Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA È stata inviata oggi alla Commissione europea la richiesta di pagamento della quinta rata del Pnrr. Ne dà notizia Palazzo Chigi con una nota in cui ricorda che tra i 52 obiettivi inseriti nella rata figurano "importanti investimenti nei comparti dell'agricoltura, per aumentare l'efficienza dei sistemi di irrigazione e per implementare la produzione di energia verde, del settore idrico, con nuove opere per il potenziamento delle condotte, dei sistemi di depurazione e per la riduzione delle perdite di rete, dell'ambiente, con la realizzazione di nuovi impianti e l'ammodernamento di quelli esistenti per valorizzazione dei rifiuti". "La richiesta di pagamento di oggi della quinta rata, che segue il versamento avvenuto ieri della quarta rata e l'entrata in vigore del nuovo Piano chiude un anno di grande impegno e di risultati straordinari del Governo nell'attuazione del Pnrr. Siamo molto soddisfatti e determinati a proseguire il lavoro anche nei prossimi mesi"..Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni La richiesta di pagamento della quinta rata inoltrata oggi alla Commissione europea segna un ulteriore importante successo del Presidente del Consiglio Meloni e del Governo nell'attuazione del PNRR" lo dichiara il Ministro per gli Affari europei, Sud, politiche di coesione e PNRR, Raffaele Fitto. "Come già per la quarta, anche per la richiesta della quinta rata l'Italia si conferma in anticipo sui tempi rispetto agli altri Stati membri. Un risultato straordinario frutto di un grande lavoro di squadra e di un dialogo costante e positivo con la Commissione. La fase di assessment sarà molto rigorosa ma siamo fiduciosi." conclude Fitto. ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Napoli. Un giudizio severo, critico, ma mai demolitore. L'ex sindaco Antonio Bassolino traccia un breve bilancio dei primi due anni di amministrazione Manfredi a Napoli al termine della seduta consiliare durante la quale l'aula è chiamata a discutere numerose delibere di variazione di bilancio che vanno approvate entro la fine dell'anno. "Ci vuole un cambio di passo che in questi due anni non c'è stato. Il mio augurio è che, dopo questi giorni di fine anno, siano in primo luogo il sindaco, la Giunta, l'amministrazione e anche il Consiglio comunale a fare un doveroso esame della situazione vero e sincero guardando avanti ma senza nascondersi le cose e senza fingere, come tanti ambienti ufficiali fanno, che le cose vadano bene quando invece sono tante le problematiche a cui guardare con uno spirito critico". Bassolino è stato critico anche rispetto "ad alcuni ambienti ufficiali della città che - ha detto - mostrano un conformismo impressionante che non aiuta l'amministrazione che invece va aiutata con un giusto e positivo spirito critico".
INSERITO DA ANGELA CECERE "Il tema della pace fiscale e della pace edilizia, è un tema che va assolutamente affrontato. Ci sono milioni di italiani che hanno piccole irregolarità interne al loro appartamento, al loro caseggiato, che impediscono di mettere sul mercato quel caseggiato. Ecco, io penso che sanare questi milioni di piccole difformità interne metterebbe sul mercato immobiliare tanti e tanti appartamenti per gente che ne ha bisogno". Così il vicepremier Matteo Salvini ospite di Mario Giordano a Fuori dal Coro in prima serata su Retequattro, tracciando un bilancio di fine anno per il governo. Mes e Patto stabilità "L'aver bloccato il Mes è qualcosa di cui vado orgoglioso e di cui l'intero governo deve andare orgoglioso. Ed è stata una scelta totalmente condivisa con Giorgetti, è una battaglia storica della Lega. Il Mes è uno strumento inutile, superato e vecchio e avrebbe previsto molto semplicemente che per salvare delle banche straniere, l'Italia, che è composta da pensionati, disoccupati, operai imprenditori e insegnanti, avrebbe dovuto pagare mld di euro per salvare banche tedesche in difficoltà". "Il patto di stabilità è un passo in avanti migliorativo rispetto alle lacrime e sangue del passato. Questo nuovo accordo è un passettino in avanti rispetto ai tagli del passato". Legittima difesa "La nuova legge che abbiamo fortemente voluto e che abbiamo approvato come Lega dopo tanti tentativi ha aiutato tantissime persone, si limita però a chi si difende all'interno del proprio appartamento, del proprio negozio, della propria tabaccheria, del proprio ristorante, quindi sancisce il sacrosanto diritto alla difesa in caso di aggressione e di difesa all'interno delle mura. Adesso serve un ulteriore passo e come Lega abbiamo pronto il testo e spero che l'intera maggioranza sia d'accordo, per tutelare anche coloro che si difendono nelle immediate vicinanze". Così il vicepremier parlando di legittima difesa e del caso del gioielliere di Cuneo. Questa legge si farà nel 2024? "L'obiettivo è questo", risponde Salvini. "Anzitutto il mio abbraccio a Mario, con cui ci siamo scambiati gli auguri per Natale. So che hanno messo in piedi una raccolta fondi spontanea per sostenere le spese legali e i risarcimenti e umilmente farò anche la mia parte perché ritengo che sia una sentenza assolutamente ingiusta", aggiunge. Migranti "Sull'immigrazione dobbiamo fare di più e meglio tutti insieme", dice, tracciando un bilancio di fine anno per il governo. Elezioni Terzo mandato ai governatori, d'accordo o no? "Io sì, sia per i sindaci che per i governatori. Se un cittadino apprezza il suo sindaco o apprezza il suo Presidente di Regione, perché dopo due mandati deve rinunciarvi? Per i parlamentari non c'è, per i ministri non c'è un limite dei mandati". Ucraina, Israele-Palestina Tentare, per l'Ucraina, la via della pace anziché continuare a mandare armi "è l'auspicio del Santo Padre ed è l'auspicio di tutti. Noi abbiamo sempre sostenuto il diritto alla difesa, come Lega e come Governo, in Italia e in Europa, spero che il 2024 sia l'anno della pace non solo fra Ucraina e Russia, ma anche fra Israele e Palestina con l'obiettivo dei due popoli e due stati. Però, voglio dirlo chiaramente a differenza di altri politici che balbettano e cercano di dire e non dire: con il sacrosanto diritto all'esistenza e alla difesa di Israele, che è una democrazia da preservare in Medio Oriente", le parole del vicepremier
INSERITO DAANGELA CECERE Dopo la pausa natalizia, riparte oggi, mercoledì 27 dicembre, l'iter 'blindato' della manovra 2024, che porterà al via libera dell'Aula, senza voto di fiducia, il 29 dicembre. La commissione e Bilancio della Camera si riunisce questa mattina per valutare l'ammissibilità degli emendamenti, che poi saranno votati dalle 14 alle 19. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti parteciperà, come richiesto dalle opposizioni, ai lavori. Ma l'audizionesarà esclusivamente concentrata sulla legge di Bilancio e non sul Patto di Stabilità o sul Mes. Il ministro è disponibile a riferire sul Patto di stabilità, ha chiarito il presidente della commissione Giuseppe Mangialavori, ma non contestualmente al percorso parlamentare della legge di bilancio. Da domani, 28 dicembre, il testo sarà in Aula e il 29 ci sarà il voto finale. Il numero totale degli emendamenti di opposizione in Aula dovrebbe ridursi a un centinaio, in modo da non porre la fiducia e dare tempo per la discussione, come prevede un accordo raggiunto tra governo, maggioranza e opposizioni a Montecitorio nei giorni scorsi. La manovra vale circa 24 miliardi di euro dei quali oltre 15 miliardi finanziati in deficit e destinati al taglio del cuneo (quasi 11 miliardi) e alla riduzione delle aliquote Irpef (poco più di 4 miliardi). Le due misure insieme portano un vantaggio in busta paga per i contribuenti coinvolti di circa 120 euro al mese.
INSERITO DA ANGELA CECERE Sul Mes il governo "si è rimesso al voto parlamentare, il Parlamento ha deciso di votare contro la modifica dell'attuale Mes. Il Mes rimane in piedi ma non si estende il meccanismo anche al salvataggio delle grandi banche in difficoltà. All'Italia questo non serve, il nostro sistema bancario è tra i più solidi d'Europa e del mondo intero e non abbiamo bisogno di modificarlo per salvare grandi banche in difficoltà di altri Stati". Così Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Attuazione del programma, ospite di 'Cinque minuti' su Rai Uno. L'"anomalia" della vicenda Mes è dovuta al fatto che "il Movimento 5 Stelle si dichiarava contrario" e "poi ha avuto Giuseppe Conte che ha votato a favore della modifica creando questa grande confusione in Italia", spiega Fazzolari, secondo il quale "l'Italia avrebbe una situazione molto più tranquilla senza i disastri del governo Conte 2". "Solamente due numeri: 181 miliardi di disavanzo aggiuntivo, si dice per il Covid ma gran parte di quei soldi poi è andato in sprechi vergognosi; oppure gli oltre 140 miliardi spesi per il superbonus", un "fardello" che secondo Fazzolari "aggrava le casse dello Stato rendendoci meno forti quando trattiamo in Europa". L'esponente di Fdi ricorda "le decine di miliardi in mascherine farlocche poi mandate al macero, i banchi a rotelle mandati al macero e i ristori alle imprese che non avevano bisogno di sovvenzioni".
INSERITO DA ANGELA CECERE Quando Carlo Fatuzzo, leader del partito dei Pensionati, si arrampica sugli scranni della Camera e sventola il vessillo del suo movimento, mentre dai banchi dei Gruppi di Pd e FdI si alza il grido "voto, voto", la manovra sembra veramente legata a un filo e l'esercizio provvisorio a un passo. Eppure, anche in quella occasione, nella notte tra il 29 e il 30 dicembre del 2018, il Parlamento riesce a ricomporsi e a scartare quello che ormai è il suo principale regalo di Natale: il via libera alla legge di Bilancio. Quella volta si rischiò grosso. Per la cronaca Fatuzzo, subito bloccato dai commessi, riesce infatti a tirare fuori una seconda bandiera, lasciando di stucco l'allora presidente Roberto Fico, costretto a interrompere e a convocare una capigruppo. I tempi sono quelli del governo giallo-verde (Conte I), i resoconti parlano di una rissa sfiorata in aula, con una copia del testo della manovra che vola sul banco del governo per sfiorare l'allora sottosegretario Garavaglia. Ma non si tratta di caso isolato, visto che da diversi anni il via libera del Parlamento all'ex Finanziaria arriva ormai al fotofinish, a un passo dalla fine dell'anno. Gli esempi recenti sono diversi. I 'casi' Monti e Letta Persino il governo Monti, nato per approvare il 'salva Italia' e dotato di una robusta maggioranza bipartisan, non si sottrae alla tradizione del voto alla manovra natalizio. Nel 2011 l'ok arriva il 22 dicembre, con le tradizionali 'bagarre' parlamentari. Sono protagonisti i leghisti: "Non avete salvato l'Italia ma ne avete prolungato solo l'agonia", dice il capogruppo al Senato Federico Bricolo che 'merita', insieme ai suoi colleghi del Carroccio, una censura ufficiale del presidente del Senato Renato Schifani. La finanziaria del governo Letta passa in Parlamento in modo relativamente tranquillo, anche nei tempi: siamo al 20 dicembre 2013 per il sì al Senato seguito a stretto giro da quello alla Camera. Poi arriva Matteo Renzi e, maestro della comunicazione, ribalta tutta la prospettiva: "Abbiamo stoppato l'assalto alla diligenza!", esulta quando gli si chiede di un via libera del Parlamento il 20 dicembre del 2014 in piena notte e in un clima infuocato. Per capire l'aria, mentre il Senato vota, Beppe Grillo scolpisce un post sul suo blog: "Dittatura alla vasellina". In una seduta notturna caotica, in cui finisce all'indice anche il presidente Pietro Grasso, Forza Italia prima abbandona i lavori per poi rientrare e votare no. Mentre Matteo Salvini commenta: "Renzi è pericoloso. Neanche nella peggior Unione Sovietica si è mai visto votare alla 5 del mattino". Il record di Renzi Un abisso rispetto a quello che accade per l'ultima manovra firmata da Renzi-premier, che vanta un record al contrario sui tempi: ok già il 7 dicembre del 2016. Esame lampo (a palazzo Madama bastano poco più di 24 ore) e polemiche (quasi) zero. Dopo la sconfitta al referendum istituzionale, il Parlamento vota velocemente l'ultimo atto del premier dimissionario. Come promesso, Renzi lascia un attimo dopo la fiducia alla legge di Bilancio. Nel 2017 il governo Gentiloni salva il cenone: il via ibera definitivo alla manovra arriva dal Senato il 23 dicembre, dopo l'ok della Camera. E' l'anno dopo, con il Conte I, che la temperatura in aula sale con il Partito democratico che decide di ricorrere alla Consulta per conflitto di attribuzioni con il governo. Negli ultimi anni il trend del via libera all'ultimo respiro, in piene vacanze di Natale, è una costante. Nel 2019 lo 'stenografico' di Montecitorio riporta l'approvazione alle 4.44 del 24 dicembre, davvero sotto Natale. L'anno dopo, nel 2020, per avere il voto finale bisogna aspettare al Senato il 30 dicembre, in zona Cesarini. E non è venuto meno alla tradizione nemmeno 'super' Mario Draghi, nonostante la maggioranza extra large: la sua legge di Bilancio è stata approvata alla Camera il 30 dicembre 2021. L'anno scorso la prima manovra del governo Meloni ha avuto il via libera definitivo il 29 dicembre al Senato. Ma il passaggio precedente, l'approvazione della Camera, era arrivata il 24, con i trolley dei deputati pronti all'uscita di Montecitorio per non perdere il cenone.
INSERITO DA ANGELA CECERE Fratelli d'Italia cresce e aumenta il vantaggio sul Pd, che cala e viene avvicinato dal Movimento 5 Stelle. E' il quadro delineato dal sondaggio Swg che fotografa le intenzioni di voto per il Tg La7 oggi, 18 dicembre 2023. Il partito del presidente del Consiglio Giorgia Meloni guadagna lo 0,3% e sale al 28,5%. Fratelli d'Italia aumenta il vantaggio sul Pd di Elly Schlein che cede lo 0,2% e si attesta al 19,4%. In ascesa il M5S di Giuseppe Conte, che passa dal 16,4 al 16,8%. Passo indietro della Lega, che scivola dal 9,4% al 9,1% mentre Forza Italia rimane stabile al 7,2%. Azione guadagna lo 0,1% e ora vale il 3,7%. Stesso passo avanti per Verdi e Sinistra, accreditati del 3,4% come Italia Viva, che guadagna lo 0,2%. Seguono +Europa al 2,6%, Per l'Italia con Paragone all'1,7%, Unione Popolare all'1,4% e Noi Moderati all'1,3%.
INSERITO DA ANGELA CECERE Avellino. Si è svolto lo scorso sabato 16 dicembre, presso la Casa del Popolo di Ponticelli, a Napoli, il terzo Congresso regionale di Sinistra Italiana della Campania. Nel corso del dibattito sono intervenuti esponenti delle forze politiche progressiste e di centro sinistra, espressioni dell'associazionismo e della società campana, delegati e delegate. E' stata riaffermata la volontà, già manifestata con il Congresso nazionale, di procedere alla riorganizzazione del Partito e di contribuire alla ricostruzione di un campo politico alternativo alla destra, partendo dai temi dei diritti sociali, dell'ecologia, della pace, della redistribuzione delle ricchezze. Al termine del Congresso l'assemblea ha riconfermato Tonino Scala come coordinatore regionale di Sinistra Italiana e Raffaele Aurisicchio come Presidente dell'Assemblea regionale del Partito.
INSERITO DA ANGELA CECERE La sedia lasciata vuota da Viktor Orban mentre gli altri 26 leader del Consiglio europeo votano il via libera ai negoziati per l'adesione di Ucraina e Moldavia alla Ue è l'istantanea della prima, lunga giornata del summit di Bruxelles. Alla fine il primo ministro ungherese, che aveva agitato lo spauracchio del veto, decide di alzarsi dal tavolo e di non partecipare a una votazione che i vertici della Ue definiscono "storica" ma che per il capo del governo di Budapest è semplicemente "pessima". Giorgia Meloni, dal canto suo, esprime apprezzamento per l'esito del voto e rivendica il ruolo negoziale svolto dall'Italia. Ieri mattina, infatti, a margine dei lavori del Consiglio, la premier ha avuto un faccia a faccia con Orban, il quale prima aveva incontrato i presidenti del Consiglio e della Commissione Ue, Charles Michel e Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Il pressing dei big della Ue ha così scongiurato il veto dell'Ungheria, che ha potuto 'consolarsi' con gli oltre 10 miliardi di euro di fondi di coesione sbloccati dalla Commissione. Ucraina, la soddisfazione di Palazzo Chigi In serata da Palazzo Chigi filtra "grande soddisfazione" per i "concreti passi avanti" nel processo di allargamento raggiunti al Consiglio europeo per Ucraina, Moldova, Georgia e Bosnia Erzegovina. Secondo Meloni si tratta di un risultato "di rilevante valore per l'Unione Europea e per l'Italia", che arriva alla fine di un "negoziato complesso" in cui Roma ha giocato "un ruolo di primo piano" nel sostenere attivamente sia paesi del Trio orientale sia la Bosnia Erzegovina (la cui causa è stata perorata con grande forza dal governo italiano) e i Paesi dei Balcani occidentali. "Fare politica estera vuol dire parlare con tutti", sottolineano fonti di governo, ripercorrendo la girandola di incontri avuti da Meloni a Bruxelles sinora. Il più significativo quello della notte tra mercoledì e giovedì nel sala bar dell'Hotel Amigo, dove la leader di Fratelli d'Italia ha avuto un lungo scambio di vedute con Macron, davanti a un calice di vino rosso. Un incontro informale al quale si è aggiunto in un secondo momento anche Scholz. La discussione a Bruxelles sull'allargamento ella Ue "è stata lunga, ha mostrato piena consapevolezza del significato storico della decisione odierna con molti riferimenti al passato e al futuro", evidenziano fonti diplomatiche, spiegando che le conclusioni sull'allargamento sono state approvate con l'aggiunta di alcune modifiche fra cui "un significativo passaggio" sulla Bosnia Erzegovina che esprime la volontà dell'Ue di aprire i negoziati di adesione con una chiara prospettiva temporale e precise indicazioni procedurali. Patto di stabilità, partita aperta Chiuso il capitolo dell'allargamento, il capo dell'Eliseo e quello del Bundeskanzleramt saranno per Meloni gli interlocutori in un'altra, difficile partita che al momento resta ancora aperta, quella della riforma del Patto di stabilità. Il dossier dovrebbe essere chiuso la settimana prossima, in assenza di sorprese. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che ha la presidenza di turno del Consiglio Ue, ha detto che ritiene "possibile" chiudere la riforma entro fine anno. Mercoledì 20 dicembre è convocato un Ecofin straordinario in videoconferenza: dovrebbe trattarsi dell'ultima riunione sulla materia, "in linea di principio", riferisce una fonte Ue. Quindi, ci si attende che sia risolutiva. Sulla riforma del patto di stabilità "credo che si debba trovare un compromesso equo, che non penalizzi l'Italia e neanche la Francia, che ha una visione molto simile alla nostra. Dobbiamo avere degli obiettivi realizzabili", altrimenti "significa prendersi gioco dei cittadini e dell'Europa", ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, anche lui ieri a Bruxelles per il pre-vertice del Partito popolare europeo.
'INSERITO DA MIKI PAPPACODA Opposizioni potevano ratificarlo'. Schlein: 'Gioco delle 3 carte'. La premier alla presentazione del libro fotografico dell'Agenzia Un anno di grandi tragedie, segnato da guerre, disastri ambientali, fatti di cronaca che hanno sconvolto l'Italia. Un anno dominato dalla paura del futuro, che però non è riuscito ad annientare la speranza, la voglia di vita, di gioire, di stare insieme, nello sport come nei grandi avvenimenti dello spettacolo. È il 2023 immortalato in Photoansa, il libro fotografico della prima agenzia italiana presentato al Maxxi di Roma. Alla presentazione è intervenuta la premier Giorgia Meloni.
Giorgia Meloni resta in trincea sul Mes. "Non è un totem ideologico", dice ingaggiando una sfida dialettica con Elly Schlein. La premier accusa di "strumentali" obiezioni la segretaria del Pd, che a sua volta ribatte imputando al governo di fare un "gioco delle tre carte", al termine del quale "si rimangerà la promessa elettorale" di non ratificare le modifiche al Meccanismo europeo di stabilità. Il momento della verità, su un atto che non vede tutta la maggioranza perfettamente allineata, è destinato nuovamente a slittare, almeno all'inizio del 2024. Prima, a Palazzo Chigi attendono l'esito del negoziato sul Patto di stabilità, e la presidente del Consiglio vede "spiragli per una soluzione seria", in una trattativa che definisce "aperta e molto serrata".
Di più preferisce non aggiungere Meloni,intervenendo alla presentazione di Photoansa 2023, all'inizio di una settimana che la porterà a Bruxelles per un Consiglio europeo inevitabilmente focalizzato (anche se non è formalmente all'ordine del giorno) sulle nuove regole della governance finanziaria dell'Ue. La posizione italiana, spiega la premier, "è chiara, viene compresa e rispettata": punta a ottenere l'esclusione degli investimenti per la transizione verde e digitale, e per la Difesa, dal calcolo del debito. "Non si può punire chi investe", è la sintesi della leader di FdI, "e non ci si può chiedere di dire sì a un Patto di stabilità che non questo governo, ma nessun governo italiano potrebbe rispettare".
Nella "logica a pacchetto" su cui Roma ha impostato la sua strategia, la ratifica del Mes da parte dell'Italia (l'unica che manca fra i Paesi dell'Eurozona) è diventata una leva negoziale. Nella Lega resta una certa rigidità e si attende un'indicazione di Meloni. "Come Forza Italia siamo favorevoli all'approvazione del Mes ma non c'è una grande fretta", puntualizza il vicepremier Antonio Tajani. Così slitterà ancora la discussione in Aula alla Camera: è prevista per giovedì ma come quarto punto all'ordine del giorno di lavori che saranno con ogni probabilità dedicati allo scontato voto di fiducia sul decreto anticipi.
Prima di Natale è attesa a Montecitorio la manovra (ma anche i suoi tempi sono incerti), e quindi del cosiddetto fondo salva-Stati si riparlerà solo nel 2024. "Non è possibile per ragioni ideologiche bloccare tutto il resto d'Europa sulla ratifica di un trattato", la frase di Schlein che "fa sorridere" Meloni. "Forse non sa che il Mes esiste, chi lo vuole attivare lo può tranquillamente attivare" osserva la premier, chiedendo alle opposizioni perché non lo abbiano ratificato mentre erano da "4 anni al governo". "Forse - aggiunge - bisogna interrogarsi sul perché, in un momento in cui tutti facciamo i salti mortali per reperire risorse, nessuno vuole attivarlo: questo sarebbe il dibattito da aprire. Quando saprò quale è il contesto nel quale mi muovo saprò anche che cosa secondo me bisogna fare del Mes".
"Rimane solo l'Italia, perché la destra è prigioniera della sua propaganda ideologica", la controreplica della segretaria dem: "Siamo comunque convinti che anche questa pantomima finirà e Meloni si rimangerà anche questa promessa elettorale, come è finita per le accise sulla benzina, sui tagli alle pensioni e alla sanità". Senza la ratifica da parte dell'Italia, non entra in vigore la nuova funzione del Mes come backstop, ossia di rete di sicurezza finanziaria al Fondo di risoluzione unico nel sistema di gestione delle crisi bancarie. "È stupefacente come la premier non abbia ancora capito che cos'è il Mes - afferma Luigi Marattin (Iv) -. Continua a credere che sia una sorta di scrigno a disposizione di chi lo desidera, presumibilmente perché annoiato e non ha altro da fare. La presidente ancora non ha capito che il Mes è uno strumento di assoluta emergenza". Le prossime puntate dello scontro premier-opposizioni sono attese alla Camera e mercoledì al Senato, dove si dibatterà sulle comunicazioni di Meloni prima del Consiglio Ue.
"E' giusto continuare a sostenere l'Ucraina - ha detto poi la presidente del Consiglio intervenendo alla presentazione di Photoansa 2023 -, banalmente perché se consentiamo che saltino le regole del diritto internazionale gli scenari di crisi si moltiplicheranno". "Sento parlare di risultati nell'avanzata ucraina inferiori a quanto immaginato ma credo che si debba tenere in considerazione che Kiev ha liberato gran parte del suo territorio e che oggi è inimmaginabile un'ipotesi di invasione totale dell'Ucraina. Doveva essere una guerra lampo e questa stoica resistenza degli ucraini, avvenuta grazie anche ai paesi occidentali, ha allontanato la guerra da noi perché se quella invasione lampo fosse riuscita ci saremmo trovati una guerra più vicina a casa, perché la Russia non si sarebbe fermata".
"Penso che dobbiamo essere riconoscenti al popolo ucraino e dobbiamo essere fieri del lavoro fatto, ma anche consapevoli della stanchezza che c'è nelle nostre opinioni pubbliche e che nessuno ha mai negato. E questa è la ragione per cui mentre sosteniamo l'Ucraina, dobbiamo essere efficaci nella capacità di dare risposte alle nostre società sulle conseguenze del conflitto". ANSA