro dell'Economia Gualtieri, insieme ai ministri Amendola e Provenzano, mi hanno sottoposto una versione più avanzata di quel primo documento. Posso già anticipare che le proposte e le osservazioni sin qui indicate dalle forze politiche si sono rivelate contributi utili ad arricchire e a migliorare il Piano". Lo scrive su Facebook il premier Giuseppe Conte. "A breve ci ritroveremo con tutte le forze di maggioranza per operare una sintesi complessiva, che valga a selezionare gli investimenti e le riforme più utili a modernizzare il Paese", aggiunge. "La nuova versione del Piano nazionale di Rilancio e resilienza punterà con ancora maggior decisione sugli investimenti, soprattutto quelli ad alto impatto sulla crescita, sulla trasformazione dei settori e sulle filiere innovative. Maggiori risorse saranno destinate, in particolare, alla salute, ai giovani, al terzo settore, agli asili nido e alle persone con disabilità". Lo scrive su Fb il premier Giuseppe Conte. "Per mirare al superiore interesse dei cittadini dovremo condurre il confronto e selezionare le proposte finali in base alla loro intrinseca bontà, alla coerenza di sistema, e alla sostenibilità sociale e ambientale". "La piena disponibilità al dialogo predispone anche ad accogliere le buone idee degli altri. Una volta messa a punto una proposta migliorativa del Piano ritorneremo in Consiglio dei ministri per l'approvazione e riattiveremo così il confronto con l'intero Parlamento e, quindi, anche con le forze di opposizione, aprendoci anche alla discussione con tutte le parti sociali". Lo scrive su Fb il premier Giuseppe Conte. "Adesso dobbiamo correre. Solo così potremo dare all'Italia l'accelerazione che serve a trarla fuori dalle difficoltà del tempo presente e a preservarla dalle ulteriori difficoltà all'orizzonte. Dobbiamo correre insieme"
INSERITO DA ANGELA CECERE Misure dal 7 gennaio, zona rossa, scuola, restrizioni per arginare il coronavirus. La riunione tra il premier Giuseppe Conte e i capidelegazione della maggioranza prevista oggi è in corso, per un confronto sull'emergenza Covid e sulle nuove eventuali misure da adottare a partire dal 7 gennaio. Lo si apprende da fonti della maggioranza. Dovrebbe essere presente anche il ministro Francesco Boccia, per gli affari regionali. Le misure previste dal decreto Natale scadono il 6 gennaio. Quindi, dopo le festività è previsto il ritorno alla divisione delle regioni in zona rossa, arancione e gialla. Potrebbero essere modificati i criteri di valutazione per l'adozione di regole più o meno restrittive. Sul tavolo anche il tema della scuola: la riapertura del 7 gennaio è sotto i riflettori, anche per le preoccupazioni evidenziate da alcuni governatori per la ripresa parziale dell'attività in presenza nelle scuole superiori, con un conseguente aumento delle presenze sui mezzi di trasporto.