Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA Vittorio Sgarbi si è dimesso da sottosegretario alla Cultura. "Mi dimetto con effetto immediato da sottosegretario del governo e lo comunicherò nelle prossime ore a Giorgia Meloni", ha detto lui stesso a margine di un evento a Milano. In merito agli insulti rivolti ai giornalisti, il critico d'arte ha affermato: "Non mi devo scusare con nessuno, ho espresso le mie imprecazioni come fa chiunque. Quelle erano immagini rubate. E uno nel suo privato può dire quello che vuole". "Colpo di teatro" "È un colpo di teatro, sono due ore che medito se farlo o se non farlo". Così Sgarbi dopo aver annunciato le sue dimissioni da sottosegretario alla Cultura, parlando durante l'evento 'La ripartenza' organizzato da Nicola Porro a Milano. "Lettere anonime" "L'Antitrust ha mandato una molto complessa e confusa lettera dicendo che aveva accolto due lettere anonime, che ha inviato all'Antitrust il ministro della Cultura, in cui c'era scritto che io non posso fare una conferenza da Porro". "Gli uomini che hanno dignità non accolgono lettere anonime" "Il ministro Gennaro Sangiuliano non l'ho sentito, non ci parliamo dal 23 ottobre quando mi ha dato la delega per andare a occuparmi della Garisenda. Non potevo sentire una persona che riceve una lettera anonima e la manda all'Antitrust. Le lettere anonime si buttano via, gli uomini che hanno dignità non accolgono lettere anonime", ha aggiunto. "Secondo l'avviso dell'Antitrust - ha detto Sgarbi - io non potrei parlare di arte per evitare il conflitto di interesse. E quindi vorrei annunciare qui le mie dimissioni da sottosegretario di Stato alla Cultura". "La legge consente che io, attraverso il Tar, indichi quelle cose che ho detto - ossia - che non può essere in conflitto di interessi chi non ha un lavoro, chi non fa l'attore, chi non fa il professore, chi è in pensione come professore e come sovrintendente" ha aggiunto, sottolineando che "io ho fatto occasionalmente conferenze come questa. Questa conferenza - ha spiegato - secondo quello che l'Antitrust mi ha inviato, sarebbe incompatibile, illecita, fuorilegge". Quindi, "per evitare che tutti voi siate complici di un reato, io parlo da questo momento libero del mio mandato di sottosegretario. Avete comunque un ministro e altri sottosegretari - ha sottolineato -. Io riparto e da ora in avanti potrò andare in tv e fare conferenze". Antitrust, verso conclusione istruttoria su incompatibilità È il 15 febbraio il termine previsto entro il quale l'Antitrust dovrà pronunciarsi sull'incompatibilità per Sgarbi tra le sue attività extra governo e il ruolo che ricopre al Mic. Secondo quanto si apprende, il procedimento potrebbe essere già stato chiuso e nei primi giorni della prossima settimana, forse lunedì stesso, potrebbero venirne comunicate le conclusioni. A chi gli chiedeva quale fosse, in seguito alla sue reazioni, l'immagine di lui che arriva all'estero, il sottosegretario ha risposto: "Dobbiamo chiederlo all'estero. Il sottosegretario non ha rilasciato nessuna intervista quindi quelle erano immagini rubate. E uno nel suo privato può dire quello che vuole". Sgarbi è tornato poi agli auguri di morte rivolti ai giornalisti spiegando: "Non rifarei l'intervista anche perché non l'ho fatta. E comunque il giornalista non morirà per questo". "Sono noto per le imprecazioni e per le capre" "Ovviamente io sono noto per le mie imprecazioni e per le 'capre', non ho nessuna volontà di crudeltà e di morte per nessuno. Mi scuso - ha aggiunto Sgarbi - con i giornalisti che si sentono in pericolo di morte, perché ho detto: 'Vorrei che tu morissi'. Mi scuso, per chi l'ha interpretato in una trasmissione che è stata particolarmente cruda, ma che era sostanzialmente una trasmissione con un'intervista non autorizzata, non voluta". A un certo punto, "non essendo un'intervista, io ho fatto imprecazioni, che sono sembrate anche a qualche giornalista offensive. Io ritiro il mio augurio di morte, mi scuso di averlo pensato e non sono più neanche in sottosegretario. D'ora in avanti - ha concluso - augurerò la morte senza essere responsabile di essere sottosegretario". Vittorio Sgarbi è finito nella bufera anche per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: non avrebbe pagato debiti per 715mila euro, accuse da lui respinte in pieno.
INSERITO DA ANGELA CECERE Nella giornata di giovedì in cui i leader dei 27 Paesi dell'Unione si sono riuniti per trovare un'intesa sul quadro finanziario pluriennale, oltre mille trattori hanno bloccato le strade di Bruxelles, al punto che la premier estone Kaja Kallas è stata costretta ad arrivare a piedi all'Europa Building. La protesta degli agricoltori, che va avanti da settimane in tutto il continente, è arrivata così alla porta delle istituzioni europee, mentre capi di governo e di Stato hanno provato a sbloccare l'impasse sulla revisione del bilancio a lungo termine per il periodo 2021-2027, compreso il pacchetto di aiuti all'Ucraina da 50 miliardi di euro sul quale l'Ungheria di Viktor Orban aveva posto il veto nell'ultimo summit di dicembre. Aiuti a Ucraina, come è stata vinta resistenza Orban Nella bozza delle conclusioni vengono inseriti due punti per provare a vincere la resistenza di Orban. In primo luogo viene aggiunto che "in caso di necessità, tra due anni il Consiglio europeo inviterà la Commissione a fare una proposta di revisione" nel contesto del prossimo quadro finanziario. Il secondo punto dice che "il Consiglio europeo richiama le proprie conclusioni del dicembre 2020 sull'applicazione del meccanismo di condizionalità" dello Stato di diritto impegnandosi a garantire un giusto trattamento degli Stati membri (l'Ungheria ha ancora circa 20 miliardi di fondi europei congelati dalla Commissione che le contesta violazioni dello Stato di diritto, ndr.). Alla fine il muro eretto dal primo ministro magiaro viene giù e il Consiglio dà il via libera all'accordo, con la soddisfazione della premier italiana Giorgia Meloni che rivendica il suo ruolo di mediatore nella difficile trattativa con Budapest. In realtà, dopo l'inizio dei lavori bastano pochi minuti al presidente del Consiglio europeo Charles Michel per annunciare il "deal", perché la quadra era stata già trovata nei colloqui delle ore precedenti: quelli della notte tra mercoledì e giovedì, quando Orban ha avuto un faccia a faccia presso l'Hotel Amigo sia con Meloni che con il presidente francese Emmanuel Macron, e quelli di stamattina all'Europa Building, dove si è tenuta una riunione ristretta dei tre leader con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, con Michel e con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Alla fine Meloni può cantare vittoria: "Non era facile trovare una soluzione, noi siamo sempre stati convinti che una soluzione a 26 sarebbe stata un precedente pericoloso. Abbiamo lavorato molto per una soluzione a 27 e l'abbiamo portata a casa". E sulla mediazione con Orban osserva: "Con il primo ministro ungherese abbiamo lavorato cercando di arrivare a un punto che ci consentisse di non dividere l'Europa in un momento come questo, perché abbiamo altri problemi. In Europa bisogna saper dialogare con tutti". Ma sul tavolo dei colloqui tra la leader di Fdi e il capo del governo di Budapest pesa come un macigno la vicenda di Ilaria Salis, l'italiana incarcerata un anno fa con l'accusa di aver aggredito due estremisti di destra. Il caso Salis Le immagini della maestra milanese, portata in catene davanti ai giudici, hanno fatto il giro del mondo e suscitato l'indignazione di una larga fetta della politica e dell'opinione pubblica italiana. La premier chiede al suo omologo che venga garantito il rispetto dei diritti della detenuta, ottenendo una rassicurazione su questo punto da Orban, il quale però fa capire di non poter intervenire a gamba tesa sui giudici: "Ho chiarito che nel sistema ungherese la magistratura non dipende dal governo ma dal Parlamento", spiega il primo ministro ungherese dopo il vertice con Meloni. "Il sistema giudiziario è totalmente indipendente dal governo. L'unica cosa che sono legittimato a fare - aggiunge Orban - è esercitare un'influenza affinché Salis abbia un equo trattamento". Meloni auspica un "giusto processo" per Salis, ma soprattutto un processo "veloce": "Mi ha colpito - rimarca la premier - che l'udienza sia stata rinviata a maggio, spero che su questo si possa fare magari qualcosa di più. Per il resto né io né Orban possiamo entrare nel giudizio che compete alla magistratura. Posso solo sperare che Ilaria Salis sia in grado di dimostrare la sua innocenza e la sua estraneità" ai fatti contestati. Sullo sfondo resta la partita delle europee e la questione delle alleanze da costruire dopo la tornata elettorale di giugno: anche in questo caso Orban gioca un ruolo importante, dal momento che Fidesz, il partito del leader magiaro, è in procinto di aderire alla famiglia dei Conservatori europei di cui Meloni è presidente. "Il dibattito è aperto" ma se ne parlerà dopo il voto Ue, chiosa la numero uno di Fdi. Le risorse per i flussi migratori Sul fronte migranti Meloni saluta positivamente lo stanziamento da parte del Consiglio europeo di risorse per la gestione dei flussi: "Gli 8 miliardi destinati alla dimensione esterna servono ad affrontare il tema della migrazione su un piano sicuramente securitario ma anche su un piano di sviluppo", afferma la premier, evidenziando come in Europa sia stato accolto con interesse il vertice Italia-Africa andato in scena al Senato pochi giorni fa. Per Meloni c'è tempo anche per un incontro con il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, arrivato a Bruxelles per difendere le ragioni della manifestazione che ha portato oltre un migliaio di agricoltori italiani "all'assalto" della sede del Parlamento Ue. "Sono leader politico di un partito che in Europa ha votato contro la gran parte delle questioni che giustamente oggi gli agricoltori pongono - sottolinea la leader di Via della Scrofa -. Abbiamo detto che la transizione ecologica non doveva essere ideologica e che non dovevamo scambiare la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale, e oggi cominciamo a vedere i risultati. La politica europea va cambiata".
INSERITO DA ANGELA CECERE Matteo Salvini torna a parlare di Ilaria Salis, l'insegnante detenuta da un anno in Ungheria. “Da genitore capisco l’ansia e anche alcune dichiarazioni originali del padre di Ilaria Salis, Roberto - dice il vicepremier - È giusto che il governo sia impegnato con tutte le forze per tutelare la ragazza e ne auspico la completa e rapida assoluzione. Ribadisco, però, che Ilaria Salis è stata bloccata con un manganello e in compagnia di un estremista: in caso di condanna per violenze, a mio modo di vedere, l’opportunità che entri in classe per educare e crescere bambini è nulla”. Già ieri Salvini si era espresso sul caso dell'italiana detenuta in carcere a Budapest, sottolineando che "è fondamentale chiedere condizioni di detenzione civili, umane e rispettose, e un giusto processo" per Salis. "Spero che si dimostri innocente - ha aggiunto il leader della Lega - perché, qualora fosse ritenuta colpevole, atti di violenza imputabili ad una insegnante elementare, che gestisce il presente e il futuro di bambini di 6-7-8 anni sarebbero assolutamente gravi". "Il fatto che sia sotto processo anche in Italia per altri episodi di violenza e altre aggressioni - ha detto Salvini - sicuramente è spiacevole, però le catene in un'aula di Tribunale sicuramente non si possono vedere. Quindi bene fa il governo italiano a chiedere il rispetto dei diritti di colei che è presunta innocente, fino a prova contraria. Poi, da sinistra chi invoca l'indipendenza della magistratura in Italia, immagino che abbia lo stesso rispetto per le magistrature di altri Paesi europei". All'obiezione che in Ungheria la pubblica accusa dipende dall'esecutivo, come in Francia, Salvini ha risposto: "Contiamo su un processo giusto e veloce, sperando nella sua innocenza. Se fosse dimostrata colpevole, ovviamente sarebbe incompatibile con l'insegnamento in una scuola elementare italiana". Ieri è intervenuta con una nota anche la Lega: "Le immagini di Ilaria Salis incatenata in Ungheria sono scioccanti, il suo caso offre la possibilità di riflettere sull’atteggiamento di un Paese membro dell’Ue, ma non solo. Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega". A stretto giro, in riferimento al gazebo della Lega assaltato, l'avvocato Eugenio Losco all'Adnkronos ha spiegato che Ilaria Salis "è stata assolta per non aver commesso il fatto, come aveva chiesto anche il pm. Ilaria aveva partecipato al corteo ma quell’azione fu compiuta da altre persone’’.
DI ANGELA CECERE La senatrice a vita e sopravvissuta all'Olocausto Liliana Segre, in un'intervista al New York Times, parlando della recrudescenza dell'anti-semitismo, si lascia andare a riflessioni a dir poco amare: «Temo di aver vissuto invano: perchè avrei sofferto per 30 anni a condividere fatti intimi della mia famiglia, del mio dolore, della mia disperazione. Per chi? Perchè?». L'intervista al New York Times L'intervista, realizzata dal corrispondente del quotidiano americano Jason Horowitz nella casa milanese della senatrice, fa parte di un lungo profilo a lei dedicato. «Questo non è nuovo», ha aggiunto Segre chiedendosi se è vissuta così a lungo da veder la storia che si ripete.
INSERITO DA MORENA MOTTA "Il ricordo e la condanna dell'orribile sterminio di milioni di persone ebree e di altre fedi aiuti tutti a non dimenticare che la logica dell'odio e della violenza non si può mai giustificare perché nega la nostra stessa umanità". La frase del Papa per ricordare la tragedia dell'Olocausto è forse quella che meglio sintetizza lo spirito con il quale si vive il Giorno della Memoria nel momento in cui è in corso tra israeliani e palestinesi un conflitto che ha già causato migliaia di vittime: si guarda al passato e la condanna è unanime, ma gli occhi sono puntati sul presente. Un presente di guerra. La premier Giorgia Meloni non esita a parlare di "malvagità nazifascista", sulla quale "non deve cadere l'oblio" e osserva come, con lo sterminio degli Ebrei, "l'umanità abbia toccato il suo abisso". Rivendica quanto fatto dal Governo con, ad esempio, la legge che istituisce il Museo della Shoah e la nomina di Pasquale Angelosanto a Coordinatore nazionale per la lotta all' antisemitismo e punta il dito contro Hamas il cui "feroce attacco" del 7 ottobre ha "scatenato una nuova ondata di odio contro gli israeliani e ha rinvigorito focolai di antisemitismo" che sono "una piaga da estirpare". Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, si scaglia contro l'antisemitismo e annuncia la presentazione di un disegno di legge per contrastarlo. Tra le misure, si punta a creare un unico centro di raccolta dati sugli atti di antisemitismo, a eliminare "il linguaggio d'odio" dai social e a fare corsi di formazione" per prof e forze dell'ordine. Mettendo in piedi una "campagna di comunicazione per diffondere la cultura della non discriminazione". Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, definisce la Shoah il "male assoluto" e sostiene la necessità di "una memoria condivisa che ripudi ogni forma di odio, razzismo, antisemitismo, antisionismo" affinché "ogni giorno dell'anno sia il Giorno della Memoria". Nessuno deve dimenticare "l' orrore della ferocia nazifascista" è invece l'appello del Presidente della Camera Lorenzo Fontana. E mentre il leader di IV, Matteo Renzi, dice che "chi rifiuta di onorare la memoria di Auschwitz, rifiuta l'umanità", il fondatore del M5S Beppe Grillo lancia una proposta alternativa: si istituisca anche "La Giornata della Dimenticanza e del Perdono" per "interrompere il ciclo distruttivo" di violenze e vendette. Anche Bruxelles celebra il "Giorno della Memoria" con la presidente della Commissione von Der Leyen che spiega come sia dovere dell'Ue "proteggere e far prosperare la vita ebraica in Europa". "La tragedia di milioni di innocenti ha influenzato i valori dell' Ue e non sarà mai dimenticata" dice il presidente del Consiglio Charles Michel. "In Ungheria gli Ebrei sono protetti", assicura Victor Orban. Mentre "mai più dittatura e razzismo" è la frase scelta dal tedesco Scholz. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assicura l'impegno per "prevenire ogni forma di antisemitismo".ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Da Chiara Appendino a Virginia Raggi; da Beppe Grillo all'ex Ad di Invitalia Domenico Arcuri; passando per il deputato Riccardo Tucci, l'avvocato Luca Di Donna e Cesare Paladino, padre di Olivia, compagna del presidente pentastellato: questi i casi citati da Fratelli d'Italia nella "nota informativa" che in queste ore sta circolando nelle chat di Via della Scrofa. Il documento di 6 pagine targato Fdi fa riferimento alla lettera aperta pubblicata l'11 dicembre 2023 su Repubblica da Conte, che "ha attaccato Giorgia Meloni per le inchieste giudiziarie che coinvolgono alcuni membri dell'esecutivo, parlando di 'questione morale'", si legge nel dossier. Nel suo intervento l'ex premier aveva parlato dei problemi giudiziari del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della ministra del Turismo Daniela Santanchè, citando poi le inchieste giornalistiche sul sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi e su quello al Lavoro, Claudio Durigon. Tra i casi evidenziati da Conte anche la vicenda del treno da cui ha chiesto di scendere il ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida e l'inchiesta di Report sul capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri. "Nella sua carriera politica - attacca il partito della presidente del Consiglio - il leader pentastellato non ha usato lo stesso pugno duro quando si è trovato di fronte ad indagati del suo partito, o quando si è trovato lui stesso sotto inchiesta". La "questione morale" Conte "avrebbe dovuto farla valere la innanzitutto per sé stesso", punge Fdi citando l'avviso di garanzia ricevuto dal leader M5S nel 2020 per le denunce sulla gestione dell'emergenza Covid e l'indagine per omicidio colposo ed epidemia colposa nel 2023 "per la gestione delle prime fasi della pandemia": vicenda che, ricorda Fratelli d'Italia, si è poi conclusa a giugno del 2023 con una archiviazione per l''avvocato del popolo'. La lista di Fratelli d'Italia Nel mirino di Fdi anche Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e attuale deputata e vicepresidente 5 Stelle "imputata di omicidio, lesioni e disastro colposi per i fatti di Piazza San Carlo a Torino" e "condannata il 27 gennaio 2021 in primo grado ad un anno e sei mesi". La condanna, si legge nel dossier, "viene confermata a giugno del 2023 dalla corte di assise di appello. Un giudizio per cui è stato annunciato il ricorso in Cassazione". La lista di Fdi prosegue con l'ex sindaca di Roma Virginia Raggi: "Indagata per abuso d'ufficio in relazione all'inchiesta sullo stadio della Roma, nel 2019 il gip respinge la richiesta di archiviazione. Giuseppe Conte non solo non ne chiede le dimissioni, ma nel 2021 le offre il suo totale appoggio in occasione della campagna elettorale per Roma". Raggi, rimarca Fdi, "sarà successivamente indagata dalla Procura di Roma nel 2022 per falsa testimonianza, in relazione a una sua deposizione al processo sullo stadio della Roma. Ad ottobre 2023 il gip Anna Maria Gavoni ha chiesto l'imputazione coatta per la Raggi con l'accusa di calunnia e false informazioni rese ai pm per il bilancio Ama 2017". Fdi accede i riflettori anche sul garante M5S Grillo, "indagato nel 2022 per traffico di influenze illecite sugli allora ministri 5 Stelle dei Trasporti, Danilo Toninelli, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in favore della Moby Lines". Il documento di Fratelli d'Italia cita poi il caso del deputato calabrese Riccardo Tucci, "rinviato a giudizio con l'accusa di frode nell'ambito di un'indagine che a gennaio 2021 aveva già portato al sequestro preventivo di beni per oltre 800mila euro": "Nonostante la gravità delle accuse - denuncia Fdi - Conte scelse di candidarlo comunque per il suo secondo mandato". E' poi la volta dell'ex commissario straordinario all'emergenza Covid Domenico Arcuri, iscritto a ottobre 2021 dalla Procura di Roma "nel registro degli indagati per peculato e abuso d'ufficio" con l'accusa "di aver dirottato 'circa 1,25 miliardi euro per fronteggiare l'emergenza Covid' verso l'acquisto di mascherine e dispositivi di protezione individuali ritenuti in parte 'non a norma'". L'inchiesta - ricorda Fdi - "si chiude nel marzo 2022 con Arcuri che resta indagato soltanto per abuso d'ufficio. La Procura di Roma ha poi chiesto il rinvio a giudizio". Gli ultimi due casi citati da Fdi sono quelli dell'avvocato Luca Di Donna, ex socio di Conte "indagato dalla Procura di Roma per traffico di influenze illecite" e di Cesare Paladino - suocero dell'ex presidente del Consiglio - il quale, scrive sempre Fdi, "ha beneficiato" della norma contenuta nel Dl Rilancio "approvata" dal secondo governo Conte "per sanzionare amministrativamente e non più penalmente alcuni illeciti commessi nell'ambito del settore alberghiero". Alla fine del documento Fratelli d'Italia rivendica di essere un "partito garantista" ma "non accetta lezioni di 'morale' da chi, come Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle, utilizza invece un comodo approccio giustizialista a corrente alternata": "Insomma - si legge nella conclusione del dossier interno - se volessimo usare la stessa logica di Conte dovremmo dire che prima di parlare della 'questione morale' negli occhi degli altri, l'ex premier farebbe meglio a guardare alla 'trave' che ha in 'casa' sua". La reazione Questione morale? Per FdI un "terreno inesplorato". Una "urgenza" sollevata da Giuseppe Conte con una lettera al quotidiano 'La Repubblica', che "il Presidente Meloni ha sin qui preferito ignorare mostrandosi del tutto indifferente", se non per "un ridicolo 'dossier”' destinato ai suoi esponenti che presenziano nei talk show televisivi". Questa la replica del M5S all’Adnkronos, al dossier di Fdi. "Agli inizi di dicembre scorso il Presidente Giuseppe Conte ha sollevato, con una lettera al quotidiano La Repubblica, l’urgenza della 'questione morale', invitando il Presidente Meloni a prendere posizione sui vari casi che hanno coinvolto esponenti del suo Governo, responsabili della violazione del principio costituzionale di cui all’art. 54, che impone agli incaricati di una funzione pubblica il dovere di adempierla con 'disciplina e onore'. La lettera - ricordano dal M5S - sollecitava un’ampia riflessione, mirata a travalicare le polemiche politiche e diretta a perseguire l’obiettivo più elevato di preservare la fiducia dei cittadini nella classe politica e di salvaguardare il prestigio delle istituzioni". "Purtroppo - sottolinea il M5S - il Presidente Meloni ha sin qui preferito ignorare questa questione, mostrandosi del tutto indifferente a essa e dando prevalenza alla solidarietà di partito e di coalizione piuttosto che all’interesse nazionale. Il risultato è che l’immagine dell’Italia ne sta uscendo compromessa a livello internazionale, come testimoniano i numerosi articoli pubblicati sulle più prestigiose testate. In compenso, oggi apprendiamo che il suo partito, Fratelli d’Italia, si è preso questo mese e mezzo per partorire un ridicolo 'dossier', destinato ai suoi esponenti che presenziano nei talk show televisivi e che non hanno saputo sin qui controbattere sui vari casi: Sgarbi, Delmastro, Santanchè, Lollobrigida, Pozzolo e, da ultimo, Bignami". "Conte trasparente, Meloni sfugge da responsabilità" Il dossier in questione, continua il M5S "dimostra, però, che i Fratelli d’Italia, quanto alla questione morale, si muovono su un terreno inesplorato: la estendono, infatti, anche a soggetti privati che svolgono attività professionali o imprenditoriali, che non solo non hanno mai avuto un incarico pubblico, ma sono pure totalmente estranei al M5S e alla politica. Quanto agli altri casi, il Presidente Conte ha già replicato, in modo diretto e trasparente, per cui non possiamo che rimandare alle puntuali risposte offerte in occasione di molteplici interviste televisive e sulla stampa. E questo, evidentemente, segna la differenza con Giorgia Meloni, che invece continua a sfuggire alle sue responsabilità e, adesso, si nasconde dietro dossier farlocchi". "Precisiamo, più in particolare, che, quanto agli iscritti al M5S, sono tutti obbligati a rispettare le rigorose norme contenute nel nostro codice etico. Non solo. Quando sono coinvolti, a qualsiasi titolo, da indagini della magistratura sono tenuti a prestare la loro piena collaborazione, senza frapporre ostacoli di sorta. Questo vale anche per il Presidente del Movimento, che quando è stato coinvolto nell’indagine svolta dalla Procura di Bergamo, si è presentato in Tribunale fornendo tutte le delucidazioni del caso, uscendo a testa alta, con formula piena". "Noi non invochiamo immunità parlamentare né prescrizione" "In effetti, noi siamo proprio ‘strani’. E comprendiamo la difficoltà di comprendere il nostro operato da parte dei Fratelli d’Italia - continua il M5S - I nostri parlamentari non invocano mai l’immunità parlamentare per difendersi dal processo. Non si avvalgono della prescrizione, che mira a sfuggire al giudizio di merito. Di più. Se un nostro iscritto, anche autorevole, viene sottoposto a indagini da parte della magistratura, noi non ci sogniamo affatto di intervenire sul piano legislativo con norme di favore, come abitualmente fanno altri partiti". "Siamo così ‘strani’ che non solo non siamo intervenuti per prestare un 'soccorso legislativo' al nostro Garante Beppe Grillo - meramente indagato 'per traffico di influenze' -, ma adesso che le forze di maggioranza, con l’ausilio di componenti di opposizione, stanno depotenziando il reato di 'traffico di influenze', noi stiamo conducendo una battaglia per mantenerlo integro per cui abbiamo già votato contro queste modifiche al Senato e voteremo convintamente contro anche alla Camera", conclude il M5s.
INSERITO DA ANGELA CECERE Napoli. Il tesseramento si farà soltanto online. La Campania è l’unica regione italiana in cui il Pd non potrà accettare iscrizioni con tessere cartacee nei circoli. La nuova linea dettata dalla segreteria di Elly Schlein ha sollevato una vera e propria rivolta nel Pd campano, a cominciare dai circoli di Napoli che sono pronti a fare rimostranze. Il blocco del tesseramento cartaceo solo in Campania viene visto come un'ingiustificata discriminazione nei confronti della regione, unico caso in Italia. Da qui la lettera inviata in queste ore al Nazareno e sottoscritta dai segretari di circolo di tutta l'area napoletana. "Cara Segretaria Nazionale, il 21 dicembre scorso, il Responsabile Organizzativo nazionale, Igor Taruffi, comunicava alle federazioni regionali e provinciali la proroga del tesseramento 2023 al 31/01/2024, specificando che lo stesso poteva essere effettuato solo e soltanto in presenza, presso i circoli territoriali, in conseguenza della circostanza che la piattaforma utilizzata per il tesseramento online avrebbe smesso di funzionare dall’01/01/2024. Pertanto, i Circoli di Napoli e Provincia, nel rispetto di quanto disposto dal PD Nazionale e dalla Federazione Metropolitana, si attivano e organizzano il tesseramento presso le sedi territoriali, comunicando la composizione dell’ufficio adesioni e le dat e nelle quali sarà possibile tesserarsi. I Segretari di Circolo organizzano, altresì, i calendari comunicando ai cittadini le date nelle quali sarà possibile tesserarsi al Partito Democratico e in alcuni casi sostengono anche costi per affissione manifesti. Il giorno 18/01/2024, in mancanza di una vera motivazione, il Responsabile Nazionale Organizzazione, comunica un provvedimento al Commissario Regionale del PD Campania, Sen. Antonio Misiani, e ai Segretari delle 5 Federazioni provinciali con cui si stabili sce ad horas , solo e soltanto per la nostra Regione, che il tesseramento dovrà essere effettuato esclusivamente in modalità online. Una discriminazione incomprensibile! Infatti, dopo la sospensione delle giornate di tesseramento in presenza già calendarizzate, in virtù della nuova disposizione nazionale, alcuni militanti hanno provato a tesserarsi online, ma senza esito dato che la piattaforma risultava essere inutilizzabile. Purtroppo, a causa di tale scelta, incomprensibile e immotivata, il PD Napoletano e Campano si ritroveranno sui media non per comunicare iniziative positive, ma per parlare nuovamente di tesseramento, seppur privo di anomalie. A quanto pare, qualcuno piace farci e farsi del male! La nota del 21/12/2023 del Responsabile Nazionale Organizzazione di proroga, ci aveva fatto ben sperareche i vertici nazionali si fossero finalmente resi conto che la modalità di iscrizione online ha impedito a molti militanti di poter aderire al Partito Democratico, in special modo a coloro che hanno un’età avanzata e sono poco avvezzi all’utilizzo di piattaforme informatiche. Nel corso del tesseramento 2023, molteplici sono state le difficoltà riscontrate per aiutare coloro che manifestavano la volontà di iscriversi al nostro Partito, soprattutto a causa del funzionamento non ottimale della piattaforma. A tal proposito, corre l’obbligo di ricordare che anche durante il tesseramento nel 2022, a circa 10 giorni dalla chiusura dello stesso, l’allora Commissario Regionale, On. Francesco Boccia, fece autorizzare il tesseramento in presenza, seppur con delle li mitazioni, nonostante fossimo alla vigilia della celebrazione della fase congressuale a tutti i livelli. Oggi, bisogna constatare le critiche sollevate da molti militanti che, sui territori, ci accusano di essere diventati un partito liquido. A cosa servono i circoli territoriali se la vocazione sembra essere divenuta quella delle Piattaforme? Se dobbiamo scimmiottare i movimenti, che senso ha chiamarci ancora Partito? I Circoli si accollano innumerevoli sacrifici economici per sopravvivere e per mantenere aperta una sede, considerato che abbiamo seguito il M5S sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, oltre che sulla considerato che abbiamo seguito il M5S sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, oltre che sulla riduzione del numero dei parlamentari, criduzione del numero dei parlamentari, con conseguenze importanti sulla tenuta del partito, non tenendo in debita on conseguenze importanti sulla tenuta del partito, non tenendo in debita considerazione il fatto che le democrazie più sono strette e più fanno male .considerazione il fatto che le democrazie più sono strette e più fanno male. Ma, ahinoi, in questi anni ai vertici del nostro partito è mancato il coraggio di scelte importanti, prestando il fianco a scelte populiste, che non hanno fatto altro che allontanarci sempre più dalle persone e dalle loro reali esigenze.a scelte populiste, che non hanno fatto altro che allontanarci sempre più dalle persone e dalle loro reali esigenze. A ciò si aggiunga che solo una minima parte dei proventi del tesseramento spetta ai territori. Dunque, i circoli territoriali hanno ancora senso di esistere se non hanno l’agibilità di poter gestire, in trasparenza e nel massimo rispetto delle regole, come d’altronde è sempre accaduto, il tesseramento nei rispettivi Comuni? e nel massimo rispetto delle regole, come d’altronde è sempre accaduto, il tesseramento nei rispettivi Comuni? La base del Partito, vera anima della nostra organizzazione, merita rispetto e considerazione o deve essere utilizzata come comitato elettorale per le varie elezioni sovracomunali? come comitato elettorale per le varie elezioni sovracomunali? Perché una Federazione, come quella napoletana, ovvero la terza più grande dell’intero Paese, che solo un anno fa ha eletto il proprio segretario all’unanimità deve subire una discriminazione tanto umiliante, quanto immotivata? Il Partito Regionale deve essere dotato di organismi eletti democraticamente! Diciamo basta al commissariamento! commissariamento! Può il più grande partito del centrosinistra italiano, come il PD, alla vigilia di un importantissimo appuntamento elettorale come quello delle elezioni europee, non avere un proprio organismo eletto democraticamente? Crediamo sia doveroso avere delle risposte alle nostre domande, dal Commissario Regionale ed anche dalla nostra Segretaria Nazionale. Nel rispetto dei nostri iscritti, dei militanti, dei simpatizzanti e dei tanti che ancora, nonostante tutto, si riconoscono nei valori e nel simbolo del PARTITO DEMOCRATICO che, è bene ricordare, è patrimonio di tutti, soprattutto nei valori e nel simbolo del PARTITO DEMOCRATICO che, è bene ricordare, è patrimonio di tutti, soprattutto della base, e non una proprietà esclusiva solo di qualcuno.".
INSERITO DA ANGELA CECERE Qualcosa si muove. Del resto, i tempi si fanno sempre più stretti per alleanze e candidature in vista di amministrative e regionali. E dal Piemonte potrebbe arrivare un'indicazione in grado di determinare un effetto a cascata nei rapporti tra Pd e M5S in vista del voto. Martedì ci sarà un nuovo tavolo tra i potenziali alleati. Il quarto in pochi giorni. La strada resta tutta in salita, anche per gli annosi cattivi rapporti tra i dem e i pentastellati locali. Ma la nuova convocazione parla di un filo che non si è spezzato. Sembra anche a seguito di interventi diretti, non confermati ufficialmente, di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Una trattativa quella piemontese che potrebbe inserirsi nel più ampio quadro dei tanti casi - dalle regionali in Basilicata ai comuni, da Firenze e Cagliari - in cui la partita resta aperta. "La discussione che facciamo qui -diceva ieri il segretario regionale dem del Piemonte, Domenico Rossi - non è isolata, ma si inserisce in un contesto sia di livello superiore, sia di livello territoriale, nel senso che non si risolve tutto attorno alla questione regionale". I lavori sono in corso. A tutto campo. A Firenze, cruciale roccaforte da confermare per il Pd, sarebbero in corso interlocuzioni per allargare l'alleanza a Italia Viva. Mentre nei giorni scorsi Conte avrebbe sentito il penalista Michele Laforgia, tra i nomi in pista per il dopo Decaro a Bari. In Umbria, in vista delle regionali che si terranno in autunno, oggi c'è stato il primo appuntamento a Perugia della coalizione 'Un Patto Avanti' con Marco Sarracino del Pd, Roberto Fico dei 5 Stelle, Elisabetta Piccolotti di Avs, il socialista Enzo Maraio, oltre a civici e Demos. Abruzzo Al momento l'unica situazione chiusa resta quella delle regionali in Abruzzo dove si vota il 10 marzo. Qui il centrosinistra ha dato il via alla sfida con una partenza sprint, indicando subito un candidato unitario: l'ex rettore dell'università di Teramo Luciano D'Amico, capace di mettere insieme un campo 'larghissimo' con Pd, M5s, Iv, Azione e liste civiche. Sabato scorso Schlein ha fatto una prima tappa della campagna elettorale nelle regione. Basilicata Anche in Basilicata, al voto in primavera, il Pd era partito con decisione, indicando come candidato il 'civico' Angelo Chiorazzo, alla guida della coalizione Basilicata Casa Comune cui, però, non ha aderito il M5s. Nei giorni scorsi, dopo un incontro tra Pd e M5s, i dem lucani hanno però aperto all'ipotesi primarie per "una leadership condivisa nel centrosinistra", come ha spiegato il segretario regionale Giovanni Lettieri, "fermo restando" la candidatura Chiorazzo. Sardegna Il caso Sardegna poi (si vota il 25 febbraio) è da tempo finito agli onori delle cronache nazionali. Con tanto di rottura personale nella famiglia Soru. Sull'isola Pd e M5s hanno trovato l'intesa sul nome di Alessandra Todde, vice presidente 5 Stelle. Ma Renato Soru ha annunciato lo 'strappo' con i dem, lanciando la sua candidatura (appoggiata, tra l'altro, da Azione) e provocando anche la frattura familiare con la figlia Camilla, consigliera regionale Pd. Con Todde anche i Progressisti di Massimo Zedda, che in un primo momento erano orientati su Soru.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Una proroga di almeno due mesi per beneficiare della detrazione al 110% sulle spese per i condomini che al 31 dicembre hanno effettuato lavori per almeno il 70%. Lo prevedono tre emendamenti identici al decreto superbonus presentati da Pd, FdI e Misto. La norma riguarda i condomini che hanno iniziato i lavori nel 2022 e che nel 2023 hanno potuto beneficiare dell'agevolazione piena: per chi "al 31 dicembre 2023 ha effettuato "lavori per almeno il 70% dell'intervento complessivo", il 110% è esteso "alle spese sostenute fino al sessantesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione" del decreto. Altri tre emendamenti identici bipartisan, presentati sempre da Pd, FdI e Misto, chiedono poi di alzare da 15mila a 25mila il tetto di reddito per poter beneficiare del contributo per i "redditi bassi" previsto dal decreto per le spese sostenute tra gennaio e ottobre 2024 (l'altra condizione è che al 31 dicembre 2023 lo stato di avanzamento dei lavori sia di almeno il 60%). Milleproroghe: 1.300 emendamenti, quasi 600 di maggioranza Sono circa 1300, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari di maggioranza, gli emendamenti depositati al decreto Milleproroghe in discussione nelle commissioni congiunte Bilancio e Affari Costituzionali a Montecitorio, e quasi 600 sarebbero di maggioranza. Tra le proposte di modifica si contano: circa 230 di FdI, 190 della Lega e 170 di Forza Italia. Circa 220 del Pd, 170 di M5S e 70 di AVS. ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Il confronto tv tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein si farà. La notizia dell’avvio della trattativa per le regole d’ingaggio del duello arriva mentre i deputati Pd sono appena arrivati a Gubbio per il seminario sull’Europa. E al 'conclave' dem la lettura di molti è quella di un passo verso la candidatura della segreteria alle europee. “Diciamo che se non si sbriga a decidersi, faremo fatica a fare le liste. Però la lettura è questa”, commenta un deputato di lungo corso. Mentre c’è chi non lega le due cose: “Penso siano due partite separate”, l’opinione di Matteo Orfini e anche per Laura Boldrini “il confronto tv fa parte della dialettica politica tra la presidente del Consiglio e la leader dell’opposizione”. E invita a stare sui temi più che sulle candidature: “Uscirei da questa gabbia delle candidature, è troppo riduttivo. Parliamo delle posta in gioco, delle due diverse visioni di Europa del futuro. Poi arriva tutto il resto, candidature incluse”. Tranchant un parlamentare della minoranza: “Ma che non so… Non dice niente”. Schlein oggi sarà a Gubbio per chiudere i lavori del seminario. E non dovrebbe essere questa la sede in cui scioglierà la riserva. Almeno secondo quanto dicevano i suoi nelle ultime ore. Una data possibile potrebbe essere quella di sabato prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria. La segretaria sarà a Cassino - in una data e un luogo simbolici - per una prima tappa di avvio della campagna elettorale verso le europee. Dirigenti dem in pressing, gli inviti a non scendere in campo, il seminario a Gubbio Attorno alla eventuale candidatura, il tema dei tempi si fa sempre più incalzante con il pressing di dirigenti, amministratori e aspiranti candidati che invitano la segretaria a stringere sulla decisione. In un senso o nell’altro. Da Romano Prodi alle donne dem e alla minoranza, diversi gli inviti a non scendere in campo. “Le pluricandidature sono un vulnus per la democrazia”, ha detto il Professore. In controtendenza Chiara Gribaudo e Matteo Ricci che caldeggiano entrambi la candidatura di Schlein. Magari oggi a Gubbio, i deputati proveranno a sondare le intenzioni della segretaria. Intanto ieri la riunione somigliava un po’ di più a una gita che a un pensoso conclave. E pure l’off limits che era previsto in un primo momento con i cronisti fuori dai cancelli, è poi virato su una riunione a porte chiuse ma con uno spazio allestito per la stampa. Alcuni deputati sono arrivati alla spicciolata in macchina, il grosso in pullman. “Abbiamo cantato sempre”, dice Arturo Scotto. Playlist tutta italiana selezionata dal parlamentare campano Toni Ricciardi. “Abbiamo chiuso con ‘Perdere l’amore’”, scherza Gianni Cuperlo. All’appello mancano una decina di deputati. “Alcuni avevano un impegno già fissato” come Enrico Letta che è all’estero, “altri un imprevisto all’ultimo”, dicono dalla staff della capogruppo Braga che ha organizzato il seminario. Sul park hotel ai Cappuccini, lussuoso ex convento con tanto di Spa (che dicono però sia chiusa) e centro Messegue già scelto in altre occasioni da Silvio Berlusconi, si sono fatte molte ironie. “È un modo per confrontarsi, mi meraviglia che altri non lo facciano”, dice Laura Boldrini. E Anna Ascani: “È un momento in cui si fa squadra e si discute dell'Europa che sarà e dell'Europa che faremo”. Spiega l’organizzatrice Braga: “Abbiamo voluto questo appuntamento in questo contesto più tranquillo, meno schiacciato sulla contingenza parlamentare sia per fare squadra ma anche per confrontarci. Servono idee, servono voci stimolanti che possano aiutarci a fare l'opposizione e anche a prepararci a tornare a governare. Se lo facesse anche il Governo, di confrontarsi con queste voci, forse farebbe meno fesserie….”. Tre le sessioni in cui sono organizzati i lavori. La prima con il titolo 'Dove va il mondo. tra guerre e pace, l'Europa di Ventotene', la seconda ‘La destra al potere: tra propaganda e sogni di egemonia' è l’ultima 'Un patto tra generi e generazioni, un'altra idea di futuro' a cui partecipa anche Nicolas Schmit, possibile spitzenkandidate.