GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Bologna è a misura di disabili? Il centro sotto la lente di ingrandimento

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Abbiamo fatto un giro per testare il cuore della città, ad accompagnarci il presidente dell' Associazione mutilati e invalidi civili BOLOGNA. Barriere praticamente invisibili per i cosiddetti "normodotati" che per i disabili in carrozzina, con difficoltà di deambulazione o ipovedenti, diventano motivo per evitare alcune zone cittadine o, addirittura, per non prendere un bus. Bologna Today ha fatto un piccolo test del centro storico insieme agli esperti dell'Anmic Bologna - Associazione mutilati e invalidi civili -, il presidente Mauro Pepa e l'architetto Roberto Rizzo. Mentre in periferia gli interventi sull'accessibilità sono "abbastanza soddisfacenti, perché le strade sono larghe e i marciapiedi ampi - spiega Rizzo, tutt'altra storia nel centro storico, dove - le strade sono strette". Qual è il problema maggiore che il disabile deve affrontare? "Le fermate degli autobus - afferma l'architetto Rizzo - soprattutto dove ci sono i portici. Senza marciapiede, la rampa è molto ripida e la carrozzina non riesce a salire". Un esempio è via San Vitale, dove praticamente nessuna fermata è agevole per un disabile in carrozzina: "La strada è molto stretta - continua Rizzo - si tratta di problemi di progettazione notevoli, me ne rendo conto". "Dopo la segnalazione al Comune di Amnic uno scivolo in via Indipendenza ora è unano, quindi servono - osserva Mauro Pepa. "Chiediamo che venga finalmente istituito il Peba, Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche - conclude l'architetto Rizzo - che ogni comune dovrebbe avere dal 1992, anno della promulgazione della legge 104". E poi, no ai passaggi pedonali che cominciano e finiscono con un ostacolo, come in via Indipendenza, bene l'ingresso in Sala Borsa, bocciato il servoscala in San Petronio, no alle scale non segnalate, alle rampe troppo strette e corte, no agli ingressi laterali o dal retro. Cosa chiedono le associazioni disabili al nuovo sindaco? "Non mancano le leggi e le idee nel Paese e negli Enti Locali a destra, al centro o a sinistra per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità - È sempre mancata l’azione, di chiunque abbia amministrato - fa notare Pepa - A Bologna 5 anni fa, 27 associazioni della Consulta comunale per il superamento dell’handicap racchiusero in 11 punti le richieste prioritarie in testa ai quali era la creazione della figura del Disability manager o garante della disabilità se si preferisce, quale amalgamatore e catalizzatore e controllore della coerenza e realizzazione degli interventi comunale. Ciò che è mancato all’efficacia della sua azione sono state la mancata formazione e coordinamento degli apparati comunali, la mancata dotazione di un budget e di risorse umane a disposizione del DM. Anmic e per quanto mi risulta anche le Associazioni della Consulta comunale ritengono che confermare la figura del DM attribuendogli budget e risorse umane sia, a Bologna, la chiave per permettere a tutti i cittadini a partire dalle persone disabili una vita degna di essere vissuta in una città progettata e realizzata a misura dell’uomo minimo. Ai candidati sindaci Anmic e il Presidente della Consulta chiede se si impegnano a confermare la figura del DM a dotarlo di budget e risorse umane e quali garanzie diano a riorganizzare e progettare Bologna e la Città Metropolitana a misura di tutti i cittadini per una vita degna di essere vissuta". Bologna Today
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