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sez.economia

SEZ. ECONOMIA Industria: Istat, -0,6% produzione a ottobre, +0,6% in 3 mesi Positivo il confronto con i livelli pre-pandemia Industria: Istat, -0,6% produzione a ottobre, +0,6% in 3 mesi Positivo il confronto con i livelli pre-pandemia

10 Dicembre 2021, 11:47am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. ECONOMIA  Industria: Istat, -0,6% produzione a ottobre, +0,6% in 3 mesi Positivo il confronto con i livelli pre-pandemia Industria: Istat, -0,6% produzione a ottobre, +0,6% in 3 mesi Positivo il confronto con i livelli pre-pandemia

INSERITO DA ANGELA CECERE A ottobre 2021 si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,6% rispetto a settembre. Nella media del trimestre agosto-ottobre il livello della produzione cresce dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l'Istat. Resta comunque positivo "il confronto con il valore di febbraio 2020, mese antecedente l'inizio dell'emergenza sanitaria: il livello destagionalizzato dell'indice di ottobre è superiore dello 0,7%". "Al netto degli effetti di calendario, a ottobre 2021 la produzione aumenta su base annua del 2,0% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 22 di ottobre 2020). Si registrano incrementi tendenziali per i beni intermedi (+3,4%), i beni di consumo (+2,7%) e l'energia (+1,8%); diminuiscono lievemente i beni strumentali (-0,1%)". Precisa l'Istat. L'indice destagionalizzato mensile - dice ancora l'Istat - cresce su base congiunturale solo per l'energia (+2,3%), mentre diminuisce per i beni intermedi (-0,8%), i beni di consumo (-0,9%) e i beni strumentali (-1,4%). "A ottobre la produzione industriale registra una diminuzione congiunturale, ma resta positivo il confronto con il valore di febbraio 2020, mese antecedente l'inizio dell'emergenza sanitaria: il livello destagionalizzato dell'indice di ottobre è superiore dello 0,7%. Anche la dinamica congiunturale nella media degli ultimi tre mesi è in crescita. In termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, mostrano aumenti sia l'indice generale sia quelli settoriali, ad eccezione dei beni strumentali". E' il commento dell'Istat. I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+20,4%), l'industria del legno, della carta e stampa e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+5,6% per entrambi i settori) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+5,0%). Flessioni tendenziali si registrano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-13,2%), nelle attività estrattive (-7,5%), nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (-4,9%) e nelle altre industrie manifatturiere (-1,9%).

ANSA

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SEZ. ECONOMIA Agroalimentare, Giorgetti: "Nuovi fondi per incrementare produzione e occupazione nel salernitano"

9 Dicembre 2021, 15:09pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI REDAZIONE Il ministro dello Sviluppo ha autorizzato nuovi accordi di sviluppo industriale nel settore agroalimentare in Campania per oltre 85 milioni di euro Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha autorizzato nuovi accordi di sviluppo industriale nel settore agroalimentare in Campania per oltre 85 milioni di euro, che puntano a favorire la competitività sui mercati, nazionale e internazionale, delle imprese La Regina di San Marzano, la San Giorgio, la Sorrento Sapori e Tradizioni. Gli obiettivi "Gli accordi - spiega il Mise - puntano a sostenere l'incremento della produttività e dell'occupazione degli stabilimenti presenti sul territorio della provincia di Salerno, attraverso investimenti in tecnologie innovative e ambientalmente sostenibili per realizzare prodotti di alta qualità: dalle conserve di pomodoro ai prodotti da forno sia dolce che salato". SALERNOTODAY

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SEZ. ECONOMIA Siglato accordo tra Unione Industriali, Fondazione Mezzogiorno e Campania DIH Presenti il presidente Manfellotto, D'Amato e Nicolais

7 Dicembre 2021, 17:03pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

siglato accordo tra unione industriali fondazione mezzogiorno e campania dih

INSERITO DA MICHLE PAPPACODA Napoli. "Favorire la progettazione di interventi volti a ridurre il gap di infrastrutture economiche e sociali e migliorare la sostenibilità dei territori, sviluppare ecosistemi dell’innovazione, realizzare azioni per il trasferimento tecnologico e per la costruzione di progetti di industria 4.0 a favore delle imprese e della Pubblica Amministrazione". È con questi obiettivi che Unione Industriali Napoli, Fondazione Mezzogiorno e Campania Digital Innovation Hub hanno siglato questa mattina, giovedì 25 novembre 2021, un accordo quadro per "mettere a fattor comune energie e competenze a supporto del sistema produttivo campano con particolare riferimento alle opportunità del Pnrr e delle politiche di Coesione nazionali ed europee". A sottoscrivere l’accordo il Presidente di Unione Industriali Napoli, Maurizio Manfellotto, il Presidente della Fondazione Mezzogiorno Antonio D’Amato, il Presidente di Campania Digital Innovation Hub, Luigi Nicolais. “Si tratta di un accordo cruciale per il futuro della città e della Regione – ha detto Maurizio Manfellotto, Presidente Unione Industriali di Napoli – facciamo sintesi di forze e competenze industriali e tecniche per garantire un contributo fondamentale a supporto della capacità progettuale necessaria nel quadro delle opportunità aperte dal Pnrr. Diamo un segno concreto di unione, serve questo spirito a tutti i livelli associativi e istituzionali, a cominciare dai partenariati pubblico-privati”. “Deve essere chiaro – ha sottolineato il Cavaliere del Lavoro Antonio D’Amato, Presidente della Fondazione Mezzogiorno – che siamo di fronte a una vera e propria emergenza nazionale e che siamo chiamati, come imprenditori e come classe dirigente, a un salto di qualità per affrontare questa sfida. Si tratta di mettere in campo interventi di disruption per fare del Sud la locomotiva dell’Italia in modo da garantire la sostenibilità dell’intero sistema Paese e l’equilibrio della stessa Unione Europea. Il significato dell’accordo di oggi è unire tre realtà come Unione Industriali Napoli, Fondazione Mezzogiorno e Digital Innovation Hub per costruire il miglior contesto finalizzato ad attrarre investimenti in grado di moltiplicare il valore delle risorse e rilanciare la componente industriale e manifatturiera del territorio. L’obiettivo è far crescere il tasso di occupazione della popolazione attiva del Mezzogiorno di almeno di 15 punti nei prossimi 10 anni e di avere una crescita in altrettanta misura del Pil nel Sud”. A ribadire l'importanza della sfida del Pnrr Luigi Nicolais, Presidente del Campania Digital Innovation Hub che ha parlato di "una opportunità di cambiamento epocale del nostro Paese. Viviamo la quarta rivoluzione industriale, siamo vicini alle Pmi per supportarle in questo cambiamento, per accompagnare le trasformazioni. Oggi mostriamo, che ancora prima dell’uscita dei bandi, siamo in grado di fare massa critica per fornire le progettualità necessarie ad intercettare le risorse e realizzare i progetti nei tempi necessari” OTTOPAGINE

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SEZ. ECONOMIA Manovra, i redditi alti non si toccano: salta il contributo che doveva congelare le bollette

5 Dicembre 2021, 09:24am

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MICHELE PAPPACODA Un contributo di solidarietà di un anno, ottenuto congelando il taglio delle tasse sui redditi oltre i 75mila euro, per abbassare le bollette alle famiglie più in difficoltà. È la proposta che Mario Draghi mette sul tavolo del governo, per dare risposta alle preoccupazioni dei sindacati e agire sul fronte ora più caldo, quello dei rincari di luce e gas. Cerca l'intesa finale su un intervento in manovra sulle tasse il più condiviso possibile. Propone di tagliare il cuneo fiscale sotto i 35mila euro nel 2022: tutti d'accordo. Aggiunge l'idea di 'toccarè i redditi più alti. E la maggioranza si spacca. La misura salta. FI, Lega, Iv e parte del M5s si mettono di traverso: «sa di patrimoniale», il refrain. Pd, Leu e altri pentastellati la difendono. Ma dopo ore di braccio di ferro e contatti con i sindacati, Draghi toglie l'idea dal tavolo: 300 milioni in più per tagliare le bollette arriveranno da avanzi di bilancio. Il premier punta a una soluzione condivisa da tutti, per garantire un intervento fiscale equilibrato. «Nella ripartenza», dice ricordando Guido Carli a un convegno, bisogna «collaborare» tutti per «l'opportunità straordinaria» data anche dal Pnrr «per ridurre le diseguaglianze», evitare conflitti sociali come quelli degli anni '70. Scontro anche sulla manovra, sindacati e Confindustria delusi Draghi insegue la via del dialogo con le parti sociali fino all'ultimo anche sulla manovra. E continuerà a coltivarla facendo partire tra due settimane a Palazzo Chigi il tavolo sulle pensioni e approvando entro fine anno (la proposta è del ministro Pd Andrea Orlando) la norma sulle delocalizzazioni finora bloccata dai veti in maggioranza. L'intesa sulla manovra, però, non c'è. Cgil e Uil sono sul piede di guerra, ipotizzano scioperi, perché denunciano un taglio delle tasse squilibrato in favore dei più ricchi, la Cisl è più dialogante. Anche Confindustria attacca le scelte del governo. Draghi spiega loro che non si può rimettere in discussione l'accordo raggiunto a fatica al Mef tra i partiti di maggioranza, per destinare 8 miliardi al taglio strutturale di 7 miliardi di Irpef e 1 miliardo di Irap. Ma aggiunge che si possono sfruttare i 2 miliardi di «tesoretto» ancora disponibili per il 2022 per dare risposta alle preoccupazioni e agire sui redditi più bassi.E così in manovra 1,5 miliardi saranno destinati a una decontribuzione dello 0,7% per i redditi fino a 35mila euro (che si sommerà - rimarca il governo - al taglio Irpef). Altri 800 milioni (500 già disponibili, 300 milioni spuntati all'ultimo) si aggiungeranno ai 2 miliardi già stanziare per fronteggiare l'impennata dei prezzi di luce e gas. In cabina di regia di primo mattino, però, il premier e il ministro Daniele Franco dicono che fare di più si potrebbe: sospendere per un anno il taglio Irpef per chi guadagna più di 75mila euro, che vale circa 250 euro, vorrebbe dire poter destinare altri 270 milioni al caro bollette. Ma il giro di tavolo tra i rappresentanti dei partiti chiarisce subito che la misura spaccherebbe come mai prima la maggioranza. La cabina di regia si chiude in un'atmosfera tesa. Intanto Draghi sente Maurizio Landini (Cgil), Pierpaolo Bombardieri (Uil), Luigi Sbarra (Cisl), gli prospetta le soluzioni possibili. Nei partiti ci si consulta. Il M5s si spacca: Stefano Patuanelli aveva detto di sì alla proposta, ma dai gruppi parlamentari cresce la pressione di chi è contrario («Sarebbe il suicidio definitivo del M5s», dice un deputato), anche tra i ministri c'è chi come Fabiana Dadone si mostra scettico: Giuseppe Conte, raccontano, vira su una linea più prudente. In Consiglio dei ministri è Franco a incaricarsi di illustrare la proposta di taglio delle tasse e l'idea del contributo di solidarietà. Alcuni ministri insorgono. «Non è il momento per immaginare alcun intervento che possa somigliare ad una patrimoniale», dichiara Mariastella Gelmini ponendo Fi alla testa dei contrari. Sarebbe un errore da matita blu, dice un ministro, per chi come Draghi si è sempre opposto a soluzioni una tantum. Sono contrari anche i leghisti Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia e da Iv Elena Bonetti. Intervengono a favore i Dem. Draghi sospende la riunione, risente i sindacati. Poi riapre il Cdm per dire che il taglio di Irpef e Irap resta come deciso, il contributo di solidarietà salta. Matteo Salvini esulta, ma secondo i leghisti serviranno più soldi per le bollette. Non era mai successo prima che una idea del premier venisse bocciata: «Dem e Leu, al contrario degli altri», hanno mostrato di sostenere Draghi fino all'ultimo, dicono da sinistra senza nascondere l'irritazione. Nessuna bocciatura - sostengono da Iv - la proposta non era del premier. E la spaccatura in Cdm viene subito traslata sulla prossima partita del Quirinale. Dal Pd Antonio Misiani afferma che lo «stop a Draghi allontana Iv dal campo riformista». Saranno questi due, è la convinzione, gli schieramenti in campo a gennaio.

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SEZ. ECONOMIA Edilizia e caro materiali, l'Ance al fianco delle imprese Confindustria. Servizio per presentazione istanze di compensazione dopo rincaro delle materie prime

2 Dicembre 2021, 12:30pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. ECONOMIA Edilizia e caro materiali, l'Ance al fianco delle imprese Confindustria. Servizio per presentazione istanze di compensazione dopo rincaro delle materie prime

INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Ance Benevento ha attivato un servizio di affiancamento alle imprese associate per la presentazione delle istanze di compensazione resesi necessarie a seguito del rincaro eccezionale di alcune materie prime. I materiali per i quali è possibile effettuare la richiesta e le modalità operative sono definite nel decreto del Ministero delle Infrastrutture dello scorso 11 novembre e nelle successive circolari esplicative, che chiariscono le variazioni percentuali dei prezzi del primo semestre 2021. La disposizione normativa è frutto di una intensa azione dell’ANCE che, fin dalla fine dell’anno scorso, ha lanciato l’allarme sulla drammatica situazione in atto invocando un intervento da parte del Governo al fine di ricondurre ad equità i contratti in corso e scongiurare il rischio di un blocco generalizzato degli appalti.  L’incremento dei prezzi è collegato a tre principali questioni che non sembrano risolversi velocemente e rischiano di esacerbare ulteriormente la dinamica rialzista delle materie prime dei materiali di base per l'edilizia: le problematiche nella filiera a causa del COVID-19; la richiesta di Usa e Cina, che hanno attivato vasti programmi di opere pubbliche; il rimbalzo delle attività a seguito della ripresa post-pandemia. Per Mario Ferraro Presidente Ance Benevento: “Molte le difficoltà registrate dalle aziende del settore edile a causa del rincaro delle materie. Dura e incisiva la battaglia che abbiamo condotto con il sistema ANCE nazionale per rispondere alle esigenze del mondo produttivo e grazie alla quale siamo finalmente riusciti ad ottenere un intervento legislativo volto a sopperire alle criticità rilevate in questa direzione. Proprio con questo obiettivo ANCE Benevento ha strutturato un format di richiesta della compensazione ed un servizio specialistico di consulenza e affiancamento alle imprese attraverso il quale favorire la compensazione. La nostra struttura è disponibile a fornire tutte le indicazioni necessarie e a supportare le aziende in questo processo di adeguamento”. Sono 36 i materiali censiti dal primo decreto del Ministero delle Infrastrutture contenete le rilevazioni delle variazioni percentuali, in aumento ed in diminuzione superiori all’8%, dei singoli prezzi dei materiali di costruzione censiti. Al fine di evitare di incorrere in difficoltà irrecuperabili, è necessario rilevare e monitorare la variazione dei prezzi, oltre che aggiornare il paniere dei materiali sui quali concentrare le rilevazioni, per ottenere in maniera permanente una “fotografia” degli incrementi realmente aderente all’effettivo andamento del mercato oltre che a censire i materiali più significativi del settore delle costruzioni.

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SEZ. ECONOMIA Borse in profondo rosso, Omicron fa paura

30 Novembre 2021, 13:58pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. ECONOMIA Borse in profondo rosso, Omicron fa paura

INSERITO DA MORENA MOTTA Future di Wall Street negativi sui timori legati agli effetti che potrebbe avere la nuova variante del coronavirus sulla ripresa dell'economia globale, anche alla luce dei dubbi sull'efficacia dei vaccini per contrastare la diffusione di Omicron, come ha detto lo stesso ceo di Moderna, Stephane Bancel, al Financial Times.

Sta di fatto che i future sul Dow Jones perdono l'1,27%, quelli sul Nasdaq arretrano dello 0,55%, mentre quelli sull'S&P 500 registrano una flessione dello 0,96%.

La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo con il Nikkei a -1,63% e 27.821 punti nonostante il dato positivo relativo alla produzione industriale del Giappone che e' aumentata dell'1,1% a ottobre rispetto al mese precedente.

I prezzi del petrolio stanno crollando di più del 2% dopo l'intervista al Financial Times, dell'ad di Moderna. I futures sul greggio Brent sono scesi del 2,5%, a 71,62 dollari al barile, quelli sul WTI del 2,4% a 68,27 dollari al barile. Intanto crescono le aspettative secondo cui l'Opec+ rinvierà l'aumento della produzione di greggio nella riunione della prossima settimana: queste indiscrezioni avevano dato fiato ai prezzi dell'oro nero, ma la notizia di stamattina ha depresso l'umore degli investitori. 

Le parole dell'ad di Moderna sull'efficacia dei vaccini contro Omicron

L'amministratore delegato di Moderna Stephane Bancel ritiene che i vaccini esistenti siano molto meno efficaci contro Omicron e a suo giudizio ci vorranno mesi prima che le aziende farmaceutiche possano produrre nuovi vaccini specifici per la nuova variante. Lo ha detto in un'intervista al Financial Times. 

Bancel ha spiegato che l'elevato numero di mutazioni di Omicron sulla proteina spike, che il virus utilizza per infettare le cellule umane, e la rapida diffusione della variante in Sudafrica, suggeriscono che i vaccini attuali potrebbero essere modificati il prossimo anno.

"L'efficacia non può essere allo stesso livello avuto con la variante Delta". È a detta dell'ad il parere di molti scienziati con i quali si è consultato, in attesa di dati più certi.

Secondo l'ex commissario della Fda, Scott Gottlieb, ora nel consiglio di amministrazione di Pfizer c'è invece "un ragionevole grado di fiducia nella protezione che l'attuale ciclo di vaccini può garantire con tre dosi", mentre per il presidente Usa, Joe Biden, Omicron è "un motivo di preoccupazione ma non di panico".

Biden ha assicurato inoltre che i consulenti medici del governo "credono che i vaccini continueranno a fornire un grado di protezione contro la forma grave della malattia".

Tuttavia, Bancel ha spiegato che la preoccupazione degli scienziati deriva dal fatto che 32 delle 50 mutazioni della nuova variante sono sulla proteina spike, su cui si concentrano gli attuali vaccini per rafforzare il sistema immunitario. Finora gran parte degli esperti, ha aggiunto Bancel, pensava che una variante cosi' altamente mutata non sarebbe emersa per altri uno o due anni. 

FONTE www.agi.it

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SEZ.ECONOMIA Consorzio Destra Sele, nel 2022 non aumenteranno i contributi di bonifica Approvata la variazione al bilancio di esercizio 2021

27 Novembre 2021, 09:04am

Pubblicato da Miki Pappacoda

consorzio destra sele nel 2022 non aumenteranno i contributi di bonifica

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Eboli. Nel 2022 non aumenteranno i contributi di bonifica dell’utenza del Consorzio di Bonifica in Destra del fiume Sele, nonostante un notevole incremento dei costi a causa del caro energia. È quanto emerge dalla riunione del Consiglio dei Delegati dell’ente tenutasi a Eboli e che ha approvato la variazione al bilancio di esercizio 2021 e variazione al bilancio di previsione per il 2022. Non facile l’esercizio per trovare la quadra nella variazione del bilancio di esercizio 2021: il valore della contribuenza consortile si è attestato a 4 milioni e 369mila euro, mentre l’utile di esercizio resta invariato come nelle previsioni a 1600,00 euro. In mezzo a queste due cifre c’è l’incremento dei costi energetici di ben 850mila euro, che ha portato l’esborso complessivo per questa voce a ben 3 milioni e 140 mila euro e, di conseguenza, solo parzialmente coperto dal contributo di Regione Campania rispetto alle previsioni. Si è così coperto il maggior costo con economie di gestione su altre voci di bilancio. Il bilancio di previsione per il 2022 ricalca largamente quello di esercizio 2021: «Non sono state aumentate le entrate per la contribuenza consortile - afferma Vito Busillo, presidente del Consorzio di Bonifica in destra del fiume Sele - che resteranno ferme a 4 milioni e 369mila euro, abbiamo previsto un costo per l’energia elettrica paria a 3 milioni e 300mila euro, superiore a quello del bilancio del 2021, mantenendo un utile di esercizio previsto in 1.300 euro, con un ingente sforzo sulle economie di gestione». Infine il presidente Busillo ricorda che tali operazioni sui bilanci del Consorzio Destra Sele sono state operate «in attesa che Regione Campania aumenti il contributo alla bolletta elettrica operativa dei consorzi in proporzione adeguata agli aumenti intervenuti negli ultimi mesi, un costo energetico necessario e che garantisce il funzionamento delle idrovore e l’attivazione di stazioni di pompaggio per l’irrigazione». OTTOPAGINE

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SEZ. ECONOMIA Taglio alle tasse, alleggerite le aliquote Irpef: più benefici per il ceto medio Accordo tra i partiti, ma critiche da Confindustria e sindacati

26 Novembre 2021, 12:07pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. ECONOMIA Taglio alle tasse, alleggerite le aliquote Irpef: più benefici per il ceto medio Accordo tra i partiti, ma critiche da Confindustria e sindacati

INSERITO DA ANGELA CECERE Accordo fra i partiti di maggioranza per il taglio delle tasse. Gli 8 miliardi previsti in manovra dal governo verranno destinati a ridurre Irpef (a beneficio soprattutto del ceto medio) e Irap. In particolare, gli scaglioni Irpef (con relative aliquote) scendono da 5 a 4. La fascia di reddito fino a 15mila euro resta con un’aliquota del 23%, quella fra 15mila e 28mila scende dal 27% al 25% le due fasce successive finora esistenti vengono accorpate in una sola che va da 28mila a 50mila euro e che verrà tassata per il 35% (prima era il 38%). Per i redditi oltre 50mila euro l’imposta sarà al 43%. èSecondo i primi calcoli a beneficiare del taglio, a partire dal 2022, saranno soprattutto i redditi fra 30 e 60mila euro lordi l’anno (circa 7 milioni di contribuenti) che potrebbero avere dei risparmi fino a 700 euro annui. Le stime fatte dai consulenti del lavoro dicono che chi ha un reddito lordo fino a 20mila euro potrà risparmiare circa 100 euro, chi ha un reddito da 30mila euro ne risparmierà 300. Una famiglia con due lavoratori e un reddito complessivo di 45mila euro risparmierà circa 300 euro (150 per ogni lavoratore). Il riordino dovrebbe assorbire anche il bonus Renzi da 100 euro erogato in busta paga. Al taglio dell’Irap andrà solo un miliardo: la tassa viene abolita per lavoratori autonomi e ditte individuali (circa 850mila i soggetti interessati). I partiti di maggioranza esprimono soddisfazione anche se l’intesa dovrà avere il placet del governo. L’accordo però scontenta sia Confindustria che i sindacati. Per gli industriali «queste scelte mostrano una mancanza di visione per il futuro dell’economia del Paese». Per i sindacati invece la revisione delle aliquote non risponde alle esigenze di lavoratori e pensionati. «Meglio sarebbe – suggerisce la Uil - un taglio delle tasse realizzato attraverso le detrazioni fiscali». Industriali e organizzazioni sindacali chiedono al governo un incontro urgente perché l’intesa «non ha coinvolto le parti sociali».

LEGGO

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SEZ. ECONOMIA Nel 2021 creati 603 mila posti di lavoro Nei mesi autunnali sono tuttavia cresciute lievemente anche le assunzioni a tempo indeterminato

25 Novembre 2021, 11:57am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. ECONOMIA Nel 2021 creati 603 mila posti di lavoro Nei mesi autunnali sono tuttavia cresciute lievemente anche le assunzioni a tempo indeterminato

INSERITO DA ANGELA CECERE Nel periodo che va dal primo gennaio 2021 alla fine di ottobre sono stati creati oltre 603.000 posti di lavoro, a fronte dei 105.000 del 2020 e dei 411.000 del 2019. E' quanto emerge dalla sesta Nota congiunta Banca d'Italia-ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La creazione di posti di lavoro è sostenuta ancora largamente dall'occupazione a termine. Nei mesi autunnali sono tuttavia cresciute lievemente anche le assunzioni a tempo indeterminato, tornate a ottobre sui livelli pre-pandemici. La dinamica delle posizioni a tempo indeterminato ha sostenuto la mobilità complessiva del mercato del lavoro, incentivando i passaggi da un impiego permanente a un altro. A questo fenomeno è ascrivibile buona parte della crescita delle dimissioni volontarie di lavoratori a tempo indeterminato osservate dalla primavera. La lieve ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato ha contribuito al miglioramento dei saldi occupazionali soprattutto al Centro Nord e tra la popolazione maschile, dove l'incidenza del lavoro permanente è tradizionalmente maggiore. Al contrario il numero di nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato destinati alle donne ha ristagnato. Il numero di licenziamenti rimane modesto anche a settembre e ottobre. Nei settori interessati dallo sblocco del 31 ottobre, nei primi 15 giorni di novembre il tasso di licenziamento è rimasto sostanzialmente in linea con quello osservato prima della pandemia. I licenziamenti sono rimasti su livelli contenuti anche in settembre e ottobre (59.000 contratti cessati con questa causale, il 37 per cento in meno rispetto agli stessi mesi del 2019; Figura 3.a). Secondo i dati preliminari disponibili, nei primi quindici giorni di novembre si è rilevato invece un aumento dei licenziamenti nei settori in cui il blocco è scaduto il 31 ottobre (servizi e industria dell'abbigliamento, del tessile e delle calzature). La crescita, analogamente con quanto osservato dopo lo sblocco del 30 giugno in gran parte della manifattura e nelle costruzioni, potrebbe riflettere esuberi già previsti nei mesi precedenti. Nonostante tale aumento il tasso di licenziamento non si è discostato dai livelli precedenti la pandemia. Penalizzata nella prima fase della pandemia anche dagli accresciuti carichi familiari, la dinamica dell'occupazione femminile ha gradualmente recuperato nel corso del 2021, ma soprattutto grazie a contratti di lavoro temporanei, molti dei quali sono scaduti nei mesi autunnali: tra le donne oltre l'82 per cento dei posti di lavoro creati nel 2021 erano a termine (72 per cento tra gli uomini). Il lieve incremento del lavoro permanente ha invece favorito, seppur di poco, l'occupazione maschile: a settembre e ottobre le assunzioni a tempo indeterminato tornavano sui livelli pre-pandemici tra gli uomini mentre tra le donne erano di oltre il 3 per cento inferiori rispetto al 2019.

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SEZ ECONOMIA COOPERATIVE SOCIALI. Legge 381: partire dalle origini per leggerne il futuro

24 Novembre 2021, 18:39pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Carlo Borgaza, presidente Euricse

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA In questo mese di novembre, la legge sulla cooperazione sociale – la 381 del 1991 – che, insieme con la 266 sul volontariato organizzato ha contribuito a disegnare il Terzo Settore italiano così come oggi lo conosciamo, compie trent’anni. Una buona occasione per tentare una valutazione del 'valore aggiunto' apportato da questa particolare forma di cooperazione e per far luce su alcune interpretazioni tanto diffuse quanto discutibili. Mentre nessuno mette più in dubbio la rilevanza economica, sociale e occupazionale del fenomeno, vi è non poca confusione sulle ragioni che ne hanno determinato lo sviluppo e, di conseguenza, su quale sia il suo potenziale, sia nei più tradizionali servizi di welfare e di inserimento lavorativo che in nuovi ambiti. A ben vedere questa confusione dipende da diverse cause: dal ricorso a schemi interpretativi validi per altri contesti, in particolare quello anglosassone, che hanno praticato su vasta scala politiche di privatizzazioni o esternalizzazioni di servizi sociali prima pubblici; dalla convinzione smentita dai dati che tutto il settore sia interamente dipendente da risorse pubbliche, dall’idea dura a morire che la realizzazione e la gestione dei servizi di intesse generale siano compito esclusivo dello Stato e che se nascono e si sviluppano iniziative di welfare private è necessariamente a causa di una riduzione delle risorse pubbliche. Per evitare di dare per scontate queste interpretazioni è utile ripercorre la storia, ricordando soprattutto il contesto storico, politico, culturale in cui volontariato e cooperazione sociale si sono formati e diffusi. Un contesto caratterizzato, da una parte, da un sistema di welfare squilibrato e sostanzialmente privo dei servizi sociali pubblici in grado di dare risposte ai bisogni sia conclamati che emergenti e, dall’altra, da una diffusa volontà di partecipazione e da un’ampia disponibilità al coinvolgimento nella costruzione di una società più aperta e inclusiva. Le due leggi, in particolare quella sulla cooperazione sociale, non hanno creato nulla: hanno semplicemente riconosciuto e regolamentato due fenomeni ideati e sviluppati dal basso, da gruppi di cittadini decisi ad affrontare i problemi sociali trascurati dal sistema di welfare. Se poi nel corso degli anni ’90 le amministrazioni locali hanno iniziato a sostenere finanzia- riamente queste realtà è perché si sono rese conto che i servizi offerti erano ormai necessari a garantire la tenuta delle rispettive comunità. La cooperazione sociale, quindi, non solo non ha rappresentato il beneficiario di inesistenti – e impossibili visto che non c’era una offerta consolidata di servizi pubblici – politiche di privatizzazione, ma ha attirato risorse pubbliche sui bisogni da essa serviti. Se oggi una parte della cooperazione sociale è o sembra essere dipendente dalla pubblica amministrazione è a seguito delle dissennate modalità competitive con cui a partire dagli anni 2000 sono stati gestiti i rapporti contrattuali. Solo se si considera tutta la storia e non solo quella degli ultimi anni si possono quindi apprezzare le innovazioni e il 'valore aggiunto' della cooperazione sociale e della legge che l’ha riconosciuta, innovazioni che si sono affermate anche fuori dai confini italiani. La cooperazione sociale ha inoltre contribuito significativamente a modificare il sistema di welfare italiano spingendolo verso il potenziamento dell’offerta di servizi, creando così anche posti di lavoro aggiuntivi, spesso sottratti all’economia famigliare o informale, e a vantaggio soprattutto della manodopera femminile. La cooperazione sociale – e non la società benefit – è la prima e più diffusa forma di impresa che, per legge e statuto, opera nell’interesse esclusivo non solo dei suoi proprietari, ma della comunità e in particolare dei soggetti più deboli. Non da ultimo, permettendo la presenza di soci volontari, e non ponendo veti alla assunzione del ruolo di socio a qualsiasi portatore di interesse, la 381 ha modificato la governance cooperativa in senso multi-partecipativo. Infine il riconoscimento della cooperazione sociale ha aperto la strada a quello dell’impresa sociale e successivamente alla rivalutazione dell’economia sociale a livello europeo, e ha contribuito a partire dal lavoro del network EMES a dar vita ad un filone di teorica ed empirica, pluralista nelle discipline e metodologie, intorno ai concetti di impresa sociale. Rileggere la storia e tornare alle origini del fenomeno, serve anche per guardare al futuro. La riforma del Terzo Settore e al suo interno l’art. 55, aprono nuovi spazi nelle modalità di collaborazione con la pubblica amministrazione attraverso la co-programmazione e la co-progettazione. Inoltre essa consente di ampliare gli ambiti di attività, anche nella forma della 'cooperativa impresa sociale' applicando ad essi quelle formule imprenditoriali integrate con la comunità, capaci di individuare i nuovi bisogni del territorio e di convogliare le energie disponibili, che la cooperazione sociale proponeva e realizzava ben oltre trent’anni fa. AVVENIRE

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