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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

SEZ. DISABILITA’ NEWS Come avvicinare i nonni al tablet

19 Ottobre 2016, 14:58pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITA’ NEWS Come avvicinare i nonni al tablet

INSERITO DA MORENA MOTTA Un’app che semplifica l’uso del computer. Dalla ricerca online, all’archiviazione di foto. Dalla visione di filmati alla scrittura di documenti. Sono solo alcune delle funzioni di Tab’Lucioles. Lo strumento informatico dedicato a chi sta perdendo la propria autonomia, come i malati di demenza, o a chi ha un handicap mentale ma non rinuncia al piacere della tecnologia informatica. Facile da configurare, prevede passaggi chiari, grandi pulsanti interattivi e comandi ben visibili. La prima versione è già pronta all’uso, al download e soprattutto è gratuita. Al timone di questo progetto l’associazione francese Réseau-Lucioles che da anni è impegnata nello sviluppo di soluzioni innovative a sostegno delle persone non autosufficienti e dell’autodeterminazione di quelle con disabilità intellettivie.

FONTE di Beatrice Credi WEST-INFO

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SEZ.DISABILITà NEWS La lunga marcia delle persone con sindrome di Down

18 Ottobre 2016, 08:02am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS La lunga marcia delle persone con sindrome di Down

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Fare il punto sulla sindrome di Down a centocinquant’anni dalla sua scoperta: è stato questo il senso del corso-convegno intitolato “Sindrome di Down: 150 anni di cammino”, organizzato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), incontro svoltosi all’insegna di un duplice registro: da una parte un aggiornamento sulle più recenti scoperte in àmbito genetico e clinico, dall’altra gli sviluppi che si sono avuti rispetto al riconoscimento delle persone con sindrome Down e al miglioramento delle loro capacità e autonomie

Il medico genetista americano Brian Skotko, intervenuto al corso-convegno dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, qui fotografato con la sorella Kristin, giovane donna con sindrome di Down

Fare il punto sulla sindrome di Down a centocinquant’anni dalla sua scoperta, avvenuta nel 1861 ad opera del medico ingleseJohn Langdon Down: è stato questo il senso del corso-convegno intitolato appunto Sindrome di Down: 150 anni di cammino (se ne legga anche la nostrapresentazione), organizzato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), appuntamento svoltosi all’insegna di un duplice registro, ovvero da una parte un prezioso aggiornamento sulle più recenti scoperte in àmbito genetico, dall’altra gli sviluppi che nel corso degli ultimi trent’anni si sono avuti rispetto al riconoscimento delle persone con sindrome Down e al miglioramento delle loro capacità e autonomie.

Tra l’altro, dal corso-convegno è stato anche lanciato un appello da parte di Paolo Virgilio Grillo, presidente nazionale dell’AIPD, che ha puntualizzato: «È vero che la sindrome di Down non è una malattia rara, ma è sicuramente una patologia complessa e in tal senso riteniamo sia stato un errore escluderla dai nuovi LEA Sanitari (Livelli Essenziali di Assistenza). Stiamo dunque combattendo perché essa sia nuovamente tutelata come tante altre sindromi che necessitano di attenzioni particolari». Grillo ha voluto sottolineare inoltre come sia importante fare corretta informazione sugli studi relativi alla sindrome di Down e sulla ricaduta nella pratica clinica:«Non bisogna illudere le famiglie – ha dichiarato infatti – sull’esistenza di farmaci miracolosi».

Dal canto suo, Brian Skotko, medico genetista del Massachusetts General Hospital (Stati Uniti), si è soffermato sulle più recenti tecniche di diagnosi prenatale e in particolare sulla comunicazione dei risultati e sull’influenza che le modalità di essa hanno sulla scelta di interrompere o meno la gravidanza. In tal senso Skotko ha voluto evidenziare la necessità « che il personale addetto conosca le persone con sindrome di Down e segua un accurato protocollo». Ha ricordato anche che negli Stati Uniti esiste l’obbligo per gli ospedali di seguire tali procedure.

Ad aprire i lavori della giornata era stato il genetista Bruno Dallapiccola, direttore del Comitato Scientifico dell’Ospedale Bambino Gesù, che ha ripercorso la storia della sindrome di Down dal punto di vista medico e scientifico. Successivamente, Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’AIPD, ha illustrato soprattutto il lavoro svolto dalla propria Associazione, in trentasette anni di attività, sull’educazione all’autonomia e sulla consapevolezza delle persone con sindrome di Down, nel loro essere ormai adulte, con aspettative e desideri uguali a quelli di tutti gli altri. «Molto è stato fatto – ha affermato – nel riconoscimento di queste persone, non appiattendole sulla sindrome, né considerandole malate. L’aumento dell’aspettativa di vita, inoltre, ha portato a rispondere a una necessità di adultità per chi vive tale condizione, guardando all’inserimento nel mondo del lavoro, a una vita realmente autonoma e a relazioni affettive . Alcuni successi sono stati certamente raggiunti, ma c’è ancora da lavorare, per rispondere ai bisogni di tutti».

Sempre in àmbito di ricerca, Renata Bartesaghi dell’Università di Bologna ha illustrato i risultati finora ottenuti dalla sperimentazione (non ancora sull’uomo) di una terapia farmacologica perinatale e neonatale, volta a migliorare lo sviluppo neuronale e le capacità cognitive delle persone con sindrome di Down, mentre Diletta Valentini e Rita Carsettidell’Ospedale Bambino Gesù di Roma si sono soffermate sugli studi riguardanti le alterazioni del sistema immunologico e sulle possibile cure di esse, ciò che potrebbe portare a notevoli miglioramenti della qualità di vita dei bimbi con sindrome di Down. Marzia Perluigi, infine, dell’Università La Sapienza di Roma, ha presentato una ricerca sulla correlazione tra alcune caratteristiche molecolari di persone con sindrome Down e persone affette da malattia di Alzheimer.

Nella fase conclusiva del corso-convegno, si è passati al settore clinico, con alcuni interventi dedicati rispettivamente ai bisogni assistenziali nell’età pediatrica e adulta, alle complicanze metaboliche ed epatiche, al percorso esistenziale e all’organizzazione dei servizi su base regionale. Particolarmente significativo, infine, che alla tavola rotonda conclusiva abbiano partecipatoquattro persone con sindrome di Down, per portare la loro testimonianza diretta di sport, lavoro e vita di coppia, certamente il modo migliore, questo, per concludere un incontro volto a disegnare un futuro migliore per le quasi 40.000 persone con sindrome Down che vivono oggi nel nostro Paese. (S.B.)

SUPERANDO

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SEZ.DISABILITà NEWS Ospitalità per tutti i turisti: è l’ora del “salto di qualità”!

18 Ottobre 2016, 07:58am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Ospitalità per tutti i turisti: è l’ora del “salto di qualità”!

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Positività e professionalità: sono questi i princìpi che guidano la nostra azione. Per questo con Turismi accessibili non vogliamo evidenziare le mancanze, ma mostrare amanager pubblici e privati come l’accessibilità e la comunicazione professionale possano migliorare un territorio e la sua offerta turistico-culturale, con notevoli progressi sulla vivibilità delle persone che lo visitano e lo abitano, oltre che con importanti profitti per il mondo delle imprese». Lo ha dichiarato Simona Petaccia, presidente dell’Associazione abruzzese Diritti Diretti, presentando a Chieti la seconda edizione di Turismi accessibili: giornalisti, comunicatori e pubblicitari superano le barriere, premio nazionale che viene conferito ad articoli, servizi radio-televisivi, spot pubblicitari, video e campagne di comunicazione realizzati dalle categorie indicate nel sottotitolo dell’iniziativa (giornalisti, comunicatori e pubblicitari, appunto), per raccontare chi sia riuscito a produrre sviluppo socio-economico, unendo i concetti di attrattività, innovazione, estetica e/o sostenibilità alla cultura dell’accessibilità. «Non è un caso – ha sottolineato ancora Petaccia – che nel titolo di questa nostra iniziativa abbiamo scelto di parlare di Turismi e non di Turismo. Con il plurale, infatti, intendiamo sottolineare che oggi non si vende più un prodotto turistico, ma un’esperienza. Pertanto, è antiquato considerare a sé stante ogni problematica o eccellenza nelle varie tipologie di turismo: balneare, montano, eno-gastronomico, accessibile, termale, culturale, scolastico, religioso, congressuale e così via. Ogni turista, infatti, vive quasi tutte queste esperienzein ognuna delle sue vacanze».

Attiva ormai dal 2008 nel progettare, insegnare e comunicare il turismo accessibile, Diritti Diretti ha esibito per l’occasione gli ottimi risultati della prima edizione di Turismi accessibiliche, pur essendo all’esordio, ha fatto registrare ben 238 partecipanti e 721 votanti, mostrando ad imprenditori del turismo, cittadini, turisti, organi d’informazione media e amministratori pubblici, come la progettazione inclusiva non sia un’operazione costosa e come possa aumentare il numero di visitatori, favorendo lo sviluppo economico, turistico, culturale e sociale. «Crediamo quindi – ha concluso la Presidente di Diritti Diretti – che soltanto grazie a professionisti della comunicazione che sappiano stuzzicare un’ospitalità per tutti i turisti si possa fare il tanto invocato “salto di qualità”. La comunicazione del turismo accessibile non può più essere improvvisata da chi ha tanta solidarietà e poca competenza, perché il risultato sarebbe quello attuale: l’equivalenza tra turismo accessibile e risposta socio-sanitaria per persone con disabilità».

Concorso a partecipazione gratuita (aperta tramite un apposito modulo online fino al 5 aprile del prossimo anno), Turismi accessibili conferirà un Premio del pubblico di 1.000 euro all’opera più votata e una targa quale Premio degli Esperti. (S.B.)

SUPERANDO

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SEZ.DISABILITà NEWS La nuova Legge sul cinema preveda l’accessibilità dei film!

14 Ottobre 2016, 11:18am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS La nuova Legge sul cinema preveda l’accessibilità dei film!

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Lo chiede una petizione lanciata nel web dall’Ufficio Comunicazione della Fondazione Carlo Molo di Torino, chiedendo che il Disegno di Legge sul cinema approvato nei giorni scorsi al Senato e ora in attesa di passare alla Camera, venga integrato con un articolo in cui si preveda che le produzioni cinematografiche sostenute dallo Stato siano rese accessibili alle persone con disabilità visiva, uditiva e cognitiva, con sottotitolazioni faciltate e audiodescrizione, nel pieno rispetto dell’inclusione sociale e anche – particolare non trascurabile – della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

Audiodescrizione al cinema

Persone non vedenti in sala, durante la proiezione di un film audiodescritto

Al di là di come la si pensi, ci sono indubbiamente numerose (e anche positive) novità nel Disegno di Legge sul cinema (Disciplina del cinema e dell’audiovisivo), approvato nei giorni scorsi al Senato e ora in attesa di passare alla Camera. E tuttavia in esso vi èanche una grave lacuna, su una questione particolarmente cara al nostro giornale, che abbiamo trattato proprio ieri, in riferimento a lodevoli eccezioni, come laFesta del Cinema di Roma e all’ormai annoso impegno sul tema di un’Associazione comeBlindsight Project.
Si tratta in sostanza della mancanza quasi totale, nel nostro Paese, di film accessibili alle persone con disabilità visiva, uditiva e cognitiva, in aperta violazione dell’articolo 30 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport).
Riteniamo quindi del tutto degna di nota l’iniziativa lanciata da Daniela Trunfio, responsabile dell’Ufficio Comunicazione della Fondazione Carlo Molo di Torino, consistente in unapetizione intitolata semplicemente Fermiamo la Legge sul cinema!, che sta già raccogliendo moltissime adesioni.
Vi si legge tra l’altro: «Questa Legge non tiene fede alla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009 [Legge 18/09, N.d.R.], che “riconosce il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di eguaglianza con gli altri alla vita culturale, e invita a prendere tutte le misure appropriate per assicurare che le persone con disabilità godano dell’accesso a programmi televisivi, film, teatro e altre attività culturali, in forme accessibili”».
«La resa accessibile – si legge ancora – dà diritto alle persone con deficit visivi, uditivi o cognitivi, come anche alle persone di prima alfabetizzazione, di poter andare al cinema da soli anche senza accompagnatore. Firmiamo dunque perché sia inserito un articolo che preveda che le produzioni che ricevono il sostegno dallo Stato siano rese accessibili con sottotitolazione facilitata e audiodescrizione, nel pieno rispetto dell’inclusione sociale! Perché la resa accessibile è un atto di civiltà». (S.B.)

SUPERANDO

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SEZ.DISABILITà NEWS Legge sul “Dopo di Noi”: subito i Decreti Attuativi!

14 Ottobre 2016, 11:15am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Legge sul “Dopo di Noi”: subito i Decreti Attuativi!

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Sono passati quasi quattro mesi dall’entrata in vigore della Legge sul “Dopo di Noi”, ovvero la Legge 112/16, contenente “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, ma per produrre effetti concreti – denunciano dall’ANFFAS – quella Legge necessita di una rapida emanazione dei previsti Decreti Attuativi, dei quali ancora non vi è traccia». «Non si perda tempo!», chiede dunque Roberto Speziale, presidente dell’ANFFAS, e «quei Decreti Attuativi – aggiunge – non snaturino le finalità che quella norma intende perseguire»

Ombre sull'asfalto di una persona in carrozzina tenuta per mano da una donna non disabile«Sono già passati quasi quattro mesi dall’entrata in vigore della cosiddettaLegge sul “Dopo di Noi”, ovvero la Legge 112/16, contenente Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, che è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 giugno scorso, dando la speranza a centinaia di migliaia di persone con disabilità e loro familiari, potenziali destinatari delle risorse finanziate dal fondo stanziato dalla stessa, di poter vedere attuate, finalmente, risposte concrete alle necessità di de-istituzionalizzazione, vita indipendente e all’abitare in autonomia, cioè al cosiddetto “Durante e Dopo di Noi”. Ma quella Legge, per produrre effetti concreti, necessita dell’emanazione dei previsti Decreti Attuativi, dei quali ancora non si ha notizia».
La denuncia proviene dall’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), che ricorda in una nota come la citata Legge 112/16 preveda appunto «l’attivazione di un Fondo Nazionale con cui finanziare misure volte alla de-istituzionalizzazione di persone con disabilità grave, progetti innovativi che consentano alle medesime il vivere in soluzioni abitative che riproducano le condizioni familiari, anche in co-housing [“coabitazione”, N.d.R.], o di rimanere con i giusti supporti presso la propria originaria abitazione insieme ad altre persone, anche prima del venir meno del sostegno familiare. La stessa Legge prevede, altresì, agevolazioni fiscali per chi voglia sottoscrivere polizze assicurative, per garantire risorse economiche con cui co-finanziare il “Dopo di Noi” di congiunti con disabilità e agevolazioni sia fiscali che tributarie per chi voglia contribuire al percorso di costruzione di un progetto per il “Durante-Dopo di noi” attraverso trust, vincoli di destinazione patrimoniali e fondi speciali».

Tutti elementi già a suo tempo giudicati con favore dall’ANFFAS, ma che, come detto, hanno bisogno dei Decreti Attuativi, per diventare effettivi, e in particolare, ricordano sempre dall’ANFFAS, del «Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, per individuare le esatte modalità con cui far operare le agevolazioni fiscali e tributarie (che doveva già essere stato emanato entro il 24 agosto scorso); del Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro della Salute e previa intesa con la Conferenza Unificata, per l’individuazione dei destinatari delle misure finanziabili e del riparto tra le Regioni del Fondo Nazionale (da emanarsi entro il prossimo mese di dicembre); del Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, previa intesa con la Conferenza Unificata, per l’individuazione degli obiettivi di servizio (da emanarsi anch’esso entro il prossimo mese di dicembre)». Senza nemmeno trascurare, aggiungono dall’ANFFAS, che «la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve anche predisporre un’adeguata campagna per informare i potenziali destinatari e sensibilizzare l’opinione pubblica».

«Non si perda tempo! – chiede dunque Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS -, questa Legge, infatti, dichiara di voler rispondere a una situazione emergenziale, che anche noi confermiamo, e pertanto non si giustificherebbe alcun ritardo nella sua concreta attuazione. Oltre infatti ai ritardi già accumulati, non abbiamo notizie sull’uscita dei previsti Decreti, né conosciamo gli esiti dell’incontro tra gli Assessori alle Politiche Sociali delle Regioni e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, annunciato a margine della Conferenza Nazionale sulle Politiche per la Disabilità tenutasi a Firenze in settembre».
«Auspichiamo inoltre – conclude Speziale – che i Decreti Attuativi non snaturino le finalitàche la Legge stessa intende perseguire, con particolare attenzione ai previsti interventi di de-istituzionalizzazione e in tal senso abbiamo avviato delle interlocuzioni – anche tramite laFISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) cui aderiamo – con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rinnovando la nostra totale disponibilità al confronto e alla collaborazione nel primario interesse delle persone con disabilità e delle loro famiglie, che attendono ormai da troppo tempo risposte concrete e non oltre derogabili». (S.B.)

SUPERANDO

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SEZ.DISABILITà NEWS “Happy Hand in Tour” a Roma: teatro, musica e molto altro

14 Ottobre 2016, 11:12am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS “Happy Hand in Tour” a Roma: teatro, musica e molto altro

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ripartirà dalla Capitale, nel prossimo fine settimane del 15 e 16 ottobre, “Happy Hand in Tour”, il ciclo di eventi che tanto successo sta ottenendo da oltre un anno, nei centri commerciali di tutta Italia, diffondendo una nuova cultura sulla disabilità, tramite lo sport e l’espressione creativo-artistica. Teatro, musica e animazione, al centro delle due giornate, ma anche proposte all’insegna della speleologia e un’auto adattata per le persone con disabilità

Disabilié per "Happy Hand in Tour", Colleferro, 11 ottobre 2015

Il concerto dei Disabilié, durante la tappa di Colleferro (Roma) di “Happy Hand in Tour” (11 ottobre 2015)

Dopo la pausa estiva, sta per ripartire da Roma, con alcune interessanti proposte tutte da vivere, il percorso di Happy Hand in Tour, il ciclo di eventi che ha già ottenuto grande successo in tanti centri commerciali di tutta Italia – come abbiamo via via riferito anche nel nostro giornale – riuscendo a trasmettere una nuova cultura sulla disabilità, tramite lo sport e l’espressione creativo-artistica. Il tutto per volontà della Società IGD (Immobiliare Grande Distribuzione), della FISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), oltreché di COOP e dell’Associazione WTKG (Willy the King Group).

Succederà nel weekend del 15 e 16 ottobre al Centro Commerciale Casilino di Roma(Via Casilina, 1011), con un ricco programma all’insegna soprattutto del teatro e della musica, ma non solo. Quanto mai accattivante, ad esempio, appare il messaggio con cui l’Associazione Speleologica Monte Fascia presenta la dimostrazione che sia sabato 15che domenica 16 (ore 16-19) coinvolgerà tutti i presenti: «Incontri ravvicinati con i Misteri della Terra. Non c’è nulla che la volontà non possa rendere reale!». Tale organizzazione, infatti, partecipa da anni al Progetto Diversamente Speleo – di cui ci siamo già ampiamenteoccupati a suo tempo – percorso diffuso in ben dodici Regioni italiane, nato per accompagnare le persone con disabilità alla scoperta del mondo sotterraneo e a godere in sicurezza delle meraviglie del sottosuolo.

Altri protagonisti di sabato 15 saranno poi l’Associazione Harmonia (ore 16.15-17.45), che a cura della danzaterapeuta Roberta Pedicino, proporrà un laboratorio teatrale tramite il quale facilitare la socializzazione, allenare la creatività individuale e arricchire le proprie potenzialità comunicative e, a seguire (ore 17.30-19), l’Associazione Culturale Fuori Contesto, ben nota nella Capitale – e anche ai nostri Lettori – per le sue performance basate soprattutto sulla tecnica della danceability, che questa volta, al Centro Casilino, coinvolgerà i presenti con un esilarante Giro in carrozza, a cura di Emilia Martinelli eGiacomo Curti e Tiziana Scrocca, con musiche dal vivo di Alessandro Severa. Si tratterà in sostanza di un giro in carrozzina, per permettere allo spettatore improvvisato di guardare il mondo dal punto di vista di una persona in sedia a rotelle, tra danze, risate e improvvisazioni.

Ad animare invece il pomeriggio di domenica 16 sarà la musica dei Disabilié, gruppo composto da operatori e utenti con disabilità intellettiva del SAISH (Servizio per l’Autonomia e l’Integrazione Sociale della Persona Disabile) del Comune di Roma, che ha pubblicato recentemente il suo primo album (Canti di lavoro e d’amore precario), e che presenterà al pubblico tutte le complessità, ma anche l’energica allegria già apprezzata in numerosi concerti di questi ultimi anni.

E da ultima, ma non ultima, sia sabato 15 che domenica 16 (ore 16-19), la presenza di unaFiat 500 allestita per persone con disabilità dalla ditta Guidosimplex, secondo i princìpi del noto programma per la mobilità Fiat Autonomy, che sarà a disposizione di tutti, insieme a vario materiale informativo, in uno spazio curato in collaborazione con la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), quest’ultima presente in entrambe le giornate, a fianco del Centro per l’Autonomia di Roma. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: presidenza@fishonlus.it.

Happy Hand in Tour
I partner principali di Happy Hand in Tour sono capeggiati da una grande società comeImmobiliare Grande Distribuzione (IGD), uno dei principali player in Italia nel settore immobiliare della grande distribuzione organizzata, con quotazione in borsa, che sviluppa e gestisce centri commerciali su tutto il territorio nazionale. Al suo fianco laFISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap che raggruppa decine di Associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie e il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), di cui fanno parte le tante Federazioni Italiane dello sport praticato dalle persone con disabilità. Insieme a loro anche COOP e l’Associazione WTKG (Willy the King Group) di William “Willy” Boselli, persona con tetraplegia, definibile come un “veterano” di questo tipo di eventi, che negli anni scorsi ha dato vita a un’iniziativa splendida quale Happy Hand – Giochi senza barriere, vero e proprio festival dello sport e della solidarietà, cui tra l’altro si ispira direttamente nel nome stesso il progetto Happy Hand in Tour.
In realtà la Società IGD ha già avviato nelle proprie strutture un percorso rivolto all’accessibilità ed è proprio proseguendo su questa linea di lavoro che si muove ancheHappy Hand in Tour, puntando a presentare la disabilità in modalità positiva, sintonizzandosi con la battaglia culturale che la FISH conduce ormai da più di vent’anni, basata innanzitutto sul principio che la disabilità non è dipendenza, né malattia, ma un fatto strettamente connesso all’ambiente, alla cultura e ai pregiudizi. Nelle giuste condizioni, infatti, le persone con disabilità studiano, lavorano, praticano uno o più sport, vanno in vacanza, conducono una vita sociale, formano una propria famiglia. Senza nemmeno mai dimenticare che la disabilità non è un evento eccezionale, riguardando milioni di persone e potendo interessare chiunque nel corso della propria vita.
Ma come trasmettere ai cittadini questa nuova cultura sulla disabilità? Utilizzando strumenti di grande impatto, quali appunto lo sport, da una parte, l’espressione creativo-artistica, dall’altra, con esibizioni musicali e di danza, rappresentazioni teatrali, mostre, laboratori creativi di fumetto, pittura, documenti in video e altro ancora.

SUPERANDO

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SEZ.DISABILITà NEWS Accessibilità e Programma d’Azione: criticità e priorità

8 Ottobre 2016, 10:25am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Accessibilità e Programma d’Azione: criticità e priorità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nonostante quanto sancito nel 2013 dal primo Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, la situazione nel nostro Paese, in tema di accessibilità, barriere architettoniche e progettazione universale, è rimasta sostanzialmente ferma, in particolare dal punto di visto culturale e legislativo, confermando un quadro “antico” e assai poco in linea con la Convenzione ONU. Con questo ampio approfondimento curato da Fabrizio Mezzalana, in vista del nuovo Programma di Azione Biennale, delineiamo le varie criticità e anche alcune imprescindibili priorità

Volume pubblicatao dalla Regione Lazio nel 1990, sulle barriere architettoniche

Figura 1: la copertina di uno dei quattro volumi pubblicati dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio nel 1990, a seguito degli Studi di ricerca e sperimentazione delle barriere architettoniche

Il primo Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità [DPR del 4 ottobre 2013, N.d.R.], elaborato a seguito della quarta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, tenutasi a Bologna nel luglio del 2013, aveva individuato tre priorità di intervento in materia di accessibilità e abbattimento delle barriere architettoniche:
° la riattivazione della Commissione di Studio Permanente, originariamente prevista dall’articolo 12 del Decreto Ministeriale 236/89;
° la revisione e l’aggiornamento dei regolamenti tecnici in attesa di un complessivo riordino e aggiornamento normativo in tema di accessibilità;
° l’adeguamento dei programmi didattici scolastici ed universitari con l’attivazione degli insegnamenti della progettazione universale e accessibilità.
Oggi, dunque, ci troviamo a dover fare un bilancio su quanto è stato attuato e a definire le priorità delle azioni in tema di accessibilità, alla luce del secondo Programma di Azione Biennale, presentato nei giorni scorsi alla Conferenza Nazionale di Firenze.
Ebbene, nei documenti preparatori di quest’ultima, il bilancio che emerge è netto e inequivocabile: «Nel biennio di riferimento del Programma Biennale tali indicazioni non hanno fatto registrare alcun avanzamento». Ovvero, in tema di accessibilità, barriere architettoniche e progettazione universale, la situazione è rimasta ferma, immobile e non c’è stato quindi alcun miglioramento, in particolare per quanto riguarda l’accessibilità architettonica.

Vale la pena ricordare a questo punto che sia quanto indicato nel primo Programma di Azione, sia quanto definito nel secondo Programma, sono le azioni che lo Stato Italiano si è impegnato e si impegnerà a intraprendere a seguito della ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge 18/09). Su questo processo di individuazione delle criticità e delle conseguenti azioni per implementare i concetti di inclusione e antidiscriminazione della Convenzione, l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità (1) predispone il rapporto dettagliato per l’Italia sulle misure adottate ai sensi dell’articolo 35 (I rapporti degli Stati Parti) della Convenzione stessa, che viene inviato alle Nazioni Unite.
L’analisi, dunque, operata dal sesto Gruppo di Lavoro dell’Osservatorio (2) ci dice chiaramente che «lo stato complessivo dell’attuazione in Italia degli articoli 9 e 21 della Convenzione (accessibilità e mobilità, accesso all’informazione e alla comunicazione) appare fragile, disorganico, poco sviluppato e soprattutto poco considerato». Si sottolinea inoltre «l’assenza di indirizzi, di supporti nonché di una politica organica promossa dal livello nazionale a quello locale» e «la scarsa conoscenza della progettazione universale da parte dei tecnici».
La progettazione universale – strumento indicato dalla Convenzione per conseguire l’accessibilità – rappresenta il punto di svolta tecnico e ancor prima culturale per il superamento del concetto di barriera architettonica, così come è presente nell’impianto normativo vigente.
Come sancito dalla Convenzione, è tramite la progettazione universale – e i cosiddetti “adattamenti ragionevoli” – che si ottiene l’accessibilità e quindi la possibilità di «assicurare alle persone con disabilità, su base di eguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o offerti al pubblico, sia nelle aree urbane che nelle aree rurali».

Normativa vigente e riferimenti tecnici
Attualmente ci troviamo ad operare in un contesto tecnico normativo obsoleto e decisamente non in linea con il concetto di non discriminazione e accessibilità contenuti nella Convenzione ONU. La normativa vigente, infatti, si basa su tre livelli di accessibilità(accessibilitàvisitabilità e adattabilità), determinati aprioristicamente su parametri teorici che si traducono in prescrizioni che consentono alla persona con disabilità un’accessibilità condizionata, limitata solo ad alcuni ambienti e non contemplano l’esigenza di progettare un luogo pienamente accessibile dove tutti possano – su base di uguaglianza – esprimere la propria autonomia.

Sperimentazione di accessibilità per un giovane adulto paraplegico in carrozzina

Figura 2: immagini della sperimentazione dove un giovane adulto paraplegico in carrozzina determina, alzando il braccio accanto a pannelli graduati, le altezze per la raggiungibilità e la manovrabilità degli impianti

Questo approccio è stato chiaramente superato dalla Convenzione, la quale si pone l’obiettivo di promuovere, proteggere e garantire il pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità.
Se ci soffermiamo sulle indicazioni/prescrizioni tecniche tuttora vigenti (contenute nel già citato Decreto Ministeriale236/89), appare evidente l’enorme distanza con la realtà attuale. I minimi prescrittivi riguardanti pendenze, larghezze di porte e passaggi, raggiungibilità di terminali elettrici ecc. sono il frutto di ricerche effettuate intorno alla prima metà degli Anni Ottanta. Questi studi, come ad esempio quello effettuato dall’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Lazio, in collaborazione con il Dipartimento di Disegno Industriale della Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma di Roma (3), di cui proponiamo la copertina nella figura 1, mostrano oggi dei limiti che non sono compatibili con l’approccio culturale e i princìpi della Convenzione e con il concetto di progettazione universale.
Innanzitutto sono focalizzati esclusivamente sulle disabilità motorie, e in particolare sulle persone in carozzina: le sperimentazioni dirette, infatti, vedono coinvolta una sola persona con disabilità motoria, un giovane adulto, maschio, paraplegico in carrozzina (figura 2). Inoltre, viene individuato un modello di sedia a ruote con misure “standard”, la «più adatta e la più usata», partendo da un’analisi di mercato dei prodotti all’epoca in commercio (figura 3).
Questi studi – comunque importanti per l’epoca – hanno prodotto quindi indicazioni per disabili “standard” e sono proprio queste a far parte del corpus normativo e regolamentale vigente. Tutto ciò mentre il resto del mondo – e anche quello del mercato degli ausili – si è mosso verso una sempre maggiore personalizzazione delle soluzioni e dei prodotti, in modo tale da rispondere alle specifiche esigenze della singola persona con disabilità.
Oggi è consolidato il concetto che la misura di una sedia a ruote dipenda innanzitutto dalle dimensioni e dalle caratteristiche della persona che la userà e poi da quale tipo di utilizzo ne farà (come per le scarpe: chi ha il piede più grande sceglierà il numero di scarpe più grande).
E ancora, enormi sono stati i miglioramenti tecnologici, ad esempio nel campo delle sedie a ruote elettroniche, con sistemi di comando altamente tecnologici, che permettono oggi un’autonoma mobilità a persone che trent’anni fa sarebbero state completamente dipendenti da un assistente, così come sono sempre più efficaci (e attenti all’estetica) gli ausili per i bambini con disabilità.

Vecchi ausili

Figura 3: le carrozzine prese in esame dalla sperimentazione citata in precedenza (quella condotta su un giovane adulto con paraplegia), attraverso una ricerca di mercato sugli ausili dell’epoca (primi Anni Ottanta), ovvero su sedie a ruote che appaiono antiche e obsolete, se paragonate a quelle odierne

Tutta questa diversità (solo nel campo delle disabilità motorie), che trova oggi spazio e ricerca, accessibilità e autonomia, non è conosciuta né contemplata dagli strumenti normativi vigenti.
Un esempio su tutti: con i regolamenti vigenti, il bagno accessibile ha dimensioni e spazi di manovra “standard”, a prescindere che si trovi in una scuola elementare (dove forse potrà andare bene per il maestro su sedia a ruote, ma non certamente per lo studente con disabilità) o in una stazione ferroviaria.

Da ultimo, ma non ultimo, mentre per le persone con disabilità motoria i minimi prescrittivi nei regolamenti vigenti sono ormai vecchi e superati, per quelle con altri tipi di disabilità non esistono proprio indicazioni per la realizzazione di spazi ed edifici accessibili adatti alle loro esigenze: ad esempio, sono trascurabili e ridotte a poco più che un accenno le indicazioni per il superamento delle barriere percettive per le persone con disabilità visiva, del tutto assenti i riferimenti tecnici per l’accessibilità per le persone con disabilità uditiva (figura 4), per non parlare delle persone con disabilità intellettive e relazionali per le quali esistono diversi studi che mettono in relazione le loro risposte funzionali e relazionali con le caratteristiche dell’ambiente che le circonda.

Contributi per l’abbattimento delle barriere negli edifici esistenti
È nel campo dei contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici esistenti che, purtroppo, si registrano addirittura dei passi indietro rispetto agli anni passati.
La Legge 13/89 (Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) aveva previsto che la persona con disabilità potesse richiedere contributi a fondo perduto per realizzare opere finalizzate all’eliminazione delle barriere architettoniche nell’abitazione ove ha «stabile dimora». E tuttavia, oltre ai continuiproblemi di finanziamento (complicati dalla sovrapposizione di competenze Stato-Regioni), molti sono stati anche i problemi interpretativi, soprattutto da parte dei Comuni con i quali il cittadino con disabilità è entrato in contatto per presentare la richiesta e ottenere l’erogazione del contributo.

Convegno FIADDA "Mi riguarda, c'è una persona sorda", Roma, 1-4 settembre 2016

Figura 4: una foto scattata durante il convegno intitolato Mi riguarda, c’è una persona sorda, organizzato a Roma, dal 1° al 4 settembre 2016, dalla FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi). Vi si notano diversi giovani in platea con disabilità uditive sui quali sono visibili apparecchi acustici e impianti cocleari.

La Commissione di Studio Permanente (4), in particolare dalla fine del 2009 all’estate del 2012, aveva preso in esame molti quesiti inoltrati dai Comuni italiani, elaborando pareri di indirizzo sull’interpretazione normativa, che chiarivano diversi aspetti sulle modalità di richiesta e di ottenimento dei contributi. Ad esempio, si era chiarito che la persona con disabilità che non avesse ancora la residenza nell’abitazione nella quale realizzare le opere di abbattimento delle barriere architettoniche – caso classico di chi acquista una nuova casa e deve rimuovere le barriere per poterci andare a vivere – potesse inoltrare la domanda e che questa venisse accettata dal Comune il quale avrebbe avuto la possibilità di verificare l’«effettiva e stabile dimora» prima di erogare il contributo.
Allo stesso modo la Commissione aveva chiarito che – visti i tempi molto lunghi tra la richiesta e l’ottenimento del contributo (5) (si veda anche la figura 5) – anche gli eredi di persone con disabilità che ne avessero fatto richiesta e che fossero decedute prima dell’ottenimento del contributo potessero beneficiarne. I pareri emessi erano stati poi pubblicati su una pagina apposita del sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e messi a disposizione dei cittadini e delle istituzioni locali.
Questo lavoro di analisi dei quesiti inviati dai Comuni ha consentito in quegli anni di dare un’interpretazione ragionevole e coerente in tutto il territorio nazionale, superando le discrasie derivanti da interpretazioni parziali e locali.
Nel 2012, però, pur non comportando costi, la Commissione è stata sciolta (dal Governo Monti), insieme ad altre centinaia di Commissioni Ministeriali. Da quel momento è stata anche cancellata la pagina web con quei pareri e – chiaramente – non c’è più un punto di riferimento istituzionale per orientare gli Enti Locali nell’interpretazione delle norme vigenti.
Pur chiarendo che la Commissione non aveva un potere vincolante, ma di orientamento, il suo ruolo di punto di riferimento nel raccogliere i dubbi interpretativi degli Enti Locali risultava determinante da un lato per dare un’interpretazione aggiornata e più legata alle condizioni attuali delle persona con disabilità e dall’altro per elaborare proposte di aggiornamento e di modifica normativa (compito questo attribuito ad essa, come accennato in precedenza, già dall’articolo 12 del Decreto Ministeriale 236/89).
In questa totale assenza di un organismo ufficiale e autorevole di riferimento su una materia così complessa, accade che ad esempio vengano respinte le domande per la richiesta dei contributi per tutti quelli che non abbiano la «stabile dimora» nell’appartamento nel quale, se non rimuovono le barriere, non possono andarci a vivere.
Dietro questi rifiuti come “non avente titolo”, non è difficile riconoscere un’idea vecchia, discriminante e ghettizzante della persona con disabilità che possiamo concepire come rinchiuso e confinato nella propria abitazione o in un istituto (e in questi casi gli si riconosce il diritto di accedere al contributo pubblico…), ma a cui la Legge sembra quasi non riconoscere la possibilità di essere un cittadino come gli altri che possa addirittura comprarsi una nuova casa e andarci ad abitare. Magari anche da solo! Altro che pieno ed uguale godimento dei diritti della Convenzione!

Accessibilità e istruzione
Altro tema dolente è il rapporto tra disabilità e il mondo della scuola e dell’università. Ancora oggi, infatti, sono pochissime le università dove, nelle facoltà tecniche, si trattino sia pure limitatamente temi specifici sulla progettazione universale e l’accessibilità. E nelle scuole tecniche superiori la situazione è la stessa.
Le sporadiche esperienze di professori e insegnanti che affrontano il tema dell’accessibilità avviene sempre in un contesto marginale, di iniziative personali mosse da passione e interessamento diretto, a volte sopportato e più spesso osteggiato dall’istituzione scolastica  nel suo complesso.

Schermata dal sito del Comune di Roma

Figura 5: schermata del sito del Comune di Roma sullo stato dei finanziamenti dei contributi ex Legge 13/89: vi si legge che nel 2013 stati accreditati i fondi per liquidare le domande presentate tra il 2006 ed il 2007…

Negli anni scorsi ci sono stati alcuni Disegni di Legge che si sono mossi in tal senso, ma che, per vari motivi, non sono approdati a nulla di buono.
La critica che viene mossa a coloro che richiedono che la progettazione universale sia parte integrante del curriculum scolastico di un tecnico è sempre la stessa: tutti vorrebbero che gli argomenti che stanno loro a cuore venissero insegnati nelle scuole e nelle università. Occorre però tenere sempre presente che l’accessibilità impatta con il corpo e la vita di milioni di persone, che la mancanza di vera accessibilità ha costi economici e sociali enormi, che la progettazione universale può essere un’importante opportunità individuale e collettivae – soprattutto – che la ratifica della Convenzione ONU significa avere scelto consapevolmente di affrontare questo tema in termini di diritti umani.
In sostanza, la costruzione e la diffusione di un sapere efficace e condiviso non può non passare attraverso il coinvolgimento delle Istituzioni preposte all’educazione.

Accessibilità e partecipazione
Tra gli obblighi generali contenuti nella Convenzione ONU che gli Stati si impegnano ad attuare, c’è anche il coinvolgimento attivo delle persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative: «Articolo 4. Obblighi generali. […] 3. Nell’elaborazione e nell’attuazione della legislazione e delle politiche da adottare per attuare la presente Convenzione, così come negli altri processi decisionali relativi a questioni concernenti le persone con disabilità, gli Stati Parti operano in stretta consultazione e coinvolgono attivamente le persone con disabilità, compresi i minori con disabilità, attraverso le loro organizzazioni rappresentative […]».
Questo concetto di partecipazione attiva è un tema a lungo promosso (6), che nel 2003diventò lo slogan dell’Anno Europeo delle Persone con Disabilità: Niente su di noi, senza di Noi. La filosofia di base che sta dietro a tale motto è che nessuno meglio di chi vive una certa condizione è capace di descriverla e di esprimere bisogni e necessità ad essa correlati.
Ma non solo. Niente su di noi senza di Noi, infatti, è un metodo e un contenuto nel cammino della promozione dei diritti: la società inclusiva si può realizzare solo coinvolgendo le persone escluse nelle decisioni che le riguardano, proprio come sancito dall’articolo 4, comma 3 della Convenzione. Una partecipazione attiva e responsabile che non deve essere limitata allo scambio di informazioni o all’accettazione di decisioni già prese da altri, mapresente e operante in ogni fase del processo, tale da consentire alle persone con disabilità e alle loro organizzazioni di contribuire alla pianificazione, applicazione, supervisione e valutazione di tutte le attività.
In questo modo le persone con disabilità affermano con forza di ritenersi “esperti di se stessi”, di non avere bisogno di tutori legali, politici, tecnici o esperti esterni ai quali delegare le questioni che riguardano la propria esistenza.
A ben vedere questo concetto di partecipazione ha un fondamento anche tecnico: se guardiamo infatti anche al recente passato – accanto a un sostanziale disinteresse delle Istituzioni deputate alla ricerca scientifica e tecnologica – è stato proprio grazie all’attività delle Associazioni che sono stati compiuti grande miglioramenti e passi avanti nel campo degli ausili, delle tecniche riabilitative, delle tecnologie assistive, delle soluzioni per l’accessibilità e l’autonomia. Si è creato così un sapere tecnico e una capacità di approccio al tema dell’inclusione delle persone con disabilità che risulta oggettivamente non riscontrabile altrove.
Tutti gli interlocutori politici, istituzionali, tecnici e professionali devono sapere chiaramente che le persone con disabilità e le loro Associazioni sono mature e in grado di garantire opzioni tecniche dello spessore necessario ad affrontare le questioni più complesse. Questo significa possedere conoscenza, esperienza e competenza non riscontrabile altrove: il beneficio della modalità partecipativa si estende quindi anche alla possibilità di sviluppare e accrescere conoscenze e competenze nei diversi settori tecnici e sociali.

Realizzazione grafica dedicata all'Universal Design

Realizzazione grafica dedicata all’“Universal Design” (“progettazione universale”), accompagnata dal testo “Making design accessibile to everyone in society”, ovvero “Rendere la progettazione nella società accessibile a tutti”

Dal 2003 questo concetto è stato assorbito dagli interlocutori istituzionali che hanno cominciato a costruire forme di partecipazione di concerto con le Associazioni, prevedendo all’interno del concetto generale di stakeholder[“portatori d’interesse”, N.d.R.] la presenza di referenti privilegiati, portatori di competenze ed esperienze non presenti altrove: esempio concreto è lo stesso Osservatorio stesso, la composizione del Comitato Tecnico Scientifico e quella dei diversi Gruppi di Lavoro di esso.
A questo processo si è affiancato negli anni un cammino di maggiore consapevolezza delle Associazioni di persone con disabilità, di responsabilizzazione rispetto alle diverse disabilità al loro interno e di capacità di interlocuzione e di sintesi delle necessità e delle soluzioni proposte.

A questo punto va detto che negli ultimi anni questo riconoscimento di competenze e questo approccio di partecipazione attiva e consapevole sembra subire qualche preoccupante indebolimento. Sono sempre più numerosi – sia a livello locale che nazionale – esempi di partecipazione che si limitano all’adozione dello strumento della “partecipazione on-line”. Va detto anche che il ricorso alla consultazione online non è di per sé negativo, se inteso come strumento di un processo più strutturato basato sul reciproco riconoscimento e sulla condivisione dell’obiettivo comune dell’effettiva inclusione. E in tal senso esistono anche dellebuone prassi nelle quali la consultazione online ha effettivamente arricchito e rafforzato il confronto, la partecipazione e la qualità dei contenuti. Ma ciò, purtroppo, non sempre accade, perdendo così queste potenzialità.
Un gruppo di esperti, ad esempio, elabora un documento tecnico che poi viene caricato su una pagina web per un periodo di tempo limitato, durante il quale il cittadino può esprimere la propria opinione, proporre modifiche o integrazioni scrivendo una mail. Chiusa la fase di consultazione pubblica, il gruppo di esperti (secondo modalità che spesso non è dato sapere) accoglierà le modifiche che riterrà opportune prima di licenziare il testo.
Cosa non va in questo processo?
Il concetto di “uno vale uno” può portare a delle storture e criticità significative:
° tutti i cittadini possono partecipare a definire misure che riguardano solo una parte di essi e questo appare particolarmente pericoloso a fronte di una società che ancora oggi è alla ricerca del pieno riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità (e per questo decide di ratificare la Convenzione ONU, impegnandosi nell’applicarla);
° l’approccio iniziale (ad esempio nella stesura del documento tecnico) viene comunque affidato ad un “esperto” che può non avere le appropriate competenze e produrre già nelle primissime fasi del processo un documento che poi risulta difficile da migliorare con dei semplici emendamenti;
° spesso il gruppo di esperti contatta informalmente persone con disabilità in modo non strutturato e in base a criteri estemporanei (la conoscenza diretta, la disponibilità personale in un dato momento ecc.): la capacità di queste persone di parlare per sé e per gli altri, magari con esigenze diverse da quelle proprie, non è chiaramente riscontrabile in alcun modo;
° con questa modalità si perde l’opportunità di scambio – su base di reciproco riconoscimento – di competenze e approcci che nei gruppi di lavoro più strutturati e paritari rappresentano il vero valore aggiunto del processo di partecipazione.
Se prevalgono queste storture, si perde l’opportunità di scambio – su base di reciproco riconoscimento – di competenze e approcci che nei gruppi di lavoro più strutturati e paritari rappresentano il vero valore aggiunto del processo di partecipazione.
In sintesi, non va confuso lo strumento della consultazione online – che è appunto uno strumento – con la partecipazione attiva, che rimane al tempo stesso un principio e un criterio.

In conclusione: alcune imprescindibili priorità
Come detto inizialmente, i problemi di implementazione dei princìpi di accessibilità della Convenzione presenti nel primo Programma di Azione non sono stati affrontati in questi anni.
Il giudizio negativo espresso dal Gruppo di Lavoro dell’Osservatorio impone dunque di definire le priorità di intervento per il prossimo biennio e di richiederne con urgenza la loro applicazione, nella consapevolezza che sarà un percorso non facile, da incardinare però su alcuni punti chiave imprescindibili. Limitandoci qui ai temi della progettazione universale e all’accessibilità di spazi ed edifici occorre innanzi tutto:
1. elaborare una strategia nazionale sul tema dell’accessibilità, che dovrà prevedere l’ammodernamento complessivo della normativa di riferimento in materia di accessibilità e barriere architettoniche e senso-percettive;
2. ricostituire un organismo paritetico che, sul modello della Commissione già prevista dal Decreto Ministeriale 236/89, sia in grado di interloquire con i diversi livelli di gestione e soggetti interessati, attuando un necessario coordinamento interistituzionale, di promuovere e coordinare le iniziative di adeguamento normativo e tecnico, fornendo azioni di supporto e di orientamento alle amministrazioni pubbliche e ai privati per l’attuazione della normativa, anche attraverso l’elaborazione di linee guida tecniche;
3. implementare lo studio della tecnica e della tecnologia atte a realizzare la progettazione universale e l’accessibilità nei programmi didattici delle scuole secondarie di secondo grado a indirizzo tecnico e nell’àmbito degli insegnamenti impartiti presso le università;
4. definire e applicare metodi e processi di partecipazione chiari, strutturati ed efficaci con le persone con disabilità, attraverso le loro Associazioni.
Queste priorità dovranno costituire gli assi portanti sui quali basare le azioni specifiche di tipo legislativo, amministrativo (programmatorio ed operativo) da attuare.

Architetto, consulente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Note:
(1) 
L’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, istituito dalla Legge 18/09, ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità, con la finalità di fare evolvere e migliorare l’informazione sulla disabilità nel nostro Paese e, nel contempo, di fornire un contributo al miglioramento del livello di efficacia e di adeguatezza delle politiche. In particolare, l’Osservatorio opera in ordine: alla promozione dell’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità;, siglata a New York il 13 dicembre 2006; alla predisposizione di un Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale; alla promozione della raccolta di dati statistici e della realizzazione di studi e ricerche sul tema; alla predisposizione della relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità.
L’Osservatorio è presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, o dal Sottosegretario delegato. Si avvale del supporto di una Segreteria Tecnica, costituita nell’àmbito delle ordinarie risorse umane e strumentali della Direzione Generale per l’Inclusione e le Politiche Sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità.
Nell’àmbito dell’Osservatorio, inoltre, è istituito un Comitato Tecnico Scientifico con finalità di analisi e di indirizzo scientifico e vi operano Gruppi di Lavoro, con il compito di approfondire particolari tematiche.
Il Regolamento dell’Osservatorio è stato disciplinato con il Decreto Ministeriale 167/10. L’organismo si è dotato di un proprio Regolamento Interno, approvato il 16 dicembre 2010.

(2) Al fine di approfondire particolari tematiche, l’Osservatorio ha costituito, al proprio interno, aree tematiche che coprono tutti i principali àmbiti di riferimento indicati dalla Convenzione ONU. Qui il riferimento è al Gruppo 6 (L’accessibilità (informazione mobilità, servizi) nella prospettiva dell’Universal Design).

(3) Studio di ricerca e sperimentazione affidato ad Istituti Universitari nell’àmbito del programma di interventi disposti dall’articolo 10 della Legge Regionale del Lazio 1/82. Lo studio è stato affidato – nelle sue articolazioni – tramite le seguenti Deliberazioni della Giunta Regionale del Lazio: 1370/82, 1371/82, 8090/83, 9116/84 e 1329/85. Le ricerche sono state pubblicate dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio in quattro volumi nel 1990, dopo la pubblicazione del Decreto Ministeriale 236/89.

(4) Già istituita in attuazione dell’articolo 12 del Decreto Ministeriale 236/89 e riattivata con Decreto n. B3/1/792 del 15 ottobre 2004 del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con quello del Lavoro e delle Politiche Sociali. La Commissione è stata ricostituita su base paritetica tra lo Stato e le Regioni e Province Autonome e ne facevano parte rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (3), del Ministero dell’Economia e delle Finanze (1), del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (1), della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome (5), con la partecipazione – in qualità di esperti – dei rappresentanti delle maggiori Associazioni di categorie interessate (FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e FAND-Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità). La Commissione è stata sciolta dal Governo Monti nel 2012 insieme ad altre Commissioni Ministeriali.

(5) Ad oggi – preso come esempio il Comune di Roma – le informazioni ufficiali sulla liquidazione dei contributi sono aggiornate al mese di aprile del 2013, quando sono state liquidate un totale di 26 richieste presentate tra gli anni 2004 e 2006, per un totale di 158.450,94 euro.

(6) Si veda in «Superando.it»: Giampiero Griffo, Fu il primo a dire al mondo “Niente su di Noi senza di Noi, 22 gennaio 2016.

Per ulteriori approfondimenti e documentazione: f.mezzalana@gmail.com.

di Fabrizio Mezzalana SUPERANDO

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SEZ.DISABILITà NEWS “Giocattoli di cura” per i bimbi a rischio di paralisi cerebrale

8 Ottobre 2016, 10:22am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS “Giocattoli di cura” per i bimbi a rischio di paralisi cerebrale

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È una grande speranza, per un futuro migliore dei bimbi con paralisi cerebrale, il progetto “CareToy” (letteralmente “Giocattolo per la cura”), avviato in corrispondenza della Giornata Mondiale per la Paralisi Cerebrale del 5 ottobre, da parte della Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa), in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna e la Neonatologia dell’Università di Pisa. Si tratta di una “palestrina intelligente”, composta di giocattoli sensorizzati e controllati a distanza, che potrà consentire di curare a casa bambini molto piccoli, a rischio appunto di paralisi cerebrale

Sperimentazione con "CareToy"

Sperimentazione con “CareToy”

La paralisi cerebrale è ladisabilità fisica più frequente tra i bambini, dovuta a una lesione cerebrale avvenuta prima della nascita o subito dopo. Questa condizione ne ostacola i movimenti per tutta la vita. I numeri sono eloquenti: nei Paesi più sviluppati essa colpisce circa un bambino ogni 500 nati e in quelli in Via di Sviluppo più del doppio. In Italia sono 2.000 i nuovi casi di paralisi cerebrale diagnosticati ogni anno (un bambino che nasce ogni otto ore) e nel mondo si stima che le persone affette siano circa 17 milioni (più di 90.000 nel nostro Paese).
Chi ne è colpito, in sintesi, ha difficoltà a camminare, nei casi più gravi si muove in carrozzina, ha un uso difficoltoso delle mani e presenta problemi quali il doloredeficit di linguaggiointellettiviepilessia. Il costo di questa patologia in termini di qualità della vita è altissimo, così come elevatissimo è il costo sociale per l’assistenza. Il conto economico, inoltre, in termini di mancata produttività, è astronomico. Si calcola infatti un costo per le cure di circa 40.000 euro all’anno per persona e, sempre per persona e per anno, includendo tutti i costi diretti e indiretti, circa 100.000 euro. Sempre approssimativamente, si può dire che i due terzi di questi costi siano a carico della famiglia e un terzo a carico dello Stato. Per queste persone, dunque, c’è moltissimo da fare in termini sanitari, educativi, sociali.

Per tutto ciò esiste la Giornata Mondiale per la Paralisi Cerebrale, fissata quest’anno per il 5 ottobre e basata sul motto We are here (“Noi siamo qui”), evento che ha visto impegnati più di cinquanta Paesi, con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza pubblica, i diritti civili delle persone colpite da paralisi cerebrale, la loro qualità della vita, l’educazione e la possibilità di offrire un contributo alla vita sociale, oltre a iniziative per arrivare a diagnosi e terapie sempre più precoci.
In questo evento si è inserito nei giorni scorsi anche CareToy, progetto di ricerca rivolto aibambini molto piccoli a rischio di paralisi cerebrale. «Se il cervello di un bambino viene stimolato nel modo giusto nei primi mesi di vita – spiega a tal proposito Giovanni Cioni, ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Pisa, direttore scientifico della Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa) e responsabile di CareToy – quando cioè il cervello stesso è più plastico, grazie a neurormoni e ad altri fattori, esso può “ripararsi” eridurre o cancellare i danni prodotti da una lesione, una di quelle che inducono lo sviluppo delle paralisi cerebrali infantili. Ma la stimolazione deve essere precoce, e quindi avvenire a partire dalle prime settimane di vita, attiva (e non passiva), piacevole (come un gioco), intensiva (molti minuti al giorno), deve coinvolgere la famiglia e pertanto va fatta a casa nell’ambiente del bambino. Deve essere infine continuamente monitorata da parte degli specialisti. Fare tutto questo è molto difficile e quindi purtroppo non viene quasi mai fatto!».
Sulla base dunque di questi obiettivi, la Fondazione Stella Maris, insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha inventato e sperimentato il citato sistema CareToy(letteralmente “giocattolo per la cura”), vera e propria “palestrina intelligente” con moltissimi giocattoli sensorizzati simili in tutto a quelli con cui i bambini piccoli giocano quando sono in culla o in box.

«Il valore aggiunto di questa “palestrina” e dei suoi giochi – sottolinea Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa – sta nella tecnologia che racchiudono. La sfida che abbiamo raccolto era quella di utilizzare componenti high-tech altamente innovativi e di integrarli all’interno di un sistema rivolto ad una tipologia di utenza molto delicata. Grande attenzione è stata posta quindi sull’usabilità e l’accettabilità del sistema, mettendo sempre al centro durante le fasi di progettazione il genitore e il suo bambino. Siamo molto contenti della possibilità di estendere la nostra ricerca anche ai bambini con lesione e dimostrare quanto CareToy possa adattarsi ai bisogni dei piccoli pazienti».
Sono oltre duemila, in CareToy, i sensori che monitorano i parametri della postura e della manipolazione fondamentale per lo sviluppo dei bambini. Questi dati vengono trasmessi attraverso la rete al centro clinico, dove medici e terapisti seguono il loro andamento, sostenendo le attività di gioco più adeguate al loro sviluppo, che i genitori potranno svolgere quotidianamente con il bambino. In questo modo, a casa e semplicemente giocando con i genitori, sarà possibile per i bambini nati con dei problemi contribuire ad allontanare il rischio di sviluppo nel tempo di disturbi neurologici, o quantomeno ridurne la gravità.
La “palestrina”, nel corso di un progetto europeo triennale appena concluso, è stata sperimentata in cinquanta bambini nati fortemente prematuri a Pisa e a Copenaghen, e grazie all’uso a casa per un mese – un uso sempre monitorato via internet dagli specialisti – essi hanno dimostrato uno sviluppo più rapido nella capacità di muoversi e di vedere, e i loro genitori sono risultati più tranquilli e meno ansiosi.
Forti di questi risultati, due anni fa la Fondazione Stella Maris – insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna e alla Neonatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa – ha presentato un nuovo progetto per sperimentare CareToy in un gruppo di bambini con lesioni cerebrali gravi. In questo caso CareToy verrà utilizzato dalle famiglie a casa per otto settimane nei primi mesi di vita, verificando poi a 12 mesi di vita se lo sviluppo motorio in questi bimbi – tutti purtroppo destinati a sviluppare una paralisi cerebrale – sarà migliore e, quindi, con migliori speranze per il loro futuro.
Per il bando del Ministero della Salute, che prevedeva 74 milioni di euro totali di finanziamento, sono stati presentati da Università, Ospedali ed Enti di ricerca italiani quasi tremila progetti, sottoposti a un processo di valutazione coordinato dal Ministero stesso, attraverso oltre tredicimila revisori internazionali, facenti parti di avanzati Centri di ricerca nel mondo. Solo duecentoventi progetti sono stati ammessi al finanziamento e tra questiCareToy è risultato il primo della sua categoria.

Il nuovo progetto, dunque, rivolto, come detto, a bimbi con lesioni cerebrali gravi, è partito proprio in questi giorni e durerà tre anni. «Si spera di utilizzare il sistema CareToy – si augura Cioni – non solo per i neonati che nasceranno a Pisa con lesioni cerebrali, ma anche per quelli che nasceranno presso la Neonatologia dell’Ospedale Meyer di Firenze».
Nel dettaglio, il primo anno sarà dedicato alla revisione tecnologica della “palestrina” a cura dei bioingegneri del Sant’Anna e prima dell’estate 2017 ci sarà la consegna e la sperimentazione dello studio con le famiglie.
Una grande speranza, quindi, frutto della ricerca pisana, del rapporto fra tre istituzioni di eccellenza, tra medici e bioingegneri, per assicurare un miglior futuro ai bambini con paralisi cerebrale. (R.R. e S.B.)

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SEZ.DISABILITà NEWS Politiche di genere che (finalmente) includano le donne con disabilità

8 Ottobre 2016, 10:17am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Politiche di genere che (finalmente) includano le donne con disabilità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Studiare a fondo, creare le condizioni necessarie e produrre risultati – culturali, scientifici, tecnologici e anche legislativi – che portino a politiche di genere ove siano incluse anche le donne con disabilità: nasce per questo l’importante progetto scientifico quadriennale, denominato “RISEWISE” (“RISE Women with Disabilities in Social Engagement”, ovvero “Portare le donne con disabilità verso l’inclusione sociale”), che è stato presentato dall’Università di Genova e che annovera tra i propri partner anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)

«Saranno le donne con disabilità le protagoniste di questo progetto»: è quanto emerso con chiarezza durante il meeting romano di presentazione del progettoRISEWISE (“RISE Women with Disabilities in Social Engagement”, ovvero “Portare le donne con disabilità verso l’inclusione sociale”) e la cornice nella quale esso si svilupperà sarà la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità in una lettura di genere.

Avevamo nelle scorse settimane proposto un ampio e dettagliato approfondimento suRISEWISE (di cui suggeriamo senz’altro la consultazione), importante progetto scientifico quadriennale promosso dall’Università di Genova, nato per affrontare ogni aspetto della disabilità attraverso un approccio olistico interdisciplinare. I vari àmbiti coinvolti, infatti, saranno la sociologia, la psicologia, l’informatica, il diritto, l’ingegneria e la politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive. E l’obiettivo sarà segnatamente anche quello di influenzare la politica pubblica verso le donne e le donne con disabilità. «Questa – ha spiegato la responsabile scientifica Cinzia Leone – è un’iniziativa all’avanguardia, per quanto riguarda donne, ricerca e disabilità, un’occasione importante per l’Università e anche per la sottoscritta, di fare ricerca e aiutare in un campo dove c’è tanto bisogno e molto disinteresse. Le donne e i ricercatori coinvolti nell’attività di studio, anche uomini, faranno visite presso le Università e le Piccole e Medie Imprese che parteciperanno al progetto tra Italia, Austria, Svezia, Spagna, Turchia e Portogallo, implementando buone prassi e apportando possibili migliorie per la loro vita sociale, lavorativa e familiare. Tutto quanto sopra attraverso lo scambio di periodi medio-lunghi di visite presso i partner coinvolti nell’iniziativa».

«È assai significativo – commenta Silvia Cutrera, presidente dell’AVI Roma (Agenzia per la Vita Indipendente), che ha partecipato alla presentazione di RISEWISE che l’inizio di questo progetto sia stato di poco successivo alle Osservazioni Conclusive al primoRapporto Ufficiale dell’Italia, prodotte dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in riferimento all’attuazione dei princìpi e delle disposizioni contenute nellaConvenzione ONU, e alle tante preoccupazioni contenute in quelle Osservazioni, rispetto alle discriminazioni multiple cui sono sottoposte le donne con disabilità. Come noto, infatti, la Convenzione riserva un’attenzione speciale alle donne con disabilità e l’articolo 6 di essa (Donne con disabilità) riconosce che le multidiscriminazioni subite dalle donne con disabilitàne impediscono l’uguaglianza, ovvero quello che dovrebbe essere un principio fondamentale dei diritti umani. Numerosi altri articoli della Convenzione, inoltre, sono strettamente correlati al sesto, con uno spirito trasversale che è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso delle donne con disabilità all’istruzione, all’occupazione, alla partecipazione politica e sociale, alla giustizia e all’assistenza sanitaria (compreso ciò che concerne la salute sessuale e riproduttiva), oltreché alla libertà di scelta su come, dove e con chi vivere». Insieme a Giampiero Griffo di DPI (Disabled Peoples’ International) – che sta fornendo un prezioso apporto a questa iniziativa – Cutrera rappresentava per l’occasione la FISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che in quanto partner del progettoparteciperà attivamente alle varie fasi di esso, analizzando le barriere esistenti negli altri Paesi partner, condividendo le proprie competenze e metodi di inclusione, studiando la condizione di disabilità delle donne attraverso una serie di interviste e infine elaborando i risultati che potranno essere utili per indirizzare politiche di genere in cui anche le donne con disabilità siano incluse.

A Roma era presente anche Gianni Vercelli del DIBRIS (Dipartimento di Informatica, Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi) dell’Università di Genova, che ha voluto sottolineare come «il valore aggiunto di RISEWISE sia quello di avere un gruppo di Centri di Ricerca, Associazioni e Università che lavoreranno insieme nei prossimi anni, non solo per testare e provare le tecnologie abilitanti, le cosiddette Assistive Technologies, su persone che ne necessitano, come nel caso specifico le donne con disabilità, ma anche per vedere come poter favorire attraverso le ICT [“Information and Communication Technologies”, ovvero “Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione”, N.d.R.], il ricollocamento lavorativo, l’engagement [il “coinvolgimento”, N.d.R.] e quanto sostanzialmente sia necessario per tornare alla “normalità”. Ciò che è sicuramente fondamentale è che tramite questo progetto sarà possibile per i ricercatori e gli end-user [“utilizzatori finali”, N.d.R.], avere dei periodi di confronto, a livello europeo, su scenari e con tecnologie che altrimenti a livello locale sarebbe stato molto difficile poter conseguire».

Cristina Candito, infine, della Facoltà di Architettura dell’Ateneo genovese, ha spiegato come sia avvenuto il suo coinvolgimento nell’iniziativa: «I miei argomenti di ricerca – ha dichiarato – riguardano in generale la rappresentazione scientifica dello spazio nel piano (geometria proiettiva e descrittiva) nei suoi aspetti storici (disegni e immagini per la rappresentazione dell’architettura e storia della rappresentazione), con riguardo alle metodologie tradizionali e alle innovazioni digitali. In occasione di un PRIN (Progetto di Rilevante Interesse Nazionale) cui ho partecipato sulle Architetture Prospettiche, ho avuto modo di acquisire e impiegare della strumentazione (fotografica e informatica) per la realizzazione di foto sferiche effettuate allo scopo di studiare le relazioni tra spazio reale e illusorio. Sotto questo stimolo, dunque, ho cercato di individuare un’applicazione di questi stessi strumenti anche per la fruizione di luoghi di lavoro e di interesse artistico da parte delle persone con disabilità, in linea con alcune tendenze dell’impiego di elaborati grafici interattivi e immersivi per la diffusione della conoscenza dei beni culturali». (Stefano Borgato)

SUPERANDO.IT

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SEZ.DISABILITà NEWS Sindrome di Down: tu come mi vedi?

8 Ottobre 2016, 10:14am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Sindrome di Down: tu come mi vedi?

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Il primo problema della mancata inclusione delle persone con sindrome di Down sta nel muro innalzato dai presunti “normodotati”, a partire dagli stereotipi che banalizzano fenomeni fisici e intellettivi»: lo dichiara Sergio Silvestre, presidente del CoorDown, il Coordinamento delle Associazioni di Persone con Sindrome di Down, che promuove ogni anno, la seconda domenica di ottobre, la Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down. Questa volta l’evento sarà il 9 ottobre, dedicato al tema “Tu come mi vedi?”, e centrerà l’attenzione anche su tante belle storie di autonomia realizzata

Elena e Spartaco sono una coppia di persone con sindrome di Down, che ha concretizzato il sogno di vivere insieme, grazie al progetto di autonomia abitativa Casa al Sole, curato a Pordenone dalla Fondazione Down FVG

La piena inclusione delle persone con sindrome di Down passa anche dallo sguardo degli altri, dai pregiudizi della società e dalle possibilità che vengono loro offerte: su questi temi si incentrerà la prossima Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down, promossa dal CoorDown(Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) e in programma per domenica 9 ottobre. Tale evento, lo ricordiamo, si celebra in tutta Italia ogni seconda domenica di ottobre, da oltre dodici anni, con l’obiettivo di promuovere una cultura della diversità, abbattere i pregiudizi, difendere i diritti delle persone con sindrome di Down e favorirne l’autonomia e la piena inclusione nel contesto sociale nel quale vivono. Con la campagna di quest’anno – il cui slogan è appunto Tu come mi vedi? – tutti potranno sostenere una migliore qualità della vita delle persone con sindrome di Down e contribuire a un futuro che riservi loro le possibilità di chiunque altro, a scuola, nel lavoro e nello sport. Il 9 ottobre, dunque, sarà possibile recarsi in una delle oltre duecento piazze in tutta Italia, in prossimità di chiese e centri commerciali, dove i volontari e le famiglie delle Associazioni aderenti al CoorDown offriranno un messaggio di cioccolato, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale, in cambio di un contributo. In alcune città, per altro, la campagna di raccolta fondi inizierà già da sabato 8 e proseguirà anche nei giorni successivi. I fondi raccolti saranno utilizzati per finanziare i progetti di autonomia organizzati sul territorio e dedicati a giovani e adulti con sindrome di Down.

«Il primo problema della mancata inclusione delle persone con sindrome di Down – spiegaSergio Silvestre, presidente di CoorDown – sta nel muro innalzato dai presunti “normodotati”, a partire dagli stereotipi che banalizzano fenomeni fisici e intellettivi. I ragazzi e gli adulti con disabilità intellettiva hanno bisogno di persone intorno a loro agili e attive nell’accogliere e sviluppare il loro mondo interiore, coscienti che spesso le apparenze sono fuorvianti. Guardando all’esperienza di ciascuno, non possiamo non riconoscere che nessuno di noi è totalmente indipendente e autosufficiente e che tutti hanno limiti e capacità espressive e operative differenti. È proprio per questo motivo che i luoghi comuni in cui vengono spesso imprigionate le persone con disabilità rappresentano un grande limitealla realizzazione del loro progetto di vita attiva». Ecco dunque che la Giornata Nazionale 2016 è dedicata proprio a tutti quei ragazzi e a quegli adulti con sindrome di Down che – grazie al fondamentale supporto delle famiglie e della comunità nella quale vivono – riescono a realizzare, ciascuno secondo le proprie possibilità, una personale dimensione di autonomia e a condurre così una vita piena e ricca di significato. È il caso ad esempio del giovanissimo Francesco, persona con una forma a mosaico di sindrome di Down, diplomatosi nell’estate scorsa con 82/100 all’Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e Ristorazione di Vittorio Veneto (Treviso) e che ha da poco superato l’esame per il conseguimento della patente B; oppure di Alice, Gabriele, Simone e di tutti gli altri ragazzi che lavorano ormai stabilmente nel Bar “21 grammi” di Brescia; e ancora, diFrancesco, Gragor, Martina, Andrea e Laura, assunti a tempo indeterminato al Milleluci Café di Firenze; di Sara che lavora nello store Apple di Piazza della Repubblica a Firenze (su una popolazione in Italia di circa 25.000 adulti con sindrome di Down, si stima che solo il 12-13% eserciti un’attività lavorativa); e infine, l’esempio di Spartaco e Elena, una coppia che ha concretizzato il sogno di vivere insieme grazie al progetto di autonomia abitativaCasa al Sole, curato a Pordenone dalla Fondazione Down FVG. (F.D.C.V.)

È disponibile un approfondimento riguardante alcune storie di autonomia prese ad esempio dal CoorDown per la Giornata Nazionale 2016. L’hashtag ufficiale della stessa è#GNPD2016. Per essere sempre aggiornati sul calendario delle varie iniziative, basta accedere al sito del CoorDown, dove in questi giorni verranno via via segnalati tutti gli appuntamenti in programma, tra convegni, mostre e spettacoli teatrali e naturalmente tutte le piazze d’Italia coinvolte. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@coordown.it (Federico De Cesare Viola).

Il CoorDown Il Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down nasce nel 2003, in occasione della prima Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down, e rappresenta oggi l’organismo ufficiale di confronto con tutte le Istituzioni, per quanto riguarda le problematiche e i diritti delle persone con la sindrome di Down. Esso ha lo scopo di attivare azioni di comunicazione sociale, per far conoscere le potenzialità e tutelare i diritti delle persone con sindrome di Down, favorirne l’integrazione nella scuola, nel lavoro e nello sport, condividere esperienze tra le singole Associazioni, individuare e mettere in atto strategie comuni rispetto a problemi politici condivisi. Le Associazioni aderenti al Coordinamento sono attualmente settantadue e ognuna mantiene la sua autonomia in relazione alle proprie attività e alla propria azione politica, avendo cura di non creare conflitto tra la propria azione e quella condivisa con il Coordinamento. L’azienda Deichmann Calzature rinnova ormai da sette anni il suo sostegno concreto al CoorDown, anche attraverso un progetto di integrazione nel mondo del lavoro, grazie al quale ragazzi e ragazze con sindrome di Down possono avere la preziosa opportunità di svolgere tirocini lavorativi o essere collocati in maniera stabile presso l’azienda. Così avviene, ad esempio, nelle filiali di Mestre e Cinisello Balsamo (Milano). Da ultimo, ma non certo ultimo, va ricordato che il CoorDown crede da sempre e investe nella comunicazione di qualità. Negli ultimi anni, in collaborazione con l’agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi, ha realizzato campagne innovative [delle quali si è di volta in volta puntualmente occupato anche «Superando.it», N.d.R.], che hanno ricevuto i più ambìti riconoscimenti. Gli ultimi cinque progetti, promossi in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, sono stati premiati con un totale di venti Leoni, di cui nove d’Oro, al Festival Internazionale della Creatività di Cannes, il più importante appuntamento sulla pubblicità. Nel marzo di quest’anno è stata lanciata la campagna internazionale How Do You See Me?, che ha avuto per protagoniste la giovane AnnaRose Rubright e la star di Hollywood Olivia Wilde. (tutte le campagne sono visibili nel sito di CoorDown o inYouTube). (F.D.C.V.)

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