GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Finalmente entra in vigore il nuovo Contrassegno unico disabili europeo.
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Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it
Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Grazie a una collaborazione tra l’AIPD di Perugia (Associazione Italiana Persone Down) ed “Eurochocolate”, il Festival Internazionale dedicato alla cultura del cioccolato, che si terrà dal 15 al 24 ottobre a Bastia Umbra (Perugia), 20 giovani con sindrome di Down saranno convolti durante l’evento con mansioni di accoglienza e animazione. Inoltre, all’interno del laboratorio di cioccolateria “Costruttori di Dolcezze”, parteciperanno alla nascita e alla produzione del prodotto “TOP +”, il cui ricavato, durante la manifestazione, contriubuirà a supportare i progetti della stessa AIPD di Perugia
I giovani con sindrome di Down dell’AIPD coinvolti nella manifestazione “Eurochocolate” (©AIPD-Associazione Italiana Persone Down)
Ha preso il via nel settembre scorso un progetto di collaborazione tra l’AIPD di Perugia (Associazione Italiana Persone Down) ed Eurochocolate, il Festival Internazionale dedicato alla cultura del cioccolato, che si svolgerà quest’anno presso il Centro Fiere di Bastia Umbra (Perugia) dal 15 al 24 ottobre. A tal proposito, venti giovani con sindrome di Down saranno convolti durante l’evento con mansioni di accoglienza e animazione presso le aree ludiche e didattiche. Inoltre, all’interno del laboratorio di cioccolateria Costruttori di Dolcezze, parteciperanno alla nascita e alla produzione del prodotto TOP +, venduto durante la manifestazione e il cui ricavato contribuirà a supportare i progetti della stessa AIPD di Perugia.
I giovani coinvolti hanno partecipato in questi mesi a una prima sessione formativa presso la sede di Eurochocolate, con la visita al laboratorio di cioccolateria, la preparazione e il confezionamento delle tavolette sotto la guida dei maestri cioccolatieri, oltreché a una riunione dedicata a far conoscere loro l’organizzazione dell’evento di cui saranno parte integrante.
«A nome di tutti i familiari che hanno accompagnato le ragazze e i ragazzi della nostra Associazione presso la sede di Eurochocolate – ha dichiarato Ferdinando Valloni, presidente dell’AIPD di Perugia -–, vogliamo ringraziare Eugenio Guarducci, presidente della manifestazione, e il suo team, per l’accoglienza ricevuta e per l’importante l’opportunità che stiamo costruendo insieme, a favore di persone che meritano di essere coinvolte in momenti di concreta integrazione con il mondo del lavoro».
«È stata una gioia – ha affermato dal canto suo lo stesso Guarducci – accogliere una delegazione così motivata ed entusiasta. Il cioccolato ha mostrato ancora una volta le sue doti di versatilità ed empatia, che questa collaborazione con l’AIPD riuscirà senz’altro a valorizzare al meglio». (S.B.) SUPERANDO

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Nell’àmbito della Strategia Europea per la Parità di Genere 2020-2025, la Commissione Europea ha avanzato una proposta di Direttiva volta a garantire la trasparenza salariale e la stessa retribuzione per identici lavori. Un successivo progetto di relazione ha modificato alcune parti del testo precedente, tenendo conto anche dell’intensa azione di pressione svolta dal Forum Europeo sulla Disabilità e dalla Lobby Europea delle Donne, per far sì che il provvedimento finale prenda in considerazione alcune specifiche questioni relative alla condizione delle lavoratrici con disabilità
Nell’àmbito della Strategia Europea per la Parità di Genere 2020-2025, la Commissione Europea ha avanzato nel marzo scorso una proposta di Direttiva volta a garantire la trasparenza salariale e la stessa retribuzione per identici lavori (Proposta di Direttiva volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi).
Successivamente, i correlatori della Direttiva stessa hanno adottato un progetto di relazione contenente una serie di modifiche che tengono conto concretamente anche dell’intensa azione di pressione svolta in questi mesi dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, e dall’EWL, la Lobby Europea delle Donne, per far sì che il testo prendesse in considerazione alcune specifiche questioni relative alla condizione delle donne con disabilità.
A tal proposito, entrambe le organizzazioni hanno prodotto un proprio ampio documento di istanze (per quello dell’EWL la parte riguardante le donne con disabilità è stata elaborata da Luisella Bosisio Fazzi, consigliera dell’EDF). Quello del Forum Europeo sulla Disabilità (disponibile in inglese a questo link), oltre a porre come base necessaria di lavoro la disaggregazione dei dati e delle statistiche per genere, età e disabilità, ha fissato in particolare i seguenti tre punti chiave, che dovranno entrare nel testo finale, ovvero:
1. La Direttiva dovrà introdurre un approccio intersezionale, anche attraverso il riconoscimento di forme multiple di discriminazione e di misure utili a valutare e riconoscere il divario retributivo di genere e disabilità. A tal proposito si dovrà appunto inserire una disposizione specifica sulla valutazione delle forme intersezionali e multiple di discriminazione da parte dei Giudici Nazionali e delle Autorità competenti.
2. Gli obblighi di trasparenza retributiva dovranno applicarsi a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda/organizzazione e dalle tipologie di impiego. E dovranno applicarsi anche nei laboratori protetti in cui possono lavorare donne con disabilità, in particolare donne con disabilità intellettiva, così come in àmbito di lavoro a tempo parziale.
3. Le varie informazioni sulla trasparenza retributiva dovranno essere disponibili a tutte le persone con disabilità in una varietà di comunicazioni e formati accessibili e di facile lettura e comprensione.
Il testo finale della proposta di Direttiva verrà in seguito sottoposto all’esame politico del Parlamento e del Consiglio Europeo, nella prima metà del 2022, dopodiché, quando le tre Istituzioni avranno raggiunto un’intesa e il provvedimento sarà entrato in vigore, gli Stati Membri avranno due anni di tempo per recepirlo nei propri ordinamenti nazionali. (S.B.)
Ringraziamo Luisella Bosisio Fazzi per la collaborazione.
SUPERANDO

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Sebbene siano passati otto anni dall’entrata in vigore del DPCM che ha disciplinato l’ISEE e sebbene molti Comuni siano già stati condannati, le persone con disabilità e le loro famiglie sono ancora costrette a rivolgersi ai tribunali per vedere riconosciuti i propri diritti»: lo dichiara Alessandro Manfredi, presidente della Federazione lombarda LEDHA, commentando la Sentenza con cui il TAR della Lombardia ha condannato il Comune di Cisliano (Milano), per non avere rispettato la normativa regionale e nazionale sulla compartecipazione alla spesa dei servizi per le persone con disabilità
Dal canto suo, il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi aveva insistito sul fatto che quel Comune non potesse in alcun modo indicare regole diverse da quelle dettate dalla normativa nazionale sull’ISEE, al fine di determinare la capacità economica dell’assistito e, di conseguenza, la quota di compartecipazione alla spesa. I legali, inoltre, hanno insistito sul fatto che era totalmente illegittimo fare riferimento all’articolo 433 del Codice Civile, quale giustificazione per non far fronte alla compartecipazione alla spesa del servizio per la persona.
Come sottolineato dal Presidente della LEDHA, casi del genere, purtroppo, si sono ripetuti frequentemente negli ultimi anni in numerosi Comuni lombardi, che pur in presenza di una normativa sin troppo chiara, continuano a chiedere alle persone con disabilità di presentare l’“ISEE ordinario” anziché quello “ristretto” (si legga nel box in calce un approfondimento su tali concetti), per determinare i livelli di compartecipazione alla spesa.
«Addirittura – commenta Laura Abet, legale del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi – si fa riferimento al diritto agli alimenti, che sono prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trova in stato di bisogno economico, ma che sono un diritto personalissimo, intrasmissibile, irrinunciabile e azionabile solo dalla persone stessa, non dal Comune».
«Il testo di questa Sentenza del TAR – conclude Francesco Trebeschi – è estremamente chiaro, affermando ancora una volta con nettezza che i Comuni non possono discostarsi dalla normativa nazionale sull’ISEE. E nello specifico di questo provvedimento, è particolarmente significativo il fatto che il TAR abbia condannato il Comune anche al rimborso delle spese in giudizio a favore del ricorrente per un importo di 4.000 euro, proprio a voler segnare, diversamente dal passato, che ormai la giurisprudenza è univoca nel considerare tali questioni come un’evidente disapplicazione della normativa nazionale e come tale, sanzionabile non solo di dichiarazione di illegittimità ma anche non più passibile di compensazione delle spese, come invece spesso accade con la Pubblica Amministrazione». (S.B.)
Oltre ad ulteriori informazioni, l’Ufficio Stampa della LEDHA (ufficiostampa@ledha.it) può fornire anche il testo della Sentenza di cui si parla nel presente contributo.
L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) serve a fornire una valutazione della situazione economica delle famiglie, tenendo conto del reddito di tutti i componenti, del loro patrimonio e di una scala di equivalenza che varia in base alla composizione del nucleo familiare. Esso tiene conto di particolari situazioni di bisogno, prevedendo trattamenti di favore per i nuclei con tre o più figli o dove siano presenti persone con disabilità o non autosufficienti. L’ISEE è necessario per l’accesso alle prestazioni sociali la cui erogazione dipende dalla situazione economica familiare.
L’ISEE ordinario (o “standard”) contiene le principali informazioni sulla situazione anagrafica, reddituale e patrimoniale del nucleo familiare. Questo tipo di Indicatore vale per la maggior parte delle prestazioni.
L’ISEE socio sanitario (o “ristretto”) è utile per l’accesso alle prestazioni sociosanitarie, come l’assistenza domiciliare per le persone con disabilità e/o non autosufficienti, l’ospitalità alberghiera presso strutture residenziali e semiresidenziali per le persone che non possono essere assistite a domicilio. Le persone con disabilità maggiorenni possono scegliere un nucleo più ristretto rispetto a quello ordinario. Per esempio, una persona maggiorenne disabile non coniugata e senza figli, che vive con i genitori, in sede di calcolo ISEE può dichiarare solo i suoi redditi e patrimoni.
(fonte: INPS)

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Merita qualche riflessione in più – scrive Marino Bottà – la “Nona Relazione sullo stato di attuazione della Legge 68/99” (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”), riguardante gli anni 2016, 2017 e 2018, a partire dalla considerazione che anche in questo caso i dati raccolti sono poco attendibili, quantitativamente incerti e qualitativamente assenti. Come si potrà dunque riformare il Collocamento Disabili e utilizzare in modo efficace le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, basandosi su quei dati? Ma cerchiamo comunque di essere ottimisti, restando però sempre vigili»
Ora che si sono spente le “luci della ribalta”, merita qualche riflessione in più la Nona Relazione sullo stato di attuazione della Legge 68/99 [la Legge 68/99 reca “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.], depositata in Parlamento all’inizio di quest’anno e riguardante gli anni 2016, 2017 e 2018.
Cominciamo con l’apprezzare il fatto che finalmente disponiamo di dati più recenti che analizzano la situazione del collocamento delle persone con disabilità, in Italia rifacendosi all’anno 2018 e non più ad indagini risalenti ad oltre cinque anni fa, grazie allo sforzo e alla professionalità degli operatori dell’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche ex ISFOL). E tuttavia non possiamo dimenticare che le statistiche diventano dubbie nel momento in cui le fonti non sono credibili e vengono utilizzate da personaggi pubblici che le strumentalizzano a loro piacimento. Del resto l’utilizzatore sa che pochi hanno avuto il tempo, la voglia e la capacità per valutarne la veridicità e le verità nascoste, ciò che assume un peso ancora maggiore in una società come come quella attuale, alla luce del ruolo determinante acquisito dalla comunicazione.
In passato si diceva: «Le parole mentono, i fatti no!». Ora, nell’era della post-verità, le parole e la forza dell’influencer di turno rappresentano spesso le uniche verità assolute.
Dopo queste necessarie premesse dobbiamo prendere atto che anche in questa occasione i dati raccolti sono poco attendibili.
Partiamo ad esempio dagli iscritti al Collocamento Disabili. La relazione si rifà ai numeri trasmessi dai Servizi Provinciali per il Collocamento Disabili, purtroppo non verificati alla fonte. L’INAPP stesso ammette che i dati non sono completi, in quanto non tutte le Province hanno fatto pervenire le informazioni richieste. Ancora più grave è poi il fatto che molti servizi provinciali non hanno mai ripulito gli elenchi e hanno mantenuto tra gli iscritti persone con disabilità provenienti dal vecchio Collocamento Obbligatorio Ministeriale (Legge 482/68), registrati prima dell’anno 2000, oltre ai già collocati, ai trasferiti in altre Province o all’estero, o addirittura ai deceduti.
Altro delicato problema è quello relativo al numero degli iscritti realmente in cerca di lavoro. Molti sono ancora presenti negli elenchi e nelle graduatorie con la convinzione che per percepire pensioni, assegni di invalidità ecc., sia necessario essere iscritti al Collocamento; altri, per motivi di salute non possono lavorare, altri ancora non sono disponibili al lavoro per varie ragioni. Quindi, non sappiamo quante persone con disabilità siano effettivamente in cerca di una occupazione e nemmeno quante siano in possesso di potenziali capacità lavorative. Non esiste infatti una valutazione funzionale e un conseguente e coerente progetto personalizzato di accompagnamento al lavoro. Non è pertanto possibile quantificare quanti siano in attesa di una proposta lavorativa, né come, dove e quando potrà concretizzarsi.
Purtroppo questi problemi non sembrano risolvibili, in quanto i Servizi Provinciali per il Collocamento Disabili non dispongono di figure professionali in grado di fare una valutazione funzionale e un orientamento al lavoro, e tanto meno un accompagnamento al lavoro. Questa situazione non cambierà se si continueranno ad erogare ad esempio i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) agli stessi soggetti che hanno gestito per oltre vent’anni il sistema del Collocamento dei Disabili e la formazione.
Concludendo possiamo solo dire che oggi gli iscritti al Collocamento Disabili sono poco più di un milione, e che non disponiamo di dati quantitativi certi, mentre siamo privi di dati qualitativi. Non si comprende pertanto come si possa riformare il Collocamento Disabili e utilizzare in modo efficace le risorse del PNRR. Ogni azione promossa dal Ministero, infatti, dall’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) e dalle Regioni si baserà sul percepito, sulle sensazioni e sulla narrazione di chi è responsabile della grave situazione attuale. Con una base di partenza di questo tipo diventa altresì difficile essere ottimisti sull’eventuale riforma del Collocamento Disabili, della Legge 68/99 e delle politiche attive a favore delle persone con disabilità.
Credo dunque sia giunto il momento di uniformare le procedure per le iscrizioni. Risulta infatti incomprensibile la difformità territoriale, in merito ai documenti e ai moduli richiesti, alla redazione di elenchi e graduatorie.
La persona con disabilità è per legge tenuta ad iscriversi presso l’ufficio dove è residente e i relativi documenti vengono raccolti in una cartella personale, che quasi sempre viene accatastata assieme ad altre migliaia, mentre i dati personali e le informazioni burocratiche necessarie vengono inseriti in banche dati provinciali o regionali chiuse, non comunicanti fra loro. Eppure Il collocamento mirato doveva differire dal vecchio collocamento obbligatorio anche nella forma: non più numeri anonimi, cartelle polverose accatastate, operatori indisponibili dietro uno sportello ecc; purtroppo, invece, in molti casi è cambiato soltanto il nome, da Collocamento Obbligatorio a Collocamento Mirato, ma la sostanza è rimasta quella di prima.
E tuttavia una soluzione, che ci trova tutti concordi e che il buon senso e i tempi moderni impongono, esiste. Si tratta della Banca Dati Nazionale del Collocamento dei Disabili. Una sorta di “araba fenice” che ogni tanto ricompare, per poi scomparire e lasciare il collocamento pubblico alla penna e al calamaio. Da anni se ne parla, ma non si vede! Com’è possibile mettere mano al sistema del mercato del lavoro, modernizzarlo, renderlo efficace, se i mezzi di registrazione, di verifica e di comunicazione sono rimasti all’era della paleoinformatica? Com’è possibile pensare positivo se ogni iniziativa di rinnovamento è delegata ai vecchi protagonisti e il potenziamento a strutture e strategie già obsolete da tempo? Purtroppo la gestione dei servizi per il Collocamento Disabili sono di competenza delle Regioni e in alcuni casi delle Province, ciò che ha creato un sistema estremamente articolato e difforme, che varia da territorio a territorio. In alcune Province, infatti, il Collocamento Disabili coincide con il Centro per l’Impiego, in altre vi sono strutture apposite, chiamate in vario modo (Collocamento Disabili, Collocamento Mirato, Servizi per l’Occupazione Disabili ecc.). Tutto questo, ovviamente, è causa di un’estrema confusività che investe le persone con disabilità, le aziende e gli stessi uffici preposti.
In attesa di tempi migliori, sarebbe possibile e utile realizzare la fantomatica Banca Dati Nazionale, semplificare e uniformare le modalità di accesso al Collocamento Disabili, uscendo dall’ambiguità, dall’immobilismo e dai comodi alibi giustificati con lo scaricabarile delle proprie responsabilità. La Banca Dati Nazionale è una competenza, una necessità e un dovere degli organi centrali del lavoro!
Questa volta, quindi, cerchiamo di essere ottimisti. La realizzazione del PNRR è l’occasione giusta. Restiamo però vigili. Troppe volte, ci siamo illusi!
di Marino Bottà
SUPERANDO

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Fin dai suoi esordi professionali, Rodolfo Dalla Mora, architetto in sedia a rotelle, ha sempre desiderato introdurre in Italia la figura del Disability Manager, una sorta di “facilitatore” nei confronti delle persone con disabilità e i soggetti fragili, già presente in alcuni paesi stranieri, seppur operante in ambiti molto ristretti. Nel 2011, ci riuscì all’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza. Il nuovo professionista avrebbe offerto ai pazienti con disabilità ricoverati, e non, e ai loro familiari un aiuto nell’adattamento ambientale, informazioni di tipo fiscale e tecnico (come l’adeguamento dei veicoli) e l’inserimento lavorativo. Sulla base di tale esperienza, nello stesso anno, Dalla Mora fondò la S.I.Di.Ma (Società Italiana Disability Manager), società scientifica e associazione senza fini di lucro impegnata nella formazione e nella promozione di questa figura professionale a livello nazionale. Per le attività formative, la S.I.Di.Ma ha coinvolto una decina di università pubbliche italiane, in particolare l’Università di Roma Tor Vergata e l’Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, dove sono stati istituiti Master di primo e secondo livello. Secondo Dalla Mora, il Disability Manager è “una competenza inserita in una professionalità già consolidata”. “Col tempo- spiega Dalla Mora – la S.I.Di.Ma si è organizzata per avere un rappresentante in ogni regione, inoltre ha stipulato accordi con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) con CONFIMI (Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata) e con il CNOAS (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali). A livello internazionale, invece, è iscritta al Registro Europeo della Trasparenza ed è iscritta all’EASP, l’Associazione Europea dei fornitori di servizi alle persone con disabilità”. Data miliare è il 20 giugno 2020, giorno in cui la S.I.Di.Ma. ha presentato il “Manifesto del Disability Manager”, testo in cui vengono definite e meglio precisate le competenze, i ruoli e le specificità di questa figura. È un professionista adeguatamente remunerato, ricopre un ruolo di supervisore in diversi ambiti, come l’accessibilità, la mobilità, l’organizzazione nelle aziende, l’inclusione nella scuola e le opportunità nel lavoro, facendo rispettare i punti della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità. Lo si può definire, pertanto, come una sorta di stratega d’impresa che riesce a coniugare, in modo soddisfacente, le esigenze dei dipendenti con disabilità e le necessità delle aziende. La validità di questa figura professionale è stata ribadita nel Convegno “2011 – 2021: Storia, impegno e futuro del Disability Manager”, durante il quale è stata istituita una Giornata Nazionale che avrà cadenza annuale per verificare l’effettivo inserimento nei vari ambiti a livello nazionale, secondo le regole del Manifesto. Oltre a tutto questo impegno, la stessa S.I.Di.Ma. ha approvato la creazione di un premio Internazionale indirizzato ai professionisti, alle istituzioni, alle aziende, sia pubbliche, sia private, e ai singoli cittadini che si impegnano per la promozione di una nuova cultura basata sull’inclusione. di Anna Maria Gioria InVisibili Blog
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INSERITO DA MORENA MOTTA Segnaliamo una notizia importante riguardante le due misure che erano state introdotte durante la pandemia da Coronavirusmper offrire maggiori tutele ai lavoratori fragili, tra i quali anche lavoratori con certificazione di handicap grave (legge n. 104 del 1992 articolo 3 comma 3), ovvero l'equiparazione al ricovero ospedaliero del periodo di assenza dal servizio e la possibilità di svolgimento del lavoro in modalità agile.
Le tutele, previste dell’ articolo 26 del Cura Italia (poi convertito dalla Legge 24 aprile 2020, n.27), dopo essere state introdotte a marzo dello scorso anno, erano state prorogata di volta in volta e, recentemente, solo in parte.
Ora il testo della Legge di conversione del DL 122/2021 (il cd. ‘Decreto Green pass’), ovvero la L. 133/2021 pubblicata in GU il 1° ottobre 2021 n. 235 interviene con l’ Art. 2 - ter - Disposizioni di proroga in materia di lavoratori fragili:
1. All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 481, le parole: «30 giugno 2021» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2021»;
Viene quindi proroga fino al 31 dicembre 2021 (termine dello stato di emergenza) anche l’equiparazione a ricovero ospedaliero del periodo di assenza dal lavoro prescritto dal medico del lavoratore, pubblico o privato, che abbia:
a) riconoscimento di Legge 104, articolo 3 comma 3 oppure
b) di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita.
Ricapitolando, quindi:
fino al 31 dicembre 2021 i lavoratori fragili possono accedere a due misure:
1. l’accesso al lavoro agile (anche attraverso l'adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.
2. Accesso alla Assenza equiparata al ricovero (laddove non sia possibile lo svolgimento del lavoro in modalità agile), che deve essere prescritto dal medico curante.
In questo caso, il periodo di assenza ricade nella tutela della malattia, con il riconoscimento della prestazione economica (indennità di malattia) e della contribuzione figurativa, senza che tale periodo sia computato nel periodo di comporto.
FONTE www.disabili.com

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA "Chiunque anche temporaneamente può diventare 'disabile", per questo serve riprogettare una città senza barriere architettoniche. Una vera smart city" SAVONA. “Una città accessibile a tutti, un ambiente urbano in cui tutti possano esercitare i propri diritti. Noi vogliamo il diritto di poter accedere liberamente in tutti luoghi aperti al pubblico, potersi muovere a piedi nei quartieri senza imbattersi in ostacoli, gradini, barriere”. È questa la proposta di Maria Gabriella Branca, candidata consigliere comunale a Palazzo Sisto per la lista “Sinistra per Savona”, a sostegno della coalizione di Marco Russo, e responsabile giustizia e legalità della Segreteria nazionale di Sinistra Italiana. “Dobbiamo attuare il diritto ad utilizzare i mezzi pubblici grazie agli annunci vocali o grazie alla possibilità di accesso con sedia a rotelle, il diritto a muoversi in sicurezza, con attraversamenti pedonali sicuri per tutti i cittadini – spiega Branca -. Vogliamo progettare servizi di prossimità per chi l’emergenza continua a viverla, il diritto di accedere al servizio taxi o di poter avere servizi di prossimità”. “Oggi Savona non è una smart city, sono troppe le barriere architettoniche, anche negli edifici pubblici della città – sottolinea la candidata di Sinistra per Savona -. L’obiettivo della nostra lista è quello di creare un ambiente urbano con ‘barriere zero’, riqualificando la viabilità, i marciapiedi, rispettando perfettamente gli standard di accessibilità”. “A tal proposito ecco qualche spunto concreto: abbattere le barriere per accedere a tutti i luoghi ed edifici pubblici; poter prendere un autobus con gli annunci vocali sia in fermata che sui mezzi fare in modo che ogni autobus sia accessibile da chi sale in sedia a rotelle (senza dover attendere un orario); incentivare il servizio taxi con autovetture che possano accogliere le persone su carrozzine elettriche; avviare progetti di integrazione con le associazioni per incentivare i servizi d’accompagnamento alla persona; attuare servizi di prossimità per i servizi sanitari”. “Il tema dell’accessibilità di una città riguarda tutti, perché non bisogna dimenticare – conclude Branca – che il disagio delle barriere architettoniche oltre a colpire le persone con disabilità permanenti colpisce anche chi ha qualche problema temporaneo a deambulare per un infortunio, un genitore con il passeggino e potenzialmente un domani potrebbe colpire ognuno di noi”. IVG.it del 01/10/2021

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Abbiamo fatto un giro per testare il cuore della città, ad accompagnarci il presidente dell' Associazione mutilati e invalidi civili BOLOGNA. Barriere praticamente invisibili per i cosiddetti "normodotati" che per i disabili in carrozzina, con difficoltà di deambulazione o ipovedenti, diventano motivo per evitare alcune zone cittadine o, addirittura, per non prendere un bus. Bologna Today ha fatto un piccolo test del centro storico insieme agli esperti dell'Anmic Bologna - Associazione mutilati e invalidi civili -, il presidente Mauro Pepa e l'architetto Roberto Rizzo. Mentre in periferia gli interventi sull'accessibilità sono "abbastanza soddisfacenti, perché le strade sono larghe e i marciapiedi ampi - spiega Rizzo, tutt'altra storia nel centro storico, dove - le strade sono strette". Qual è il problema maggiore che il disabile deve affrontare? "Le fermate degli autobus - afferma l'architetto Rizzo - soprattutto dove ci sono i portici. Senza marciapiede, la rampa è molto ripida e la carrozzina non riesce a salire". Un esempio è via San Vitale, dove praticamente nessuna fermata è agevole per un disabile in carrozzina: "La strada è molto stretta - continua Rizzo - si tratta di problemi di progettazione notevoli, me ne rendo conto". "Dopo la segnalazione al Comune di Amnic uno scivolo in via Indipendenza ora è unano, quindi servono - osserva Mauro Pepa. "Chiediamo che venga finalmente istituito il Peba, Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche - conclude l'architetto Rizzo - che ogni comune dovrebbe avere dal 1992, anno della promulgazione della legge 104". E poi, no ai passaggi pedonali che cominciano e finiscono con un ostacolo, come in via Indipendenza, bene l'ingresso in Sala Borsa, bocciato il servoscala in San Petronio, no alle scale non segnalate, alle rampe troppo strette e corte, no agli ingressi laterali o dal retro. Cosa chiedono le associazioni disabili al nuovo sindaco? "Non mancano le leggi e le idee nel Paese e negli Enti Locali a destra, al centro o a sinistra per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità - È sempre mancata l’azione, di chiunque abbia amministrato - fa notare Pepa - A Bologna 5 anni fa, 27 associazioni della Consulta comunale per il superamento dell’handicap racchiusero in 11 punti le richieste prioritarie in testa ai quali era la creazione della figura del Disability manager o garante della disabilità se si preferisce, quale amalgamatore e catalizzatore e controllore della coerenza e realizzazione degli interventi comunale. Ciò che è mancato all’efficacia della sua azione sono state la mancata formazione e coordinamento degli apparati comunali, la mancata dotazione di un budget e di risorse umane a disposizione del DM. Anmic e per quanto mi risulta anche le Associazioni della Consulta comunale ritengono che confermare la figura del DM attribuendogli budget e risorse umane sia, a Bologna, la chiave per permettere a tutti i cittadini a partire dalle persone disabili una vita degna di essere vissuta in una città progettata e realizzata a misura dell’uomo minimo. Ai candidati sindaci Anmic e il Presidente della Consulta chiede se si impegnano a confermare la figura del DM a dotarlo di budget e risorse umane e quali garanzie diano a riorganizzare e progettare Bologna e la Città Metropolitana a misura di tutti i cittadini per una vita degna di essere vissuta". Bologna Today

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA RIMINI. A lanciare la proposta sono Palmiro D'Addario e Giovanni Cancellieri, persone con disabilità, in corsa per il consiglio comunale di Rimini che invitano i candidati alla carica di primo cittadino a "provare" cosa significhi girare per la città con la carrozzina per far toccare con mano i problemi dei portatori di handicap alle prese con buche e marciapiedi dissestati. "Sarà innanzitutto una bella esperienza di carattere umano e sociale - commentano i promotori dell'iniziativa - chi avrà la responsabilità di governare la città nei prossimi anni deve poter rendersi conto che per chi è in carrozzina qualsiasi buca diventa fonte di fastidio e di difficoltà". Un gradino, un rialzo anche di pochi centimetri. Una rampa per carrozzine che finisce su un posteggio. Una fioriera o un palo nel bel mezzo del marciapiede, un dissuasore mobile non segnalato. Un percorso sconnesso, con buche e mattonelle rotte, saliscendi senza apparente senso. Sono ostacoli quotidiani che per i disabili diventano muri insormontabili, per superare i quali si necessita l'aiuto di qualcuno, minando così la propria indipendenza e possibilità di affrontare, come qualsiasi altro cittadino, il mondo che ci circonda, sia esso anche banalmente il paese in cui si vive. Il buon senso a volte non è sufficiente per dare risposte concrete alle esigenze e aspettative dei cittadini con disabilità; per questo è bene mettersi nei loro panni. Affrontare la realtà come sono costretti a farlo loro. E' questo il senso di un'iniziativa che si svolge il 30 settembre prossimo nel pomeriggio (dalle 16) a Viserbella davanti alla casa di cura Villa Salus. Un'esperienza, quella di essere "Disabile per un'ora" che permetterà di comprendere meglio e davvero dove occorre intervenire per rendere la propria città a misura di tutti. "È un’esperienza che non si capisce, se non la si vive in prima persona - ribadisce D'Addario - quella della sedia a rotelle è una prospettiva che permette di capire dove bisogna intervenire sia con opere strutturali, sia con adeguata segnalazione. Sono una persona disabile. Un disabile che insieme a tutti gli altri sinceramente non ne può più di marciapiedi sconnessi, di rampe con una pendenza maggiore di 50% (che servirebbe il brevetto da scalatore per affrontarle) e di grandi, piccoli gradini presenti dovunque".RIMINI TODAY