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SEZ.POLITICA Asse Di Maio-Conte, "Salva-Roma" diventa test chiarimento Pressing Lega su Salvini, crisi ora. Pd, mozione sfiducia premier

9 Maggio 2019, 09:36am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Luigi Di Maio e Matteo Salvini in aula della Camera © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Da martedì sera potrebbe essere più chiaro se il governo giallo-verde scavallerà le Europee. Sarà allora, in occasione del Consiglio dei ministri convocato nel pomeriggio, che Luigi Di Maio e Matteo Salvini torneranno a sedersi allo stesso tavolo dopo i giorni del grande scontro sul caso Armando Siri. E su quel tavolo ci sarà il possibile "casus belli" per aprire una crisi prima delle Europee, come buona parte della Lega chiede al suo leader: la norma "salva-Roma" contenuta nel decreto crescita. Norma finita sotto attacco della Lega ma sulla quale il M5S non ha alcuna intenzione di cedere.

Il weekend pasquale segna una tregua dialettica solo apparente, mentre, dalle pagine del Corsera e di Repubblica, il premier Giuseppe Conte e il vice Di Maio disegnano un ideale asse sul caso Siri. Sul sottosegretario leghista "deciderò nei prossimi giorni", spiega il presidente del Consiglio, rimarcando quello dell'etica pubblica come principio cardine "del governo del cambiamento". Ma Conte, si rivolge direttamente a Salvini e all'ipotesi di un rovesciamento interno all'esecutivo con il leader della Lega premier dopo le Europee. "Salvini ha una vita davanti a sé per fare il premier ma non in questa legislatura", sottolinea Conte assicurando che, se dopo il 26 maggio, il suo governo dovesse solo "vivacchiare", ne trarrà le conclusioni. Di Maio, invece, chiede un chiarimento politico a Salvini e a Giancarlo Giorgetti sul caso Siri e sull'assunzione a Palazzo Chigi di Federico Arata. Ma al momento, da Salvini arriva solo una silente e gelida risposta. Il leader della Lega passa il suo sabato pre-pasquale in Trentino e, attivissimo su twitter, rilancia i sondaggi che danno la Lega sopra il 36% alle Europee. Ed è proprio guardando queste cifre che Salvini predica la calma con i suoi. "Vediamo" quanto valgono i sondaggi alle urne, poi trarremo le conclusioni, è infatti il ragionamento che il vicepremier fa al ai big leghisti che gli chiedono di staccare la spina subito.

Del resto, tra chi vuole una crisi già nei prossimi giorni, circola un ragionamento: votare a fine ottobre - con una crisi a inizio settembre - non è così semplice vista l'imminente manovra economica e i tempi necessari - almeno un mese - per formare l'esecutivo. E sui conti, tra l'altro, si concentra da tempo l'attenzione del Quirinale. Per ora, tuttavia, Salvini sembra tenere il punto. Ma l'equilibrio, dallo scoppio del caso Siri, si è fatto fragilissimo e qualsiasi nuovo scontro tra M5S e Lega potrebbe far deflagrare la crisi. Un possibile casus belli è il salva-Roma che martedì approderà in Cdm. Salvini da giorni si dice contrario anche se potrebbe aprire ad una norma che non riguardi solo la Capitale ma altri capoluoghi. Ma fonti di governo M5S sottolineano come si stia già lavorando ad una norma per aggredire il debito delle città capoluogo, pur precisando che nel decreto la misura è diretta alla Capitale. Le stesse fonti chiariscono che per la Lega dire "no" al Salva-Roma sarebbe comunque un autogol elettorale.

"Chi vuole bloccarlo continua a condurre una campagna elettorale permanente, subordinando l'interesse dei cittadini alla propaganda", attacca Antonio De Santis, tra gli assessori più vicini alla sindaca Virginia Raggi. Nel frattempo le opposizioni "vedono" il voto. E il Pd con il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, annuncia - con il plauso di Nicola Zingaretti - una mozione di sfiducia nei confronti del premier proprio sul caso Siri. Mossa che Silvio Berlusconi definisce "un drammatico errore" perché "cavalca una vicenda giudiziaria". "FI lavorerà per sconfiggere questo governo con gli strumenti della democrazia", assicura l'ex premier ponendo una linea rossa tra il "garantismo" della Lega e il "giustizialismo" del M5S.

ANSA

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SEZ.POLITICA Matteo Salvini contro Fabio Fazio: «Non vado ospite da comunisti con il Rolex pagato dagli italiani» VIDEO

7 Maggio 2019, 08:14am

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SEZ.POLITICA Matteo Salvini contro Fabio Fazio: «Non vado ospite da comunisti con il Rolex pagato dagli italiani» VIDEO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Matteo Salvini di nuovo contro Fabio Fazio, definito dal vicepremier un «comunista con il Rolex». «Non vado ospite da comunisti come Fabio Fazio che hanno Rolex pagati dagli italiani», attacca il ministro dell'Interno, ad Aversa (Caserta), dove ha partecipato a una manifestazione a sostegno del candidato sindaco Gianluca Golia. Ieri è stato il presidente della Rai, Marcello Foa a definire il compenso del presentatore «molto elevato, al di sopra di qualunque valutazione di merito sugli ascolti».

Presidente Rai contro Fazio: «Costa troppo e ha perso carica innovativa»


Cosa ne sarà di Fazio e di Che tempo che fa, in vista della definizione dei palinsesti della prossima stagione? Al netto delle dichiarazioni politiche, carte alla mano la situazione che Viale Mazzini si trova di fronte non è semplice. Com'è noto, il contratto quadriennale di Fazio con la Rai scadrà il 30 giugno 2021 e la Rai, in caso voglia cambiare le cose, deve affrontare una serie di penali di non poco conto. Va chiarito intanto che i contratti sono in realtà due: uno quadriennale con Fazio e l'altro (da rinnovare di anno in anno) con la società di produzione L'Officina, con cui comunque la Rai si è impegnata per l'acquisizione della licenza del format di Che Tempo Che Fa per tutti i 4 anni di durata del contratto di Fazio. Le possibilità che la tv di Stato ha di fronte (a meno che non intervenga un cambiamento degli attuali contratti concordato tra le parti) sono essenzialmente tre.

La prima, in caso di interruzione tout court di Che Tempo Che Fa, comporterebbe per la Rai il pagamento, per ognuna delle due restanti stagioni, di 2.240.000 euro del contratto di esclusiva con il conduttore e autore (per 32 puntate di prima serata e 32 di seconda serata) più una penale di 600.000 euro per la mancata messa in onda, a cui vanno aggiunti 704.000 euro da versare a L'Officina per la licenza del format di Che Tempo Che Fa. Un conto troppo salato per rinunciare a tante prime e seconde serate che andranno sostituite con qualcosa che avrà comunque dei costi non bassi, in linea con quelli dei programmi in onda sull'ammiraglia Rai.

La seconda possibilità riguarda l'ipotesi di spostamento su altra rete Rai di Che Tempo Che Fa, che, secondo gli ultimi rumors potrebbe essere Rai2 e non Rai3 (perché i costi sarebbero più in linea con i budget della seconda rete e con quelli della terza). In questo caso la Rai dovrebbe infatti comunque corrispondere 54.000 euro per ogni puntata di prime time e 16.000 euro per ogni puntata di seconda serata, con la possibilità di rinegoziare con L'Officina (cui Rai dovrebbe comunque obbligatoriamente rivolgersi per la produzione) il corrispettivo per la produzione secondo parametri in linea con la nuova rete 'ospitante'.

La terza possibilità, infine, è quella (sempre prevista dai contratti in essere) di sostituire Che Tempo Che Fa con Rischiatutto o altri programmi analoghi da condividere tra le parti, al costo di 50.000 euro a puntata fino al raggiungimento di 2.240.000 euro a stagione (dunque circa 48 puntate di prime time). A cui andrebbero comunque aggiunti 1.408.000 euro da versare a L'Officina per le due stagioni restanti di licenza del format (704.000 a stagione). Questa terza ipotesi al momento risulta poco percorribile, perché nei progetti del conduttore non ci sarebbe alcun altro programma al momento se non Che Tempo Che Fa.

Alla luce di questo scenario assumono un significato più chiaro le parole pronunciate sabato dall'ad Rai Salini a Dogliani: «Con Fabio Fazio stiamo valutando insieme diverse ipotesi. Tra due mesi presenteremo i palinsesti autunnali e abbiamo diverse ipotesi in campo che stiamo valutando insieme. Io comunque considero Fabio Fazio uno dei talenti televisivi in forza alla Rai», ha sottolineato sabato l'ad, lasciando intendere di essere già al lavoro sulla ricerca di una soluzione. E - a quanto si apprende - i contatti con il conduttore e il suo entourage sono già avanzati per trovare una soluzione che possa portare un vantaggio alla Rai e che deve passare necessariamente per un accordo.

D'altronde anche l'intervento critico di Foa a Dogliani ha fatto riferimento alla situazione contrattuale: «Il compenso di cui beneficia Fabio Fazio è molto elevato, al di sopra di qualunque altra valutazione di merito che può essere fatta rispetto agli ascolti che fa. Nella Rai del cambiamento che vuole essere anche rispettosa del canone pubblico è chiaro che, per quanto vincolato da un contratto che la Rai naturalmente deve rispettare, si pone un problema di opportunità», ha scandito il presidente. In realtà, secondo fonti ben informate, lo stesso Fazio avrebbe fatto sapere di essere disposto a sedersi attorno a un tavolo per discutere ma a patto che la cosa non riguardi solo lui.

E a patto che si faccia un'analisi del rapporto costi-benefici dei suoi contratti: va detto infatti che il programma di Fazio, la domenica, copre sia la fascia di access prime time, sia la prima serata, sia la seconda serata e che, a fronte di questo, il costo 'fuori tuttò della puntata (che si aggirerebbe intorno ai 400.000 euro) non è poi così alto per il mercato televisivo. Anche perché porta notevoli introiti pubblicitari e perché sostituirlo vorrà dire trovare per Rai1 due o tre programmi per la sola puntata della domenica. Alternative che è difficile immaginare possano costare di meno di quanto costa ora l'intero pacchetto Fazio, che copre anche la seconda serata del lunedì. La soluzione più realistica, al momento, sembra comunque proprio quella di traslocare 'Che Tempo Che Fà su Rai2. Un accordo ancora non c'è ma una certezza sì: che a diventare il capro espiatorio, da esibire magari in campagna elettorale, Fazio non ci sta.

LEGGO.IT

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SEZ. POLITICA Asse Di Maio-Conte, "Salva-Roma" diventa test chiarimento Pressing Lega su Salvini, crisi ora. Pd, mozione sfiducia premier

2 Maggio 2019, 10:59am

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini in aula della Camera © ANSA

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Da martedì sera potrebbe essere più chiaro se il governo giallo-verde scavallerà le Europee. Sarà allora, in occasione del Consiglio dei ministri convocato nel pomeriggio, che Luigi Di Maio e Matteo Salvini torneranno a sedersi allo stesso tavolo dopo i giorni del grande scontro sul caso Armando Siri. E su quel tavolo ci sarà il possibile "casus belli" per aprire una crisi prima delle Europee, come buona parte della Lega chiede al suo leader: la norma "salva-Roma" contenuta nel decreto crescita. Norma finita sotto attacco della Lega ma sulla quale il M5S non ha alcuna intenzione di cedere.

Il weekend pasquale segna una tregua dialettica solo apparente, mentre, dalle pagine del Corsera e di Repubblica, il premier Giuseppe Conte e il vice Di Maio disegnano un ideale asse sul caso Siri. Sul sottosegretario leghista "deciderò nei prossimi giorni", spiega il presidente del Consiglio, rimarcando quello dell'etica pubblica come principio cardine "del governo del cambiamento". Ma Conte, si rivolge direttamente a Salvini e all'ipotesi di un rovesciamento interno all'esecutivo con il leader della Lega premier dopo le Europee. "Salvini ha una vita davanti a sé per fare il premier ma non in questa legislatura", sottolinea Conte assicurando che, se dopo il 26 maggio, il suo governo dovesse solo "vivacchiare", ne trarrà le conclusioni. Di Maio, invece, chiede un chiarimento politico a Salvini e a Giancarlo Giorgetti sul caso Siri e sull'assunzione a Palazzo Chigi di Federico Arata. Ma al momento, da Salvini arriva solo una silente e gelida risposta. Il leader della Lega passa il suo sabato pre-pasquale in Trentino e, attivissimo su twitter, rilancia i sondaggi che danno la Lega sopra il 36% alle Europee. Ed è proprio guardando queste cifre che Salvini predica la calma con i suoi. "Vediamo" quanto valgono i sondaggi alle urne, poi trarremo le conclusioni, è infatti il ragionamento che il vicepremier fa al ai big leghisti che gli chiedono di staccare la spina subito.

Del resto, tra chi vuole una crisi già nei prossimi giorni, circola un ragionamento: votare a fine ottobre - con una crisi a inizio settembre - non è così semplice vista l'imminente manovra economica e i tempi necessari - almeno un mese - per formare l'esecutivo. E sui conti, tra l'altro, si concentra da tempo l'attenzione del Quirinale. Per ora, tuttavia, Salvini sembra tenere il punto. Ma l'equilibrio, dallo scoppio del caso Siri, si è fatto fragilissimo e qualsiasi nuovo scontro tra M5S e Lega potrebbe far deflagrare la crisi. Un possibile casus belli è il salva-Roma che martedì approderà in Cdm. Salvini da giorni si dice contrario anche se potrebbe aprire ad una norma che non riguardi solo la Capitale ma altri capoluoghi. Ma fonti di governo M5S sottolineano come si stia già lavorando ad una norma per aggredire il debito delle città capoluogo, pur precisando che nel decreto la misura è diretta alla Capitale. Le stesse fonti chiariscono che per la Lega dire "no" al Salva-Roma sarebbe comunque un autogol elettorale.

"Chi vuole bloccarlo continua a condurre una campagna elettorale permanente, subordinando l'interesse dei cittadini alla propaganda", attacca Antonio De Santis, tra gli assessori più vicini alla sindaca Virginia Raggi. Nel frattempo le opposizioni "vedono" il voto. E il Pd con il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, annuncia - con il plauso di Nicola Zingaretti - una mozione di sfiducia nei confronti del premier proprio sul caso Siri. Mossa che Silvio Berlusconi definisce "un drammatico errore" perché "cavalca una vicenda giudiziaria". "FI lavorerà per sconfiggere questo governo con gli strumenti della democrazia", assicura l'ex premier ponendo una linea rossa tra il "garantismo" della Lega e il "giustizialismo" del M5S.

ANSA

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Sez POLITICA - Esclusivo: i soldi prima degli italiani. Ecco gli affari segreti della Lega di Matteo Salvini

27 Aprile 2019, 16:48pm

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Sez POLITICA - Esclusivo: i soldi prima degli italiani. Ecco gli affari segreti della Lega di Matteo Salvini
Inserito da Leone Buongiorno

DI GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE

Più di 3 milioni. Usciti tra il 2016 e il 2018 dai conti del partito. Finiti nelle casse di piccole società riconducibili a uomini del Carroccio, che hanno ricevuto lauti bonifici. E, poi, una compravendita immobiliare: denaro pubblico che da una fondazione arriva a un'azienda della galassia leghista. L'inchiesta sul nuovo numero e in anteprima su Espresso+

 

I soldi prima di tutto. Anche «Prima degli italiani». E così in due anni, dal 2016 al 2018, mentre proseguiva l'inchiesta per truffa culminata con il sequestro dei 48,9 milioni di euro, più di 3 milioni di euro sono spariti dalle casse della Lega per Salvini Premier, della Lega Nord e delle società da essi controllate, da Pontida Fin a Radio Padania. Soldi dei sostenitori leghisti, milioni di euro donati per sostenere la causa del Capitano, usciti dalle casse dei due partiti e spesso finiti, dopo lunghi e complicati giri, sui conti personali di uomini molto vicini allo stesso Salvini. Gente come il tesoriere Giulio Centemero, i commercialisti bergamaschi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, tutti e tre con ruoli nell'amministrazione dei conti del partito e fondatori dell'associazione Più Voci, quella finanziata dal costruttore Luca Parnasi con 250 mila euro.
 

Un vortice di passaggi per far girare i soldi del partito. Finché approdano nelle casse di società private o sui conti di amici del ministro. A quale scopo? Ma la Lega non risponde


L'Espresso nell'inchiesta esclusiva di copertina in edicola da domenica 28 aprile e online su Espresso+ ha analizzato i conti correnti dei due partiti e delle società scoprendo, per esempio, che a ricevere molti denari sono state anche ad alcune imprese lombarde che ultimamente hanno fatto grandi affari con la Lega salvininana.

In tutto più di 3 milioni di euro, approdati a una cerchia strettissima di persone tra cui anche la squadra di collaboratori di Luca Morisi, l'uomo che cura i profili social di Salvini. Milioni che escono dalla Lega, passano sui conti di società private da poco costituite, e finiscono nelle tasche di fedelissimi del vicepremier.

 

Un immobile di una società della galassia salviniana. Vale 400 mila euro. Ma viene venduto al doppio. A una fondazione partecipata della Lombardia. E i soldi finiscono anche a una srl. La stessa che paga i commercialisti e il tesoriere del Carroccio

Tutto questo mentre i conti correnti della Lega Nord erano nel mirino della magistratura, la truffa da 49 milioni di euro metteva a rischio la sostenibilità finanziaria del vecchio Carroccio, oggi invece al sicuro dopo l’accordo con la Procura di Genova che permetterà a Salvini di restituire il maltolto a rate in quasi 80 anni.

A questa storia si aggiunge un capitolo ulteriore dai contorni opachi:  un'operazione immobiliare  conclusa dalla Fondazione Lombardia Film Commission, che con soldi pubblici della Regione, all'epoca guidata da Roberto Maroni, ha acquistato per 800 mila euro un edificio in provincia di Milano, comprato pochi mesi prima dalla società Andromeda per 400 mila euro.


 

Come sempre prima di pubblicare l'inchiesta di copertina sui soldi del Carroccio abbiamo inviato una serie di interrogativi ai  protagonisti delle vicende. Ma nessuno di loro ha voluto replicare

I documenti notarili pubblicati da L'Espresso provano che l'affare è andato in porto. Ed è iniziato quando a capo della fondazione c'era Alberto Di Rubba, uno dei tre commercialisti bergamaschi scelti da Matteo Salvini per amministrare i conti del gruppo Lega alla Camera, il professionista di via Angelo Maj a Bergamo che con Manzoni e il tesoriere Centemero ha dato vita all'associazione Più Voci.
Non solo. La fortunata società immobiliare che ha incassato 800 mila euro è riconducibile alla galassia della nuova Lega di Salvini. Come sempre abbiamo fatto nell'inchieste giornalistiche sui soldi della Lega, prima di pubblicare abbiamo inviato le domande ai protagonisti delle vicende svelate. Ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

fonte L’espresso

 

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SEZ. POLITICA Governo, volano insulti e la Lega chiama Salvini: «Basta, stacca la spina»

25 Aprile 2019, 08:45am

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Inserito da Michele Pappacoda Sulle piazze, davanti a microfoni e taccuini, se ne dicono di tutti i colori, salvo poi aggiungere - mostrando di crederci sempre meno - che il «governo non rischia». Dopo la notturna a palazzo Chigi, dove si è accarezzata la crisi di governo, Di Maio e Salvini ieri hanno ripreso la sceneggiata. Un copione ormai rodato, fatto di richiesta di dimissioni di Siri da sottosegretario, e di accuse alla Raggi e alla sua fallimentare amministrazione della Capitale.
Marco Conti il Mattino 

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SEZ. POLITICA DE LUCA: “LA GRILLO SPARLANTE”. LA QUERELO! VIDEO

20 Aprile 2019, 08:39am

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA “La prossima scivolata che fa, la prossima idiozia che racconta, andiamo direttamente alla Procura della Repubblica a querelare per diffamazione, procurato allarme, abuso d’ufficio e anche concussione”. Non ha usato mezzi termini, in pieno stile, il governatore della Campania Vincenzo De Luca parlando del ministro della Salute Giulia Grillo.
Lo ha ribadito a Salerno, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, parlando del ministro della Salute, Giulia Grillo, e del caso legato al commissariamento della sanità in Campania, alla nomina annunciata che dovrebbe sostituire proprio il presidente della Regione. Parole dure quelle di De luca stamani durante la presentazione dello Spazio Lavoro presso la

Camera di Commercio di Salerno all’indirizzo del ministro. “Faccio fatica a pensare alla signora Grillo come ministro di un governo serio. Questo è un circo equestre, non un governo. La sedicente ministra Grillo è via di mezzo tra assoluta ignoranza delle cose di cui parla e la provocazione politica. Non ha capito che il problema della Campania non è sostituire il commissario con un altro – magari un cliente dei 5 Stelle – perché il commissariamento va eliminato in una regione che si presenta da 6 anni con il bilancio della sanità in attivo e nel 2018 con il raggiungimento pieno degli obiettivi dei livelli essenziali di assistenza.

DI BARBARA ALBERO TVOGGISALERNO

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SEZ.POLITICA Migranti: Salvini, Conte, Di Maio e Toninelli indagati. Il ministro dell'Interno: "Per me i porti rimarranno chiusi" Per fatti commessi "in Siracusa dal 24 al 30 gennaio 2019"

16 Aprile 2019, 10:08am

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Foto d'archivio © AP

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il ministro dell'Interno Matteo Salvini è stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati per il reato di "sequestro di persona commesso in Siracusa dal 24 al 30 gennaio 2019". Lo ha detto lo stesso Salvini a Monza spiegando che il procuratore Carmelo Zuccaro ha presentato una "contestuale richiesta di archiviazione". Nell'inchiesta aperta dalla Procura di Catania sui presunti ritardi nello sbarco della Sea Watch nel capoluogo etneo oltre al ministro sono indagati anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vice premier Luigi Di Maio e il ministro Danilo Toninelli. Per tutti, apprende l'ANSA, il procuratore Carmelo Zuccaro ha presentato richiesta di archiviazione al Tribunale dei ministri di Catania, che dovrà decidere sulla loro posizione entro i prossimi 90 giorni. "Ne approfitto per rispondere a qualche ministro: per me i porti rimarranno chiusi", ha detto Matteo Salvini a Monza annunciando di essere stato nuovamente indagato. "Rispetto il lavoro del collega di Maio che si occupa di lavoro, ma sui temi di controllo dei confini e di criminalità organizzata sono io a decidere", ha detto a Monza il ministro dell'Interno Matteo Salvini, rispondendo al ministro del Lavoro secondo il quale la chiusura dei porti è una soluzione "solo temporanea". "Se il ministro Di Maio e Trenta la pensano in modo diverso lo dicano in Cdm e faremo una franca discussione - ha proseguito - I porti con me rimangono indisponibili chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani". "Oggi vedo che la Lega e qualche movimento di estrema destra sono partiti all'attacco della sottoscritta. Posso invitarli tutti da me, al ministero, così gli spiego un po' di diritto internazionale e magari capiscono cosa possono produrre i loro toni aggressivi sulla Libia". Lo dice il ministro della Difesa Elisabetta Trenta sottolineando poi il "paradosso" che "gli stessi che gridano alla guerra, dalla Lega a Fdi, sono gli stessi che fanno propaganda sui migranti". "Chi fugge oggi dalla Libia è un rifugiato", ha sottolineato. ANSA

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SEZ.POLITICA Europee, Salvini-Le Pen: 'Manifestazione insieme' Le Pen twitta foto con Salvini, pronti a vincere

6 Aprile 2019, 10:26am

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Marine Le Pen con il ministro dell'Interno Mateo Salvini dopo il loro incontro a Parigi, 5 aprile 2019 (Foro da TWITTER) © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Cordiale incontro", fa sapere il Viminale, a Parigi tra Matteo Salvini e Marine Le Pen. I due hanno parlato di situazione politica, scenari ed elezioni europee: i temi principali della campagna saranno lavoro, famiglia e tutela dell'ambiente. I leader stanno pensando a una manifestazione comune per chiudere la campagna elettorale "e annunciare l'inizio di una nuova Europa".

 

 

Stamane a Parigi con Marine Le Pen, per parlare di lavoro, famiglia e tutela dell’ambiente, impegnati ad allargare l’alleanza di chi il 26 maggio vuole cambiare e portare un po’ di buonsenso in Europa! 😊 @MLP_officiel

Entrambi sono impegnati a stringere nuove alleanze internazionali per allargare la famiglia di chi vuole cambiare Bruxelles.

"In ottima forma e pronti a vincere le elezioni europee il 26 maggio prossimo con Matteo Salvini", ha scritto su Twitter la leader del Rassemblent National, Marine Le Pen, postando una foto con il ministro dell'Interno.

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SEZ. POLITICA Quale sarebbe il primo partito se si votasse oggi

4 Aprile 2019, 09:05am

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SEZ. POLITICA Quale sarebbe il primo partito se si votasse oggi

INSERITO DA MORENA MOTTA Se si votasse oggi la Lega sarebbe il primo partito con il 31,9%, +0,1% rispetto alla scorsa settimana, seguito dal Movimento Cinque Stelle al 22,7% (-0,2%). E' quanto emerge da un sondaggio EMG Acqua presentato ad Agorà, su Raitre. In totale le intenzioni di voto dei partiti di governo raggiungono il 54,6%, in lievissimo calo (-0,1%) rispetto alla scorsa settimana.

In discesa la percentuale complessiva per le opposizioni di centrodestra (-0,4% rispetto a settimana scorsa), perdono consenso FI, al 9,3% cioé -0,2% rispetto alla settimana scorsa, e Fratelli d'Italia, al 4,7% (-0,2%). Noi con l'Italia 0,6% stabile rispetto a mercoledì scorso.

Il Pd raggiungerebbe il 21,1% delle preferenze, percentuale identica a quella della settimana scorsa. Lievissimo calo per +Europa-CD con Bonino, al 2.9% (-0,1% rispetto alla scorsa settimana). Altri partiti fra cui Mdp, Si, Verdi raggiungono il 3,4% (+0,1%). Potere al popolo è all'1,6%.

FONTE AGI

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SEZ.POLITICA Ius soli, Di Maio: 'Non è nell'agenda di governo'. Salvini: 'lasciamolo alla sinistra'

23 Marzo 2019, 09:10am

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Anche la madre di Adam chiede cittadinanza per suo figlio. Dibattito aperto anche sul tema della sicurezza

Ramy Shehata © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tiene banco nella maggioranza il tema dello ius soli dopo l'ipotesi di concedere la cittadinanza a uno dei ragazzi dell'autobus sequestrato nel milanese. Intanto anche la madre di Adam, ragazzo di origine marocchina nato in Italia, sottolinea che suo figlio merita la cittadinanza italiana come Ramy.

"Lo ius soli non è nell'agenda del Governo", ha detto il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio intervistato ad Agora su Raitre sottolineando che il tema della cittadinanza per i bambini nati nel nostro Paese "non è nel contratto". Il tema della cittadinanza, ha detto rispondendo a una domanda sulla cittadinanza non solo a Ramy protagonista del salvataggio dei bambini dell'autobus di Crema ma anche agli altri bambini stranieri che erano sul bus, "va affrontato a livello europeo".

La cittadinanza a uno dei bambini coinvolti nel dirottamento del bus riapre il tema ius soli? "Stiamo parlando di un singolo caso, non approfittiamo in modo strumentale per aprire una prospettiva più ampia", dice il premier Giuseppe Conte a Bruxelles. "Mi farà piacere incontrare i piccoli eroi. E' molto bella la proposta di Di Maio" di dare la cittadinanza a uno dei ragazzi "anche Salvini sta aprendo la questione, sarebbe bello dare questo riconoscimento", risponde alle domande.

"E' scontato che non si riapre il discorso sullo ius soli: lo lasciamo alla sinistra": così, a Ferrandina (Matera), il vicepremier, Matteo Salvini, ha risposto a una domanda sulle dichiarazioni dell'altro vicepremier, Luigi Di Maio. "La cittadinanza - ha aggiunto - si merita, si conquista: è un valore, non è un biglietto premio, semmai noi la togliamo, come a quell'autista delinquente, a chi non la merita".

Dibattito nella maggioranza anche sul tema della sicurezza. Il vicepremier Luigi Di Maio lancia una una Grand Strategy di prevenzione. 

Mentre anche la ministra Trenta avverte: "Salvini dice che i nostri sono i migliori al mondo? Ma certo, pensiamo anche noi che i nostri apparati di intelligence, i nostri militari e le nostre forze di polizia siano le migliori al mondo. Ma occhio a prendersi i loro meriti, perché è una cosa su cui la politica è scivolata spesso. La politica dà una visione".

ANSA

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