Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA I Comuni di Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Cotignola, Conselice, Fusignano, Massa Lombarda e Sant’Agata sul Santerno stanno predisponendo il primo stralcio del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA) e del Piano di accessibilità urbana (PAU). Parte così il percorso che porterà tutti i Comuni della Bassa Romagna ad avere nel prossimo futuro questi strumenti urbanistici, attualmente già approvati solamente dal Comune di Lugo. Peba e Pau sono due strumenti integrati per il perseguimento dello stesso fine, che è il monitoraggio, la progettazione e la pianificazione degli interventi finalizzati al raggiungimento dell’accessibilità e usabilità degli edifici pubblici (i PEBA) e dei luoghi urbani (i PAU) da parte di tutti i cittadini, senza distinzione di genere, età, stato di salute, cultura, etnia o altro. Sono strumenti che hanno dunque lo stesso obiettivo, ovvero garantire la vivibilità, il raggiungimento del maggior grado di mobilità in autonomia, che verranno redatti contestualmente in considerazione del principio di sistema, per il quale entrambi gli ambiti (quello edilizio del Peba e quello urbano del PAU) entrano in relazione. Il PEBA mira a classificare il patrimonio immobiliare pubblico eseguendo una diagnosi e programmando gli interventi di graduale eliminazione delle barriere architettoniche. Il Pau invece mira a classificare i percorsi di interconnessione nei tratti urbani di collegamento con gli edifici pubblici individuati dal PEBA, inquadrando ed esaminando il contesto urbano e programmando gli interventi per la risoluzione delle criticità emerse durante l’analisi conoscitiva. Il Servizio Urbanistica, Energia e mobilità dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna ha già avviato le attività propedeutiche alla definizione di un primo stralcio di entrambi i piani che – come avvenuto anche per il PUG – sarà accompagnata da una fase di ascolto e confronto con le parti sociali interessate, attraverso un questionario e altri momenti di condivisione degli obiettivi, per raccogliere contributi e idee capaci di migliorare le strategie da adottare. «Il concetto di persona con disabilità, legato allo stereotipo della persona sulla sedia a rotelle, è notevolmente mutato nel tempo – sottolineano i sindaci referenti Paola Pula e Nicola Pasi – e comprende chiunque si trovi in maniera permanente o temporanea ad avere delle difficoltà o esigenze particolari nei movimenti (si pensi banalmente a persone con passeggino o individui convalescenti) o nelle percezioni sensoriali, nonché le persone con difficoltà cognitive e psicologiche. Così come è evoluto il concetto di accessibilità inteso oggi come inclusione e benessere ambientale che riguarda tutti coloro che abitano la città. Oltre che un necessario adeguamento normativo, dotarsi di questi piani rappresenta un messaggio di civiltà verso tutti coloro che abitano il nostro territorio». Entrambi gli strumenti saranno concepiti per essere piani dinamici e aggiornabili mediante il continuo monitoraggio degli interventi programmati e attuati, per consentire una più ampia conoscenza ed un miglioramento del grado di accessibilità e fruibilità della città e del patrimonio pubblico. Ravenna Notizie
INSERITO DA ANGELA CECERE Per le persone con disabilità la parola inclusione significa due cose: “Non dover chiedere per favore, se è un diritto” e “Niente su di Noi, senza di Noi”». Basterebbe questo per raccontare Roberto Frullini, scomparso la notte scorsa, e la sua tempra di combattente per i diritti di tutte le persone con disabilità e delle loro famiglie. Un’altra grave perdita per l’intero movimento delle persone con disabilità Roberto Frullini e padre Cosa significa, Roberto, alla luce della la tua esperienza di vita, la parola “inclusione” per le persone con disabilità? «In due frasi: “Non dover chiedere per favore, se è un diritto” e “Niente su di Noi, senza di Noi”». Basterebbe questo per raccontare Roberto Frullini, scomparso la notte scorsa, e la sua tempra di combattente per i diritti di tutte le persone con disabilità e delle loro famiglie. Questa sua risposta asciutta ed essenziale, com’egli stesso era, l’aveva data a conclusione di una lunga intervista rilasciata a Gloria Gagliardini del Gruppo Solidarietà, compresa anche nel libro Raccontiamo noi l’inclusione. Storie di disabilità e ripresa anche sulle nostre pagine. «Sono nato a Rho, in provincia di Milano, e dal 1966 al 1993 ho abitato là. Avevo 27 anni quando ci siamo trasferiti a Falconara (Ancona), dopo che i miei genitori sono andati in pensione. Sono figlio unico, ho 50 anni e dal marzo del 2015 abito da solo. Ho una distrofia muscolare che si è manifestata nei primi anni di vita. Ho smesso di camminare all’età di 9 anni e da lì ho iniziato a stare in carrozzina»: così si era presentato Roberto in quella stessa intervista, con il suo consueto stile che puntava direttamente ai “fatti”, senza troppe parole in più di quelle che servivano. La sua scomparsa costituisce anche un grande dolore personale per chi scrive, che ha avuto la fortuna di conoscerlo sin da quando era un giovane adulto e di apprezzarne, oltre al costante impegno sociale, anche la grande ironia e autoironia che lo caratterizzava. Una Persona cara, innanzitutto, che da quando si era trasferito nelle Marche, davvero molto aveva fatto, diventando un membro storico della UILDM di Ancona (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), consigliere nazionale della stessa Associazione, ma anche presidente di Federsolidarietà Marche, nonché della Fondazione Dr. Dante Paladini, lottando e credendo, in tale veste, nel sogno di un Centro NEMO (NeuroMuscular Omnicentre) anche ad Ancona, specializzato nel trattamento delle persone con malattie neuromuscolare, ciò che oggi è divenuto una bella realtà. Vicini ai suoi familiari e amici, condividiamo fino all’ultima parola quanto scritto nella pagina Facebook della UILDM Nazionale: «Roberto Frullini è stato prima di tutto un grande uomo, che ha dedicato la vita agli altri e ha lottato per rendere concrete le opportunità di miglioramento alle persone del suo territorio e non solo. E tutto questo senza smettere di sorridere e far sorridere. Un uomo di tutti, ma prima di tutto un amico e un sostegno per tante persone. Grazie di tutto, Roberto! Sarai sempre con noi».
INSERITO DA MORENA MOTTA CASERTA. Ieri è stata celebrata la giornata internazionale della disabilità, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che l'inclusione delle persone con disabilità «è banco di prova della piena affermazione dei diritti umani». Includere vuol dire anche rendere vivibile la città. Caserta non lo fa, Caserta non è inclusiva. «Vivo in carrozzina da dieci anni dice Giovanni Russo -, da quando un maledetto incidente d'auto mi ha fermato le gambe. Prima, quando le usavo, non mi ero mai reso conto di che cosa volesse dire avere questa fortuna. Marciapiedi senza scivoli, buche nelle strade, negozi senza accesso per disabili erano per me un non problema. Saltavo i fossi, dribblavo le auto in sosta sui marciapiedi, salivo i gradini di accesso delle botteghe. Ora, se non sono accompagnato, non lo posso fare più. Non ho perso solo l'uso delle gambe, ho perso il diritto alla normalità, il diritto alla vita sociale». L'amarezza nelle parole del signor Giovanni sono testimonianza di una Caserta dove chi si muove in carrozzina non può attraversare le strade. Non una, quasi tutte. Dal centro alla periferia, da Vaccheria a San Benedetto, passando per le strade dello shopping, da un capo all'altro del capoluogo le strisce pedonali, per chi si muove sulle ruote, non sono accessibili, perché delimitate da marciapiedi. di Nadia Verdile IL MATTINO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA ROMA. Ancora un altro liceo occupato. Questa volta la protesta riguarda il liceo Visconti occupato ieri poco dopo le 23. In questo frangente, alcuni studenti si sono introdotti nell’edificio per poi appendere lo striscione con su scritto: ‘Visconti occupato". Tra le motivazioni della protesta ci sono anche le problematiche che devono affrontare i loro compagni disabili, che si trovano sulla sedia a rotelle. Le motivazioni dell’occupazione al liceo Visconti "Nei giorni passati abbiamo manifestato davanti alla Città Metropolitana per ottenere una via d’accesso al portone principale per i ragazzi affetti da disabilità motorie, richiesta che viene portata avanti dagli studenti e dal consiglio d’Istituto da più di quattro anni", si legge nel documento dell’occupazione studentesca. Ma i problemi, purtroppo continuano anche all’interno della struttura dove i ragazzi "devono fermarsi al piano terra, perché le scalinate sono sprovviste di un montascale o altro supporto motorio". Una tale situazione, continuano i ragazzi, "preclude l’accesso alle classi del piano superiore e al laboratorio di scienze, penalizzando notevolmente il percorso didattico degli studenti diversamente abili". Alternanza scuola lavoro e governo Meloni Questa non è tuttavia l’unica motivazione che ha spinto gli studenti a protestare. Nel mirino dei ragazzi anche l’alternanza scuola lavoro per la quale viene chiesta l’immediata abolizione. Il Pcto viene definito come un "percorso che costituisce la base di un modello scolastico basato sulla competizione e lo sfruttamento e che mira a formare lavoratori efficienti piuttosto che cittadini dotati di pensiero critico" Come per le altre occupazioni, una chiara e decisa presa di posizione arriva poi per il Governo Meloni, dal quale i ragazzi prendono le distanze. Liceo Visconti occupato: la solidarietà di Osa Anche gli studenti di Osa hanno espresso solidarietà al Visconti: "Sosteniamo la loro iniziativa: gli studenti con grande lungimiranza occupano non solo per le problematiche interne (per cui nelle scorse settimane si sono già mobilitati), ma anche per l’immediata abolizione dei PCTO che “costituiscono la base di un modello scolastico basato sulla competizione e lo sfruttamento”, rilevando giustamente che “il governo Meloni si fa fregio di questo modello, proseguendo e accelerando la trasformazione del sistema scolastico italiano in una vera e propria scuola gabbia in cui solo i più forti e privilegiati riescono a sopravvivere. Gli studenti si oppongono anche alla torsione autoritaria e antidemocratica messa in atto da questo governo, continuano, che si è ben vista non solo nella circolare che invita al revisionismo storico e all’anticomunismo diramata dal MIUR il 9 novembre, ma anche nella brutale repressione degli studenti universitari antifascisti a La Sapienza e nel famigerato Decreto 434 bis, il “decreto anti rave” o, per meglio dire, anti dissenso. Infine l’occupazione si scaglia contro la politica bellicista e guerrafondaia iniziata dal governo Draghi, richiesta dalla NATO e fedelmente continuata dal governo Meloni, e dal tentativo del nuovo governo di ostacolare il diritto all’aborto e i diritti nel senso più generale, che ci vedrà peraltro mobilitare come OSA il 25 e 26 novembre insieme alle "Donne de Borgata", concludono gli studenti". di Brunilda Esposito CORRIERE DELLA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Intervista 1. Parla di «problema drammatico», dell'«urgenza» di dotarsi del Piano complessivo per abbattere le barriere architettoniche in città (Peba). Per Maurizio Carta, assessore all'Urbanistica e alla Mobilità nella giunta del sindaco Roberto Lagalla, «eliminare le barriere architettoniche significa ridisegnare la città». «Il Comune di Palermo non ha il PEBA. Lo redigeremo. È un piano complessivo che mette insieme questioni urbanistiche, infrastrutturali e di lavori pubblici. Ma il problema è soprattutto attuarlo e per farlo servono risorse». E intanto? «Interverremo con gli operai del Coime per azioni immediate, come può essere quella sui marciapiedi. E presto ci saranno 25 volontari in strada, a supporto della polizia municipale, per prevenire e punire i comportamenti incivili». Bene, ma quando Palermo avrà il Piano? «I tempi non si possono prevedere. Di certo c'è che abbiamo già cominciato a incontrare associazioni e comitati di cittadini che rappresentano le fragilità della città, che siamo in stretto contatto con le otto circoscrizioni per completare il censimento delle problematiche del territorio. Ci siamo mossi con gli uffici per costituire il gruppo di lavoro che porterà alla stesura del PEBA, con l'apporto di Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Politiche sociali. Il Peba fa parte del Piano urbanistico generale, il vecchio Piano regolatore, che contiamo di fare approvare in Consiglio comunale entro l'anno prossimo». Chi è costretto sulla carrozzina non può attendere. Che soluzioni nell'immediato? «Sicuramente gli interventi del Coime per le situazioni più urgenti. Un'altra strada è approfittare delle grandi opere in corso come l'anello ferroviario, il tram, i lavori al porto, assicurandoci interventi compensativi per abbattere alcune barriere architettoniche. Le nuove opere sono accessibili a tutti per legge, il problema è intervenire sull'esistente». Ma il Comune senza soldi dove pensa di trovare risorse per abbattere le barriere? «Una strada potrebbero essere i 25 milioni di euro di fondi ex Gescal che stiamo rimodulando con la Regione. Sono destinati a interventi di micro-rigenerazione urbana, quindi anche l'eliminazione delle barriere». Sulla manutenzione delle strade che soluzioni ci sono? Le pedane dei bus per i disabili sono inutilizzabili a causa delle buche. «Dopo l'approvazione del bilancio ci saranno risorse disponibili, poi i fondi ex Gescal. Stiamo pensando anche a un coinvolgimento dell'Anas per gli interventi sui grandi assi stradali, ma stiamo ancora negoziando. Il nuovo piano industriale di AMAT, inoltre, prevede servizi ai cittadini, compreso il miglioramento dei mezzi anche in questa direzione, quindi delle pedane». C'è anche il nodo dei controlli. I vigili urbani sono pochi, non ce la fanno a multare chi invade i posti riservati o gli scivoli... «Presto saranno in strada 25 volontari che abbiamo individuato tramite un bando. Le procedure sono in corso. Si tratta di persone scelte fra le associazioni di protezione civile. Le abbiamo definite "a basso ingaggio" perché saranno impiegate davanti alle scuole e nei parchi, dove si presuppone che non si prospettino situazioni di scontro. Ne prepareremo un altro per volontari che, anche se non armati, possono diventare il soggetto che chiama subito la polizia municipale in caso di necessità. I vigili, cui abbiamo aumentato una quota di full time, controllano con rigore anche questo fronte: un'auto che ostruisce il passaggio a una carrozzina è un illecito che va contrastato». Che significa per lei città accessibile? «Una città a misura delle persone in carrozzina, ma anche degli anziani, dei bambini, delle mamme con i piccoli nel passeggino o di chi si è semplicemente fratturato una gamba. Anche una pista ciclabile fatta male può diventare una barriera architettonica, anche un'isola pedonale può non essere per tutti. Ecco perché serve un piano complessivo. Solo tre mesi fa non c'eravamo e alcune cose le abbiamo fatte. Continueremo a lavorare». *** Intervista 2. L'ex assessore Catania "Con noi le isole pedonali sulle buche molti ritardi" Rivendica i 250mila metri quadrati di pedonalizzazioni realizzate nel corso del suo mandato. «Una scelta a favore di pedoni e dei diversamente abili - dice Giusto Catania, assessore alla Mobilità dell'ex sindaco Leoluca Orlando - Togliere le auto in tanti punti della città ha avuto prima di tutto questo valore. Bisogna continuare su questo percorso». Ma Catania ammette: «Sulla manutenzione di strade e marciapiedi ci sono stati errori e ritardi. Va sbloccata questa partita». Perché il Comune di Palermo non ha il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche? «In tutta Italia l'hanno fatto soltanto piccoli comuni in grado di intraprendere interventi del genere. Dal 1986 sono davvero pochissimi. Per i grandi comuni, invece, mettere in atto il piano è molto difficile. Farlo sulla carta può essere semplicissimo, ma non basta. Avevamo firmato un protocollo d'intesa con il dipartimento di Architettura dell'Università di Palermo per avviare uno studio, ma questo non porta all'immediata eliminazione delle barriere, non risolve i problemi della città. Tuttavia non siamo stati fermi. Abbiamo fatto una serie di interventi molto importanti». Per esempio? «Il piano di pedonalizzazione della città che va soprattutto a tutela delle utenze deboli, a tutela dei pedoni e dei diversamente abili. Abbiamo trasformato aree che erano attraversate soltanto dalle macchine o che erano utilizzate come parcheggi e le abbiamo rese disponibili al transito dei pedoni e dei disabili. Questo sta dentro un piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Parliamo di 250mila metri quadrati di aree pedonali. Adesso bisogna controllare che l'occupazione di suolo pubblico a fini commerciali non ostacoli il passaggio di pedoni e disabili». Ma non basta. A Palermo da due anni nessuno cura la manutenzione di strade e marciapiedi. «La Rap aveva circa 12 milioni di euro per fare questo tipo di interventi, soldi che nel tempo si sono ridotti sempre di più. Siamo arrivati a 8 milioni che in gran parte tornavano indietro al Comune: l'azienda non riusciva a usarli tutti perché non aveva il personale sufficiente per fare manutenzione di strade e marciapiedi. La ragioneria generale usava le risorse inutilizzate per gli equilibri di bilancio». E l'amministrazione a quel punto che cosa ha fatto? «Quando abbiamo fatto una proroga del contratto di servizio di Rap, durata complessivamente un anno, abbiamo dato mandato agli uffici comunali di incardinare la gara per i privati e alla ragioneria generale di utilizzare le risorse economiche che erano di Rap per affidare la gara ai privati. Ma qui si è fermato tutto». Perché? «Ci sono stati enormi ritardi e ci sono stati errori. Il dirigente delle Manutenzioni e il capo area del tempo non hanno mai avviato le procedure di gara e la ragioneria ha continuato a usare le risorse per gli equilibri di bilancio. Nell'ultimo bilancio del Comune, quello di previsione 2020, inoltre il Consiglio comunale ha fatto un gravissimo errore: ha cancellato le risorse che servivano per opere di riqualificazione dei marciapiedi e delle strade attraversate dal tram per destinarli a un indistinto capitolo di manutenzione delle strade. Ma, come era prevedibile, alla fine tutto è finito nel calderone dell'avanzo, utile a garantire gli equilibri di bilancio. Volevano fare un dispetto a me, lo hanno fatto alla città». Sul fronte della mobilità, invece, cosa avete fatto? «Tutti gli autobus del'Amat acquistati dal Comune sono dotati di pedane per accogliere i disabili». Sì, ma spesso si guastano perché le strade sono a pezzi... «Se si guastano vanno aggiustate. Inoltre abbiamo istituito molti parcheggi riservati ai disabili». Palermo sarà mai una città accessibile? «Noi abbiamo cominciato, ma la questione non si risolve con un colpo di bacchetta magica. È un percorso lungo. Bisogna continuare sulla strada che abbiamo intrapreso e che penso sia quella giusta: togliere le macchine a favore dei pedoni e dei disabili. In questo momento nessuno fa la manutenzione stradale. Va sbloccata questa partita. Meno male che la Rap ancora si occupa delle emergenze». di Claudia Brunetto LA REPUBBLICA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA PALERMO. Per la Sicilia l'abbattimento delle barriere architettoniche non è una priorità: Regione e amministrazioni locali sono sorde al grido d'aiuto delle associazioni dei disabili, al punto che nelle ultime campagne per l'elezione del sindaco e del presidente di Regione la questione non è stata nemmeno sfiorata dai candidati. Senza contare che quest'anno le risorse destinate al comparto ammontano a circa 44mila euro, più o meno quanto le spese di cancelleria della presidenza della Regione. I due giorni da incubo a Palermo con un turista paraplegico che ha raccontato ieri Repubblica sono diretta conseguenza di questa assoluta mancanza di volontà di trasformare la città a misura di carrozzina, di eliminare gli ostacoli che impediscono ai disabili di muoversi in autonomia. Ma accanto all'assenza della politica c'è l'inciviltà di una parte dei palermitani: le auto parcheggiate agli incroci o sui marciapiedi amplificano il problema, i controlli della polizia municipale sono sporadici con appena 400 agenti su strada a fronte di oltre mille effettivi. Elemosine in bilancio Poco più di 700mila euro per il 2021 e appena 40mila per il 2022. Sono una miseria le risorse destinate dal governo centrale alla Regione per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati di tutta la Sicilia. Cifre leggermente più alte nel periodo precedente, con circa 5,6 milioni per il triennio 2018-2020. Tenendo conto che quest'anno molti interventi (come per esempio le sostituzioni degli ascensori) rientrano nell'efficientamento energetico e dunque nel bonus del 110 per cento, rimane l'evidenza che fino al 2021 la Sicilia erogava contributi per poco meno di due milioni l'anno da dividere per le nove provincie. "Questo perché mancano i progetti su cui chiedere il contributo: sono rarissimi i privati che decidono di spendere soldi per abbattere le barriere, soprattutto nei condomini", sottolinea Marcella La Manna, ex Garante per la disabilità del Comune di Palermo, nominata nel 2018, dimissionaria nell'aprile scorso in polemica con la giunta di Leoluca Orlando. Le guerre nei condomini Un anziano che non riesce più a camminare, una donna colpita da una malattia neurodegenerativa, un ragazzo finito su una sedia a rotelle dopo un incidente in moto. Situazioni che possono cambiare le esigenze all'interno di un palazzo residenziale. Da un giorno all'altro diventa necessario abbattere le barriere architettoniche in palazzi antichi come in quelli costruiti dagli anni Sessanta al duemila. "I condomini dove i proprietari sono riusciti a mettersi d'accordo si contano sulle dita di una mano - continua La Manna, candidata per la Lega alle Comunali di giugno - Moltissimi litigano per anni, senza trovare un compromesso. D'altronde, se l'esempio è un'amministrazione che per tre anni non è riuscita a convocare un tavolo tecnico sull'abbattimento delle barriere, come biasimarli?". Un piano atteso da 36 anni La normativa nazionale che impone agli enti locali un piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) è datata 1986, ma da allora pochissime città si sono dotate di questo strumento urbanistico. Palermo non ha neppure aperto un tavolo tecnico con il Garante per le disabilità e le associazioni per discutere sulle criticità della città. La Regione Lombardia, per convincere i sindaci recalcitranti, ha avuto l'idea di legare all'approvazione di questi piani l'erogazione dei fondi del Pnrr: in sostanza i Comuni lombardi che non si doteranno dei Peba non potranno accedere ad alcuni bandi e finanziamenti regionali e vedranno ridotti i contributi nazionali dei fondi Pnrr relativi a opere pubbliche e alla messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Uffici ok, male i trasporti L'unico settore nel quale l'attenzione ai portatori di handicap è visibile sono gli uffici pubblici che negli anni si sono quasi tutti dotati di scivoli, ascensori, bagni e spazi a misura di disabile. Il Comune di Palermo, come la Regione, è facilmente accessibile. Non va altrettanto bene negli ospedali. "A volte mi rendo conto di quanta superficialità c'è nel fare le cose: negli ambulatori del presidio Albanese, dove andiamo per le visite del medico legale per rinnovare i pass per disabili, hanno realizzato una rampa impercorribile dalle carrozzine - racconta Roberta Cascio, vicepresidente della giunta regionale del Comitato italiano paralimpico - hanno seguito la pendenza delle scale come se fossimo scalatori". Peggio ancora sul fronte trasporti: "La metropolitana che passa per la stazione Notarbartolo è inaccessibile - continua Roberta Cascio - i treni sono vecchi e persino chi cammina fa fatica a salirci". Capitolo autobus: l'Amat fa sapere che i mezzi con la pedana sono la maggioranza e sono in servizio sulle linee principali. Peccato che molte delle pedane siano fuori uso "per le molte buche che danneggiano il sistema di apertura", dicono dall'azienda. di Francesco Patanè La Repubblica
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Comune affida a un team di professionisti il censimento delle barriere architettoniche presenti. E per rendere accessibile tutto il tracciato del filobus a chi è in carrozzella, nuovo incontro con TUA. MONTESILVANO. Corsa contro il tempo, anche a Montesilvano, per cercare di rendere il tracciato del filobus accessibile anche agli utenti più fragili. Dopo il grido d'allarme lanciato nei mesi scorsi dal presidente dell'associazione Carrozzine Determinate, sulla presenza, ancora, di troppe barriere architettoniche presenti sulla strada parco in vista dell'imminente passaggio dei mezzi di trasporto pubblico, il tema è approdato sui banchi della commissione comunale di garanzia. A sollecitare la discussione sono stati i consiglieri di opposizione del Pd e del M5S che hanno convocato l'assessore alla viabilità e alla mobilità sostenibile Lino Ruggero per fare il punto. «L'assessore ci ha informato che con l'ingegnere Taraborelli della TUA è stata avviata un'interlocuzione, sebbene non continua, per approfondire le problematiche sul tracciato, alcune delle quali superabili e altre meno», riferisce la consigliera dem Romina Di Costanzo. «Per rendere l'idea, su una decina, più della metà delle casistiche sono state risolte. Restano però dei punti ancora non a norma che necessitano di un intervento di adeguamento. Esistono accessi, ad esempio quello in corrispondenza di via Napoli per le pendenze non conformi, oltre ad altre situazioni che sono state sollevate da alcuni consiglieri, una su tutte quella in corrispondenza di via Genova, che necessitano di approfondimenti».La minoranza annuncia che il tema tornerà in commissione. «L'assessore Ruggero», prosegue la consigliera, «si è reso disponibile a un'ulteriore incontro a breve con il referente Tua per valutare con progetto e planimetria alla mano l'entità delle criticità e le soluzioni percorribili». Intanto, sempre in tema di abbattimento degli ostacoli che rendono difficile la vita dei disabili in città, l'amministrazione comunale ha avviato l'iter per la predisposizione del Peba, il piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche. Si tratta di uno strumento introdotto nel 1986 per i soli edifici pubblici e poi nel 1992 esteso anche agli spazi urbani, che deve necessariamente essere adottato dalle amministrazioni comunali per garantire la piena partecipazione di tutti alla vita sociale. Tuttavia, Montesilvano ne è attualmente sprovvisto. Per rimediare a tale mancanza, stanziando un importo di circa 25mila euro, l'ente ha affidato a un team di professionisti l'incarico di provvedere a un primo stralcio del piano, attraverso il censimento di tutte le situazioni critiche presenti in città che verranno poi affrontate e risolte. A occuparsi del Peba saranno Leris Fantini, "esperto e cultore della materia con all'attivo numerosi incarichi di realizzazione del Peba sul territorio nazionale", come si legge nella determina, e gli architetti Vanja Fratini, Sonia Buccione Sonia ed Elisabetta Schiavone. di Antonella Luccitti Il Centro
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Interventi agevolabili, scadenze e aliquote possono variare. Le spiegazioni nella guida al bonus ristrutturazioni dell’Agenzia delle Entrate. Come orientarsi nel panorama delle detrazioni fiscali quando si realizza un intervento per il superamento delle barriere architettoniche? A seconda del tipo di lavoro e del periodo in cui è realizzato, un intervento per l’accessibilità può usufruire del Superbonus 110%, del bonus 75% o del bonus ristrutturazioni 50%. La spiegazione è contenuta nella guida al bonus ristrutturazioni, messa a punto dall’Agenzia delle Entrate. Barriere architettoniche e bonus ristrutturazioni 50% Iniziamo dall’agevolazione in vigore da più tempo: il bonus ristrutturazioni 50%, che sarà operativo fino al 31 dicembre 2024. Come previsto dall’articolo 16-bis, comma 1, lettera e) del Testo unico sulle imposte sui redditi (Dpr 917/1986), è possibile ottenere il bonus ristrutturazioni 50% per gli interventi di: - installazione di ascensori e montacarichi (ad esempio per la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione); - realizzazione di strumenti che favoriscono la mobilità interna ed esterna all’abitazione attraverso la comunicazione e la robotica. Nella guida l’Agenzia spiega che l’agevolazione spetta per i lavori e non per l’acquisto degli strumenti. A titolo di esempio, la guida aggiunge che non beneficiano dell’agevolazione i telefoni a viva voce, gli schermi a tocco, i computer, le tastiere espanse. È il caso di ricordare che il bonus ristrutturazioni consiste in una detrazione Irpef del 50%. Questo significa che possono beneficiarne le persone fisiche per gli interventi sugli immobili ad uso abitativo, ma non le imprese. Barriere architettoniche e Superbonus 110% I lavori di eliminazione delle barriere architettoniche previsti dall’articolo 16-bis, comma 1, lettera e) del Tuir (ascensori, montacarichi e lavori per favorire la mobilità interna ed esterna attraverso la comunicazione e la robotica) possono essere agevolati anche con il Superbonus 110%, ma solo se sono realizzati congiuntamente ad un intervento trainante di efficientamento energetico o antisismico. Anche in questo caso, è necessario precisare che possono ottenere la detrazione al 110% le persone fisiche, i condomìni, le società sportive, le cooperative di abitazione, gli Iacp e le organizzazioni senza scopo di lucro. Sono invece escluse le imprese. Il Superbonus, lo ricordiamo, ha aliquote e scadenze differenziate a seconda dei beneficiari. I condomìni, ad esempio, possono ottenere la detrazione al 110% fino al 31 dicembre 2023, poi l’agevolazione decresce gradualmente (70% fino al 31 dicembre 2024 e 65% fino al 31 dicembre 2025). Bonus barriere architettoniche 75% Fino al 31 dicembre 2022 è in vigore il bonus 75% per gli interventi finalizzati al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici già esistenti. L’agevolazione è riconosciuta alle persone fisiche, ai condomìni e alle imprese, senza alcuna distinzione. La guida, nel riassumere la portata dell’agevolazione, ricorda che la detrazione è calcolata su un tetto di spesa fino a: - 50mila euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari, funzionalmente indipendenti, situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno; - 40mila euro, moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari; - 30mila euro, moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari. Bisogna sottolineare che, a differenza del bonus ristrutturazioni 50% e del Superbonus 110%, per il bonus 75% la normativa non indica chiaramente quali interventi possono essere agevolati, ma spiega, in modo generico, che per ottenere l’agevolazione gli interventi devono rispettare i requisiti previsti dal DM 236/1989 (Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche). La normativa stabilisce inoltre che il bonus 75% spetta per: - gli interventi di automazione degli impianti degli edifici; - la sostituzione degli impianti (in questo caso sono agevolate anche le spese per lo smaltimento e la bonifica dei materiali dell’impianto sostituito). Per capire quali interventi possono ottenere il bonus 75%, può venire in aiuto la Risposta 461/2022 dell’Agenzia delle Entrate. Rispondendo ad un contribuente che intendeva realizzare l’ampliamento delle porte e la ristrutturazione del bagno, sostituendo anche i sanitari, l’Agenzia ha spiegato che questi interventi hanno diritto al bonus 75% a condizione che siano rispettate le prescrizioni del DM 236/1989. L’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate con la risposta 461 sembra quindi estensiva e significa che qualunque intervento di superamento o eliminazione delle barriere architettoniche può beneficiare del bonus 75%. di Paola Mammarella EdilPortale
INSERITO DA MIKI PAPPACODA VOGHERA. Voghera è un labirinto per le persone disabili. È la constatazione degli studenti dell'istituto Baratta/Maserati che, nell'ambito del progetto Voghera Smart, hanno fatto il primo sopralluogo in città per identificare un percorso inclusivo dalla stazione al centro. A partire dagli ostacoli presenti in stazione e passando per i giardinetti limitrofi, sono stati evidenziati numerosi problemi relativi ai marciapiedi, agli attraversamenti, alla pavimentazione e a tutto ciò che può rendere agevole il passaggio di persone con problemi di mobilità. Il progetto Voghera Smart (promosso nella scuola vogherese da Anmic Pavia, finanziato dalla Fondazione Comunitaria di Pavia e sostenuto dal Comune di Voghera, e con l'Università di Pavia) prevede infatti che, dopo alcuni incontri in aula nei mesi scorsi per discutere dei vari problemi legati alla mobilità di chi è disabile, i ragazzi passino dalla teoria alla pratica e definiscano un tracciato facilmente percorribile in città. Alcune classi sono finalmente scese in strada, accompagnate dai docenti. I giovani hanno monitorato alcuni percorsi scelti, che partono dalla stazione ferroviaria e si portano fino a piazza del Duomo, immaginando turisti disabili che arrivano in treno e vogliono visitare il centro. Divisi in due gruppi, gli studenti hanno fotografato le barriere: tante impediscono l'agevole passaggio di carrozzine, ma anche di persone con la stampella e il bastone e pure con il bastone bianco dei ciechi. A partire dagli ostacoli presenti in stazione e passando per i giardinetti limitrofi (dove in particolare il "loges" che guida al pavimento i ciechi si interrompe nei giardini per riprendere più avanti con una logica che è difficile capire), sono stati evidenziati tanti inconvenienti, dai dislivelli dei marciapiedi, agli attraversamenti difficoltosi, alla pavimentazione irregolare. Gli studenti, dotati di bindella metrica e strumenti per la misurazione delle strade hanno rilevato gli ostacoli guidati da una scheda speciale, preparata dall'Università, che permette di sistematizzare la rilevazione stessa per la successiva indicazione mappale dei problemi rilevati. Il docente universitario Alessandro Greco, spiega: «La scheda è il risultato di anni di lavoro del dipartimento Dicar dell'Università. I risultati hanno spesso prodotto mappe particolareggiate con le indicazioni dei percorsi accessibili, meno accessibili e inaccessibili, che possono aiutare il turista disabile». Presente anche Paolo Colli, responsabile del progetto per l'associazione degli invalidi: «Nessuna della grandi città della Provincia possiede ancora un Peba (piano per l'abbattimento delle barriere architettoniche) obbligatorio per legge, ma mai elaborato». Il progetto procederà nelle prossime settimane con altre uscite di rilevazione, cui seguirà l'elaborazione dei dati e la predisposizione di una mappa sui percorsi accessibili che sarà presentata in occasione della giornata internazionale delle persone disabili del 3 dicembre. di Alessio AlfrettiLa Provincia Pavese
INSERITO DA MIKI PAPPACODA TAVAGNACCO. Il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (Peba) è uno strumento di programmazione che si pone come obiettivo l’eliminazione delle barriere architettoniche ancora esistenti sia all’interno degli edifici pubblici sia sui percorsi urbani. Inoltre, permettere la completa accessibilità degli edifici pubblici o ad uso pubblico e dei servizi ad essi collegati garantirebbe un miglioramento della qualità della vita per tutti. Il Peba, in definitiva, deve garantire ad ognuno la possibilità di spostarsi autonomamente e in sicurezza, all’interno dell’ambiente urbano al di là della sua condizione fisica, sensoriale o anagrafica. Lunedì 19 settembre nella sala Feruglio di Feletto Umberto si è svolto il secondo incontro pubblico. E' stata un’occasione di confronto dove si è illustrata la seconda fase del piano, la quale include tutti gli aspetti di rilievo e mappatura dei percorsi e degli immobili pubblici selezionati ed inclusi nell’analisi dello strumento di pianificazione. Grazie allo studio professionale incaricato della sua redazione (Global Project – arch. Erica Gaiatto e arch. Francesco Casola), sono state approfondite le metodologie e gli obbiettivi dei rilievi eseguiti sul territorio (percorsi, attraversamenti, rampe di accesso, aree interne ed esterne ad alcuni fabbricati pubblici ecc.), i quali saranno di ausilio per la predisposizione delle schede dedicate ad ogni criticità individuata e quindi concorrere all’individuazione della soluzione (tecnico-economica). All’incontro erano presenti anche i tecnici dell’ufficio urbanistica del comune di Tavagnacco, il sindaco Moreno Lirutti, il vice sindaco Federico Fabris e il consigliere incaricato Alessandro Barbiero. “I rilievi eseguiti riguardano 13,8 chilometri di percorsi pedonali, 12 edifici pubblici e 5 aree cimiteriali, individuati in ogni frazione del territorio comunale. – commenta il consigliere Alessandro Barbiero - Questo lavoro di mappatura permetterà di individuare le criticità presenti sul territorio, catalogarle in base alla tipologia, analizzarle e determinarne le possibili soluzioni. Siamo arrivati ad una fase molto importante del Piano, ove il contributo dei cittadini è fondamentale: chiediamo infatti la collaborazione di tutti per compilare il questionario anonimo che è possibile compilare online oppure in versione cartacea presso l’atrio di ingresso del municipio. Le informazioni raccolte ci aiuteranno a classificare le priorità degli interventi risolutivi e definire quindi il loro cronoprogramma attuativo". IL FRIULI