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SEZ. DISABILITà NEWS Torino, Tram vietati ai disabili: solo uno su due è accessibile

13 Febbraio 2013, 15:32pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Uno su due. Per chi è su una carrozzella, il tram, a volte, è una nuvola gialla che corre veloce e sferraglia, ma ti lascia solo, alla banchina. Solo il 50 per cento dei tram torinesi, infatti, ha gradini ribassati che permettono a una sedia a rotelle di salire. L’altra metà, con gradini alti e quelle voragini che si creano tra il marciapiede e il mezzo di trasporto, è inaccessibile ed estremamente scomoda anche per chi – giovane o anziano – ha difficoltà motorie o semplicemente trasporta un bimbo su un passeggino o una carrozzina. Un quadro difficile, che corre sui 220 chilometri dei binari del tram a Torino, la rete tranviaria più antica d’Italia che conta oggi 12 percorsi. Un quadro totalmente diverso da quello della rete dei bus. Attualmente, infatti, 850 degli oltre mille autobus che coprono le linee urbane e suburbane Gtt sono accessibili ai disabili. Anzi. È prevista, nel mese di giugno, la messa su strada di un altro centinaio di mezzi (a dicembre ne erano arrivati otto nuovi, sempre conformi agli standard): porteranno la percentuale dei bus compatibili con le carrozzine sopra il 90 per cento. Il motivo della differenza lo spiega Guido Bordone, il manager che in Gtt si occupa proprio di disabilità: «La sostituzione dei tram è molto più difficoltosa, dato che un bus costa 200 mila euro e un tram arriva costare fino a dieci volte tanto». In Circoscrizione Due, dove si sta avviando, sotto la spinta della coordinatrice all’urbanistica Raffaella Perrone, un progetto pilota per mappare i punti inaccessibili del territorio, Bordone spiega dettagliatamente ai comitati di quartiere la situazione: «Dopo gli Anni Ottanta i tram comprati avevano tutti il pianale ribassato. Quelli precedenti, i tram gialli, sono invece inaccessibili». Una flotta più vecchia, dunque, ma ancora in funzione: «I tram a differenza dei bus sono molto più robusti e durano di più. Per questo circolano ancora». Esistono così alcune linee centrali per il trasporto pubblico che risultano off-limits, come ad esempio la 3 e la 13 che tagliano a croce la città e sono ancora servite dai tram vecchi. Proprio la 3 in questi mesi è oggetto di lavori ed è stata spostata temporaneamente su gomma ed è dunque più funzionale. «La 4, però, usata da 70 mila persone e la più conosciuta di Torino, è sempre utilizzabile anche dalle carrozzine». Maurizio Marrone, capogruppo Pdl in consiglio, proprio nel luglio scorso, sollecitato da alcuni comitati di quartiere, aveva presentato un’interpellanza in Comune sull’argomento. «Dalle nostre ricerche allora era emerso che i bus sono sempre preferibili ai tram perché il sistema di avvicinamento delle pedane è migliore – spiega -. Il Comune ci ha promesso massima attenzione sulla partita: noi siamo qui a vigilare». E Paolo Osiride Ferrero, presidente della Consulta per le persone in difficoltà di Torino, che plaude al lavoro fatto da Gtt sui bus, anche per contrastare questo problema al parco tram, avanza una proposta, già sottoposta all’assessore ai trasporti Claudio Lubatti: «Ho chiesto una linea di telefono dedicata al quale solo i disabili possano chiamare per essere informati dell’arrivo dei mezzi e della loro accessibilità – dice – Ora controlliamo su internet o attraverso la app per smartphone e tablet: ma in vista di una città sempre più accessibile è fondamentale». Chiara Priante La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo:

www.lastampa.it

13 FEBBRAIO 2013

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SEZ. DISABILITà ROMA NEWS Cgil: “2,3 mln di anziani non autosufficienti, urge legge”

13 Febbraio 2013, 15:24pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

ROMA – “La popolazione italiana continua ad invecchiare e di conseguenza cresce il numero degli anziani non autosufficienti, che è arrivato a toccare quota 2,3 mln di cui due terzi con più di 75 anni. Ad oggi però solo un anziano su cinque usufruisce dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi) mentre cresce il numero dei ricoveri presso strutture residenziali, che sono arrivati ad oltre 300mila”. La denuncia è stata lanciata dallo Spi-Cgil in occasione dell’iniziativa “L’autonomia possibile per gli anziani”. “Sulla non autosufficienza – ha continuato il Sindacato dei pensionati della Cgil – pesa l’azzeramento da parte del governo Berlusconi del Fondo per la non autosufficienza, la cui dotazione fino al 2010 era di 400mln di euro. Il governo Monti invece ha ripristinato solo parzialmente le risorse da destinare al Fondo per una cifra di 275mln di euro, che sono assolutamente insufficienti e che non bastano per affrontare quella che è a tutti gli effetti una vera e propria emergenza nazionale. Qualcosa in più è stato invece fatto sul fronte dell’Adi attraverso la riprogrammazione dei Fondi per la Coesione territoriale che ha visto lo stanziamento di 380mln destinati alle regioni del Mezzogiorno”. “Chi si candida a governare il paese – ha concluso lo Spi-Cgil – deve avere tra le sue priorità un intervento urgente in favore della condizione degli anziani ed è per questo che insieme a Fnp e Uilp chiediamo fin da subito che il nuovo governo definisca immediatamente una Legge nazionale sulla non autosufficienza”. La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo:

www.tmnews.it

13 FEBBRAIO 2013

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SEZ. DISABILITà NEWS A rischio la pensione di invalidità per migliaia di donne sposate

13 Febbraio 2013, 15:16pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Decine di migliaia di donne perderanno la pensione di invalidità civile. Di più: dovranno restituire quanto percepito da dieci anni in qua. È il rischio che corre soprattutto “l’altra metà del cielo”, complice l’orientamento di qualche avvocatura dell’Inps che ha fatto finire il contenzioso in Cassazione con insidie pesanti per l’assistenza agli invalidi. «Finora», spiega l’avvocato previdenzialista Sante Assennato, «il limite di reddito per ottenere la pensione o l’assegno di invalidità è stato individuale, fissato rispettivamente a 16mila 500 e 4mila 650 euro all’anno a seconda della percentuale di perdita della capacità lavorativa». «Ora», continua, «complice l’orientamento equivoco dell’Inps, che in sede amministrativa riconosce e in sede giudiziaria nega, gli stessi livelli di reddito massimo diventano coniugali». Ma una soglia così, comporterebbe «l’estinzione fisica della coppia». Se l’asticella del reddito fosse rispettivamente fissata per entrambi i coniugi in 4mila e 650 euro per l’assegno, e in 16mila 500 per la pensione, questi «morirebbero di fame prima». «Per 34 anni», spiega ancora Assennato, «tanto per l’assegno quanto per la pensione gli stanziamenti delle leggi di bilancio dello Stato hanno previsto limiti reddituali personali: una deroga a questa prassi rappresenterebbe la più grave controriforma in materia assistenziale con conseguenze devastanti soprattutto per la donna». Sia la pensione, sia l’assegno di invalidità, infatti, «in un mercato del lavoro a forte prevalenza maschile sono volti alla tutela delle figure più deboli nel momento in cui, per motivi di salute, perdono la capacità di lavorare in maniera significativa: oltre il 74 per cento per l’assegno o del 100 per cento per la pensione. Ma il balletto dei comunicati dell’Inps e del ministero del Lavoro sembra rappresentare plasticamente la prassi antica dello «scarica barile». Un gioco a passare il cerino per non bruciarsi, rinviando la materia alle decisioni della magistratura. Mercoledì 13 febbraio prossimo, infatti, saranno i giudici della sezione Lavoro della corte di Cassazione a decidere sui livelli di reddito, stante il permanere di un silenzio colpevole sia da parte del ministero sia da parte dell’Inps. Entrambi nei loro pronunciamenti, a partire dal 12 gennaio, richiamano la necessità di una nuova «valutazione», di una «indagine», di una «istruttoria». Carlo Picozza La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo:

www.repubblica.it

13 FEBBRAIO 2013

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SEZ. DISABILITà NEWS Studiare musica: antidoto contro la dislessia

5 Febbraio 2013, 15:10pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

203453 100000500127720 6482940 nINSERITO DA YVONNE ADRIAENS

 

Una ricerca condotta da alcuni scienziati italiani, ha rivelato alcune interessanti possibilità di applicazione dello studio della musica nelle terapie contro la dislessia 

Il cervello dei musicisti, infatti, è una cosa a sé rispetto al cervello dei “comuni mortali”: è quanto si evince da uno studio recentemente condotto da un’agguerrita équipe di scienziati dell’Università Milano Bicocca e dell’Istituto Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Cnr di Milano.

Gli scienziati milanesi, si sono basati su un campione di 30 soggetti: 15 musicisti professionisti e 15 persone con stesso livello culturale e età simile, ma prive di conoscenze musicali specifiche. I soggetti sono stati sottoposti a una tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione che ha consentito l’analisi del segnale bioelettrico prodotto durante la fase di rielaborazione cerebrale della lettura parallela di note e testi.

Dall’analisi dei due gruppi, è emersa una differenza sostanziale: in pratica, a differenza degli altri soggetti, sia nella lettura di testi che nella lettura di note, i musicisti attivano regioni appartenenti a entrambi gli emisferi cerebrali, mentre i non musicisti coinvolgono esclusivamente zone specifiche dell’emisfero sinistro (corteccia occipito-temporale di sinistra e giro occipitale inferiore di sinistra).

Certo, sarebbe esagerato parlare di “supercervello”, ma è un dato di fatto che la familiarità con una pratica di lettura complessa e a più livelli come quella di partiture costituite da diverse linee melodiche, possa costituire una risorsa importante e realmente inedita per quanto riguarda il trattamento della dislessia.

Per i bambini dislessici l’attivazione di entrambi gli emisferi potrebbe, infatti, supplire al deficit costituzionale della regione cerebrale abitualmente coinvolta nell’analisi visiva delle parole.

Studiare musica per curare la dislessia? E’ possibile e tutt’altro che fantascientifico. “Lo studio della musica – sostengono i ricercatori – potrebbe aiutare  a sviluppare un circuito cerebrale comune a parole e note, contribuendo così a compensare i deficit di lettura.

 

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Sez. Disabilità news integrazione dei disabili nella società: dopo le barriere

25 Gennaio 2013, 13:19pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

Le persone disabili non si sentono coinvolte dalla società. Lo dimostrano i tanti studenti disabili, la cui integrazione è difficile e a cui spesso è negato il diritto di studio. E lo dimostrano anche i tanti disabili adulti che non riescono a svolgere la loro professione. In Francia, con la legge 2005 sull'Uguaglianza dei diritti e delle opportunità, la partecipazione e la cittadinanza delle persone con disabilità, si è cercato di abbattere le barriere e offrire possibilità di impiego e coinvolgimento dei disabili. Questa può essere la strada giusta? Le leggi a favore dei disabili sono indubbiamente utili, perché migliorano materialmente la qualità della vita dei disabili. Tuttavia gli interventi legislativi si occupano solo di aspetti materiali della vita dei disabili, non affrontando il vero problema culturale riguardo alla disabilità: l’integrazione del disabile nella società. Spesso a scuola o nel settore lavorativo la diversità viene vissuta come causa di disagio e intralcio, nonostante l'esistenza di leggi adeguate. Le barriere che ancora oggi permangono sono quelle mentali. Se da una parte lo Stato interviene “imponendo” leggi specifiche, dall’altra la società non è ancora pronta ad accettarle del tutto e a metterle in atto spontaneamente. Spesso è la famiglia stessa a negare l’integrazione del disabile, per un eccesso di protezione nei suoi confronti o per evitargli l’umiliazione del rifiuto altrui. La persona “abile”deve abituarsi a dividere il proprio spazio e la propria aria con chi abile non è; non deve temere di sedersi al suo fianco e di parlargli, magari intorno a una tavola imbandita o dinanzi ad un meraviglioso tramonto, perché le idee, i sentimenti e l’energia di ogni individuo non sono soggetti a limiti e risiedono in ogni essere umano. Soltanto dopo aver superato concretamente e radicalmente il problema dell’integrazione si potrà parlare di una reale svolta culturale. Insieme alle leggi, quindi, è necessario che scendano in campo la scuola, i mass media e la sensibilità di quelle famiglie che, avendo preso coscienza dell’importanza del loro ruolo educativo, formino figli più consapevoli.

Fonte :Prendi la parola@Avoicomunicare

25 GENNAIO 2013

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Sez. Disabilità news Lascia la moglie disabile sola a casa per tre giorni: “liberata” dai vigili del fuoco

25 Gennaio 2013, 12:10pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

VENEZIA - Hanno chiamato i vigili del fuoco temendo il peggio. L’odore che proveniva dall’appartamento e il fatto che nessuno aprisse la porta nonostante le ripetute scampannellate, ieri mattina, hanno messo in allarme i vicini di una disabile residente in via Barbarigo a Sottomarina negli alloggi popolari. Sul posto è arrivata anche una volante del commissariato e quando i pompieri hanno aperto la porta d’ingresso, gli operatori si sono trovati di fronte a una situazione di forte degrado. La 45enne, costretta a letto da una grave patologia, era stata lasciata sola dal marito, a quanto sarebbe emerso, da circa tre giorni. L’uomo, per lo meno da quanto appurato, si era dovuto recare fuori città per sbrigare delle pratiche burocratiche familiari trattenendosi forse più del preventivato. A richiedere l’intervento del Suem è stata la polizia per accertare lo stato di salute e le condizioni fisiche della donna, che fortunatamente non hanno manifestato alcun peggioramento. Critica invece la situazione igienica personale e in particolare quella dell’appartamento. Per questo il ricovero in ospedale non è stato necessario e la paziente è stata trattata a domicilio. I due coniugi vivono in quella casa da tempo e finora, da quanto accertato, non avevano mai chiesto aiuto alle strutture pubbliche. Lei è inferma e non autosufficiente, lui provvede al sostentamento economico con dei lavori saltuari. Della loro vicenda i Servizi sociali del Comune sono venuti a conoscenza solo dopo al segnalazione, trasmessa in serata, dalla polizia. L’assessore competente, Massimiliano Tiozzo, al riguardo ha assicurato che si attiverà immediatamente l’assistenza e già domani (ndr. oggi per chi legge) prenderà in carico il caso e adotterà misure adeguate per alleviare e risolvere il disagio e la sofferenza riscontrati. (ha collaborato Marco Biolcati)

Fonte :Il Gazzettino.

25 GENNAIO 2013

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SEZ. DISABILITà NEWS AREZZO, PICCHIÒ UN PAZIENTE DISABILE: INFERMIERA INCASTRATA

17 Gennaio 2013, 16:04pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20130117_disabile.jpg.jpg

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

AREZZO- Schiaffi, botte, percosse, colpi, perfino capelli tirati, a un paziente disabile: un video però smascherò un'assistente di una cooperativa sociale e ora la donna, cinquantenne, ha patteggiato una condanna a 1 anno e 6 mesi. I fatti risalgono al 2009 e sono stati rievocati davanti al gup di Arezzo, Giampiero Borraccia. L'operatrice della cooperativa era accusata di maltrattamenti, percosse e omissione di custodia di persone portatrici di handicap. A condurre le indagini è stato il pm Roberto Rossi basandosi su una serie di riprese video realizzate da un compagno di lavoro della donna disgustato dai suoi metodi 'pesantì. Stando a quanto ricostruito, nelle immagini si vedevano con evidenza schiaffi, botte e capelli tirati ai danni di uno dei pazienti in cura. Il pm decise quindi di chiedere il rinvio a giudizio dell'assistente. Così, in sede di udienza preliminare la cinquantenne, nel frattempo licenziata dalla cooperativa, ha patteggiato la pena, mentre alla Usl 8 di Arezzo andranno 2.000 euro di spese di costituzione di parte civile. La vicenda ricorda per alcune analogie quella dell'asilo Cip&Ciop di Pistoia dove i maltrattamenti inflitti dalle educatrici ai bambini vennero scoperti proprio grazie a telecamere posizionate dagli investigatori dopo alcune segnalazioni.

FONTE LEGGO.IT

17 GENNAIO 2013

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