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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Palermo. L'assessore Carta "Ora i lavori più urgenti poi un piano organico"

23 Ottobre 2022, 09:00am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Turismo a Palermo nel 2022 - recensioni e consigli - Tripadvisor

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Intervista 1. Parla di «problema drammatico», dell'«urgenza» di dotarsi del Piano complessivo per abbattere le barriere architettoniche in città (Peba). Per Maurizio Carta, assessore all'Urbanistica e alla Mobilità nella giunta del sindaco Roberto Lagalla, «eliminare le barriere architettoniche significa ridisegnare la città». «Il Comune di Palermo non ha il PEBA. Lo redigeremo. È un piano complessivo che mette insieme questioni urbanistiche, infrastrutturali e di lavori pubblici. Ma il problema è soprattutto attuarlo e per farlo servono risorse». E intanto? «Interverremo con gli operai del Coime per azioni immediate, come può essere quella sui marciapiedi. E presto ci saranno 25 volontari in strada, a supporto della polizia municipale, per prevenire e punire i comportamenti incivili». Bene, ma quando Palermo avrà il Piano? «I tempi non si possono prevedere. Di certo c'è che abbiamo già cominciato a incontrare associazioni e comitati di cittadini che rappresentano le fragilità della città, che siamo in stretto contatto con le otto circoscrizioni per completare il censimento delle problematiche del territorio. Ci siamo mossi con gli uffici per costituire il gruppo di lavoro che porterà alla stesura del PEBA, con l'apporto di Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Politiche sociali. Il Peba fa parte del Piano urbanistico generale, il vecchio Piano regolatore, che contiamo di fare approvare in Consiglio comunale entro l'anno prossimo». Chi è costretto sulla carrozzina non può attendere. Che soluzioni nell'immediato? «Sicuramente gli interventi del Coime per le situazioni più urgenti. Un'altra strada è approfittare delle grandi opere in corso come l'anello ferroviario, il tram, i lavori al porto, assicurandoci interventi compensativi per abbattere alcune barriere architettoniche. Le nuove opere sono accessibili a tutti per legge, il problema è intervenire sull'esistente». Ma il Comune senza soldi dove pensa di trovare risorse per abbattere le barriere? «Una strada potrebbero essere i 25 milioni di euro di fondi ex Gescal che stiamo rimodulando con la Regione. Sono destinati a interventi di micro-rigenerazione urbana, quindi anche l'eliminazione delle barriere». Sulla manutenzione delle strade che soluzioni ci sono? Le pedane dei bus per i disabili sono inutilizzabili a causa delle buche. «Dopo l'approvazione del bilancio ci saranno risorse disponibili, poi i fondi ex Gescal. Stiamo pensando anche a un coinvolgimento dell'Anas per gli interventi sui grandi assi stradali, ma stiamo ancora negoziando. Il nuovo piano industriale di AMAT, inoltre, prevede servizi ai cittadini, compreso il miglioramento dei mezzi anche in questa direzione, quindi delle pedane». C'è anche il nodo dei controlli. I vigili urbani sono pochi, non ce la fanno a multare chi invade i posti riservati o gli scivoli... «Presto saranno in strada 25 volontari che abbiamo individuato tramite un bando. Le procedure sono in corso. Si tratta di persone scelte fra le associazioni di protezione civile. Le abbiamo definite "a basso ingaggio" perché saranno impiegate davanti alle scuole e nei parchi, dove si presuppone che non si prospettino situazioni di scontro. Ne prepareremo un altro per volontari che, anche se non armati, possono diventare il soggetto che chiama subito la polizia municipale in caso di necessità. I vigili, cui abbiamo aumentato una quota di full time, controllano con rigore anche questo fronte: un'auto che ostruisce il passaggio a una carrozzina è un illecito che va contrastato». Che significa per lei città accessibile? «Una città a misura delle persone in carrozzina, ma anche degli anziani, dei bambini, delle mamme con i piccoli nel passeggino o di chi si è semplicemente fratturato una gamba. Anche una pista ciclabile fatta male può diventare una barriera architettonica, anche un'isola pedonale può non essere per tutti. Ecco perché serve un piano complessivo. Solo tre mesi fa non c'eravamo e alcune cose le abbiamo fatte. Continueremo a lavorare». *** Intervista 2. L'ex assessore Catania "Con noi le isole pedonali sulle buche molti ritardi" Rivendica i 250mila metri quadrati di pedonalizzazioni realizzate nel corso del suo mandato. «Una scelta a favore di pedoni e dei diversamente abili - dice Giusto Catania, assessore alla Mobilità dell'ex sindaco Leoluca Orlando - Togliere le auto in tanti punti della città ha avuto prima di tutto questo valore. Bisogna continuare su questo percorso». Ma Catania ammette: «Sulla manutenzione di strade e marciapiedi ci sono stati errori e ritardi. Va sbloccata questa partita». Perché il Comune di Palermo non ha il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche? «In tutta Italia l'hanno fatto soltanto piccoli comuni in grado di intraprendere interventi del genere. Dal 1986 sono davvero pochissimi. Per i grandi comuni, invece, mettere in atto il piano è molto difficile. Farlo sulla carta può essere semplicissimo, ma non basta. Avevamo firmato un protocollo d'intesa con il dipartimento di Architettura dell'Università di Palermo per avviare uno studio, ma questo non porta all'immediata eliminazione delle barriere, non risolve i problemi della città. Tuttavia non siamo stati fermi. Abbiamo fatto una serie di interventi molto importanti». Per esempio? «Il piano di pedonalizzazione della città che va soprattutto a tutela delle utenze deboli, a tutela dei pedoni e dei diversamente abili. Abbiamo trasformato aree che erano attraversate soltanto dalle macchine o che erano utilizzate come parcheggi e le abbiamo rese disponibili al transito dei pedoni e dei disabili. Questo sta dentro un piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Parliamo di 250mila metri quadrati di aree pedonali. Adesso bisogna controllare che l'occupazione di suolo pubblico a fini commerciali non ostacoli il passaggio di pedoni e disabili». Ma non basta. A Palermo da due anni nessuno cura la manutenzione di strade e marciapiedi. «La Rap aveva circa 12 milioni di euro per fare questo tipo di interventi, soldi che nel tempo si sono ridotti sempre di più. Siamo arrivati a 8 milioni che in gran parte tornavano indietro al Comune: l'azienda non riusciva a usarli tutti perché non aveva il personale sufficiente per fare manutenzione di strade e marciapiedi. La ragioneria generale usava le risorse inutilizzate per gli equilibri di bilancio». E l'amministrazione a quel punto che cosa ha fatto? «Quando abbiamo fatto una proroga del contratto di servizio di Rap, durata complessivamente un anno, abbiamo dato mandato agli uffici comunali di incardinare la gara per i privati e alla ragioneria generale di utilizzare le risorse economiche che erano di Rap per affidare la gara ai privati. Ma qui si è fermato tutto». Perché? «Ci sono stati enormi ritardi e ci sono stati errori. Il dirigente delle Manutenzioni e il capo area del tempo non hanno mai avviato le procedure di gara e la ragioneria ha continuato a usare le risorse per gli equilibri di bilancio. Nell'ultimo bilancio del Comune, quello di previsione 2020, inoltre il Consiglio comunale ha fatto un gravissimo errore: ha cancellato le risorse che servivano per opere di riqualificazione dei marciapiedi e delle strade attraversate dal tram per destinarli a un indistinto capitolo di manutenzione delle strade. Ma, come era prevedibile, alla fine tutto è finito nel calderone dell'avanzo, utile a garantire gli equilibri di bilancio. Volevano fare un dispetto a me, lo hanno fatto alla città». Sul fronte della mobilità, invece, cosa avete fatto? «Tutti gli autobus del'Amat acquistati dal Comune sono dotati di pedane per accogliere i disabili». Sì, ma spesso si guastano perché le strade sono a pezzi... «Se si guastano vanno aggiustate. Inoltre abbiamo istituito molti parcheggi riservati ai disabili». Palermo sarà mai una città accessibile? «Noi abbiamo cominciato, ma la questione non si risolve con un colpo di bacchetta magica. È un percorso lungo. Bisogna continuare sulla strada che abbiamo intrapreso e che penso sia quella giusta: togliere le macchine a favore dei pedoni e dei disabili. In questo momento nessuno fa la manutenzione stradale. Va sbloccata questa partita. Meno male che la Rap ancora si occupa delle emergenze». di Claudia Brunetto LA REPUBBLICA

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