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sez.politica

Sez. Politica Governo impugna legge Friuli Venezia Giulia, norme migranti discriminatorie 'E numerose disposizioni eccedono competenze della Regione'

8 Settembre 2019, 09:04am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Massimiliano Fedriga (archivio) © ANSA

Il Cdm, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ha deliberato di impugnare una legge del Friuli Venezia Giulia. Lo rende noto il comunicato del Cdm. Si tratta della legge n. 9 del 08/07/2019, "Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale", in quanto "numerose disposizioni sono risultate eccedere dalle competenze Statutarie della Regione". Tra le motivazioni si legge che "talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie".

Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge regionale del Friuli Venezia Giulia perché "numerose disposizioni sono risultate eccedere dalle competenze Statutarie della Regione. In particolare: alcune norme - a quanto rende noto il comunicato stampa del Cdm - violano la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente, di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione; talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie, in contrasto con i principi di cui all'articolo 3 della Costituzione e in violazione della competenza esclusiva statale nella materia di cui all'articolo 117, secondo comma lettera b) della Costituzione; una previsione in materia di strutture di primo intervento sanitario risultano in contrasto con previsioni statali espressione della competenza in materia di livelli essenziali delle prestazioni e costituenti principi fondamentali in materi di tutela della salute, in violazione dell'articolo 117, secondo comma lettera m) e terzo comma della Costituzione; infine altre norme, riguardanti il rapporto di lavoro del personale regionale, invadono la materia dell'ordinamento civile, in violazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, ponendosi altresì in contrasto con le disposizioni statali volte a costituire principi generali di coordinamento della finanza pubblica, in violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione".

"Si tratta di un'attività ordinaria, corrente e oserei dire anche banale. C'era una legge regionale che violava una serie di norme, la Regione Friuli solo ieri sera ha scritto che avrebbe scelto di adeguarsi, ci auguriamo che lo faccia. I termini per impugnare la legge scadevano domani e il Consiglio dei ministri aveva già deciso di impugnarla. Se il Friuli Venezia Giulia si adeguerà si potrà pensare anche di ritirare il provvedimento". Così su RaiNews 24 il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia sulla legge sui migranti.

ANSA

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SEZ. POLITICA Governo, fiducia degli elettori, Conte supera Salvini. Il segretario della Lega paga l'effetto Papeete

7 Settembre 2019, 07:16am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Estate disastrosa per l'ex ministro dell'Interno che si vede scavalcare dal premier. I leghisti perdono nei sondaggi, i grillini rimbalzano e il Pd tiene

Governo, fiducia degli elettori, Conte supera Salvini. Il segretario della Lega paga l'effetto Papeete

Quella che doveva essere l'estate dei portenti si è trasformata nella stagione del crollo. Salvini esce dalla crisi d'agosto ridimensionato dai numeri: netto calo della fiducia in lui da parte degli italiani e flessione dei consensi per la Lega. È quello che i sondaggisti chiamano "effetto Papeete", ovvero il risultato delle decisioni prese dall'ex ministro dai giorni della vacanza a Milano Marittima in poi. Con una significativa postilla: non è vero, come dice il leader del Carroccio, che "il governo giallo-rosso non rispecchia affatto la maggioranza del Paese". Le ultime rilevazioni dicono che le percentuali della coalizione di governo sono più o meno analoghe a quelle dell'opposizione.

Alessandra Ghisleri, direttore di Euromedia Research, ha condotto un'analisi del sentiment degli elettori nei confronti della crisi: "A prevalere sono stati confusione e rabbia, unite allo sconcerto per non aver capito. Ai più questa rottura del sodalizio gialloverde è apparsa personale, non sui temi. E Salvini ha pagato in termini di fiducia: dal 40 per cento è sceso al 37 ma soprattutto è stato scavalcato dal premier Conte".
Emg Acqua di Fabrizio Masia ha fatto una prima rilevazione del consenso delle forze politiche, proprio sul finire della crisi: "Il Pd non è distante dal voto delle Europee (22,7%) e dunque non ha subito sconquassi, mentre i 5Stelle hanno avuto un rimbalzo positivo, attestandosi al 19-20%.


La Lega è scesa rispetto alle rilevazioni di inizio agosto, dal 38 al 34: ha perso quello che aveva guadagnato dopo il voto per Strasburgo. Fi e Fdi sono entrambe attorno al 7 per cento". E soprattutto, conferma Masia, gli ultimi sondaggi testimoniano le perdite di Salvini negli indici di popolarità e fiducia: "Quaranta giorni superavano il 50 per cento. Ora siamo 8 punti più giù. Conte, se non ha superato l'ex ministro, lo ha raggiunto". Quale fattore ha spinto di più il leader leghista nella sua discesa? "Io credo che Salvini non abbia sofferto semplicemente un errore politico ma con quello abbia perso il suo alone vincente: l'impressione prevalente è che ci sia stato qualcuno più bravo di lui a muovere gli scacchi".

La permanenza all'opposizione logorerà o rafforzerà il capo dei lumbard? "Il sentimento degli italiani cambia presto: se il nuovo governo riesce a realizzare almeno una parte dei 26 punti, se bloccherà l'aumento dell'Iva e inciderà subito su tasse e lavoro, credo che il trend di crescita di Pd e M5S possa accentuarsi". Attualmente le distanze fra maggioranza e opposizione non sono forti. Secondo Youtrend, che registra da luglio un calo del 4,5% della Lega e una crescita sensibile di M5S (+3) e Pd (+0,9), lo schieramento giallo-rosso è distante di appena 0,4 punti dal centrodestra. Per Demopolis l'alleanza fra dem e grillini, assieme a Leu, potrebbe addirittura essere avanti.

"Il dato certo - commenta Pietro Vento (Demopolis) - è che allo stato attuale Salvini per essere competitivo ha bisogno di Berlusconi. Fino a un mese fa non era così". Demopolis ha stimato non solo la fiducia in Conte (pari al 53%) ma ha sondato anche il giudizio degli elettori "rosso" e "giallo" nei confronti del nuovo esecutivo: "Lo valuta positivamente il 75 per cento di chi vota il M5S e quasi l'80 per cento degli elettori del Pd. Elemento non scontato: si tratta di due elettorati che, in un mese, hanno modificato in modo significativo orientamento: ha convinto quasi tutti l'obiettivo di evitare il ritorno alle urne". EMANUELE LAURIA LA REPUBBLICA 

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SEZ. POLITICA Via al governo, il Conte-bis ha giurato. Commissario Ue, candidato Gentiloni. Oggi il cdm

5 Settembre 2019, 10:41am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Governo, diretta: Conte oggi alle 10 al Quirinale per il giuramento. Lamorgese a Interni, Esteri a Di Maio

Governo, via al Conte bis: alle 10.07 Giuseppe Conte ha di nuovo giurato davanti al presidente Sergio Matterella al Quirinale. Poi è stato il turno dei ministri, visibilmente molto emozionati, dei 21 prescelti solo quattro hanno già vissuto questa esperienza nel governo precedente, ma anche veterani come Dario Franceschini non resistono al richiamo del selfie. 

Donne ministro in black o in bianco nel salone delle feste. Spicca Teresa Bellanova, neo ministro dell'agricoltura, che sfoggia un completo blu elettrico. Alle 10.30 tutto terminato: era già il momento della foto di rito della nuova squadra con il Presidente della Repubblica: l'Esecutivo è in carica, con la Borsa di Milano che resta in quel momento in territorio positivo (+0,4%), mentre scende a 149 punti base lo spread Btp-Bund.


Primo consiglio dei ministri stasera per ufficializzare la candidatura di Paolo Gentiloni alla Commissione europea. La comunicazione è avvenuta nella serata di ieri. Si apprende da fonti a Bruxelles.
 



LA DIRETTA DEL GIURAMENTO

Ore 11.05Il presidente Conte è giunto a palazzo Chigi dopo il giuramento accolto nel cortile della sede del governo dal picchetto d'onore. Poco prima del premier è giunto in auto Riccardo Fraccaro, al quale il consiglio dei ministri conferirà le deleghe di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Ore 10.50 Il primo ministro Conte lascia per ultimo il Quirinale.

Ore 10.25  Al termine del giuramento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno lasciato il tavolo e hanno raggiunto i ministri, per la foto di rito. Dopo la foto di gruppo, Mattarella e Conte hanno fatto una foto con le sole donne ministro.

 


Ore 10.23 L'ultimo a giurare è stato Roberto Speranza, ministro della Salute.
 




Ore 10.11 Poco dopo, anche Sergio Costa, confermato ministro dell'Ambiente, giura con la mano sul cuore. In ossequio al suo background militare, prima di raggiungere il tavolo del giuramento, Costa si è posto sull'attenti e ha battuto i tacchi.

Ore 10.09 «Sono 9 anni da quando Angelo Vassallo è stato ucciso. Al tempo ero segretario del Pd Campania, fu uno dei momenti più dolorosi della mia vita. Oggi per me è un giorno speciale, quando giurerò sulla Costituzione penserò anche a lui. Con disciplina e onore
». Lo scrive su twitter il neo ministro degli Affari Europei Enzo Amendola, mentre è in corso al Quirinale la cerimonia del giuramento del governo Conte bis. 

Ore 10.07 Giuseppe Conte giura davanti al presidente Mattarella e poi lo raggiunge al di là del tavolo.

Ore 10.06 «Una squadra piena di voglia di fare per gli Italiani». E' il messaggio con cui Dario Franceschini, capo delegazione Pd al governo, accompagna un selfie scattato al Quirinale, poco prima del giuramento, con gli altri otto ministri Pd che siederanno in Consiglio dei ministri. 

Ore 10 Tanti i familiari nel salone delle feste del Quirinale per assistere al giuramento del governo Conte bis. Sei file di sedie in fondo alla sinistra della sala sono state riservate ai parenti della nuova squadra di governo. Una vera e propria tribuna che fa in silenzio il tifo per i propri cari impegnati a giurare lealtà alla Costituzione nelle mani del capo dello stato. Tra di loro anche la fidanzata di Luigi Di Maio, la giornalista Virginia Saba. Accanto a lei anche il fratello del leader politico cinque stelle.  



 

 
FOTO - di -



LE REAZIONI
«Penso che sia un bene che ci sia un governo chiaramente impegnato su una linea pro-Ue per trovare soluzioni comuni con il resto dell'Unione. Sono pronto a lavorare con il nuovo governo italiano». Così il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans, rispondendo ai cronisti sul nuovo governo italiano.


«Ha ragione Di Battista: con il voto del 4 marzo 2018, l'unica cosa certa era che gli italiani non volevano il ritorno del PD al Governo della Nazione. Grazie M5S! Sentivamo proprio la mancanza di Renzi, Gentiloni e compagnia bella... #ElezioniSubito». Lo scrive su twitter la leader di Fdi, Giorgia Meloni.



Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha seguito il giuramento del nuovo governo nel suo ufficio alla Regione Lazio. «Buon lavoro e auguri al nuovo governo e a tutti i ministri! Ora cambiamo l'Italia», ha scritto sui social.


LA LISTA MINISTRI
Senza portafoglio. 
Federico d'Incà ai Rapporti con il Parlamento, Paola Pisano a Innovazione tecnologica, Fabiana Dadone alla P.A., Francesco Boccia agli Affari regionali, Guiseppe Provenzano per il Sud, VIncenzo Spadafora per Sport e Politiche giovanili, Elena Bonetti pari opportunità e famiglia, Enzo Amendola per gli Affari Europei.

Con Portafoglio. Luigi Di Maio ministro degli Esteri, Roberto Gualtieri all'Economia, Luciana Lamorgese ministro dell'Interno, Stefano Patuanelli al Mise, Dario Franceschini ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Alfonso Bonafede ministro della Giustizia, Enzo Amendola agli Affari Europei, Paola De Micheli ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Nunzia Catalfo ministro del Lavoro, Roberto Speranza ministro della Salute, Lorenzo Guerini alla Difesa, Bellanova all'Agricoltura, Sergio Costa ministro dell'Ambiente. 

Fraccaro sarà sottosegretario alla presidenza del Consiglio. 

 


 



LEGGI ANCHE Governo Conte bis, Di Maio confessa: «Volevo evitare le elezioni»
LEGGI ANCHE Governo Pd M5S, i ministri: Esteri a Di Maio, ai dem l’Economia, Difesa a Franceschini


I nodi rimasti dopo il vertice di questa mattina erano non solo sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio, su cui si è consumato fino all'ultimo un braccio di ferro tra Conte e il M5s, ma anche su caselle come l'Economia, dove sul Dem Roberto Gualtieri sono state da vincere alcune «resistenze». E sullo stesso Luigi Di Maio, che alla fine era dato come probabile allo Sviluppo economico o al Lavoro, piuttosto che per gli Esteri.

IL MATTINO DI NAPOLI

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SEZ POLITICA Governo, via libera di Rousseau al governo Conte bis con il Pd. Gli iscritti al M5s approvano l'accordo con il 79% dei voti

3 Settembre 2019, 18:50pm

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

SEZ POLITICA Governo, via libera di Rousseau al governo Conte bis con il Pd. Gli iscritti al M5s approvano l'accordo con il 79% dei voti


inserito da Leone Buongiorno 
di MONICA RUBINO
Di Maio: "Un plebiscito. I nostri punti tutti nel programma di governo". Esulta Casaleggio: "È un record mondiale". Nel pomeriggio Conte incontra Pd e M5s per discutere di ministeri. Orlando: "Grazie, ma non entro nel governo"


Ha vinto il Sì. È questo il responso del voto su Rousseau, dove 79.634 dei 117.194 mila iscritti hanno votato dalle 9 alle 18 per decidere se dare il via libera o meno all'accordo con il Pd per la nascita di un nuovo governo guidato da Giuseppe Conte. La base del M5s ha dunque detto ok all'intesa con il 79,3% dei sì, un vero e proprio plebiscito. I no sono stati il 20,7% .

Il risultato è stato pubblicato sul Blog delle Stelle intorno alle 19.30, con tanto di certificazione del notaio. Subito dopo Luigi Di Maio ha tenuto una conferenza stampa in cui ha commentato positivamente l'esito della consultazione: "Il voto è stato un plebiscito. I nostri punti sono entrati tutti nel programma di governo", ha detto. Anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha commentato con soddisfazione l'esito della consultazione: "Ora andiamo a cambiare l'Italia" ha scritto su Facebook.


Rispetto alle precedenti votazioni, quest'ultima ha fatto registrare un record di affluenza. Alle 16 i votanti erano già 73mila. Qualche ora prima, poco dopo le 13,  Davide Casaleggio aveva già esultato: "Ci sono state 56.127 votazioni da parte degli iscritti. È l'attuale record mondiale di partecipazione on line per una votazione politica. Sono molto contento di questa dimostrazione di democrazia diretta". I militanti dovevano rispondere ad un quesito piuttosto chiaro: "Sei d'accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?".

In passato il massimo dei votanti si era raggiunto nella consultazione sul caso Diciotti, che coinvolgeva l'alleato di governo Matteo Salvini: era il 18 febbraio 2019 e votarono in 52.417. Mentre votarono "solo" in 44.769 per l'alleanza fra M5s e Lega, il 18 maggio 2018. Subito dopo la chiusura delle urne telematiche, il Blog delle Stelle - dove sono stati pubblicati i risultati - è stato per quasi un'ora inaccessibile.
 
Le difficoltà nel voto
La piattaforma è subito risultata sovraccarica: molti utenti hanno scritto sui social di non riuscire a votare e anche Repubblica nei suoi test non ci è riuscita. Ma altri utenti hanno testimoniato di aver votato.
Polemiche invece sulla collocazione delle due risposte. In un primo momento il no era stato sistemato, al contrario di altre votazioni, prima del sì. Ma ieri pomeriggio, dopo la segnalazione di Repubblica, alla Casaleggio associati erano corsi ai ripari e avevano invertito l'ordine delle due possibili risposte. Come in altre occasioni sono state sollevate da più parti dubbi sulla sicurezza e sulla trasparenza del voto online dei militanti grillini. E questa volta si è aggiunta la polemica sulla valenza politica e istituzionale del voto.

Più di un costituzionalista ha infatti sollevato il problema della limitazione che porrebbe ai poteri del presidente della Repubblica un voto online di dubbia attendibilità e gestita da una società privata. Il blog delle Stelle ha cercato di smentire questa circostanza e ha spiegato che a gestire la piattaforma è l'Associazione Rousseau, che riceve il versamento obbligatorio di 300 euro mensile dai parlamentari, diretta da massimo Bugani, Enrica Sabatini, Pietro Dettori e Davide Casaleggio. Nello stesso sito si spiega anche la piattaforma è sicura e che la multa ricevuta dal garante della Privacy era relativa ad una vecchia versione. Oggi, si dice, tutto è stato aggiornato e i dubbi sulla affidabilità della piattaforma sono stati tutti sciolti. Dopo i risultati, l'Associazione ha garantito che "lo svolgimento del voto è stato regolare" e che oggi non c'è stato "nessun attacco hacker".
Il programma di governo
Nel complesso gioco interno al Movimento c'è da registrare una novità nelle posizioni di Luigi Di Maio. Il capo politico del M5s ha detto di buon mattino: "Buongiorno, posso dirvi già da ora che tutti i 20 punti che il MoVimento 5 Stelle ha presentato al Presidente Conte sono affrontati nel Programma di Governo. Dal blocco dell'aumento dell'Iva al salario minimo, dal taglio del cuneo fiscale agli aiuti a famiglie e disabili, dallo stop agli inceneritori alle trivelle, dalla riforma della giustizia alla legge sul conflitto di interessi, fino alle concessioni autostradali. Buon voto a tutti su Rousseau". Una dichiarazione che sembra proprio un passo avanti rispetto all'equidistanza dimostrata ieri fra il sì e il no.
Le ultime fasi della trattativa
Nel frattempo le trattative e gli incontri proseguono. Dario Franceschini e Andrea Orlando, gli uomini del Pd che discutono dell'assetto del futuro governo, sarebbero arrivati a mezzogiorno a Palazzo Chigi per incontrare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma la notizia è stata smentita e l'incontro non ci sarebbe stato. Una mezz'oretta dopo nella sede del governo è arrivato Di Maio. "Ho votato, ma non dico come. Il voto è segreto", annuncia il leader del M5s. Nel pomeriggio Conte ha incontrato nuovamente i capogruppo di Pd e M5s a Palazzo Chigi.

Orlando si è tirato fuori dalla squadra di governo.  "Il segretario mi ha proposto di fare parte del nuovo esecutivo con una delega di grande rilievo. Ho declinato per due ragioni. La prima è che, come ripeto da settimane, la nostra richiesta di discontinuità implica la necessità di una forte innovazione anche nella nostra compagine. La seconda, la più importante, è che credo che la scommessa che stiamo facendo si gioca in larga parte nella società e in questo senso sarà determinante il ruolo del nostro partito".

Viceversa per Paola De Micheli, l'altra vice di Zingaretti, un ruolo nel governo è più che probabile: "Io sono a disposizione. Se posso essere utile, sarò utile. Mi piace molto quello che sto facendo, lavorare con il segretario Zingaretti. Quello che mi verrà chiesto, lo farò", ha risposto uscendo dal Nazareno. Poi ha aggiunto: "Siamo alle battute finali di una grande e serio progetto per il Paese". Il capogruppo dem alla Camera Graziano Del Rio aggiunge: "Il lavoro è praticamente finito".
La Repubblica

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SEZ. POLITICA Governo, la minaccia di Rousseau: rivolta 5Stelle contro il capo

31 Agosto 2019, 08:37am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Luigi Di maio

Si scrive «programmi» ma si legge «poltrona da vicepremier». Quando la delegazione del M5S esce dalla sala della Regina dopo le dichiarazioni di fuoco di Luigi Di Maio («I nostri punti siano nel programma o è meglio il voto») non emergono schiarite sulla casella che dovrà riempire il Capo politico del M5S. «Se Luigi non sarà vicepremier il nuovo governo su Rousseau non passerà», dicono dalla delegazione composta da Francesco Silvestri e Stefano Patuanelli. Dal M5S spiegano questo ragionamento così: non è un ricatto al premier Conte, ma una legittimazione del capo politico che deve presentarsi agli iscritti con un peso specifico molto alto. Altrimenti «se passasse l'idea di un monocolore dem sarebbe tutto ancora più difficile». Rousseau è lo strumento di pressione che i vertici del M5S stanno esercitando in maniera plateale su Palazzo Chigi.

 La votazione è prevista tra lunedì e martedì, prima che il premier sciolga la riserva per salire al Colle con la lista dei ministri. Lista che ovviamente non potrà essere pubblicata sulla piattaforma di Davide Casaleggio, ma questo non toglie che prima del referendum web tutti i nodi della squadra «dovranno essere sciolti», è ancora il ragionamento che trapela da Di Maio (per rassicurare i mercati ieri ha anche rilasciato un'intervista alla tv americana Nbc: sarà trasmessa oggi). In serata con i suoi collaboratori commenta: «Io vicepremier? Non mi interessa, ma sarà Conte a decidere». E si ritorna sempre allo stesso punto. I toni ultimativi del capo politico a Nicola Zingaretti - ma diretti a Conte - sono il modo con il quale «Luigi ha cercato di ricompattare il Movimento sui temi fondanti». Una lettura opposta però viene fornita dal gruppone di parlamentari che è pronto a contestare la strategia del leader già da oggi in maniera plateale: «Vuole mandarci alle elezioni e ha già un accordo post elettorale con la Lega».

 

L'AVVERTIMENTO
Ecco perché per tutta la giornata anche chi storicamente è vicino a Di Maio non riesce a capirne le mosse. Si gonfia e si sgonfia il sospetto che dietro alla giornata dell'ultimatum al Pd ci sia la voglia di mandare in fumo la trattativa. Di sicuro l'arma di Rousseau fa paura. Il senatore Gianluigi Paragone, da sempre contro l'accordo pubblica su Facebook un sondaggio artigianale: «Se potessi votare sulla piattaforma voteresti sì o no al governo con il Pd?». Per quel che vale ieri sera su 53mila voti il 64% si era espresso per il «no». Il totem della democrazia diretta rischia però di far implodere il M5S. A Milano, dove sono custoditi i server della scatola magica, temono che possano spuntare cordate di vecchi iscritti che recentemente avevano strizzato l'occhio alla Lega. Movimenti e catene su Twitter che se ben coordinati potrebbero in qualche modo far convergere pacchetti di voti certificati verso un'unica direzione. Senza calcolare infine «l'effetto Dibba». L'ex parlamentare, in asse con Paragone, quel giorno potrebbe uscire con un post pubblico sui social network per annunciare il suo voto contrario.

Tutti ragionamenti che complicano la trattativa in queste ore. Non a caso nel pomeriggio esce ancora la nota del blog delle stelle: «Il voto degli iscritti del MoVimento 5 Stelle sulla piattaforma Rousseau conta». Si riparte sempre da un presupposto: «Non si possono porre veti sul capo politico né umiliarlo», è il ragionamento di chi sta seguendo Di Maio in queste ore. Ambienti che confermano più che altro come ormai Conte non sia più gestibile, ma che anzi ormai balli da solo. «Abbiamo creato un mostro», scherzavano ma non troppo ieri pomeriggio diversi parlamentari fedelissimi di Di Maio.

L'ASSE
La cappa su tutta la faccenda rimane sempre la stessa: il ruolo vicepremier e a scendere tutte le altre caselle. «Il Pd ha dato ai giornali il toto-ministri come se fosse un governo dem, ma è possibile? Forse qualcuno si dimentica che abbiamo oltre 300 parlamentari», è lo sfogo del capo politico grillino. Stefano Buffagni, sottosegretario uscente e tra i primi a capire come gira il vento delle trattative, spiega: «Un governo ha senso solo se può fare le cose, altrimenti meglio votare. Nel caso però, serve un governo politico che premi la meritocrazia e competenza perché altrimenti si fa solo danno al Paese come chi ci ha preceduto. Serve serietà e responsabilità perché non si sta giocando». Una versione che cozza con quella di Beppe Grillo che punta su Conte dandogli mano libera per ministri tecnici, ragionamento condiviso anche da Roberto Fico. Mai come ora nel M5S convivono due anime. Quella più anti-Di Maio questa mattina è pronta a battere un colpo, per dare al premier un assist in queste ore difficili, di ombre, veleni e veline. 

il messaggero

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SEZ. POLITICA Giuseppe Conte incaricato di formare il nuovo governo. «Non sarà un esecutivo contro qualcuno. Sarà nel segno della novità»

29 Agosto 2019, 12:11pm

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

SEZ. POLITICA Giuseppe Conte incaricato di formare il nuovo governo. «Non sarà un esecutivo contro qualcuno. Sarà nel segno della novità»

inserito da Alessia Chianese Giuseppe Conte, puntualissimo, è arrivato al Quirinale alle 9.30 per incontrare il presidente Mattarella che, dopo questo secondo giro di consultazioni, lo aveva convocato per conferirgli l'incarico di formare un nuovo governo dopo la crisi di agosto che si era innescata nella maggioranza Lega-M5S.

Dopo circa un'ora Ugo Zampetti, il segretario Generale del Quirinale, ha annunciato ai giornalisti che Sergio Mattarella ha conferito a Conte l'incarico di formare un nuovo governo e che il Presidente incaricato ha accettato con riserva.

Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti, ha poi ringraziato Mattarella per la fiducia riposta in lui. «Oggi stesso - ha precisato - avvierò il mio confronto con i gruppi parlamentari. Dobbiamo uscire al più presto dalla crisi politica in sui siamo caduti. E' un momento delicato dal punto di vista della congiuntura internazionale. Dobbiamo metterci subito all'opera per una legge di bilancio che elimini la possibilità di un aumento dell'Iva». «Dobbiamo trasformare questa crisi in un'opportunità. Preciso che non sarà un governo contro - dice il presidente incaricato rispondendo di fatto a Salvini  "Realizzerò un governo nel segno della novità».

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SEZ. POLITICA Governo, diretta. Conte riceve l'incarico da Mattarella, oggi le consultazioni con i partiti. Il premier incaricato: «Avevo dubbi ma serve coraggio»

29 Agosto 2019, 11:00am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Governo, il presidente Mattarella ha affidato a Giuseppe Conte l'incarico di formare un nuovo governo. Conte, come è prassi si è «riservato di accettare» dopo i colloqui con le forze politiche che permetteranno di elaborare un programma. 

Governo, la richiesta di Mattarella: «Serve un premier e non un garante»
Governo, l'ipotesi di azzerare i vice: resta il nodo Di Maio che rischia anche la Difesa

Parte quindi il tentativo per il Conte-bis. Mattarella ha chiesto al dimissionario Conte di riprendere le redini del governo in base all'intesa politica certificata nelle consultazioni da Cinque Stelle e Dem. I nodi ora riguardano, più che il programma, i ruoli e il consenso interno, a cominciare dall'incarico di Di Maio e dal voto sulla piattaforma Rousseau.

Ore 10.49 ««All'esito del confronto mi dedicherò alla stesura del programma con le forze politiche che hanno espresso il sostegno e che ringrazio». Lo ha detto il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte. «Siamo agli albori di una nuova legislatura Ue e dobbiamo recuperare il tempo perduto per consentire all'Italia il ruolo da protagonista che merita. Il Paese ha l'esigenza di procedere speditamente, ha aggiunto. «Stagione riformatrice, di rilancio, di speranze, che offra al paese certezze». Lavoreremo per «un Paese migliore, un Paese che abbia infrastrutture sicure, reti efficienti, che si alimenti con energie rinnovabili, che valorizzi i beni comuni, che integri stabilmente nella propria agenda politica il benessere eco-sostenibile, che rimuova diseguaglianze di ogni tipo. Mi metterò subito all'opera per una manovra che contrasti l'aumento dell'Iva, tuteli i risparmiatori, dia una solida prospettiva di crescita e sviluppo sociale».
 

 

Ore 10.30 Il segretario generale della presidenza della Repubblica Ugo Zampeggi ha annunciato che «Il presidente della Repubblica ha ricevuto oggi alle 9:30 al palazzo del Quirinale il professor Giuseppe Conte al quale ha conferito l'incarico di formare il governo, Conte si è riservato di accettare».

Ore 9.31 Il premier dimissionario Giuseppe Conte è entrato al Quirinale con qualche minuto di ritardo. Il colloquio con il presidente Mattarella è durato circa un'ora.

il messaggero

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SEZ. POLITICA La trattativa riparte mentre procedono le consultazioni al Quirinale VIDEO

28 Agosto 2019, 08:24am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Le Consultazioni del 270819, il gruppo misto con il Presidente Mattarella

A consultazioni partite, parte anche il confronto tra Pd e M5s, ora al lavoro sul programma. In attesa di novità vediamo l’esito delle prime Consultazioni.

La trattativa riparte mentre procedono le consultazioni al Quirinale

Dopo una mattinata convulsa durante la quale si sono succedute, più volte, fasi che sembravano dovessero portare alla rottura, proprio durante le prime consultazioni al Quairinale del Presidente Mattarella e, dopo che era saltato l’incontro del mattino tra scambi di accuse, è ripreso il confronto.

Intanto le Consultazioni del Presidente della Repubblica sono comunque iniziate e sono andate avanti secondo il programma previsto:

27 agosto 2019
ora Rappresentanze Parlamentari e Personalità video foto
  Il Presidente Emerito della Repubblica, Senatore Giorgio Napolitano, è stato sentito telefonicamente dal Presidente Mattarella    
16:00 Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati  
17:00 Presidente della Camera dei deputati, On. Dott. Roberto Fico  
18:20 Gruppo Parlamentare Misto del Senato della Repubblica  
18:40 Gruppo Parlamentare Misto della Camera dei deputati  

Come da previsioni, all’uscita dal colloquio, sia la Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati ricevuta alle 16:00, che il Presidente della Camera dei deputati, On. Dott. Roberto Fico ricevuto alle 17:00, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.

A seguire ci sono state le altre consultazioni con i gruppi al Senato e alla Camera che, come da consuetudine, hanno invece rilasciate delle dichiarazioni (vedi anche video allegati).

Alle ore 18.41 Loredana De Petris, presidente del gruppo misto al Senato, uscendo ha detto:

“La necessaria discontinuità di una nuova maggioranza non verrà dai nomi ma dai temi politici: pensiamo ai temi ambientali, sociali e ai diritti civili. A noi interessa il perimetro programmatico di una nuova maggioranza. In questo momento occorrono buon senso sui programmi e coraggio”.

Emma Bonino invece dice che al momento non sosterrà con il suo partito un ipotetico nuovo governo M5s-Pd:

“+Europa alle condizioni date non darà sostegno a questo governo. Non abbiamo abitudine di comprare a scatola chiusa, quindi ci riserviamo di dare un giudizio definitivo quando saranno più chiari gli obiettivi. In base a quello che noi siamo, in base all’idea di Europa, all’immigrazione e alle questioni ambientali. L’oggetto misterioso (riferendosi al governo) non è comprabile a scatola chiusa”.

 

 

A seguire, alle Ore 19,00, è stato il turno del Gruppo misto alla Camera che, all’uscita, ha rilasciato una dichiarazione che ha evidenziato l’esistenza, al suo interno, di tre posizioni nel Misto alla Camera:

Il presidente del Gruppo Misto alla Camera, Manfred Schullian, fa sapere che la maggioranza delle componenti è “leggermente disponibile a valutare di sostenere” il futuro governo con la nuova maggioranza “con riserva di conoscere programmi e persone”, le Minoranze linguistiche “si asterranno nel momento genetico di formazione e valuteranno caso per caso”, e Lupi ha annunciato che si opporrà.

 

 

E questo è, ad ora!

Domani altro giorno e dovrebbe essere quello che farà chiarezza (si spera) sulla nascita del nuovo Governo Conte con l’associazione di M5s e PD.

Questo è il programma previsto:

28 agosto 2019
ora Rappresentanze Parlamentari e Personalità
10:00 Gruppo Parlamentare “Per le Autonomie (SVP-PATT, UV)” del Senato della Repubblica
10:30 Gruppo Parlamentare “Liberi e Uguali” della Camera dei deputati
11:00 Gruppi Parlamentari “Fratelli d’Italia” del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati
16:00 Gruppi Parlamentari “Partito Democratico” del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati
17:00 Gruppi Parlamentari “Forza Italia – Berlusconi Presidente” del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati
18:00 Gruppi Parlamentari “Lega – Salvini Premier” del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati
19:00 Gruppi Parlamentari “MoVimento 5 Stelle” del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati

FONTE VIVICENTRO

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SEZ. POLITICA Matteo Salvini attacca dal Viminale: «Mattarella fermi questo mercimonio»

27 Agosto 2019, 19:05pm

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

inserito da Alessia Chianese La Lega non molla. Matteo Salvini chiede di andare al voto ma continua a corteggiare gli ex alleati. E Alessandro Di Battista, che ogni giorno tira calci ai dem, dà il destro al partito di via Bellerio per inserirsi nella fessura che divide i promessi sposi M5s-Pd.
 

Da una diretta Facebook dai giardini del Viminale, il ministro dell'Interno ribadisce di confidare nel Colle: «Abbiamo fiducia che Mattarella non permetterà questo mercimonio ancora a lungo», dice. erché, spiega, con questa «contrattazione di ministeri e poltrone sembra di tornare ai tempi della Prima Repubblica». O a qualcosa che la Lega considera anche peggiore, perché l'esecutivo «Conte è la riedizione del governo Monti, che preparava la manovra su suggerimento dei suoi amici Merkel e Macron».

Nei giorni scorsi, il ministro all'Agricoltura Gian Marco Centinaio ha ribadito che le porte della Lega per i Cinque Stelle sono sempre aperte e che l'ipotesi di Di Maio a Palazzo Chigi è sul tavolo. Un'offerta cascata in mezzo alla polemica del Pd, che accusa il viceministro pentastellato di inseguire solo l'ambizione personale e pretendere poltrone di peso. In questo scenario, un post di Di Battista è stato per la Lega come un venticello fresco a fine agosto. «In questi giorni - ha attaccato Di Battista - non ho sentito nessuno del Pd pronunciarsi» su temi che stanno a cuore all'elettorato pentastellato, come la revoca delle concessioni autostradali ai Benetton e la Legge sul conflitto di interessi. Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, ha subito raccolto il guanto: «Taglio dei parlamentari, revoca delle concessioni autostradali a chi è inadempiente, contrasto alle lobby, da Bibbiano ai banchieri corrotti: la Lega c'era, c'è e ci sarà». Anche i toni concilianti di Salvini verso Di Maio danno il senso del clima. Niente parole rudi, niente accuse. Anzi. Il leader Cinque Stelle sembra esente pure dalle accuse di «mercimonio». Se, qualche giorno fa, Salvini ha detto che Di Maio «ha lavorato bene», ora risponde con una battuta a chi gli ricorda che sembra puntare al Viminale: «Sono pronto a dargli consigli».

SEZ. POLITICA Matteo Salvini attacca dal Viminale: «Mattarella fermi questo mercimonio»

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SEZ. POLITICA Matteo da Firenze, il nuovo Rieccolo

25 Agosto 2019, 08:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Lo davano per morto, ma è tornato con il suo caratteraccio. Per fermare l’altro Matteo

Matteo Renzi (Ansa)

DI REDAZIONE "Rieccolo!": Indro Montanelli lo diceva di Amintore Fanfani, il democristiano che tornava sempre in pista dopo che l’avevan dato, innumerevoli volte, per sepolto. Oggi Rieccolo è un altro toscanaccio che troppo frettolosamente era stato archiviato fra le meteore della politica, tra le promesse mancate, tra i tanti triturati di questi tempi volatili: Matteo Renzi.
Rieccolo. Martedì scorso al Senato ha parlato da leader. Ma già pochi giorni prima, con un’intervista al Corriere della Sera, aveva ribaltato l’agenda della politica, guastando i piani dell’altro Matteo, ch’era convinto di aver già in tasca le elezioni anticipate. Alla fine del dibattito a palazzo Madama il Matteo leghista ascoltava con le orecchie basse il Matteo fiorentino che così lo ammoniva: "Caro Salvini, so per esperienza che cosa l’aspetta ora. Vedrà rapidamente come la eviteranno quei tanti che, fino a pochi giorni fa, la adulavano".

Renzi sa bene che cosa sia la Caduta. Il Vuoto nel quale non si trovano più gli amici ma si vedono –- e benissimo – i Traditori. Aveva ricordato, nei giorni della Solitudine, la profezia dell’immancabile Andreotti: "Quando nominerai qualcuno a un posto importante, sappi che farai novantanove scontenti e un ingrato", e poco importa che il Divo avesse rubato la citazione a Luigi XIV. Gli ingrati! Quel Gentiloni, ad esempio. Matteo non se ne dà pace. Lui lo aveva ripescato dall’oblio e ne aveva fatto, addirittura, un ministro degli Esteri. Ora Gentiloni è – o sarebbe – il suo principale avversario nel Pd. Questa Renzi non riesce a digerirla. Di un Franceschini, ad esempio, non si stupisce. Sa chi è. E non ha mai creduto che fosse suo amico. Ma di Gentiloni sì, lo aveva creduto. 

La lista dei traditori è lunga. "Anche perché - dicono coloro che ben conoscono Matteo - a lui basta poco per definire qualcuno un traditore. Magari una mezza frase...". Così c’è anche, oltre a una lunga lista di traditori, un’ancor più lunga lista di innocenti.
Per due anni e mezzo Matteo Renzi ha comunque fatto l’esperienza dell’umana ingratitudine e del non essere profeta in patria. Mentre in tutto il mondo lo invitavano a tener conferenze, in Italia lo ignoravano. Fra i principali maramaldi – ça va sans dire – noi giornalisti.  

Prima, con lui a Palazzo Chigi, un esercito di lecchini; poi nessuno che gli facesse una mezza telefonata, neanche a Natale. Si sa – per esempio – del direttore di un importante quotidiano che in riunione silenziò uno dei suoi ricordandogli che "Renzi non conta più niente". E passi. Ma peggio ancora, forse, è quando di te non si preoccupano più nemmeno di parlar male. Solo qualche settimana fa, per dire, Matteo era preoccupatissimo che uscisse una notizia negativa per lui. E invece, su nessun giornale si vide poi un rigo. Ne fu sollevato, sul momento. Ma gli bastò poco per realizzare: "Non mi caga più nessuno".

La sconfitta gli ha fatto male, ma anche bene. Non ne è uscito avvelenato, né incattivito. Anche perché, dicono i suoi, "Matteo cattivo lo era già prima". Il carattere, in effetti, è quello che è. È il suo enorme problema, e i collaboratori gliel’hanno detto migliaia di volte. Lui lo sa, ma allarga le braccia: "Son fatto così, non ci posso far nulla". L’Italia, che aveva in pugno, l’ha perduta per quello: per il carattere. E per quel suo presentarsi con una faccia che stava a significare: io sono il più ganzo di tutti.

Ai collaboratori, ma anche ai politici che debbono lavorare con lui, impone regole durissime: e molti, dopo un po’, si stancano. L’unico che gli resiste davvero è Luca Lotti. Non che non litighino: ma l’amicizia è indistruttibile. Lotti è il solo al quale Renzi riconosca un rapporto alla pari: con tutti gli altri, Matteo è come il Marchese del Grillo, mi spiace ma io so’ io, e voi non siete un...
Eppure il Renzi privato è molto diverso. Molto più (azzardo questa parola) simpatico. Sa scherzare. Giocare. Sfottere gli juventini quando perdono. E stare con la gente. Come quell’altro Matteo, ama infatti il tu per tu. Gli anni scorsi, a Firenze, chiunque lo fermasse per strada e gli dicesse di avergli inviato una mail per un semaforo o un tombino, si stupiva nel sentire che, di quella mail, il sindaco Matteo conosceva il contenuto a memoria. La gente è la sua vita e – appena può – cerca di scappare dalla scorta per andarle incontro.

Come quell’altro Matteo, è anche un grande disordinato nel mangiare: divoratore seriale di pizze d’asporto, che si fa portare in ufficio, cerca di rimediare con le maratone per contener la pancetta. Come quell’altro Matteo, ama il calcio e per il calcio è capace di diventare un bambino: la sera delle consultazioni, mentre tutti attendevano l’intervento di Mattarella, e mentre tutti trattavano e tramavano, lui mandava in giro su WhatsApp il video di un gol – a suo dire formidabile – che aveva appena segnato in una partita di calcetto. Come quell’altro Matteo ha la vocazione dell’uomo solo al comando. E come lui, infine, ha tanti nemici.
Ma non ve n’è alcuno, fra questi nemici, che martedì scorso, dopo aver ascoltato tutti gli interventi al Senato, non abbia riconosciuto la stoffa superiore dell’Antipatico. Matteo Renzi è tornato. Rieccolo.

di MICHELE BRAMBILLA   www.quotidiano.net

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