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SEZ. POLITICA Il taglio dei parlamentari diventa legge 553 sì, 14 no, 2 astenuti. Montecitorio vota superando nettamente quota 316

10 Ottobre 2019, 07:31am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

© ANSA

Ok definitivo dell'Aula della Camera al taglio dei parlamentari. Il disegno di legge costituzionale che riduce i deputati a 400 dai 630 attuali ed i senatori a 200 dagli attuali 315, è stato definitivamente approvato a Montecitorio con 553 voti a favore, 14 contrari e due astenuti. Trattandosi di un disegno di legge costituzionale, era richiesta la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, pari a 316 voti.

Un applauso dell'Aula proveniente soprattutto dai banchi di M5s, ha salutato l'approvazione definitiva della riforma per il taglio dei parlamentari.

Presente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha preso posto al banco del governo tra i ministri Bonafede e D'Incà. A Montecitorio il ministro degli Esteri e capo politico del M5S. Di Maio si è seduto al banco dei ministri accanto a Federico D'Incà. Nell'emiciclo anche il capodelegazione del Pd nel governo, Dario Franceschini. 

"Approvato dal Parlamento il ddl costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari - ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte -. Una riforma che incide sui costi della politica e rende più efficiente il funzionamento delle Camere. Un passo concreto per riformare le nostre Istituzioni. Per l'Italia è una giornata storica". 

"Una riforma storica, una grandissima vittoria per i cittadini italiani", ha detto Luigi Di Maio davanti alla Camera. "Questa è la vostra vittoria", ha detto poi rivolgendosi ad alcuni sostenitori venuti a celebrare la riforma.

Scotti: "Nostra responsabilità il divario fra classe dirigente e il paese"


"A differenza del Pd e dei 5 stelle la Lega non tradisce e mantiene la parola". Così il leader della Lega, Matteo Salvini, sul taglio dei parlamentari.

"È il giorno che aspettiamo da sempre - ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro -. Con il sì trasversale delle forze politiche alla riduzione dei parlamentari il M5S fa la storia di questo Paese, scrivendo una stupenda pagina di democrazia. Dopo oltre trent'anni di promesse mancate il taglio di deputati e senatori è realtà: inizia una nuova stagione politica, ora al centro ci sono i cittadini". Fraccaro ha garantito "il massimo impegno per quella che sarà a tutti gli effetti una legislatura costituente". 

"La riduzione dei parlamentari è una riforma che il centrosinistra e il Pd portano avanti, in forme diverse, da 20 anni - ha scritto su Facebook il segretario del Pd Nicola Zingaretti -. Oggi abbiamo deciso di votarlo tenendo fede al primo impegno del programma di Governo e anche perché abbiamo ottenuto, così come da noi richiesto, che si inserisca dentro un quadro di garanzie istituzionali e costituzionali che prima non c'erano. Ecco il motivo del nostro sì, rispetto al no che avevamo dato qualche mese fa. Ora andiamo avanti per migliorare la vita degli italiani".  

Vincenzo Scotti a Tagadà

 

LA GIORNATA

"Il nostro è diventato un sì perché sono state accolte le nostre ragioni - ha detto Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera ai microfoni di Radio Anch'io su Radio Uno -. Noi non dicevamo no in maniera strumentale perché non volevamo ridurre il numero dei parlamentari. Altra cosa è dire che questa riforma è perfetta. Io anche se oggi voterò sì, non dirò che questa riforma è perfetta. Bisogna migliorare ulteriormente il contesto. Noi votavamo no perché non c'era un contesto adeguato, perché questo taglio rischiava di non far rappresentare più alcuni territori. Sei regioni per esempio rischiavano di non avere più senatori. Oppure c'era un rapporto molto squilibrato tra le forze politiche". 

"Fratelli d'Italia voterà oggi a favore del taglio del numero dei parlamentari - dichiara il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni -. I nostri voti sono stati decisivi nel corso dell'iter parlamentare e lo rivendichiamo con orgoglio. Diminuire il numero di deputati e senatori è un primo passo per ridurre la distanza tra i cittadini e il palazzo ma non basta assolutamente. Due i passi da compiere: l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e l'abolizione dell'istituto ottocentesco dei senatori a vita. Su queste due riforme, richieste da anni dai cittadini e sostenute da sempre dalla destra, Fratelli d'Italia lancia un appello a tutto il Parlamento e le forze politiche. Basta perdere tempo". 

La Lega voterà a favore. "Ha sempre votato a favore, non è una posizione nuova ma è un posizione anche storica - ha detto a Start, su Sky TG24 l'ex ministro per le disabilità e la famiglia e parlamentare della Lega Alessandra Locatelli -. Certamente qui c'è in ballo altro, probabilmente quello che potrebbe sembrare quasi un ricatto. Cioè uno scambio di favori tra una parte politica del Governo, che è il M5S che desidera portarsi a casa questa misura, e dall'altra parte quella del Pd e delle sinistre che vogliono portare a casa qualcosa di molto più sconcertante per il bene degli italiani e del nostro territorio: Ius soli, Ius culturae e un tentativo di maggiore apertura rispetto all'accoglienza. Se dovesse emergere questo sarebbe veramente un attentato nei confronti degli italiani". 

"Non c'è dubbio alcuno che il nostro sistema vada riformato, lo si dice da decenni e lo si è tentato di fare, e più andiamo avanti e più il ritardo è colpevole. E' il taglio dei parlamentari la risposta? E' evidente che non lo è. Lo sappiamo tutti che la risposta sarebbe il superamento del bicameralismo". Lo ha detto Roberto Giachetti in Aula alla Camera annunciando il proprio sì, per lealtà alla maggioranza, ma annunciando l'intenzione di raccogliere le adesioni dei deputati per chiedere il referendum.

Forza Italia vota a favore del taglio dei parlamentari perché "interpreta una parte del contenuto della riforma del centrodestra del 2005": ad annunciarlo Roberto Occhiuto. "Ci siamo chiesti - ha detto Occhiuto - quale atteggiamento tenere. Avevamo la preoccupazione di essere confusi con M5s: differenziarci dal populismo o rimanere coerenti con i programmi del centrodestra che nel 2005 votò il taglio dei Parlamentari". Fi ha deciso di privilegiare la "coerenza". "Il taglio dei parlamentari - ha aggiunto Occhiuto rivolgendosi a M5s - non è una vostra invenzione, addirittura è stato votato due volte, nel 2005 e nel 2015 che affrontavano in maniera più organica il tema delle nostre istituzioni. Si voterà per la terza volta, e noi la voteremo".

L'annuncio del voto favorevole al taglio dei parlamentari da parte del capogruppo Graziano Delrio scatena un applauso polemico e contestazioni dai banchi di Lega e FdI. Nelle precedenti tre letture, il Pd aveva votato contro la riforma costituzionale.

ANSA

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SEZ. POLITICA Regionali, De Luca in difficoltà propone un’alleanza ai 5 Stelle

8 Ottobre 2019, 10:37am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Regionali, De Luca in difficoltà propone un’alleanza ai 5 Stelle

De Luca chiama, M5S risponde. Negativamente. In estrema sintesi questo è quanto successo pochi giorni fa sull’asse PD-5 Stelle. Secondo quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno di stamattina, Vincenzo De Luca è ufficialmente venuto meno alla promessa di “non allearsi mai con i 5 stelle”. Come spesso capita in politica, con la proposta ufficiale di alleanza il presidente ha anche rinchiuso in archivio i pesanti insulti e le tante battute sarcastiche a carico dei “grillini” degli ultimi quattro anni. I fatti: in settimana il Governatore della Regione ha avuto un colloquio telefonico con Tommaso Malerba, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle originario di Afragola. L’invito a “fare una chiacchierata” a Palazzo Santa Lucia, però, è stato rifiutato. Malerba inizialmente gli aveva risposto di doverne parlare con “il resto del gruppo”, ovvero i rappresentanti pentastellati a livello regionale. Dopo una breve consultazione l’esito è stato chiarissimo: un’alleanza con De Luca non è nemmeno ipotizzabile. La capogruppo dei 5 Stelle in Campania Valeria Ciarambino ha anche pubblicato sui profili social un lungo post di accusa, piuttosto duro, nei confronti di De Luca, apostrofandolo “nemico della Campania” e accusandolo di aver sempre sbattuto le porte in faccia al suo partito ogniqualvolta che si facevano proposte di ogni tipo per il bene dei campani. A conferma che De Luca non sta vivendo un periodo sereno ci sono voci di corridoio che avanzano un’ipotesi che ha del clamoroso: l’ex Sindaco di Salerno non verrebbe riconfermato come candidato governatore della Campania, venendo silurato dagli stessi appartenenti al PD. Il suo posto verrebbe preso dall’attuale rettore della Federico II Gaetano Manfredi che, coincidenza, è prossimo alla scadenza del mandato di numero uno della prestigiosa università napoletana. Una personalità decisamente più mite dello “Sceriffo” e che, almeno secondo le previsioni del PD, porterebbe molti più voti al partito nella città di Napoli. Se De Luca uscisse di scena, inoltre, aumenterebbero le probabilità che al Movimento 5 Stelle torni la voglia replicare l’alleanza giallorossa già sancita a livello nazionale e regionale. Il 27 ottobre si voterà per le regionali in Umbria. Per la prima volta nella storia d’Italia Movimento 5 Stelle e Partito Democratico appariranno nella stessa coalizione. La sensazione è che dopo i risultati delle regionali umbre si capirà molto di più circa la eventuale “strana alleanza” anche nelle altre regioni chiamate a votare. EDOARDO CIOTOLA LA VOCE DI AGEROLA

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SEZ. POLITICA Conte ad Assisi: piano anti-povertà per senzatetto in 6 città

5 Ottobre 2019, 09:24am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

"In Paese più giusto meno tasse per gli onesti". A Renzi: 'Non abbiamo bisogno di fenomeni'

Conte ad Assisi © EPA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA "Serve uno sviluppo che rispetti la creazione, che rispetti l'ambiente, che sia realmente umano. Sento questo impegno come cittadino, come padre. La tutela dell'ambiente è prioritario della nostra esperienza di governo". Lo afferma il premier Giuseppe Conte, ad Assisi, alle celebrazioni del giorno di San Francesco patrono d'Italia.

 "Dobbiamo realizzare un paese più giusto - afferma il premier - in cui ci siano asili nido gratuiti e si dia un senso ai principi di dignità della Costituzione, un Paese più giusto in cui i contribuenti onesti paghino di meno anche grazie ai proventi della lotta alla evasione fiscale. Un Paese in cui non si tagliano risorse nella scuola e nella sanità ma si cerca di potenziarle".

"Non è la povertà a bussare alle porte del governo ma sono le istituzioni che devono intercettare i bisogni dei cittadini e contrastare sul campo la povertà assoluta. L'anno scorso abbiamo varato il reddito di cittadinanza. Faremo ancora di più, affiancandoci l'Inps, abbiamo elaborato un progetto: andremo in sei città dove ci sono 50mila persone senza tetto che non usufruiscono del reddito di cittadinanza pur avendone diritto. Sono persone invisibili, le vogliamo rendere visibili". 

Conte a Renzi,non abbiamo bisogno di fenomeni  - "Tutti devono partecipare con massima impegno e determinazione all'azione del governo. Non abbiamo bisogno di fenomeni. Poi se uno vuole andare in tv vada pure, ma si sieda al tavolo. Quando ci si siede vale la forza delle argomentazioni". Lo afferma il premier Giuseppe Conte replicando alla posizione di Matteo Renzi sul cuneo fiscale.

    

 

"Purtroppo - aggiunge Conte - bisogna riconoscere che l'opera di ricostruzione dopo il terremoto procede con intollerabile lentezza: dobbiamo imprimere una svolta decisiva. Dobbiamo affrontare un rischio maggiore, cioè che questi territori, anche dopo il recupero, vengano abbandonati per sempre, non abbiano più una comunità per abitarli. Per questo la ricostruzione deve andare avanti senza altri indugi". 

"Oggi urge ricostruire una cultura politica": è quanto ha detto padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, nel salutare autorità, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e i pellegrini nella Basilica superiore nel corso della messa per le celebrazioni di San Francesco patrono d'Italia. "Occorre farlo per i nostri figli, ancor più che per noi", ha aggiunto.

Padre Gambetti ha chiesto inoltre di cercare "nelle altre politiche ciò che può unire e non ciò che può dividere" e di "operare per la pace nel mondo, per il disarmo, per l'incontro tra i popoli: unire le città per unire le nazioni". "In Italia e in Europa - ha aggiunto - abbiamo nostalgia della cultura politica. Ma oggi non si può delegare il compito politico solo a qualcuno, per quanto possa essere illuminato; né lo si può consegnare a qualche arrogante faccendiere arrivista (troppi!)".

ANSA

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SEZ. POLITICA LA LEGA DI SALERNO PRONTA A SCENDERE IN PIAZZA PER IL CAPITANO

28 Settembre 2019, 08:54am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

 

Lega Salerno è pronta ad essere presente alla “giornata dell’orgoglio italiano”, così definita dallo stesso leader Matteo Salvini, partendo con alcuni autobus da varie zone del salernitano; dopo Pontida, infatti, la sezione locale del partito di Matteo Salvini si prepara a sostenere il proprio Capitano alla manifestazione del 19 ottobre a Roma (Piazza San Giovanni, ore 15). In particolare, il movimento giovanile si aspetta grande partecipazione, come afferma il coordinatore provinciale Tiziano Sica. “Oltre ai gazebo organizzati nei vari comuni della provincia questo weekend, per la raccolta firme contro l’attuale ‘governo delle poltrone’ e a sostegno della legge ‘Flat Tax’, il consigliere comunale di Pellezzano dichiara che sono in programma altri eventi e manifestazioni sul territorio”.

DI MONICA DI MAURO TVOGGISALERNO

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SEZ. POLITICA Scissione Renzi: parla il segretario provinciale Luciano

21 Settembre 2019, 10:50am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Non esclude addii eccellenti il segretario provinciale del Pd, Vincenzo Luciano, dopo la decisione di Matteo Renzi di uscire dal partito e di fondare un nuovo soggetto politico. Una scelta che avrà una ricaduta evitabile sui territori, dove in molti potrebbbero abbracciare il nuovo progetto renziano.

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SEZ. POLITICA Conte: «Giù le tasse sul lavoro», ma sull'ambiente è già scontro

19 Settembre 2019, 08:23am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Hanno ripreso da dove avevano lasciato nell'ultimo incontro. Quasi. Perché da quel giorno, era il 5 agosto scorso, è cambiato tanto. A fare gli onori di casa a Palazzo Chigi ricevendo i leader di Cgil Cisl e Uil, è sempre il premier Giuseppe Conte con la sua ormai usuale cortesia e gentilezza nei modi e nei toni. Però i colori della sua casata sono diversi, accanto al giallo non c'è più il verde, ma il rosso. La nuova maggioranza del Conte bis è plasticamente rappresentata dai due... GIUSY FRANZESE IL MATTINO

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SEZ. POLITICA Matteo Renzi lascia il Pd: 'Sarà un bene per tutti, anche per Conte'. Zingaretti: 'Un errore'

17 Settembre 2019, 09:48am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Telefonata al premier. Ira di Franceschini: 'Divisioni portarono fascismo'. Gelo del Nazareno

Matteo Renzi e Nicola Zingaretti (archivio) © ANSA

Lasciare il Pd sarà un bene per tutti, anche per Conte, il partito è diventato un insieme di correnti, manca una visione sul futuro. Intervistato da Repubblica, Matteo Renzi spiega la sua decisione di lasciare i dem, fa sapere che saranno con lui una trentina di parlamentari e i gruppi autonomi nasceranno questa settimana.

E afferma di voler passare i prossimi mesi a combattere Salvini non a difendersi dal fuoco amico. Alla Leopolda sarà presentato il simbolo: il primo impegno elettorale le politiche, 'sperando che siano nel 2023', e le Europee 2024.

 

Amaro il commento del segretario Dem Nicola Zingaretti: 'Ci dispiace, è un errore'.

 

 

Ci dispiace. Un errore. Ma ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo PD

 Da giorni nei Dem le acque erano agitate e la scissione veniva evocata nei rumors di Palazzo. Poi ieri l'accelerazione con una telefonata al premier Giuseppe Conte al quale Renzi avrebbe garantito il proprio sostegno. In serata, dopo che la notizia che l'ex premier aveva ormai deciso di mollare gli ormeggi il commento amaro del capodelegazione del Pd al governo, il ministro Dario Franceschini. 

"Renzi? Oggi è un grosso problema", così Franceschini ha risposto alla sua omologa tedesca Michelle Müntefering, durante un breve scambio di battute in inglese intercettato dai giornalisti e dalla telecamere alla Triennale di Milano, dove i due avranno questa mattina un bilaterale. "What's Renzi doing now?" ha chiesto la ministra tedesca a Franceschini, il quale ha risposto: "Today it's a big problem".

Trapelano sconcerto e dispiacere, confusione ma anche stupore per la tempistica dello strappo di Matteo Renzi, nella delegazione del Pd al Parlamento europeo, dove ora si apre "una riflessione". "Per me è una sofferenza, anche personale ma per ora non voglio dire di più", taglia corto Bonafè, considerata storicamente una delle più vicine all'ex premier nella pattuglia dem, insieme a Pina Picierno, Alessandra Moretti e soprattutto Nicola Danti, ripescato quest'ultimo al Pe dopo la nomina di Roberto Gualtieri a ministro dell'Economia. "Oggi ci siamo confrontate con Bonafè e Picierno - afferma invece Moretti, intercettata nei corridoi di Strasburgo dove è in corso la plenaria -, ci sarà una riflessione ma in questo momento prevale il dispiacere".

ANSA

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SEZ. POLITICA Salvini show a Pontida, sfida al proporzionale. Al raduno anche insulti a Mattarella

15 Settembre 2019, 08:02am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore


Salvini show a Pontida, sfida al proporzionale. Al raduno anche insulti a Mattarella

Matteo Salvini show a Pontida, tra bagni di folla, cori da stadio e entusiasmo alle stelle, in un clima lontanissimo dalle delusioni 'romane'. Alla vigilia della tradizionale kermesse leghista, il segretario federale incassa l'abbraccio del suo popolo e rilancia la sfida al governo 'giallorossò sul fronte della legge elettorale annunciando un referendum contro il ritorno del proporzionale. Ipotesi che non dispiace per nulla a Forza Italia (anche se si registrano distinguo da parte di alcuni esponenti azzurri), segno evidente di una sintonia ritrovata nel centrodestra dopo l'incontro tra lo stesso Salvini e Silvio Berlusconi.

Ocean Viking, sì allo sbarco a Lampedusa, la gioia a bordo della nave
 



Ocean Viking, Salvini: ora Italia campo profughi d'Europa

«Questo governo e la maggioranza dei perdenti che lo sostiene - commenta all'agenzia Ansa l'azzurro Giorgio Mulè - non ha alcuna legittimità per varare una misura che incide nel tessuto vitale della democrazia: è giusto che se non esiste in Parlamento uno schieramento ampio e trasversale siano gli italiani a decidere». Contro quello che la Lega definisce l'inciucio Pd-M5s, Salvini morde il freno: «Se cinque regioni lo approvano entro settembre si va al referendum in primavera», annuncia in mattinata all'assemblea degli amministratori leghisti a Milano. Un referendum - è la proposta leghista - per cambiare la legge elettorale e renderla «totalmente maggioritaria come quella per i sindaci». Di proporzionale e maggioritario non si parla certo a Pontida, dove già da ore centinaia di militanti hanno piantato le loro tende, parcheggiato i loro camper in vista del grande appuntamento di domani, la manifestazione di popolo sul tradizionale pratone. Tra loro tante scritte, inneggianti al loro 'Capitano' e soprattutto contro il leader degli ex alleati. Su uno striscione fatto in casa, appeso tra due tende, parafrasando un celebre hashtag lanciato da Matteo Renzi, si legge «Di Maio stai sereno». Ma nel mirino dei leghisti finisce anche Sergio Mattarella: «Questo Presidente della Repubblica mi fa schifo! Mi fa schifo chi non tiene in conto del 34% dei cittadini», si sfoga il deputato leghista Vito Comencini, intervenendo all'assemblea della Lega Giovani. Ed è proprio ai giovani che Salvini, ribadisce la convinzione che il governo cadrà presto: «Care Ong - attacca l'ex ministro - ora che i porti sono aperti, vi dico godetevela finché potete perché noi al governo ci torniamo tra poco e torneremo a difendere i confini, come un Paese normale». Quindi saluta le tantissime bandiere presenti, non solo quelle classiche della Lega Lombarda e Liga Veneta. «A tutti voi posso dire che se rimaniamo uniti gli facciamo un mazzo così. La mia prima Pontida - racconta - è stata 27 anni fa. La sicurezza che non morirà mai siete voi. E se qualche giornalista pensava che, avendo perso i ministeri, avrebbe trovato» vuoto e tristezza «sappia che qui c'è la Pontida più grande e di sempre», conclude. Domani l'appuntamento clou: secondo gli organizzatori sono attese almeno 80mila persone, il doppio dell'anno scorso.

IL MATTINO

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SEZ. POLITICA Il ministro Boccia: «Autonomia si farà in questa legislatura, il 23 incontro Zaia»

12 Settembre 2019, 09:45am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Il ministro Boccia: «Autonomia si farà in questa legislatura, il 23 incontro Zaia»

«Il primo impegno che ho preso da ministro con i presidenti di Regione è stato di andare personalmente sui territori e incontrarli a casa loro. Ho già sentito i presidenti che hanno avanzato la richiesta di autonomia differenziata e abbiamo fissato degli incontri tra il 23 e il 24 settembre. Andrò da Bonaccini e Zaia il 23 e da Fontana il 24». Lo afferma Francesco Boccia, ministro degli Affari regionali e delle Autonomie ad Affaritaliani.it. «Sono qui per ascoltare le ragioni di tutti e per costruire insieme delle risposte adeguate. Non alimenterò mai scontri politici su temi così, anzi ghandianamente porgerò sempre l'altra guancia. Vorrei che attuassimo l'autonomia nel rigoroso rispetto della Costituzione. L'autonomia deve rappresentare l'attuazione del principio di sussidiarietà, come modello di organizzazione sociale. L'autonomia - conclude - vedrà la luce in questa legislatura. Le richieste avanzate da Fontana, Zaia e dagli altri presidenti sono un punto di partenza di parte. Rispettabile, ma di parte». IL GAZZETTINO

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SEZ. POLITICA Oggi la fiducia alla Camera, Conte: crescita e governo di legislatura

9 Settembre 2019, 09:00am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

 

DI REDAZIONE Il premier Giuseppe Conte oggi presenterà alla Camera il suo secondo governo. L'impronta sarà quella della pacificazione, dopo la stagione delle contrapposizioni e dei toni urlati. Al suo fianco avrà da un lato Luigi Di Maio e un M5S che non rinnega quanto fatto negli ultimi quattordici mesi, dall'altro Dario Franceschini in rappresentanza di un Pd che chiede di «cambiare tutto». La sfida sarà farli collaborare «lealmente» come non è capitato con la Lega. Nella consapevolezza che fuori, pronti a infiammare le piazze, ci saranno Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a invocare le elezioni e protestare contro una maggioranza «usurpatrice». Governo, Conte, la mossa da “garante”: «Torniamo ai tavoli europei» L'EVOLUZIONE Poco più di un anno fa Conte si presentava come l'avvocato del popolo. Al «bis», nel discorso con cui chiederà la fiducia alla Camera (e domani al Senato) rilancerà quello che vorrebbe suo tratto distintivo: la spinta a un «nuovo umanesimo». Insieme all'ambizione di parlare all'intero Paese, a partire da misure attese «da tutti» e «senza contrapposizioni». In Parlamento i numeri sembrano esserci. Alla Camera i partiti della nuova maggioranza contano su 355 deputati e, anche se qualcuno non si dovesse presentare, la fiducia non è in discussione. A Palazzo Madama i numeri sono più risicati perché i senatori sicuramente favorevoli sono 165 ma altri 7 o 8 sono indecisi o si asterranno e dunque anche se qualche senatore di maggioranza per malpancismo politico o per altre cause domani non dovesse votare si alla fiducia, la minoranza resterà staccata di una ventina di voti. In cima all'agenda che Conte illustrerà ci saranno la imminente manovra economica e il tema dei migranti. Argomenti da inquadrare in un rapporto più forte, di dialogo «critico», con l'Europa. Per il resto, come preannunciato ai capi delegazione di M5S, Pd e Leu, il premier dovrebbe sviluppare i ventinove punti del programma di governo, primo canovaccio dell'azione dell'esecutivo. Non ci sarà molto tempo per il rodaggio, questa volta. I primi cento giorni rosso-gialli dovrebbero avere la legge di bilancio al centro, protagonista assoluta. La visita di dopodomani di Conte a Bruxelles darà il via ufficiale alle trattative per ottenere margini di manovra e provare a trasformare una legge di bilancio difficilissima nella chance di dare un primo segnale nel senso di una crescita più equa. Ma in Ue Conte spingerà anche sul fronte immigrazione, nella speranza di avere un sostegno sempre più concreto e registrare passi avanti utili pure a spuntare le armi alla propaganda leghista. Ambiente, diritti, riforme e le modifiche ai decreti sicurezza: sono tra i temi più attesi. L'attenzione sarà forte sull'autonomia regionale. E ancora: aiuti alle fasce deboli, ai terremotati e ai disabili, pensioni di garanzia per i giovani, parità di genere nelle retribuzioni, edilizia residenziale pubblica, lotta alle mafie. Si attende di capire se il presidente del Consiglio citerà le misure di bandiera dell'ultima manovra, quota 100 (scade tra due anni) e reddito di cittadinanza che, anche secondo i pentastellati, si può migliorare nei dettagli. DI DIODATO PIRONE IL MATTINO

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