Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Accessibilità nelle aree archeologiche: incontri a Pisa

8 Febbraio 2022, 11:36am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Accessibilità nelle aree archeologiche: incontri a Pisa

INSERITO DA MORENA MOTTA PISA. Dall'Università un contributo interessante. Martedì 8 febbraio alle 15.30 presso la Gipsoteca di arte antica e antiquarium dell’Università di Pisa si parte con il ciclo di incontri sul tema dell’accessibilità nelle aree archeologiche: Andrea Bruciati (direttore di Villa Adriana e Villa d’Este) e Lucilla D'Alessandro (funzionaria promozione e comunicazione di Villa Adriana e Villa d'Este) terranno la prima conferenza “Passepartout: il museo di tutti per tutti. Un progetto di accessibilità delle Villae”, presentando le esperienze di Villa Adriana e Villa d’Este.Modera Antonella Gioli (docente di Museologia e critica artistica e del restauro dell'Università di Pisa), intervengono Anna Anguissola e Chiara Tarantino, curatrici dell’iniziativa. L’incontro si terrà a distanza e potrà essere seguito sul canale YouTube del dipartimento di Civiltà e forme del sapere tramite il link https://youtu.be/UlzIm73-GLI.Potrà inoltre essere seguito in diretta dalla Gipsoteca (piazza S. Paolo all’Orto 20, Pisa) prenotando a info.gipsoteca@sma.unipi.it. L’iniziativa rientra nella manifestazione “Aree archeologiche e accessibilità: da limite a opportunità”, organizzata dalla Gipsoteca di arte antica e antiquarium del Sistema museale di ateneo, con il patrocinio del Dipartimento di Civiltà e forme del sapere, del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica e del Comune di Pisa, in cooperazione con USID – Ufficio servizi per l’integrazione di studenti con disabilità. Nove da Firenze

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO «Ascensori, via i troppi vincoli per rendere vivibile Venezia»

4 Febbraio 2022, 15:44pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA VENEZIA. «Vanno fatte delle scelte perché Venezia sia una città per tutti. Per questo bisogna eliminare le barriere negli edifici pubblici, ma anche nelle case private. Gli ausili servono dappertutto. Il rischio, altrimenti, è di svuotare questa città di tanti abitanti, penso agli anziani, ma non solo, che finiranno per dover scegliere la terraferma». Francesca Zaccariotto non entra nella polemica sui singoli ascensori, autorizzati o negati, di cui tanto si parla in questi giorni. Il Comune, tra l'altro, non è l'attore principale su questo fronte. Lo è la Soprintendenza che deve dare l'ultimo via libera a questi impianti. Ma al di là dei vari casi, l'assessore che ha fatto propria la battaglia per l'accessibilità di Venezia, allarga il dibattito: dagli ascensori all'abbattimento delle barriere architettoniche in genere, in nome di una nuova accessibilità/vivibilità della città che implica anche un rinnovamento rispettoso. Temi già affrontati da Zaccariotto nel lungo confronto con la Soprintendenza per dotare i ponti di rampe adeguate. Passato per l'approvazione del nuovo Peba, il piano per l'abbattimento delle barriere. E che ora continua, anno dopo anno, nelle realizzazioni dei singoli progetti. «Bisogna capire qual è il bisogno primario di una città che vuole essere accessibile - premette l'assessore - Se vogliamo una Venezia dove tutti si possano muovere con facilità, come in terraferma, vanno fatte delle scelte. Ovviamente rispettose dei luoghi. Ma i due elementi non possono non convivere. Venezia deve essere una città per tutti e per questo bisogna dotarla di una mobilità facilitata, con tutti gli ausili possibili. È un tema che va studiato, certo, con la massima attenzione al contesto storico-artistico. Non si può mantenere la città tale e quale. Rischiamo di svuotarla di abitanti, proprio per mancanza di ausili». IL PARADOSSO. Gli ascensori, ovviamente, sono tra i primi ausili necessari ad una città a misura di tutti. «Non è possibile che in terraferma una casa di tre piani senza ascensore non sia a norma e che a Venezia, invece, si faccia fatica ad autorizzarli. I due elementi vanno conciliati: il rispetto per la parte storico-artistica, da un lato, quello per la parte umana, con tutte le sue esigenze, dall'altra. Serve uno sforzo da parte di tutti. E oltre ai luoghi pubblici, dobbiamo dedicarci anche a quelli privati» annota l'assessore. «In un luogo pubblico, la norma mi obbliga giustamente a mettere un ascensore. Penso alle scuole, ai musei, agli uffici. Ma questo vale anche per gli alberghi. Per una casa privata, invece, le cose si complicano, le autorizzazioni diventano più difficili. Così un bambino in carrozzina, per fare un esempio, che a scuola non ha problemi a muoversi in autonomia, a casa la perde, si ritrova prigioniero. Un paradosso che non ha senso, che non è giusto. Quel che vale per il pubblico deve valere anche per il privato. Le barriere vanno eliminate non per rispettare una norma, ma per far sentire tutti uguali. E questo deve valere fuori e dentro casa». L'ESPERIENZA RAMPE. Obiettivo non facile da raggiungere. La battaglia per le rampe sui ponti lo ha dimostrato. Richiesta partita dal basso, da cittadini e comitati, ma che non è stata subito accolta. Ci sono voluti anni di trattative con la Soprintendenza per arrivare alla sostituzione delle brutte, malconce e provvisorie rampe per la Venice Marathon con dei modelli più decorosi e definitivi. «Se ci fossimo fermati alle prime difficoltà, oggi non avremmo le rampe delle Zattere né quelle che andremo a posizionare sui ponti delle Rive degli Schiavoni e dei Sette Martiri - ricorda l'assessore - Per questo devo ringraziare la Soprintendenza perché ha elaborato con la città che le esigenze sono cambiate e che certe richieste vanno accolte». Per le rampe, come per gli ascensori. «Non sono scelte automatiche, le soluzioni vanno studiate bene. Ma un rinnovamento serve». di Roberta Brunetti Il Gazzettino

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Rita Barbuto: l’impegno di una vita per i diritti delle persone con disabilità

3 Febbraio 2022, 09:30am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Rita Barbuto

INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Con Rita Barbuto perdiamo un vero e proprio punto di riferimento per la tutela dei diritti di ogni persona con disabilità e per la nostra Federazione, una figura fondamentale nel rivendicare il diritto per le stesse persone con disabilità di poter decidere autonomamente dove, come e con chi vivere»: a dirlo è il presidente della Federazione FISH Falabella, dopo avere appreso della scomparsa di Rita Barbuto, una delle “anime” della FISH Calabria, già presidente e direttrice di DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e già presidente della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo)

Rita Barbuto

Rita Barbuto

«Io posso raccontare la mia vita: il fatto di non avere la possibilità di impiegare assistenti personali significa che io non potrò più lavorare, uscire di casa e che dovrò limitare anche gli spostamenti per le cure. Significa che con i soldi che ricevo dallo Stato potrò pagare soltanto qualche ora di assistenza al giorno, sufficienti esclusivamente a farmi alzare dal letto, rimettermi al letto la sera e andare in bagno non più di due volte al giorno. Queste saranno le conseguenze sulla mia vita, ma questo destino mi accomuna a quello di tante altre persone che vivono la mia stessa situazione, che devono affidarsi a familiari e amici e spesso, per non disturbarli, trattengono anche la pipì per ore. Questa è discriminazione. A volte mi chiedo se ci si sofferma abbastanza a pensare come vive una persona che ha una grave disabilità e cosa significa non poter prendere neanche un bicchiere d’acqua da soli»: abbiamo scelto queste parole, pronunciate nel corso di una lunga intervista da noi pubblicata due anni fa, per ricordare il senso di tutte le battaglie condotte per decenni da Rita Barbuto, scomparsa nella mattinata di oggi, uno dei volti più noti del movimento italiano per i diritti delle persone con disabilità.
«La sua perdita – dichiara Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – lascia un grande vuoto, perché Rita era un vero e proprio punto di riferimento, nella sua Regione e non solo, per la tutela dei diritti di ogni persona con disabilità e per la nostra Federazione. La FISH Calabria, infatti, di cui Rita era tuttora Consigliera, con delega alla Vita Indipendente, è da sempre molto importante per il nostro movimento, una delle prime a nascere e a portare risultati importanti, grazie alla caparbietà del suo impegno».

La Calabria, dunque, come “centro permanente” dell’impegno di Rita Barbuto per i diritti, che in quella stessa citata intervista, esponeva con estrema chiarezza e senza timori i gravi problemi del proprio territorio, affermando che in esso «vengono calpestati i diritti umani delle persone con disabilità, nell’assordante silenzio di tutti, condannando le stesse persone con disabilità, quelle più fortunate, alla segregazione nelle proprie abitazioni o, in casi peggiori, negli istituti».
Ma non solo Calabria, anzi un impegno a tutto campo ben oltre la propria Regione e gli stessi confini nazionali, che l’ha portata ad essere via via presidente e direttrice di DPI Italia (Disabled Peoples’ International), organizzazione per la quale è stata anche responsabile dello sviluppo per l’Italia, oltreché presidente della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), l’alleanza strategica avviata nel 2011 da AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), EducAid, DPI Italia, FISH e OVCI-La Nostra Famiglia (Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale). Per la RIDS, tra l’altro, e nello specifico per conto di EducAid, era stata una delle prime persona in carrozzina ad arrivare dall’estero nella Striscia di Gaza, nell’àmbito del progetto We Work, per svolgere attività di consulenza alla pari nei confronti di donne palestinesi con disabilità. Il tutto senza dimenticare il costante lavoro svolto per far cessare le discriminazioni multiple subite da donne e ragazze con disabilità.

Molto altro su Rita Barbuto si potrebbe raccontare e nei prossimi giorni cederemo la parola anche a chi le è stato più vicino in tutti questi anni. Qui riprendiamo le parole del presidente della FISH Falabella, che sintetizzano l’impegno di una vita: «Rita Barbuto è stata una figura fondamentale nel rivendicare il diritto per le persone con disabilità di poter decidere autonomamente dove, come e con chi vivere». (S.B.) SUPERANDO

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Pensioni di invalidità e reddito di cittadinanza: un’iniquità che parte dal 2019

30 Gennaio 2022, 10:03am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MORENA MOTTA In questi giorni tante famiglie con disabilità si vedono decurtare o addirittura azzerare il reddito di cittadinanza, in seguito all’aumento delle pensioni di invalidità stabilito due anni fa da una Sentenza della Corte Costituzionale. Si tratta di una conseguenza delle iniquità contenute nella Legge del 2019 che fissò i criteri per percepire il reddito di cittadinanza e che la Federazione FISH denunciò con forza, proponendo anche alcuni emendamenti poi non accolti. Ora, di fronte all’attuale situazione, la stessa FISH intende fare tutto il possibile per far sì che si rimedi a tale iniquità

Si era agli inizi del 2019, quando venne approvato il Decreto Legge 4/19, poi convertito nella Legge 26/19, che fissava i criteri per accedere al reddito di cittadinanza. In tale occasione, come avevamo ampiamente riferito anche sulle nostre pagine, era stato nettamente negativo il giudizio della FISH (Federazione Italiana per il Supetramento dell’Handicap), le cui proposte di emendamento non erano stato accolte.
«Ai fini della concessione dell’erogazione del reddito e della pensione di cittadinanza – si era letto infatti in una nota diffusa dalla Federazione -, il provvedimento è meno vantaggioso per i nuclei in povertà assoluta con persone con disabilità rispetto agli altri. Continuano inoltre ad essere computate le provvidenze assistenziali quale reddito familiare, e continua ad essere pressoché ininfluente la presenza di una persona con disabilità all’interno dei nuclei potenzialmente beneficiari delle nuove misure. Al di là, poi, dei gravi effetti pratici immediati, ancora una volta non si considera quello che è un elemento centrale nella costruzione delle politiche sociali, ovvero che troppo spesso la disabilità è causa di impoverimento e di conseguente esclusione sociale».

Quelle parole tornano ora a risuonare con forza, di fronte alle tante segnalazioni che la stessa FISH sta ricevendo in questi giorni, da parte di famiglie con disabilità che da ieri, 27 gennaio, si sono viste decurtare o addirittura azzerare dall’INPS il reddito di cittadinanza, in seguito all’aumento delle pensioni di invalidità stabilito dalla Sentenza 152/20 prodotta due anni fa dalla Corte Costituzionale.
«Come nel 2019 avevamo ritenuto inaccettabili vari contenuti della Legge sul reddito di cittadinanza – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH – altrettanto inaccettabile è oggi che ancora una volta  si dia (meno) da una parte, togliendo (di più) dall’altra. Per questo intendiamo richiedere un intervento legislativo urgente, ovvero una proposta emendativa da inserire all’interno di un Decreto Legge di prossima emanazione, che modifichi i parametri utili alla concessione del reddito di cittadinanza, alla luce dell’aumento delle pensioni di invalidità stabilito dalla Corte Costituzionale».

La citata Sentenza 152/20 della Consulta, vale la pena ricordare, aveva portato due anni fa ad un aumento variabile delle pensioni percepite da persone con invalidità civile totale, ciechi civili assoluti e sordi (quest’anno poco più di 291 euro al mese), fino a un aumento massimo di 368 euro e non per tutti. A tal proposito l’INPS, nel rendere attuativo quanto disposto dalla Corte Costituzionale, aveva in un primo tempo conteggiato quegli aumenti nell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), che crescendo a propria volta avrebbe in pratica vanificato gli aumenti stessi. Si trattava palesemente di un errore ammesso subito dopo dall’INPS, nel rispondere ad un Interpello urgente presentato dalla FISH, come abbiamo riferito nelle scorse settimane.
«Ora, però, ci troviamo di fronte a questa nuova situazione legata al reddito di cittadinanza – sottolinea Falabella – con gli aumenti delle pensioni di invalidità che vanno a incidere sul reddito familiare. Già nel 2019, del resto, quando era stata approvata la Legge 26/19, avevamo denunciato, seppure inascoltati, l’iniquità di conteggiare le pensioni di invalidità nel cumulo del reddito familiare, creando situazioni che allora come oggi danneggiano pesantemente tante famiglie con disabilità».
«Ma come già abbiamo fatto dapprima sul fronte delle pensioni di invalidità civile parziale – conclude -, e più recentemente sull’errore poi ammesso dall’INPS in relazione all’ISEE, siamo pronti a fare da subito tutto il possibile per rimediare a questa stortura. Non intendiamo infatti stare a guardare questo ennesimo attacco a famiglie costrette a vivere spesso ai limiti dell’indigenza. E dal mondo della politica ci attendiamo ora immediate risposte». (S.B.) SUPERANDO

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Com'è viaggiare per chi non sta in piedi

29 Gennaio 2022, 09:09am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Com'è viaggiare per chi non sta in piedi | Vanity Fair Italia

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Nord Europa è stato premiato ancora una volta per le sue città accessibili. Cosa succede invece in Italia? Cosa significa spostarsi e viaggiare per un disabile? Ne abbiamo parlato con Fabrizio Marta, esploratore su due ruote della sua carrozzina Lussemburgo è la città più «accessibile» d'Europa: la città in cui un disabile si sente meno escluso, perché può muoversi con meno barriere. Per questo l'ha appena incoronata l'Access City Award 2022, premio annuale della Commissione Europea nato per promuovere soluzioni innovative e miglioramenti che spianino letteralmente la strada anche a chi ha difficoltà a muoversi. Ogni anno segnala gli esempi più virtuosi: dopo Lussemburgo, seguono per il 2022 Helsinki e Barcellona, con Lovanio (in Belgio) e Palma (Spagna) selezionate per le menzioni speciali. Qualche primato lo abbiamo guadagnato anche noi negli anni scorsi: nel 2016 ha vinto Milano. Nel 2021 Firenze invece si è guadagnata una menzione speciale, mentre nel 2019 e nel 2017 sono state menzionate, rispettivamente, Monteverde (Avellino) e Alessandria. «Non è una novità che in cima a questa classifica ci siano città nordeuropee: loro hanno una cultura dell'accessibilità che a noi manca. La barriera architettonica nasce da una barriera anzitutto sociale», dice Fabrizio Marta, grande viaggiatore su due ruote, che sono quelle della sua carrozzina. Ci vive dalla nascita e non ha mai rinunciato a scoprire il mondo: ha raccontato dei suoi viaggi in solitaria dall'Australia agli Usa e ha «rotellato» anche con noi di Vanity Fair in tutta Italia. Ora con la sua associazione Rotellando di occupa di sensibilizzazione sul tema dell’accessibilità e anche per lavoro fa formazione a enti e strutture. In questa intervista ci racconta cosa è cambiato e su cosa invece bisogna ancora lavorare, per rendere il mondo un posto migliore, per tutti. Perché nel Nord Europa sono i migliori in fatto di accessibilità? «Hanno un’educazione proiettata all’autonomia, a fare in modo che le persone facciano da sé. Noi italiani, cattolici con l’attitudine ad aiutare, progettiamo la nostra vita nell’ottica che ci sia sempre qualcuno pronto a darci una mano. Le infrastrutture sono fatte male anche per questo: se c’è uno scivolo troppo rigido diamo per scontato che un’anima pia spingerà una persona in carrozzina». Quali sono i Paesi che nel mondo fanno meglio? «Secondo me gli Stati Uniti: per loro è più semplice perché hanno ampi spazi, non hanno costruzioni storiche, e poi hanno dovuto progettare soluzioni accessibili per i veterani mutilati». Qual è la situazione in Italia? «È migliorata, ma decisamente migliorabile, anche perché una volta raggiunto un traguardo ce n’è un altro da superare. Per esempio, nel 2012, quando mi chiedevano quale fosse secondo me la città più accessibile d’Italia rispondevo Torino: reduce dai progetti delle Olimpiadi c’erano stati tanti miglioramenti, facilitati dal fatto che è una città pianeggiante. Allora non avrei mai pensato a Milano, che invece dopo Expo ha sviluppato una nuova coscienza in tema di accessibilità: ora ci sono nuove infrastrutture come la metro Lilla che ha ascensori in tutte le fermate, ma già durante Expo l’ascensore della metro per arrivare dalla stazione centrale al Duomo non funzionava. Oggi non penserei mai a Torino come città accessibile perché i lavori si sono fermati, non c’è stata manutenzione, e poi si è bloccata la catena: magari in carrozzina si può passare sui marciapiedi, ma poi è difficile prendere i pezzi di trasporto, o andare al ristorante». E Roma, la capitale? «Roma non è affatto accessibile: le strade sono tutte acciottolate e i mezzi di trasporto sono impraticabili. Ci sono i montascale ma non si sa mai se funzionano. In generale i mezzi pubblici sono ovunque un problema: se vivi in carrozzina non sai mai se puoi prenderli, in alcune città devi prima chiamare per avvisare che vuoi salire sulla metro. Questo vuol dire vivere nell’angoscia: non hai mai la certezza di poter andare in un posto o di poter tornare indietro da solo. La soluzione resta spostarsi in macchina». Quali sono le località di vacanza in Italia in cui un disabile si sente accolto? «Il Nord Est è sempre avanti: Alto Adige e Trentino in particolare spiccano in positivo. Hanno una fantastica cultura del turismo di cui l’accessibilità è da sempre parte integrante. Altra zona molto avanti per alcuni versi è il Salento, dove ci sono diversi progetti sul turismo accessibile: per esempio le sedie job che in spiaggia portano i disabili al mare per fare il bagno. Poi però nel Salento c’è il problema dei mezzi di trasporto: sono pochi e quei pochi non sono accessibili». Il fatto che molte delle città italiane siano città storiche è un impedimento per creare infrastrutture idonee? «È un po’ una scusante: sicuramente è meno facile, ma si possono fare tanti interventi per migliorare. Matera e Venezia, per esempio, stanno lavorando molto sull’accessibilità nonostante siano due città architettonicamente molto complesse, mentre tante altre località che avrebbero meno difficoltà non fanno nulla. Io ormai vado in giro con una carrozzina che mi consente di spostarmi anche sul ciottolato, e in generale facilita gli spostamenti. La tendenza è questa: devono essere i disabili ad adattarsi ai luoghi, non viceversa». Cosa fanno invece le strutture ricettive? «Gli alberghi sono all’apparenza pronti dal punto di vista strutturale, ma talvolta manca una certa sensibilità nell’accoglienza. Non basta mettere uno scivolo per dire che struttura è accessibile, bisogna che tutti i servizi siano accessibili. Quando mi danno una stanza per disabili nel 90% dei casi non c’è la seduta nella doccia, e anche il buffet della colazione può essere una barriera perché il più delle volte non è alla mia portata: è la dimostrazione che le barriere non sono solo strutturali. Sono dettagli importanti, così come sarebbe importante che gli albergatori, e in generale chi gestisce strutture ricettive, ci facessero delle domande: un cieco ha esigenze diverse da chi vive in carrozzina, ad esempio. A volte davanti a certe situazioni ti incavoli, ma non io col tempo ho capito che non vale la pena, altrimenti ci si rovina la vita. Cosa vuol dire muoversi in un mondo di barriere? «Devi progettare tutto, sia che tu ti muova per lavoro sia che tu sia in viaggio: prima di uscire di casa devi sapere se potrai entrare in un ristorante, dormire in un albergo, se la strada che percorrerai è accessibile. Faccio un esempio che può sembrare paradossale, ma che rende l’idea: io adoro la Croazia, perché Tito ha cementificato una parte delle spiagge. Caldo a parte, per me è il paradiso». La gente è disposta ad aiutare? «È una risposta complessa. Anzitutto mi vien da dire: perché mi devi aiutare? Teoricamente tu non mi dovresti aiutare, perché io dovrei poter fare tutto da solo. Rifaccio l’esempio degli Stati Uniti: la prima volta che sono andato a Los Angeles, nel ’96, ero felice perché potevo essere autonomo, spostarmi in carrozzina guardando il cielo e non il marciapiede per evitare le buche o scalini, e forte di quel ricordo ho fatto lo stesso anni dopo a New York. Ho abbassato le difese, ma sono caduto rovinosamente due volte, una delle quali mi sono rotto una gamba, ma mentre ero lì per terra nessuno mi chiedeva se avessi bisogno, finché si è fermata una persona in carrozzina. In Italia e nei Paesi latini questo non succede: appena sei per terra trovi qualcuno che ti dà una mano, le persone ti lasciano spazio, ti aprono le porte. A volte penso «arriva la regina!». Tutto questo per dire che ci sono dimensioni diverse per strutture, infrastrutture e sensibilità. Ci sono però anche dei giorni in cui non vuoi essere guardato: per chi non vede la propria disabilità certi occhi possono essere pesanti». Da dove bisogna ricominciare? «Dallo studio: servono approfondimenti sull’accessibilità anche nei corsi di laurea di Architettura. L’Italia ha mille normative ma non c’è un vero e proprio campo di progettazione che riguardi la diversità. Pensa al ponte di Calatrava a Venezia: tutto in vetro, era tutt’altro che accessibile e per questo, dopo aver causato numerosi incidenti, sta per essere sostituito da un rivestimento in pietra. Per quanto riguarda il turismo, servono anzitutto informazioni: portali in cui i Comuni indichino ai disabili i percorsi accessibili, e sezioni dei loro siti in cui le strutture diano indicazioni specifiche sui servizi che offrono. Tutto questo non c’è, perché manca la visione delle esigenze dell’altro: chi vive in piedi non vede la vita come chi vive da seduto, e viceversa». di Fabiana Salsi Vanity Fair

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Strisce blu gratuite per disabili: in Costa d'Amalfi non tutti i Comuni si sono adeguati al nuovo codice della strada

27 Gennaio 2022, 16:02pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nuovo anno e nuove norme nel Codice della Strada. Tra le nuove norme entrate in vigore il 1° gennaio spicca la gratuità della sosta su strisce blu per persone disabili dotate di contrassegno auto disabili. Attraverso questo intervento normativo si è messo quindi fine ad una disparità che vedeva data a ciascun Comune la possibilità di decidere in autonomia se consentire ai veicoli in uso per il trasporto di persone disabili di parcheggiare senza pagare sulle strisce blu.Servizi ACI - Contrassegno disabili In Costiera Amalfitana, Maiori e Minori hanno eliminato dalle tabelle dei parcheggi a pagamento la dicitura che l'esposizione del contrassegno per invalidi non dava diritto alla sosta gratuita, come prevede adesso il codice, mentre Amalfi non ha ancora ottemperato. Nessuna polemica, ma solo un invito ad accelerare la procedura per far sì che tutti i Comuni della Divina si adeguino al più presto al nuovo codice della strada. AMALFI NOTIZIE

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Le Mura diventano accessibili a tuttial via i lavori per rampe e parcheggi

26 Gennaio 2022, 11:57am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Lavori sul lungomare: "Mancano i parcheggi" - Cronaca - ilrestodelcarlino.it

INSERITO DA MIKI PAPPACODA TREVISO. Tre anni e mezzo dopo l'annuncio, il percorso accessibile sulle mura sta per vedere la luce: un vialino utilizzabile anche da carrozzine e passeggini fra il filare di ippocastani e il muro di cinta e una rampa di pendenza morbida per salire senza difficoltà anche per chi ha una mobilità limitata. Quest'ultima, lungo il terrapieno su viale Burchiellati, è in stato avanzato di cantiere, entro tre mesi l'intero progetto sarà completato. «Nella zona verranno predisposti stalli per disabili e verrà potenziato il sistema semaforico per adattarlo alle nuove esigenze - sottolinea il sindaco Mario Conte -. Quest'opera cambierà il modo di fruire le mura, rendendole nei fatti un bene comune, garantendo l'accessibilità a tutti, disabili o persone con mobilità limitata, tenendo conto delle caratteristiche dei diversi mezzi». Il Comune ha deciso di inserire anche un'ulteriore modifica al progetto perché, per accedere alla rampa, allo stato attuale è necessario aggirare le automobili parcheggiate, addossate col muso all'erba che scivola verso l'asfalto, e non è semplice per chi ha bisogno di un ausilio per muoversi in autonomia. «Andremo a creare un percorso pedonale fra gli stalli di sosta e le mura - spiega l'assessore ai lavori pubblici Sandro Zampese -. Le macchine verranno arretrate di un metro e mezzo dal terrapieno e, riducendo la corsia zebrata, riusciremo a garantire una fascia protetta per chi vuole salire sulle mura. Il tutto senza ridurre il numero di stalli di sosta a disposizione in questa area». Il vialino, ampio circa un metro e mezzo, correrà lungo tutta la cintura, da varco Manzoni a porta Santi Quaranta, sfruttandone la pendenza naturale: non avrà impatto visivo, sarà della stessa composizione del ghiaino delle mura, senza asfalti ma con dei leganti naturali, materiali drenanti; e sarà un intervento reversibile. Ieri, a provare l'accessibilità della rampa, assieme al sindaco e all'assessore c'era il disability manager Rodolfo Dalla Mora: «Il progetto va bene e le pendenze impostate, al 5%, sono tali da consentire un utilizzo da parte di tutti. Credo sia uno degli interventi più belli fatti fino ad ora per migliorare l'accessibilità a Treviso». I primi step si vedono già, ma non è la versione definitiva: come per il vialino che costeggia tuta la passeggiata sopraelevata, anche la rampa sarà completata con il materiale compatto, come approvato dall'accordo fra Ca' Sugana e la soprintendenza. Il costo dell'intervento è di circa 200 mila euro. Le "Mura Accessibili" erano uno dei punti su cui Conte aveva impostato la campagna elettorale: entro questa primavera saranno utilizzabili. Questo è un maxi progetto, molto visibile e d'impatto, ma ogni anno il Comune stanzia fondi in capitoli specifici per l'eliminazione delle barriere architettoniche. È stato appena affidato l'appalto del secondo stralcio dei lavori, in centro e nei quartieri: 223 mila euro da investire nel corso dei prossimi 12 mesi per eliminazione di gradini pericolosi fra marciapiedi e strade, percorsi tattili, rampe e messe in sicurezza. Manutenzioni straordinarie programmate annualmente, non ancora specificamente individuate ma già indicate fra quelle più urgenti. di Silvia Madiotto CRONACA DEL VENETO

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Registro Pubblico dei Contrassegni CUDE: che sia finalmente la volta buona?

25 Gennaio 2022, 10:22am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Facsimile del nuovo contrassegno europeo

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sotto un profilo giuridico, come da noi segnalato a suo tempo, il nuovo Registro Pubblico Unificato dei Contrassegni CUDE sarebbe funzionante, ma nella pratica non sono stati ancora fatti i test necessari a costituire e far funzionare una banca dati alla quale tutti i corpi di Polizia Locale possano collegarsi, per verificare esistenza e regolarità di ogni CUDE e del suo utilizzo. Stando a quanto si legge in questi giorni, il Ministero delle Infrastrutture avrebbe calendarizzato le verifiche in questione per i prossimi mesi di febbraio e marzo: sarà quindi la volta buona?

Facsimile del nuovo contrassegno europeo

Un facsimile del CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo)

L’istituzione, avvenuta nel luglio dello scorso anno, della Piattaforma unica nazionale informatica dei contrassegni unici (CUDE), con il Decreto del Ministero delle Infrastrtutture e della Mobilità Sostenibili del 5 luglio 2021, aveva suscitato molte aspettative e l’illusione che il CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo), previsto dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea 98/376/CE, e introdotto in Italia nel 2012, finalmente avrebbe iniziato a funzionare. Ne avevamo dato notizia nel settembre dello scorso anno, rimandando anche ad un ampio approfondimento prodotto dal Centro Studi Giuridici HandyLex, oltreché esprimendo l’augurio che a livello locale l’applicazione del nuovo provvedimento filasse in modo liscio e rapido.

Sembrava dunque cosa fatta, e invece ancora non ci siamo, come spiega bene nel «Sole 24 Ore» Maurizio Caprino (Il pass disabili unificato c’è da agosto ma finora resta solo sulla carta), individuando le questioni ancora irrisolte.
Se infatti il Decreto di luglio dello scorso anno ha istituito la Piattaforma Unica Nazionale, «ora – sintetizza Caprino – si tratta di costituire e far funzionare una banca dati alla quale tutti i corpi di Polizia possano collegarsi senza problemi in qualsiasi momento per verificare esistenza e regolarità di ogni CUDE e del suo utilizzo [grassetti nostrfi in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]».
Sistemate pertanto, negli anni scorsi, le questioni inerenti alla tutela del diritto alla riservatezza, le attuali difficoltà sono dovute al fatto che «i sistemi informatici con cui lavorano i corpi di Polizia Locale sono diversi», non comunicano tra di loro e non è stato fatto «alcun test dei collegamenti tra la banca dati e gli utenti». Verifiche fondamentali per rendere effettivamente operativo il sistema.

Caprino riporta anche le dichiarazioni rilasciate al proprio quotidiano dal Ministero delle Infrastrutture, secondo cui «i test partiranno a febbraio, con le Polizie Locali di Milano, Roma e Verona, più la Regione Veneto. Quest’ultima farà da interfaccia fra tutti gli altri Comuni del suo territorio e la banca dati: potrebbe essere la soluzione al problema della frammentazione». In questa fase saranno utilizzati dati fittizi, ma in quella successiva – calendarizzata per il prossimo mese di marzo – saranno utilizzati quelli reali e «la sperimentazione sarà estesa ad altre zone che saranno individuate via via, fino a coprire tutto il Paese».
Sarà quindi la volta buona? Dopo ben ventitré anni di attesa è difficile dirlo.

Nel frattempo le persone con disabilità potranno continuare a utilizzare il contrassegno cartaceo per parcheggiare negli appositi stalli e, previa comunicazione al proprio Comune della targa del veicolo al proprio servizio, accedere alle Zone a Traffico Limitato (ZTL) senza incorrere in sanzioni. Rimangono invece insolute le criticità dell’attuale sistema che, per entrare “indenni” nelle ZTL di altre località, le obbliga a dover contattare gli Uffici delle Amministrazioni di destinazione, per comunicare il proprio passaggio, e che le espone alle contestazioni dovute al fatto che il contrassegno cartaceo non è riconosciuto in diversi Paesi stranieri. Inconvenienti che il nuovo sistema dovrebbe consentire di superare… quando finalmente entrerà in funzione. (Simona Lancioni) SUPERANDO

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Abbattere i muri, costruire ponti: la sfida più grande. Più grande di ogni distanza.

23 Gennaio 2022, 09:46am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 3 persone, persone in piedi e oceanoDI MARIA PAPPACODA Abbattere i muri, costruire ponti: la sfida più grande. Più grande di ogni distanza. Più grande di qualunque fatica. Più grande di qualsiasi impresa: equiparazione degli accadimenti nella vita - invalidità civile - con gli infortuni sul lavoro. #perildirittoagoderedellascienza Per continuare a nuotare oltre le barriere. Per continuare a guardare al di là dell’orizzonte. Dove il mare incontra il cielo.

Leggi i commenti

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

22 Gennaio 2022, 16:30pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Vasilij Kandinskij, "Composizione VIII"

INSERITO DA MIKI PAPPACODA “Disabilità, autonomia individuale e libertà personale. Aspirazioni e condizioni”: è questo il titolo di un recente dossier monografico, pubblicato dalla rivista del Mulino «Materiali per una storia della cultura giuridica», di cui riprendiamo qui, per gentile concessione, l’Introduzione di Ciro Tarantino e Maria Giulia Bernardini, curatori anche dell’intera pubblicazione, che scrivono tra l’altro: «Questo esercizio del pensiero è stato concepito con la pretesa o, almeno, la speranza di contribuire a corrodere i margini angusti della libertà»

Vasilij Kandinskij, "Composizione VIII"

Vasilij Kandinskij, “Composizione VIII”

Il tema
La disabilità occupa storicamente un posto defilato e laterale nel discorso giuridico italiano: è oggetto di qualche commento, di alcune note giurisprudenziali, di pochi articoli, di testi rari, di convegni radi. Dopotutto, le sue anomalie, tanto familiari e così quotidiane, non hanno mai suscitato la fascinazione delle grandi aberrazioni e attorno alle sue istituzioni, per quanto complete e austere, non si è mai prodotta l’aura che ammanta gli altri sistemi d’internamento. Le manca, insomma, il clamore in cui fermenta il discorso della modernità.
D’altronde, anche il diritto positivo non offre molte occasioni di fibrillazione. Per lo più, si limita a interventi di manutenzione o di restauro conservativo; con una certa insistenza, rimodula soglie, ridetermina gradi, ridefinisce percentuali. Istiga modesti piaceri contabili dell’apparato previdenziale e assistenziale che si esauriscono in un fremito tutto interno al corpo burocratico, in ossequio a un antico retaggio. In effetti, da tempo, la regolazione della disabilità è ampiamente delegata alla ragione amministrativa e alla polizia tributaria delle anime e dei corpi.
La ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte dell’ordinamento italiano, nel 2009 [Legge 18/09, N.d.R.], avrebbe potuto trasformare lo statuto epistemologico della disabilità e ricollocarla nella tavola dei saperi giuridici: riassegnarla a un nuovo ordine della gerarchia e sollecitarne la fuoriuscita dallo stato di minorità. Invece, due procedure di controllo del discorso ne hanno prontamente calmierato e rarefatto gli effetti.
Negli anni successivi all’adozione della Convenzione, infatti, il discorso giuridico nazionale si è polarizzato: da un lato, si sono moltiplicati studi settoriali tesi a rendere la Convenzione innocua e sostanzialmente compatibile con la conservazione placida dell’ordine giuridico consolidato, di norma per degradazione a petitio principii; dall’altro, si è assistito alla ripetizione metodica e alla disseminazione minuta dell’annuncio rituale su di un salto di paradigma operato dalla Convenzione: mantra performativo e rassicurante, con l’ingenua pretesa di dispiegare effetti con la sola pronuncia, in un armonioso e costante accordo fra formula linguistica e regola giuridica. Così, magnificata e declassata a un tempo, la Convenzione è entrata in stallo.

Questo dossier [dossier monografico della rivista «Materiali per una storia della cultura giuridica», edita da il Mulino, dedicato al tema “Disabilità, autonomia individuale e libertà personale. Aspirazioni e condizioni”, N..d.R.] si compone su di un diverso approccio. Riteniamo quell’insieme eteroclito, a cui da un certo tempo diamo il nome di “disabilità”, una figura rivelatrice dei codici fondamentali di una cultura, del suo ordine sociale e del correlativo ordine giuridico.
Pensiamo che l’indagine sulla disabilità interroghi i cardini delle forme sociali di coesistenza e convivenza. Per questo, assegniamo la riflessione sulla disabilità, prioritariamente, al campo degli studi della filosofia e della sociologia del diritto. In questa chiave, il dossier si propone di cartografare le principali tensioni e controtensioni diagonali che attraversano lo spazio della disabilità, secondo una formula di cui siamo debitori a un diagramma delle forze di Kandinskij. Le abbiamo rintracciate nel pulsare di punti e nel groviglio di linee che si articolano intorno al nesso tra status civitatis e status libertatis. Per ognuna, ci siamo ripromessi di restituire la dialettica costituente fra aspirazioni soggettive e condizioni oggettive.

Il percorso
Tutti gli articoli [del dossier citato] si distribuiscono lungo una curva di problematizzazione della coppia concettuale autonomia-libertà; in un modo o nell’altro, interrogano l’ambivalenza di queste nozioni che oscillano fra arti di governo e tecniche di emancipazione. La disabilità è solo uno dei piani di attualizzazione di questa dialettica trasversale che la comprende necessariamente, sia che la menzioni sia che resti innominata.

La serie degli studi si apre con il saggio di Emilio Santoro che indaga l’attualità del modello antropologico gerarchico-dualistico di matrice liberale nel sistema della razionalità politica e giuridica contemporanea. Questa concezione antropologica, pur nelle sue variazioni, si fonda sull’identificazione della libertà con il dominio delle passioni e istituisce un rapporto di proporzionalità diretta fra gradazioni della capacità di disciplinamento di sé e tassi di completezza della soggettività. Ma in un sistema in cui dominio di sé e libertà si confondono, paradossalmente l’autonomia individuale assume i connotati della conformità a un modello di pertinenza morale e civica dell’umano.
La disabilità è uno dei maggiori campi di applicazione di questa forma di governo in cui il “si può” si dissolve nel “si deve”.

Orsetta Giolo riflette sul paradigma moderno del confinamento dei corpi, che ritiene caratterizzato dalla risignificazione dello spazio privato, dalla chiusura dello spazio pubblico e da differenziali di soggettività.
La pandemia da Covid-19 ha intensificato e accelerato il processo in atto di chiusura degli spazi, incidendo sulla gestione delle libertà individuali e dando luogo a ripercussioni significative sulla tutela dei diritti fondamentali delle persone. In tale ottica, Giolo ritiene di portata strategica la garanzia della libertà di movimento intesa come forma specifica del nesso tra libertà e persona.

Il saggio di Ciro Tarantino delinea la serie storica di configurazioni sociali della disabilità che sono emerse in Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XXI secolo, e hanno impresso la propria impronta sulla cultura giuridica. L’ipotesi ricostruttiva è che per circa un secolo la questione sociale della disabilità si sia articolata intorno a una problematica dell’essere; nell’arco di un calendario poco più che centenario, che non si è ancora esaurito, sono state ripetutamente messe in questione le possibilità di esistenza della disabilità.
Vengono così estratte quattro configurazioni della disabilità, imperniate sull’essere, il non essere, il diritto all’essere e il diritto all’esserci.

Daniele Piccione muove dai diversi profili di intersezione tra i diritti sociali e le libertà costituzionali per esaminare le teorie che ne hanno amplificato la strutturale contrapposizione e quelle che ne hanno predicato la progressiva convergenza, nonché la possibile integrazione.
Nel campo della disabilità, in particolare, si evidenzia il valore paradigmatico di un sistema di valorizzazione dell’autonomia individuale e di accesso diretto alle prestazioni sociali, rivelando come l’effettività delle libertà costituzionali e la garanzia dei diritti di prestazione siano entrambe funzionali al massimo rispetto della persona umana, secondo le disposizioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Nel suo contributo, Paolo Addis riflette sulla faccia oscura della libertà, ossia sul complesso rapporto che sussiste tra paternalismo e disabilità. Anche attraverso l’attenzione al formante giurisprudenziale, mette in discussione il binomio – spesso ritenuto indissolubile – tra condizione disabile e incapacità, che storicamente ha legittimato un approccio paternalistico “forte”. Addis propone, invece, l’adozione di un modello di antipaternalismo moderato, che correla ai princìpi e ai valori della Costituzione italiana del 1948, oltre che a quanto stabilito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Il focus si chiude con l’analisi di alcune dinamiche concrete e paradigmatiche, ove aspirazioni di autonomia e libertà si scontrano con persistenti dispositivi di incapacitazione delle persone con disabilità, emanazione del trattamento culturale e giuridico riservato a tutte quelle forme sociali che possono essere qualificate come “soggettività improprie”. Vi compaiono corpi sessuati, corpi decrepiti e corpi relegati.

Laura Scudieri si sofferma sulla sterilizzazione imposta alle donne con disabilità, interpretando questa pratica con finalità antiprocreative dirette come discendente dall’adesione a un paradigma culturale incapacitante in cui le donne coinvolte sono ritenute a priori madri difettose e incompetenti, che non possono disporre pienamente dei propri corpi e delle proprie libertà.

La prospettiva intersezionale costituisce il punto di partenza anche delle riflessioni di Maria Giulia Bernardini che concentra la propria attenzione sui corpi delle persone anziane non autosufficienti.
Come già per Giolo, anche per Bernardini la pandemia ha amplificato la tendenza al confinamento di tali soggettività, che è in atto già da tempo; l’Autrice si sofferma, in particolare, sulla condizione di coloro che si trovano all’interno delle strutture residenziali e socioassistenziali, al fine di fare emergere i nodi problematici relativi all’intreccio tra incapacità, libertà e autonomia, nonché le resistenze in atto, dirette al superamento del “paradigma della segregazione”.

Quest’ultimo paradigma è al centro anche del saggio conclusivo del dossier, di Gilda Losito e Ciro Pizzo, che ricostruisce l’inserzione dell’area della disabilità fra gli ambiti di competenza del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Il campo della disabilità si configura, allora, come spazio operativo privilegiato per monitorare il rischio sempre incombente di istituzionalizzazione e per sviluppare strumenti di tutela effettiva dei diritti sanciti dalla Carta Costituzionale e dalle convenzioni internazionali.

Infine, un cenno al processo dell’intenzione. In consonanza con una formulazione che si rinviene in un passo del Libro secondo dell’Etica Nicomachea, «la presente trattazione non mira alla contemplazione». Questo esercizio del pensiero è stato concepito, infatti, con la pretesa o, almeno, la speranza di contribuire a corrodere i margini angusti della libertà. di Ciro Tarantino e Maria Giulia Bernardini* SUPERANDO

Leggi i commenti

<< < 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 > >>