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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Algoritmo musicale migliora il sonno dei bambini disabili

6 Maggio 2021, 09:36am

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Algoritmo musicale migliora il sonno dei bambini disabili

INSERITO DA MORENA MOTTA Euterpe, un algoritmo musicale, migliora il sonno dei bambini disabili. Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che ha realizzato una precisa sequenza di suoni, voci, musiche e immaginie personalizzata in base alle necessità di ciascun paziente.

Lo studio è stato sperimentato durante il primo il lockdown del 2020 come terapia sostitutiva delle sedute in Ospedale per garantire la continuità delle cure anche a casa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Telemedicine and Telecare e riportati su insalutenews.it.

Il metodo riabilitativo sviluppato dai ricercatori del Bambino Gesù si chiama “Euterpe”, dal nome della mitologica dea della Musica. Viene regolarmente utilizzato dai terapisti del Dipartimento di Neuroriabilitazione del Bambino Gesù, diretto dal prof. Enrico Castelli, per la stimolazione multisensoriale dei bambini con disabilità motorie e neurologiche attraverso l’uso combinato – secondo le necessità del paziente – di suoni, musiche, immagini, aromi, oggetti, strumenti e luci.

I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo originale per ordinare in una precisa sequenza ritmica molti degli strumenti utilizzati in Ospedale per stimolare i sensi del bambino e raggiungere gli obiettivi terapeutici. Sono stati così realizzati dei componimenti audio-video personalizzati che contenevano suoni a particolari frequenze, musiche originali, la voce della mamma e del bambino stesso, canzoni e ninne nanna familiari, immagini legate a momenti piacevoli registrate durante le sedute al Bambino Gesù.

“In questo studio, oltre agli aspetti scientifici, sono emerse nuove sfumature nella relazione familiare, ovvero, l’orgoglio di vedere con occhi diversi le capacità e le qualità del bambino non come paziente ma come protagonista” ha detto Tommaso Liuzzi, musicoterapeuta del Bambino Gesù.

FONTE https://nursetimes.org di Cristiana Toscana

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Riabilitazione post Covid: nei pazienti più gravi una malattia infiammatoria simile alla tetraplegia

5 Maggio 2021, 09:03am

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Riabilitazione post Covid: nei pazienti più gravi una malattia infiammatoria simile alla tetraplegia

INSERITO DA MORENA MOTTA La lotta contro il Coronavirus e la sua espressione di Covid19 non è affatto finita, e purtroppo spesso non termina, nei casi di prolungate degenze nelle terapie intensive, con le dimissioni dall’ospedale. Il ritorno alla normalità da parte delle persone guarite dal Covid19 varia dalla gravità della malattia sviluppata, e in alcuni casi può richiedere diverso tempo: per questo motivo si parla di Long Covid. Molti dei guariti accusano stanchezza muscolare conseguente all'allettamento prolungato e, quale esito della polmonite interstiziale, difficoltà respiratoria – che persiste anche superata la fase acuta. Tuttavia, normalmente questa situazione può essere recuperata efficacemente con una riabilitazione ospedaliera o domiciliare.

In alcuni casi, invece, siamo in presenza di una Post Intensive Care Syndrome, spesso esito di degenze prolungate in terapia intensiva, caratterizzata da una situazione molto grave di compromissione delle cellule muscolari e nervose del sistema periferico. Il quadro clinico della PICS è quello di una polineuropatia, malattia infiammatoria di tipo sensitivo-motorio che simula una tetraplegia e che necessita dello stesso livello di intensità e specializzazione.

A parlarne è il Montecatone Rehabilitation Institute di Imola,
riferimento in Italia per la riabilitazione di persone mielolese o con grave cerebrolesione acquisita, che si sta occupando anche del recupero di pazienti con con P.I.C.S non tipici ai quali il Covid, nei casi più gravi, ha provocato una malattia infiammatoria che simula una tetraplegia.

In Istituto giungono pazienti post Covid che necessitano di terapie mirate secondo un programma multidisciplinare personalizzato. In alcune situazioni a causa di un quadro clinico particolarmente instabile si impone il ricovero in Area Critica. Si tratta di «Situazioni in cui la possibilità di uno svezzamento dal ventilatore risulta scarsa – precisa Monika Zackova, direttore di AC di Montecatone – perché i polmoni non garantiscono scambi gassosi sufficienti. Trattandosi di pazienti estremamente fragili, qualunque ulteriore complicanza, soprattutto di tipo infettivo, può essere fatale». «Colpisce il sistema nervoso periferico – aggiunge Pamela Salucci, direttore della U.O. Gravi Cerebrolesioni Acquisite – complicando l'insufficienza respiratoria del paziente già compromessa dal Covid. Tutto ciò può comportare danni anossici o ischemici a livello cerebrale con alterazione della coscienza».

Se invece autonomi dal punto di vista respiratorio, i pazienti accedono direttamente alle Unità Spinale o Gravi Cerebrolesioni. Il tempo medio di degenza non è mai inferiore ai tre, quattro mesi. «Il quadro generale – osserva Carlotte Kiekens, direttore dell'Unità Spinale – è, nel caso del Covid19, appesantito da un indebolimento generale molto importante – e che spesso condiziona il percorso riabilitativo: la tolleranza allo sforzo, ad esempio, è molto bassa così come lo è quella di sopportazione al dolore. Anche il quadro psicologico, in taluni casi, può rallentare le attività riabilitative. Al ricovero – spiega Kiekens – vengono eseguite due valutazioni: la prima, complessiva, che include esami clinici e tecnici rilevanti, è indispensabile per completare la diagnosi di eventuali complicazioni; la seconda riguarda invece self-care e mobilità del paziente. Nella batteria dei test, considerato che un terzo dei pazienti può accusare disturbi cognitivi, di ansia o di depressione, è infine inserita la valutazione neuropsicologica cui si associa quella del logopedista per la deglutizione».

Il programma riabilitativo, preceduto da una valutazione multidisciplinare tra fisioterapista, logopedista e terapista occupazionale cui sono demandati compiti di ricondizionamento del respiro e tolleranza allo sforzo per ottenere un disallettamento quanto più precoce possibile – spiega Simone Rodio, fisioterapista – impone che sia stata raggiunta la stabilità clinica. Il supporto fisioterapico è orientato alla rieducazione respiratoria, alla deglutizione alla riattivazione muscolare globale e alla ripresa del cammino. Il fisioterapista si occupa di accompagnare per tempi crescenti la ripresa della seduta, la riduzione della faticabilità muscolare e l'ortostatismo. Il recupero motorio – conclude Rodio – accompagna la ripresa dell'autonomia della vita quotidiana e, quando possibile, l'obiettivo del cammino».

FONTE www.disabili.com

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Una Salerno senza barriere e un porta a porta vecchia maniera...

4 Maggio 2021, 07:10am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Provincia di Salerno: ecco i redditi di sindaci, assessori e consiglieri

inserito da Miki Pappacoda Una Salerno senza barriere e un porta a porta vecchia maniera, Gianluca Memoli torna a candidarsi al Consiglio Comunale“In direzione ostinata e contraria” come cantava De André e come ha concretizzato Don Gallo, prete degli ultimi di Genova: Memoli prende spunto ed esempio da loro per programmare una Salerno dell’impegno, dove fare politica vuol dire prima di tutto ascoltare e comprendere, e nella quale, per l’affermazione dei diritti, bisogna partire dagli ultimi, non solo disabili e anziani. SALERNO. Ha deciso di candidarsi nuovamente perché sente il bisogno di contribuire alla costruzione di una città accessibile a tutti, senza barriere, che segni il ritorno alla socialità. Lo farà anche attraverso una campagna elettorale semplice, fatta di pochi comizi e pochi incontri (on line) durante i quali più che parlare darà ascolto alle esigenze degli altri. A sostenerlo, in questa nuova e avvincente corsa, “solo” una squadra di amici pronti a spingerlo in salita: alle spalle nessun grande investimento in termini di manifesti, pubblicità o altro. La sua voglia di comunicare percorre un doppio binario: da una parte i social, i mezzi specchio del tempo, dall’altra i metodi tradizionali: scriverà una lettera che imbucherà a tutti iniziando dal suo quartiere. Gianluca Memoli è tra i candidati del Consiglio Comunale “In direzione ostinata e contraria” come cantava De André e come ha concretizzato Don Gallo, prete degli ultimi di Genova: Memoli prende spunto ed esempio da loro per programmare una Salerno dell’impegno, dove fare politica vuol dire prima di tutto ascoltare e comprendere, e nella quale, per l’affermazione dei diritti, bisogna partire dagli ultimi, non solo disabili e anziani. Ed è per questo che, nella piena convinzione che serva una svolta culturale, durante il tempo che lo condurrà al voto, ha deciso di mettersi nei panni degli altri, perché per capire le esigenze di ognuno bisogna avere la capacità di cambiare punto di vista. «Così si può fare politica senza interessi. Tutte le persone con disabilità della mia città devono rientrare in un progetto di vita indipendente. È il mio primo obiettivo», esordisce Memoli, costretto sulla sedia a rotelle da 17 anni per via di un brutto incidente stradale. Una condizione che per lui non è un limite, ma uno status che gli consente di guardare alla vita, semplicemente, da un’altra prospettiva. «Tornare a mettermi in gioco non è stata una scelta facile, ma maturata con il desiderio di investire il mio tempo, le mie idee e le mie passioni a favore delle nuove generazioni, dei ragazzi sfiduciati dalla politica. Non ho aspirazioni o interessi personali ma solo voglia di rappresentare tutti quelli che non hanno voce e che invece meriterebbero di essere ascoltati. Ogni volta che chiedo dov’è il bagno, a patto che ci sia, mi rispondono che “quello degli handicappati è lì” e nel 2021 non è una risposta accettabile. Quando parlo di città accessibile intendo progettare e realizzare aree adeguate alle esigenze di tutti, in cui esistano aree ricreative, di svago, di accoglienza con logistiche differenti…una Salerno “invidiabile”». Dopo la sua prima esperienza di successo nel 2011, quando a 28 anni entrò nel Consiglio Comunale a Palazzo di Città, Memoli è diventato un riferimento tramite l’info point turistico online un portale turistico che era la fotografia dell’accessibilità a Salerno. Turisti non vedenti, ipovedenti, non udenti, carrozzati, con disabilità motoria deambulanti, celiaci e con allergie alimentari potevano consultarla e sapere dove mangiare, dove erano presenti servizi igienici, dove alloggiare e cosa poter visitare. Contemporaneamente ha cercato di impegnarsi al meglio per risolvere i problemi dei residenti disabili accogliendo i disservizi sul tema delle barriere architettoniche, sia dal punto di vista tecnico sia sociale. Il tutto senza tralasciare quella che è la reale funzione del consigliere e cioè accogliere le segnalazioni dei cittadini in materia di verde pubblico, pubblica illuminazione, strade, marciapiedi, sottopassi, impianti sportivi comunali, scuole. L’attaccamento viscerale a Salerno e la sua vicinanza ai giovani lo hanno portato a percepire le loro esigenze fino a co fondare un contenitore hip hop dove da cui prendeva forma la più grande kermesse giovanile che la città ricordi e soprattutto gratuita al 100%: “Basket in the street”. Nel cuore della zona orientale, Mariconda, nasceva nel 2013 un torneo di basket 3vs3 sull’unico campetto di basket (playground) rigenerato, riqualificato e intitolato Street Camp Giacinto De Divitiis, per poi trasferirsi nel pieno centro cittadino e diventare Bits Festival: basket, minibasket, BMX, skateboard, roller, breakdance, graffiti e rap in scena per cinque giorni nel mese di luglio. L’evento manca e potrebbe essere tra i punti da snocciolare, insieme all’idea di realizzare un campo polivalente per gli sport di contatto in ogni quartiere. La musica, lo sport e l’arte devono essere accessibili a tutti, come il mare: un posto senza barriere che profuma di libertà.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO I diritti delle persone con disabilità. Profili costituzionali

3 Maggio 2021, 14:46pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Realizzazione grafica dedicata ai diritti umani delle persone con disabilità

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Costituzionalista dell’Università di Milano, nel saggio “I diritti delle persone con disabilità. Principi costituzionali”, Giuseppe Arconzo prende le mosse dall’evoluzione culturale e storica della materia, per arrivare ad illustrare i più recenti passaggi legislativi e giurisprudenziali sui diritti delle persone con disabilità in tema di istruzione, salute, accessibilità, lavoro, vita indipendente e assistenza, evidenziando le principali criticità che tuttora ostacolano la realizzazione di una società realmente inclusiva per tutti. Un’opera importante che ben volentieri segnaliamo ai Lettori

Realizzazione grafica dedicata ai diritti umani delle persone con disabilità

Una realizzazione grafica dedicata ai diritti umani delle persone con disabilità

Basta citare i titoli dei capitoli (La disabilità nella storia del diritto  Le fonti di disciplina dei diritti delle persone con disabilità in ambito sovranazionale ed europeo  La prospettiva italiana della tutela dei diritti delle persone con disabilità nel prisma sovranazionale  I diritti delle persone con disabilità dalla costituzione italiana ad oggi: un percorso in evoluzione  L’attuazione dei diritti costituzionali delle persone con disabilità nell’ordinamento italiano), per comprendere l’importanza e l’attenzione che merita il saggio I diritti delle persone con disabilità. Profili costituzionali, dato alle stampe qualche mese fa, per i tipi di FrancoAngeli, da Giuseppe Arconzo, docente associato di Diritto Costituzionale all’Università di Milano, nella quale è già stato delegato del Rettore alle Disabilità e dove ha avviato sin dal 2013 il primo insegnamento universitario, in una facoltà giuridica italiana, sui diritti delle persone con disabilità, oltre ad essere da due anni assistente di studio presso la Corte Costituzionale.

Figura accademica già nota ai Lettori di «Superando.it» per essere membro del Comitato Scientifico di un’iniziativa di alto profilo culturale, seguita regolarmente anche dal nostro giornale, quale il corso di perfezionamento dell’Ateneo milanese su Diritti e inclusione delle persone con disabilità in una prospettiva multidisciplinare, iniziativa patrocinata, tra gli altri, dalla Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), Arconzo, che si avvale di una ricca bibliografia, prende le mosse dall’evoluzione culturale e storica della materia trattata, per arrivare ad illustrare i più recenti passaggi legislativi e giurisprudenziali sui diritti delle persone con disabilità in tema di istruzione, salute, accessibilità, lavoro, vita indipendente e assistenza, evidenziando le principali criticità che sono tuttora di ostacolo alla realizzazione di una società realmente inclusiva per tutti.
A tal proposito, come evidenzia l’Autore nelle Note introduttive, «la piena affermazione dei diritti delle persone con disabilità deve passare necessariamente ancora per un lungo percorso, come del resto ha dimostrato l’emergenza sanitaria legata  alla diffusione del virus Covid-19. Un periodo di emergenza in cui le persone con disabilità – come tante altre che più avrebbero avuto bisogno di supporto – sono state di fatte dimenticate, senza tener conto che, come si è scritto puntualmente in dottrina, i provvedimenti adottati dalle istituzioni «rischiano, specialmente se protratti nel tempo, di travolgere le persone che stanno peggio, acuendo in modo irrecuperabile quelle differenze di cui lo Stato, alla luce dell’art. 3, secondo comma della Costituzione, dovrebbe sempre tenere conto [grassetti nostri nella citazione, N.d.R.]».

L’opera fa parte della prestigiosa collana “I diritti negati”, diretta da Gustavo Zagrebelsky e Marilisa D’Amico. (S.B.)

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Tutto quel che serve per cambiare rotta sul lavoro delle persone con disabilità

3 Maggio 2021, 14:41pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Uomo con disabilità motoria al lavoro

INSERITO DA MIKI PAPPACODA  Un nuovo allarme è stato lanciato dalla Federazione FISH, in occasione del Primo Maggio, sulla «situazione di esclusione che vivono tutte quelle persone con disabilità che cercano lavoro senza trovarlo, che disperatamente tentano di mantenerlo o che subiscono trattamenti discriminatori nei loro impieghi quotidiani». «Nel tempo in cui la precarietà del lavoro aumenta – dicono dalla Federazione -, è sempre più essenziale il coinvolgimento degli enti di rappresentanza, per far sì che venga garantito il godimento pieno dei diritti di lavoratori e di cittadini delle persone con disabilità»

Uomo con disabilità motoria al lavoroUn nuovo allarme è stato lanciato dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), in occasione del Primo Maggio, Festa del Lavoro, sulla «situazione di esclusione che vivono tutte quelle persone con disabilità che cercano lavoro senza trovarlo o che disperatamente tentano di mantenerlo o, ancora, che subiscono trattamenti discriminatori nei loro impieghi quotidiani».
«Nel tempo in cui la precarietà e il conseguente rischio di espulsione dal mondo del lavoro per le persone con disabilità sono aumentati – si legge infatti in una nota diffusa dalla Federazione nei giorni scorsi -, riteniamo che sia sempre più essenziale il coinvolgimento degli enti di rappresentanza per modificare tale stato di cose e far sì che venga garantito il godimento pieno dei diritti di lavoratori e di cittadini delle stesse persone con disabilità».

«Occorre rafforzare gli incentivi alle assunzioni – dichiara in tal senso Vincenzo Falabella, presidente della FISH -, rendendoli automatici, vanno inoltre definite le Linee Guida di funzionamento dei servizi del collocamento mirato, che ad oggi non sono state ancora pubblicate, e in parallelo va finalmente creata la banca dati dello stesso collocamento mirato».
Il riferimento, per altro, è a una serie di azioni già normate legislativamente, riferendosi al primo e al secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, ma esse attendono ancora di essere pienamente applicate.

«Nelle diverse Leggi di Stabilità degli ultimi anni – prosegue Falabella – sono stati previsti incrementi per il Fondo per il Diritto al Lavoro delle Persone con Disabilità e anche il Decreto Legislativo 151/15 aveva previsto modifiche volte a rilanciare lo “spirito” della Legge 68/99 [Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.]. Oggi, però, lo scenario è profondamente cambiato e per questo è sempre più urgente prevedere incentivi pubblici, per permettere che nelle aziende di grandi dimensioni sia presente un’unità tecnica che si occupi, con progetti personalizzati, dei singoli lavoratori con disabilità; inoltre, è necessario, qui ed ora, valorizzare pienamente la presenza delle Associazioni nel campo dell’intermediazione e del tutoraggio».

«Occorre dunque riposizionare la vita delle persone con disabilità al centro degli interventi di sostegno – conclude il Presidente della FISH -, per renderli più inclusivi. Sarà questa la scommessa più grande, perché non ci si può più limitare a tentare di trovare un punto di incontro amministrativo tra la domanda e l’offerta di lavoro. Bisogna infatti intervenire soprattutto sul contesto, sulle dinamiche organizzative, sulla ripartizione dei compiti. L’inclusione, in questo senso, nasce dall’eliminazione delle barriere di ogni tipo presenti nel contesto lavorativo, ma anche dal supporto concreto alla persona». (S.B.)

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO La diversità e la disabilità nelle scatole dei giocattoli

26 Aprile 2021, 05:46am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Set "Fun at the Park", prodotto dalla LEGO

INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Giocare è una cosa seria – scrive Stefania Delendati – e quando gioco e giocattoli incontrano la disabilità, possono assumere forme inaspettate, trasformarsi in occasione di inclusione, fare educazione e riabilitazione, addirittura aiuta a superare le barriere architettoniche. Una domanda, però, sorge spontanea: se un genitore parcheggia sistematicamente l’auto nel posto riservato alle persone con disabilità senza averne diritto e dopo regala la Barbie in sedia a rotelle o il LEGO con l’omino disabile ai figli, è sufficiente il suo dono per educarli alla diversità?»

Barbie in carrozzina della linea "Fashionistas", prodotta dalla Mattel

La Barbie in carrozzina della linea “Fashionistas”, prodotta dalla Mattel

Giocare è una cosa seria, una delle attività più serie che esistano. È attraverso il gioco che i cuccioli di ogni specie, quella umana compresa, imparano il mestiere della vita, e per questa ragione anche i grandi, ogni tanto, avrebbero bisogno di riaprire la scatola dei giocattoli per qualche “ripetizione”. Non immaginiamo però il gioco soltanto come un oggetto che si tiene tra le mani; quando incontra la disabilità, infatti, può assumere forme inaspettate, trasformarsi in occasione di inclusione, fare educazione e riabilitazione, addirittura aiuta a superare le barriere architettoniche.

Bambole con disabilità
Le donne con disabilità sono state bambine e hanno giocato con le bambole, come ogni altra bimba. Lo ricordo bene anch’io, i giochi prediletti si dividevano in tre categorie: le bambole-neonato, da accudire come fossimo piccole mamme; le bambole “coetanee”, somiglianti a noi, con cui inventare avventure; la Barbie con il suo guardaroba infinito, il fidanzato, la casa, la macchina, il camper e chi più ne ha più ne metta, per giocare ad essere grandi. Nessuna bambola aveva una disabilità evidente che ne cambiasse l’aspetto e la rendesse in qualche maniera “diversa”. Le piccole disabili del XXI secolo, invece, hanno l’opportunità di giocare con bambole che presentano diverse forme di disabilità.
L’idea è venuta per la prima volta nel 2015 a tre mamme inglesi (tra le quali una giornalista non udente e ipovedente dalla nascita), per rispondere ai bisogni dei loro figli e di tutti i bimbi con disabilità. Hanno aperto un gruppo Facebook e dato il via ad una campagna denominataToyLikeMe, letteralmente “un giocattolo come me” [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.].
Il messaggio di integrazione e sensibilizzazione è diventato virale, i genitori di bambini con disabilità hanno ampiamente condiviso l’iniziativa, raggiungendo un pubblico di 50.000 persone. Grazie alla notorietà raggiunta, il progetto è diventato realtà. È stata l’azienda britannica MakieLab, già nota per le bambole personalizzabili, ad accettare la sfida e a mettere sul mercato tre bamboline “like me” realizzate mediante la stampa 3D, Melissa, con una voglia sul volto, Eva, che si muove con un bastone da passeggio ed Hetty, con un apparecchio acustico che indica “ti amo” nella Lingua dei Segni. Al prezzo di 69 sterline (circa 75 euro, non esattamente un prezzo popolare), le Makie Dolls sono progettate su misura per il loro proprietario, con l’azienda che prevede la possibilità di richiedere ai genitori le caratteristiche facciali dei bambini, in modo tale che le bambole possano assomigliare ai loro figli. Oggi sul loro sito si trovano indirizzi di diverse aziende che producono bambolotti e peluche sulla sedia a rotelle, con cicatrici, protesi eccetera.

"Dino Island"

Il videogioco “Dino Island”, oggetto di sperimentazione da parte dell’Università canadese Victoria, per verificarne i possibili effetti positivi su bambini e bambine con disabilità

Negli Stati Uniti, per la non modica cifra di 100 dollari, si può acquistare una bambola realizzata a mano che rappresenta le stesse disabilità delle bambine a cui è destinata. Anche in questo caso l’iniziativa è partita da una mamma che ha promosso la campagna di fundraising A Doll Like Me.
E c’è cascata anche la Barbie: la sua dimora superlusso, infatti, non era accessibile e la sua amica Becky, in sedia a rotelle, non passava dalle porte e non poteva salire sulla macchina! È realmente accaduto nel 1997, con la Mattel, casa produttrice della bambola più famosa del mondo, che ha commercializzato la sua compagna di avventure in carrozzina e soltanto in seguito si è accorta che non poteva entrare in casa e a bordo dell’auto. Una buona intenzione finita in un flop, come nella vita vera, se è vero che anche nell’immaginario mondo di Barbie l’accessibilità è spesso difficile da raggiungere.
Accusato di spingere le bambine verso stereotipi di bellezza irraggiungibile, nel 2016 il colosso dei giocattoli ha lanciato la linea Fashionistas con quattro tipi di bambole dalla diversa silhouette, dalla più magra alla più in carne, sette tonalità di carnagione, ventidue colori degli occhi e ventiquattro acconciature differenti.
Nel giugno del 2019, quindi, sono state messe in vendita due Barbie con disabilità, una seduta sulla sedia a rotelle disponibile in due versioni, classica bionda oppure di colore, l’altra con i capelli scuri, grandi orecchini dorati e una protesi alla gamba. Il prezzo, circa 20 dollari la prima e 10 la seconda, ha l’ambizione di raggiungere una platea vasta, anche se lo slogan che le accompagna, («Puoi essere tutto ciò che desideri»), è realistico fino a un certo punto, visto che le Barbie con disabilità hanno la vita da vespa e il viso supertruccato, nella più classica tradizione della bambola Mattel. Come dire, se sei sulla sedia a rotelle ma con qualche chilo di troppo e in versione acqua e sapone “vai un po’ meno bene”.
La nostra Giusy Versace ha disegnato, invece, una Barbie con le gambe tempestate di cristalli Swarovski, protesi gioiello da cambiare al posto delle scarpe.

Dino Island, quando un videogioco diventa riabilitazione
Le mamme devono staccare la spina dal muro per obbligare i loro pargoli ad allontanarsi dai videogiochi. Eppure, come ogni cosa, anche questi moderni prodotti dell’industria ludica non sono “cattivi” in assoluto, bisogna solo usarli nel modo giusto. Numerosi studi ne attestano l’efficacia terapeutica per patologie e disabilità in pazienti giovanissimi, in particolare nei disturbi dello sviluppo neurologico e nelle lesioni cerebrali.
La ricerca più recente è proprio di quest’anno e arriva dall’Università di Victoria, in Canada, dove è in fase di sperimentazione, su trentacinque famiglie, Dino Island, un videogioco ambientato su un’isola fantastica sulla quale si devono affrontare sfide di difficoltà progressiva.
Si parte da una constatazione elementare: se un gioco risulta interessante, non può che generare positivi cambiamenti. Dino Island comprende cinque giochi che si adattano alle performance personali del bambino, pertanto ogni livello completato regala bonus da “spendere” virtualmente per acquistare oggetti necessari nella prosecuzione dell’avventura. Il team di ricercatori ha progettato un’esperienza non troppo difficile, ma neanche troppo semplice, per non incorrere in frustrazione o perdita di interesse. I risultati preliminari sono molto incoraggianti: sono migliorati la concentrazione, la memoria, la capacità di trattenere le informazioni, il controllo delle emozioni e, in alcuni casi, ne ha beneficiato perfino il rendimento scolastico. Il videogioco è studiato per essere vissuto in compagnia di un adulto, presto si spera di coinvolgere anche bambini con disturbi dello spettro autistico e deficit dell’attenzione.

Set "Fun at the Park", prodotto dalla LEGO

Il set “Fun at the Park”, prodotto dalla LEGO

…e con i LEGO si superano le barriere architettoniche
L’inclusione si costruisce mattone dopo mattone. Anzi, mattoncino dopo mattoncino, per essere precisi con i mattoncini più divertenti e noti, quelli della LEGO. Inventati per giocare con la fantasia, sono diventati perfino materiale da costruzione per rampe utili al superamento delle barriere architettoniche, ma cominciamo dal principio.
Le mamme di ToyLikeMe si sono rivolte ai vertici dell’azienda, chiedendo maggiore attenzione verso la disabilità attraverso una petizione online sul sito Change.org che ha raccolto oltre 20.000 firme [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.]. Accolto l’appello, nell’estate del 2015 la linea Duplo ha sfornato venti nuovi omini, tra cui un anziano signore in sedia a rotelle spinto da una ragazza. Accusata di essere caduta nello stereotipo del disabile non autosufficiente e sempre bisognoso di essere accompagnato (che comunque nella realtà esiste, quindi perché non dovrebbe trovare una rappresentazione?), l’anno successivo il gruppo LEGO ha presentato il set Fun at the Park, destinato ai bambini dai 5 ai 12 anni, con un giovane in carrozzina senza “badante” e un bimbo anch’esso sulla sedia a rotelle.
Fin qui restiamo nell’àmbito del gioco vero e proprio, però, con questo particolare gioco, l’inclusione è uscita dal mondo in miniatura della scatola di mattoncini ed è approdata in città, per abbattere le barriere in modo creativo e colorato. Merito di una simpatica signora tedesca in sedia a rotelle, Rita Ebel, che ha assemblato rampe mobili con LEGO e colla vinilica. I suoi scivoli, oltre ad avere il pregio di approcciarsi alla disabilità in modo leggero e divertente, sono pratici e possono essere facilmente spostati da un negozio a un ristorante, da un ufficio a un marciapiede troppo alto. Sono di diverse dimensioni, adattabili a spazi differenti, ognuno corredato da una scheda tecnica di realizzazione. Schede che sono arrivate in Italia, alla Cooperativa veneta L’Iride che, incuriosita dall’invenzione, ha contattato Rita, trovandola subito disponibile a collaborare per esportare la sua idea. È così che in punti strategici di Padova e dei centri limitrofi Selvazzano Dentro e Saccolongo, le città dove opera la Cooperativa, sono stati posizionati dei contenitori per raccogliere mattoncini donati dai cittadini. Con il passaparola, in pochi giorni, ne sono arrivati a sufficienza per costruire le prime rampe.
Una quindicina di persone con disabilità che frequentano Iridarte, il laboratorio della Cooperativa, si sono messe all’opera con entusiasmo e tanta voglia di fare, suddivise in gruppi di cinque per rispettare le regole di contrasto al contagio. Numerosi negozi si sono fatti avanti, sia per contribuire alla raccolta, ospitando un contenitore, sia per dotarsi di una rampa LEGO; il Comune di Selvazzano Dentro vorrebbe contribuire, idem quello di Verona. Chissà in Danimarca, nella casa madre dei mattoncini, quanti pezzi verranno scartati perché fallati e non adatti al commercio… Questo hanno pensato in Cooperativa, e detto fatto hanno chiesto alla LEGO di mandarli in Italia, per dare ulteriore spinta all’iniziativa e una seconda vita a giocattoli altrimenti da buttare. Se l’industria accetterà, potremo vedere le nostre città “colonizzate” dai colori dell’infanzia, senza dimenticare che la priorità è abbattere le barriere con il metodo classico e costruire rispettando le normative dell’accessibilità.

Rita Ebel e rampe con mattoncini LEGO

Rita Ebel utilizza le rampe mobili da lei stessa assemblate con mattoncini LEGO e colla vinilica

L’identificazione del bambino con i suoi giochi e la pubblicità connessa è stata analizzata da uno studio di COFACE Families Europe che nel 2015 ha sfogliato trentadue cataloghi di giocattoli di nove Paesi europei, Italia compresa, trovandovi “raffigurati” 3.125 bambini, dei quali 2.908 con la pelle bianca, 120 di colore, 59 di famiglie “miste”, 31 asiatici e 7 mediorientali, nessuno con disabilità visibili.
Forse sono troppo “vecchia” per esprimere un’opinione su queste iniziative, ma non staremo esagerando con il “politicamente corretto” e perdendo di vista il nocciolo della questione? Se ripenso alla mia infanzia, non ricordo di aver mai sentito la necessità di tenere tra le mani un “fac-simile” di me, seduto sulla sedia a rotelle, ero perfettamente a mio agio con i bambolotti in commercio. Certo, è giustissimo che i giocattoli rappresentino la diversità delle persone, sia essa costituita dal colore della pelle, sia dalle caratteristiche fisiche. Maneggiando sempre giochi “perfetti”, in una società che ha fatto dell’esteriorità il suo mantra, se non adeguatamente supportati, i bambini rischiano di diventare adulti considerando la perfezione, anche fisica, come unico modello a cui aspirare. E tuttavia, nel caso specifico ad esempio delle bambole con disabilità, c’è il rischio che diventino un prodotto di nicchia, capace di raggiungere soltanto chi ha già una particolare sensibilità verso il tema dell’inclusione, mentre bisognerebbe lavorare perché diventassero utili compagne di crescita anche e forse ancor di più per le bimbe senza disabilità.
Non possiamo delegare ai giocattoli queste tematiche e il cambiamento della cultura, non basta dare un gioco inclusivo e pretendere che i bambini capiscano da soli l’importanza di eliminare i pregiudizi; non vanno mai dimenticati, infatti, il ruolo della famiglia, dell’esempio quotidiano e della società tutta.
Facciamo un esempio banale: se un genitore parcheggia sistematicamente l’auto nel posto riservato alle persone con disabilità senza averne diritto e dopo regala la Barbie in sedia a rotelle o il LEGO con l’omino disabile ai suoi figli, pensate sia sufficiente per educare alla diversità? di Stefania Delendati SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Vaccinare le categorie prioritarie, senza alcuna deroga (a Torino e ovunque)!

26 Aprile 2021, 05:41am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Vaccinazione anti-Covid a persone con didabilità

INSERITO DA MIKI PAPPACODA «L’ultima Ordinanza del Commissario Straordinario impone di proseguire, senza derogare, le vaccinazioni delle priorità delle categorie maggiormente a rischio»: lo ha scritto la Struttura Nazionale di Supporto Commissariale per l’Emergenza Covid-19, rispondendo alla FISH Piemonte, il cui presidente Farris aveva lamentato i gravi ritardi presenti nella città di Torino, rispetto ai quali la Struttura ha assicurato «l’imminente adozione di provvedimenti correttivi»

Vaccinazione anti-Covid a persone con didabilità

Vaccinazione anti-Covid a persone con disabilità

«Innanzitutto mi preme comunicare che la nuova Ordinanza n. 6 del Commissario Straordinario impone di proseguire, senza derogare, le vaccinazioni delle priorità delle categorie maggiormente a rischio. Inoltre, al riguardo della problematica rappresentata, si è provveduto a contattare il referente unico regionale per la Struttura Commissariale che, riconoscendo l’esistenza di alcune difficoltà correlate alle dimensioni della compagine cittadina, ha assicurato l’imminente adozione di provvedimenti correttivi tra i quali l’apertura di doppie linee di vaccinazione presso gli hub, dedicate ai cittadini fragili e ai loro familiari conviventi, caregiver, genitori/affidatari che potranno essere vaccinati contemporaneamente [grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]»: così la Struttura Nazionale di Supporto Commissariale per l’Emergenza Covid-19 ha risposto a Pericle Farris, presidente della FISH Piemonte (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che nei giorni scorsi si era rivolto direttamente al generale Figliuolo, responsabile della struttura stessa, lamentando che «mentre in tutte le Province piemontesi ci risulta che per le persone in situazione di gravità siano iniziate le vaccinazioni, così come per i familiari conviventi e gli eventuali assistenti personali, a Torino ciò non è avvenuto».

«In un centro residenziale per disabili gravissimi – aveva sottolineato inoltre il Presidente della FISH Piemonte – si è sviluppata l’epidemia di Covid, perché né gli utenti né i loro educatori erano statio vaccinati, nonostante che per questi ultimi fosse prevista la vaccinazione dal 9 febbraio. Ci risulta inoltre che disabili con patologie gravi ed enunciate esplicitamente dalle Raccomandazioni del Ministero della Salute, malgrado siano iscritte in piattaforma da più di tre settimane, non siano ancora state contattate».

«Mentre scriviamo – aveva concluso Farris – ci viene comunicato che, a Torino, “tutti i disabili e fragili saranno vaccinati entro il 10 maggio; per quanto riguarda i caregivers e conviventi non è possibile mantenere una calendarizzazione collegata, ma si farà il possibile per mantenerli allineati”. Chiediamo quindi un intervento affinché questo programma sia attuato e perseguito, ottemperando, sia pur con troppo ritardo, alle indicazioni previste dal Governo Centrale e dalla Regione Piemonte».
Fin qui, dunque, la lettera inviata il 17 aprile dal Presidente della FISH Piemonte, al quale, come detto, è pervenuta la rapida risposta della Struttura Commissariale. (S.B.)

Ringraziamo Paolo De Luca, presidente dell’APIC (Associazione Portatori Impianto Cocleare) per la collaborazione.

A questo e a questo link sono rispettivamente disponibili il testo della lettera di Pericle Farris, presidente della FISH Piemonte e quello della risposta della Struttura di Supporto Commissariale per l’Emergenza Covid-19, a firma del Capo di Gabinetto Gabriele Cosimo Garau. Per ulteriori informazioni: fishpiemonte@gmail.com.

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Diritto di voto cittadini disabili: il Parlamento Europeo sollecitato a introdurre norme che lo garantiscano

21 Aprile 2021, 09:25am

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Diritto di voto cittadini disabili: il Parlamento Europeo sollecitato a introdurre norme che lo garantiscano

INSERITO DA MORENA MOTTA Quella per il diritto di voto dei cittadini e delle cittadine con disabilità è una battaglia di lunga data, riportata oggi alla stretta attualità da un intervento di Krzysztof Patercomponente del CESE-Comitato Economico e Sociale Europeopubblicato su Linkiesta.it .

Recentemente, inoltre, il CESE si è espresso unanimemente in favore del parere denominato “La necessità di garantire l’effettivo diritto di voto per le persone con disabilità nelle elezioni del Parlamento europeo, attraverso il quale lo stesso Pater si era rivolto al Parlamento Europeo, al Consiglio dell’Unione e a tutti gli Stati Membri, chiedendo la modifica urgente dell’Atto Elettorale Europeo del 20 settembre 1976 che sia capace di chiarire i principi del suffragio universale e diretto e della segretezza delle elezioni, per consentire di “applicare in tutta l'UE delle norme atte a garantire un effettivo diritto di voto per le persone con disabilità, conformemente all'articolo 29 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”.
Tali norme – si legge all’interno del Parere – dovrebbero prevedere almeno:
·      il divieto di privare le persone del diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo a causa della disabilità o dello stato di salute;
·      l'obbligo di forire informazioni sulle regole di voto in una forma adeguata alle esigenze derivanti dal tipo di disabilità;
·      la possibilità per le persone che non possono accedere al seggio elettorale a causa della loro disabilità di votare autonomamente in un altro luogo;
·      l'adozione di soluzioni atte a consentire alle persone con disabilità che necessitano di un sostegno significativo (come le persone sordocieche, non vedenti, con disabilità visive o con limitata destrezza manuale) di votare in modo indipendente, senza ricorrere all'assistenza di altre persone;
·      la possibilità di sostituire il seggio elettorale designato con un seggio più adatto alle esigenze degli elettori con disabilità;
·      il diritto di una persona di scegliere liberamente un assistente personale per farsi aiutare nell'esercizio del diritto di voto.

“Tra il 2016 e la fine del 2018” – ha spiegato Pater nell’intervento su Linkiesta – “ho condotto delle indagini in 27 Stati membri, registrando in maniera dettagliata tutti i limiti e gli ostacoli che gli elettori con disabilità dovevano affrontare. Ho ottenuto informazioni da numerose fonti, come le commissioni elettorali statali e le associazioni a difesa delle persone con disabilità. Al termine delle ricerche sono giunto alla conclusione che, per via di queste barriere giuridiche e tecniche, nessuno dei paesi dell’UE può garantire che le elezioni siano accessibili a tutti”. 

I risultati dell’indagine sono pubblicati nella relazione informativa “La realtà del diritto di voto delle persone con disabilità alle elezioni del Parlamento europeo”, adottata dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) due mesi prima delle elezioni europee del maggio 2019. In seguito, nella stessa tornata elettorale il numero di persone escluse dal voto a causa di problemi di salute mentale o disabilità intellettuali si è dimezzato, pur rimanendo elevato, con 400.000 persone impossibilitate a esercitare il loro diritto di voto in ben 14 Stati membri dell’UE.

“La situazione – continua Pater – non migliorerà da sola e, in assenza di modifiche giuridiche per rimuovere queste barriere, il numero di cittadini potenzialmente privati del diritto di voto continuerà ad aumentare costantemente. A causa del rapido invecchiamento della popolazione dell’UE, infatti, la quota di persone con qualche tipo di disabilità aumenta di un punto percentuale in media ogni sei anni”.

In ciascuno dei 27 paesi dell'UE vi sono norme o disposizioni organizzative che escludono alcuni elettori con disabilità dalla possibilità di partecipare alle elezioni del Parlamento Europeo. In quanto organo consultivo dell’UE, il CESE può prendere in esame soltanto le elezioni europee, ma se fossero attuate le migliori pratiche di tutti i paesi, vi sarebbe un sistema ideale in base al quale ogni cittadino dell'UE con disabilità non solo avrebbe la piena possibilità di votare, ma potrebbe anche scegliere, tra diverse opzioni, il metodo di voto più adatto alle sue esigenze.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – precisava sempre il Parere del CESE – si applica alle persone "con minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine". Tuttavia anche altre persone che non sono formalmente considerate portatrici di una disabilità, poiché la loro minorazione è temporanea, subiscono le stesse limitazioni per quanto riguarda la possibilità di votare.

“Il diritto di voto – chiosa Pater su Linkiesta – è un diritto fondamentale e una pietra angolare della democrazia europea. Ma si tratta anche, e soprattutto, di una questione di dignità umana. Allora perché continuiamo a negarlo a così tanti fra noi?”.

FONTE www.disabili.com

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Ausili per la disabilità motoria: ecco quali aiutano

16 Aprile 2021, 08:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Ausili per la disabilità motoria: ecco quali aiutano

INSERITO DA MORENA MOTTA Le persone con disabilità, spesso, non riescono ad avere autonomia a causa della ridotta mobilità di uno o più arti. Nel corso degli anni, sono stati prodotti tante tipologie di strumenti volti a rendere la quotidianità più serena e agevole a tutti coloro che hanno una disabilità motoria. Ci riferiamo agli ausili per la disabilità motoria, come i montascale, i sollevatori, le pedane e le carrozzine, che aiutano gran parte delle persone ad eseguire alcuni movimenti che, in assenza di questi strumenti, avrebbero potuto fare esclusivamente con l’aiuto di terze persone. Lo strumento più diffuso e presente all’interno degli uffici pubblici, condomini e appartamenti, è il montascale che permette di stare seduti su una sedia o una poltroncina e salire le scale senza nessun problema. Questo strumento rende ogni luogo accessibile a tutti coloro che hanno una disabilità e anche agli anziani, che spesso utilizzano ausili per la disabilità motoria per migliorare la deambulazione e affaticarsi meno.

Tipologie di ausili per la mobilità
Molto spesso, le persone con deficit agli arti hanno bisogno di un sostegno come le stampelle o uno strumento adatto alle sue esigenze che gli permette di muoversi più agevolmente ovunque, come nel caso di una carrozzina.

Le proposte offerte dalle aziende che producono ausili per disabili e anziani sono tante, caratterizzate principalmente da tecnologie innovative e finalizzate a migliorare la qualità della vita di queste persone.

Come anticipato nel paragrafo precedente, il montascale è generalmente il primo ausilio a cui si pensa per una persona con disabilità motoria. E’ un elemento fondamentale da acquistare se in una casa o in un condominio sono presenti delle scale, perché permette all’individuo di scendere e salire in totale autonomia.

Esistono diverse tipologie di montascale, a partire dai non motorizzati con corrimano, in grado di sostenere la persona e coadiuvare nella discesa coloro che hanno lievi problemi di deambulazione e possono muoversi anche senza carrozzina. I montascale a pedana, invece, sono adatti a chi possiede la carrozzina e può salire autonomamente sulla pedana.

I sollevatori rappresentano una tipologia di ausilio che favorisce la mobilità della persona con disabilità, sono utilizzati sia per la riabilitazione che per gli spostamenti in casa dalla posizione da seduto alla posizione eretta. Le tipologie di sollevatori si suddiviono in: mobili e a soffitto.

Pedane e poltrone per disabili
Le pedane sono degli ausili indispensabili perché permettono alle persone in carrozzella di muoversi anche all’interno della casa in totale autonomia. Esistono pedane con supporti fissi, da applicare all’interno o all’esterno delle abitazioni nei pressi delle scale e pedane con supporti mobili, adatte per essere tolti e inseriti solo all’occorrenza.

Le poltrone, invece, sono fondamentali per garantire la comodità a tutti coloro che hanno una disabilità motoria e agli anziani, per la vita di tutti i giorni. Sono poltrone speciali che permettono di stare comodi e di riuscire a sollevarsi con facilità. La maggior parte di queste poltrone sono elettriche e dotate di un meccanismo che permette loro di sollevarsi e sedersi con estrema facilità.

In commercio sono disponibili tante poltrone di dimensioni, modelli, modelli, colori e prezzi differenti, adatte a tutti e realizzate con tecnologie sempre più innovative.

Gli ausili per la disabilità motoria sono strumenti che necessitano di una particolare attenzione durante il loro montaggio, per questo motivo è fondamentale acquistarli in negozi specializzati e avere sempre a disposizione l’assistenza di tecnici in grado di effettuare la manutenzione di questi strumenti, così da non lasciare la persona senza un supporto per molto tempo. Alcune tipologie di ausili potrebbero richiedere, nei casi in cui la disabilità non motoria è molto grave, l’aiuto di una terza persona che offre un ulteriore sostegno durante il sollevamento o la seduta.

FONTE www.blogsicilia.it

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Scuola, disabilità e inclusione scolastica: le parole sono importanti

14 Aprile 2021, 13:26pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Scuola, disabilità e inclusione scolastica: le parole sono importanti

INSERITO DA MORENA MOTTA Capita purtroppo ancora spesso che nelle scuole si usino termini fuorvianti che, spesso anche inconsapevolmente, traducano un approccio alla disabilità meramente assistenziale o comunque inadeguato.
Espressioni come “alunni h”, “diversabile” o “diversamente abile” sono ad esempio ancora molto usati, anche se manifestano palesemente limiti concettuali che, almeno i professionisti dell’inclusione dovrebbero ormai aver ampiamente superato.
A parte l’uso del termine “handicap”, mascherato tuttavia spesso ancora con l’uso della sola h, che è ormai in disuso, pur non avendo in sé stesso, nella sua origine, alcuna connotazione negativa, tant’è vero che il suo significato è meramente “svantaggio”, per il resto permane sovente l’uso di un lessico poco attento e lusinghiero.

Proviamo ad esempio ad esaminare in breve il termine “diversamente abile”. Cosa dovrebbe significare? C’è il concetto di abilità cui si dovrebbe tendere, che sposa una logica normalizzante cui attenersi e fin qui non siamo che agli albori dei principi di integrazione. Primo stigma: dovrebbe essere abile, ma non lo è. Non solo, c’è di peggio. Poiché dovrebbe essere abile, ma non lo è, ci diciamo che ha abilità “diverse”, altre da quelle che hanno gli altri. Secondo stigma: la compensazione nelle abilità con fantomatiche abilità diverse. Come Tiresia, che poteva essere veggente proprio perché era cieco.

Anche nell’uso di superficie di termini percepiti come positivi, ma in realtà estremamente fuorvianti, possiamo leggere, a scuola come altrove, la leggerezza di chi formalmente accoglie pure la logica dell’inclusione, ma nei fatti poco si interroga su di essa.

Cos’è l’inclusione, se di parole importanti vogliamo parlare, in cosa si differenzia dall’integrazione? E’ solo un termine nuovo, più accettabile, una tendenza, un vezzo?

Inclusione è una rivoluzione copernicana; se vogliamo provare davvero ad agire nella sua direzione dobbiamo agire prima di tutto in noi stessi, a cominciare dalla stessa percezione che abbiamo delle cose. Includere è pensare a una possibilità di esserci per tutti, è progettazione universale, che prevede cittadinanza per tutti, senza più alcuna necessità normalizzante. E’ quell’ufficio postale senza scale, quella scuola senza rampe, dove ciascuno può entrare a suo modo. Un orizzonte di senso verso cui muoversi, ancora immersi nella necessità di adattamenti, ancora per molto tempo.

E quale parola dovremmo usare per nominare, perché sia una parola buona?
Potremmo dire che basta chiamare ciascuno usando il proprio nome, il nome proprio, che rappresenta la sua unicità nei contesti. J. Dewey sosteneva che tutti abbiamo bisogno di sentirci “importanti”: chiamare ogni persona per nome è il modo più immediato per dare importanza e rilievo a ciascun interlocutore, ad ogni persona.

E se proprio talvolta abbiamo bisogno di categorizzare evitiamo termini dalla ridondanza imbarazzante: basta dire che una persona ha una disabilità, in modo immediato e non accompagnato da etiche discutibili e fuorvianti.

FONTE www.disabili.com

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