SEZ. POLITICA Tregua Salvini-Di Maio, lunedì vedranno Conte. In agenda commissario Ue,rimpasto e tasse "Il governo deve andare avanti", scrivono in una nota congiunta


DI GIOVANNI FARZATI "Il governo deve andare avanti". Lo scrivono in una nota congiunta, quasi fosse un imperativo categorico. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si vedono. Il primo faccia a faccia di cui si abbia notizia da due mesi. Un'ora di colloquio per dirsi che l'esecutivo può e deve andare avanti. Se davvero accadrà, ancora non v'è certezza.
Tra le fila di M5s e Lega si usano espressioni come "tregua armata" e "navigazione a vista". Sarà il premier Giuseppe Conte, in un vertice a tre che potrebbe tenersi lunedì, a dire se i suoi vice lo convincono. Dal Quirinale si registrano le parole dei due vicepremier che danno il senso di un passo in avanti. Sullo sfondo resta la grande preoccupazione per la prossima legge di bilancio. E' quello l'orizzonte che catalizza le attenzioni anche nel governo perché da lì, come avverte Moody's, passa non solo la procedura d'infrazione Ue ma anche la credibilità dell'Italia agli occhi dei mercati.
Salvini in mattinata ne parla con i responsabili economici della Lega, in una lunga riunione al Viminale: è Conte ad avere il mandato a trattare in Europa per scongiurare la manovra bis ma il ministro dell'Interno vuole esser della partita. Dalle scelte economiche dipendono le scelte politiche e la vita stessa del governo. E le visioni collidono: Conte vuol rispettare le regole, Salvini spinge per sforare. Il leader leghista e Di Maio ne parlano nel colloquio, negato fino all'ultimo, che hanno nel primo pomeriggio a Palazzo Chigi. E' il leader M5s a premere per vedersi subito. Vuole chiedere al leghista, guardandolo dritto in faccia, se si va avanti seriamente o no. Qualche sottosegretario pentastellato, con buona dose di realismo, osserva che è una domanda sospesa perché il rischio del voto sarà superato solo a luglio, quando si chiuderà la finestra per andare alle urne a settembre.
IERI L'INCONTRO DEL DISGELO TRA DI MAIO E SALVINI
Ma a Di Maio il capo della Lega risponde di sì: andiamo avanti. Il dialogo è "positivo, cordiale, utile", dice la nota congiunta che sigla la ritrovata sintonia personale. I vicepremier proclamano di volere un "dialogo costruttivo in Europa nell'interesse degli italiani". A Bruxelles andranno a trattare "i politici, non i tecnici", sottolinea Di Maio. Con Salvini aggiunge che i dati economici sono migliori di quanto stimato. "La strada è giusta" e in cima alle "priorità" c'è l'abbassamento delle tasse con "misure straordinarie", dicono. Salvini incassa di poter iscrivere al primo punto all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri il decreto sicurezza bis, su cui resterebbero perplessità tra i suoi alleati.
La riunione slitta a martedì pomeriggio, su richiesta del premier. La scelta è prima indicare la road map politica nel vertice a tre, che si potrebbe tenere lunedì sera, dopo i ballottaggi e dopo che in mattinata Salvini avrà riunito in via Bellerio lo stato maggiore della Lega. Tra i leghisti è fortissima la pressione per rompere e andare all'incasso. Ma Salvini non vuol assumersi la responsabilità di far saltare il governo senza un serio casus belli. E qui si torna al tema della flat tax. Ma sui conti pubblici lo scenario è tanto fosco che tornano a rincorrersi suggestioni di governi tecnici per firmare la manovra (è impraticabile, dicono nelle sedi istituzionali). Quanto al dossier nomine, Di Maio ribadisce a Salvini che spetterà a lui indicare il nome del futuro commissario europeo: va bene Giancarlo Giorgetti o chi la Lega indicherà. Nel governo la scelta del nuovo ministro per gli Affari Ue, sempre di area leghista, potrebbe poi aprire la strada a un "riequilibrio" che vedrebbe in pole position per la sostituzione Giulia Grillo e Danilo Toninelli (sarebbe invece blindata Elisabetta Trenta). Potrebbe anche aprirsi un balletto di sottosegretari, ma non è tema di oggi. In casa leghista notano però con piacere che nessun M5s abbia attaccato Massimo Garavaglia, dopo l'indagine aperta a suo carico dalla Corte dei Conti.
ANSA
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INSERITO DA REDAZIONE Un anno fa nasceva il governo di Giuseppe Conte. Un esecutivo che trovava la sua ragion d'essere in un inedito contratto a doppia firma Lega e Movimento 5 stelle. In tutto, una squadra di 5 donne e 13 uomini. Un anno dopo Matteo Salvini e Luigi Di Maio sembrano separati in casa. La sintonia è sparita, le tensioni quotidiane e le bordate esplicite, con un crescendo che trova il suo apice ora, complice anche l'esito delle elezioni Europee (un trionfo per il leghista, un flop per l'alleato). Con l'ombra di una crisi incombente. Con questo mood, dopo 365 giorni, premier e ministri (senza Paolo Savona che a marzo si è dimesso da ministro agli Affari europei, passando alla Consob) tornano al ricevimento dai Giardini del Quirinale per festeggiare la festa della Repubblica. Un anno sull'ottovolante, denso di iniziative ma anche di molti contrasti. A fine settembre l'accordo nella maggioranza sullo sforamento del deficit al 2,4% e la "manovra del popolo" rivendicata da Luigi Di Maio, affacciato al balcone di Palazzo Chigi, al grido 'Abbiamo abolito la povertà". A dicembre la finanziaria che si vara al fotofinish e il 2019 accolto dalla promessa di Conte: "Sarà un anno bellissimo". Ma le prime crepe cominciano ad aprirsi nel frattempo nella maggioranza. Dalla Tav, regina di divisioni tra il popolo del sì (Lega) e quello del no (M5s), all'immigrazione segnata dalle differenze sui porti chiusi (mantra del ministro dell'Interno) o aperti, passando per il gasdotto a cui Conte ha dato il via libera con la rivolta dei 5 stelle (impianto osteggiato dai no Tap, rimasti orfani del sostegno del Movimento). Ma anche su altri temi c'e' stata battaglia come la sicurezza, la lotta alle mafie e alla corruzione e perfino la famiglia tradizionale e non. Ai ferri corti si arriva con il caso Siri. Sulle dimissioni del sottosegretario della Lega indagato per corruzione, Di Maio non transige e ne fa il tarlo della campagna delle europee. Salvini non è d'accordo ma accetta il passo indietro dell'esponente leghista, mentre prende tutti in contropiede, proprio per evitare ulteriori polemiche, avallando l'addio del viceministro ai Trasporti, Rixi, condannato per le "spese pazze": viceministro che annuncia di rimette il mandato proprio al leader della Lega, poche ore dopo la sentenza. Un quadro caotico che plasticamente ha avuto il suo acme con lo scontro tra Lega e M5s sul contenuto della lettera di risposta da inviare all'Unione europea in merito ai rilievi sui conti pubblici italiani. Un momento altamente critico che ha coinvolto direttamente il presidente del Consiglio, pronto ora a dare il suo aut aut agli alleati di governo. ANSA



INSERITO DA STAF Campagna elettorale al rush finale, i due alleati del M5e e della Lega continuano a pungersi in cerca del pieno di voti. Il leader pentastellato, Luigi Di Maio, nega che il voto potrà modificare gli assetti e gli equilibri nel governo e ricorda che 'il M5s ha il 36% del Parlamento e la maggioranza assoluta in Consiglio dei ministri e così rimarrà'.






