Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
inserito da Miki Pappacoda Gabriele Albertini, già senatore, europarlamentare e soprattutto sindaco di Milano dal 1997 al 2006, sarà l’ospite speciale del nuovo incontro della Scuola di formazione politica dell’Associazione “I Repubblicani”, presieduta da Marco Reguzzoni. In diretta su Zoom, dalle 21 di stasera, mercoledì 7 febbraio, Albertini parlerà di “come si fa il sindaco”, raccontando la propria esperienza e definendo i contorni di un impegno che, a suo parere, rappresenta «un atto eroico, quasi un sequestro di persona consenziente». In una lunga intervista rilasciata al giornale MEGA, il politico milanese racconta la sua storia di imprenditore prestato all’Amministrazione pubblica: «Mi scelse Silvio Berlusconi. Io in verità gli mandai un fax per ringraziarlo e rifiutare la proposta, ma lui mi telefonò e quel giorno la mia vita cambiò». Albertini, nel corso dell’intervista, riflette su cosa vuol dire fare il sindaco - «un lavoro difficilissimo, complicato e ingrato. I rischi sono enormi e si devono mettere le mani nella carne viva della società. Ma alla fine, chi ha la vocazione, si butta» -, la sua ossessione per la legalità e i motivi della rinuncia a correre di nuovo nel 2021: «Salvini me lo chiese, ma rinunciai per la ferma contrarietà di mia moglie». La disponibilità a tenere una lezione formativa è legata alla convinzione che «il dramma della politica è l’invasione degli improvvisati, istituzionalizzata da una sciagurata circostanza per cui un partito guidato da un comico ha imposto la teoria dell’uno vale uno, togliendo valore alla meritocrazia». Ma Albertini, da esponente ritrovato di Forza Italia, esprime anche l’interesse per il progetto impostato da Reguzzoni: «I Repubblicani hanno dentro quel desiderio di un partito borghese di massa che ancora si percepisce. Attualmente esistono tanti rivoli, strisce d’acqua cristallina, canali più grandi o più piccoli che pressano sugli argini. Tutti stanno cercando la traccia per confluire in un grande fiume». La lezione di Gabriele Albertini è ad accesso libero e gratuito su Zoom. Per accedere basta cliccare sul link al momento dell’evento e inserire i codici richiesti: https://us06web.zoom.us/j/81725903364?pwd=8dHxxe0SVofwHxo73nsbDQnE3FoagQ.1.
INSERITO DA ANGELA CECERE Salerno. "Pur di attaccare il Governo Meloni, De Luca ora tira in ballo persino le persone che soffrono di disturbi mentali. Ha davvero toccato il fondo. La segretaria del Pd Schlein non ha proprio niente da dire?". Lo dichiara, in una nota, il deputato Imma Vietri, capogruppo di FdI alla Commissione Affari Sociali e Sanità rispondendo alle dichiarazioni del presidente della Regione Campania. "Siamo di fronte a parole gravi e inaccettabili, soprattutto perché pronunciate da una Istituzione. I suoi insulti sono ormai quotidiani e trasudano sempre maleducazione e assoluta mancanza di rispetto. Ma Fratelli d'Italia - aggiunge Vietri - non si farà certamente intimidire da questo bullismo istituzionale. Il governatore della Campania risponda, per una volta, nel merito al Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano rispetto allo sblocco dei Fondi di sviluppo e coesione. Come mai la Regione, che lui guida da più di otto anni, è stata capace di spendere solo 3,5 miliardi sui 9,3 destinati alla Campania, ovvero il 37% delle risorse attribuite per la programmazione 2014-2020? La smetta di gettare fumo negli occhi ai cittadini per cercare di distogliere l'attenzione dai suoi innumerevoli fallimenti e di montare una protesta assolutamente priva di fondamento basata solo su insulti e slogan" conclude Vietri.
INSERITO DA ANGELA CECERE La premier risponde a muso duro a Schlein su Salis e carceri. Sul caso Stellantis bolla come 'bizzarre' le parole di Tavares e sui trattori dice: "Fatto il possibile per gli agricoltori" In una Tokyo sferzata da una tempesta di neve, Giorgia Meloni - dopo il bilaterale con l'omologo giapponese Fumio Kishida e il passaggio di consegne del G7 - chiude il caso Sgarbi e incassa, da Roma, l'accordo di maggioranza sul premierato. Ma dalla premier arriva anche la risposta a muso duro a Schlein su Ilaria Salis e carceri, mentre sul caso Stellantis bolla come 'bizzarre' le parole di Tavares. E sulla protesta dei trattori dice: "Fatto il possibile per gli agricoltori" Sgarbi, caso chiuso: "Accolgo le dimissioni" Dopo il verdetto dell'Antitrust che si è espresso sull’incompatibilità del critico d’arte con la carica di sottosegretario alla Cultura, Sgarbi ha scritto una lettera a Meloni - riportata sulle pagine del Corriere della Sera - in cui si dice disposto sì a fare un passo indietro, ma dimostra di non averla presa benissimo. Pur mettendo in chiaro che farà quello che decide Meloni, Sgarbi chiede che la verifica su eventuali incompatibilità si allarghi ad altri membri del governo. Se di trasparenza si tratta, allora che valga per tutti, non solo per lui. Meloni dal Giappone, incalzata dai giornalisti, mostra di avere le idee chiarissime: "La decisione di Sgarbi di dimettersi è corretta, aspetto di incontrarlo a Roma per accogliere quelle dimissioni". "Accolgo le dimissioni", insiste. Vicenda chiusa, almeno per lei. Perché sulla richiesta di una verifica ‘allargata’, per Meloni occorre attenersi agli "elementi oggettivi", dunque Sgarbi non si aspetti che il governo "decida per altri con elementi che non sono oggettivi". L'intesa della maggioranza sul premierato, la replica piccata a Schlein su Salis e carceri Il caso sembra già alle spalle per Meloni, che da Tokyo incassa l’intesa di maggioranza sul premierato, con una modifica che adesso rende la norma "più chiara rispetto alla precedente". L'opposizione, sulle barricate con centinaia e centinaia di emendamenti, "fa il suo lavoro", del resto per Meloni - è l'affondo - remano contro coloro che hanno "privilegiato i governi costruiti nel Palazzo". Nel mirino, in particolare, il Pd di Elly Schlein, che da Strasburgo accusa il governo di ritardi sul caso Salis: "Non so che cosa intende Elly Schlein - risponde piccata la presidente del Consiglio -, se è più brava di noi sicuramente saprà cosa fare”. Anche sul sovraffollamento delle carceri e sulle accuse mosse dei dem, Meloni non le manda a dire: "Se la segretaria Schlein ritiene che il problema del sovraffollamento carcerario, come ha fatto la sinistra, si risolva togliendo i reati - scandisce - io non sono d'accordo con la sinistra. Penso che si risolva aumentando la capienza nelle carceri, assumendo e sostenendo la polizia penitenziaria come il governo ha fatto in questo anno perché l'unica risposta seria che può dare uno Stato". Il caso Stellantis: "Tavares? Letto cose bizzarre" Battaglia politica ma non solo, perché le grane, a Roma, non riguardano certo solo il 'ring' con gli avversari. Nel giorno in cui i sindacati annunciano un nuovo mese di cassa integrazione a Mirafiori, Meloni torna sul caso Stellantis e sulle parole dall’ad Carlos Tavares, pronto a mettere a rischio gli impianti in Italia in assenza di sussidi per la produzione di auto elettriche: “Quello che ho letto mi è parso abbastanza bizzarro", dice la premier, "penso che un ad di una grande società sappia che gli incentivi non possono essere rivolti a una azienda nello specifico e penso che si sappia anche che noi abbiamo appena investito un miliardo sugli eco-incentivi". Il governo da parte sua - assicura - è "sempre disponibile e aperto per tutto quello che in Italia può produrre posti di lavoro" ma "se invece si ritiene che produrre in altre nazioni sia meglio, non posso dire niente ma poi non mi si dica che l'auto prodotta è italiana e non si venda come italiana" perché "il rapporto deve essere equilibrato". "Protesta dei trattori? Fatto il massimo possibile per il comparto" Oggi intanto l’attende un altro giorno a Tokyo, poi il ritorno a Roma, dove si avvicina di ora in ora la protesta dei trattori, ormai arrivati alle porte della Capitale. Il mondo degli agricoltori, assicura, è "uno dei principali a cui abbiamo rivolto la nostra attenzione e lo dimostrano i fatti", ricorda dicendosi comunque pronta all’eventualità di incontrarli. Per il comparto, però, il governo ha fatto il "massimo possibile”, dunque i problemi non sono imputabili a scelte del suo esecutivo ma portate avanti da altri, in particolare dall'Unione europea: "Molta della rabbia degli agricoltori - assicura - deriva da una lettura ideologica della transizione ecologica che ha pensato di poter difendere l'ambiente combattendo gli agricoltori e questa non è la mia visione. Io penso che invece gli agricoltori siano fondamentali e debbano essere coinvolti nella transizione ecologica se vogliamo che questa funzioni”.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Grande ammirazione per il Giappone", Paese che è "fonte di ispirazione per chi, come me, crede che il ruolo della politica sia quello di interpretare l’interesse nazionale e l’identità più profonda di un popolo, sostenendo allo stesso tempo la convivenza pacifica e l’ordine internazionale basato su regole". Lo dice Giorgia Meloni in un'intervista al quotidiano giapponese Yomiuri Shinbun in occasione della sua visita a Tokyo. La presidente del Consiglio fa riferimento al 'partenariato strategico' lanciato con il premier Kishida che oggi incontrerà e spiega: "La nostra collaborazione si sta espandendo su tutti i fronti e il mio obiettivo per i prossimi anni è sostenere questo importante rilancio. Penso in particolare al lancio di un meccanismo strutturato di consultazione politica e di sicurezza, al rafforzamento dei partenariati industriali soprattutto nei settori ad alta tecnologia e all'attuazione di progetti congiunti di ricerca scientifica". Meloni ricorda gli accordi bilaterali su previdenza sociale, vacanze-lavoro e coproduzione di film e sottolinea: "Intendo inoltre sostenere l'impulso dato alla nostra collaborazione nel settore della difesa con l'avvio del programma per lo sviluppo di un velivolo multiruolo di sesta generazione insieme al Regno Unito, incoraggiando altri progetti di comune interesse". Nell'intervista, la premier parla anche del rapporto con la Cina: "Il memorandum 'Belt and road initiative' è stato firmato da un governo precedente, in un contesto internazionale diverso, e non ha creato i benefici sperati", per questo "ho deciso di non prorogarne la durata dopo la scadenza e di reindirizzare la collaborazione con Pechino verso strumenti più specifici e idonei a raggiungere migliori risultati economici per entrambi" ma "senza l’ampia condivisione strategica che comporta l’appartenenza alla 'Belt and road initiative'". La presidente del Consiglio ribadisce la posizione dell'Italia sull'Ucraina: "Il sostegno dell’Italia all’Ucraina è stato - e rimarrà - incrollabile", perché "si tratta anche di tutelare il nostro interesse nazionale, perché la sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’Europa". Meloni sottolinea il fatto che "l'arma più grande che abbiamo a nostra disposizione è l'unità della nostra azione" e, a proposito della questione energetica, "l’Italia ha rapidamente assicurato una chiara, e necessaria, diversificazione delle sue forniture (in precedenza largamente dipendenti dalla Russia) e del suo mix energetico, dimostrando la capacità delle nostre democrazie di gestire le situazioni di crisi e contrastare i ricatti. Se ci si aspettava che il sostegno a Kiev crollasse, di certo non è stato così". "Giocato ruolo chiave a Bruxelles, sui migranti una svolta culturale" "In questi mesi il governo ha giocato un ruolo chiave a Bruxelles, facendo sentire con autorevolezza la voce dell’Italia e contribuendo al dibattito sui grandi temi", afferma la premier. "Riguardo alle migrazioni, abbiamo presentato apertamente la nostra posizione su come gestire il fenomeno migratorio in modo 'globale', privilegiando la dimensione esterna come modalità per limitare le partenze. Questo approccio è stato progressivamente condiviso dagli altri Stati membri e dalle istituzioni dell’Ue, ed è stato approvato dal Consiglio europeo. Si è trattato di una vera e propria 'svolta culturale', incentrata sulla necessità di creare partenariati globali con i Paesi di origine e di transito che riguardino non solo la migrazione ma soprattutto la creazione delle condizioni per prevenire in primo luogo le partenze", sottolinea la premier. "Tra i passi avanti concreti più significativi che sono stati compiuti, vorrei citare il Memorandum d’intesa tra Ue e Tunisia e i nuovi accordi che la Commissione Europea sta negoziando, in primis con l’Egitto, nonché le diverse iniziative dell’Ue per contrastare il traffico dei migranti, come emerge dalla conferenza internazionale dello scorso novembre e dalle nuove proposte legislative dell’Ue in materia. Mi riferisco anche ai nuovi importanti fondi per la dimensione interna ed esterna previsti dalla revisione del quadro finanziario pluriennale, adottata dal Consiglio europeo il 1° febbraio di quest'anno". Poi, a una domanda sul fatto che i partiti di destra come AfD in Germania, Rn in Francia e il Partito per la libertà in Olanda stanno guadagnando popolarità in Europa, Meloni risponde che "ogni nazione europea ha le proprie dinamiche politiche, che solo in parte possono essere attribuite a tendenze generali". "Sono tuttavia convinta, e la mia azione politica si è sempre ispirata a questa convinzione, che i popoli del nostro continente vogliono un’Europa che sappia giocare un ruolo da protagonista sulla scena globale, senza tradire o prevaricare le identità nazionali - afferma Meloni - Intendo continuare a lavorare per un’Europa che sia un colosso politico e non burocratico, cioè capace di raccogliere le sfide che richiedono l’unità tra le nazioni del continente, lasciando invece ai governi nazionali il compito di affrontare quelle politiche che possono essere attuate al meglio dalle istituzioni più vicine ai cittadini". G7, la premier: "20 incontri ministeriali, sforzi concentrati su tutte le questioni chiave" Per il G7 in Italia, "oltre al Summit che si terrà in Puglia dal 13 al 15 giugno, la nostra presidenza prevede un intenso calendario di incontri ed eventi istituzionali. Ospiteremo 20 incontri ministeriali, affrontando questioni di grande importanza", dice Meloni nell'intervista. I temi sul tavolo dei leader saranno il sostegno all’Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, le relazioni con i Paesi in via di sviluppo e le economie emergenti con un focus particolare sull'Indo-Pacifico e sull'Africa, spiega la presidente del Consiglio ricordando l'impegno per il piano Mattei. "L’Italia concentrerà inoltre gli sforzi su questioni chiave come la migrazione, il clima, la salute globale, la sicurezza energetica, la sicurezza alimentare e le sfide derivanti dall’invecchiamento della popolazione", sottolinea. Grande spazio al tavolo dei leader troverà la questione Intelligenza artificiale. Meloni ricorda l'Hiroshima AI process' e sottolinea: "Svilupperemo ulteriormente questo lavoro per garantire che l’IA sia incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo, tenendo conto dei principi etici fondamentali dell’umanità"; "intendiamo focalizzare l'attenzione dei nostri partner sull'impatto dell'IA sul mondo del lavoro, coinvolgendo non solo le aziende ma anche la società civile e i sindacati per dare risposte a quello che rappresenta un rischio concreto per i nostri lavoratori". Altro aspetto, quello delle fake news: "Le false informazioni costituiscono una parte importante della guerra ibrida, che mette a rischio la coesione delle nostre democrazie. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio, contrastando gli attacchi e le interferenze esterne e, allo stesso tempo, garantendo la libertà di espressione, che è un pilastro fondante delle nostre democrazie", dice Meloni.
INSERITO DA MORENA MOTTA Vittorio Sgarbi si è dimesso da sottosegretario alla Cultura. "Mi dimetto con effetto immediato da sottosegretario del governo e lo comunicherò nelle prossime ore a Giorgia Meloni", ha detto lui stesso a margine di un evento a Milano. In merito agli insulti rivolti ai giornalisti, il critico d'arte ha affermato: "Non mi devo scusare con nessuno, ho espresso le mie imprecazioni come fa chiunque. Quelle erano immagini rubate. E uno nel suo privato può dire quello che vuole". "Colpo di teatro" "È un colpo di teatro, sono due ore che medito se farlo o se non farlo". Così Sgarbi dopo aver annunciato le sue dimissioni da sottosegretario alla Cultura, parlando durante l'evento 'La ripartenza' organizzato da Nicola Porro a Milano. "Lettere anonime" "L'Antitrust ha mandato una molto complessa e confusa lettera dicendo che aveva accolto due lettere anonime, che ha inviato all'Antitrust il ministro della Cultura, in cui c'era scritto che io non posso fare una conferenza da Porro". "Gli uomini che hanno dignità non accolgono lettere anonime" "Il ministro Gennaro Sangiuliano non l'ho sentito, non ci parliamo dal 23 ottobre quando mi ha dato la delega per andare a occuparmi della Garisenda. Non potevo sentire una persona che riceve una lettera anonima e la manda all'Antitrust. Le lettere anonime si buttano via, gli uomini che hanno dignità non accolgono lettere anonime", ha aggiunto. "Secondo l'avviso dell'Antitrust - ha detto Sgarbi - io non potrei parlare di arte per evitare il conflitto di interesse. E quindi vorrei annunciare qui le mie dimissioni da sottosegretario di Stato alla Cultura". "La legge consente che io, attraverso il Tar, indichi quelle cose che ho detto - ossia - che non può essere in conflitto di interessi chi non ha un lavoro, chi non fa l'attore, chi non fa il professore, chi è in pensione come professore e come sovrintendente" ha aggiunto, sottolineando che "io ho fatto occasionalmente conferenze come questa. Questa conferenza - ha spiegato - secondo quello che l'Antitrust mi ha inviato, sarebbe incompatibile, illecita, fuorilegge". Quindi, "per evitare che tutti voi siate complici di un reato, io parlo da questo momento libero del mio mandato di sottosegretario. Avete comunque un ministro e altri sottosegretari - ha sottolineato -. Io riparto e da ora in avanti potrò andare in tv e fare conferenze". Antitrust, verso conclusione istruttoria su incompatibilità È il 15 febbraio il termine previsto entro il quale l'Antitrust dovrà pronunciarsi sull'incompatibilità per Sgarbi tra le sue attività extra governo e il ruolo che ricopre al Mic. Secondo quanto si apprende, il procedimento potrebbe essere già stato chiuso e nei primi giorni della prossima settimana, forse lunedì stesso, potrebbero venirne comunicate le conclusioni. A chi gli chiedeva quale fosse, in seguito alla sue reazioni, l'immagine di lui che arriva all'estero, il sottosegretario ha risposto: "Dobbiamo chiederlo all'estero. Il sottosegretario non ha rilasciato nessuna intervista quindi quelle erano immagini rubate. E uno nel suo privato può dire quello che vuole". Sgarbi è tornato poi agli auguri di morte rivolti ai giornalisti spiegando: "Non rifarei l'intervista anche perché non l'ho fatta. E comunque il giornalista non morirà per questo". "Sono noto per le imprecazioni e per le capre" "Ovviamente io sono noto per le mie imprecazioni e per le 'capre', non ho nessuna volontà di crudeltà e di morte per nessuno. Mi scuso - ha aggiunto Sgarbi - con i giornalisti che si sentono in pericolo di morte, perché ho detto: 'Vorrei che tu morissi'. Mi scuso, per chi l'ha interpretato in una trasmissione che è stata particolarmente cruda, ma che era sostanzialmente una trasmissione con un'intervista non autorizzata, non voluta". A un certo punto, "non essendo un'intervista, io ho fatto imprecazioni, che sono sembrate anche a qualche giornalista offensive. Io ritiro il mio augurio di morte, mi scuso di averlo pensato e non sono più neanche in sottosegretario. D'ora in avanti - ha concluso - augurerò la morte senza essere responsabile di essere sottosegretario". Vittorio Sgarbi è finito nella bufera anche per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: non avrebbe pagato debiti per 715mila euro, accuse da lui respinte in pieno.
INSERITO DA ANGELA CECERE Nella giornata di giovedì in cui i leader dei 27 Paesi dell'Unione si sono riuniti per trovare un'intesa sul quadro finanziario pluriennale, oltre mille trattori hanno bloccato le strade di Bruxelles, al punto che la premier estone Kaja Kallas è stata costretta ad arrivare a piedi all'Europa Building. La protesta degli agricoltori, che va avanti da settimane in tutto il continente, è arrivata così alla porta delle istituzioni europee, mentre capi di governo e di Stato hanno provato a sbloccare l'impasse sulla revisione del bilancio a lungo termine per il periodo 2021-2027, compreso il pacchetto di aiuti all'Ucraina da 50 miliardi di euro sul quale l'Ungheria di Viktor Orban aveva posto il veto nell'ultimo summit di dicembre. Aiuti a Ucraina, come è stata vinta resistenza Orban Nella bozza delle conclusioni vengono inseriti due punti per provare a vincere la resistenza di Orban. In primo luogo viene aggiunto che "in caso di necessità, tra due anni il Consiglio europeo inviterà la Commissione a fare una proposta di revisione" nel contesto del prossimo quadro finanziario. Il secondo punto dice che "il Consiglio europeo richiama le proprie conclusioni del dicembre 2020 sull'applicazione del meccanismo di condizionalità" dello Stato di diritto impegnandosi a garantire un giusto trattamento degli Stati membri (l'Ungheria ha ancora circa 20 miliardi di fondi europei congelati dalla Commissione che le contesta violazioni dello Stato di diritto, ndr.). Alla fine il muro eretto dal primo ministro magiaro viene giù e il Consiglio dà il via libera all'accordo, con la soddisfazione della premier italiana Giorgia Meloni che rivendica il suo ruolo di mediatore nella difficile trattativa con Budapest. In realtà, dopo l'inizio dei lavori bastano pochi minuti al presidente del Consiglio europeo Charles Michel per annunciare il "deal", perché la quadra era stata già trovata nei colloqui delle ore precedenti: quelli della notte tra mercoledì e giovedì, quando Orban ha avuto un faccia a faccia presso l'Hotel Amigo sia con Meloni che con il presidente francese Emmanuel Macron, e quelli di stamattina all'Europa Building, dove si è tenuta una riunione ristretta dei tre leader con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, con Michel e con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Alla fine Meloni può cantare vittoria: "Non era facile trovare una soluzione, noi siamo sempre stati convinti che una soluzione a 26 sarebbe stata un precedente pericoloso. Abbiamo lavorato molto per una soluzione a 27 e l'abbiamo portata a casa". E sulla mediazione con Orban osserva: "Con il primo ministro ungherese abbiamo lavorato cercando di arrivare a un punto che ci consentisse di non dividere l'Europa in un momento come questo, perché abbiamo altri problemi. In Europa bisogna saper dialogare con tutti". Ma sul tavolo dei colloqui tra la leader di Fdi e il capo del governo di Budapest pesa come un macigno la vicenda di Ilaria Salis, l'italiana incarcerata un anno fa con l'accusa di aver aggredito due estremisti di destra. Il caso Salis Le immagini della maestra milanese, portata in catene davanti ai giudici, hanno fatto il giro del mondo e suscitato l'indignazione di una larga fetta della politica e dell'opinione pubblica italiana. La premier chiede al suo omologo che venga garantito il rispetto dei diritti della detenuta, ottenendo una rassicurazione su questo punto da Orban, il quale però fa capire di non poter intervenire a gamba tesa sui giudici: "Ho chiarito che nel sistema ungherese la magistratura non dipende dal governo ma dal Parlamento", spiega il primo ministro ungherese dopo il vertice con Meloni. "Il sistema giudiziario è totalmente indipendente dal governo. L'unica cosa che sono legittimato a fare - aggiunge Orban - è esercitare un'influenza affinché Salis abbia un equo trattamento". Meloni auspica un "giusto processo" per Salis, ma soprattutto un processo "veloce": "Mi ha colpito - rimarca la premier - che l'udienza sia stata rinviata a maggio, spero che su questo si possa fare magari qualcosa di più. Per il resto né io né Orban possiamo entrare nel giudizio che compete alla magistratura. Posso solo sperare che Ilaria Salis sia in grado di dimostrare la sua innocenza e la sua estraneità" ai fatti contestati. Sullo sfondo resta la partita delle europee e la questione delle alleanze da costruire dopo la tornata elettorale di giugno: anche in questo caso Orban gioca un ruolo importante, dal momento che Fidesz, il partito del leader magiaro, è in procinto di aderire alla famiglia dei Conservatori europei di cui Meloni è presidente. "Il dibattito è aperto" ma se ne parlerà dopo il voto Ue, chiosa la numero uno di Fdi. Le risorse per i flussi migratori Sul fronte migranti Meloni saluta positivamente lo stanziamento da parte del Consiglio europeo di risorse per la gestione dei flussi: "Gli 8 miliardi destinati alla dimensione esterna servono ad affrontare il tema della migrazione su un piano sicuramente securitario ma anche su un piano di sviluppo", afferma la premier, evidenziando come in Europa sia stato accolto con interesse il vertice Italia-Africa andato in scena al Senato pochi giorni fa. Per Meloni c'è tempo anche per un incontro con il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, arrivato a Bruxelles per difendere le ragioni della manifestazione che ha portato oltre un migliaio di agricoltori italiani "all'assalto" della sede del Parlamento Ue. "Sono leader politico di un partito che in Europa ha votato contro la gran parte delle questioni che giustamente oggi gli agricoltori pongono - sottolinea la leader di Via della Scrofa -. Abbiamo detto che la transizione ecologica non doveva essere ideologica e che non dovevamo scambiare la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale, e oggi cominciamo a vedere i risultati. La politica europea va cambiata".
INSERITO DA ANGELA CECERE Matteo Salvini torna a parlare di Ilaria Salis, l'insegnante detenuta da un anno in Ungheria. “Da genitore capisco l’ansia e anche alcune dichiarazioni originali del padre di Ilaria Salis, Roberto - dice il vicepremier - È giusto che il governo sia impegnato con tutte le forze per tutelare la ragazza e ne auspico la completa e rapida assoluzione. Ribadisco, però, che Ilaria Salis è stata bloccata con un manganello e in compagnia di un estremista: in caso di condanna per violenze, a mio modo di vedere, l’opportunità che entri in classe per educare e crescere bambini è nulla”. Già ieri Salvini si era espresso sul caso dell'italiana detenuta in carcere a Budapest, sottolineando che "è fondamentale chiedere condizioni di detenzione civili, umane e rispettose, e un giusto processo" per Salis. "Spero che si dimostri innocente - ha aggiunto il leader della Lega - perché, qualora fosse ritenuta colpevole, atti di violenza imputabili ad una insegnante elementare, che gestisce il presente e il futuro di bambini di 6-7-8 anni sarebbero assolutamente gravi". "Il fatto che sia sotto processo anche in Italia per altri episodi di violenza e altre aggressioni - ha detto Salvini - sicuramente è spiacevole, però le catene in un'aula di Tribunale sicuramente non si possono vedere. Quindi bene fa il governo italiano a chiedere il rispetto dei diritti di colei che è presunta innocente, fino a prova contraria. Poi, da sinistra chi invoca l'indipendenza della magistratura in Italia, immagino che abbia lo stesso rispetto per le magistrature di altri Paesi europei". All'obiezione che in Ungheria la pubblica accusa dipende dall'esecutivo, come in Francia, Salvini ha risposto: "Contiamo su un processo giusto e veloce, sperando nella sua innocenza. Se fosse dimostrata colpevole, ovviamente sarebbe incompatibile con l'insegnamento in una scuola elementare italiana". Ieri è intervenuta con una nota anche la Lega: "Le immagini di Ilaria Salis incatenata in Ungheria sono scioccanti, il suo caso offre la possibilità di riflettere sull’atteggiamento di un Paese membro dell’Ue, ma non solo. Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega". A stretto giro, in riferimento al gazebo della Lega assaltato, l'avvocato Eugenio Losco all'Adnkronos ha spiegato che Ilaria Salis "è stata assolta per non aver commesso il fatto, come aveva chiesto anche il pm. Ilaria aveva partecipato al corteo ma quell’azione fu compiuta da altre persone’’.
DI ANGELA CECERE La senatrice a vita e sopravvissuta all'Olocausto Liliana Segre, in un'intervista al New York Times, parlando della recrudescenza dell'anti-semitismo, si lascia andare a riflessioni a dir poco amare: «Temo di aver vissuto invano: perchè avrei sofferto per 30 anni a condividere fatti intimi della mia famiglia, del mio dolore, della mia disperazione. Per chi? Perchè?». L'intervista al New York Times L'intervista, realizzata dal corrispondente del quotidiano americano Jason Horowitz nella casa milanese della senatrice, fa parte di un lungo profilo a lei dedicato. «Questo non è nuovo», ha aggiunto Segre chiedendosi se è vissuta così a lungo da veder la storia che si ripete.
INSERITO DA MORENA MOTTA "Il ricordo e la condanna dell'orribile sterminio di milioni di persone ebree e di altre fedi aiuti tutti a non dimenticare che la logica dell'odio e della violenza non si può mai giustificare perché nega la nostra stessa umanità". La frase del Papa per ricordare la tragedia dell'Olocausto è forse quella che meglio sintetizza lo spirito con il quale si vive il Giorno della Memoria nel momento in cui è in corso tra israeliani e palestinesi un conflitto che ha già causato migliaia di vittime: si guarda al passato e la condanna è unanime, ma gli occhi sono puntati sul presente. Un presente di guerra. La premier Giorgia Meloni non esita a parlare di "malvagità nazifascista", sulla quale "non deve cadere l'oblio" e osserva come, con lo sterminio degli Ebrei, "l'umanità abbia toccato il suo abisso". Rivendica quanto fatto dal Governo con, ad esempio, la legge che istituisce il Museo della Shoah e la nomina di Pasquale Angelosanto a Coordinatore nazionale per la lotta all' antisemitismo e punta il dito contro Hamas il cui "feroce attacco" del 7 ottobre ha "scatenato una nuova ondata di odio contro gli israeliani e ha rinvigorito focolai di antisemitismo" che sono "una piaga da estirpare". Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, si scaglia contro l'antisemitismo e annuncia la presentazione di un disegno di legge per contrastarlo. Tra le misure, si punta a creare un unico centro di raccolta dati sugli atti di antisemitismo, a eliminare "il linguaggio d'odio" dai social e a fare corsi di formazione" per prof e forze dell'ordine. Mettendo in piedi una "campagna di comunicazione per diffondere la cultura della non discriminazione". Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, definisce la Shoah il "male assoluto" e sostiene la necessità di "una memoria condivisa che ripudi ogni forma di odio, razzismo, antisemitismo, antisionismo" affinché "ogni giorno dell'anno sia il Giorno della Memoria". Nessuno deve dimenticare "l' orrore della ferocia nazifascista" è invece l'appello del Presidente della Camera Lorenzo Fontana. E mentre il leader di IV, Matteo Renzi, dice che "chi rifiuta di onorare la memoria di Auschwitz, rifiuta l'umanità", il fondatore del M5S Beppe Grillo lancia una proposta alternativa: si istituisca anche "La Giornata della Dimenticanza e del Perdono" per "interrompere il ciclo distruttivo" di violenze e vendette. Anche Bruxelles celebra il "Giorno della Memoria" con la presidente della Commissione von Der Leyen che spiega come sia dovere dell'Ue "proteggere e far prosperare la vita ebraica in Europa". "La tragedia di milioni di innocenti ha influenzato i valori dell' Ue e non sarà mai dimenticata" dice il presidente del Consiglio Charles Michel. "In Ungheria gli Ebrei sono protetti", assicura Victor Orban. Mentre "mai più dittatura e razzismo" è la frase scelta dal tedesco Scholz. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assicura l'impegno per "prevenire ogni forma di antisemitismo".ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Da Chiara Appendino a Virginia Raggi; da Beppe Grillo all'ex Ad di Invitalia Domenico Arcuri; passando per il deputato Riccardo Tucci, l'avvocato Luca Di Donna e Cesare Paladino, padre di Olivia, compagna del presidente pentastellato: questi i casi citati da Fratelli d'Italia nella "nota informativa" che in queste ore sta circolando nelle chat di Via della Scrofa. Il documento di 6 pagine targato Fdi fa riferimento alla lettera aperta pubblicata l'11 dicembre 2023 su Repubblica da Conte, che "ha attaccato Giorgia Meloni per le inchieste giudiziarie che coinvolgono alcuni membri dell'esecutivo, parlando di 'questione morale'", si legge nel dossier. Nel suo intervento l'ex premier aveva parlato dei problemi giudiziari del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della ministra del Turismo Daniela Santanchè, citando poi le inchieste giornalistiche sul sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi e su quello al Lavoro, Claudio Durigon. Tra i casi evidenziati da Conte anche la vicenda del treno da cui ha chiesto di scendere il ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida e l'inchiesta di Report sul capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri. "Nella sua carriera politica - attacca il partito della presidente del Consiglio - il leader pentastellato non ha usato lo stesso pugno duro quando si è trovato di fronte ad indagati del suo partito, o quando si è trovato lui stesso sotto inchiesta". La "questione morale" Conte "avrebbe dovuto farla valere la innanzitutto per sé stesso", punge Fdi citando l'avviso di garanzia ricevuto dal leader M5S nel 2020 per le denunce sulla gestione dell'emergenza Covid e l'indagine per omicidio colposo ed epidemia colposa nel 2023 "per la gestione delle prime fasi della pandemia": vicenda che, ricorda Fratelli d'Italia, si è poi conclusa a giugno del 2023 con una archiviazione per l''avvocato del popolo'. La lista di Fratelli d'Italia Nel mirino di Fdi anche Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e attuale deputata e vicepresidente 5 Stelle "imputata di omicidio, lesioni e disastro colposi per i fatti di Piazza San Carlo a Torino" e "condannata il 27 gennaio 2021 in primo grado ad un anno e sei mesi". La condanna, si legge nel dossier, "viene confermata a giugno del 2023 dalla corte di assise di appello. Un giudizio per cui è stato annunciato il ricorso in Cassazione". La lista di Fdi prosegue con l'ex sindaca di Roma Virginia Raggi: "Indagata per abuso d'ufficio in relazione all'inchiesta sullo stadio della Roma, nel 2019 il gip respinge la richiesta di archiviazione. Giuseppe Conte non solo non ne chiede le dimissioni, ma nel 2021 le offre il suo totale appoggio in occasione della campagna elettorale per Roma". Raggi, rimarca Fdi, "sarà successivamente indagata dalla Procura di Roma nel 2022 per falsa testimonianza, in relazione a una sua deposizione al processo sullo stadio della Roma. Ad ottobre 2023 il gip Anna Maria Gavoni ha chiesto l'imputazione coatta per la Raggi con l'accusa di calunnia e false informazioni rese ai pm per il bilancio Ama 2017". Fdi accede i riflettori anche sul garante M5S Grillo, "indagato nel 2022 per traffico di influenze illecite sugli allora ministri 5 Stelle dei Trasporti, Danilo Toninelli, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in favore della Moby Lines". Il documento di Fratelli d'Italia cita poi il caso del deputato calabrese Riccardo Tucci, "rinviato a giudizio con l'accusa di frode nell'ambito di un'indagine che a gennaio 2021 aveva già portato al sequestro preventivo di beni per oltre 800mila euro": "Nonostante la gravità delle accuse - denuncia Fdi - Conte scelse di candidarlo comunque per il suo secondo mandato". E' poi la volta dell'ex commissario straordinario all'emergenza Covid Domenico Arcuri, iscritto a ottobre 2021 dalla Procura di Roma "nel registro degli indagati per peculato e abuso d'ufficio" con l'accusa "di aver dirottato 'circa 1,25 miliardi euro per fronteggiare l'emergenza Covid' verso l'acquisto di mascherine e dispositivi di protezione individuali ritenuti in parte 'non a norma'". L'inchiesta - ricorda Fdi - "si chiude nel marzo 2022 con Arcuri che resta indagato soltanto per abuso d'ufficio. La Procura di Roma ha poi chiesto il rinvio a giudizio". Gli ultimi due casi citati da Fdi sono quelli dell'avvocato Luca Di Donna, ex socio di Conte "indagato dalla Procura di Roma per traffico di influenze illecite" e di Cesare Paladino - suocero dell'ex presidente del Consiglio - il quale, scrive sempre Fdi, "ha beneficiato" della norma contenuta nel Dl Rilancio "approvata" dal secondo governo Conte "per sanzionare amministrativamente e non più penalmente alcuni illeciti commessi nell'ambito del settore alberghiero". Alla fine del documento Fratelli d'Italia rivendica di essere un "partito garantista" ma "non accetta lezioni di 'morale' da chi, come Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle, utilizza invece un comodo approccio giustizialista a corrente alternata": "Insomma - si legge nella conclusione del dossier interno - se volessimo usare la stessa logica di Conte dovremmo dire che prima di parlare della 'questione morale' negli occhi degli altri, l'ex premier farebbe meglio a guardare alla 'trave' che ha in 'casa' sua". La reazione Questione morale? Per FdI un "terreno inesplorato". Una "urgenza" sollevata da Giuseppe Conte con una lettera al quotidiano 'La Repubblica', che "il Presidente Meloni ha sin qui preferito ignorare mostrandosi del tutto indifferente", se non per "un ridicolo 'dossier”' destinato ai suoi esponenti che presenziano nei talk show televisivi". Questa la replica del M5S all’Adnkronos, al dossier di Fdi. "Agli inizi di dicembre scorso il Presidente Giuseppe Conte ha sollevato, con una lettera al quotidiano La Repubblica, l’urgenza della 'questione morale', invitando il Presidente Meloni a prendere posizione sui vari casi che hanno coinvolto esponenti del suo Governo, responsabili della violazione del principio costituzionale di cui all’art. 54, che impone agli incaricati di una funzione pubblica il dovere di adempierla con 'disciplina e onore'. La lettera - ricordano dal M5S - sollecitava un’ampia riflessione, mirata a travalicare le polemiche politiche e diretta a perseguire l’obiettivo più elevato di preservare la fiducia dei cittadini nella classe politica e di salvaguardare il prestigio delle istituzioni". "Purtroppo - sottolinea il M5S - il Presidente Meloni ha sin qui preferito ignorare questa questione, mostrandosi del tutto indifferente a essa e dando prevalenza alla solidarietà di partito e di coalizione piuttosto che all’interesse nazionale. Il risultato è che l’immagine dell’Italia ne sta uscendo compromessa a livello internazionale, come testimoniano i numerosi articoli pubblicati sulle più prestigiose testate. In compenso, oggi apprendiamo che il suo partito, Fratelli d’Italia, si è preso questo mese e mezzo per partorire un ridicolo 'dossier', destinato ai suoi esponenti che presenziano nei talk show televisivi e che non hanno saputo sin qui controbattere sui vari casi: Sgarbi, Delmastro, Santanchè, Lollobrigida, Pozzolo e, da ultimo, Bignami". "Conte trasparente, Meloni sfugge da responsabilità" Il dossier in questione, continua il M5S "dimostra, però, che i Fratelli d’Italia, quanto alla questione morale, si muovono su un terreno inesplorato: la estendono, infatti, anche a soggetti privati che svolgono attività professionali o imprenditoriali, che non solo non hanno mai avuto un incarico pubblico, ma sono pure totalmente estranei al M5S e alla politica. Quanto agli altri casi, il Presidente Conte ha già replicato, in modo diretto e trasparente, per cui non possiamo che rimandare alle puntuali risposte offerte in occasione di molteplici interviste televisive e sulla stampa. E questo, evidentemente, segna la differenza con Giorgia Meloni, che invece continua a sfuggire alle sue responsabilità e, adesso, si nasconde dietro dossier farlocchi". "Precisiamo, più in particolare, che, quanto agli iscritti al M5S, sono tutti obbligati a rispettare le rigorose norme contenute nel nostro codice etico. Non solo. Quando sono coinvolti, a qualsiasi titolo, da indagini della magistratura sono tenuti a prestare la loro piena collaborazione, senza frapporre ostacoli di sorta. Questo vale anche per il Presidente del Movimento, che quando è stato coinvolto nell’indagine svolta dalla Procura di Bergamo, si è presentato in Tribunale fornendo tutte le delucidazioni del caso, uscendo a testa alta, con formula piena". "Noi non invochiamo immunità parlamentare né prescrizione" "In effetti, noi siamo proprio ‘strani’. E comprendiamo la difficoltà di comprendere il nostro operato da parte dei Fratelli d’Italia - continua il M5S - I nostri parlamentari non invocano mai l’immunità parlamentare per difendersi dal processo. Non si avvalgono della prescrizione, che mira a sfuggire al giudizio di merito. Di più. Se un nostro iscritto, anche autorevole, viene sottoposto a indagini da parte della magistratura, noi non ci sogniamo affatto di intervenire sul piano legislativo con norme di favore, come abitualmente fanno altri partiti". "Siamo così ‘strani’ che non solo non siamo intervenuti per prestare un 'soccorso legislativo' al nostro Garante Beppe Grillo - meramente indagato 'per traffico di influenze' -, ma adesso che le forze di maggioranza, con l’ausilio di componenti di opposizione, stanno depotenziando il reato di 'traffico di influenze', noi stiamo conducendo una battaglia per mantenerlo integro per cui abbiamo già votato contro queste modifiche al Senato e voteremo convintamente contro anche alla Camera", conclude il M5s.