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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DI MARTINO Le barriere architettoniche in stazione? Sono una discriminazione diretta

26 Dicembre 2021, 18:36pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Lo ha riconosciuto il Tribunale di Bologna, che ha condannato Rfi alla rimozione entro sei mesi degli ostacoli individuati, alla corresponsione di un risarcimento simbolico, alle spese legali e alla pubblicazione dell'ordinanza su quotidiani di tiratura nazionale a proprie spese BOLOGNA. Linea ferroviaria Bologna-Porretta, fermata Borgonuovo: la banchina è troppo bassa, nonostante i treni siano ribassati o dotati di piattaforme e pedane. Una situazione che, di fatto, rende la fermata inaccessibile per le persone con disabilità (ma anche per i passeggini, gli anziani con ridotta mobilità, in generale per tutte le persone in condizioni di fragilità motoria). Un disagio che che è stato preso in mano dal Servizio antidiscriminazione di Sidima, la Società italiana disability manager. Le prime risposte fornite dalla Rete ferroviaria italiana - il Piano d'impresa non lo prevede, la stazione non è una stazione ma una fermata, il flusso di persone non giustifica l'investimento - non sono state ritenute adeguate. "Non vi è dubbio che la discriminazione posta in essere dal resistente abbia comportato all'interessato un danno di natura non patrimoniale, ravvisabile nell'oggettiva lesione di valori della personalità umana costituzionalmente protetti - commenta Fulvia Casagrande, avvocato di Sidima del foro di Bologna -. È evidente che l'inesistenza di ausili idonei a superare la barriera architettonica quali ascensori, montascale, rampe o scivoli, costituisca un oggettivo impedimento ad avvalersi del servizio pubblico di trasporto per una persona con una disabilità motoria, ravvisandosi dunque una discriminazione diretta". In particolare, spiega Casagrande, si è cercato di far applicare la Costituzione e, in questo caso specifico, soprattutto la "misconosciuta legge 67/2006 che prevede proprio all'art.2 che si realizzi discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga. Ma ci sono anche le più subdole discriminazioni indirette o le molestie, che per tanti diventano pane quotidiano e rospi amari da mandar giù. Anche queste vengono contrastate dalla legge". Così, il Tribunale di Bologna, presso cui è stata esposta la denuncia, ha condannato Rete ferroviaria italiana alla rimozione entro sei mesi delle barriere architettoniche individuate, alla corresponsione di un risarcimento simbolico, alle spese legali e alla pubblicazione dell'ordinanza su quotidiani di tiratura nazionale a proprie spese. "È importante conoscere che ci sono strumenti che ci aiutano e persone che ci supportano - conclude Rodolfo Dalla Mora, presidente di Sidima -. E se anche Rfi avesse bisogno di un disability manager? Noi siamo disponibili a formare professionisti specializzati". di Ambra Notari Redattore Sociale

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DI MARTINO Stazione senza barriere, Centis impegna la Regione

26 Dicembre 2021, 18:29pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

attraversamento ferroviario a livello senza barriere

INSERITO DA MIKI PAPPACODA CASARSA . «È incredibile che, nel 2021, in Friuli ci siano ancora stazioni ferroviarie di difficile accesso alle persone con disabilità. È importante che la Regione chieda l'intervento di Rete ferroviaria italiana (Rfi) per risolvere al più presto i problemi che creano disagi all'utenza di Casarsa e di tutte le stazioni ferroviarie della nostra Regione. Spiace constatare, come molte siano in ritardo nel superamento degli ostacoli che impediscono una piena autonomia delle persone diversamente abili». Così si è espresso Tiziano Centis, capogruppo dei Cittadini, nel presentare un ordine del giorno (accolto dalla Giunta regionale) durante la discussione della manovra finanziaria in aula. «In più occasioni - ha aggiunto il consigliere regionale espressione dei civici - l'associazione Laluna e il Comune di Casarsa hanno denunciato pubblicamente l'impossibilità dei disabili ad accedere in autonomia ai treni della stazione ferroviaria, dove mancano sollevatori, rampe, scivoli e pendenze che consentirebbero alle persone in carrozzina di muoversi autonomamente per raggiungere i treni. Per rendere le stazioni ferroviarie davvero a misura di tutti, sarebbe necessario migliorare le infrastrutture con interventi strutturali quali l'innalzamento dei marciapiedi a 55 centimetri dal piano dei binari, la riqualificazione dei sottopassaggi pedonali, la realizzazione di nuove rampe di accesso, l'attivazione di ascensori, l'installazione di percorsi e mappe tattili per persone cieche, oltre la realizzazione di nuove pensiline e la riqualificazione di quelle esistenti». Pensare a uno sviluppo moderno delle stazioni ferroviarie «non è più un problema rinviabile: tutti i soggetti coinvolti devono fare uno sforzo importante per colmare il divario ancora presente in tante strutture pubbliche. Pare esista il progetto stazioni senza barriere di Rfi - aggiunge Centis - che mira a realizzare, in alcune stazioni d'Italia, un programma pluriennale di interventi di restyling e adeguamenti strutturali e tecnologici: il Friuli Venezia Giulia non dovrà esserne escluso». A fine ottobre, lamentando tutta una serie di disagi patiti nell'accedere alla stazione ferroviaria di Casarsa e nell'usufruire di tutta una serie di servizi, a scendere in campo per chiedere lumi su quali fossero gli interventi previsti per la rimozione delle barriere architettoniche presenti era stata l'associazione Laluna, con una lettera-appello recapitata alla direzione generale di Rfi. Anche l'amministrazione del sindaco Lavinia Clarotto si era messa al fianco del sodalizio in quella richiesta dall'alto senso di civiltà. di Alberto Comisso IL GAZZETTINO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Continuità del sostegno e altre norme, per migliorare l’inclusione scolastica

24 Dicembre 2021, 10:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

23/12/2021: incontro al Ministero dell'Istruzione, presentazione Proposta di Legge FISH

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Continuità didattica dei docenti di sostegno e altre norme che mirano a rendere la scuola finalmente e concretamente inclusiva per tutti gli alunni e le alunne con disabilità: se ne occupa una Proposta di Legge presentata presso il Ministero dell’Istruzione da una delegazione della Federazione FISH, che il sottosegretario Sasso si è impegnato a fare propria. Oltre a specifiche classi di concorso per il sostegno, pur con la possibilità della mobilità professionale, il testo si occupa tra l’altro anche delle scuole paritarie e degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione

23/12/2021: incontro al Ministero dell'Istruzione, presentazione Proposta di Legge FISH

I partecipanti all’incontro presso il Ministero dell’Istruzione, durante il quale la delegazione della FISH ha prersentato la propria Proposta di Legge

Continuità didattica dei docenti di sostegno e altre norme che mirano a rendere la scuola finalmente e concretamente inclusiva per tutti gli alunni e le alunne con disabilità: se ne occupa la Proposta di Legge sulla continuità didattica dei docenti specializzati per il sostegno didattico agli alunni con disabilità e norme varie per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica (il testo integrale è disponibile a questo link), presentata oggi, 23 dicembre, presso il Ministero dell’Istruzione, da una delegazione della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che il sottosegretario Rossano Sasso si è impegnato a fare propria, tramite la sottoscrizione di una dichiarazione d’intenti congiunta.
È proprio guardando alla scuola, dunque, ritenuta dalla FISH uno dei propri settori prioritari d’impegno, che la Federazione chiude il cerchio di un anno come questo 2021, che l’ha vista impegnata in una fitta interlocuzione con le Istituzioni, conseguendo una serie di positivi risultati in àmbito legislativo e non.

A spiegare in cosa esattamente consista la Proposta di Legge è lo stesso presidente della FISH Vincenzo Falabella, presente all’incontro presso il Ministero, insieme, tra gli altri, a Salvatore Nocera, presidente del Comitato dei Garanti della Federazione e a Stefania Stellino, responsabile del Gruppo di Lavoro sulla Scuola nella Federazione stessa. «Si tratta – spiega Falabella – di una proposta normativa presentata a nome dell’intero mondo associativo che mi onoro di rappresentare e che prevede in primo luogo (articolo 1, comma 1) ciò che chiediamo ormai da anni, ma che finora non ha ottenuto ascolto, ovvero l’istituzione di quattro apposite classi di concorso per il sostegno, riguardanti le scuole di ogni ordine e grado, che potranno essere ricoperte solo da docenti specializzati e a tempo indeterminato. Per chi poi desideri spostarsi su una cattedra curricolare per la quale sia abilitato, il testo presentato (articolo 1, comma 3) rende applicabile l’istituto della mobilità professionale, purché i docenti ne abbiano appunto l’abilitazione e sulla base degli annuali appositi concorsi. Ci sembra infatti questa una ragionevole soluzione di compromesso, per venire incontro alle resistenze di molti docenti di sostegno, che si oppongono oggi all’istituzione di specifiche classi di concorso, per non essere “condannati a vita” a fare sostegno, con il conseguente logorio psicologico e professionale».

Tra i vari principi che percorrono i 17 articoli della Proposta di Legge, quello della continuità didattica, come già detto, assume senz’altro un ruolo di primo piano, prevedendo tra l’altro all’articolo 2, che i docenti specializzati a tempo indeterminato per il sostegno didattico non possano, di norma, usufruire della citata mobilità professionale, sino a quando l’alunno con disabilità per il quale siano stati nominati non abbia completato il triennio della scuola dell’infanzia, il primo triennio o il biennio della primaria, il triennio della secondaria di primo grado, il primo triennio o il successivo biennio della secondaria di secondo grado.
Un altro passaggio significativo, quindi, appare quello riguardante le scuole paritarie (articolo 6), nelle quali, rifacendosi agli articoli 3 e 34 della Costituzione, la Proposta di Legge chiede che gli alunni e le alunne con disabilità di esse abbiano diritto, al pari delle scuole statali, ad avere assegnati dallo Stato i docenti per il sostegno e dalle Regioni e dai Comuni gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione.
Di questi ultimi, infine – gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione -, si occupa uno specifico articolo (il 13°), integrando e modificando il Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione e stabilendo in particolare che «gli Enti che forniscono [tali professionisti] siano tenuti a garantirne la continuità educativa per la durata del grado di istruzione frequentata dall’alunno con disabilità». (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Disabilità da lavoro: Inail approva nuovo regolamento

20 Dicembre 2021, 15:09pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Disabilità da lavoro: Inail approva nuovo regolamento

INSERITO DA MORENA MOTTA Il Consiglio di amministrazione dell’Inail ha approvato il nuovo Regolamento per l’erogazione degli interventi per il recupero funzionale della persona, per l’autonomia personale e per il reinserimento nella vita di relazione delle persone con disabilità dopo un infortunio sul lavoro o malattia professionale assistite dall’Istituto.

“Il nuovo Regolamento – sottolinea il presidente dell’Inail, Franco Bettoni – rappresenta un’ulteriore evoluzione del percorso che abbiamo intrapreso per realizzare in modo sempre più efficace la presa in carico delle persone con disabilità da lavoro, mettendo loro a disposizione prestazioni di livello qualitativo sempre più elevato”.

“Con il nuovo Regolamento è stata ampliata – aggiunge Bettoni – la platea dei soggetti destinatari degli interventi, che ora include anche gli infortunati sul lavoro nel periodo di inabilità temporanea assoluta e i familiari degli assistiti limitatamente ad alcuni interventi di sostegno per il raggiungimento di livelli di consapevolezza, di autostima, di autonomia e di adattamento volti a fronteggiare le problematiche conseguenti a un infortunio”.

Il nuovo testo detta anche regole più favorevoli agli assistiti per quanto riguarda il rinnovo dei dispositivi e gli interventi di adeguamento degli immobili per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Gli interventi per l’abbattimento/superamento delle barriere architettoniche in ambito domestico, inoltre, possono essere erogati non solo per la “prima casa” ma anche per altre unità immobiliari nelle quali l’assistito dimori abitualmente, anche se non continuativamente.

Rispetto al testo precedente, il nuovo Regolamento è composto da un numero inferiore di articoli e si caratterizza per un’impostazione significativamente diversa, in quanto detta esclusivamente principi e regole di carattere generale che incidono sui diritti della persona, demandando alla relativa circolare attuativa le disposizioni di dettaglio concernenti le modalità applicative e l’articolazione dei flussi procedimentali.

Il Regolamento è suddiviso in quattro Capi: il primo contiene le disposizioni comuni a tutte le tipologie di interventi, il secondo disciplina quelli per il recupero funzionale della persona, il terzo quelli per l’autonomia nell’ambito domestico e nella mobilità e il quarto gli interventi per il reinserimento nella vita di relazione.

I vari interventi, indipendentemente dal Capo in cui sono collocati, sono individuati ed erogati in una logica unitaria e coordinata. Si può, dunque, ricorrere alla combinazione e integrazione di una pluralità di interventi, anche se afferenti a diverse tipologie, allo scopo di perseguire il massimo recupero possibile dell’integrità psico-fisica dell’infortunato o tecnopatico.

FONTE www.sordionline.com

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Mattarella nomina Alfiere della repubblica un dodicenne, caregiver del padre malato di Alzheimer

16 Dicembre 2021, 14:04pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Mattarella nomina Alfiere della repubblica un dodicenne, caregiver del padre malato di Alzheimer

INSERITO DA MORENA MOTTA “Per l’amore e la cura con cui segue quotidianamente la malattia del padre e lo aiuta a contrastarla. Il suo impegno è quanto mai prezioso” la motivazione al riconoscimento.

Essere caregiver familiare è un impegno gravosissimo, faticoso, totalizzante, estenuante. Immaginate cosa significa esserlo a 12 anni. E’ questa la storia di Mattia Piccoli, un ragazzino di Concordia Sagittaria (Ve) che a Roma ieri ha ricevuto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’onorificienza di Alfiere della Repubblica, che viene conferita a ragazze e ragazzi che rappresentano modelli positivi di cittadinanza, esempi dei molti giovani meritevoli presenti nel nostro Paese.

Le motivazioni al riconoscimento sono state - Per l’amore e la cura con cui segue quotidianamente la malattia del padre e lo aiuta a contrastarla. Il suo impegno è quanto mai prezioso: non è frequente che un giovanissimo svolga, con tanta dedizione, il compito di caregiver tuttavia la sua esperienza è un esempio anche per i coetanei.

La storia di Mattia viene raccontata nel Corriere della Sera. L’esistenza del bambino e della sua famiglia subisce una svolta quando arrivano i primi sintomi – a soli 40 anni – e poi la diagnosi di Alzheimer - a 45 - per il papà Paolo. Allora Mattia ha sette anni, e il fratello Andrea solo tre. Due bambini piccoli che danno la forza alla mamma di lottare, di rivoluzionare la vita per suo marito, di fare ciò che bisogna fare: Sono rimasta a casa 20 mesiracconta Michela Morutto al Corriere ho fatto la mamma, la moglie, la badante. È una cosa che ti devasta. Malattie come queste prendono chi si ammala ma anche tutto il nucleo che assiste il malato. Sei 24 ore su 24 a disposizione di una persona che non può più, suo malgrado, essere la stessa di sempre».

E in quel periodo anche Mattia, che aveva capito come qualcosa fosse cambiato, si è dato da fare, come può un bambino di sette anni di fronte a una cosa enorme come una malattia del genitore. Mattia dava da mangiare al suo papà, lo aiutava a vestirsi, comprendendo che non sarebbe più tornano quello di un tempo.

Nel frattempo la malattia ha avanzato inesorabile, e oggi il papà di Mattia è ricoverato in una RSA. L’Alzheimer gli ha rubato i pensieri ma non ancora i ricordi: riconosce ancora la sua famiglia anche se vive in un mondo suo, racconta al Corriere la moglie. A lui, che pure fu caregiver del padre, morto a sua volta giovane per la stessa malattia. E’ anche pensando a questo – alla paura per i suoi bambini ma anche a ciò che significa essere un familiare di una persona ammalata di Alzheimer - che la donna si batte per avere un aiuto, un sostegno vero nelle vite di chi combatte battaglie come questa.

Per poter lasciare ai figli la storia di chi e cosa sono stati, mamma Michela ha scritto, un libro dal titolo “Un tempo piccolo”, come quello che hanno potuto passare insieme, per raccontare chi erano e la loro battaglia.

FONTE www.disabili.com

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Chi potrà usufruire della Disability Card?

16 Dicembre 2021, 13:52pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Chi potrà usufruire della Disability Card?

INSERITO DA MORENA MOTTA E’ stata recentemente presentata la Disability Card, che porterà una rivoluzione per le persone con disabilità. La presentazione della Carta esonererà dall’esibizione di altre certificazioni che attestino la disabilità e consentirà l’accesso agevolato a beni o servizi.

Che cos’è la Disability Card?

Il progetto EU Disability Card, che trae origine dalla Strategia dell’Unione Europea 2010-2020 in materia di disabilità, è finalizzato all’introduzione di una tessera che permetta l’accesso alle persone con disabilità a una serie di servizi gratuiti o a costo ridotto in materia di trasporti, cultura e tempo libero sul territorio nazionale in regime di reciprocità con gli altri Paesi della UE. L’obiettivo è garantire la piena inclusione delle persone con disabilità nella vita sociale e culturale delle comunità. Lo strumento, una Card unica appunto, dovrebbe essere uguale in tutti i Paesi aderenti e rilasciata sulla base di criteri omogenei. Partecipano al progetto 8 paesi dell’Unione: Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Malta, Slovenia, Romania e, naturalmente, Italia.

Grazie a questa nuova carta non servirà più portare in giro certificati e cartelle cliniche per dimostrare la propria disabilità, ma basterà esibire la tessera che avrà la foto della persona e funzionerà tramite un Qr Code tramite il quale si potranno ricavare i dati personali.

Non solo. Darà accesso gratuito a musei, grazie a una convezione col Ministero della Cultura, e tariffe agevolate, sconti e convenzioni con diversi enti e soggetti pubblici e privati.

La tessera, che sarà sempre gratuita, avrà una durata di 10 anni e dovrà poi essere rinnovata.

Chi potrà usufruirne? La Disability Card potrà essere usufruita da un potenziale di circa 4 milioni di persone.

Quando sarà disponibile? Le domande per la carta si potranno fare sul sito dell’Inps a partire da Febbraio 2022 e le prime stampe della Disability Card da parte del poligrafico dello stato dovrebbero essere pronte ad Aprile.

FONTE www.fondazioneserono.org

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINOParole e note per dirla, la disabilità

11 Dicembre 2021, 16:55pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Oriella Orazi, "Oltre il limite. Libero!" (particolare)

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Due organizzazioni da tempo impegnate per cambiare la percezione della disabilità, quali CBM Italia e SON (Speranza Oltre Noi), un luogo di culto “storico”, la musica del maestro d’organo Martino Lurani Cernuschi e le parole del “suggenitore” Agostino Squeglia: sarà un evento davvero bello e importante, quello del 13 dicembre alla Chiesa di San Carlo al Lazzaretto a Milano, denominato “Parole e note per dirla, la disabilità”, «dove preziosi brani musicali e letterari – spiegano i promotori – ci accompagneranno in una suggestiva esperienza di ascolto, per una nuova cultura della disabilità»

Oriella Orazi, "Oltre il limite. Libero!" (particolare)

Oriella Orazi, “Oltre il limite. Libero!” (particolare)

Due organizzazioniormai da tempo impegnate a fondo per cambiare la percezione della disabilità, stravolgendo quella visione di sofferenza che guarda alle persone con disabilità come “altro” da noi. Sono CBM Italia, componente nazionale dell’organizzazione umanitaria impegnata da molti anni nella cura e nella prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi in via di sviluppo e SON (Speranza Oltre Noi), Associazione nata nel 2017 per opera di alcune famiglie residenti accomunate dalla fragilità dei propri figli e dalla preoccupazione per il loro futuro, in collaborazione con la Fondazione Casa della Carità di Milano.
Due organizzazioni che puntano molto anche sulla consapevolezza dei diritti: basti pensare al recente convegno Fare la differenza, nell’indifferenza: i diritti delle persone con disabilità, prima tappa di un percorso di conoscenza e approfondimento della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, da noi presentato nel mese di ottobre.
Quindi un luogo dall’importante valenza storica, quale la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano, monumento ottagonale reso famoso in particolare da Alessandro Manzoni, che vi ambientò le vicende narrate nel 36° capitolo dei Promessi Sposi. Un luogo di culto restaurato e riaperto al pubblico nel 2017, dopo un anno e mezzo di lavori esterni e interni.
E da ultimi, ma non certi ultimi, da una parte la musica del maestro d’organo Martino Lurani Cernuschi, a misurarsi con uno strumento – l’organo della chiesa ospitante – che viene considerato come il più innovativo e poliedrico organo del panorama lombardo, oltreché uno dei più tecnologici d’Italia; dall’altra parte le parole di Agostino Squeglia, ben noto ai Lettori e alle Lettrici di «Superando.it» come suggenitore, per sua stessa definizione, ovvero un genitore di persona con disabilità impegnato da tempo nel cercare di diffondere una nuova cultura sulla disabilità, soprattutto tramite lo strumento della letteratura.

Il quadro è completo, a raccontare un evento davvero bello e importante, quale Parole e note per dirla, la disabilità, organizzato appunto da CBM Italia e da SON, per il 13 dicembre (ore 18.30), presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto a Milano (Via Fra Paolo Bellintani, 1).
«La musica d’organo del maestro Lurani Cernuschi e le parole del “suggenitore” Agostino Squeglia – sottolineano i promotori dell’evento – ci accompagneranno in una suggestiva esperienza di ascolto, per cambiare la percezione della disabilità, trasformandola in un luogo di speranza».
«L’esperienza di ascolto corale e, al tempo stesso, intima – aggiungono -, nascerà dall’intento di usare la bellezza del luogo e della musica per smuovere i nostri egoismi e rompere la solitudine che troppo spesso circonda chi ha una disabilità».

Insieme a Lurani Cernuschi e a Squeglia, interverranno don Virginio Colmegna, vicepresidente di SON e presidente della Fondazione Casa della Carità di Milano e Massimo Maggio, direttore di CBM Italia. (S.B.)

Ringraziamo Agostino Squeglia per la collaborazione.

A questo link è disponibile un ampio approfondimento sull’evento del 13 dicembre di cui si parla nel presente testo, anche con l’elenco dei brani musicali che verranno eseguiti da Martino Lurani Cernuschi e delle letture che curerà Agostino Squeglia. Per ogni ulteriore informazione: info@associazione-son.org; donatori@cbmitalia.org. SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Verso la sesta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità

11 Dicembre 2021, 16:51pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Realizzazione grafica con logo di disabilità

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Accessibilità, mobilità all’interno dell’Unione Europea, vita indipendente, percorsi formativi inclusivi, inserimento lavorativo di qualità, cultura, sport e turismo accessibili, buone pratiche su tutti i fronti: queste le aree tematiche alla base del confronto che si terrà tra il mondo associativo e quello istituzionale, durante la sesta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, in programma per il 13 dicembre a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, che sarà aperta dal presidente del Consiglio Draghi

Realizzazione grafica con logo di disabilitàCome già segnalato nei giorni scorsi, il 13 dicembre prossimo a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, vi sarà la sesta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, che sarà aperta dal saluto del presidente del Consiglio Mario Draghi (il programma completo è disponibile a questo link).
L’evento è stato organizzato dalla ministra per le Disabilità Erika Stefani, insieme ai rappresentanti del Governo, delle Associazioni e ad altri esponenti della società civile e del mondo accademico, con l’obiettivo principale di raccogliere proposte in linea con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge dello Stato Italiano 18/09), per far compiere ulteriori passi avanti sulla strada di una piena inclusione delle persone con disabilità.
Accessibilità, mobilità all’interno dell’Unione Europea, vita indipendente, percorsi formativi inclusivi, inserimento lavorativo di qualità, cultura, sport e turismo accessibili, buone pratiche su tutti i fronti: queste le aree tematiche alla base del confronto che si terrà durante la Conferenza tra il mondo associativo e quello istituzionale.

Anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) parteciperà attivamente ai lavori con i propri rappresentanti e in particolare spetterà al presidente della stessa Vincenzo Falabella il compito di illustrarne le posizioni rispetto alle politiche per la disabilità contenute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nonché nel Disegno di Legge Delega al Governo in materia di disabilità, che ne è derivato, e che proprio ieri, 9 dicembre, ha ottenuto una prima votazione favorevole dalla Camera, come riferiamo in altra parte del giornale.
In questo senso, la FISH ha già elaborato un corposo pacchetto di proposte sulle varie tematiche oggetto della Conferenza, discusse in queste settimane con gli esperti del proprio Centro Studi Giuridici e con i vari leader associativi.
Si è trattato di un ampio lavoro di partecipazione dal basso, che ha visto coinvolti otto Gruppi di Lavoro i quali hanno messo a tema gli argomenti proposti dall’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, durante una consultazione pubblica avviata appunto in vista della Conferenza Nazionale.
I documenti di analisi e di studio prodotti in tali sedi verranno pertanto allegati agli Atti della Conferenza Nazionale e successivamente pubblicati nel sito della FISH subito dopo la conclusione dei lavori.

«Nei documenti che presenteremo alla Conferenza – sottolinea Falabella – , chiediamo di passare dalle parole ai fatti. E la nostra istanza è ormai la stessa da parecchio tempo: serve un nuovo sistema di welfare inclusivo e di comunità. Il modello da cui partire, del resto, esiste già ed è quello contenuto nella Convenzione ONU, la quale prevede, innanzitutto, il riconoscimento della condizione di disabilità causato prevalentemente da barriere, ostacoli e discriminazioni prodotte da trattamenti non rispettosi di diritti umani».
«Il nostro ribadire costantemente la necessità di riformare il sistema di welfare – aggiunge – è dato anche dalle criticità di esso, chiaramente emerse negli ultimi due anni, in tutta la loro evidenza, con la crisi legata alla pandemia. Ora quindi, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con la conseguente Legge Delega sulla Disabilità si è aperta una finestra irripetibile per riformare concretamente quel sistema e garantire finalmente la piena cittadinanza alle persone con disabilità». (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile il programma completo della VI Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità del 13 dicembre, che verrà diffusa in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio. Per ogni ulteriore informazione: Ufficio Stampa FISH (Gaetano De Monte), ufficiostampa@fishonlus.it.

La Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità
Si tratta di un evento introdotto dalla Legge 162/98 (articolo 1, comma d), che stabilì appunto lo svolgimento, «ogni tre anni», della «Conferenza Nazionale sulle Politiche dell’Handicap». In realtà, da allora le Conferenze sono state cinque, la prima delle quali  a Roma, nel dicembre del 1999, la seconda a Bari, nel febbraio del 2003, la terza a Torino, nell’ottobre del 2009 e la quarta a Bologna nel luglio del 2013.
Nel 2009, poi, la Legge 18/09, con la quale l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ha previsto, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la formazione dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, composto da rappresentanti delle Istituzioni nazionali e locali, degli Istituti Previdenziali, dell’ISTAT, delle Confederazioni Sindacali, di Confindustria e – non ultime – delle organizzazioni di persone con disabilità. Compito di tale organismo, insediatosi alla fine del 2010, è innanzitutto quello di tutelare, monitorare e promuovere l’attuazione dei princìpi sanciti sia dalla Convenzione ONU che dalla Legge Quadro 104/92. Esso, inoltre – come recita sempre la Legge 18/09 – deve «predisporre un Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale», documento che viene poi sottoposto all’azione del Governo. (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Come fare perché l’inclusione scolastica non sia “un’isola”

8 Dicembre 2021, 19:24pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Realizzazione grafica con due omini che cercano di completare un ponte

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA  Un’ampia analisi di Salvatore Nocera del documento intitolato “L’inclusione non è un’isola”, Mozione Finale del 13° Convegno Internazionale “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale”, tradizionale evento promosso a Rimini dal Centro Studi Erickson e svoltosi nel novembre scorso. In particolare Nocera si sofferma sui “tre ponti necessari” indicati dal documento stesso e riguardanti rispettivamente la formazione iniziale di tutti i docenti sulle didattiche inclusive, gli insegnanti di sostegno e la statalizzazione degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione

Realizzazione grafica con due omini che cercano di completare un ponte

Parla della «necessità di “fare ponti”, per ricucire e spesso cucire ex novo un tessuto sociale ed educativo solidale e creativo, che rischia altrimenti di strapparsi», la Mozione Finale del recente convegno di Rimini sulla scuola, organizzato dal Centro Studi Erickson

L’inclusione non è un’isola è il titolo della Mozione Finale del 13° importante Convegno Internazionale La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale, tradizionale evento promosso dal Centro Studi Erickson di Trento, che si è svolto a Rimini dal 12 al 14 novembre in presenza, proseguendo online sino al 30 novembre, con la partecipazione di migliaia di docenti universitari, insegnanti, dirigenti scolastici, genitori, studenti, educatori e assistenti per l’autonomia e la comunicazione [se ne legga anche la nostra ampia presentazione, N.d.R.].
L’interessantissimo documento prende le mosse denunciando l’emarginazione subita dagli alunni e dalle alunne con disabilità per lo sconvolgimento avvenuto in tutte le scuole a causa della pandemia e dell’inarrestabile crescita del numero delle certificazioni di disabilità, con conseguente  aumento esponenziale del numero di docenti per il sostegno e degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, ancora privi, questi ultimi, di uno stato giuridico nazionale, il tutto con la conseguente  enorme crescita della spesa pubblica, denunciata  recentemente dalla Corte dei Conti.
Segue quindi un appello alla coesione sociale, sconvolta dalla pandemia: «Mai come questa volta – si legge nella mozione – il claim del nostro convegno 2021, “l’inclusione non è un’isola”, vuol essere una speranza e una provocazione perché il Paese, nell’auspicabile recupero della sua vita sociale, sia più capace di inclusione e di equità, avendo compreso dalla catastrofe sanitaria quanto si debba ancora lavorare per una società aperta e solidale. Ecco perché parliamo oggi della necessità di “fare ponti”, per ricucire e spesso cucire ex novo un tessuto sociale ed educativo solidale e creativo, che rischia altrimenti di strapparsi [grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]».

Ecco dunque i tre “ponti” su cui puntare:
1. Occorre realizzare un ampio sistema di formazione iniziale di tutti i docenti sulle didattiche inclusive, al fine di creare una cultura comune ai docenti stessi, che garantisca l’effettiva presa in carico comunitario del progetto di inclusione degli alunni con disabilità, evitando la delega al solo docente per il sostegno. Su questo “ponte” la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) si batte da anni, ma ancora con scarsissimi risultati.
Anche sul Decreto Ministeriale 188/21 sulle 25 ore di aggiornamento obbligatorio in servizio sulle didattiche inclusive da svolgersi all’inizio dell’anno scolastico, la FISH ha espresso parere positivo, precisando che tali corsi, più che essere corsi teorici di formazione permanente, dovrebbero favorire concretamente la presa in carico del progetto inclusivo da parte di tutti i docenti della classe, formandoli a saper leggere in comune la diagnosi funzionale dell’alunno (il Profilo di Funzionamento, quando finalmente verrà emanato; il Regolamento sulle Linee Guida relative ai nuovi PEI-Piani Educativi Individualizzati, la cui prima bozza, emanata col Decreto Interministeriale 182/20, è stata annullata, come noto, dalla Sentenza del TAR Lazio del 14 settembre scorso); saper formulare collegialmente il PEI e saperlo correggere in itinere, oltreché valutarlo nei suoi risultati apprenditivi.
Purtroppo anche il Decreto Ministeriale 188/21 è stato impugnato dalla CGIL Scuola per mancata previa contrattazione collettiva, e così quella che poteva essere un’importantissima prima realizzazione della presa in carico collegiale del progetto inclusivo è rimasta bloccata. Un’occasione perduta, quindi, che speriamo possa riemergere, tramite la nuova Legge di Bilancio e il dialogo tra Ministero e sindacati, quale norma di sistema per tutti gli anni a seguire.
Con tale auspicio, pertanto, ci si augura che pure i corsi di specializzazione per il sostegno, passati dai due anni formativi delle specializzazioni monovalenti al solo unico anno di specializzazione polivalente, possa tornare al biennio formativo, con un arricchimento più specifico per i diversi bisogni educativi derivanti dalle differenti disabilità, pur rimanendo polivalente ed evitando gli “incidenti di percorso “ denunciati proprio in questi giorni a proposito delle selezioni di ammissione in talune università.

2. L’assegnazione di parte dei quasi 200.000 attuali docenti per il sostegno ai posti comuni in cui sono abilitati, collocando la restante parte ai CTS (Centri Territoriali di Supporto all’inclusione scolastica), per costituire gruppi di consulenza itinerante presso la rete di scuole rientranti nei CTS stessi, con i quali collaborare per garantire una buona qualità dell’inclusione.
Questa proposta è opposta a quella della FISH, che invece da tempo propone l’istituzione di classi di concorso specifiche per i docenti per il sostegno per ciascuno degli ordini di grado di istruzione. Ciò perché attualmente  non esistono  apposite classi di concorso per tali docenti, i quali sono abilitati nelle varie discipline curricolari e, se in possesso della specializzazione per il  sostegno, possono essere utilizzati obbligatoriamente sul posto di sostegno per cinque anni (secondo l’articolo 399 del Testo Unico sulla Scuola, approvato con il Decreto Legislativo 297/94), ma ora anche dopo soli tre anni (a seguito dell’articolo 1, comma 17 del Decreto Legge 126/19, convertito nella Legge 159/19, per tutti i docenti di scuola secondaria immessi in ruolo a partire dal 2021).
Molti di tali docenti, dopo tale “ferma obbligatoria”, passano troppo spesso a domanda su cattedra curricolare, magari per avvicinarsi al proprio domicilio, ciò che crea un’inaccettabile discontinuità didattica che nuoce irreparabilmente agli alunni e alle alunne con disabilità, specie intellettive e relazionali, che costituiscono circa l’80% dei quasi 300.000 alunni/alunne con disabilità.
Personalmente non sarei contrario a questa proposta avanzata da tempo dal professor Dario Ianes, cofondatore del Centro Studi Erickson e regista impareggiabile dei convegni di Rimini con le sue bravissime collaboratrici e collaboratori, purché prima sia pienamente realizzato il primo “ponte”, cioè la formazione iniziale sulle didattiche inclusive di tutti i docenti con almeno una cinquantina di Crediti Universitari Formativi. Infatti, senza tale formazione iniziale, i docenti curricolari continueranno ad essere tentati di rivolgersi ai colleghi specializzati, transitati nei posti curricolari, e quindi la delega non più ad un solo docente per il sostegno, ma a più docenti, non cesserà. Quando però questi docenti specializzati andranno in pensione, che succederà? Ci saranno solo i docenti itineranti dei CTS, ma senza la collaborazione degli insegnanti curricolari privi di formazione iniziale, come potranno assicurare la qualità dell’inclusione scolastica?

3. Terzo “ponte”: la statalizzazione degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, trasferendo gradualmente i fondi assegnati dallo Stato agli Enti Locali e alle Regioni che attualmente provvedono a questo servizio.
Tale proposta è stata proprio nei giorni scorsi affidata ad emendamenti presentati da alcuni deputati del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle al Disegno di Legge Delega sulla disabilità in discussione ora alla Camera, collegato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Disewgno di Legge che deve quindi essere approvato entro il 31 dicembre. Temo però, anzi sono certo, che il Disegno di Legge non si occuperà della scuola e quindi questi importantissimi emendamenti cadranno, permanendo l’attuale competenza degli Enti Territoriali, con  tutte le relative disfunzioni che vengono denunciate dagli stessi assistenti per l’autonomia e la comunicazione. Infatti, gli Enti Territoriali affidano quasi tutti quel compito a delle Cooperative, con gare di appalto indette in estate le cui graduatorie finali, anche a causa dei numerosi ricorsi, mettono a disposizione delle scuole questo personale con mesi di ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico. Inoltre, le remunerazioni offerte dalle Cooperative sono talmente basse rispetto alla professionalità degli assistenti (tranne  rarissime eccezioni, su 26 euro orari previsti dai bandi, solo 9 euro vanno agli assistenti soci o dipendenti delle cooperative), che questi, appena possono, di solito da un anno all’altro (ma talora anche durante l’anno) lasciano l’incarico per attività più rimunerate.
E ancora, molte Cooperative non assumono formalmente tali professionisti, ma pretendono che essi acquisiscano la Partita IVA, divenendo così formalmente lavoratori autonomi, privi quindi, alla  cessazione dal lavoro, di indennità di fine rapporto e di pensione.
Ritengo assai ingenuo, quindi, questo passaggio della Mozione di Rimini che si affida al Disegno di Legge Delega sulla disabilità. Infatti il Disegno di Legge Delega non contiene alcun riferimento alla riforma della scuola e quindi, come già accennato, non si occuperà certamente di tale importante aspetto, i cui disservizi creano una paurosa discontinuità educativa ai danni degli alunni e delle alunne con disabilità, specie intellettive e relazionali.

La Mozione di cui si parla indica altri «ponti di comunità territoriale inclusiva a breve termine», che possono anticipare e accompagnare le tre proposte precedenti, ovvero «una maggiore attenzione a numerosi aspetti organizzativi e di governance cui basterebbe poco per migliorare la qualità delle relazioni professionali e territoriali»:
° A livello di istituto:
– potenziare e valorizzare le figure di sistema;
– semi esoneri almeno nelle scuole con un numero elevato di alunni e alunne con disabilità;
– sperimentare figure interne o territoriali (psicopedagogisti) che possano conciliare il rapporto di fiducia personale caratterizzante le attuali figure di sistema con competenze tecniche specifiche, ma evitando figure apicali che producano, magari involontariamente, processi di delega e di non partecipazione.
°A livello di territorio:
– organizzare reti efficaci e stabili, ben monitorate, partendo dalle tante esperienze positive, ma mai veramente decollate ovunque, come i CTS (Centri Territoriali di Supporto per l’inclusione), integrandole se opportuno con i GIT (Gruppi per l’Inclusione Territoriale), ma garantendo risorse adeguate per poter funzionare con continuità; è importante, inoltre, favorire la consapevolezza, nell’istruzione secondaria, che l’inclusione scolastica degli studenti e delle studentesse con disabilità sia un percorso di transizione alla vita adulta, anche in connessione con la Legge 68/99 sul collocamento lavorativo mirato e personalizzato, perché oggi la transizione è ancora un anello debole delle potenzialità;
– nella governance territoriale, infine, partecipazione multiprofessionale alla funzionalità dei servizi socio-sanitari e del Terzo Settore locali, nella forma dei Patti di Comunità e di relazione professionale e istituzionale continua per la realizzazione di veri progetti di vita (Legge 328/99, la Legge di riforma dell’assistenza sociale).
° A livello nazionale:
– attivare finalmente un servizio efficace di supporto e documentazione, scambio di esperienze, consulenza su temi specifici ecc.

Riprendiamo ora un lungo passaggio della Mozione di Rimini, intitolato Il ponte delle certezze per il governo dell’inclusione: «È sconcertante che, a sei anni dalla Legge 107/15 [cosiddetta “della Buona Scuola”, N.d.R.], non siano stati attuati tutti i Decreti Delegati previsti in quella Legge. La  mancata visione complessiva e condivisa dei processi da attuare per qualificare l’inclusione ha paralizzato una serena e chiara definizione degli aspetti normativi da attuare. Di fatto l’ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2001, N.d.R.] è fermo al palo, e non appare chiara neppure una visione condivisa tra i diversi Ministeri coinvolti. Non si è avuto ancora il coraggio di definire i profili professionali delle diverse competenze dedicate all’inclusione, non si è lavorato per la costruzione di Livelli Essenziali nelle Prestazioni (LEP) efficaci, per darsi i giusti livelli standard di qualità, né a sistemi di valutazione della qualità che aiutino le scuole e il sistema a migliorarsi. Manca un quadro serio di riferimento sulla governance delle competenze territoriali tra scuola, Enti Locali, servizi sociosanitari, tali da immaginare che il “progetto di vita” sia al centro di politiche e pratiche multiprofessionali condivise e armonizzate. La solitudine frequente dell’insegnante di sostegno è pari alla solitudine di molte scuole nel proprio territorio sociale di appartenenza. Non basta dire, per auto-consolarsi, che l’Italia è il paese “più avanzato” in fatto di inclusione scolastica, è necessario invece trovare il coraggio di superare le molte difficoltà e incongruenze presenti. Non si tratta tanto e solo di completare normative necessarie, ma di evitare una confusione normativa e burocratica che sta relegando le scuole a condizioni di forte incertezza, anche per lo scarso rispetto delle loro autonomie, cui si dovrebbero dare finalità chiare, risorse certe, orizzonti sensati e poi una fiducia seria per la loro capacità pedagogica. Non abbiamo bisogno di commi in più, ma di un senso pedagogico e istituzionale chiaro tra tutti i soggetti coinvolti. Insomma, non una nuova bulimia di commi, ma la politica e la pedagogia».
Ebbene, questo ampio passaggio quasi conclusivo della Mozione sembra molto risentire del “pessimismo della ragione e dell’ottimismo della volontà”.

Segue l’auspicio che il Disegno di Legge Delega sulla disabilità e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possano dare forza a queste richieste di miglioramento della qualità inclusiva, anche perché il primo  provvedimento vuole, secondo la Mozione, calare in tutta la normativa scolastica italiana i riferimenti all’ICF contenuti nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, e il secondo offre numerose risorse finanziarie per favorire il dialogo tra scuole autonome e soggetti del Terzo Settore, facendo sì che la scuola eviti l’isolamento e l’autoreferenzialità, garantendo veramente la realizzazione del Progetto di Vita degli alunni e delle alunne con disabilità il quale, cominciando nella scuola con il PEI, abbia uno sbocco efficace nel progetto di vita, per quanto possibile “indipendente” da forme di emarginazione e istituzionalizzazione segreganti, ancora assai presenti nel nostro Paese, specie per le persone con disabilità adulte prive di lavoro e per gli anziani con disabilità.
Purtroppo, però, tali appelli a queste due grandi novità normative poco gioveranno al miglioramento dell’inclusione scolastica, poiché, come ho accennato sopra, il Governo ha deciso che il Disegno di Legge Delega sulla disabilità non si occupi della scuola.
Sarà quindi importante che quanti operiamo per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica facciamo più assegnamento sul Ministero dell’Istruzione e sull’Osservatorio Nazionale per l’Inclusione, istituito presso il Ministero stesso, affinché vengano subito emanati tutti gli atti applicativi del Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione scolastica e venga approvato l’emendamento, magari con atto normativo autonomo, concernente la statalizzazione degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione. Verrebbe così pienamente adeguata la normativa inclusiva ai princìpi sanciti dalla Convenzione ONU, ossia le vere grandi novità che possano realizzare una vera qualità della normativa e dell’inclusione scolastica nel suo complesso. Infatti, solo la Convenzione ONU, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09, inserisce la scuola nella trama delle relazioni arricchenti dei contesti territoriali, in modo che l’inclusione scolastica non rimanga appunto “un’isola”.

di Salvatore Nocera*SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ancora pochi italiani conoscono i tanti problemi delle persone con disabilità

8 Dicembre 2021, 19:20pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Carrozzina in penombra

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Quello della disabilità è un mondo che riguarda e investe più del 15% degli italiani, ma che si rivela ancora poco conosciuto dal resto della popolazione: è quanto emerge dall’utile indagine di opinione “Osservatorio Cittadini e disabilità”, curata dalla Società SWG, insieme all’Associazione Premio Bomprezzi, i cui risultati sono stati presentati a Milano, in occasione della cerimonia conclusiva del primo “Premio Franco Bomprezzi” per un giornalismo di qualità, di cui anche «Superando.it» è media partner, dedicato a colui che fu tra l’altro a lungo direttore responsabile di questo giornale

Carrozzina in penombra

Secondo l’indagine di opinione curata da SWG e dall’Associazione Premio Bomprezzi, ci sono temi quali il “Dopo di Noi”, i vari tipi di barriere, i trasporti o la vita indipendente che restano ancora letteralmente “nel buio” per la stragrande maggioranza dei cittadini e delle cittadine del nostro Paese

Quello della disabilità – e diciamo purtroppo – è un mondo che riguarda e investe più del 15% degli italiani, ma che si rivela poco conosciuto dal resto della popolazione: è quanto emerge innegabilmente dall’interessante e utile indagine di opinione (Osservatorio Cittadini e disabilità), curata e condotta dalla Società SWG, in collaborazione con l’Associazione Premio Bomprezzi, allo scopo appunto di analizzare la percezione della disabilità, le esigenze e le risposte istituzionali ad essa, oltre alla valutazione e all’autopercezione delle persone con disabilità e le loro famiglie.
I risultati, come avevamo ampiamente riferito nei giorni scorsi, sono stati presentati a Milano il 3 dicembre scorso, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, in occasione della cerimonia conclusiva del primo Premio Franco Bomprezzi per un giornalismo di qualità, lanciato in settembre dal Festival delle Abilità, iniziativa di cui «Superando.it» è uno dei media partner, dedicata a colui che fu tra l’altro direttore responsabile di «Superando.it» fino alla sua scomparsa nel 2014.

Del Premio riferiremo poco oltre. Prima vediamo in sintesi gli esiti dell’indagine di opinione, ricordando che a questo link sono disponibili integralmente i risultati della stessa.
Che le persone con disabilità siano state colpite duramente dalla pandemia, dunque, è un dato ormai ben noto, così come il fatto che né lo Stato né i cittadini in generale fanno abbastanza per la loro inclusione.
Altro rilievo emerso con chiarezza è che tra i fattori di rischio che possono fare scivolare una famiglia verso la povertà e la marginalità vi è proprio il mantenimento di una persona con disabilità e l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, con una generale sottostima di costi come quelli relativi all’educazione e alla riabilitazione, agli ausili, al/alla caregiver a tempo pieno – con conseguente abbandono del lavoro – alla ristrutturazione dell’abitazione, fino all’impostazione del “Dopo di Noi”.
Per quanto poi riguarda l’atteggiamento verso la disabilità, esso risulta ancora improntato alla “sensibilità” e alla solidarietà, ma restano forti gli approcci ostili e distanti, se è vero che oltre un terzo dei cittadini e delle cittadine del nostro Paese dichiara di avere assistito ad episodi di discriminazione. Allo stesso tempo, secondo il 79% degli interpellati, i vari organi d’informazione ignorano il tema della disabilità, ritenendo che per avere informazioni ci si debba rivolgere all’Azienda Sanitaria Locale (20%), a internet (18%) o al medico di base (14%).
In generale viene percepita una limitata attenzione alle principali esigenze e ai diritti delle persone con disabilità, con temi quali il “Dopo di Noi”, i vari tipi di barriere, i trasporti, la vita indipendente tra i più ignorati.

«Questa ricerca – commenta Simone Fanti, vicepresidente dell’Associazione Premio Bomprezzi – svela quanta strada ancora ci sia da fare per aumentare la consapevolezza delle esigenze e dei bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Abbiamo indagato quali tra una serie di azioni possibili agevolerebbe il superamento degli ostacoli che queste persone devono affrontare. Alcune sono prioritarie per l’opinione pubblica: occorre ad esempio fare chiarezza sui diritti, ed è responsabilità dei media e di tutte le istituzioni. E subito dopo c’è il tema del lavoro, considerato importantissimo. Tra le ultime, per mancanza di comprensione, il “Dopo di Noi”, il cohousing e il diritto alla sessualità. Sono quindi gli italiani a dirci che c’è ancora una scarsa conoscenza della disabilità, una presa di distanza o non accettazione significative, una consapevolezza di muoversi poco in modo inclusivo. Questo Osservatorio Cittadini e disabilità è nato proprio per far sì che si parta da qui per attuare un vero cambiamento culturale».

E veniamo dunque al primo Premio Franco Bomprezzi, rivolto, come detto, ai migliori lavori giornalistici che hanno raccontano la disabilità nell’ultimo anno.
Il primo premio ex aequo è andato a Laura Badaracchi di Superabile INAIL e a Nello Del Gatto di Tre soldi (RAI Radio 3). Al secondo posto Veronica Rossi di «Altreconomia» e al terzo Cristina Carpinelli di Radio24. Per la categoria Progetto giornalistico da realizzarsi con il contributo del premio, hanno vinto invece  Ylenia Sina e Angela Nittoli di «Fanpage.it».

All’evento di Milano ha inviato un videomessaggio anche la ministra per le Disabilità Erika Stefani, che ricordando Bomprezzi, lo ha definito come «un giornalista che ha fatto la storia e rappresentato per questo mondo un cardine fondamentale nell’affermazione dei diritti, un impegno sui diritti che proprio in questi giorni ha visto un importante risultato come il varo della Disability Card, la Carta Europea Della Disabilità [se ne legga ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.], un modo per sconfiggere la burocrazia e garantire un accesso agevolato a beni e servizi».
«Siamo convinti – ha aggiunto che la disabilità non debba essere più approcciata in modo pietistico ed assistenzialistico ed è con questa stessa visione che il Governo ha presentato al Parlamento la Legge Delega sulla disabilità, una norma procedurale per semplificare i passaggi che una persona con disabilità deve affrontare per costruire il proprio progetto di vita».
«Vogliamo in sostanza costruire – ha concluso – un contenitore in cui ci siano tutte le figure con cui la persona con disabilità è tenuto a dialogare, senza cambiare nulla di quello che già c’è, ma aggiungendo il concetto di valutazione multidimensionale in senso semplificativo». (S.B.)

FONTE SUPERANDO 

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