Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tragico incidente nella notte a Milano. Un ragazzo di 28 anni è morto dopo essere stato investito da un'auto, che non si è fermata. Il dramma si è consumato alle 4 in viale Jenner. E' caccia al pirata. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della polizia locale per i rilievi dell'incidente. La vittima, un italiano di origine bulgara, era residente con la famiglia a Settimo Milanese. Era da poco uscito da una discoteca dove aveva trascorso la serata del sabato con un gruppo di amici. LEGGO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Oscar Del Dò è ancora sotto choc. Il pilota che era alla guida dell'aereo Pony 4 delle Frecce Tricolori che si è schiantato a Torino ieri, sabato 16 settembre, non riesce a darsi pace per la morte della piccola Laura, la bambina di 5 anni coinvolta nell'incidente. Un dolore immenso, nonostante la consapevolezza di aver fatto tutto quello che era possibile. «Ho tenuto finché ho potuto, poi ho dovuto lanciarmi sennò mi sarei schiantato con l'aereo», le sue parole, riportate da La Stampa. L'incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio, durante un'esercitazione in vista della celebrazione del centenario dell'Aeronautica all'Aeroclub di Torino. Frecce Tricolori, la disperazione del papà di Laura: «Non sono riuscito a tirarla fuori dall'auto in fiamme» Oscar Del Dò, chi è il pilota della Freccia Tricolore che si è schiantata. L'ultimo messaggio: «Ho un problema al motore» Il dramma a Torino «Non ho visto quella macchina», ha detto Oscar Del Dò ai suoi superiori, subito dopo l'incidente.
La macchina di cui parla, è quella sulla quale viaggiava la piccola Laura, insieme alla sua famiglia. Per una tragica fatalità, si è trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato. Una morte imprevedibile, anche per la dinamica. Non sono ancora chiare le cause che hanno provocato la caduta dell'aereo. Il guasto al motore potrebbe essere stato causato da quello che in gergo si chiama «bird strike», ossia uno stormo di uccelli.
Chi è il pilota
Ai comandi di Pony 4, velivolo delle Frecce Tricolori che si è schiantato dopo il decollo dalla pista di Caselle a Torino, c'era il capitano Oscar Del Dò. Friulano, è entrato nel reparto acrobatico dell'Aeronautica militare nel 2020. Il suo jet MB-359 ha perso quota probabilmente in seguito all'impatto con uno stormo di uccelli e ha finito la sua lunga corsa contro un'auto in transito su una strada che delimita l'aeroporto. Lui si è salvato lanciandosi con il paracadute.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Passo svelto, occhi velati dalle lacrime e una sola richiesta: «Non è il momento. Lasciateci stare». Così, lasciando l'ospedale, ai cronisti i nonni della piccola di 5 anni che questo pomeriggio ha perso la vita nell'incidente di San Francesco al Campo, dove un velivolo delleFrecce Tricolore, in fase di decollo, si è schiantato e ha coinvolto l'auto sulla quale viaggiava la bambina con i genitori e il fratellino di 12 anni, rimasti tutti ustionati. I nonni, che questo pomeriggio subito dopo l'incidente si sono recati al Regina Margherita per assistere il nipotino, in tarda serata sono arrivati al Cto per far visita ai genitori. Dopo un'ora circa hanno lasciato l'ospedale.
DI MICHELE PAPPACODA Il caso dei marò, ossia la vicenda umana e giudiziaria internazionale dei fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che ha occupato per dieci lunghi anni le cronache italiane e indiane fino al suo termine il 31 gennaio 2022 con l’assoluzione piena dei due militari italiani. Giovedì 2 Marzo alle ore 17, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, Roma, Accademia della Legalità presenta il libro che ripercorre la vicenda: “Il Sequestro del Marò”, scritto da Massimiliano Latorre e frutto di un dialogo serrato con Mario Capanna, politico, scrittore e attivista politico italiano.
DI MICHELE PAPPACODA Alle 7 di questa mattina dalla nave Life Support di Emergency sono sbarcati a Napoli i 76 migranti soccorsi in acque internazionali in zona SAR maltese, la sera di venerdì 11 agosto. I 76 naufraghi soccorsi provengono da Egitto e Siria, Etiopia ed Eritrea, Paesi colpiti da conflitti, instabilità politica ed economica, e insicurezza alimentare. Tra di loro 7 donne e 24 minori, di cui 16 non accompagnati e una bambina di 7 mesi.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sant’Antimo piange Vincenzino Petito, bimbo di 11 anni morto all’ospedale Santobono. Nelle ultime ore in tanti si erano mobilitati per donare sangue al nosocomio napoletano, purtroppo, è arrivata la terribile notizia. Il piccolo combatteva contro una terribile malattia.
LE DEDICHE PER VINCENZINO
“Il dirigente scolastico, i docenti, il personale amministrativo e ausiliario e tutta la comunità educante dell’IC G. Leopardi di S.Antimo si stringono, con affetto, alla famiglia Petito, colpita dal profondo dolore della perdita del piccolo Vincenzo, alunno della classe IIA della Scuola Secondaria di Primo Grado del nostro Istituto”
“Non doveva andare così !!😥 Hai lottato con tutte le tue forze ,sei stato davvero un guerriero Vincenzo 💔hai superato tante battaglie con la tua dolce mamma sempre accanto a te non ti ha mai lasciato un attimo da solo 👩👦 Ora sei un bellissimo angelo in paradiso 👼 Non soffrirai più, sai lì è tutto meraviglioso Ora tocca a te stare vicino a tua mamma! Dalle tanta ma veramente tantissima forza per andare avanti 😭😭e veglia sulla tua famiglia . Sempre nei nostri cuori”, scrivono Lina e Antonio. “Buon viaggio piccolo guerriero, nessuno muore sulla terra, finché vive nei cuori di chi resta🙏hai distrutto il cuore di tutte noi mamme, vola più in alto che puoi lontano da questo mondo crudele, incontrerai solo angeli belli come te.. Vincenzo petito🙏😔😔😔dai tanta forza ai tuoi genitori grande guerriero”, queste le parole di Giovana.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MONTECORVINO PUGLIANO. Una bimba di sette anni salva la nonna da un tentativo di truffa. Il fatto è successo qualche giorno fa al centro di Montecorvino Pugliano. I truffatori che avevano architettato il piano sono stati smascherati al telefono dalla ragazzina che aveva intuito dal tono della telefonata: dall’altra parte proveniva la voce di un uomo che sosteneva, con tono preoccupato, che la figlia della vittima aveva causato un incidente in macchina giù a Bivio Pratole e che avrebbe rischiato l’arresto se – attraverso un avvocato – la madre non avesse mandato alcune migliaia di euro per sistemare tutto. Al contempo, però, l’abile bambina, con il suo cellulare ha telefonato alla mamma: ha scoperto facilmente l’insussistenza di qualsiasi incidente, era regolarmente al lavoro. LA CITTA
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Positano - Tutti gli scorci più affascinanti della Penisola sorrentina si possono ammirare nella sede dell’Ufficio Turismo di Positano, per opera del pittore vicano Raffaele Starace. La mostra, che rientra nel progetto “Positano in… Mostra” voluto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe, si può visitare da oggi fino al 27 settembre. Con colori intensi che da soli sono la cifra pittorica dell'artista, la natura si affaccia prepotentemente catturando il visitatore, con pennellate che rimarranno nel cuore. Raffaele Starace ha ormai nel suo curriculum numerose personali e collettive nazionali e internazionali: dalla Mostra d’Oltremare a Napoli sino alla Russia, con la collettiva al Museo Etnografico di San Pietroburgo. Le sue opere sono inserite nel Catalogo di Arte Moderna del 1999. I suoi glicini ormai sono famosi nel mondo, le sue tele portano Vico Equense e la Penisola sorrentina in una dimensione senza confini, degna dei fasti del gran tour ottocentesco. La sua predisposizione per la natura prima ancora che per le cose belle si può leggere nelle sue tele. VICOEQUENSEONLINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ho letto nei giorni scorsi in «Superando.it», all’avvio della rubrica curata da Stefano Zanut, di quanto si sta facendo in Friuli Venezia Giulia, e in particolare a Pordenone, per preparare tutti alle situazioni di emergenza [“Sicurezza per tutti, anche in emergenza”, N.d.R.], e trovo che quanto fatto sia molto bello. Vorrei dunque rispondere all’invito presente in quella sede a inviare contributi sul tema della sicurezza. In questi ultimi anni c’è un problema grave ed è la sicurezza stradale minata dalla presenza di monopattini sui marciapiedi, che rappresentano un vero ostacolo per i ciechi e non solo. Oltre poi al vecchio e mai guarito vizio di parcheggiare le macchine sui marciapiedi, così da impedire il passaggio dei pedoni ciechi o in carrozzina che devono scendere dagli stessi e rischiare di essere arrotati dalle macchine in transito e magari di prendere pure la multa dai Vigili che li vedono passare sulla sede stradale. Purtroppo per chi mette i monopattini sui marciapiedi e li lascia lì per il noleggio, le leggi ci sarebbero, ma non vengono rispettate. E neppure i casi di infortuni o addirittura di morte servono a modificare il comportamento di quei “distrattoni” – chiamiamoli così per pura simpatia -, se è vero che recandosi a una riunione di Consiglio dell’UICI di Verona, una mia consocia in grado di muoversi autonomamente da sola, è caduta su un monopattino e si è rotta la rotula. Cosa poi ben più grave, un altro consocio alcuni mesi fa è stato investito da un’auto mentre era sceso dal marciapiedi per schivare un monopattino che vi era stato parcheggiato. Possibile che ci sia scappato il morto e che ancora la società non faccia nulla per rimediare alle tante manchevolezze che si creano oggigiorno? Non ci vuole molto a capire che una macchina non deve essere parcheggiata sui marciapiedi e che se questi si chiamano così, è proprio perché sono fatti per i pedoni! E il pedone ha la sua importanza, e il cieco spesso si muove a piedi quando non può essere portato in macchina e si trova in condizioni di autonomia sufficienti per compiere un percorso, sia pure abituale, quale ad esempio quello casa-lavoro o casa-scuola. In quest’ultimo caso spesso ci sono dei compagni di scuola che abitano vicino a casa, ma il più delle volte il giovane scolaro cieco viene portato a piedi o in macchina dal papà o dalla mamma, come è capitato a me alle Superiori, quando non potevo più servirmi di un pulmino o di una macchina guidati da un dipendente comunale. Proprio i Comuni non devono limitarsi a portare i ciechi o le persone in carrozzina al luogo di lavoro o a scuola, ma dovrebbero adoperarsi per mantenere libere strade e marciapiedi dai monopattini e impedire che le macchine vi parcheggiassero sopra o che ostruissero i passaggi pedonali contrassegnati dalle strisce o dai segnali di “Stop” agli angoli di strade. In casi del genere, il proprietario dell’auto non deve e non può trincerarsi dietro alla classica espressione: «Se è cieco si faccia accompagnare dal familiare, papà o mamma o fratello!». Gli risponderei infatti: «Chi sei tu per dirmi una cosa del genere? Se vuoi che io vada accompagnato, prendimi tu a bordo e portami tu da qui fino al mio posto di lavoro, ti indico io la strada, anche se sono cieco!». Io infatti ho il mio orgoglio e desidero adoperarmi per essere il più indipendente possibile dagli altri. Ho più di cinquant’anni e devo ancora farmi portare dal genitore che ne ha oltre ottanta? Ho lottato per avere la mia autonomia e ora vedo che il mio Comune non fa nulla per aiutarmi in questo percorso. Le Associazioni di categoria devono segnalare le manchevolezze di quei servizi che dovrebbero garantirci quell’autonomia che come UICI cerchiamo di dare ai nostri consoci mediante corsi di orientamento e mobilità e mediante la formazione all’uso di quegli ausili che potrebbero ridurre l’impatto con la quotidianità della vita. Ma molto dobbiamo fare anche noi con la nostra testa. I Comuni, dal canto loro, si impegnino verso le persone con disabilità e le mettano in condizioni di essere indipendenti. Si elevino multe salate a chi mette auto e monopattini sui marciapiedi! Ho fatto presente del problema pure ai Vigili Urbani della mia città e mi è stato risposto che si sentono a loro volta impotenti davanti a questo malcostume. Non mi si venga poi a dire che i tempi sono cambiati e che bisogna adeguarsi. Le regole della buona educazione e della civile convivenza erano valide anche settant’anni fa e il fatto che ora il traffico sia aumentato esponenzialmente non dev’essere un comodo alibi per parcheggiare le macchine sui marciapiedi, così da costringere ciechi o persone in carrozzina a scendere e a rimanere arrotati dalle macchine in transito. Facciamo dunque capire alle Istituzioni comunali e a quelle nazionali che siamo prima di tutto persone umane coi nostri diritti e doveri, ma altresì con il diritto di divertirci e di fare passeggiate da soli. A volte basterebbero piccoli e semplici accorgimenti, per rendere la vita più facile alle persone con disabilità e anche tante spese sarebbero risparmiate, se vi fosse più rispetto per l’essere umano e per le sue necessità, prima fra tutte l’autonomia, che non dev’essere mai negata a un cieco a un sordo o a un autistico. di Francesco Bondardo SUPERANDO