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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Incentivi per chi assume un disabile

19 Gennaio 2022, 14:14pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Incentivi per chi assume un disabile

INSERITO DA MORENA MOTTA La legge prevede degli incentivi per chi assume un disabile, incentivi che si applicano anche nel caso in cui il datore di lavoro non sia soggetto agli obblighi previsti in favore delle categorie protette (il cosiddetto collocamento obbligatorio).

Quindi, prima di vedere quali sono gli incentivi per chi assume disabili, analizziamo più da vicino come funziona l’assunzione obbligatoria dei disabili e degli appartenenti alle altre categorie protette.

Assunzione disabili

I datori di lavoro che occupano almeno 15 dipendenti sono obbligati ad assumere un numero di soggetti disabili che varia in base al numero dei lavoratori validi occupati e computabili (si fa riferimento al numero complessivo dei lavoratori occupati in azienda e non alla singola unità produttiva).

Più elevata è la base occupazionale più è elevato il numero di soggetti da assumere. In particolare: 

  • da 15 a 35 dipendenti: 1 disabile da assumere obbligatoriamente;
  • da 36 a 50 dipendenti: 2 disabili da assumere obbligatoriamente;
  • da 51 dipendenti: il 7% dei lavoratori occupati deve essere disabile.

Vediamo quali sono i disabili rientranti nella quota:

  • persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%;
  • non vedenti o sordomuti;
  • invalidi del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33%;
  • invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla prima all’ottava categoria di cui alle tabelle annesse al DPR 915/78;
  • invalidi la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle proprie attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di 1/3;
  • lavoratori divenuti inabili allo svolgimento delle proprie mansioni per: a) infortunio o malattia di origine extra-lavorativa (con riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 60%); b) infortunio sul lavoro o malattia professionale (con riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 33%);
  • lavoratori già invalidi prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se assunti al di fuori delle procedure che regolano il collocamento obbligatorio (con invalidità civile non inferiore al 60% o invalidità derivante da infortunio sul lavoro o malattia professionale superiore al 33%);
  • lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se assunti al di fuori delle procedure che regolano il collocamento obbligatorio, nei casi di: a) riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60; b) minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle Tabelle annesse al DPR 915/78; c) disabilità intellettiva e psichica, con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% disabili occupati part-time;
  • somministrati disabili.

Assunzione categorie protette

La legge prevede una corsia preferenziale di collocamento anche a favore di alcune categorie di lavoratori che, pur non avendo disabilità fisiche o psichiche, sono considerate svantaggiate. Si tratta di:

  • orfani e coniugi superstiti dei deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, oppure in conseguenza dell’aggravarsi dell’invalidità riportata per tali cause;
  • coniugi e figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro;
  • profughi italiani rimpatriati.

Rientrano nelle categorie equiparate:

  • orfani o coniuge superstite dei caduti sul lavoro o dei deceduti per l’aggravarsi delle mutilazioni o infermità che hanno dato luogo al trattamento di rendita da infortunio sul lavoro;
  • vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e loro familiari (coniuge, figli superstiti, fratelli conviventi e a carico, qualora siano gli unici superstiti);
  • vittime del dovere (ad esempio i magistrati, i carabinieri ed i vigili del fuoco) e loro familiari superstiti;
  • coloro che hanno contratto infermità permanenti invalidanti in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate anche fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative ed i loro familiari superstiti;
  • coloro che, al compimento della maggiore età, vivono fuori della famiglia di origine per effetto di un provvedimento dell’autorità giudiziaria (care leavers).

I soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate sopra indicate hanno diritto ad una quota di riserva sul numero di dipendenti dei datori di lavoro:

  • in aziende con un numero di dipendenti tra 51 e 150 dipendenti bisogna assumere 1 soggetto appartenente alle categorie protette; 
  • in caso di aziende con più di 150 dipendenti bisogna assumere l’1% da categorie protette. 

Benefici per chi assume disabili

I benefici per chi assume disabili sono previsti dall’articolo 13 della legge 68/1999. Tale norma prevede un incentivo per un periodo di 36 mesi a favore del datore di lavoro che assume a tempo indeterminato un disabile, anche se non è soggetto all’obbligo di assunzione, pari – nel caso di assunzione di lavoratori con riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67 e il 79 per cento – al 35% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali. 

L’incentivo è corrisposto al datore di lavoro mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili per 36 mesi, previa domanda all’Inps attraverso apposita procedura.

L’incentivo viene riconosciuto solo se sussistono le seguenti condizioni: 

  • la regolarità contributiva del datore di lavoro;
  • il rispetto delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro;
  • il rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro;
  • l’incremento netto occupazionale rispetto alla media dei lavoratori occupati nei 12 mesi precedenti.

Possono poi essere previsti ulteriori incentivi dalle normative regionali.

FONTE www.laleggepertutti.it

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Lo schema che rinnova profondamente il Nomenclatore c’è, ora tocca alle Regioni

18 Gennaio 2022, 16:25pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Puntatore oculare

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Atteso ormai dal 2017, è stato trasmesso alle Regioni lo schema di Decreto che aggiorna le tariffe per l’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, che dovrà ora essere approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. Esso contiene elementi di forte innovazione, prevedendo, tra l’altro, la prescrizione di comunicatori oculari, di tastiere adattate, di apparecchi acustici a tecnologia digitale, di scooter a quattro ruote, di sedie a rotelle con sistema di verticalizzazione, di sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo e di molto altro

Puntatore oculare

Utilizzo di un puntatore oculare, uno dei tanti ausili di cui è prevista la prescrizioone nello schema di Decreto trasmesso alle Regioni

È stato trasmesso alle Regioni e dovrà ora essere approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo schema di Decreto MEF-Salute (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ministero della Salute), che aggiorna le tariffe per l’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica.
Si tratta di un testo che va a perfezionare il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 2017 che aveva ridefinito e aggiornato i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e che sostituisce i vecchi tariffari per la specialistica ambulatoriale (Decreto del Ministero della Sanità del 22 luglio 1996) e per quella protesica (Decreto del Ministero della Salute 332/99), un provvedimento che avrà un impatto complessivo stimato di quasi 400 milioni di euro.

A darne notizia è il «Quotidiano Sanità», che riporta anche alcuni stralci della relazione tecnica che accompagna il provvedimento: «Il nuovo Nomenclatore della specialistica ambulatoriale contiene elementi di forte innovazione, includendo prestazioni tecnologicamente avanzate ed escludendo prestazioni ormai obsolete. Si è tenuto conto che numerose procedure diagnostiche e terapeutiche, considerate nel 1996 quasi “sperimentali” o eseguibili in sicurezza solo in regime di ricovero, oggi sono entrate nella pratica clinica corrente e possono essere erogate in ambito ambulatoriale» (grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni).

L’innovazione c’è anche sui numeri delle prestazioni erogabili nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, che sono passate dalle 1.702 previste dal Nomenclatore del 1996 alle 2.108 di quello attuale. «In molti casi – si legge ancora nella relazione tecnica –, quali ad esempio le visite specialistiche o gli esami di diagnostica per immagini degli arti, la definizione generica già presente è stata modificata specificandone il contenuto, nella fattispecie introducendo la disciplina o individuando il segmento corporeo. Il risultato è che il nuovo Nomenclatore include prestazioni che, seppure già erogate in vigenza del precedente Decreto, sono descritte o organizzate diversamente».

Anche sul fronte protesico le novità sono rilevanti, giacché nel nuovo Nomenclatore «è stata aggiornata e maggiormente articolata la descrizione delle componenti principali che costituiscono un prodotto. In tal modo è stato reso possibile specificare e dettagliare i materiali e le caratteristiche degli aggiuntivi da utilizzare per garantire un prodotto di buona qualità e una tariffa congrua con il valore dei materiali utilizzati. Negli ultimi anni, infatti, si è ampliata notevolmente la gamma di materiali tecnologicamente avanzati, utilizzabili per la costruzione, in particolare, delle protesi ortopediche». Esso consentirà di prescrivere, tra l’altro, anche ausili informatici e di comunicazione, come i comunicatori oculari e le tastiere adattate per persone con gravissime disabilità; apparecchi acustici a tecnologia digitale, attrezzature domotiche e sensori di comando e controllo ambientale (come dispositivi di allarme e telesoccorso); posaterie e suppellettili adattati per le disabilità motorie; barelle adattate per la doccia; scooter a quattro ruote; sedie a rotelle con sistema di verticalizzazione; sedie a rotelle per persone con disabilità complesse; sollevatori fissi e per vasca da bagno; sistemi di sostegno nell’ambiente bagno (come maniglioni e braccioli); carrelli servoscala per interni; arti artificiali a tecnologia avanzata; sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo. (Simona Lancioni) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORREN TINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO L’Arengario «vietato» ai disabili: alla sbarra il Comune di Monza

17 Gennaio 2022, 16:03pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

L'Arengario «vietato» ai disabili: alla sbarra il Comune di Monza - Prima  Monza

INSERITO DA MIKI PAPPACODA MONZA. Diritti dei disabili e accessibilità garantita: l’Arengario nell’occhio del ciclone. L’edificio medievale da cui parlavano viceré e podestà, oggi semplice spazio espositivo per mostre o esposizioni, è difficilmente fruibile dai disabili. Non da ieri, certo, anzi! Da decenni il problema esiste e l’attuale Amministrazione comunale sta procedendo ad effettuare carotaggi nel terreno per poter «applicare» un ascensore esterno. Ora l’associazione Ledha (acronimo che sta per LEga Diritti HAndicappati, ndr) ha sporto formale denuncia contro il Comune e l’iter giudiziario sta andando avanti. L’Arengario «vietato» ai disabili: alla sbarra il Comune di Monza La prima udienza si è già svolta in Tribunale a Milano (sede competente) ai primi di dicembre: il giudice doveva decidere se dar seguito al procedimento oppure chiuderlo lì perché non c’erano gli estremi dell’eventuale reato. Ebbene, il verdetto è stato in qualche modo clamoroso perché il processo ci sarà. Sul banco degli imputati, il Comune di Monza appunto, mentre le accuse giungono dall’associazione di volontariato. E’ anche già stata fissata una seconda tappa: martedì 11 gennaio le parti dovranno ritrovarsi in aula di Tribunale per il prosieguo dell’iter. Così Gabriella Rossi, da anni attiva nel mondo della disabilità e referente in questa fattispecie per Ledha: «Gli avvocati del Comune hanno già presentato una loro memoria difensiva in sede di prima udienza. Ma evidentemente le loro argomentazioni non sono riuscite a convincere il giudice, che ha ordinato il prosieguo del processo. Per noi è già un piccolo passo in avanti, vogliamo che qualcuno dica senza remore se abbiamo ragione noi o chi continua a rimandare le soluzioni da prendere. Voglio precisare - sono sempre parole della Rossi - che prima di addivenire alla denuncia abbiamo scritto ben quattro lettere di diffida all’Amministrazione comunale, rimaste inevase. Ci siamo altresì incontrati, proprio sotto all’Arengario, con un tecnico specializzato nell’abbattimento di barriere architettoniche. Avremmo volentieri messo a disposizione del Comune le sue competenze per valutare i lavori. Ma niente, solo promesse a voce e nient’altro. Quindi ci siamo decisi a procedere per vie formali». Rimedi? Difficili da pronosticare, figuriamoci progettarli. Le possibili soluzioni Da una parte la soluzione immediata ma forse meno definitiva: il «monta-scale». Da non confondersi con i monta-scale che siamo abituati a vedere nelle abitazioni però: niente pedana perché intralcerebbe in caso di emergenza. Si tratta invece di una specie di cingolo da applicare alle carrozzelle per poi trasportarle su. Sembra facile, ma non lo è: infatti moltissimi disabili (la più parte ormai) usa carrozzelle elettriche e non più manuali. Ebbene, questi cingoli vanno bene per quelle tradizionali (che si spingono forza di braccia muovendone le ruote) ma non per quelle più moderne. In sostanza, così resterebbero comunque esclusi tetraplegici e distrofici. Quindi? L’unica soluzione rimasta sembra quella dell’ascensore. A margine della vicenda, anche un pungolo polemico: la stessa Rossi è stata assessore (Giunta di centrosinistra dal 2002 al 2007) e non risolse il problema: «Certo, è vero - la sua ammissione - quand’ero assessore l’Arengario era già così. Non ho risolto all’epoca la questione per un motivo semplice: la Sovrintendenza alle Belle Arti impediva qualsivoglia intervento, anche il più piccolo e meno impattante. Oggi da un lato è cambiata la sensibilità e dall’altro ci sono dirigenti diversi dell’Ente, quindi si può procedere». D’obbligo la replica alla controparte. Parla a nome dell’Amministrazione comunale l’assessore ai Lavori pubblico Simone Villa: «Sulla questione legale e processuale non ho nulla da dire: non conosco gli atti, deciderà chi di dovere. Posso invece ragguagliare sul versante dei lavori. Mi onoro di appartenere alla prima Giunta comunale che si sta occupando in concreto della questione. Abbiamo stanziato 120mila euro a bilancio per l’esame tecnico dei carotaggi così da poter installare un ascensore. Le Giunte di sinistra e centrosinistra che ci hanno preceduto hanno sempre messo il problema sotto il tappeto. Entro fine gennaio inizieremo i lavori per risolvere finalmente questo problema» FONTE GIORNALE DI MONZA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Turismo senza barriere Una guida per muoversi

15 Gennaio 2022, 09:58am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Turismo senza barriere: liberi nella testa per affrontare qualsiasi viaggio  - Italia a Tavola

INSERITO DA MIKI PAPPACODA MANTOVA custodisce un patrimonio culturale e ambientale notevole, apprezzato da turisti di tutto il mondo. Eppure talvolta inaccessibile. Ammirare il castello di San Giorgio, visitare Palazzo Te o fare escursioni nel parco del Mincio è tutt'altro che semplice per chi ha problemi a muoversi. Significa fare i conti con pavimenti sconnessi, ascensori che non funzionano, rampe di accesso inesistenti e altri problemi. Per risolvere queste difficoltà è nata "In carrozza" (Editoriale Sometti), una guida di Mantova e provincia scritta dalla giornalista Valentina Tomirotti, fondatrice dell'associazione "Pepitosa in carrozza" che dal 2019 promuove turismo accessibile e inclusione. «In Italia c'è un problema culturale - racconta -. Io mi sposto in carrozzina e quando viaggio devo cercare un numero infinito di informazioni. Affinché un luogo sia davvero accessibile non basta mettere un simbolo, perché le persone con disabilità hanno bisogni diversi. Se l'ascensore non è abbastanza largo come faccio a entrare? Se alla reception il desk è troppo alto come chiedo informazioni? Non sono dettagli, ma aspetti fondamentali». I sei percorsi indicati permettono di ammirare il meglio di Manto- va. Gli edifici storici che raccontano l'epopea dei Gonzaga, l'ambiente naturale contraddistinto dall'acqua, il quartiere di Lunetta con le sue numerose opere di street art, i borghi in provincia. «Volevo raccontare una Mantova insolita - spiega Tomirotti -. Ecco perché ho inserito il ghetto ebraico: è una metafora della diversità. Credevo fosse giusto che le persone passeggiassero in quelle vie per sapere cos'è stata la mia città in un determinato periodo storico. La diversità è sempre stata guardata con sospetto e quei luoghi lo dimostrano». Il libro dà suggerimenti pratici, attuati in primis dall'autrice: «Ogni itinerario nasce dalla mia esperienza diretta - sottolinea - e contiene numerose fotografie, per muoversi nel modo più agevole possibile. Gli spunti permettono di vivere la città a tutto tondo: sono inclusi dati su autobus, parcheggi, ristoranti e persino pavimentazioni ». La guida si rivolge a tutti: persone con disabilità, chi utilizza deambulatori oppure, più semplicemente, mamme che girano con i passeggini. È prima di tutto un invito a viaggiare, dopo che la pandemia ha impedito a lungo di uscire di casa. «Alle persone con disabilità che devono, per esempio, prenotare un hotel, consiglio di non aver paura di raccontare le proprie specifiche esigenze, senza minimizzare i limiti. Occorre far capire che non siamo assolutamente un problema. Siamo esseri umani come tutti, solo con bisogni diversi». Un altro obiettivo è promuovere temi quali turismo accessibile, inclusione e accoglienza. «Immaginatevi seduti - aggiunge l'autrice -: la visuale è diversa, impari il rispetto dello spazio e fai attenzione a certi dettagli. Alle persone che gestiscono luoghi culturali, strutture ricettive o locali pubblici dico sempre di chiedere aiuto a chi vive quotidianamente questa situazione, per capire come rendere gli spazi più accessibili. La disabilità ha tante forme: motoria, sensoriale, intellettiva, invisibile. Ciò che conta è capire le peculiarità: non per discriminare, ma per esserne consapevoli». Su questo piano, Mantova ha ancora tanta strada da fare. «Io stessa collaboro con chi gestisce i siti museali e vedo che c'è interesse da parte loro - conclude Tomirotti - però deve cambiare mentalità. Vorrei che anche l'amministrazione comunale della mia città avesse questa attenzione: non si risolvono i problemi delle persone con disabilità attraverso sussidi mensili, ma servono progetti ampi e una visione di futuro». di Roberto Dalla Bella AVVENIRE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Alunni con disabilità: in aumento gli insegnanti di sostegno, ancora insufficienti quelli specializzati

13 Gennaio 2022, 09:59am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Alunni disabili: in aumento gli insegnanti di sostegno, ancora in

INSERITO DA MIKI PAPPACODA ROMA. Gli insegnanti per il sostegno che nell'anno scolastico 2020/2021 hanno operato nelle scuole italiane sono più di 191 mila - poco più di 184 mila nella scuola statale (fonte Miur) e circa 7 mila nella scuola non statale - in crescita di oltre 8 mila rispetto all'anno scolastico precedente (+4,4% registrato quasi esclusivamente nella scuola statale). Ad evidenziarlo è il report dell'Istat "L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità". A livello nazionale il rapporto alunno-insegnante, pari a 1,4 alunni ogni insegnante per il sostegno, è più favorevole a quello previsto dalla Legge 244/2007 che raccomanda un valore pari a 2. "Di questi docenti - spiega l'Istat -, circa 65 mila (il 34%) sono stati selezionati dalle liste curricolari, si tratta cioè di insegnanti che non hanno una formazione specifica, impegnati nelle classi frequentate da alunni con disabilità per far fronte alla carenza di figure specializzate. Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolge attività di sostegno sale al 44% mentre si riduce nel Mezzogiorno, attestandosi al 20%". Alla carenza di offerta di insegnanti qualificati si affianca spesso un ritardo nell'assegnazione dell'insegnante per il sostegno. A un mese dall'inizio della scuola, infatti, circa il 20% degli insegnanti per il sostegno non risultava essere stato ancora assegnato. Tale quota sale al 27% nelle regioni del Nord-ovest e tocca le punte massime in Lombardia (29%) e Liguria (34%). Poco diffusa tra i docenti la formazione in modelli inclusivi "Con l'attivazione della didattica digitale integrata diventa cruciale la competenza dei docenti (curriculari e per il sostegno) in materia di modelli inclusivi, necessaria per la progettazione di percorsi didattici efficaci che coinvolgano tutti gli studenti della classe senza esclusioni di alcun tipo - sottolinea ancora l'Istat -. La formazione sulle metodologie inclusive non è però ancora molto diffusa, solo il 24% dei docenti curricolari ha partecipato a corsi di formazione su queste tematiche, quota che sale al 28% tra gli insegnanti per il sostegno. Meno frequente la formazione tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado (21% dei docenti curricolari e 25% dei docenti per il sostegno)". Pochi gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione nel Mezzogiorno Nelle scuole italiane gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione, che affiancano gli insegnanti per il sostegno, sono più di 60 mila, di questi il 4% conosce la lingua italiana dei segni (LIS). "Sono operatori specializzati, finanziati dagli enti locali, la cui presenza può migliorare la qualità dell'azione formativa facilitando la comunicazione dello studente con disabilità e stimolando lo sviluppo delle sue abilità nelle diverse dimensioni d'autonomia. Inoltre, con l'avvio della didattica a distanza, il loro coinvolgimento è risultato determinante nel supportare l'alunno e coadiuvare le famiglie in un impegno a volte molto gravoso". La disponibilità di assistenti all'autonomia varia molto sul territorio con un rapporto alunno/assistente pari a 4,6 a livello nazionale. Nel Mezzogiorno, dove gli assistenti sono meno, il rapporto cresce a 5,4, con punte massime in Molise e in Campania dove supera, rispettivamente, la soglia di 9 e 15 alunni con disabilità per ogni assistente. La presenza di assistenti aumenta invece nelle regioni del Centro e del Nord (con un rapporto rispettivamente di 4,1 e 4,3 alunni per assistente) mentre Lombardia e Marche registrano il rapporto più basso (rispettivamente 3,2 e 2,9). La tecnologia: un "facilitatore" non sempre disponibile La tecnologia può svolgere un'importante funzione di "facilitatore" nel processo d'inclusione scolastica, supportando l'alunno nella didattica e aumentando i livelli di comprensione. In Italia il 75% delle scuole dispone di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità: la dotazione maggiore si registra nelle regioni del Centro (78%), tra le più virtuose la Toscana e l'Emilia-Romagna con oltre l'80% di scuole provviste di postazioni; la Sardegna invece presenta la percentuale più bassa (64%). Il bisogno di questi strumenti non risulta essere sempre soddisfatto, per il 67% delle scuole la dotazione di postazioni informatiche è ritenuta insufficiente. Questa carenza diminuisce nel Nord, dove la quota di scuole con postazioni insufficienti scende al 58% e aumenta nel Centro e nel Mezzogiorno dove sale rispettivamente al 69 e al 77%. Tra gli ordini scolastici, risulta maggiormente sprovvista la scuola primaria (70% di scuole con postazioni insufficienti). Aumentano le postazioni informatiche in classe Afferma l'Istat: "Per favorire una didattica inclusiva è importante che le postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità vengano collocate all'interno della classe. Il loro posizionamento in ambienti esterni, infatti, può rappresentare un ostacolo all'utilizzo quotidiano dello strumento come facilitatore per la didattica insieme al gruppo dei coetanei". Tra le scuole che dispongono di postazioni informatiche, la collocazione in classe si registra nel 47% dei casi, quota che scende nelle regioni del Sud attestandosi al 43%, con punte minime in Abruzzo e Puglia (41%). Il rimanente 53% dei plessi scolastici dispone di queste tecnologie in ambienti esterni (laboratori o aule per il sostegno). Nonostante la disponibilità di questa strumentazione all'interno della classe non risulti ancora ampiamente diffusa, si osserva un discreto miglioramento negli ultimi anni. La quota di scuole dotata di postazioni in classe è passata dal 37% al 47% negli ultimi 3 anni. Le scuole dell'infanzia che utilizzano una tecnologia specifica a supporto dell'alunno con sostegno sono il 21%; a livello territoriale non si riscontrano differenze rilevanti. Barriere architettoniche: ancora limitata l'accessibilità nelle scuole Nell'anno scolastico 2020-2021 sono ancora molte le barriere fisiche presenti nelle scuole italiane: soltanto una scuola su tre risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria. La situazione appare migliore nel Nord del Paese dove si registrano valori superiori alla media nazionale (37,5% di scuole a norma) mentre peggiora, raggiungendo i livelli più bassi, nel Mezzogiorno (28,4%). La regione più virtuosa è la Lombardia, con il 42,5% di scuole accessibili, di contro la Campania si distingue per la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche (23%). L'assenza di un ascensore o la mancanza di un ascensore adeguato al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (45%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di servoscala interno (29%) o di bagni a norma (24,4%). All'interno dell'edificio, invece, raramente si riscontra la presenza di scale (6% dei casi) o porte non a norma (3%). Maggiori difficoltà di accesso per gli alunni con disabilità sensoriali L'accessibilità degli spazi deve comprendere anche gli ausili senso-percettivi destinati a favorire l'orientamento, all'interno del plesso, degli alunni con disabilità sensoriali: solo il 16% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia, mentre le mappe a rilievo e i percorsi tattili, necessari a rendere gli spazi accessibili agli alunni con cecità o ipovisione, sono presenti solo nell'1 % delle scuole. La situazione riguarda tutto il territorio nazionale, con poche differenze tra il Nord e il Sud del paese. Nonostante si rilevi ancora un grave ritardo nei livelli di accessibilità, solo il 17% delle scuole ha effettuato, nel corso dell'anno scolastico, lavori finalizzati all'abbattimento delle barriere architettoniche mentre il 18% di scuole dichiara di non averlo fatto anche se l'edificio ne avrebbe avuto bisogno. Redattore Sociale

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Parte un nuovo corso sulla progettazione universale, tutto quello che c’è da sapere

12 Gennaio 2022, 08:56am

Pubblicato da Miki Pappacoda

UDL: la Progettazione Universale per l'Apprendimento | AID Associazione  Italiana Dislessia

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ricordo spesso Archidiversity (qui un mio pezzo dell’epoca che ne parla), progetto che coinvolgeva i più grandi progettisti italiani nascendo dalla capacità visionaria di Luigi Bandini Buti e Rodrigo Rodriqez (qui un mio loro ricordo), che invitava le archistar a progettare secondo i principi della progettazione universale. Ora un corso al Politecnico di Milano sulle loro tracce. E non poteva che tenerlo Giulio Ceppi, forse il miglior erede di quella straordinaria generazione. Ho conosciuto Giulio proprio durante Archidiversity, di cui ero voce narrante per questo blog, e da quella amicizia abbiamo portato l’avatar robotico al museo della Scienza e della Tecnologia di Milano (qui il pezzo che ne parla). Qui ci parla del corso, dei principi basilari della progettazione universale e di altri come l’inclusive washing. Giulio Ceppi insegna al Politecnico di Milano, è titolare dello studio di architettura Total Tool, ha esposto in Triennale e al museo della Scienza e della Tecnologia di Milano e alcune sue creazioni sono icone della nostra società. Progetta per un mondo il più possibile per tutti. Non per spirito di solidarietà ma come visione con rilevanze economiche, oltre che meramente funzionali. Il corso di alta formazione di cui Ceppi è direttore si terrà al POLI.design a partire da aprile per un totale di 180 ore, 3 giorni a settimana per almeno 20 posti. Tutte le info cliccando qui sopra. Destinato a laureati in materie politecniche, manager e funzionari pubblici, si chiama Design for Inclusion e si propone di «sviluppare modelli relazionali e partecipativi che ne migliorino le condizioni sociali, psicologiche, sia da parte di soggetti privati quanto delle istituzioni pubbliche». Giulio, qual è la differenza fra accessibilità e progettazione universale? «Se dovessi usare una banale metafora calcistica direi che l’accessibilità è come avere una buona difesa, pur sapendo che non è facendo catenaccio che si vince. Se parliamo di progettazione universale, vuol dire andare oltre il discorso delle barriere architettoniche, vuol dire avere sensibilità e visione per chi è diverso, cercando di capirne bisogni e desideri, mettendolo in connessione con il resto dei fruitori di un oggetto, spazio o territorio che sia. Così si vince, tutti insieme…». Come si crea qualcosa in linea con la progettazione universale? «Credo che il principio fondamentale da capire per noi architetti e designer, ma anche per amministratori e gestori della cosa pubblica, sia il coinvolgere gli utenti nel processo creativo e progettuale: parliamo del tanto sbandierato co-design, ahimè, assai poco praticato. Ascolto, condivisione, partecipazione: queste le nuove pratiche, che vanno però acquisite e governate, andando ben oltre la vaghezza di un brainstorming o di un focus group, come troppo spesso si crede ancora che basti». Cos’è l’inclusive washing? «Mi sembra che ultimamente si parli molto di inclusione, come si parla di sostenibilità. In entrambi i casi esiste il rischio che solo se ne parli e che poi vi sia poco di concreto nella realtà: se esiste il green washing credo oggi esista un parallelo rischio di inclusive washing. Credo serva più coscienza e consapevolezza, in entrambi i mondi». Il lavaggio inclusivo è un rischio, come quello verde, secondo Giulio. Le parole non bastano, troppo parlare finisce per slavare i contenuti, se i contenuti sono solo un bel parlare per attirare l’attenzione. Proseguo con la curiosità: quanto i giovani progettisti sono preparati nel campo della progettazione universale? «Purtroppo mediamente molto poco. Non ci sono corsi di insegnamento universitari, se non alcune realtà allo stato nascente a Milano, Genova, Pescara…e le realtà più attive sono le singole associazioni, come Design for All Italia, spesso però con poche risorse economiche a disposizione…». Qual è il senso del tuo corso al Politecnico? «POLI.design è il consorzio per la formazione post-universitaria del Politecnico e come missione abbiamo di parlare a professionisti, ma anche alle aziende, quanto alle pubbliche amministrazioni: a tutti questi soggetti insieme, perché è solo con l’interdisciplinarietà e il confronto che si può insegnare, (quanto apprendere) cosa sia la progettazione universale e l’inclusione. Design for inclusion nasce con questo proposito: essere strumento di confronto e coesione tra diversi attori, tra cui Dynamo Academy, Ordine degli architetti di Milano, Fondazione Bioarchitettura, ALA assoarchitetti, Design for All Italia…solo per citarne alcuni, senza particolarismi e campanilismi, come troppo spesso ancora accade». Ci sono altri corsi sulla progettazione universale, cosa ha di speciale il tuo? «La trasversalità di scala, poiché i tre moduli in cui è pensato vanno dall’oggetto al territorio, passando per l’architettura, e anche l’interdisciplinarietà, in quanto avremo come docenti architetti, designer, imprenditori, amministratori, educatori, avvocati, giornalisti… Competenze disciplinari divere e complementari». Insisto, perché frequentare questo corso? «Perché l’inclusione è uno dei temi del futuro nel mondo del progetto e del sociale, e non capirne nulla vuol dire restare tagliati fuori. Sono nuove competenze professionali che vanno acquisite attraverso un modo diverso di vedere le cose. Senza questi nuovi strumenti si perde inevitabilmente terreno, a mio avviso e questo corso offre quella visione panoramica, trasversale ed interdisciplinare, che altri non offrono». I principi di Giulio Ceppi sono i miei da una vita. Senza scrupolo di fare banale propaganda mi auguro che al corso partecipino in molti perché qui si forgiano le menti future. Quelle per un serio domani per tutti. di Antonio Giuseppe Malafarina @antoniogiuseppemalafarina InVisibili Blog

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Quali sono i Sintomi Intestinali del Covid 19

11 Gennaio 2022, 16:12pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

sintomi intestinali covid

DI MICHELE PAPPACODA Sebbene siamo portati a pensare al COVID-19 come una malattia per lo più respiratoria, più di recente diversi studi hanno dimostrato, oltre al coinvolgimento polmonare, il virus spesso interessa anche l’intestino, il fegato e l’apparato vascolare. Di seguito andremo a vedere quali sono i sintomi intestinali del COVID 19, come si manifestano, e le varie statistiche a riguardo. Virus SARS-Cov-2 e i suoi effetti sull’IntestinoSintomi Intestinali del Covid 19 Il virus SARS-CoV-2, che causa il Covid-19, entra nelle nostre cellule attaccandosi a recettori proteici chiamati ACE2 (Angiotensin-Converting Enzyme 2). Nel nostro organismo, l’espressione di ACE2 è più abbondante nelle cellule epiteliali alveolari polmonari, negli enterociti dell’intestino tenue e nell’endotelio vascolare, a giustificare la suscettibilità dell’intestino tenue e del sistema vascolare all’infezione da SARS-CoV-2. L’intestino tenue in particolare, è poi l’organo con maggior numero di recettori ACE2 in assoluto. In effetti si è visto che, anche dopo che il virus è stato eliminato dal sistema respiratorio, può persistere nell’intestino di alcuni pazienti per diversi giorni, mantenendo un’elevata carica virale e prolungando la malattia. Infatti, è stato riscontrato che i pazienti che presentano sintomi intestinali in associazione all’infezione da virus SARS-CoV-2 sono quelli che tendono a sviluppare una malattia più grave. Quali sono i Sintomi Intestinali del Covid 19? Uno studio condotto su oltre 25.000 pazienti COVID-19 ha rilevato che circa il 18% delle persone presentava sintomi gastrointestinali. Il sintomo risultato più comune è la diarrea, seguito da nausea e vomito; mentre è piuttosto raro il dolore addominale, che è stato riscontrato solo nel 2% circa dei pazienti con Covid-19. L’ipotesi principale è che il COVID-19 causi dolore addominale attraverso l’infiammazione delle terminazioni nervose dell’intestino, in maniera simile al meccanismo attraverso cui la gastroenterite induca il dolore addominale. Un’altro meccanismo con cui il COVID-19 porterebbe al dolore intestinale, è che il virus può portare ad un’improvvisa perdita dell’afflusso di sangue agli organi addominali, che risulterebbe nella necrosi dei tessuti. diarrea e covid I Sintomi Intestinali del COVID-19 sono Riconosciuti Ufficialmente? del Covid 19 Negli Stati Uniti il CDC (Centro controllo malattie) ha formalmente aggiunto diarrea, nausea e vomito all’elenco dei sintomi riconosciuti del COVID-19. Così come in Australia, nausea, diarrea e vomito sono elencati come altri sintomi del Covid-19, insieme a quelli classici (che includono febbre, tosse, mal di gola e mancanza di respiro), ad esclusione del dolore addominale che non viene elencato. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità elenca ancora solo la diarrea come un sintomo gastrointestinale del Covid-19 .

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ferrara, barriere architettoniche: «Manca la sensibilità»

8 Gennaio 2022, 17:28pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Comitato Area Disabili, a Ferrara troppe barriere architettoniche –  Telestense

INSERITO DA MIKI PAPPACODA FERRARA. A parole sono tutto d’accordo sulla necessità di creare strutture sempre più accessibili a tutti, eliminando le barriere architettoniche. Al lato pratico però ci si accorge che ci sono ancora dei passi da gigante da compiere per togliere queste storture che complicano la vita e non poco a chi ha problemi di mobilità. E ad accorgersene di questi ostacoli sono soprattutto queste persone che vengono private di un diritto primario fondamentale come l’accessibilità. Proviamo infatti per un attimo a vedere con gli occhi di chi per problemi di mobilità è costretto a muoversi su una sedia e ruote e proviamo anche a metterci nei panni di chi ha problemi di vista, con i rischi di dover affrontare ostacoli improvvisi lungo il percorso che potrebbero essere tranquillamente evitati o rimossi. Certamente si avrebbe una percezione diversa e più sensibilità nel trovare errori e potenziali pericoli su strade e marciapiedi. Molto è stato fatto in questi decenni sul piano dell’eliminazione delle barriere architettoniche, ma ci sono ancora tantissimi problemi da risolvere per un vero cambio di passo e soprattutto di mentalità, per creare più sensibilità nell’ideare progetti che non vadano a penalizzare chi ha difficoltà di movimento. TESTIMONIANZA 1 Proprio Giuseppe Calò, che ha avuto anche un incarico nella comunicazione dal 2000 al 2002 per abbattere le barriere architettoniche parla della necessità di una nuova mentalità su questo genere di problematiche che deve affrontare quotidianamente. «Sarebbe ora - dice - di combattere, prima ancora di quelle architettoniche, le barriere culturali. Non si può come ho visto anche di recente aprire un negozio che non sia accessibile a tutti per via di scalini o porte non a norma. Bisogna evitare di lasciare indietro i soggetti svantaggiati. Ci vuole un deciso cambio di prospettiva. Quando è nata l’Onu dopo la seconda guerra mondiale, si era deciso su questo tema di non fare come i nazisti nei confronti della persone con problemi motori. Negli anni Settanta le legislazioni sul tema delle barriere architettoniche vedevano l’Italia insieme alla Svezia all’avanguardia, nazioni che erano un esempio, una sorte di sprone per tutto il mondo. Poi nei decenni è successo che loro hanno continuato e noi siamo l’Italia e ci siamo quasi fermati. Un esempio? Con la patente a punti chi occupa il posto riservato a una persona con contrassegno disabili prima subiva una decurtazione di 2 punti, ultimamente è salita a 6, ma occorrerebbe toglierne almeno 10 per far capire meglio il problema ed evitare soprusi». TESTIMONIANZA 2 Lorenzo Cattani di Francolino, da quattro anni è costretto a vedere le cose sotto un’altra ottica. «Già, - afferma - prima non ci facevo più di tanto caso, lavorando tra l’altro nella sanità, ma poi ho visto le numerose carenze che si sono e gli ostacoli che andrebbero rimossi. Comincio da Francolino, il luogo dove abito. È un paese vecchio per cui non sono state rinnovate le infrastrutture. Ci sono ancora i marciapiedi molto stretti. Qualche anno fa è stato rinnovato tutto il manto stradale di via Calzolai, ma non si è calcolato di sistemare i marciapiedi. Tra l’altro proprio in questi giorni entra in funzione la linea di autobus urbano 7 che collegherà Francolino alla città. Ma anche qui non hanno tenuto conto delle persone disabili, c’è un problema di accessibilità alla fermata del capolinea. Non parliamo poi del centro storico dove il 50% non è accessibili a chi si muove su una sedia a ruote, tra gradini e ostacoli. Se un disabile ha poi bisogno di un bagno, la ricerca diventa problematica, ci sono locali che hanno gradini per accedervi diventa di fatto impossibile. Per fortuna una buona parte degli uffici pubblici è accessibile. Ma alcuni non lo sono. Anche nei supermercati ho notato che si sono delle fascette nei cancelletti di chiusura rendendo anche qui problematica l’uscita». TESTIMONIANZA 3 Livio Mascellani conosce bene le difficoltà di chi deve muoversi su una sedia a ruote. È tetraplegico dal 1981, quando per un incidente in acqua al mare ha subito un grave trauma. Con grande forza di volontà ha saputo affrontare la vita di petto, lavora in banca e si è costruito una bella famiglia. «Ci sono diverse cose che ho visto in città che non vanno - commenta - a cominciare che anche negozi e palazzi che hanno effettuato delle ristrutturazioni e conservano delle barriere inaccessibili. C’è poi anche il discorso delle distese. E giusto dare ai locali la possibilità di esercitare al meglio la loro attività in questo periodo difficile con la concessione di spazi pubblici gratuiti, ma nella maggior parte dei casi non si è tenuto conto delle problematiche di chi ha più difficoltà a spostarsi perché è su un sedie a ruote. Molti marciapiedi sono diventati inaccessibili senza contare che molte strade del centro hanno il ciottolato che crea problemi negli spostamenti se i marciapiedi non sono transitabili. Ci sono poi attraversamenti pedonali ad ostacoli. Queste sembrano cose e attenzioni talmente banali, ma però si arriva ad avere la sensazione che chi progetta anche le nuove infrastrutture non tenga conto di tutte queste problematiche, sembra che la progettazione sia fatta da persone non completamente competenti. Abbattere una barriera architettonica e garantire l’accessibilità in un posto migliora la vita di tutti anche di chi non ha problemi ed è normodotato. C’è un espressione inglese nell’ippica che rende bene , ed è handicap, serve per colmare gli svantaggi e rendere tutti uguali. Bisognerebbe dare a tutti quindi le stesse possibilità di movimento, colmando gli svantaggi ai blocchi di partenza». TESTIMONIANZA 4 Massimo Sicchiero è un non vedente e quotidianamente deve affrontare situazioni che potrebbe essere agevolate se venissero eliminato certe barriere e si usasse più accortezza.. «Ci sono delle situazioni - dichiara - in cui per noi che non vediamo è più complicato muoversi. Si trovano vasi o fioriere negli attraversamenti pedonali. Ci sono problemi ai semafori. Il palo di chiamata che non è segnalato per arrivare a premere il pulsante. Ci sono poi sedie e tavolini in mezzo alla strada e ai marciapiedi, è giusto che lavorino tutti, ma ci devono essere un minimo di regole. Ci sono poi le auto parcheggiare male. Poi il pericolo di certo cartelli stradali provvisori. Anche le impalcature nei marciapiedi dovrebbero essere segnalate meglio, gli ipovedenti potrebbero distinguerle se ci fossero guarnite con materiale fluorescente. Basterebbe quindi maggiore attenzione e mettersi nei panni di chi ogni giorni deve spostarsi con tanta difficoltà. Occorrerebbe pensare un po’ di più al prossimo e si migliorerebbero senza dubbio tante situazioni che oggi rappresentano ostacoli e pericoli». LE SEGNALAZIONI Nel 2017 sono stati eseguiti i lavori di adeguamento degli attraversamenti semaforizzati di viale Cavour e Corso Giovecca, rendendoli accessibili alle persone cieche e ipovedenti mediante l’installazione di appositi segnalatori acustici con pulsante di chiamata e di percorsi tattili plantari necessari per orientare e indirizzare la persona cieca al pulsante di chiamata. Nel mese di ottobre, sono iniziati lavori sugli stessi incroci, che consistono nella sostituzione e ampliamento degli avvisatori acustici e dei dispositivi di chiamata su pali semaforici esistenti ma sprovvisti, questi ultimi privi di percorsi tattili plantari. A seguito del sopralluogo effettuato da Massimo Sicchiero, si è riscontrato che i lavori eseguiti hanno peggiorato notevolmente la situazione, in quanto i pulsanti di chiamata sono stati collocati su pali semaforici esistenti e sprovvisti di percorsi tattili plantari pertanto non raggiungibili da persone cieche e ipovedenti e altri su pali semaforici esistenti posti al centro delle aiuole del controviale, non raggiungibili in sicurezza da persone con disabilità motoria e sensoriale. I lavori eseguiti sull’incrocio di viale Cavour con via Ariosto non sono stati condivisi con le associazioni disabili di categoria. La fermata capolinea a della linea 7 a Francolino oltre non essere accessibile a persone in sedia a tutte, non è conforme a quanto previsto dall’articolo sulle “Fermate” dell’allegato al Pums, Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, approvato dal Consiglio Comunale il 16 dicembre 2019. Ampliamenti delle distese dei pubblici esercizi - concessi con l’ordinanza covid - con tavoli, seggiole, ombrelloni posizionati su percorsi pedonali complanari e in lastre di trachite/asfalto (a raso o rialzati) che impediscono o limitano il passaggio a persone in sedia a ruote e cieche. A detta di alcuni esercenti di attività, le autorizzazioni di questi ampliamenti vengono rilasciate senza presentare planimetrie di ingombro degli arredi, pertanto gli stessi vengono posizionati ovunque, costringendo i pedoni a percorrere le carreggiate stradali. Molti negozi del centro storico hanno anche gradini o porte strette e sono inaccessibili all’ingresso di persone con la carrozzina. La curiosità è che tali gradini e dislivelli in alcuni casi sono rimasti anche dopo la ristrutturazioni dell’edificio con un progetto che ovviamente non ha tenuto conto delle problematiche legate all’accessibilità. Tra le richieste anche il posizionamento in più punti della città di bagni pubblici per persone disabili vista la penuria di tali servizi in centro storico. Infine indice puntato anche sull’apertura del nuovo ufficio dell’assessorato al Palio, della nuova sede dell’Ente Palio e di un piccolo museo all’interno della Torre dell’Orologio tra Corso Martiri e Porta Reno. Uffici e spazi non accessibili a persone con disabilità motoria in quanto collocati al primo e secondo piano senza ascensore. Insomma c’è ancora molto da fare sia per rimuovere queste barriere che costituiscono sempre disagio negli spostamenti, ma anche serve cambiare la mentalità su una problematica sociale e civile che riguarda tantissime persone Il Comune di Ferrara nell’aprile dello scorso anno ha finalmente approvato il piano per eliminare le barriere architettoniche. Si contano migliaia di segnalazioni, ma al di là delle buoni propositi occorre intervenire in fretta per togliere il disagio e le barriere. A volte basta solo un po’ di buona volontà e soprattutto capire le esigenze e i problemi delle persone. di Gian Pietro Zerbini La Nuova Ferrara

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Legge 104 e lavoro. Il diritto di scelta della sede o rifiuto di trasferimento

28 Dicembre 2021, 16:08pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Legge 104 e lavoro. Il diritto di scelta della sede o rifiuto di trasferimento

INSERITO DA MORENA MOTTA Tra le agevolazioni previste dalla Legge per favorire le persone con disabilità e le loro famiglie, ci sono le agevolazioni lavorative, introdotte affinchè il lavoratore disabile o il familiare che se ne prende cura possano conciliare esigenze di lavoro e di assistenza.

In merito a questi diritti nel tempo si sono susseguite sentenze che, riferendosi agli specifici casi, aiutano a interpretare la legge, ad esempio legittimando il licenziamento in caso di uso improprio dei permessi, ma anche meglio specificando le modalità di utilizzo delle ore di permesso e la loro spendibilità.

Tra le facilitazioni previste in caso di disabilità, nell’ambito del lavoro troviamo il diritto di scelta della sede lavorativa più vicina, sancito dall’articolo 33, comma 5, della Legge 104/92. Che costa stabilisce questo diritto? La possibilità, appunto, di poter scegliere, in fase di contratto, la sede che sia più comoda all’abitazione del familiare con handicap grave da assistere.

In merito a questo diritto di scelta (e del relativo diritto o rifiuto di trasferimento di sede), una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito che non si tratta di un diritto assoluto ed illimitato, ma che va bilanciato con gli interessi del datore di lavoro, anche nel settore pubblico. Peraltro, per il diritto di trasferimento devono sempre esserci inoltre due requisiti:
- la presenza di un posto “vacante”
- la disponibilità di tale posto
Ovvero: un lavoratore non può essere trasferito in altra sede solo perché ha diritto alla legge 104: devono verificarsi almeno anche la presenza di un posto vacante e libero in altra sede. Fermi questi requisiti, ancora, il diritto non è automatico.


La Corte, nella sua sentenza riferita al caso di una dipendente pubblica, ribadisce che il diritto di scelta della sede più vicina al domicilio della persona invalida da assistere non è un diritto soggettivo assoluto ed illimitato ma è assoggettato al potere organizzativo dell'Amministrazione che, in base alle proprie esigenze organizzative, potrà rendere il posto "disponibile" tramite un provvedimento di copertura del posto "vacante". E’ così che va interpretato l'inciso "ove possibile" presente nell’articolo 3 comma 5 della della Legge 104, quale necessario bilanciamento degli interessi in conflitto (interesse al trasferimento del dipendente ed interesse economico-organizzativo del datore di lavoro). Questo vale ancor di più nell’ambito del lavoro pubblico, dove questo bilanciamento riguarda l'interesse della collettività (Cass. 25 gennaio 2006, n. 1396; Cass., Sez. Un., 27 marzo 2008, n. 7945; Cass. 18 febbraio 2009, n. 3896; Cass. 30 marzo 2018, n. 7981; Cass. 22 febbraio 2021, n. 4677);

DIRITTO DI NON TRASFERIMENTO
Allo stesso tempo, la Corte ricorda che il diritto del genitore o del familiare lavoratore che assiste con continuità un portatore di handicap, di non essere trasferito ad altra sede senza il proprio consenso, disciplinato dalla L. n. 104 del 1992, articolo 33, comma 5, non si configura come assoluto ed illimitato. Anche in questo caso, il suo esercizio non può ledere le esigenze economiche, produttive od organizzative del datore di lavoro e, soprattutto nei casi di rapporto di lavoro pubblico, non può tradursi in un danno per l'interesse della collettivita' (Cass., Sez. Un., n. 7945 del 2008 cit.);

DIRITTO AL TRASFERIMENTO
Il diritto al trasferimento riconosciuto dalla L. n. 104 del 1992, articolo 33, comma 5, inoltre, sussiste laddove sia presente il requisito della "vacanza" del posto e laddove il posto sia anche reso "disponibile" dalla decisione organizzativa della P.A. di coprire il posto vacante.
Si ricorda inoltre che, in caso di domanda di trasferimento, l'esigenza familiare è di regola recessiva rispetto a quella di servizio, essendo, ad esempio, necessario, per scongiurare un danno per la collettivita', garantire la copertura e la continuita' del servizio stesso, oltre che la stessa funzionalita' della sede.
Questo significa che, anche se in altra sede dovesse esserci un posto vacante, il trasferimento su domanda del lavoratore non sarà sempre automaticamente accolto, perché l'Amministrazione resta libera di decidere di coprire tale posto vacante o di privilegiare altre soluzioni.

Per approfondire: Corte di cassazione sentenza n. 22885/2021

FONTE www.disabili.com

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVER SABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Abbattimento barriere architettoniche, via al bonus del 75%

27 Dicembre 2021, 16:31pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Barriere architettoniche in condominio - Cose di Casa

INSERITO DA MIKI PAPPACODA La Legge di Bilancio 2022 introduce una nuova agevolazione del 75% per gli interventi finalizzati all'abbattimento delle barriere architettoniche su edifici esistenti. Come funziona e i limiti di spesa La Legge di Bilancio 2022, tra tutte le modifiche ai bonus edilizi di cui parliamo da giorni, introduce anche una nuova agevolazione: quella del 75% per gli interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche. Per tutto il 2022 quindi gli interventi direttamente finalizzati al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche su edifici esistenti potranno godere di un’agevolazione del 75% che potrà essere utilizzata direttamente in dichiarazione dei redditi, in cinque quote annuali di pari importo, oppure mediante le opzioni alternative (sconto in fattura e cessione del credito). Questo a meno che non li si riesca a inserire direttamente tra gli interventi trainati nell’ambito del Superbonus 110% (>> qui un focus sulla guida di Entrate sulle agevolazioni di cui possono usufruire le persone con disabilità, tra cui il Superbonus) . Si tratta della prima agevolazione dedicata esclusivamente all’abbattimento delle barriere architettoniche, prima questi interventi erano compresi nell’ambito del Bonus Ristrutturazione 50%. Bonus Barriere Architettoniche 75%, come funziona L’attuale bozza di Legge di Bilancio 2022 approvata dal Senato il 24 dicembre, all’art. 1, comma 42 aggiunge al Decreto Rilancio l’articolo 119-ter, dal titolo Detrazione per interventi finalizzati al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche. La detrazione spetta anche per gli interventi di automazione degli impianti degli edifici e delle singole unità immobiliari funzionali ad abbattere le barriere architettoniche e, in caso di sostituzione di un impianto esistente, per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dei materiali e dell’impianto sostituito. Ai fini dell’accesso alla detrazione gli interventi devono rispettare i requisiti previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236. Limiti di spesa Le spese per gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche effettuati su edifici già esistenti devono essere sostenute dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022. La detrazione del 75% delle spese sostenute è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a: - 50.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno; - 40.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari; - 30.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari. Consigliamo: Il materiale operativo che raccoglie documentazione di supporto per l’attività del tecnico che vuole comprendere cosa è cambiato nella normativa e quali sono i nuovi requisiti e i nuovi obblighi imposti dal legislatore. All’interno: - moduli di asseverazione per la congruità delle spese sostenute per tutti i lavori agevolabili (Bonus Facciate e Bonus Facciate Termico, Fotovoltaico, Sismico, Colonnine di ricarica, Ristrutturazioni) - ebook di spiegazione delle novità dal titolo “Bonus Casa e Regole Antifrode” a cura di Antonella Donati; - una raccolta normativa ragionata e commentata; - la tabella con indicati i massimali specifici di costo per gli interventi sottoposti a dichiarazione del fornitore o dell’installatore; - una circolare operativa redatta dagli esperti di Fisco & Tasse con un’analisi dettagliata delle regole antifrode. EdilTecnico

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