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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA Legge 104, ecco come accedere alla pensione anticipata tra i 59 e i 63 anni di età nel 2024 se assisti un disabile

21 Marzo 2024, 09:34am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Legge 104, ecco come accedere alla pensione anticipata tra i 59 e i 63 anni di età nel 2024 se assisti un disabileINSERITO DA MIKI PAPPACODA Lo Stato mette a disposizione del lavoratore “caregiver” una serie di vie agevolate per andare in pensione prima, tra i 59 e i 63 anni
Se, oltre a lavorare, assisti il coniuge o un tuo familiare convivente con disabilità e stai pensando di andare in pensione, devi sapere che lo Stato ha previsto alcune soluzioni per permettere la pensione anticipata a soggetti che sono nella tua situazione.

Innanzitutto, bisogna precisare che la tua condizione prende il nome tecnico di “caregiver”: cioè colui o colei che si prende cura del coniuge o di un parente convivente disabile, riconosciuto come portatore di handicap.

Per i caregiver, quali sono le soluzioni per accedere alla pensione anticipata?

La normativa prevede due differenti modalità di accesso al prepensionamento per il lavoratore che sia anche caregiver. Si tratta dell’APE sociale (ossia, l’anticipo pensionistico) e della c.d. quota 41 per i lavoratori precoci. Inoltre, esclusivamente per le lavoratrici, è prevista anche la soluzione c.d. “opzione donna”.

In realtà, non ci sono discipline specifiche sulla pensione anticipata dei caregiver. Tuttavia, tra le varie categorie che possono usufruire di questi strumenti, ci sono anche i soggetti che lavorano e prestano assistenza, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, al coniuge o ad un familiare convivente disabile ai sensi dell’art. 3 della legge 104.

Ebbene, una prima modalità è l’APE sociale: ossia, l’anticipo pensionistico. È un’indennità a carico dello Stato ed erogata dall’INPS, che spetta a determinate categorie di lavoratori, tra cui quelli che svolgono anche il ruolo di caregiver. Però, per accedere all’APE sociale, i soggetti devono avere anche i seguenti requisiti:
almeno 63 anni e 5 mesi di età ;
almeno 30 anni di anzianità contributiva. 

AVV. FABIO RUSSOL’APE sociale è corrisposto ogni mese, per 12 mensilità all’anno, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia o fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia.

In generale, l’importo dell’indennità è pari alla somma della rata mensile di pensione calcolata al momento della domanda e, comunque, non può essere superiore a 1.500 euro. Tuttavia, mentre si fruisce dell’APE sociale, non spettano né contribuzione figurativa, né Assegni per il Nucleo Familiare.

Oltre all’APE sociale, anche nel 2024, c’è un’ulteriore modalità di accesso alla pensione anticipata per i caregiver: si tratta della c.d. quota 41. È una strada che è riconosciuta, indipendentemente dall’età, a coloro che hanno versato 41 anni di contributi e sono considerati “lavoratori precoci” (ossia, soggetti che hanno iniziato a lavorare molto giovani).

Inoltre, sempre ai fini del prepensionamento, c’è anche un’altra possibilità riservata alle lavoratrici che, al momento della domanda e da almeno sei mesi, assistono un parente convivente con disabilità grave. Si fa riferimento alla c.d. “opzione donna”.

Per usufruire di questa via agevolata, è necessario che l’interessata abbia maturato determinati requisiti alla data del 31 dicembre 2023

  • aver compiuto almeno 61 anni (l’età scende a 60 anni, se la donna ha un figlio; se ha due o più figli, l’età si riduce ancora a 59 anni);
  • aver raggiunto almeno i 35 anni di anzianità contributiva.

 

Peraltro, la modalità “opzione donna” prevede un periodo finestra (cioè, il periodo di attesa per il primo pagamento pensionistico) di 12 mesi dal raggiungimento dei requisiti per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi dalla maturazione dei presupposti per le lavoratrici autonome.

È chiaro che, se i lavoratori caregiver non possono sfruttare le forme di prepensionamento che abbiamo visto, essi potranno accedere alla pensione così come gli altri lavoratori. Quindi, potranno richiedere la pensione anticipata in caso di raggiungimento di una certa anzianità contributiva (per gli uomini è di 42 anni e 10 mesi; per le donne è di 41 anni e 10 mesi) oppure, infine, dovranno aspettare i requisiti per la pensione di vecchiaia (i 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi versati). https://www.brocardi.it/notizie-giuridiche/legge-ecco-come-accedere-alla-pensione-anticipata-anni-2024-assisti/3821.html

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GIORNALINO ASSOCIAZINE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Le Regioni che si muovono sui caregiver: una Proposta di Legge della Toscana

22 Febbraio 2024, 11:19am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Mano di una caregiver sulla mano di un assistito

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Presentata dalla Giunta Regionale Toscana, la Proposta di Legge Regionale avente ad oggetto le “Disposizioni per la promozione ed il riconoscimento della figura del caregiver familiare” è stata trasmessa al Consiglio Regionale per proseguire l’iter di approvazione. Non sembra tuttavia che nella formulazione di essa si siano prese in considerazione le discipline di questa materia già adottate da altre Regioni e quelle in fase di definizione a livello nazionale. Pertanto, in vista dell’approvazione definitiva, l’auspicio è che il testo venga modificato, considerando una serie di elementi

Mano di una caregiver sulla mano di un assistitoNella seduta della Giunta Regionale Toscana del 12 febbraio scorso, l’assessora regionale alle Politiche Sociali Serena Spinelli ha presentato una Proposta di Legge Regionale avente ad oggetto le Disposizioni per la promozione ed il riconoscimento della figura del caregiver familiare.
Il testo (corredato di diversi allegati di cui si segnala il link nel box in calce) è stato approvato dalla Giunta, ed ora è stato trasmesso al Consiglio Regionale per l’esame da parte della Terza Commissione Sanità e Politiche Sociali e per la successiva discussione e approvazione in Aula. Non si sta dunque parlando di una Legge, ma, appunto, di una Proposta.
Prima di entrare nel merito, desideriamo esprimere apprezzamento per la scelta della Regione Toscana di intervenire su questa materia, giacché molti caregiver familiari – in larga maggioranza donne – operano in condizioni drammatiche e sono esposti ad una sistematica violazione dei propri diritti umani a causa della mancanza di riconoscimento del loro lavoro di cura e del loro ruolo. Specifichiamo inoltre, per onestà intellettuale, che chi scrive ha svolto il ruolo di caregiver per quindici anni.

Il testo si compone di otto articoli. Vediamone i principali contenuti.
Attraverso questa Proposta, la Regione Toscana «valorizza il caregiver familiare […] e ne riconosce il ruolo di componente informale della rete di assistenza alla persona e di figura cardine del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari», si legge nell’articolo 1 (Finalità) (grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni).
Per la definizione di caregiver si fa riferimento a quella contenuta nell’articolo 1, comma 255 della Legge 205/17 («Si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18»). Una definizione che tuttavia ha il difetto di tutelare solo i familiari/affini, limitando così il diritto della persona con disabilità di scegliere di farsi assistere da soggetti della cerchia affettiva o amicale nel caso in cui non avesse parenti, o preferisse altri soggetti a questi ultimi.

L’articolo 2 definisce il Ruolo del caregiver familiare. È specificato che egli «opera in modo volontario, gratuito e responsabile» nell’àmbito del Progetto di Assistenza Individualizzato (PAI) (come definito dall’articolo 12 della Legge Regionale Toscana 66/08) o del progetto di vita, nel caso di persona con disabilità, in coerenza con il percorso assistenziale personalizzato della persona stessa.
Inoltre «il caregiver familiare è coinvolto dai competenti servizi sociali, socio-sanitari e sanitari, come parte integrante, nelle attività relative alla valutazione multidimensionale della persona con disabilità e non autosufficiente, con particolare riferimento alla definizione del PAI o del progetto di vita, nel caso di persona con disabilità».
I compiti del caregiver sono indicati nel Preambolo in questo modo: «Assiste e si prende cura della persona con disabilità e non autosufficiente, in modo continuativo, garantendole la permanenza al domicilio e il mantenimento delle relazioni affettive»; e «aiuta la persona assistita nel disbrigo delle pratiche amministrative, rapportandosi ed integrandosi con gli operatori del sistema dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari professionali».
A parere di chi scrive è quanto meno arbitrario stabilire che il caregiver debba fornire la garanzia della permanenza al domicilio della persona con disabilità, semmai la favorisce. Dovrebbero essere i servizi a garantire i supporti perché la permanenza a domicilio possa essere possibile quando appropriata.

L’articolo 3 stabilisce che «i servizi sociali, socio-sanitari e sanitari riconoscono il caregiver familiare come un elemento della rete del welfare locale e gli assicurano il supporto e l’affiancamento necessari a sostenerne la qualità dell’opera di assistenza prestata».
Gli stessi servizi, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali, e previo consenso della persona assistita, forniscono allo stesso caregiver «un’informazione puntuale ed esauriente sulle problematiche della persona assistita, sui bisogni assistenziali e le cure necessarie, sui criteri di accesso alle prestazioni sociali, socio-sanitarie e sanitarie, nonché sulle diverse opportunità e risorse operanti sul territorio che possono essere di sostegno all’assistenza e alla cura».
È prevista anche la promozione di iniziative e l’individuazione di strumenti di sensibilizzazione, informazione ed orientamento finalizzati a sostenere il ruolo del caregiver familiare.
Il caregiver, di propria iniziativa o su proposta dei citati servizi, esprime in modo libero e consapevole la disponibilità a svolgere la propria attività volontaria di assistenza e cura, nell’àmbito del PAI o del progetto di vita, «anche avvalendosi di supporti formativi e di forme di integrazione con i servizi sociali, socio-sanitari e sanitari». Tale impegno può essere rivisto.
Nel PAI o nel progetto di vita, oltre al contributo di cura e le attività del caregiver, vanno esplicitate anche le «le prestazioni, gli ausili, i contributi necessari ed i supporti che i servizi sociali e sanitari si impegnano a fornire, al fine di permettere al caregiver familiare di affrontare al meglio possibili difficoltà od urgenze e di svolgere le normali attività di assistenza e di cura in maniera appropriata e senza rischi per l’assistito e per sé medesimo». Qui si parla di “contributi necessari e supporti” (chi stabilisce che sono necessari?) ma non, ad esempio, di “interventi di sostegno e sollievo, di emergenza o programmati”, la qual cosa, unita al fatto che tali attività non sono finanziate con specifiche risorse, fa pensare che questi ultimi non siano previsti.

L’articolo 4 individua i componenti della rete di sostegno al caregiver familiare: il sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari, nonché il volontariato e la rete di solidarietà e prossimità. Questi ultimi sono considerati come un’ulteriore risorsa da attivare, eventualmente, per «contrastare i rischi di isolamento del caregiver familiare».

L’articolo 5 riguarda il Centro di Ascolto Regionale, servizio già attivo da qualche anno, che fornisce al caregiver informazioni e orientamento riguardanti gli interventi, i servizi e le opportunità del territorio di riferimento, e supporto psicologico.
Nei casi più complessi il Centro di ascolto informa e orienta il caregiver familiare verso l’associazionismo e le reti solidali del territorio. Per il solo finanziamento del Centro è previsto una copertura di 225.000 euro per il triennio 2024-2026 (articolo 8), mentre non è previsto alcun finanziamento specifico delle altre attività.

L’articolo 6 disciplina gli interventi di promozione a favore del caregiver familiare: interventi divulgativi rivolti alla popolazione; iniziative di informazione, valorizzazione e programmi di aggiornamento sul ruolo del caregiver rivolte agli operatori del sistema dei servizi; la possibilità di favorire accordi con le rappresentanze delle compagnie assicurative che prevedano premi agevolati per le polizze eventualmente stipulate dal caregiver familiare; la possibilità promuovere intese ed accordi con le associazioni datoriali, tesi ad una maggiore flessibilità oraria che permetta di conciliare la vita lavorativa con le esigenze di cura.
Se approvata, la Proposta di Legge verrà sottoposta a un monitoraggio dei risultati finalizzato alla sua valutazione (articolo 7).

La Proposta di Legge appare nel complesso debole perché l’unico servizio finanziato è il già esistente Centro di Ascolto Regionale che, oltretutto, orienta i casi più complessi, non ai servizi, bensì all’associazionismo. Nella relazione tecnico-finanziaria (Allegato E) è riportato che nel biennio 2022-2023 il Centro ha gestito 399 pratiche (200 l’anno). Numeri abbastanza contenuti se rapportati alla platea dei possibili beneficiari.

Non sembra che nella stesura della Proposta di Legge siano state prese in considerazione le discipline di questa materia già adottate da altre Regioni, e quelle in fase di definizione a livello nazionale.
Tra le Leggi Regionali più recenti la 8/23 del Friuli Venezia Giulia, ad esempio, riconosce esplicitamente tra i caregiver anche le persone non conviventi (un esempio può chiarire la portata di questa indicazione: un fratello o una sorella che si prendono cura del proprio congiunto con disabilità, dedicando a questo compito molte ore di cura e attività, non dovrebbero essere costretti a lasciare la propria casa e/o la propria “nuova” famiglia per vedersi riconosciuti/e nel ruolo di caregiver), e quelle con cui la persona con disabilità abbia una comprovata relazione affettiva o amicale stabile; è specificato che l’attività di cura può essere svolta da un caregiver anche a favore di più assistiti; sono previsti, tra gli altri, interventi di sostegno e sollievo, di emergenza o programmati, nelle situazioni di bisogno segnalate; supporto di gruppi di auto mutuo aiuto a integrazione dei servizi garantiti dalle reti di sostegno istituzionali; formazione e riconoscimento delle competenze maturate dal caregiver familiare; iniziative in favore di studenti caregiver familiari.
Anche l’articolo 39 (Caregiver familiari) dell’Atto del Governo n. 121, contenente lo Schema di Decreto Legislativo in attuazione della Legge Delega 33/23 (Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane, meglio nota come “Legge Delega sulla non autosufficienza”), sembra avere tutt’altra impostazione. Infatti è indicato che, ad esempio, «le Regioni programmano e individuano le modalità di riordino e unificazione, le attività e i compiti svolti dalle unità di valutazione multidimensionali unificate operanti per l’individuazione delle misure di sostegno e di sollievo ai caregiver familiari». Si parla anche di definire i sostegni necessari per il caregiver tenendo «conto dell’esito della valutazione dello stress e degli specifici bisogni», e di valorizzare «l’esperienza e le competenze maturate dal caregiver familiare nell’attività di assistenza e cura, al fine di favorire l’accesso o il reinserimento lavorativo dello stesso al termine di tale attività».

Pertanto auspichiamo che, poiché la Proposta di Legge non è stata ancora approvata, il testo in questione venga modificato in considerazione degli orientamenti regionali e nazionali a cui abbiamo accennato.

Nota:
La pubblicazione del presente testo è stata segnalata alla Segreteria dell’assessora regionale alle Politiche Sociali Serena Spinelli e ben volentieri chi scrive rimane a diposizione, per ospitare eventuali repliche, qualora Spinelli ritenesse di voler rispondere alle argomentazioni qui esposte.

Ringraziamo Loredana Ligabue per la collaborazione.

Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente approfondimento è già apparso. Viene qui ripreso, con minime modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione.

Documentazione di riferimento:
Toscana. Giunta Regionale, Verbale della seduta del 12 febbraio 2024, avente ad oggetto la presentazione della Proposta di Legge regionale Disposizioni per la promozione ed il riconoscimento della figura del caregiver familiare, corredato dei seguenti allegati: Allegato A (testo della Proposta di Legge), Allegato B (relazione illustrativa), Allegato C (relazione tecnico-normativa), Allegato D (scheda aiuti di Stato) e Allegato E (relazione tecnico-finanziaria). Il testo è stato trasmesso al Consiglio Regionale per l’esame da parte della Terza Commissione Sanità e Politiche Sociali e per la successiva discussione e approvazione in Aula. di Simona Lancioni*

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Disturbo dello Spettro Autistico: uno studio dimostra che un batterio può mitigare i sintomi psicosociali

16 Febbraio 2024, 15:26pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Disturbo dello Spettro Autistico: uno studio dimostra che un batterio può mitigare i sintomi psicosociali

INSERITO DA MORENA MOTTA Sono interessanti i risultati ai quali è giunto uno studio internazionale, con partecipazione anche italiana, che ha dimostrato l’efficacia di un ceppo del batterio Lactobacillus reuteri, probiotico normalmente presente nel microbiota intestinale, per ridurre i sintomi psicosociali delle sindromi dello spettro autistico

L’ASSE INTESTINO-CERVELLO
Lo studio, che in Italia ha visto capofila il Policlinico Tor Vergata in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, è partito dalle evidenze già note in letteratura sulle potenzialità dell’intestino nella risoluzione di disturbi neurologici e psichiatrici. In particolare il microbiota intestinale, ossia l’insieme di batteri, funghi, virus e altri organismi che aiutano ad assimilare cibi complessi e forniscono una barriera fondamentale per proteggerci dalle infezioni. Il Disturbo dello Spettro Autistico, in particolare, è tra le condizioni sulle quali la ricerca si è maggiormente concentrata per comprendere la relazione tra l’asse intestino cervello e i sintomi peculiari dell’autismo, evidenziando un’aumentata incidenza di disturbi gastrointestinali e di profili di microbiota differenti nei bambini con autismo rispetto a bambini neurotipici.

LO STUDIO
Partendo da questi dati un’equipe internazionale di ricercatori appartenenti a istituti di ricerca europei e statunitensi ha sperimentato l’efficacia di una specifica combinazione di ceppi probiotici somministrati attraverso un’integrazione dell’alimentazione, nel contesto di un trial clinico randomizzato a doppio cieco, controllato con placebo che ha coinvolto 43 bambini tra i 4 e gli 8 anni.
L’intero progetto è durato più di 3 anni, e i risultati ottenuti sono stati pubblicati sulla rivista Cell Host & Microbe.

I RISULTATI DELLO STUDIO
Per questo studio sono stati analizzati, con tecniche avanzate di ultima generazione il microbiota intestinale e il sistema immunitario, due componenti essenziali dell’asse intestino-cervello. I risultati ottenuti hanno dimostrato che l’assunzione di una particolare combinazione di Lactobacillus reuteri (un prodotto contenente i ceppi ATCC-PTA-6475 e DSM-17938) migliora il funzionamento prosociale nei bambini con autismo che hanno partecipato allo studio. È stato inoltre riscontrato che la supplementazione probiotica non altera il microbioma intestinale e il profilo immunitario dei bambini.
Il lavoro dei ricercatori su modelli sperimentali ha inoltre dimostrato l’efficacia del singolo ceppo specifico di Lactobacillus reuteri (ATCC-PTA-6475).

NECESSARI ALTRI STUDI
Spiega il prof. Luigi Mazzone, Neuropsichiatra Infantile del Policlinico Tor Vergata di Roma “Il trial che abbiamo realizzato ha confermato che l’assunzione di terapie integrative con probiotici è un campo di ricerca molto promettente: i pazienti che abbiamo coinvolto, pur non avendo un miglioramento dei sintomi generali hanno ottenuto degli evidenti benefici nel funzionamento sociale in particolare sulle abilità sociali adattive.  Alla luce di quanto emerso dal nostro studio e in linea con quanto presente in letteratura, riteniamo utili studi più ampi, che permettano di approfondire gli effetti specifici di singoli ceppi sulla sintomatologia autistica”.
Conclude la dott.ssa Elisabetta Volpe: “Uno dei punti di forza del nostro studio è la sua multidisciplinarietà che ci ha permesso di analizzare più mediatori della comunicazione intestino-cervello, come comportamento, microbiota e sistema immunitario, e ritengo che ulteriori studi in questa direzione ci permetteranno di individuare i fattori biologici associati alle disfunzioni comportamentali, utili per una migliore comprensione dell’autismo”.

EQUIPER DI RICERCA
Hanno collaborato l’equipe di ricerca di neuropsichiatria infantile del prof. Luigi Mazzone del Policlinico Tor Vergata di Roma, il laboratorio di Neuroimmunologia Molecolare della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, diretto dalla dott.ssa Elisabetta Volpe, l’equipe del prof. Mauro Costa Mattioli del Baylor College of Medicine di Houston e del prof. Antonio Y. Hardan del dipartimento di psichiatria dell’Università di Stanford. Hanno inoltre collaborato allo studio altri istituti italiani, australiani e svedesi.

FONTE www.disabili.com

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Il museo dei portici abbatte le barriere

1 Febbraio 2024, 09:36am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Il museo dei portici abbatte le barriere - Corriere di Viterbo

inserito da Miki Pappacoda VITERBO. Sabato 3 febbraio alle 10 l’inaugurazione della struttura museale, sede distaccata del museo civico, a seguito dei lavori che hanno consentito l’abbattimento di barriere fisiche, cognitive e sensoriali, grazie al progetto promosso da Comune di Viterbo, Sapienza Università di Roma e Archeoares, finanziato dal Ministero della Cultura con fondi Pnrr. Tutti i dettagli sono stati illustrati questa mattina nell’ambito della conferenza stampa, tenutasi nella sala consiliare di Palazzo dei Priori, a cui sono intervenuti l’assessore alla qualità degli spazi urbani – accessibilità degli spazi, abbattimento delle barriere architettoniche e accessibilità del patrimonio culturale Emanuele Aronne, il professore di Urbanistica presso il Dipartimento di pianificazione design e tecnologia della Sapienza Università di Roma Maurizio Errigo, il socio fondatore Archeoares Gianpaolo Serone e il consigliere comunale delegato all’accessibilità del patrimonio culturale Ugo Poggi. Accessibilità universale “Il progetto si basa su una concezione di accessibilità universale tenendo conto di una utenza ampliata e considerando le persone con disabilità come parte integrante attiva della società – ha sottolineato l’assessore Aronne -. L’accessibilità, oltre a creare ambienti privi di barriere architettoniche, cognitive e sensoriali, deve permettere un comfort ambientale, creando una situazione di sicurezza e autonomia e prestando attenzione all’aspetto qualitativo della progettazione”. Percorsi di formazione inclusiva “In partnership con il Dipartimento Pdta dell’Università La Sapienza di Roma è stato implementato il Lap (Laboratorio dell’Accessibilità Permanente) – ha spiegato il professor Errigo -. Il Lap è un laboratorio di accessibilità, ovvero un luogo in cui si sperimentano percorsi di formazione inclusiva destinati ai cinque profili di utenza definiti nella progettazione: normodotati; cardiopatici, donne in gravidanza, persone con passeggino, individui convalescenti o con un’ingessatura agli arti, obesi, anziani, bambini, persone con ridotta o impedita capacità di movimento, persone su sedia a rotelle; persone con disabilità sensoriale”. Infine, una dedica. “L’intero progetto, in particolar modo la parte riguardante il laboratorio di accessibilità permanente, sarà interamente dedicato a Vito Di Noto, presidente provinciale Aism, scomparso prematuramente lo scorso anno, con cui ho condiviso sopralluoghi e idee riguardanti il museo”. Serone: “Gli utenti con bisogni speciali potranno fruire pienamente della visita e dei servizi” “A partire dal prossimo sabato 3 febbraio – ha sottolineato Serone di Archeoares, società che gestisce il circuito MuVi – il museo sarà accessibile e fruibile alla totalità dei visitatori in ogni sua parte pubblica. Gli utenti con bisogni speciali potranno fruire pienamente della visita e dei servizi. Nella progettazione dell’allestimento e nella realizzazione del nuovo sito internet del museo (www.museodeiportici.it), particolare attenzione è stata rivolta alle persone con disabilità sensoriali. L’obiettivo è quello di arrivare a un percorso museale unico, percorribile e percepibile in più modalità compresenti e che garantisca al pubblico una fruizione agevole e una permanenza piacevole”. Il museo dei portici abbatte le barriere “Un progetto che rende il museo accessibile sotto molteplici forme e sistemi di ingresso – ha affermato il consigliere comunale delegato Poggi – che consente di scegliere le modalità di fruizione degli stessi contenuti senza creare differenze sociali tra utenti. Gli interventi realizzati e che andremo a presentare alla città sabato prossimo sono il risultato di un percorso condiviso, che rispetta e rispecchia i principi essenziali dell’accessibilità del patrimonio artistico e culturale della nostra città”. Frontini: “Stiamo lavorando per rendere la città sempre più inclusiva” “Questa amministrazione sta lavorando per rendere la nostra città sempre più inclusiva sotto diversi aspetti – dichiara la sindaca Chiara Frontini –. Grazie alla collaborazione e alla sinergia ormai consolidata tra Comune, Sapienza Università di Roma e la società Archeoares abbiamo raggiunto un grande obiettivo: consegnare a viterbesi, visitatori e turisti una struttura museale accessibile a tutti. Un intervento che si riallaccia pienamente anche alla recente approvazione in consiglio comunale della disability card e che consente a tutti di poter conoscere e apprezzare il nostro patrimonio, soprattutto a quelle persone fino a oggi fisicamente impossibilitate”. Il Museo dei Portici – sede distaccata del Museo Civico è parte integrante del circuito MuVi (Musei di Viterbo) e rientra nel Viterbo Pass. Tutte le informazioni riguardanti orari e ticket sono consultabili sul sito http://www.museodeiportici.it .

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Quello sterminio di persone con disabilità è un monito per i tempi presenti

30 Gennaio 2024, 10:18am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Ragazzi con disabilità vittime del famigerato programma nazista "Aktion T4"

INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Il 27 Gennaio è per la nostra Federazione una ricorrenza estremamente importante, per ricordare anche lo sterminio di centinaia di migliaia di persone con disabilità durante il regime nazista e la seconda guerra mondiale. Ed è anche un monito per i tempi presenti, dove continuiamo purtroppo a registrare situazioni di discriminazione o parole d’odio nei confronti delle persone con disabilità, senza contare gli stigmi e i pregiudizi ancora presenti»: lo dichiara Vincenzo Falabella, presidente della Federazione FISH, alla vigilia del Giorno della Memoria del 27 Gennaio

Ragazzi con disabilità vittime del famigerato programma nazista "Aktion T4"

Ragazzi con disabilità vittime del famigerato programma nazista “Aktion T4”

«Il 27 Gennaio è per la nostra Federazione una ricorrenza estremamente importante, per ricordare anche lo sterminio di centinaia di migliaia di persone con disabilità durante il regime nazista e la seconda guerra mondiale. Ed è anche un monito per i tempi presenti, dove continuiamo purtroppo a registrare situazioni di discriminazione o parole d’odio nei confronti delle persone con disabilità, senza contare gli stigmi e i pregiudizi ancora presenti»: lo dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), alla vigilia del Giorno della Memoria del 27 Gennaio, ricorrenza internazionale celebrata come giornata per commemorare le vittime della Shoah, designata tale il 1° novembre 2015 dalla Risoluzione 60/7 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Quello dello sterminio di tantissime persone con disabilità ad opera del regime nazista tramite il programma Aktion T4, sorta di tragica “prova generale” dell’Olocausto, è un tema di cui il nostro giornale si occupa per altro da molti anni e non solo in occasione del Giorno della Memoria (nella nota in calce si veda il link a cui trovare l’elenco dei nostri numerosi contributi). «È stato un orrore – commenta Falabella – di cui si è incominciato a parlare apertamente solo qualche decennio fa e del quale sempre più si deve parlare, anche a livello di studi accademici».

«La nostra Federazione – conclude il Presidente della FISH – è quotidianamente impegnata per un presente e un futuro fatti di inclusione, pari opportunità e rispetto dell’altro, ricordando sempre che l’odio e il razzismo nei confronti delle persone con disabilità, e nei confronti di chiunque sia ritenuto diverso, sono ancora oggi attuali e sin troppo presenti nella nostra società. Per questo riteniamo importante che la nostra opera di sensibilizzazione, che ha quale “stella polare” la nuova cultura sulla disabilità, sancita dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, sia rivolta soprattutto ai giovani, per consentir loro di riscoprire la giusta attenzione per i temi sociali». (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO

30 Gennaio 2024, 10:11am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Accarò, "Sogno o Realtà?", 2020 (©Artmajeur)

INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Ho un obiettivo ambizioso, ma legittimo, che un giorno l’Italia sarà accessibile, equa e universale, capace di fornire un’educazione e un’assistenza sanitaria di qualità, una protezione sociale che assicuri, sempre, il benessere fisico e mentale. E continuerò ad impegnarmi per questo, con le tante meravigliose persone che ho incontrato in questi anni»

Accarò, "Sogno o Realtà?", 2020 (©Artmajeur)

Accarò, “Sogno o Realtà?”, 2020 (©Artmajeur)

La condizione sociale delle persone con disabilità in Italia è sempre più preoccupante per le enormi difficoltà ad esercitare i propri diritti e a partecipare ai processi decisionali; a causa della presenza, invasiva, dì barriere architettoniche e sociali, le persone con disabilità si vedono inoltre precluso l’accesso sia all’ambiente fisico che all’ambiente non fisico, il che costituisce un serio ostacolo alla loro realizzazione personale, alla loro piena integrazione nella società e alla loro partecipazione significativa e costruttiva alla vita democratica. Incontrano, quindi, una serie di difficoltà per avere accesso all’educazione e alla formazione professionale, all’assistenza sanitaria, all’occupazione, a un alloggio, tutte condizioni utili a mantenere una qualità di vita adeguata.
L’impatto negativo, poi, della crisi economica attuale ha ulteriormente compromesso i progressi verso la piena realizzazione della loro cittadinanza, perché le misure di austerità e i tagli di bilancio ai programmi di protezione sociale contribuiscono a esporle a maggiori rischi di esclusione, povertà, discriminazione, emarginazione, analfabetismo digitale e stereotipi negativi.

Tutto questo accade nonostante la nostra Carta Costituzionale, che non solo sancisce la piena uguaglianza formale di tutti i cittadini e le cittadine, o meglio le persone, ma riconosce anche l’uguaglianza sostanziale, attribuendo alla Repubblica il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (articolo 3).

Io ho un obiettivo, ambizioso ma legittimo, che un domani il nostro Paese sarà in grado di trasformarsi in un luogo senza barriere e senza frontiere, di perfetta armonia, dove vigerà la lealtà e dove le iniquità saranno bandite. Io ho un obiettivo, ambizioso, ma legittimo, che un domani l’Italia metterà al centro la persona con il suo nome, con il suo volto, con il bene che potrà fare e il male che potrà soffrire. Io ho un obiettivo, anche questo ambizioso ma legittimo, che un giorno l’Italia sarà il luogo dove la persona bisognosa di cure non sarà considerata una spesa che grava sul bilancio della comunità, ma una mano da stringere, un dolore da alleviare, una sfida che la scienza saprà raccogliere. Io ho un obiettivo, ancora ambizioso ma legittimo, che un giorno l’Italia sarà accessibile, equa e universale, capace di fornire un’educazione e un’assistenza sanitaria di qualità, una protezione sociale che assicuri, sempre, il benessere fisico e mentale.

Continuo ad impegnarmi, con le tante meravigliose persone che ho incontrato in questi anni, perché presto l’Italia diventi il luogo dove lavorare insieme significhi non sgomitare per fare carriera, ma collaborare per un’impresa comune capace di rendere favolosa la vita di tutti.
Ho sempre davanti a me un grande sogno, che un giorno l’Italia sarà il luogo dove le risorse, i traguardi raggiunti dalla ricerca e la potenza delle tecnologie non saranno orientate a moltiplicare i guadagni, ad accumulare tesori, a imporre un dominio, ma a essere l’occhio per il non vedente, la protesi per l’amputato, l’esoscheletro per il paraplegico, l’apparecchio acustico digitale per il non udente, il puntatore ottico per il tetraparaplegico.
Non smetterò mai di sognare finché avrò la forza di nuotare*.

*Persona amputata della gamba destra, in questi anni Salvatore Cimmino ha portato avanti un vero e proprio giro del mondo a nuoto, seguito anche dal nostro giornale e denominato A nuoto nei mari del globo, per dare visibilità al proprio progetto Un mondo senza barriere e senza frontiere. DI SALVATORE CIMMINO SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ciserano. Un paese senza ostacoli, a misura di tutti i cittadini

20 Gennaio 2024, 15:49pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Ciserano, un paese per lo sport: inaugurati campo esterno e area fitness -  Prima Treviglio

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA CISERANO. L’Amministrazione comunale di Ciserano ha lanciato il questionario per individuare le barriere architettoniche. Caccia alle barriere architettoniche: in primavera via alla programmazione comunale per la rimozione. L’Amministrazione comunale di Ciserano guidata dalla sindaca Caterina Vitali nei giorni scorsi ha affidato l’incarico per la redazione del Piano di eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA). Le barriere architettoniche sono un limite ed un ostacolo alla libera fruizione di edifici e spazi pubblici e privati da parte di tutti e in particolare delle persone che presentano un deficit motorio, o sensoriale o cognitivo. La progressiva eliminazione delle barriere architettoniche nel nostro territorio è, oltre che un dovere, un elemento di cavità. La semplice presenza di una scala, l’assenza di una rampa in un marciapiede o altre situazioni del genere, possono essere limitanti per persone con ridotte capacità motorie come persone anziane, bambini o persone con particolari disabilità, ma anche genitori con il passeggino o persone con le stampelle. Ancora, altri elementi possono essere d’ostacolo a soggetti persone ipovedenti o con problemi di udito. Questionario Eliminare una barriera architettonica, da questo punto di vista, è elemento di facilitazione non solo per qualcuno, ma per tutti, pertanto diventa, oltre che un dovere, anche un elemento di civiltà per il comune. La redazione di un PEBA è il primo atto di questo guadagno di civiltà, perché si tratta di uno strumento di programmazione comunale che intende fotografare il territorio del Comune di Ciserano valutando la presenza di barriere architettoniche nei luoghi e spazi pubblici, ma anche negli edifici pubblici o privati a uso collettivo. Non solo, partendo da queste schede di monitoraggio, identifica l’intervento da realizzare, una stima del suo costo e la priorità di adeguamento. Nel varie aree del paese, sulla base della segnalazioni dei cittadini, verranno stilati degli studi di pre fattibilità che verranno consegnati all’ufficio tecnico per programmare gli interventi di rimozione delle barriere. Il sindaco "L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale è, in questa fase, di allargare il più possibile la capacità di identificare la presenza di barriere architettoniche, raccogliendo il contributo di tutti. - ha detto il sindaco - Per questa ragione è stato predisposto un breve questionario che può essere compilato online. Attraverso questo questionario molto veloce, intendiamo raccogliere le segnalazioni dei cittadini in merito alla presenza di una o più barriere architettoniche nel territorio o negli edifici di Ciserano. La compilazione è anonima e aperta a chiunque. Per chi fosse impossibilitato a compilare il questionario online, è possibile richiedere la versione cartacea del questionario presso la biblioteca, o all’ingresso del Comune. Il termine ultimo per compilare il questionario è fissato per il giorno 31 gennaio 2024. Le segnalazioni saranno esaminate e incorporate nel PEBA, che contiamo di adottare entro la prossima primavera. Il nostro intento è quello di rendere il paese a misura di tutti i cittadini. Un segnale di civiltà e progresso". Prima Treviglio

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Perugia, avanza la pratica del PEBA. Per rimuovere le barriere architettoniche a Fontivegge e Madonna Alta

20 Gennaio 2024, 15:05pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Perugia, avanza la pratica del Peba. Per rimuovere le barriere  architettoniche a Fontivegge e Madonna Alta piano da 1,7 milioni

INSERITO DA MIKI PAPPACODA PERUGIA. Avanza la partita del PEBA, il piano di eliminazione delle barriere architettoniche per le zone interessate dal piano periferie, quelle di Fontivegge e Madonna Alta. Ieri la commissione Urbanistica di palazzo dei Priori ha dato il via libera all'unanimità all'atto, illustrato dall'assessore Margherita Scoccia (Urbanistica) e dal dirigente Franco Marini. Il PEBA, finalizzato a migliorare la connessione delle aree territoriali interessate e a incrementarne l'accessibilità, rappresenta per la città una sorta di esperienza pilota, visto che interesserà aree specifiche. Potrà poi «successivamente trasformarsi in modello replicabile in altre zone fino ad individuare tutti gli ambiti territoriali del Comune», ha sottolineato Scoccia. Il piano era stato oggetto di una presentazione nei mesi scorsi, a maggio. È in quella sede che erano emersi i  numeri del progetto.

Nell'intera area interessata, dal parco della Pescaia fino al parco Vittime delle Foibe, inglobando dunque anche la fascia della stazione (che sarà interessata da uno specifico intervento per l'accessibilità), sono emerse 825 criticità (solo 90 su via Angeloni), cioè interventi da fare per rendere l'area accessibile. Tutto è stato racchiuso in un database, con schede che riportano problemi e soluzioni. Lo studio, come venne spiegato, ha toccato ogni fronte, dalle strisce pedonali alla collocazione dei cestini. La mole di interventi è stata suddivisa in 18 stralci.

Capitolo fondi.
La spesa complessiva per i lavori di contenimento e superamento delle barriere fisiche e percettive esistenti ammonta a 1,7 milioni di euro.
Per la precisione 362.763 euro per la manutenzione ordinaria, 1.179.446 euro per quella straordinaria, 225.295 euro per progetti specifici. Nel bilancio di previsione 2024-2026 per attuare interventi previsti dal PEBA sono stati stanziati 180mila euro.
Un aspetto sottolineato ieri nel dibattito in commissione da Erika Borghesi (Pd): «Per dieci anni non si è intervenuti per eliminare criticità facilmente risolvibili con un controllo puntuale del territorio e adesso, presentando il PEBA, ancora non si dà concretezza al cambiamento investendo risorse con un importo dignitoso». Risorse a parte, da tutti i fronti è stata espressa soddisfazione per un piano che renderà una zona importante della città accessibile. L'assessore Scoccia ha aggiunto che il PEBA è stato integrato alla luce di quanto emerso dall'iter partecipativo e che «nella prossima Agenda urbana, le cui risorse saranno concentrate su San Sisto, ci sarà un finanziamento per un altro piano finalizzato alla eliminazione delle barriere architettoniche». Ieri ha partecipato in collegamento anche Leris Fantini, il professionista incaricato della redazione del piano secondo cui la città «il piano non risponde solo alle necessità di persone con disabilità, ma a quelle dei cittadini di tutte le età».

di Riccardo Gasperini IL MESSAGGERO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Superbonus, cessione credito e Bonus Barriere Architettoniche: i dubbi del CNI

4 Gennaio 2024, 11:22am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Nuovo decreto su Superbonus, cessione del credito e barriere architettoniche:  tutti i dubbi del Cni - Mondo Professionisti

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri si domanda se effettivamente il nuovo Decreto sia in grado di risolvere le problematiche attualmente esistenti e contribuisca a evitare danni e contenziosi. Il Decreto Legge 29 dicembre 2023, n. 212 recante “Misure urgenti relative alle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 119, 119-ter e 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”, introduce l’ennesima modifica (di cui si è ormai perso il conto) alle norme del Superbonus 110%, oltre ad altre novità sulle opzioni alternative alle detrazioni fiscali e sul Bonus Barriere Architettoniche. Le pressanti richieste degli operatori però non sono state soddisfatte e si teme fortemente che molti di quelli che avevano avviato gli interventi e che si sono improvvisamente scontrati con il problema del blocco della cessione dei crediti, non troveranno adeguate soluzioni. Necessario qualche mese in più Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri riteneva, e ritiene, che per i numerosi cantieri in avanzato stato di esecuzione la semplice concessione di qualche mese in più per concludere i lavori sarebbe stata sufficiente per poter completare molti interventi rimasti bloccati, anche a causa delle continue variazioni alle possibili opzioni alternative alle detrazioni fiscali (sconto in fattura e cessione del credito). L’introduzione di una sorta di sanatoria, prevista dall’art. 1, c. 1, del D.L. per chi non riuscirà a terminare i lavori, che esclude il recupero delle detrazioni fiscali indirette (a seguito di opzione alternativa) anche in caso di mancato raggiungimento del “salto” di due classi energetiche, non può essere considerata completamente soddisfacente in quanto non tiene minimamente conto del mancato miglioramento energetico degli edifici e dei contenziosi che molto probabilmente ne seguiranno. Limite di reddito troppo basso Inoltre, desta perplessità il meccanismo del contributo previsto dall’art. 1, c. 2, del D.L. a favore dei proprietari di unità immobiliari in condominio con reddito di riferimento non superiore a 15 mila euro, per le spese sostenute nel 2024. Tale limite di reddito, infatti, appare estremamente basso e non viene specificato l’ammontare del contributo che sarà erogato, nei limiti delle risorse disponibili. In tal senso bisognerà attendere l’emanazione del previsto decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Infine, sorprendono le limitazioni imposte dagli artt. 2 e 3 del D.L. alle possibilità ormai residue di utilizzare le opzioni alternative alle detrazioni fiscali (cessione del credito e sconto in fattura) per gli interventi comportanti la demolizione e la ricostruzione degli edifici nei Comuni dei territori colpiti da eventi sismici, nonché alle spese sostenute per gli interventi di superamento ed eliminazione di barriere architettoniche di cui all’art. 119-ter del D.L. 34/2020, riducendone anche l’ambito di applicazione. I dubbi del CNI In conclusione, il Consiglio Nazionale Ingegneri si domanda se effettivamente il nuovo Decreto sia sufficiente ed adeguato per risolvere le problematiche attualmente esistenti sul tema, che rischiano di creare seri danni e contenziosi. In tal senso si attendono e, soprattutto, auspicano approfondimenti ed eventuali variazioni/integrazioni in sede di conversione in legge del decreto. Allo stesso tempo, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ribadisce la mancanza di un piano generale programmatico per il risanamento del patrimonio edilizio, strettamente necessario per affrontare concretamente il tema complesso del sistematico risanamento energetico previsto dalle nuove disposizioni europee, che dovrebbe impegnare il Paese intero per i prossimi decenni. a cura di Antonio Felici, capo Ufficio Stampa Consiglio Nazionale degli Ingegneri EdilTecnico

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Locatelli a Caivano, nasce la Consulta per i disabili

16 Novembre 2023, 13:30pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Locatelli a Caivano, nasce la Consulta per i disabili

INSERITO DA MORENA MOTTA È stato firmato a Caivano (Napoli) l'atto che istituisce la Consulta straordinaria per persone con disabilità - primo organismo di questo genere realizzato nel comune attualmente sciolto per infiltrazioni camorristiche - "un luogo - ha spiegato il ministro Alessandra Locatelli - in cui far incontrare istituzioni, famiglie dei disabili e associazioni, raccogliere richieste ed elaborare proposte progettuali.

La consulta vuole dar voce a queste persone che finora non potevano neanche esprimersi, vuole rispondere ai bisogni della comunità, mettere a fuoco i bisogni e tener conto delle differenti situazioni".

A firmare l'atto costitutivo, oltre alla ministra per la disabilità, anche il commissario straordinario di Governo Fabio Ciciliano e le famiglie di alcuni disabili, presenti oggi presso gli uffici del Commissariato straordinario in Corso Umberto.
"Proprio dalla Consulta - aggiunge la Locatelli - vorrei attingere per poter portare progettualità che rispondano alle esigenze delle persone, penso ai tanti bimbi con disturbo dello spettro autistico o ai ragazzi con disabilità intellettive, relazionali, sensoriali e fisiche. La Consulta deve essere un punto di riferimento per creare continuità e superare le difficoltà attuali, anche il fatto che tanti sono costretti ad uscire da Caivano per trovare risposte".

FONTE www.ansa.it

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