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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Manovra di bilancio e disabilità. FISH chiede più fondi

15 Novembre 2023, 14:41pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Manovra di bilancio e disabilità. FISH chiede più fondi

INSERITO DA MORENA MOTTA Dopo la presentazione del testo licenziato dal CdM di…continuano i lavori parlamentari per la Legge di Bilancio per il 2024, che dovrà essere approvata entro dicembre. Nell’ambito di tali lavori, venerdì 10 novembre è stata audita anche la FISH, nelle Commissioni riunite di Senato e Camera sulla legge di Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026.

In tale occasione, nel presentare alcune proposte contenute in una memoria, la federazione ha espresso alcune preoccupazioni circa la mancanza di previsioni economiche che limiterebbero di gran lunga l’esigibilità dei diritti da parte delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La FISH ha dunque evidenziato la necessità di aumentare le dotazioni dei fondi riguardanti le politiche in favore delle persone con disabilità: dal Fondo non autosufficienza al Fondo per la vita indipendente al Fondo sul Dopo di Noi.

FONDO NON AUTOSUFFICIENZA

Tra le proposte della FISH, quella di istituire un apposito fondo a favore delle persone non autosufficienti che non siano anziane, con una dotazione iniziale di 850milioni di euro per garantire, su tutto il territorio nazionale, l'attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali con riguardo alle persone con disabilità senza preclusioni per tipologie di disabilità o intensità dei sostegni.
La Federazione ricorda infatti come, con l’approvazione della legge Delega per la non autosufficienza (legge 33/2023) l’attuale fondo per la non autosufficienza verrà assorbito da quest’ultima: tale fondo quindi non finanzierà più interventi in favore delle persone con disabilità non anziane. La proposta di istituire quindi un nuovo fondo ad hoc deriva dalla constatazione, da parte della FISH, che nella legge di Bilancio non c’è alcun riferimento ad un fondo sostitutivo per gli interventi in favore delle persone con disabilità non autosufficienti non anziane.

FONDO VITA INDIPENDENTE

Altro tema evidenziato durante l’audizione riguarda il Fondo per la vita indipendente, che oggi rientra nel Fondo per la non autosufficienza, con una dotazione finanziaria di 14,6 milioni di euro.
La proposta della federazione è quella di istituire, a decorrere dall’anno 2024, uno specifico fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con una dotazione di 100 milioni di euro. La nuova collocazione dovrebbe anche trovare riscontro all’interno della legge delega sulla disabilità una volta che la stessa esplicherà i propri effetti attraverso gli emanandi decreti attuativi.

FONDO DOPO DI NOI

Rispetto al Fondo per il Dopo di Noi, istituito dalla Legge n. 112/2016 ha istituito il Fondo per interventi volti ad evitare l’istituzionalizzazione, secondo misure coerenti con il progetto individuale di vita della persona con disabilità, la FISH propone di incrementarne la dotazione di 83.345.400 euro per l’anno 2024.

INVALIDITÀ, CAREGIVER E ALTRE RICHIESTE

Altre proposte emendative riguardano i caregiver, la scuola (esprimendo in particolare la necessità di aumentare le risorse agli Enti Locali per l’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità), il lavoro, il welfare aziendale, l’accessibilità digitale e le donne con disabilità (con azioni in particolare rivolte a combattere le discriminazioni multiple e le violenze nei confronti di queste donne).
Di particolare rilevanza l’emendamento specifico per accedere ad alcuni benefici fiscali con la richiesta specifica di innalzamento dei limiti di reddito a 6mila euro per i familiari a carico, per l’invalidità civile, cecità e sordità civile e delle pensioni per i superstiti.

FONTE www.disabili.com

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Salute mentale: l'Italia investe troppo poco. Ecco quanti soldi servirebbero

14 Ottobre 2023, 12:36pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

uomo su un porticciolo, di spalle, sotto ad un ombrello, solo, in una foto in biancoe nero

INSERITO DA MORENA MOTTA La pandemia da Covid ha funto da acceleratore dei disturbi mentali, scoperchiando un vaso già per molti aspetti critico, se consideriamo che secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), quasi 1 miliardo di persone nel mondo vive con almeno un disturbo mentale (una persona su dieci a livello globale), con un trend di numeri in aumento. Direttamente correlata all’aspettativa di vita, ai tassi di morte e suicidi, come pure alla produttività, al lavoro e all’assenteismo, il tema della salute mentale è quanto mai attuale e prioritario. In questo contesto si inserisce una ricerca che, concentrandosi sull’Italia, ha consentito di fare una proiezione di spesa per comprendere, sulla base di quanto si investe oggi in salute mentale, si dovrebbe aumentare nelle risorse dedicate. LA RICERCA Il Progetto MORe, Mental health Optimization of Resources, realizzato da Deloitte Consulting in collaborazione con Janssen Italia, con la partecipazione di rappresentanti delle Società scientifiche, dell'Accademia, delle Associazioni di pazienti, delle Istituzioni e del settore farmaceutico, si è proposto di analizzare le principali criticità organizzative e gestionali nel percorso di cura e assistenza dei pazienti con disturbi mentali. Obiettivo dello studio è stato quello di fornire indicazioni preliminari alle Istituzioni per la futura programmazione delle risorse evidenziando le aree prioritarie di investimento. CONFRONTO CON IL RESTO D’EUROPA Dai dati emerge che l’Italia si colloca fra gli ultimi posti in Europa per la quota di spesa sanitaria dedicata alla salute mentale destinandovi circa il 3,4% della spesa sanitaria complessiva mentre i principali Paesi ad alto reddito ne dedicano più del 10%. QUANTI SOLDI SERVIREBBERO Secondo lo studio, a fronte dei 4 miliardi attuali dedicati alla spesa per la salute mentale la necessità calcolata è di incrementare gli investimenti di almeno 1,9 miliardi in tre anni, utili a sopperire alla carenza di personale sociosanitario, adeguare la spesa necessaria per trattamenti farmacologici e non, formare tramite i corsi di aggiornamento i clinici ed informare i cittadini, adeguare le strutture di assistenza preesistenti e aumentare l'utilizzo della telemedicina. Un obiettivo in linea con i numerosi interventi promossi dalla Società italiana di psichiatria (Sip) e con la lettera di appello diffusa a gennaio di quest'anno, in cui 91 direttori dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm) hanno richiesto alle Istituzioni di "destinare, al massimo in un triennio, oltre 2 miliardi aggiuntivi rispetto ai 4 miliardi di euro attuali, al fine di raggiungere l'obiettivo minimo del 5% del fondo sanitario per la salute mentale". COME SPENDERE I 2 MILIARDI Secondo le analisi dello studio 1,9 miliardi aggiuntivi in tre anni dovrebbero andare a colmare le necessità del settore, attuali e in prospettiva, in termini di: - aumento del 47,2% del personale sanitario dedicato, per 1 miliardo di euro di investimento; - aumento del 50% delle campagne di sensibilizzazione, per un investimento di circa 1 milione euro; - aumento degli investimenti in corsi di aggiornamento per i clinici del 30%, ovvero di oltre 4 milioni di euro - incremento del 10% del numero degli esami di approfondimento per un investimento di circa 20 milioni di euro. - incremento delle risorse dedicate per gli interventi psicoterapici e psicoeducativi, prevedendo circa 500 milioni di euro, e adeguamento dei trattamenti farmacologici, prevedendo un investimento futuro di oltre 250 milioni di euro; - investimento di circa 100 milioni di euro solo per sostenere i costi di gestione per un adeguamento del numero delle strutture dedicate (es. Csm/Cps, Cs, Sr, ambulatori dedicati) e dei posti letto nei Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc). Infine aumento del numero di visite erogate in telemedicina del 30%, prevedendo un investimento di 3 milioni di euro.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Inammissibile rischiare la vita camminando su un marciapiede!

17 Settembre 2023, 07:55am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Inammissibile rischiare la vita camminando su un marciapiede! | Superando.it

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ho letto nei giorni scorsi in «Superando.it», all’avvio della rubrica curata da Stefano Zanut, di quanto si sta facendo in Friuli Venezia Giulia, e in particolare a Pordenone, per preparare tutti alle situazioni di emergenza [“Sicurezza per tutti, anche in emergenza”, N.d.R.], e trovo che quanto fatto sia molto bello. Vorrei dunque rispondere all’invito presente in quella sede a inviare contributi sul tema della sicurezza. In questi ultimi anni c’è un problema grave ed è la sicurezza stradale minata dalla presenza di monopattini sui marciapiedi, che rappresentano un vero ostacolo per i ciechi e non solo. Oltre poi al vecchio e mai guarito vizio di parcheggiare le macchine sui marciapiedi, così da impedire il passaggio dei pedoni ciechi o in carrozzina che devono scendere dagli stessi e rischiare di essere arrotati dalle macchine in transito e magari di prendere pure la multa dai Vigili che li vedono passare sulla sede stradale. Purtroppo per chi mette i monopattini sui marciapiedi e li lascia lì per il noleggio, le leggi ci sarebbero, ma non vengono rispettate. E neppure i casi di infortuni o addirittura di morte servono a modificare il comportamento di quei “distrattoni” – chiamiamoli così per pura simpatia -, se è vero che recandosi a una riunione di Consiglio dell’UICI di Verona, una mia consocia in grado di muoversi autonomamente da sola, è caduta su un monopattino e si è rotta la rotula. Cosa poi ben più grave, un altro consocio alcuni mesi fa è stato investito da un’auto mentre era sceso dal marciapiedi per schivare un monopattino che vi era stato parcheggiato. Possibile che ci sia scappato il morto e che ancora la società non faccia nulla per rimediare alle tante manchevolezze che si creano oggigiorno? Non ci vuole molto a capire che una macchina non deve essere parcheggiata sui marciapiedi e che se questi si chiamano così, è proprio perché sono fatti per i pedoni! E il pedone ha la sua importanza, e il cieco spesso si muove a piedi quando non può essere portato in macchina e si trova in condizioni di autonomia sufficienti per compiere un percorso, sia pure abituale, quale ad esempio quello casa-lavoro o casa-scuola. In quest’ultimo caso spesso ci sono dei compagni di scuola che abitano vicino a casa, ma il più delle volte il giovane scolaro cieco viene portato a piedi o in macchina dal papà o dalla mamma, come è capitato a me alle Superiori, quando non potevo più servirmi di un pulmino o di una macchina guidati da un dipendente comunale. Proprio i Comuni non devono limitarsi a portare i ciechi o le persone in carrozzina al luogo di lavoro o a scuola, ma dovrebbero adoperarsi per mantenere libere strade e marciapiedi dai monopattini e impedire che le macchine vi parcheggiassero sopra o che ostruissero i passaggi pedonali contrassegnati dalle strisce o dai segnali di “Stop” agli angoli di strade. In casi del genere, il proprietario dell’auto non deve e non può trincerarsi dietro alla classica espressione: «Se è cieco si faccia accompagnare dal familiare, papà o mamma o fratello!». Gli risponderei infatti: «Chi sei tu per dirmi una cosa del genere? Se vuoi che io vada accompagnato, prendimi tu a bordo e portami tu da qui fino al mio posto di lavoro, ti indico io la strada, anche se sono cieco!». Io infatti ho il mio orgoglio e desidero adoperarmi per essere il più indipendente possibile dagli altri. Ho più di cinquant’anni e devo ancora farmi portare dal genitore che ne ha oltre ottanta? Ho lottato per avere la mia autonomia e ora vedo che il mio Comune non fa nulla per aiutarmi in questo percorso. Le Associazioni di categoria devono segnalare le manchevolezze di quei servizi che dovrebbero garantirci quell’autonomia che come UICI cerchiamo di dare ai nostri consoci mediante corsi di orientamento e mobilità e mediante la formazione all’uso di quegli ausili che potrebbero ridurre l’impatto con la quotidianità della vita. Ma molto dobbiamo fare anche noi con la nostra testa. I Comuni, dal canto loro, si impegnino verso le persone con disabilità e le mettano in condizioni di essere indipendenti. Si elevino multe salate a chi mette auto e monopattini sui marciapiedi! Ho fatto presente del problema pure ai Vigili Urbani della mia città e mi è stato risposto che si sentono a loro volta impotenti davanti a questo malcostume. Non mi si venga poi a dire che i tempi sono cambiati e che bisogna adeguarsi. Le regole della buona educazione e della civile convivenza erano valide anche settant’anni fa e il fatto che ora il traffico sia aumentato esponenzialmente non dev’essere un comodo alibi per parcheggiare le macchine sui marciapiedi, così da costringere ciechi o persone in carrozzina a scendere e a rimanere arrotati dalle macchine in transito. Facciamo dunque capire alle Istituzioni comunali e a quelle nazionali che siamo prima di tutto persone umane coi nostri diritti e doveri, ma altresì con il diritto di divertirci e di fare passeggiate da soli. A volte basterebbero piccoli e semplici accorgimenti, per rendere la vita più facile alle persone con disabilità e anche tante spese sarebbero risparmiate, se vi fosse più rispetto per l’essere umano e per le sue necessità, prima fra tutte l’autonomia, che non dev’essere mai negata a un cieco a un sordo o a un autistico. di Francesco Bondardo SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO L’ospedale Niguarda testa Budd-e, uno speciale robot per guidare le persone non vedenti

2 Settembre 2023, 13:06pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

File:Ospedale Niguarda 0454.JPG - Wikipedia

INSERITO DA MIKI PAPPACODA L’ospedale Niguarda testa Budd-e, uno speciale robot a guida autonoma realizzato dai ricercatori del Politecnico di Milano per guidare le persone non vedenti all’interno degli spazi strutturati (ospedali, centri sportivi, centri commerciali, musei...). MILANO. Si stanno per concludere i cinque progetti di ricerca a tema "Equità e Ripresa" selezionati dal Polisocial Award 2021 e finanziati grazie alle donazioni del 5 per mille al Politecnico. L’emergenza sanitaria derivata dalla pandemia ha contribuito ad acuire squilibri e marginalità e a rendere concreto il rischio di un aumento delle disparità; per questo, i progetti finanziati hanno agito in una prospettiva di ripresa economica, sociale e culturale, promuovendo lo sviluppo di metodi, strategie, strumenti e tecnologie tesi a ridurre le disuguaglianze e a favorire l’accesso a risorse e opportunità da parte di persone, categorie sociali o comunità particolarmente vulnerabili. Il progetto Budd-e (Blind-assistive aUtonomous Droid Device) si inserisce in questo quadro: il team, composto da ricercatori e ricercatrici provenienti da diversi dipartimenti del Poli (Deib, Dig, Design e Dabc), ha lavorato per sviluppare un robot in grado di garantire più autonomia alle persone non vedenti e ipovedenti, guidandole in attività quotidiane come una corsa al parco o un giro al centro commerciale. “L’idea iniziale era fornire alle persone cieche e ipovedenti uno strumento che le rendesse autonome nella corsa, ma poi il progetto si è esteso ad altri ambiti quando ci siamo resi conto, insieme ai nostri partner, che esistono diverse difficoltà di accessibilità negli spazi pubblici”, spiega il Marcello Farina (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria), responsabile scientifico del progetto. Prima di iniziare, i ricercatori e le ricercatrici hanno sottoposto a diversi utenti ciechi e ipovedenti una serie di questionari, per capire quali fossero le loro abitudini e le loro esigenze: è emerso che la maggior parte di loro (il 75%) si muoveva solo se accompagnato da amici, parenti o volontari, e che l’1% non usciva addirittura di casa per paura di farsi del male. Budd-e vuole sostituirsi all’accompagnatore per poter dare più libertà alle persone non vedenti e ipovedenti: “L’idea è renderlo un servizio pubblico, un aiuto di cui usufruire quando si va al supermercato, al parco o alla stazione”, spiega Farina. “I due luoghi dove faremo le prime sperimentazioni sono l’Ospedale Niguarda e il Centro Sportivo Giurati del Politecnico: al Niguarda probabilmente il test sarà a giugno, mentre al Centro Sportivo non l’abbiamo ancora fissato, ma entro settembre si concluderà il tutto con un evento finale”. Budd-e ha le stesse dimensioni e la stessa mobilità di una sedia a rotelle, ed è una versione 2.0 di Yape, un robot già in commercio utilizzato per la distribuzione ultimo miglio (ovvero l’ultimo step della catena di approvvigionamento, che avviene con la consegna del prodotto al cliente). Rispetto a Yape, la modifica più visibile di Budd-e è l’aggiunta del ‘cordino’ che serve a guidare l’utente: “Il cordino è attivo, dà una tensione di 0,6 chilogrammi forza all’utente, che così sa dove andare: Budd-e non tira il braccio, e si muove solo quando si muove l’utente, adattandosi alla sua velocità e mantenendo sempre la stessa distanza”, spiega Farina. Alimentato con batterie elettriche, per funzionare Budd-e deve prima mappare il luogo dove si muoverà: nei luoghi chiusi (come ospedali o centri commerciali) è necessaria la tecnologia Lidar (una tecnica di telerilevamento aereo, Light Detection and Ranging), mentre per parchi e spazi aperti è sufficiente la mappatura Gps. SUPERABILE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO “Allinparty”: un pieno di energia, di sport e di inclusione

24 Agosto 2023, 13:43pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Allinparty 2022: sitting volley

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un programma quanto mai ricco di attività sportive, con tante novità, momenti di confronto e di divertimento, all’insegna dell’apertura a tutti e della gratuità, per tre giornate dedicate allo sport, all’intrattenimento, ai talk con gli ambasciatori ufficiali dell’evento e testimonial paralimpici: è “Allinparty”, quarta edizione della grande manifestazione di sport e inclusione, in programma dal 25 al 27 agosto a Milazzo (Messina), iniziativa organizzata da Mediterranea Eventi, dall’Associazione messinese BIOS, dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e dal tour operator Triptop

Allinparty 2022: sitting volley

Una partita di sitting volley durante l’edizione dello scorso anno di “Allinparty”

Un programma quanto mai ricco di attività sportive, oltre venti, con tante novità, momenti di confronto e di divertimento, all’insegna dell’apertura a tutti e della gratuità, per tre giornate dedicate allo sport, all’intrattenimento, ai talk con gli ambasciatori ufficiali dell’evento e ai tanti testimonial paralimpici: è Allinparty, quarta edizione della grande manifestazione di sport e inclusione, in programma da venerdì 25 a domenica 27 agosto al Mediterranea Club di Milazzo (Messina).

L’iniziativa è organizzata da Mediterranea Eventi, dall’Associazione messinese BIOS, dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e dal tour operator Triptop, avvalendosi ancora una volta della partnership del Comune di Milazzo e dei patrocini dell’Assessorato della Salute della Regione Sicilia, del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), dell’Università di Messina, della Brigata Meccanizzata Aosta e del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa.

«Come nelle edizioni precedenti – sottolineano dall’AISM – sarà un pieno di energia e soprattutto di inclusione e fondamentale, come nelle edizioni precedenti, sarà il coinvolgimento del tessuto sportivo cittadino, con tantissime Associazioni sportive e di volontariato del territorio pronte a supportare e partecipare alla manifestazione. Molto importante, inoltre, anche il supporto di tante Federazioni Sportive Nazionali, Enti di Promozione ed Enti del Terzo Settore, ai quali si aggiungerà il prezioso contributo di molte realtà imprenditoriali, che stanno sposando con tanta passione questa kermesse sportiva e sociale». (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Perché rifiutare gli esami universitari a distanza?

22 Agosto 2023, 15:07pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Christian Durso

INSERITO DA MORENA MOTTA Vi è un trentenne con disabilità grave, residente in provincia di Salerno, da mesi impegnato contro il rifiuto ricevuto da due Atenei alla richiesta di accesso agli esami a distanza, ciò che lo ha costretto a rinunciare ad iscriversi a Giurisprudenza, poiché, a causa delle condizioni di salute e anche della mancanza di mezzi di trasporto pubblici adeguati, non potrebbe raggiungere in presenza le Università e sostenere gli esami in sede. La vicenda, che vede il giovane supportato dall’Associazione Coscioni, è ora arrivata anche in Parlamento, tramite un’Interrogazione del senatore Scalfarotto

Christian Durso

Christian Durso, persona con disabilità grave, che ha chiesto, finora invano, di poter svolgere gli esami universitari da remoto

Vi è un trentenne con disabilità grave, Christian Durso, residente in provincia di Salerno, che da mesi è impegnato contro il rifiuto ricevuto da due Atenei, l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Salerno, alla richiesta di accesso agli esami a distanza, in collegamento da remoto, ciò che lo ha costretto a rinunciare ad iscriversi al corso di laurea in Giurisprudenza, poiché, a causa delle sue condizioni di salute e anche della mancanza di mezzi di trasporto pubblici adeguati, non potrebbe raggiungere in presenza le Università e sostenere gli esami in sede.
Nei mesi scorsi una lettera sulla questione, inviata ad Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, è rimasta senza risposta. «Non capisco perché si debba perdere questa possibilità – afferma Durso -, da offrire almeno a chi ha un’oggettiva impossibilità di spostarsi e raggiungere la sede universitaria. E bisogna anche considerare la carenza dello Stato nel supportare le persone con disabilità».

All’inizio di agosto la vicenda è arrivata anche in Parlamento, dopo che il senatore Ivan Scalfarotto ha depositato un’Interrogazione rivolta sia alla Ministra dell’Università e della Ricerca chje a quella per le Disabilità, chiedendo tra l’altro al Governo «se intenda intraprendere, d’intesa con la conferenza dei rettori delle università italiane, specifiche iniziative volte all’introduzioni di eventuali deroghe finalizzate al sostenimento degli esami universitari in modalità da remoto per studenti con disabilità grave».

A fianco di Christian Durso vi è l’Associazione Luca Coscioni il cui coordinatore delle iniziative sulla disabilità Rocco Berardo coordinatore iniziative sulla disabilità dell’Associazione dichiara: «La richiesta di Christian, che è condivisa da tantissime persone con disabilità grave, residenti in piccoli Comuni lontani da sedi universitarie, potrebbe essere accolta seguendo quanto sperimentato nel recente passato. Quello che si poteva fare durante il Covid, in tema di partecipazione digitale universitaria, però, è stato già dimenticato. Per facilitare i collegamenti si potrebbero anche attivare gli istituti scolastici, presenti in tutti i Comuni, come sedi di esami da remoto con la presenza di personale scolastico e strumentazione dedicata. Basta la volontà politica». (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Dietro la lavagna l’Aeroporto di Francoforte

22 Agosto 2023, 15:00pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Famiglia Cesarini in Scozia, agosto 2023

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Negato l’imbarco a un ragazzo con disabilità, perché manca il servizio di assistenza e un farmaco salvavita “partito” con i bagagli in aereo: accade a una famiglia italiana a Francoforte, nel più grande aeroporto intercontinentale della Germania, sesto in Europa per numero di passeggeri. «Inqualificabile, inaccettabile», è il duro commento di Vincenzo Falabella, presidente della Federazione FISH, che oltre a denunciare l’accaduto alle varie autorità del settore, sottolinea come non sia la prima volta che il servizio di assistenza negli scali tedeschi si riveli carente

Famiglia Cesarini in Scozia, agosto 2023

La famiglia Cesarini sorridente durante la vacanza in scozia. Poi i pesanti disagi all’aeroporto di Francoforte (da «Corriere della Sera.it»)

A finire questa volta dietro la lavagna è niente di meno che il più grande aeroporto intercontinentale della Germania, quello di Francoforte, sesto in Europa e undicesimo nel mondo per numero di passeggeri. E succede dopo quanto denunciato da una famiglia italiana, reduce da una bella vacanza in Scozia, padre, madre e tre figli di 13, 8 e 4 anni, il primo dei quali con disabilità motoria e in carrozzina.
Dopo quindi avere perso la coincidenza delle 16.45 da Francoforte a Roma, come leggiamo in «Corriere della Sera.it», «ci avvisano – racconta Marco Cesarini – che saremmo ripartiti sul volo delle 21.30. Ci lasciano al ristorante e concordiamo anche di attendere lì il collega che ci scorterà all’aereo. I minuti però passano in solitudine e alle 20.30 la famiglia si reca al gate, per non perdere l’aereo.
«Arrivati lì – spiega la moglie Federica -, facciamo subito presente che nessuno è venuto a prenderci e che, come registrato sulle prenotazioni, avremmo bisogno dell’assistenza. In quelle due ore di attesa avevo ripetuto almeno tre volte agli addetti delle nostre necessità».
A un certo punto arriva un operatore della compagnia, parla con il desk e dichiara in tedesco: «No, loro partono domani», adducendo dapprima un errore da parte della famiglia, poi l’ammissione che non c’era più il personale addetto alle persone a ridotta mobilità. «Peccato – aggiunge Federica – che fossero trascorse quasi tre ore dal momento del nostro arrivo al gate ed era loro responsabilità organizzarsi. Ma forse è stato il tono la cosa peggiore. Brutali. Nessuna traccia di scuse, né di umanità». Unica opzione, dunque, un volo il giorno dopo a mezzogiorno, con la famiglia spedita in un albergo a trenta chilometri dall’aeroporto. E non basta: il farmaco anti-epilettico del figlio è rimasto nei bagagli imbarcati sul volo perso. «Inutili le richieste di riaverlo – dice Marco Cesarini -, un addetto ci porta pure al centro medico, ma quando vede che è chiuso, ci saluta. Per fortuna che nostro figlio non ha avuto crisi!».

Fin qui la vicenda. «Inqualificabile, inaccettabile, che ciò avvenga in uno degli scali più importanti d’Europa», commenta duramente Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) «Non è tuttavia la prima volta che riceviamo reclami da parte di passeggeri che lamentano disservizi e disagi negli aeroporti tedeschi, il che fa pensare che in Germania l’organizzazione del servizio di assistenza alle persone con ridotta mobilità sia ancora in generale particolarmente carente. E questo fa riflettere, anche pensando che su questi temi l’Italia, negli ultimi anni, ha fatto invece importanti passi in avanti, grazie anche alla collaborazione con organizzazioni di persone con disabilità come la nostra Federazione».

A questo punto la FISH non intende limitarsi a commentare duramente la vicenda, se è vero che l’accaduto è già stato segnalato a Mark De Laurentiis, dirigente dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), ove è referente per la Direzione Tutela dei Diritti dei Passeggeri, con una lettera in parallelo anche al NEB tedesco, l’organismo nazionale che controlla il rispetto dei diritti di tutti i passeggeri da parte degli operatori dei trasporti, in cui si chiede di fare piena chiarezza su quanto successo. «E lo faremo presente – aggiunge Falabella – anche alla prossima riunione dell’ENAC sul tema dei passeggeri a ridotta mobilità, in programma in settembre a Parigi. Chi poi avrà sbagliato, non soltanto dovrà scusarsi, ma anche risarcire il danno causato».

Amara la conclusione del Presidente della FISH: «Insieme ad altre – afferma – questa vicenda è dimostra che la strada per garantire pari opportunità e uguaglianza alle persone con disabilità e alle loro famiglie resta ancora lontana, anche durante l’estate, quando sono tante le persone con disabilità che vorrebbero vivere una vacanza normale e che invece sono spesso costrette a rinunciarvi». (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Spiagge ancora non accessibili, le storie: “Passerelle fatiscenti e pericolose”

22 Agosto 2023, 14:53pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Spiagge ancora non accessibili, le storie: "Passerelle fatiscenti e  pericolose". "Hanno costruito bagni nuovi, ma all'ingresso solo scalini" -  Il Fatto Quotidiano

INSERITO DA EMANUEL ZUPPARDO Assenza di pedane per consentire l’accesso al mare per le persone con disabilità motoria e sensoriale, mancanza di sedie idonee per consentire l’entrata in acqua in sicurezza, oltre a servizi igienici, docce e spogliatoi non a norma, scalini e varie altre barriere. Sono queste le principali criticità che ilfattoquotidiano.it ha raccolto dalle testimonianze dirette in merito al problema dell’accesso al mare negato a donne e uomini con disabilità. E non mancano anche i casi positivi. Se hai segnalazioni scrivici a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it. “Con i fondi del Pnrr non hanno reso accessibile la spiaggia per le persone disabili” Drina Bavestrello conosce bene la spiaggia di Marinella di Sarzana, provincia di La Spezia, considerata da lei fino al 2019 “il fiore all’occhiello della zona in tema di inclusione e accessibilità per le persone con disabilità”. Drina denuncia al Fatto.it che “nonostante i fondi del Pnrr utilizzati per rinnovare l’area ancora ci sono piazzole insufficienti, la passarella rotta, bagni non accessibili, ombrelloni troppo piccoli per coprire la persona disabile in carrozzina e l’accompagnatore, manca l’assistenza del personale dei bagnini a maggior ragione se si tratta di una spiaggia in teoria allestita per i disabili”. Si tratta della spiaggia “Debiross di Bocca di Magra dove sono stati fatti diversi tentativi di ristrutturazione, ma finora inutili in quanto rimane un’ultima barriera architettonica che non consente l’accessibilità al mare. Inoltre esiste già la piattaforma sul mare”, dice, “basta munire lo stabilimento dell’attrezzatura necessaria, ad esempio di uno spogliatoio, un bagno, una doccia e del personale idoneo per l’assistenza”. “Qui non c’è mai stata un’area balneare attrezzata” Ama la sua terra ed è proprio per questo che lotta per renderla più accessibile. Giovanna Tramonte è la presidente della sezione Uildm Mazara del Vallo, provincia di Trapani. Negli ultimi anni in Sicilia sono aumentati i lidi senza barriere ma la maggior parte ancora presenta criticità. “L’isola potrebbe fare molto per promuovere pari opportunità di accesso al mare, la semplice attività di recarsi al mare può avere un impatto significativo sul benessere di persone che hanno poche o nulle occasioni di uscire di casa, sviluppare relazioni sociali e divertirsi”, afferma. Gran parte dei litoranei siciliani sono privi di servizi che possano garantire la piena fruibilità. “Ne è un esempio un territorio turistico come Lungomare di Tre Fontane, frazione di Campobello di Mazara, che non ha un’area balneare attrezzata”, denuncia. “Ci sono passerelle fatiscenti e pericolose: segnalazioni evidenziano chiodi sporgenti, legno mancante e l’assenza totale di accessibilità”. Tramonte conclude: “Le persone con disabilità, che dovrebbero poter godere delle meraviglie naturali come tutti, si trovano escluse a causa dell’assenza di scivoli adeguati” “Manca la giusta attenzione per i turisti disabili” Emilia Camiletti a luglio si è recata a Margherita di Savoia, provincia di BAT, insieme al marito con gravi disabilità. “Siamo stati al lido La Sirenetta, uno dei migliori della località, ma mio marito il mare non lo ha mai visto in quanto l’ombrellone, prenotato nel mese di marzo, risultava essere al centro della grande larga spiaggia, lateralmente distante alcuni metri dalla passerella e perciò difficilmente raggiungibile, lontano da mare e dal bagnasciuga, in nona fila più o meno”. Come ha vissuto il marito questa esperienza? “Sdraiato sul lettino, vedeva solo le spalliere dei lettini antistanti, ombrelloni e persone, niente di più. Alla richiesta di un ombrellone in riva al mare nelle prime file- continua Emilia-, affinché potesse vedere un po’ di passeggio e respirare un po’ di aria fresca marina, mi è stato risposto che le prime file sono destinate agli abbonati storici che hanno appartamenti in città”. Amarezza e dispiacere. “E i disabili non hanno dei diritti?”. “L’accesso alla spiaggia è negato alle persone con ridotta mobilità” La località di mare della zona Cincinnato del Comune di Anzio (Roma) non è inclusiva per tutti. “C’è una difficoltà legata al conformazione del territorio della costa marina per la presenza delle falesie ma una soluzione c’è per risolvere questo problema e consentire finalmente l’accesso al mare anche alle persone con ridotta mobilità”. A dirlo al Fatto.it è Nicola Capozza, socio della cooperativa a mutualità prevalente Circolo Nautico Cincinnato che ha in concessione demaniale uno stabilimento balneare. Capozza ha ricevuto dalla cooperativa la delega alle barriere architettoniche. “Da qualche mese ho proposto al CdA del Circolo, dopo avere ricevuto da una impresa specializzata di Torino un progetto, con preventivo, di monorotaia con pedana attrezzata per far andare in spiaggia persone non deambulanti, utilizzando un percorso di vicolo asfaltato già presente nell’area di proprietà della cooperativa”. Ma finora non ha ricevuto risposta. “Solo una comunicazione di stand-by per inoltrare una preventiva autorizzazione di fattibilità da parte della Autorità di Bacino, della quale non ho avuto notizie in un senso o l’altro”. Capozza auspica un intervento tempestivo per iniziare i lavori e menziona la legge 104/92 art.23 sulle concessioni balneari che impone “una effettiva accessibilità per le persone con disabilità”. “Per uno scalino non possiamo andare in spiaggia” Sono anni che frequenta la spiaggia pubblica Il Mortelliccio tra Piombino e Follonica ma ad ogni estate continua a trovare lo steso problema. “Ho sempre sperato che venisse fatto un accesso per permettere a tutti di potervi accedere facilmente”, racconta Monica Bedin inviando anche alcune foto dimostrative. “Guardate le foto siamo nel 2023 e questa è la situazione: scalino di mediamente 20/25 cm per accedere alla passerella che una volta percorsa, alla fine ha quattro scalini peraltro con una inclinazione, pendenza ed instabilità che anche le persone non disabili fanno fatica a discendere”. Da cittadina attenta a questi temi sottolinea che “si dovrebbe intervenire il prima possibile. È una vergogna. Infine preciso che c’è anche un servizio di bagni e docce con l’accesso per i disabili peccato che poi non si riesca ad arrivare alla spiaggia”. “Abbiamo vinto la causa contro il Comune, ma il timore è che nulla cambi” Fabrizio Ghiro è un cittadino con disabilità e nel 2018 con il sostegno dell’Associazione Luca Coscioni ha fatto causa contro il Comune di Sabaudia perché le spiagge non erano accessibili. In primo grado c’è stata la condanna dell’ente comunale. Il Tribunale di Latina ha riconosciuto la responsabilità del Comune di mancato intervento, dal momento che è stato dimostrato non esserci una spiaggia inclusiva in tutta la zona. “Abbiamo vinto una causa (sentenza confermata anche in appello) e i giudici hanno condannato, cosa rara, un Comune italiano per condotta discriminatoria ai danni delle persone disabili per le spiagge inaccessibili”. I lavori dovrebbero terminare entro settembre. “Siamo in attesa di vedere riconosciuto un diritto sancito dalla legge italiana”. Ghiro ha intrapreso una causa, per lo stesso motivo, anche contro il Comune di Terracina. Situazione analoga per Edward von Freymann. Pure lui con il sostegno della Coscioni ha vinto la causa contro il Comune di Sperlonga. “Il giudice, attraverso un consulente tecnico, ha certificato che di fatto non ci sono i requisiti per definire accessibili le spiagge a Sperlonga. Su 57 stabilimenti nessuno è risultato a norma di legge”. Il Comune è stato condannato a risarcire le due persone e l’associazione e a eseguire i lavori ma ha impugnato il caso in appello al Tar. “Poche settimane fa anche il Tar ha confermato la prima condanna – afferma Edward – e ora l’ente locale ha a disposizione 90 giorni per fare i lavori, ma dopo oltre un mese niente si muove. Purtroppo credo che la situazione resterà cosi com’è”. Contattato dal Fatto.it l’avvocato Alessandro Gerardi della Coscioni: “Se non renderanno accessibili le spiagge, procederemo a fare ulteriori istanze ed eventualmente chiederemo che venga formalizzata la nomina di un commissario ad acta”. Gerardi sottolinea che “questi precedenti saranno utili per ulteriori iniziative legali”. Per avere un supporto da parte della Coscioni si può scrivere a: info@associazionelucacoscioni.it. L’app che monitora l’accessibilità anche delle spiagge Segnalare i problemi per risolverli. E’ l’obiettivo che si prefigge Riccardo Taverna, presidente della startup Welcome Gladiators, con l’ app WeGlad scaricabile gratuitamente che permette a chiunque di mappare l’accessibilità di strade e locali. “Abbiamo creato uno strumento efficace perché le persone con disabilità motorie e non solo continuano a dover affrontare ogni giorno ostacoli che non hanno scelto. La cosa peggiore è giungere a destinazione e scoprire che questa, come una spiaggia, non è accessibile”, dice Taverna al Fatto.it. Come funziona? Con tre tap si fotografa, si geolocalizza e si rende disponibile su mappa una barriera architettonica o un locale. Esperienze positive di vacanze estive al mare Oltre alle esperienze negative, ci sono anche gli esempi virtuosi. Come la spiaggia di Bibione dove sono arrivati i primi pedalò dedicati alle persone con disabilità. Le nuove imbarcazioni pronte al debutto mantengono le due tradizionali postazioni, una delle quali però è fornita di uno speciale pedalatore a mano che permette di generare il movimento attraverso l’uso delle braccia. In questo modo, la persona disabile e l’accompagnatore possono procedere in perfetta sintonia e godersi attivamente l’esperienza di una gita a bordo di uno dei classici divertimenti dell’estate. Anche la spiaggia Yannis Beach, a pochi chilometri da La Canea (Grecia) è un modello di inclusione e a segnalarcela è stato Giuseppe Parello. Si tratta di una sito balneare attrezzato per disabili motori, dove ci sono due rampe automatizzate che consentono di entrare in acqua senza problemi (VIDEO). Defende Coppola ha 67 anni e ha una disabilità motoria grave. “Sono stato in vacanza a Marina d’Ascea (Salerno) a luglio e sono rimasto piacevolmente colpito dal fatto che tutto il lungomare era accessibile e che il Comune aveva istituito due postazioni in spiaggia con personale specializzato adibito ad accompagnare al mare il disabile con l’ausilio di sedia job fornita dal lido concessionario Jame’ sia ai propri clienti che gli utenti della spiaggia pubblica”. Altra segnalazione rilevante è quella che arriva da Gianluigi Andreghetti Ravenna che menziona la spiaggia accessibile e inclusiva di Punta Marina Terme, lido Tutti al mare, sulla Riviera Romagnola dove “la disabilità si annulla”. di Renato La Cara IL FATTO QUOTIDIANO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Andare in vacanza con l’epilessia e in tranquillità

24 Luglio 2023, 06:42am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Veduta aerea (foto di Simona Lancioni)

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Vacanze, viaggi e sport: non ci sono attività preliminarmente precluse alle persone con epilessia, purché portino con sé i propri farmaci e la loro prescrizione. È poi importante rispettare i ritmi sonno-veglia e valutare gli orari di assunzione della terapia, tenendo conto anche di un eventuale fuso orario diverso. Sì, infine, allo sport, ad eccezione di attività estreme o potenzialmente pericolose: sono solo alcune delle indicazioni contenute nei dieci punti di cui si compone il “Vademecum per affrontare vacanze in sicurezza”, realizzato dalla LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia)

Veduta aerea (foto di Simona Lancioni)

Foto di Simona Lancioni

Risulta certamente utile il vademecum divulgato nei giorni scorsi dalla LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia), in calce integralmente pubblicato, per consentire alle persone interessate da epilessia di affrontare le vacanze in sicurezza.
Vacanze, viaggi (anche in aereo, a breve o lungo raggio) e sport: non ci sono attività preliminarmente precluse alle persone con epilessia, purché portino con sé i propri farmaci e la loro prescrizione. È poi importante rispettare i ritmi sonno-veglia e valutare gli orari di assunzione della terapia, tenendo conto anche di un eventuale fuso orario diverso. Sì, infine, allo sport, ad eccezione di attività estreme o potenzialmente pericolose. Sono queste solo alcune delle indicazioni contenute nei dieci punti di cui si compone il vademecum.

«Quando si viaggia, soprattutto all’estero – evidenzia Laura Tassi, presidente della LICE e neurologa presso la Chirurgia dell’Epilessia e del Parkinson del Niguarda di Milano – raccomandiamo alle persone con epilessia di portare sempre con sé i farmaci e la loro prescrizione. Prima di partire è consigliabile inoltre verificare presso il Centro per l’Epilessia di riferimento se il farmaco abituale è disponibile nel Paese che si visiterà. Se si decide di trascorrere le vacanze all’estero, soprattutto in caso di fuso orario, è importante rispettare i ritmi sonno-veglia, per evitare l’esposizione a quei fattori di rischio in grado di favorire eventuali crisi».

Ammesso, come detto, è anche lo sport non agonistico perché riduce lo stress e l’ansia e migliora la qualità del sonno, previa valutazione del proprio neurologo. «In generale – sottolinea Oriano Mecarelli, già presidente della LICE – nessuna attività non agonistica andrebbe vietata alle persone con epilessia, fatta eccezione per quelle più estreme o potenzialmente pericolose. Eventuali disabilità associate all’epilessia, il tipo di crisi epilettiche e una stima del rischio della loro comparsa durante l’attività sportiva sono fattori da tenere in considerazione nella scelta dello sport. È fondamentale, quindi, una valutazione dell’idoneità alla pratica di attività sportiva da parte del proprio neurologo». (Simona Lancioni)

Il vademecum della LICE per affrontare vacanze in sicurezza
1. 
Viaggiare in aereo con l’epilessia si può
Non esistono leggi o regolamenti che impediscano a chi soffre di epilessia di viaggiare in aereo. Se l’epilessia non è completamente controllata, è importante informare il personale di bordo. Si raccomanda di portare con sé una dichiarazione del neurologo curante che attesti l’idoneità al volo senza una specifica assistenza. Chi è portatore di deficit associati all’epilessia dovrà tener conto delle eventuali restrizioni che la patologia associata comporta.
2. Prima di partire, verificare la disponibilità dei farmaci
Prima della partenza verificate presso un Centro per l’Epilessia se il farmaco che si assume abitualmente è disponibile nel Paese che si andrà a visitare.
3. Portare in viaggio una lista dei contatti utili e la documentazione medica
Portare con sé un foglio con la descrizione sintetica della patologia di cui si soffre, la lista dei contatti utili e le istruzioni su cosa fare e chi contattare in situazioni di emergenza. In caso di viaggi all’estero, procurarsi una traduzione della documentazione medica utile in inglese o nella lingua locale.
4. Viaggi all’estero: non dimenticare i farmaci
Portare con sé i farmaci abituali o, se la permanenza si protrae, predisporne una spedizione. Trasportare i farmaci di uso quotidiano nel bagaglio a mano e avere cura di conservare una prescrizione del farmaco in caso di necessità.
5. Viaggi verso Paesi caldi o tropicali
Se si viaggia verso un Paese caldo o tropicale, informarsi sempre sull’eventuale necessità di vaccinazioni e verificare con lo specialista eventuali controindicazioni alle terapie in corso. Per esempio, sebbene la maggior parte dei vaccini sia sicura, se si ha l’epilessia, alcuni farmaci per la profilassi antimalarica sono controindicati.
6. Non alterare i ritmi sonno-veglia
È consigliabile non alterare i ritmi del sonno perché in alcuni casi questo può indurre crisi. I farmaci anticrisi dovrebbero essere assunti agli orari consueti del proprio fuso orario e adattati man mano al fuso orario del Paese che si sta visitando. Si raccomanda di parlarne sempre con il proprio neurologo prima della partenza.
7. L’assicurazione è importante
Stipulare un’assicurazione che copra tutte le spese medico-sanitarie e gli eventuali danni derivanti da una crisi epilettica, soprattutto se si viaggia in Paesi al di fuori dell’Unione Europea.
8. Attività sportive indicate
Sì a running, trekking in montagna, tennis, padel o sport in spiaggia come beach volley e calcio.
9. Sport con un rischio moderato e la necessità di qualche attenzione in più
Nuoto, ciclismo, canottaggio, sci alpino o nautico sono sport non controindicati in senso assoluto, ma si raccomanda di praticarli preferibilmente in compagnia e sotto supervisione di una persona adulta che possa soccorrere.
10. Sport controindicati
Praticare immersioni subacquee, arrampicate in alta quota, motociclismo, deltaplano o paracadutismo comporta rischi maggiori e sono attività da evitare; la loro pratica può essere approvata in casi eccezionali e, comunque, sempre dopo preliminare parere neurologico.

Per ulteriori informazioni: segreteria.lice@ptsroma.it.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO L’occupazione delle persone con disabilità in Lombardia

24 Luglio 2023, 06:35am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Donna in carrozzina al lavoro a una scrivania

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Anche la Federazione LEDHA è divenuta membro effettivo del Comitato per la gestione del Fondo regionale lombardo per l’occupazione delle persone con disabilità, assieme alla Federazione FAND, e in una riunione dei giorni scorsi, come informa Alessandro Manfredi, presidente della stessa LEDHA, «abbiamo chiesto alla Regione un ulteriore approfondimento sui dati prodotti in tema di lavoro delle persone con disabilità, per valutare l’efficacia delle politiche regionali fino a qui sviluppate in questo settore»

Donna in carrozzina al lavoro a una scrivaniaSi è tenuta nei giorni scorsi la prima riunione del Comitato per la gestione del Fondo regionale lombardo per l’occupazione delle persone con disabilità cui sono destinati i contributi versati dai datori di lavoro a fronte delle procedure di esonero. Tra i componenti di tale organismo figura quale membro effettivo la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che assieme alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), esprime quattro rappresentanti effettivi e altrettanti posti per i componenti supplenti.
Oltre alle Associazioni delle persone con disabilità, nel Comitato siedono i diciotto rappresentanti effettivi delle organizzazioni imprenditoriali, di quelle dei lavoratori, delle Province, dei Comuni e del movimento cooperativo, oltre ad altrettanti componenti supplenti.

Per la LEDHA si tratta di un’importante e significativa novità, dal momento che in precedenza l’organizzazione aveva partecipato ai lavori del Comitato solo in veste di osservatore. Un risultato che è il frutto del rapporto di scambio e proficua collaborazione con la FAND. Con questa decisione, inoltre, si introduce il concetto di rappresentanza da parte delle organizzazioni di secondo livello, quelle cioè che accorpano al proprio interno altre Associazioni che a propria volta hanno la rappresentanza di varie categoria di persone con disabilità.

Alla prima riunione del Comitato hanno partecipato Elena Lucchini e Simona Tironi, responsabili rispettivamente degli Assessorati Regionali della Lombardia alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità, la prima, all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro, la seconda. Sono state loro a presentare presentato i dati relativi all’applicazione della Legge 68/99 sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità in Lombardia.
Al 31 dicembre 2022, quindi, gli iscritti alle liste di collocamento e disponibili al lavoro erano 49.000 (+2% rispetto al 31 dicembre 2021), gli avviamenti 9.160 (+34%) e i posti scoperti oltre 30.000. Una situazione, questa, favorita dai dati macro-economici del 2022, favorevoli per la Lombardia, e dalla costante crescita del mercato del lavoro.

«Nonostante tutti i dati registrino un incremento percentuale positivo rispetto al 2021 – commenta Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA e rappresentante di essa nel Comitato – non possiamo non rilevare alcuni elementi. I posti scoperti, in crescita costante almeno dal 2020, risultano inferiori rispetto agli iscritti disponibili. Inoltre, per una migliore lettura di questi dati servirebbe una maggiore conoscenza di quelle 33.000 persone che risultano iscritte da più di quattro anni. Come LEDHA e FAND abbiamo pertanto avanzato la richiesta di un approfondimento su questi dati, al fine di poter avere elementi di valutazione delle politiche regionali fino a qui sviluppate in questo settore, anche attraverso un’indagine che affronti anche il tema della dispersione scolastica dei ragazzi con disabilità: quanti cioè, al termine del percorso formativo e scolastico, trovino effettivamente lavoro». (I.S. e S.B.) SUPERANDO

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