Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
DI MICHELE PAPPACODA DIRETTORE Il Comune di Forlì ha ricevuto 64 domande per i "Progetti di Vita", un programma che mira a offrire autonomia e inclusione alle persone con disabilità. L'obiettivo è trasformare le richieste in attività concrete, sostenendo anche i caregiver.
Un passo verso l'inclusione
Il gruppo consiliare di Forza Italia ha accolto con favore l'aggiornamento, sottolineando il ruolo di primo piano della città a livello nazionale. Il Progetto di Vita è una modalità che parte dai desideri della persona disabile, superando la visione concentrata sui bisogni e raccogliendo tutti gli ambiti della vita.
Un impegno continuo
L'obiettivo è consentire agli utenti con disabilità di realizzare se stessi con il contributo di un sistema integrato che coinvolge la persona, la famiglia, i Servizi Sociali, l'Ausl e il Terzo Settore
INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Tagliando i finanziamenti – denuncia l’insegnante Luca Malvicini – la Provincia di Savona non permette di fatto il rispetto dei PEI (Piani Educativi Individualizzati) degli studenti con disabilità, sottoscritti da operatori sociosanitari, docenti e famiglie nelle scuole superiori». «Quei tagli – comenta Salvatore Nocera – riflettono purtroppo una triste vicenda che si ripete monotonamente ogni anno in molte parti d’Italia, ma che non ha alcuna base legale»
Scrivo a nome dimolti genitoriche in questi giorni si sono rivolti al sottoscritto e ad altre Associazioni, operanti localmente[Provincia di Savona]da anni nel settore dell’inclusione e della partecipazione alla cittadinanza attiva da parte di persone con disabilità.
Come una doccia fredda, nel caldo mese di agosto, le scuole hanno ricevuto perentoria comunicazione ditaglio dei fondiche sarebbero serviti per redigere icontratti degli educatoriche da anni operano encomiabilmente, con grande empatia e professionalità, nelle classi frequentate da ragazze e ragazzi tra i 14 e i 20 anni che (moltissime volte purtroppo solamente) nell’ambiente scolastico trovano quotidianamente spunti di crescita, arricchimento personale e culturale, occasioni di scambio comunicazionale e relazionale con i coetanei.
In sostanza laProvincia di Savonahaperentoriamente e unilateralmente tagliato i fondi per il diritto allo studiodegli allievi certificati come daLegge 104/92in stato di gravità (articolo 3, comma 3), frequentanti gli Istituti Secondari di Secondo Grado,non permettendo di fatto– come invece era sempre avvenuto negli anni precedenti –il rispetto dei PEI(Piani Educativi Individualizzati) sottoscritti da operatori sociosanitari, docenti e famiglie.
I Dirigenti scolastici del territorio provinciale, evidenziando la gravità della situazione, hanno immediatamente scritto chiedendo un incontro urgente con i funzionari, l’Assessore preposto e il Presidente della Provincia, ma ad oggi, dopo quasi tre settimane,non hanno avuto alcuna risposta.
La scuola è iniziata e purtroppo aleggia il timore diorario ridotto di frequenza: come sempre vengono penalizzati i più deboli e bisognosi.
Sicuramente non subiremo questa scellerata scelta e invitiamo tutti quanti a porre urgente rimedio a questa gravissima ingiustizia.
Gli insegnanti di sostegno dei diversi Istituti Superiori, esprimendo la propria vicinanza sia alle famiglie degli allievi, sia a quelle degli educatori che fino all’anno scolastico scorso hanno operato nelle classi e chead oggi non hanno certezza di occupazione, si dicono pronti a testimoniare perché la situazione ritorni almeno come negli anni precedenti,anche con una lezione pubblicada svolgersi nell’atrio della sede provinciale. Luca Malvicini –Docente di ruolo a tempo indeterminato. Professore dei corsi di specializzazione per insegnanti di sostegno all’Università di Genova.
Diamo spazio qui di seguito al commento diSalvatore Nocera, presidente del Comitato dei Garanti dellaFISH(Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie)
Il taglio dei finanziamenti operato dalla Provincia di Savona per l’assistenza, l’autonomia e la comunicazione degli studenti e delle studentesse con disabilità frequentanti le scuole superiori, e la conseguente riduzione arbitraria del numero di ore di assistenza indicate nel PEI (Piano Educativo Individualizzato) per ogni studente è purtroppouna triste vicenda che si ripete monotonamente ogni anno, ma chenon ha alcuna base legale. Infatti, già laSentenza 275/16della Corte Costituzionaleha stabilito che gli Enti Localinon possono addurre la motivazione dei vincoli di bilancioper ridurre il numero delle ore di assistenza indicate nel PEI.
A tale Sentenza ha fatto seguito anche quella delConsiglio di Stato 2023/17con la quale si è stabilito che nessuno può ridurre il numero delle ore di sostegno indicato nel PEI (e il principio vale pure per gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione come vedremo più oltre); ciò perché i componenti il Gruppo di Lavoro (GLO) che formula il PEI sonoi soli che conoscono veramente i bisogni degli studenti con disabilità.
In conseguenza di questi princìpi sanciti dalle Supreme Magistrature,anche i giudici ordinarihanno ormai consolidato una giurisprudenza costante. Si vedano da ultimo l’Ordinanza delTribunale di Catanzaro 517/25del 18 febbraio 2025 (se ne legga nel sito dell’Associazione AIPD aquesto link, alla quale ha fatto seguito l’Ordinanza 2799/25 del 2 aprile 2025, prodotta dalTribunale di Marsala(se ne legga aquesto linksempre nel sito dell’AIPD).
Un“incidente di percorso”, invero, si era verificato, proprio riguardo agli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, con la Sentenza delConsiglio di Stato 7089/24del 27 agosto 2024 (III Sezione), nella quale si era sostenuto che, a differenza del diritto al numero di ore di sostegno, intangibili perché diritto costituzionalmente garantito, il numero delle ore di assistenza per l’autonomia e la comunicazione sarebbe dovuto essere rimesso alle disponibilità finanziarie, di bilancio, degli Enti Locali e quindi alla loro discrezionalità; con ciò veniva pertanto negato il diritto costituzionale all’assistenza. Fortunatamente, a rimettere in ordine le cose ha provvedutolo stesso Consiglio di Statopochi mesi dopo, con laSentenza 9323/24del 20 novembre 2024 (VII Sezione), che richiamando espressamente la precedente Sentenza della III Sezione e contrastandola, ha precisato cheanche il diritto all’assistenza scolastica per l’autonomia e la comunicazione è un diritto costituzionalmente garantito. Pertanto gli Enti Locali, pur avendo ricevuto dallo Stato o dalle Regioni fondi a ciò destinati in quantità insufficiente, debbonoattingere ad altre voci di bilancio, fatte salve le spese dichiarate obbligatorie per legge.
Sulla base di quanto detto, pertanto, le famiglie degli alunni e delle alunne con disabilità frequentanti le scuole superiori della provincia di Savona potrebbero riunirsi in gruppetti omogenei eproporre dei ricorsi collettivi, che costano molto meno di quelli individuali, ricorsi checertamente avranno esito positivo.
Con i migliori auguri per le famiglie degli studenti e delle studentesse con disabilità della Provincia di Savona. Salvatore Nocera –Presidente del Comitato dei Garanti dellaFISH(Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) SUPERANDO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Rendere la Capitale un modello di accessibilità e inclusione, soprattutto per le persone con disabilità, con l’obiettivo anche di creare un modello replicabile altrove»: punta a questo “For All – Roma una città fruibile per tutti”, progetto realizzato con il contributo del Fondo Carta Etica di UniCredit, e con la Federazione FISH quale capofila, in partenariato con l’ANFFAS Nazionale, la FAIP, Pedius, il Consorzio La Rosa Blu e MAV Formazione, che vivrà il 22 aprile il proprio lancio ufficiale, durante un evento online
Comeanticipato nei giorni scorsi, riferendo della fase formativa dell’iniziativa, il22 aprileverrà lanciato ufficialmente il progettoFor All – Roma una città fruibile per tuttitramite un evento online visibile in diretta sulcanale YouTube della FISH(Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) a partire dalle 9.
Realizzato con il contributo delFondo Carta Etica di UniCredit,For All – Roma una città fruibile per tuttiha quale capofila laFISH, in partenariato con l’ANFFAS Nazionale(Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), laFAIP(Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con Lesione al Midollo Spinale),Pedius,La Rosa Blu(Consorzio degli Enti aderenti alla rete associativa dell’ANFFAS Nazionale) eMAV Formazione. «L’obiettivo – spiegano dalla FISH – è renderela Capitale un modello di accessibilità e inclusione, soprattutto per le persone con disabilità, tramite un’esperienza che non si fermerà ai confini di Roma, poiché l’intento è quello di creare unmodello replicabile su scala nazionale, a partire appunto dalla sperimentazione romana».
«Cuore dell’iniziativa – spiegano ancora dalla Federazione – sarà la creazione diotto percorsi pienamente accessibili, collegati ai principali snodi di arrivo e ai luoghi di interesse di Roma, tra cui le Stazioni Termini e Tiburtina, gli Aeroporti di Fiumicino e Ciampino, il Colosseo, il Foro Romano, la Via Francigena e le quattro Basiliche Papali. I siti coinvolti saranno oggetto diun’attenta mappatura e analisiper garantirne la massima accessibilità, eliminandobarriere architettoniche e barriere senso-percettive. Parallelamente verrà sviluppata unapiattaforma digitale, composta da un sito web e da un’app mobile, che metterà a disposizione mappe interattive, informazioni sui collegamenti accessibili tra aeroporti, stazioni e luoghi sacri, e dettagli sui servizi di mobilità come navette attrezzate, trasporti pubblici e punti assistenza. L’intero progetto, dunque, sarà accompagnato da strumenti e contenuti pensati per facilitare la fruizione turistica e culturale.Guide digitalidedicate alle diverse disabilità,paline informativelungo i percorsi,video immersivia trecentosessanta gradi per sensibilizzare il pubblico, e ulterioriattività di formazionerivolte a operatori turistici, guide, studenti e volontari, per migliorare le competenzenell’accoglienza e nella relazione con le persone con disabilità.For All, infatti, rappresenta una progettualità ampia e strutturata, che assume particolare valorein questo anno giubilare».
«Rendere accessibile e fruibile una città come Roma – sottolineaVincenzo Falabella, presidente della FISH – significa compiere un passo concreto verso l’attuazione dei diritti delle persone con disabilità, a partire dalla mobilità, dalla cultura e dal turismo. Il progettoFor Allincarna pienamente la visione diun’Italia inclusiva e accessibile, che guarda con responsabilità al futuro».
«Siamo felici di poter continuare a contribuire come ANFFAS alla promozione di turismo e cultura senza barriere in un’ottica di accessibilità universale – afferma dal canto suoRoberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – nel pieno rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Roma diventa cosìun modelloa cuialtre città italiane ed internazionali potranno fare riferimentoai fini della piena inclusione dei cittadini e delle cittadine con disabilità».
«Siamo da sempre vicini alle esigenze del territorio – concludeRoberto Fiorini, Regional Manager Centro Italia di UniCredit -, fornendo un contributo concreto alle necessità delle comunità in cui operiamo. Il sostegno aFor Allè stato possibile grazie alProgetto Carta Eticache prevede una donazione della Banca del 2 per mille per ogni acquisto effettuato da parte di clienti e dipendenti UniCredit con carte di credito “Etiche”. Con questo progetto sono stati raccolti oltre 40 milioni di euro dal 2005 per sostenere circa 1.400 iniziative di solidarietà, affrontando bisogni urgenti delle comunità, comeemergenze, disabilità e supporto a bambini, donne e anziani in difficoltà».(S.B.) SUPERANDO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Intervista a Ciro Tarantino di Carmela Cioffi
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Intervista a Ciro Tarantino di Carmela Cioffi
Cresce il numero di persone con disabilità che vivono in ambienti segreganti, ad esempio in Francia, in Polonia, ma anche in Italia. Il volume “Il soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione”, scritto a più voci, raccoglie strumenti analitici e operativi per prevenire e contrastare l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità nel nostro Paese. Ne abbiamo intervistato il curatore Ciro Tarantino, professore di Sociologia del Diritto presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Può sembrare un paradosso. Da una parte cresce il numero di persone con disabilità che vivono inambienti segregantiad esempio in Francia, in Polonia, ma anche in Italia, come evidenzia un recente studio diEurofound, agenzia dell’Unione Europea del quale ci siamogià occupati recentemente, dall’altra, diventa sempre più urgente la sfida della vita indipendente per le persone con disabilità.
Il curatore del volume, il professor Ciro Tarantino
Tra le mani ci è capitato lo scorso anno, e se n’è parlato anchesulle nostre pagine, un libro scritto a più voci e dilibero accesso nel web(aquesto link), che può aiutarci a capire: èIl soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione, edito dal Mulino, che raccoglie strumenti analitici e operativi per prevenire e contrastare l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità in Italia.
Abbiamo intervistato il curatore del volume,Ciro Tarantino, professore di Sociologia del Diritto presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, dove insegna Sociologia della Disabilità ed Etica Sociale.
Come è possibile prevenire e contrastare i processi di istituzionalizzazione, anche dove sembra non esistere un’alternativa concreta al cosiddetto “soggiorno obbligato” (penso anche semplicemente a conversazioni/racconti di vita quotidiana, in cui figli o nipoti non riescono a prendersi cura di familiari, non più autosufficienti, e quindi sono costretti ad optare per strutture sociosanitarie)?
«Prima di tutto chiariamo sinteticamente l’espressionesoggiorno obbligato: con la formula mi riferisco a tutti quei casi in cui la persona è collocata in una particolare sistemazione abitativacontro la propria volontà e/o non avendo avuto a disposizione una valida e concreta alternativa. Siamo, cioè, in quell’area di fenomeni tutelati dal noto articolo 19 dellaConvenzione delle Nazioni Unitesui Diritti delle Persone con Disabilità e, soprattutto, dal meno richiamato articolo 14 che – ricordo – , al comma 1, lettera b), chiede che si garantisca che le persone con disabilità “non siano private della loro libertà illegalmente o arbitrariamente, che qualsiasi privazione della libertà sia conforme alla legge e che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà”. Parliamo, dunque, di casi in cui sono compresse le due libertà –quella personale e quella di scelta– che compongono i pilastri su cui si regge la Convenzione stessa.
L’Italia, nel corso degli anni, ha accumulato molteplici saperi e ha elaborato moltissime pratiche in grado di prevenire e contrastare, con estrema efficacia, le forme di collocamento involontario delle persone anziane e/o con disabilità. Molti strumenti, quali la progettazione personalizzata capacitante e gli elementi connessi, quali il budget di progetto, vengono sperimentati ormai da un quarto di secolo. Non a caso laLegge Delega 227/21in materia di disabilità li ha posti come perno di un nuovo sistema di welfare. E ricordo che la Legge Delega è l’attuazione dellaRiforma 1.1del PNRR (Missione 5 – Componente 2) che prevedeva appunto l’adozione di unaLegge quadro per le disabilità“nell’ottica della deistituzionalizzazione e della promozione dell’autonomia delle persone con disabilità”. Il problema, semmai, è l’inverso: che cosa, nel 2025, giustifica ancora eticamente e scientificamente l’istituzionalizzazione involontaria delle persone con disabilità?»
Nel volume una parte è dedicata a storie di istituzionalizzazione che potremmo definire assolutamente ordinarie, in nulla riconducibili al “caso limite”: c’è un elemento in comune in tutte queste storie? E cosa possiamo imparare?
«Nel corso della ricerca sono state raccolte molteplici traiettorie esistenziali, poi ne sono state estratte alcune paradigmatiche, per comprendere quelli che possiamo definire i “determinanti sociali dell’istituzionalizzazione”. Direi che tutte le storie, per quanto estremamente diverse, hanno in comune il verificarsi diuno o più punti di frattura: quelli che, materializzando una formula diErnesto De Martino, abbiamo chiamato “crisi della presenza”. Si tratta, esattamente, di quei momenti a cui faceva cenno lei prima in cui il sistema di cura familiare – se disponibile – entra in crisi per le più diverse ragioni che nel volume proviamo a ricostruire.
Ora il problema è che il sistema di welfare, nel suo assetto ordinario,raramente interviene per evitare o alleviare questi momentipoiché prima scarica il carico assistenzialesu famiglie e caregivere poi, dopo averli spremuti fino all’estremo – spesso chiedendo di annullare le proprie esistenze –,sancisce con l’istituzionalizzazionel’insostenibilità della situazione.
Anche nelle situazioni più complesse, di norma, c’è invece molto tempo per intervenire e molte soluzioni prospettabili, volendolo. Tra l’alternativa secca fra una domiciliarità forzata e l’istituzionalizzazione coatta, esistonomolte forme di abitare possibile, più o meno assistito, se solo si vuole lavorare nel rispetto di diritti, bisogni edesideratadi tutti. Davvero nel 2025 non siamo in grado di prospettare forme di assistenza di qualità nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali?»
Come i servizi – e penso ai centri diurni ad esempio – possono e devono essere uno strumento veramente a disposizione delle persone con disabilità per l’elaborazione e la realizzazione del loro progetto di vita e uscire dalla logica dell’assistenzialismo e dell’imposizione dall’alto dell’educatore?
«Vedo due questioni principali. In primo luogo, bisognaliberarsi dalla tirannia dell’offerta. In molti territori è l’offerta disponibile di servizi che chiede alle persone di adattarsi, non è invece – come dovrebbe essere nella logica normale delle cose – la domanda che produce un’apposita gamma di servizi. Questo è un problema antico e strutturale di un welfare obsoleto, alquanto standardizzato e ancora poco flessibile rispetto alla personalizzazione dei servizi. Il caso del centro diurno, che lei cita, è significativo: in molti casi, esistendo storicamente un centro diurno sul territorio, la persona con disabilità viene indirizzata a frequentarlocome un automatismo, senza nessuna riflessione in merito a bisogni, aspettative e desideri della persona. Il centro diventa, così, non un luogo funzionale alla persona, ma, se va bene, un “defaticatore” familiare e, molto spesso, un luogo di mera riproposizione della logica dell’intrattenimento che speravamo archiviata da almeno un trentennio».
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito l’incostituzionalità della disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (TSO) nella parte in cui non garantisce a chi vi è sottoposto il diritto ad un’adeguata informazione e al contraddittorio. Un’altra ordinanza della Corte di Cassazione circoscrive i poteri del Giudice Tutelare nella nomina dell’amministrazione di sostegno. Stiamo andando nella “direzione giusta”, ma cosa manca affinché sia effettivo il cambiamento culturale e non solo legislativo?
«I cambiamenti legislativi sono efficaci e duraturi solo se fondati sucambiamenti culturali. In questo momento, in merito alle limitazioni di libertà, la disciplina del TSO è quella ancora oggi più formalizzata e che fornisce maggiori garanzie. Il punto, in merito alle persone anziane e/o con disabilità, è un altro: è che, molto spesso, sono soggette a privazioni e limitazioni della libertà improprie e surrettizie, cioè non conformi ai meccanismi di garanzia previsti dalle normative.
Come l’esperienza del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ci ha insegnato in questi anni, si tratta spesso di internamenti o di privazioni di fatto e non di diritto della libertà personale. Questo significa che c’èun profondo problema culturalein merito allo statuto di cittadinanza delle persone anziane e/o con disabilità: nei loro confronti viene reputato normale adottare comportamenti lesivi della dignità e della libertà che sarebbero impensabili per il resto della cittadinanza.
Ancora più drammatico è quando i servizi e le istituzionineanche si accorgonodi star comprimendo la dignità e la libertà di una persona. Sempre l’esperienza di questi anni indica come ormai improcrastinabili alcune riforme: in primo luogo, anche in ottemperanza alle ripetute richieste delComitato ONUsui Diritti delle Persone con Disabilità – che vigila sull’applicazione della Convenzione omonima –, la soppressione degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione. In secondo luogo, ed estremamente necessaria, ladelicata riforma dell’amministrazione di sostegno, in modo che siano scongiurati i pericoli che l’assistenza si tramuti in sostituzione della volontà della persona con disabilità».
Lei scrive che il volume è stato scritto «in un momento di fermento legislativo»: i Decreti Legislativi attuativi della Legge Delega 227/21 e in generale le recenti soluzioni normative adottate dal Legislatore hanno tenuto conto di questi studi raccolti?
«La ricerca è stata promossa dalla Presidenza del Consiglio (Ufficio per le Politiche in Favore delle Persone con Disabilità, oggi Dipartimento) in un momento in cui il Covid aveva messo in luce l’estrema fragilità del sistema di welfare italiano e prima ancora che prendesse piede l’ipotesi della Legge Delega 227/21. Non a caso, nello stesso periodo e a partire dallo stesso presupposto, la FederazioneFISHaveva promosso il progettoWelfare 4.0. La ricerca si è poi materialmente svolta in un periodo in parte convergente con quello della redazione dei Decreti Legislativi di attuazione della Legge Delega. E alcuni degli estensori del rapporto di ricerca sono stati coinvolti nei lavori della Commissione di studio redigente gli schemi di Decreti Attuativi (chi scrive, Cecilia Marchisio e Daniele Piccione in funzione di coordinatore della Commissione). Oggi che il procedimento legislativo è sostanzialmente chiuso, i lettori e le lettrici potranno giudicare se e quanto le soluzioni adottate dal Legislatore siano o meno convergenti con quelle prospettate nel volume.
Se proprio dovessi riassumere una materia che è molto complessa e articolata, direi che, a fronte di una sostanziale convergenza della ricerca con l’impianto della Legge Delega 227/21, le distanze maggiori si rinvengono inalcuni punti di ambiguitàche ilDecreto Legislativo 62/24lascia proprio in tema dilibertà personale e di prevenzione e contrasto dell’istituzionalizzazione. Ma questo è un argomento che meriterebbe un apposito approfondimento e un dibattito, soprattutto con i movimenti di tutela dei diritti delle persone con disabilità. Il problema è che non mi pare che il mondo dell’associazionismo – nel suo complesso e con le dovute eccezioni – in questo momentodimostri una specifica sensibilità per queste tematiche.Mi sembra, piuttosto, che siamo in un momento in cui il tema viene silenziosamente rimosso dall’agenda politica, senza la forza e il coraggio di esplicitare le ragioni di questo accantonamento subdolo».
Se confrontiamo il quadro italiano con quello europeo come ne usciamo?
«Il quadro europeo e internazionale che ruota intorno all’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità è molto solido. Si pensi, a puro titolo di esempio, alleLinee Guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenzarilasciate dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel 2022, proprio mentre la nostra ricerca era in corso. Oppure al lavoro del Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa, oppure al recentissimoCommento Generale n.1all’articolo 4 del Protocollo Opzionale (Posti di privazione della libertà) del Sottocomitato ONU sulla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT). Mi sembra, piuttosto, che sia l’Italia – con la sua tradizione di emancipazione – a dover decidere sedignità e libertà delle persone con disabilità siano o meno questioni meritevoli di confrontoe impegno o temi da mettere in sordina».
Il libroIl soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione, di libero accesso nel web, come sopra già ricordato (aquesto link), è diviso in cinque parti (Geometrie esistenziali e crisi della presenza; Cartometrie e cartografie della residenzialità in Italia; Codici culturali e quadri normativi; Dispositivi di incapacitazione; Strategie di emancipazione) e contiene contributi di Matteo Schianchi, Massimiliano Verga, Natascia Curto, Cecilia Maria Marchisio, Virginia De Silva, Lavinia D’Errico, Giovanni Pizza, Ciro Pizzo, Nicola Vanacore, Daniele Piccione, Emilio Santoro, Orsetta Giolo, Daniele Amoroso, Benedetto Saraceno, Christian Loda, Maria Giulia Bernardini, Diana Genovese, Paolo Addis, Fabrizio Magani, Giovanni Merlo, Luca Fazzi, Ranieri Zuttion, Fabrizio Starace, Alceste Santuari, Filippo Venturi, Gilda Losito e Vincenzo Falabella, curatore, quest’ultimo, della postfazione.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA “Non si può rimanere ad ascoltare quando vedi la stragrande maggioranza dei cittadini rivendicare un diritto sancito dalla Costituzione. Chi lamenta difficoltà in seguito agli aumenti delle tariffe per il trasporto scolastico, oltre che per la mensa, perpetrati dall’amministrazione locale, non fa altro che evidenziare un vero e proprio divieto ad esercitare il proprio Diritto costituzionale all’istruzione”. È questo il messaggio tuonato dal Movimento Disabilità, Movimento libero di idee per la coesione sociale e la tutela del mondo della disabilità, a sostegno delle tantissime famiglie che lamentano la impossibilità di accedere al servizio di refezione e di trasporto scolastico a causa degli aumenti perpetrati dall’amministrazione comunale con l’adozione delle delibere di Giunta Comunale 566 e 567 del 19/12/2024. “È un bel regalo di Natale da parte di chi dovrebbe garantire, in effetti, a tutti i residenti nel comune di Capaccio Paestum, quanto sancito da una Costituzione – evidenzia il Presidente del Movimento, Dott. Luigi Marino – quella italiana, che evidenzia che la garanzia del trasporto scolastico è uno dei prerequisiti essenziali per l’accesso al Diritto allo studio, un diritto altrimenti non perfettamente esigibile. Conoscendo bene la situazione economica di tante famiglie del nostro territorio, e spettando per legge ai Comuni di garantire il trasporto per tutti i gradi inferiori di istruzione, scuola Materna inclusa – prosegue la nota del Movimento Disabilità – una “buona” amministrazione avrebbe dovuto applicare alla lettera la Legge 118 del 1971, che parla espressamente di trasporto gratuito per la Scuola dell’obbligo, fino ai 16 anni, per un percorso di studi che deve durare almeno 10 anni. Nell’invitare i nostri amministratori a rivedere le proprie decisioni magari dopo aver letto la legge 118/71 ed il Decreto n.139 del 22 agosto 2007 – conclude il Dott. Marino – inviterei gli stessi amministratori a capire che se il Comune di Capaccio Paestum è al lastrico la colpa non è da addebitare ai capaccesi e che non dobbiamo farne pagare le conseguenze ai suoi scolari”. I BAMBINI HANNO DIRITTO A STUDIARE… NON A PAGARE GLI SBAGLI AGROPOLINEWS
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Durante la tappa di Udine diINCinema, il primo Festival cinematografico in Italia fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali, oltre alla proiezione accessibile del nuovo film di AlmodóvarLa stanza accanto, vi sono state anche le premiazioni per il concorsoINCorto, nel quale una delle due giurie era composta da persone con disabilità sensoriale
Una scena di “Sharing is Caring”, premiato come “Miglior Cortometraggio” a Udine dalla giuria di persone con disabilità sensoriale
La seconda edizione diINCinema Film Festival, manifestazione ideata daFederico Spolettie diretta daAngela Prudenzi, di cui Superando si onora di essere media partner sin dagli inizi, è un Festival, come abbiamo ampiamenteriferito a suo tempo, che si svolge sia in presenza al cinema, sia da remoto su piattaformaMYmovies Onee che soprattutto offre l’opportunità di vedere dei film in sala in modalità inclusiva anche a chi non può andare regolarmente al cinema. Si tratta infatti del primo festival in Italiafruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali, che solitamente non possono partecipare ai festival cinematografici.
Nei giorni scorsi,INCinema, dopo l’apertura a Firenze, e le tappe di Lecce, Roma e Torino, ha vissuto la tappa diUdine, una tre giorni già da noipresentata, durante la quale sono state proposte varie proiezioni, e che grazie alla collaborazione con Warner Bros-Discovery, ha vissuto anche un evento speciale, ovvero in contemporanea con l’uscita nelle sale italiane, la presentazione accessibile a tutti e tutte del nuovo film diPedro AlmodóvarLa stanza accanto(The Room Next Door), vincitore del Leone d’Oro all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e candidato a quattro European Film Awards.
Alla proiezione ha presenziato anche l’attore italianoAlvise Rigo, componente del cast, che per l’occasione ha ricordato la sua esperienza: «È stato significativo lavorare diretto da Almodóvar e al fianco di Julianne Moore con la quale ho condiviso una lunga sequenza, straordinari artisti che mi hanno fatto sentire a mio agio in ogni momento. Un’avventura professionale e umana rara oltre che un’occasione incredibile per me, giovane attore italiano che sta muovendo i primi passi nel mondo del cinema. Su quel set mi sono sentito in famiglia, come mi hanno detto nel confermarmi la parte: “Ahora eres un chico de Almodóvar”, il massimo che potessi sognare».
L’attore Alvise Rigo a Udine, al centro, tra Angela Prudenzi e Federico Spoletti, rispettivamente direttrice artistica e ideatore di “INCinema”
Sempre a Udine vi è stata anche la premiazione del concorso di cortometraggiINCorto, con alcuni riconoscimenti assegnati da due diverse giurie, una di persone con disabilità sensoriali e una di studenti della Laurea Magistrale in Cinema e del DAMS dell’Università di Udine.
Lagiuria delle persone con disabilità sensorialiè stata presieduta dall’attrice e registaCamilla Filippi, che ha affermato: «Ho appena fatto un film documentario che si chiamaCome quando eravamo piccoliche racconta la storia di quello che resta di una famiglia e delle scelte che ci definiscono. Essere presidente della giuria di questo Festival è per me una di quelle scelte che ci definiscono e fanno la differenza. Credo che ognuno di noi, nel proprio àmbito, possa lavorare affinché il mondo diventiun luogo accessibile ad ogni essere umano. In alcuni casi, come in questo, non era nemmeno complicato, serviva solamente uno sguardo diverso e fortunatamente gli organizzatori lo hanno avuto».
Ad aggiudicarsi dunque il premio diMiglior Cortometraggio, attribuito dalla giuria di persone con disabilità sensoriale, è statoSharing is CaringdiVincenzo Mauro, «per la sua capacità di affrontare con profondità un tema di grande attualità, quale l’assoggettamento alle tecnologie che sfuggono al controllo umano. Il tema seppur drammatico è trattato con un’intelligente ironia volta a far riflettere lo spettatore. L’eccezionale interpretazione del protagonista,Vincenzo Nemolato, contribuisce in maniera decisiva alla compiutezza dell’opera. Con la sua espressività sia fisica che vocale, infatti, l’attore bene interpreta l’incalzare della narrazione e il repentino susseguirsi degli eventi».
UnaMenzione Specialeè andata poi aLa rabbia nostradiLorenzo Giroffi, «per la capacità di dare voce a un tema sociale che anima le giovani generazioni». «Con uno stile incisivo e una narrazione cruda e autentica – si legge ancora nella motivazione -, il regista esplora le radici profonde di questo disagio, legandolo a questioni come le disuguaglianze sociali, l’incertezza sul futuro e il senso di isolamento in una società in rapida trasformazione. La giuria ha particolarmente apprezzato l’equilibrio tra un’analisi sociologica lucida e una preoccupazione per un tema sociale non sufficientemente trattato e spesso sottovalutato. Ciò rende il cortometraggio un’opera non solo informativa, ma anche espressiva di una violenza invisibile, ma reale su cui è necessario riflettere».
Per quanto riguarda invece il premio diMiglior Cortometraggioassegnato dalla giuria degli studenti della Laurea Magistrale in Cinema e del DAMS di Udine, esso è andato aBilli il cowboydiFede Gianni, «per la capacità di raccontare una storia di inclusività e di accettazione, affrontando il tema dell’affermazione della propria identità». Il riconoscimento, inoltre, è andato anche «all’originalità della narrazione: Billi il cowboy riesce infatti ad affrontare queste tematiche utilizzando il formato western per esplorare tematiche che raramente trovano spazio in questo genere, offrendo una prospettiva fresca e innovativa. Un elogio speciale, infine, va alla fotografia, che ci immerge nel sogno di Billi e ci guida attraverso il contesto delle borgate romane, trasformate in uno scenario western».
UnaMenzione Specialedella seconda giuria è andata poi al già citato (e premiato)Sharing is CaringdiVincenzo Mauro, ritenuto «una storia breve ma incisiva, che sorprende e intrattiene, lasciando un’impressione duratura».
INCinema, ricordiamo in conclusione, è prodotto e organizzato da SUB-TI ACCESS, in collaborazione con l’Associazione Libero Accesso, con il sostegno del Comune e della Banca di Udine, e anche in collaborazione con MYmovies, Alice nella Città, la Cineteca di Milano, la Fondazione Sistema Toscana, il Museo del Cinema di Torino, il Festival del Cinema Europeo di Lecce, Trieste Film Festival e l’Associazione +Cultura Accessibile.
Si avvale inoltre del patrocinio dell’ADV(Associazione Disabili Visivi), dellaFIADDA(Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), dellaFISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), dell’AssociazioneAniridia Italianae dellaConsulta Regionaledelle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia.
I partner tecnici sono Earcatch e EasyReading, i media partner, oltre a Superando, Fred Film Radio e Motto Podcast.(S.B.)
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ieri, 5 dicembre, al Palazzo delle Nazioni Unite di New York, è stata inaugurata la mostra “La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità attraverso gli occhi dei giovani”. «Opportunità per rafforzare il dialogo internazionale e sensibilizzare la comunità globale sull’importanza di una piena attuazione della Convenzione ONU», sottolinea il presidente della FISH Falabella, presente a New York, insieme alla delegazione italiana New York, 5 dicembre 2024 La ministra per le Disabilità Locatelli inaugura la mostra al Palazzo delle Nazioni Unite di New York I princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità racchiusi in una mostra: ieri, 5 dicembre, alle 18, al Palazzo dell’ONU di New York, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha inaugurato la mostra The UN Convention on the rights of persons with disabilities through the eyes of young people (“La Convenzione ONU attraverso gli occhi dei giovani”), già esposta al Castello di Solfagnano, in occasione del G7 Inclusione e Disabilità, tenutosi nell’ottobre scorso in Umbria. «La Convenzione ONU è un faro per i diritti delle persone con disabilità di tutto il mondo. Attraverso questa mostra, i giovani hanno offerto una prospettiva nuova e coinvolgente per promuovere la piena inclusione e il rispetto dei diritti umani. La presenza della FISH sottolinea il nostro impegno nel portare avanti questi principi. Eventi come questo rappresentano un’opportunità per rafforzare il dialogo internazionale e sensibilizzare la comunità globale sull’importanza di una piena attuazione della Convenzione ONU», ha affermato da New York Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), presente in tale sede per l’inaugurazione della mostra e per l’anniversario della stipula della Convenzione. La sua presenza servirà anche per incontrare le organizzazioni del territorio newyorkese e confrontarsi con loro, mentre domani vi sarà un incontro con l’ambasciatore italiano a New York. Le venti tavole grafiche della mostra sono state realizzate a partire dal fumetto L’importante è vincere… INSIEME, disegnato da Tommaso Cordelli per la Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, su impulso dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità della Regione Umbria, coordinato da Paola Fioroni. Interverrà al taglio del nastro il rappresentante permanente d’Italia, ambasciatore Maurizio Massari. Seguiranno gli interventi di Alessandra Locatelli, del Capo di Gabinetto del Segretario Generale dell’ONU e vicesegretario Generale, ambasciatore Courtenay Rattray, del direttore esecutivo dell’IDA (International Disability Alliance) Josè Maria Viera, di Vincenzo Falabella, di Nazaro Pagano, presidente della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), di Giorgio Pezza, rappresentante della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica e del citato autore del fumetto Tommaso Cordelli. La mostra sarà visitabile fino al 20 dicembre prossimo. (C.C.) Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishonlus.it SUPERANDO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Parlare di impegno civile e diritti delle persone con disabilità in Trentino significa evocare il ricordo di Graziella Anesi. Oggi, la vita e le battaglie della fondatrice della Cooperativa HandiCREA, scomparsa all’inizio del 2023, diventano un libro (Graz. Ritratto a più voci di Graziella Anesi), scritto a più mani da familiari, colleghi e amici, con il coordinamento del giornalista Paolo Ghezzi
Graziella Anesi
Parlare di impegno civile e diritti delle persone con disabilità in Trentino significa evocare il ricordo diGraziella Anesi. Oggi, la vita e le battaglie della fondatrice dellaCooperativa HandiCREA– scomparsa il 24 gennaio 2023 – diventano un libro. A scriverlo sono i familiari, i colleghi e gli amici, coordinati dal giornalistaPaolo Ghezzi.
L’opera si intitolaGraz. Ritratto a più voci di Graziella Anesi(Erickson, 2024) e fissa su carta una novantina di incontri e memorie che testimoniano la straordinaria dinamicità della protagonista.
Nata sull’Altopiano di Pinè con sette fratture e l’osteogenesi imperfetta, Graziella era una “popinache si rompeva”, una “bambina di cristallo”, diremmo oggi. Fragile fuori, ma tenace dentro. «Nostro padre – racconta il fratello Sergio – chiese un prestito per farla visitare dai migliori specialisti a Bologna». Lì, le prelevarono un frammento di costola da analizzare a Leningrado, allora centro di riferimento mondiale per la sua malattia. Alla bambina vennero dati tre anni di vita. «Ma Graziella di anni ne ha vissuti sessantasette. E l’Unione Sovietica l’ha vista cadere».
Ghezzi, invece, ricorda di quando, giovane cronista, venne mandato a coprire i “picchetti” contro le barriere architettoniche diNatale Marzaria Trento. «Erano gli Anni Ottanta» e lui prendeva letteralmente a martellate i gradini delle poste per segnalare l’impossibilità di accedervi per chi era in carrozzina. «Graziella condivideva quelle rivendicazioni nello spirito, ma nei metodi scelse sempre la strada del dialogo e della diplomazia». Fu così che fondò la Cooperativa HandiCREA in Via San Martino a Trento, «a sua immagine e somiglianza». L’idea era quella di dar vita a un soggetto che potesse mediare tra i bisogni delle persone con disabilità e i servizi distribuiti sul territorio.
Nel tempo, la Cooperativa si è trasformata in un luogo di raccolta e scambio di informazioni utili su sport, cultura e turismo accessibile, nonché sulla mobilità. Graziella Anesi in questo era una pioniera. Prendeva la corriera da Pinè a Trento e ritorno, rendendo manifesto il diritto – e le difficoltà – nell’uso dei trasporti pubblici delle persone in carrozzina.
«Colpivano il suo sguardo, il sorriso luminoso, l’ottimismo». La capacità di cogliere e accogliere. Proverbiale, e ricorrente nelle testimonianze, l’invito a bere insieme un «caffettuccio». Per lei anche il sesto o settimo della giornata. «Un piccolo piacere della vita, ma soprattutto un modo per esprimere il suo grande senso dell’ospitalità, la voglia di lavorare in squadra e di stare con gli altri, sapendo ascoltarli e incoraggiarli».
Un’altra sua passione era la musica, in particolare quella diRoberto Vecchioni. «Graziella l’aveva conosciuto durante un concerto in Trentino e quando gli ho scritto se voleva inviarci un pensiero per il libro, ha risposto nel giro di ventiquattr’ore con questa massima: qualunque sia il dolore, più forte è la luce dell’anima».
Oltre alla Graziella pubblica, presidente di HandiCREA, conferenziera, attivista e assessora alle Politiche Sociali, alle Pari Opportunità e all’Istruzione del Comune diBaselga di Piné, nel volume c’è laGraziella privata, sorella, amica – come ricorda nella prefazione l’artistaClara Lunardelli– e zia. Sono tanti gli aneddoti proposti dai nipotiCecilia, Francesco e Matteo. «La zia si apriva al mondo con curiosità infinita, forte impegno e testarda spontaneità. Ci diceva: non ho tempo di scrivere un libro sulla mia vita, sono troppo impegnata a viverla». Ecco «speriamo che il libro scritto dai tanti che le hanno voluto bene possa essere fonte di ispirazione per le battaglie a lei care, per una comunità più giusta, equilibrata e inclusiva».
Un primo passo in quella direzione è la devoluzione dei ricavati delle vendite alla Cooperativa HandiCREA. E l’intitolazione a Graziella Anesi del “Tavolo Città di Trento per l’inclusione delle persone con disabilità”.
Il presente contributo è già apparso in «Corriere del Trentino» e viene qui ripreso, con diverso titolo e con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Dopo gli analoghi incontri di Sicilia, Abruzzo, Umbria, Lazio e Toscana, quello della Regione Puglia, il 22 novembre a Bari (ma fruibile anche online), sarà il penultimo appuntamento degli “Stati Generali sulle Disabilità Intellettive e i Disturbi del Neurosviluppo” promossi dall’ANFFAS, che dovranno portare, nel 2025, agli Stati Generali Nazionali
«Con la Puglia siamo al penultimo appuntamento degli Stati Generali per il 2024: abbiamo già molti tasselli che si sono incastrati e che iniziano a formare il quadro di cui andremo a discutere agliStati Generali Nazionali sulle Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppodel prossimo anno e che rappresentano il frutto di un grande e appassionato impegno dell’ANFFAS tutta»: lo dichiaraRoberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e del Neurosviluppo), in vista degliStati Generali sulle Disabilità Intellettive e i Disturbi del Neurosviluppo in Puglia, in programma per il22 novembreaBari, dopo gli analoghi incontri inSicilia,Abruzzo,Umbria,LazioeToscana, che anche questa volta si svolgeràin modalità mista: sarà infatti possibile seguire i lavori online oppure in presenza presso il Palazzo della Regione (Via Giovanni Gentile, 52, Bari), effettuando l’iscrizione attraversoquesto link.
Organizzato dall’ANFFAS Puglia, in collaborazione con l’ANFFAS Nazionale, questo tipo di appuntamenti, va ricordato, punta a dare vita a un confronto e a un dialogo con le Istituzioni, le Amministrazioni, le rappresentanze sindacali e del Terzo Settore della Regione, relativamente alle tematiche concernenti le disabilità intellettive e i disturbi del neurosviluppo, realizzando dei focus sulle specificità del territorio in termini di criticità e buone prassi, con ildiretto protagonismo delle persone con disabilità intellettive e delle loro famiglie: anche in Puglia, infatti, saranno presenti e interverranno gli Autorappresentanti dell’ANFFAS Puglia (Marilisa Pistoiadi Ginosa-Taranto,Vincenzo Lochidi Sava-Taranto eFilippo Cicirellidi Altamura-Bari), che esporranno opinioni e idee in merito all’esigibilità dei loro diritti e alla specifica situazione del proprio territorio.
I lavori della giornata, moderati daMaria Pia Desantis, componente della Giunta Esecutiva dell’ANFFAS Nazionale, saranno aperti daAngelo Riccardi, presidente dell’ANFFAS Puglia e daRoberto Speziale, cui seguiranno i saluti istituzionali diVincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), cui l’ANFFAS aderisce, e diNazaro Pagano, presidente nazionale della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità). È in attesa di conferma anche la partecipazione della ministra per le DisabilitàAlessandra Locatelli.
Seguirà la sessione denominataI diritti delle persone con disabilita intellettive e disturbi del neurosviluppo e dei loro familiari in Puglia. Quadro Generale, con le avvocateAlessia Maria GattoeCorinne Ceraolo Spurio, componenti del Centro Studi Giuridici e Sociali dell’ANFFAS Nazionale eAdriano Antonacci, assistente sociale dell’ANFFAS di Altamura.
Successivamente è previsto un passaggio dedicato all’inserimento lavorativo, intitolatoInclusione lavorativa: le difficoltà burocratiche, moderato daDomenico Casciano, componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’ANFFAS Puglia, cui parteciperannoLuigi Mazzei, dirigente dell’Unità Operativa Coordinamento Servizi per l’Impiego nell’Ambito Territoriale di Lecce, Brindisi e Taranto;Maria Donata Ancona, psicologa e psicoterapeuta, dirigente del Servizio Integrazione Sociale e Lavorativa nell’ASL Taranto;Alessandro Delli Noci, assessore della Regione Puglia alle Politiche Giovanili e Attività Produttive, con la testimonianza sul tema diFrancesca Semeraro.
Quindi, la tavola rotondaDurante e Dopo di Noi: stato dell’arte ed impiego dei fondi PNRR, moderata dal già citatoAdriano Antonaccialla quale interverrannoAntonio Giampietro, Garante Regionale dei Diritti delle Persone con Disabilità eFrancesco Parisi, presidente della Cooperativa Sociale Eridano.
A chiudere l’evento sarannoAngelo Riccardi(Sintesi, prospettive ed impegni) eRoberto Speziale.
«La Puglia è onorata di contribuire al pari delle altre realtà regionali – sottolinea Riccardi – confermando ancora una volta l’impegno e il desiderio di riuscire a raggiungere insieme una reale società inclusiva, dipari diritti e opportunità per tutti».(S.B.) SUPERANDO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Lacune, violazioni, disagi, GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione) non convocati e di conseguenza PEI (Piani Educativi Individualizzati) non redatti o non condivisi con le famiglie, sostegni (didattici ed educativi) non assegnati: è andata così anche all’inizio di questo nuovo anno scolastico? Per capire fino a che punto e per potenziare ulteriormente la propria azione di pressione nei confronti del Ministero, la Federazione FISH ha elaborato un agile questionario anonimo, per chiedere la testimonianza diretta delle famiglie di alunne e alunne con disabilità Alunno con disabilità che alza un dito davanti a un docenteLacune, violazioni, disagi che impediscono agli studenti con disabilità di iniziare e frequentare l’anno scolastico al pari dei compagni; GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione) non convocati e di conseguenza PEI (Piani Educativi Individualizzati) non redatti o non condivisi con le famiglie; sostegni (didattici ed educativi) non assegnati. E in alcuni casi famiglie invitate dalle stesse Istituzioni Scolastiche a trattenere a casa i figli e le figlie: sono le questioni oggetto di segnalazioni che arrivano da ogni parte del Paese alla FISH (Federazione per il Superamento dell’Handicap) dalla quale è costante il confronto politico con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per far sì che i diritti degli alunni e delle alunne con disabilità diventino realmente esigibili. È dunque iniziato ancora una volta all’insegna di quei disagi, il nuovo anno scolastico? Per capirlo e per potenziare ulteriormente la propria azione di pressione nei confronti delle Istituzioni, la stessa FISH ha elaborato un agile questionario rigorosamente anonimo (raggiungibile a questo link), per chiedere la testimonianza diretta delle famiglie di alunne e alunne con disabilità. «I dati raccolti – spiegano dalla Federazione – non hanno velleità statistiche, ma puntano a fornire un quadro della reale situazione dell’inclusione scolastica che ci aiuterà a indirizzare le doverose rivendicazioni all’interno dell’Osservatorio Permanente per l’Inclusione Scolastica del Ministero, di prossima convocazione». (S.B.) SUPERANDO