Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
.INSERITO DA MIKI PAPPACODA "Ci stiamo avviando verso una situazione marcatamente favorevole, tutti i numeri ci indicano che questa è la direzione". Lo ha detto il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli a Sky Tg24 sottolineando che le decisioni prese con l'ultimo decreto "vanno nella direzione di mantenere aperto il paese". In questi mesi, aggiunge, "siamo riusciti a gestire la quarta ondata dovuta ad Omicron mantenendo tutto aperto, a differenza di altri paesi come Germania, Olanda e Austria che hanno dovuto ricorrere a lockdown o a chiusure di attività". E questo, conclude, "è stato possibile grazie all'alto numero di vaccinati". Se la corsa del virus continuerà a rallentare, "tra qualche settimana potremmo affrontare anche la tematica delle mascherine. Vediamo in funzione dei numeri - ha aggiunto - ma la fine di febbraio è una possibilità. Vediamo l'evoluzione della curva epidemica nel paese e in base a quello si potrebbe si deciderà se anticipare o posticipare". All'inizio della primavera potrebbe essere a disposizione in Italia il vaccino anti Covid per la fascia di età 0-5 anni. E' quanto ha spiegato il coordinatore del Cts Franco Locatelli sottolineando che anche in questo caso saranno previste due dosi e ci sarà un dosaggio "ulteriormente ridotto" rispetto a quello che viene proposto per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. "Direi che potrebbe essere ragionevole - ha detto rispondendo ad una domanda - ipotizzare l'orizzonte dell'inizio della primavera per avere questi vaccini a disposizione, dopo che le agenzie regolatorie avranno dato il via libera". ANSA
INSERITO DA MORENA MOTTA Il premier Mario Draghi "di nuovo in soccorso" nel caos della politica italiana. Per il Financial Times, "i partiti politici del paese sono stati lacerati da litigi e lotte intestine durante i sei giorni di voto" dimostrando così di essere "incapaci di unirsi per qualcosa di diverso dallo status quo - timorosi come erano della prospettiva di elezioni anticipate".
Secondo il Ft, i mercati accolgono con favore il fatto che Draghi rimanga il premier ma "i partiti sembrano indeboliti e le battaglie interne stanno peggiorando" e ciò, ipotizza il quotidiano, "potrebbe renderli meno disposti e capaci di opporsi seriamente al programma di Draghi".
In realtà, "una delle poche cose che hanno in comune sarà il desiderio di mantenere in vita l'attuale governo ed evitare le elezioni prima della scadenza nella prima metà del 2023. Questo potrebbe accentuare le possibilità dell'Italia di rimanere in linea con i suoi impegni di riduzione del deficit e gli impegni di riforma nell'ambito del piano di ripresa e resilienza di Roma da 191 miliardi di euro".
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il presidente ha accettato l'offerta di Draghi e dei capogruppi Si è conclusa l'ottava votazione che ha rieletto con ampia maggioranza Sergio Mattarella presidente della Repubblica. La decisione di convergere sul capo dello Stato è arrivata dopo una mattinata di incontri e consultazioni tra i leader, il premier e lo stesso presidente della Repubblica che, raccontano in ambienti parlamentari, avrebbe ricevuto diverse telefonate dai leader di partito stamane mentre si trovava nella sua nuova casa di Roma. Mario Draghi ha fatto da trait d'union tra il Colle e le forze politiche dopo un colloquio con Mattarella a margine del giuramento al Quirinale di Filippo Patroni Griffi come giudice della Corte Costituzionale. È opportuno che Mattarella resti al Colle «per il bene e la stabilità del Paese» avrebbe detto il premier - secondo quanto si è appreso da fonti autorevoli - allo stesso presidente della Repubblica e ai leader politici, che ha sentito nella mattinata. Dopo un vertice dei leader della maggioranza l'annuncio dell'intesa per chiedere a Mattarella di restare. Nel pomeriggio c'è stata una visita dei capigruppo della maggioranza al Quirinale: «Mattarella si è messo a disposizione», hanno riferito al termine dell'incontro. È andato tutto bene», ha detto ai cronisti Simona Malpezzi capogruppo del Pd al Senato. Il Capo dello Stato ha detto che «aveva altri piani per il suo futuro», ma vista la situazione si è messo a disposizione, riferisce la capogruppo delle Autonomie al Senato Julia Unterberger lasciando il Quirinale. «Lo abbiamo pregato, vista la situazione, di restare per un altro mandato». L'accelerazione che ha portato alla decisione di presentarsi da Mattarella per chiedergli di restare, è arrivata dopo che sono naufragate altre ipotesi avanzate da Salvini, che alla fine si è allineato: «Gli italiani non meritano altri giorni di confusione. Io ho la coscienza a posto, ho fatto numerose proposte tutte di alto livello, tutte bocciate dalla sinistra. Riconfermiamo il presidente Mattarella al Quirinale e Draghi al governo». Salvini ha sentito poi al telefono Draghi preannunciandogli una visita a conclusione delle votazioni. Il sì a Mattarella arriva con una nota anche dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che comunica direttamente al capo dello Stato il sostegno del suo partito. «Grande soddisfazione» anche dal leader del Pd Enrico Letta: «È un grande successo per il Paese, il Parlamento e la stabilità del governo». Un invito a non perdere tempo viene da Pier Ferdinando Casini che fino a questa mattina era uno dei nomi su cui una parte delle forze politiche era pronta a convergere: «Chiedo al Parlamento, di cui ho sempre difeso la centralità, di togliere il mio nome da ogni discussione e di chiedere al presidente della Repubblica Mattarella la disponibilità a continuare il suo mandato nell'interesse del Paese». Quindi la rielezione all'ottavo scrutinio con 759 voti. Meglio di lui solo Sandro Pertini, portato al Quirinale nel 1978 con 832 voti.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Da lunedì 24 si inizia a votare: ecco chi sono i (poco) papabili finiti nel toto-nomi Nella storia l'Italia soltanto due volte al Quirinale è salito un inquilino toscano. Nel 1955 Giovanni Gronchi e più recentemente Carlo Azeglio Ciampi, nel 1999. Tutto lascia immaginare che in questa tornata la lista non verrà allungata. Siamo ormai alla vigilia del voto per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Per scegliere il successore di Sergio Mattarella il Parlamento in seduta comune - composto da deputati, senatori e delegati regionali - è convocato per lunedì 24 gennaio. Alle ore 15 ci sarà la prima votazione, nei giorni successivi, se saranno necessarie, le altre. Una al giorno, non di più per consentire la sanificazione degli ambienti nell'era del Covid. Nei primi scrutini per eleggere il Capo dello Stato servirà la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto, che sono 1009. Dal quarto in poi sarà sufficiente il 50% più uno. Nella lista dei "papabili" (anche se l'utilizzo dell'epiteto vaticano non è dei più adeguati per l'istituzione repubblicana) c'è anche qualche toscano. Nessuno di loro, però, appare fra i favoriti e tutto lascia pensare che non saranno loro a far registrare la fumata bianca. I borsini di cui si parla sui giornali, siti web, radio e tv hanno ventilato nel campo del centrosinistra il nome di Rosaria Bindi, detta Rosy. La quasi 71enne (l'età di una donna non si dice ma qui è fondamentale sapere che ha superato la soglia dei 50 anni necessaria per ricoprire l'incarico) originaria di Sinalunga (Siena) ha lo spessore e un curriculum politico di tutto rispetto: ex Ministro della Sanità e della Famiglia, vicepresidente della Camera, presidente della Commissione Antimafia e del Partito democratico. Rosy Bindi è considerata una donna libera, motivo per cui non per tutti accomodante. Tant'è che molti l'hanno identificata come possibile candidata anti-Berlusconi: un alter ego insomma. Piace a molti, soprattutto a sinistra, ma non ha troppi fan nel palazzo. Nel toto-Quirinale si è fatto il nome anche di un uomo nel campo del centrodestra. Si tratta dell'ex Presidente del Senato Marcello Pera. Il lucchese compirà fra pochi giorni 79 anni e nell'area del conservatorismo è una specie di icona. E' un filosofo e accademico ed è stato senatore di Forza Italia e del Popolo della Libertà dal 1996 al 2013. Un nome che potrebbe unire il centrodestra, coalizione che ha il maggior numero di grandi elettori rispetto alle altre, ma non sufficienti ad eleggere autonomamente il Presidente. E Pera difficilmente riuscirebbe a pescare negli altri schieramenti. Probabilmente, dunque, il nuovo Capo dello Stato non sarà un toscano. Ma certamente sarà il frutto di un compromesso. Giangiacomo Palazzo FIRENZETODAY
INSERITO DA ANGELA CECERE Al via nell'Aula di Montecitorio la quinta votazione del Parlamento in seduta comune integrato dai delegati regionali per eleggere il presidente della Repubblica. Al banco della presidenza ci sono i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Elisabetta Alberti Casellati. Il quorum richiesto è da questa votazione quello della maggioranza assoluta dei componenti del Collegio. Il quorum richiesto è da questa votazione quello della maggioranza assoluta dei componenti del Collegio. I grandi elettori del centrodestra voteranno il presidente del Senato, Elisabetta Casellati alla chiama di stamattina. Lo ha deciso il vertice dei leader. E la Lega fa sapere che Matteo Salvini ha formalmente invitato tutti i leader della maggioranza, prima della votazione. Italia Viva non parteciperà alla quinta votazione per l'elezione del presidente della Repubblica. I senatori del Pd e di IV non stanno rispondendo alla prima chiama per l'elezione del presidente della Repubblica. Ma da oggi doppia chiama a Montecitorio per eleggere il presidente della Repubblica. La seconda si terrà alle 17:00. Lo hanno deciso i capigruppo. Domani le votazioni si terranno alle 9.30 ed alle 16.30. In ogni caso, tra una votazione e l'altra deve restare una pausa di un'ora e mezza per la sanificazione dell'Emiciclo. I grandi elettori del MoVimento 5 stelle potrebbero andare verso la libertà di coscienza nella votazione di oggi per l'elezione del presidente della Repubblica. È la linea che è emersa dalla riunione lampo tenutasi oggi nell'aula di Montecitorio. Alla riunione, comunque, non si è arrivati ad una decisione. Mancava Giuseppe Conte. Bocca cucita anche da Luigi Di Maio. "Mi sto chiedendo sinceramente se ho fatto bene a fidarmi, siamo stati portati in giro per tre giorni", ha detto stamattina Enrico Letta commentando le ipotesi avanzate dal centrodestra. "Abbiamo sempre lavorato per l'unità. L'impressione è che abbiano tentato di dividerci, con idee fantasiose con l'obiettivo di dividere e non di trovare una soluzione per il Paese". "Chiederemo a Fico di aumentare le votazioni e arrivare almeno a due votazioni al giorno". "Non escludo l'ipotesi che possa esservi anche un Mattarella bis - così stamani il leader di Italia viva, Matteo Renzi su Radio Leopolda -, sarebbe una forzatura nei confronti di Mattarella e oltremodo scorretto ma al venerdì mattina o la vicenda si risolve nelle prossime ore o questa ipotesi è in campo con tutta la sua forza". "E' la sinistra che ieri s'è divisa, il centrodestra è compatto e unito. Vogliamo trovare soluzioni condivise. Ora si deciderà il da farsi. Noi scandalosi? Addirittura, dov'è lo scandalo. Non abbiamo mai posto veti", ha detto Antonio Tajani (Fi), arrivando al vertice del centrodestra. "La desolazione delle manfrine sull'elezione del Presidente della Repubblica certifica 2 cose che @FratellidItalia sostiene da sempre:1. Con questo Parlamento è impossibile decidere qualsiasi cosa. 2. Se fossero stati gli italiani ad eleggere il PdR lo avrebbero fatto in un giorno". Così il leader di Fdi, Giorgia Meloni, su Twitter. "Con questo Parlamento non si decide niente. La soluzione sono le elezioni. Ora combattiamo e sulla base di quello che accradrà faremo le nostre valutazioni", ha detto poco prima del voto Meloni a Montecitorio. "Il centrodestra è compatto, ma è anche molto attrattivo".
INSERITO DA ANGELA CECERE Le elezioni del 13esimo presidente della Repubblica stanno entrando nel vivo. Lo spoglio del terzo scrutinio, che andrà in scena a Montecitorio, con ogni probabilità non raggiungerà il quorum di 673 voti, ma cala vistosamente il numero delle schede bianche. Un segnale lanciato dai Grandi elettori che le elezioni stanno entrando nel vivo. E in attesa di scoprire chi sarà il nuovo Capo di Stato, in molti iniziano a chiederci quanto ci vorrà. Dopo le polemiche dei primi due spogli in cui in molti hanno votato «personaggi insoliti», c'è chi già non si spiega questa attesa. Ma nella storia della Repubblica italiana si è atteso anche molto di più. Ecco quanto ci è voluto per eleggere i precedenti presidenti. L'ipotesi di un Mattarella bis, nonostante i molti voti (125) nel secondo spoglio non sembra percorribile visto che il presidente uscente ha già liberato i suoi uffici e iniziato il trasloco nella sua nuova residenza romana. Ma un bis non sarebbe una novità. Giorgio Napolitano, ad esempio fu eletto per la prima volta nel 2006 dopo 4 scrutini, mentre nel 2013, aspettò ben 6 spogli prima di essere rieletto. I più veloci nella storia della Repubblica italiana, eletti già dopo il primo scrutinio, invece, sono stati Carlo Azeglio Ciampi, nel 1999, e Francesco Cossiga nel 1985. Nella classifica dei più veloci ad essere eletti, poi, troviamo con quattro spogli il presidente uscente Sergio Mattarella (nel 2015), Giovanni Gronchi nel '55 e, appunto, il primo mandato di Giorgio Napolitano. Seguito, in questa speciale classifica, proprio da se stesso quando per il secondo mandato ci vollero 6 scrutini per raggiungere il quorum.Ma non sempre le elezioni del presidente della Repubblica ha richiesto così poco tempo. Antonio Segni, ad esempio, nel 1962 finisce ai piedi del podio diventando presidente dopo ben 9 scrutini. Sul terzo gradino del podio, invece, finiscono a pari merito Oscar Luigi Scalfaro (nel 1992) e Sandro Pertini (1978): per loro servirono ben 16 spogli prima di arrivare ad un accordo tra Grandi elettori. Il secondo presidente che ha richiesto più spogli nella storia della Repubblica italiana, poi, è stato Giuseppe Saragat. Nel 1964 servirono 21 scrutini per eleggere il torinese che fu preceduto al capo dello Stato da Antonio Segni e succeduto dal primo di questa speciale classifica. Sul gradino più alto del podio, infatti, troviamo Giovanni Leone che fu eletto nel 1971 dopo la bellezza di 23 spogli.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Salvini sulla Casellati: "E' la seconda carica dello Stato, non ha bisogno di essere candidata". Conte: "Non è il momento del muro contro muro". Restano sul tavolo anche Draghi e Mattarella. Le Monde dedica un editoriale al presidente del Consiglio Dopo la seconda fumata nera si torna a votare alle 11 per l'elezione del presidente della Repubblica. Cresce l'attesa sul "conclave" invocato dal segretario dem tra centrosinistra e centrodestra. Nonostante la rosa di candidati presentata da Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia sia stata considerata un passo in avanti da Pd, LeU e M5s non c'è ancora "un nome super partes condiviso". Restano sul tavolo i nomi di Draghi e Mattarella, mentre sulla Casellati Salvini dice: "Non ha bisogno di essere candidata". "Non è il momento del muro contro muro", dice Conte. Un editoriale su Le Monde titola "Draghi al centro del gioco, la battaglia a Roma è importante anche per il futuro dell'Europa". TGCOM24
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Napoli. Ufficialmente è per il covid, in realtà i partiti sono a caccia di un accordo interno per le liste e per questo sperano di poter spostare la data delle elezioni per la città metropolitana. Non solo i gruppi della maggioranza, ma anche l' opposizione, sono pronti a chiedere al sindaco Gaetano Manfredi il rinvio delle elezioni. Il sindaco, valutata la richiesta, la inoltrerà al ministero dell’Interno che dovrà prendere la decisione finale. La missiva è già pronta e arriverà a breve sul tavolo del primo cittadino di Napoli. Si chiede di «valutare la possibilità di rinviare le scadenze per la presentazione delle liste e la giornata di elezione, di massimo tre settimane». Quindi dal 20 febbraio al 13 marzo.In ogni caso bisogna tenere conto dell’aumento dei casi di Covid che «sta comportando l’impossibilità di garantire la giusta partecipazione» in quanto - scrivono - è molto complesso garantire a tutti la sottoscrizione delle liste così come l’esercizio di voto». di Rossella Strianese OTTOPAGINE
INSERITO DA ANGELA CECERE Dopo le 672 schede bianche della prima chiama, si annuncia al buio anche la seconda votazione per la presidenza della Repubblica, oggi dalle 15. Manca un candidato eleggibile con la maggioranza dei due terzi ma al momento non c'è intesa neanche su un nome che possa essere votato a maggioranza assoluta a partire da giovedì anche se quella di ieri è una giornata che ha segnato anche l'avvio del dialogo tra i partiti. Ma Enrico Letta avverte il centrodestra: "Il mio ruolo - dice in una intervista alla Cnbc - è proteggere Mario Draghi ed è assolutamente importante averlo nelle istituzioni del Paese". Il segretario del Pd ha aggiunto di ritenere il premier ed ex presidente della Bce "un asset straordinario". Qualcosa si muove, insomma. A partire dal un colloquio, ieri in mattinata, del premier Mario Draghi con il leader della Lega Matteo Salvini, un faccia a faccia lontano dai palazzi della politica e su cui sarebbe dovuto restare il riserbo, lungo circa un'ora, intorno alle 12. E' Salvini che cerca di guidare i giochi, da lui potrebbe sbloccarsi lo snodo che porti Draghi al Quirinale. Ma servirebbe un accordo per il nuovo governo e a sera da via Bellerio trapelano parole che di apertura non sono affatto: "Per noi, per la Lega, Draghi a Palazzo Chigi è una risorsa preziosa per l'Italia". Alle 10 il leader del Carroccio incontra i grandi elettori del Carroccio. "Non è in corso alcuna trattativa tra il Senatore Matteo Salvini e il Presidente del Consiglio Mario Draghi a proposito di un presunto rimpasto. È infondato e irrispettoso per il senatore Salvini e per il Presidente Draghi immaginare che in questa fase - anziché discutere di temi reali come caro-energia, inflazione, scenari internazionali, opere pubbliche o Covid - siano impegnati a parlare di equilibri di governo. A proposito di Quirinale, il Senatore Salvini è al lavoro su alcuni nomi - donne e uomini - di altissimo profilo. Nessuna confusione né perdite di tempo: la Lega vuole essere garante di stabilità, responsabilità e concretezza". E' quanto si legge in una nota della Lega. "Quello che ha l'asso in mano per chiudere questa partita si chiama Matteo Salvini, ha l'asso in mano e deve scegliere quando calarlo". Lo ha detto il leader di Italia viva Matteo Renzi a Radio Leopolda. Secondo Renzi il leader della Lega "Ha quattro ipotesi: insistere su un nome di centrodestra anche contro un pezzo del parlamento, sperando che passi. Cercare un grande accordo con tutti su un nome fuori dal giro; terza ipotesi accordo con Conte; infine un sistema di usato sicuro. Queste sono le olimpiadi della politica. Suggerisco di utilizzare nelle prossime 24, 36 ore di far prevalere la politica , se vanno alla ricerca di effetti speciali rischiano di far la fine di Bersani". Tratta su più tavoli, il leader leghista. C'è il dialogo avviato con Enrico Letta, innanzitutto su Draghi: il muro per ora non si infrange, secondo diverse fonti Dem, arrivare a un'intesa è difficilissimo. C'è un canale "gialloverde" con Giuseppe Conte, che più di lui frena sull'elezione del premier al Colle, che sembra portare all'identikit di Elisabetta Casellati o, con più forza nelle ultime ore, a Franco Frattini, ora presidente del Consiglio di Stato e figura che potrebbe raccogliere molti consensi nel Pd ma che, obiettano fonti di centrosinistra, è "la personalità più russofila si possa immaginare, non il nome più adatto, nei giorni della crisi russo-ucraina". E resta in piedi anche la carta Pier Ferdinando Casini, il nome più gradito a Matteo Renzi, che potrebbe spuntare dalla quarta votazione.
INSERITO DA ANGELA CECERE Il primo scrutinio per l'elezione del Capo dello Stato si terrà dalle 15 in poi senza intesa tra i partiti e con l'unica certezza, salvo sorprese, che nelle urne finiranno molte schede bianche. "Ieri l'assemblea M5s, che è il numero piu consistente, ha convenuto diffusamente che l'obiettivo è preservare la continuità dell'azione di governo perché non possiamo trascurare che ci sono famiglie, imprese, cittadini che ci guardano e non possono pensare che prima ci fermiamo per il Quirinale e poi per un nuovo governo" dichiara Giuseppe Conte entrando alla Camera per il vertice con Pd e Leu."Il nostro primo obiettivo, non è il patto di legislatura ma un patto per i cittadini". "Noi non poniamo veti su nessuno, abbiamo alzato l'asticella, vogliamo una personalità di alto profilo, compatibile coi valori del Movimento". Il presidente della Camera, Roberto Fico, durante lo spoglio delle schede per l'elezione del Capo dello Stato leggerà solo il cognome del votato ove la scheda rechi solo tale indicazione ovvero quando, pur riportando altre notazioni, sia comunque univocamente individuabile il soggetto cui è attribuito il voto. Leggerà nome e cognome soltanto nel caso in cui entrambi siano riportati nella scheda e la lettura del solo cognome non consenta l'univoca attribuzione del voto. Lo ha annunciato Roberto Fico all'Ufficio di presidenza congiunto. "Comunque vada, noi sosterremo il ritorno alle urne anche perché il mandato di Draghi, a nostro avviso, è legato a quello di Sergio Mattarella. Noi puntiamo a un governo che abbia un programma coeso e un chiaro mandato popolare", dice la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, nell'assemblea con i suoi grandi elettori, da dove lancia anche la candidatura di Carlo Nordio e ribadisce l'indisponibilità ad un Mattarella-bis Azione e +Europa voteranno per Marta Cartabia al primo scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica. Lo annunciano in una conferenza stampa Carlo Calenda e Benedetto della Vedova al termine di una riunione con i grandi elettori dei due partiti. La domenica di vigilia si è consumata tra mosse tattiche, incontri , telefonate e veti incrociati. A smuovere le acque ci pensa però il segretario del Pd Enrico Letta che nell'incontro di oggi con Salvini chiederà una presa di posizione chiara su Mario Draghi: "Ha rappresentato per l'Italia una straordinaria risorsa e il compito di tutti noi è di preservarlo. Draghi è una delle ipotesi sul tavolo. Non solo, il leader Dem è pronto ad aprire con Salvini anche il capitolo Mattarella: "Darebbe il massimo, la soluzione ideale e perfetta". Dopo l'uscita di scena di Silvio Berlusconi il centrodestra naviga a vista. La rosa di nomi annunciata da Matteo Salvini ancora non c'è anche se l'ex ministro fa sapere, dopo aver informato il Cavaliere, di essere al lavoro per candidature sulla cui "levatura difficilmente qualcuno potrà porre veti". Le carte sono ancora coperte ma Salvini su due punti appare irremovibile: "Togliere Draghi da palazzo Chigi è pericoloso" e poi "Pier Ferdinando Casini non è un candidato del centrodestra": Un doppio messaggio che il leader della Lega recapita al premier ed al resto delle forze politiche che sul nome dell'ex presidente della Camera sembrano aver aperto qualche spiraglio. In attesa delle proposte del centrodestra, Pd-M5s e Leu si ritrovano a conclave per mettere a punto la strategia. Un nuovo incontro è in programma ma Letta, Conte e Speranza formalizzano intanto una proposta: un tavolo con tutte le forze politiche per arrivare ad un candidato condiviso. Nessun nome viene reso noto anche se il Pd individua nel fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi "il profilo di presidente ideale". Letta ,che prima riunisce i ministri dem e poi tutti i grandi elettori del Pd, prova a dare anche un timing sull'elezione del successore di Mattarella: tra martedì e mercoledì si arriverà ad una candidatura condivisa. Ma sui nomi troppo vicini allo schieramento avversario, il leader Dem alza il muro: "Ulteriori candidature di centrodestra faranno la stessa fine di quella di Berlusconi. È il metodo che era sbagliato". Alla finestra c'è Matteo Renzi. Il leader di Iv invita alla calma "adesso siamo ai tatticismo esasperato", ma non esclude dalla corsa nè Mario Draghi nè l'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini a differenza di Riccardi che a suo giudizio "non ha chance". Sul capo del governo però Renzi è netto: "Al Quirinale non si va contro i partiti. Penso che la candidatura di Draghi, ammesso che abbia una propria strategia, possa stare in piedi solo che abbia questo elemento politico. Al Quirinale ci vai soltanto con un'iniziativa politica". L'ipotesi di Draghi al Colle fa discutere anche il Movimento. Dopo i dubbi all'idea che il capo del governo traslochi al Quirinale fatti trapelare ieri dalla riunione della cabina di regia presieduta da Conte, a riavvolgere il nastro è proprio l'ex premier: "Noi facciamo proposte, non poniamo veti".