Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA L'obiettivo è condividerlo con l'intero settore beauty. Il brand di prodotti per la cura della pelle OLAY ha annunciato il lancio di un nuovo packaging, in edizione limitata, pensato per le persone con diversi tipi di disabilità. Secondo alcune stime, il 15% della popolazione mondiale avrebbe una disabilità; tuttavia, «spesso questi individui non vengono considerati dall’industria del beauty». Questo problema si riflette sia sulla scarsa rappresentazione delle persone con disabilità all’interno delle pubblicità, sia sull’esigua offerta di prodotti pensati per rispondere ai loro bisogni, come fatto notare nel comunicato stampa di presentazione del nuovo packaging di OLAY per persone con disabilità. Il nuovo design, disponibile in edizione limitata, è tuttavia «solo un primo step» verso un’industria più inclusiva. Easy open lid di OLAY: un’edizione limitata pensata per tutte le donne Come specificato dal brand specializzato in prodotti per la cura della pelle su una pagina del sito dedicata al nuovo packaging, il design dei vasetti OLAY per molto tempo non ha consentito a tutte le donne di poterne usufruire. Per questa ragione, il lancio del vasetto con easy open lid – ossia un coperchio di facile apertura, che è possibile tenere con una sola mano in maniera più semplice – si presenta come un’importante iniziativa del brand. Il nuovo packaging di OLAY per persone con disabilità possiede anche un’etichetta più leggibile ad alto contrasto cromatico e con caratteri in Braille, per facilitare il riconoscimento del prodotto da parte di persone cieche e ipovedenti. Per creare il nuovo design l’azienda ha lavorato insieme a consumatori con problemi agli arti, come deformazioni o totale mancanza di uno dei due, ma anche difficoltà visive e malattie croniche che provocano dolori alle articolazioni. L’easy open lid è stato inserito nel packaging dei prodotti più acquistati di OLAY, come Regenerist Micro-Sculpting Cream e Vitamin C + Peptide 24 Face Moisturizer, oltre a tanti altri. Un design speciale che va condiviso Il prototipo, in edizione limitata, è stato «sviluppato con e per le persone con disabilità», come si legge nel comunicato diffuso il 4 novembre 2021, e l’obiettivo del brand di proprietà di P&G è condividerlo con altre marche del settore beauty per promuovere un’industria più inclusiva per quanto concerne in particolare le persone con disabilità. «Come marchio globale è nostra responsabilità far sì che tutti i consumatori abbiano accesso a prodotti che soddisfano le loro esigenze e si adattino perfettamente alla loro vita quotidiana. Non possiamo, però, farlo da soli, motivo per cui abbiamo scelto di non brevettare questo coperchio ma di condividere il design con la comunità del beauty. La nostra speranza è che altri si uniscano a noi nei nostri sforzi per rendere i prodotti più accessibili a tutti» ha dichiarato Chris Heiert, senior vice president di OLAY. Infatti, l’azienda ha pubblicato il design del coperchio sul proprio sito web, invitando altri brand a utilizzarlo e ad adattarlo ai propri prodotti. Per diffondere ulteriormente quest’iniziativa è stata scelta la modella Jaleesa Graham che, in un post pubblicato sul proprio account Instagram, ha parlato della routine relativa alla cura della propria pelle e di come il lancio del nuovo packaging di OLAY per persone con disabilità (come lei) sia così rilevante. Spot di OLAY per promuovere il nuovo packaging ideato per persone con disabilità “Aperto al cambiamento, aperto per tutti“: è questo il titolo dello spot lanciato per promuovere il nuovo packaging. Questo si apre mostrando varie recensioni e commenti di consumatori, letti dalla modella Jaleesa Graham. Ognuno esprime la tremenda frustrazione di chi non è riuscito ad aprire la confezione di crema OLAY, con la richiesta al brand di modificare il packaging, per renderlo più accessibile a tutti. Sull’account Instagram di Olay l’azienda ha pubblicato un breve video con le varie recensioni presentate nello spot appena citato e ha invitato i consumatori a lasciare il proprio feedback sul nuovo design. Gli utenti possono infatti utilizzare un apposito modulo presente sul sito aziendale per fornire la propria opinione sul packaging, specificando se è stato in effetti facile da aprire e per suggerire miglioramenti o cambiamenti, anche per il futuro, per la seconda edizione del packaging. FONTE di Raquel Baptista Inside Marketing
INSERITO DA MORENA MOTTA (Proposto da Claudio Palmieri) -
Lo Studio Legale Isabella Cusanno ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
Invalidità anche parziale ed assegni sociali rivalutati a 15 mila euro ad personam.
Proposta di testo di legge ai sensi dell'art. 50 della Costituzione Italiana.
Per tutti gli invalidi ,totali e parziali, l'importo della pensione non deve essere inferiore a 15 mila euro. Allo stesso modo a ciascun cittadino italiano in grave difficoltà deve essere garantito un reddito non inferiore a 15 mila euro.
In particolare con riferimento agli invalidi si ricorda che:
L’art. 38 della Costituzione della Repubblica Italiana statuisce i diritti degli inabili al lavoro: “ Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.” E’ evidente, però, che i soggetti invalidi con percentuali inferiori al cento per cento e che quindi, secondo i medici, mantengono una sia pur scarsa capacità lavorativa, capacità che spesso è solo nelle buone intenzioni delle Commissioni Inps, sono nella impossibilità assoluta di mantenersi per impossibilità nei fatti ad accedere al mercato del lavoro, nonostante l’obbligo di assunzione previsto dalla norma,per impossibilità fisica di assumersi il peso di un rapporto di lavoro costante, per la crisi in cui versa il mondo del lavoro diventata ormai cronica e peggiorata negli ultimi tempi. Ma soprattutto sono impossibilitati a mantenersi per l’inadeguatezza di tutte le norme vigenti ad assicurare loro il sostegno necessario
Noi sottoscritti, cittadini italiani, chiediamo ai sensi dell’art.50 della Costituzione Italiana che il Parlamento si faccia carico delle esigenze degli invalidi civili ed intervenga legislativamente per
1) adeguare la pensione di cui all’art.38 legge 448/2001 all’importo di 15 mila euro all’anno tredicesima compresa
2) estendere la pensione di cui all’art. 38, oltre che a tutti i soggetti ivi indicati, a tutti gli invalidi civili a cui sia stata riconosciuta una invalidità pari o superiore al 74 per cento
3) rivalutare i limiti di reddito portandoli a 15 mila euro l’anno per il soggetto non coniugato ed ad 15 mila euro a cui aggiungere l’importo dell’assegno sociale per il caso di cumulo con il coniuge con conseguente riduzione dell’assegno/ pensione come indicato dal citato articolo 38 nella dizione attuale
4) prevedere la cessazione del pagamento dell’assegno/ pensione al soggetto che venga assunto o alla riduzione dell’assegno se il reddito determinato dalla nuova assunzione non supera il tetto dei 15 mila / 30 mila euro l’anno
5) prevedere la cessazione del pagamento dell’assegno / pensione al soggetto le cui condizioni di salute migliorino e si riducano al disotto del 74 per cento
La petizione viene presentata ai sensi dell’art.50 della Costituzione.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Senato ha dunque convertito definitivamente in legge il cosiddetto “decreto infrastrutture” (decreto legge 121/2021) integrando le indicazioni relative alla gratuità dei parcheggi per le persone con disabilità e, fatto meno noto, semplificando parzialmente le modalità di accesso alle agevolazioni fiscali sui veicoli. Il testo è ora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Agevolazioni fiscali sui veicoli In sede di conversione è dunque stato inserito un comma che semplifica le procedure di accesso alle agevolazioni fiscali sui veicoli (IVA agevolata, detrazione Irpef, esenzione bollo e imposte di trascrizione) per uno specifico gruppo di persone che ne sono già titolari: le persone con disabilità che siano titolari di patente con obbligo di adattamenti alla guida. Fino ad oggi costoro, per ottenere le agevolazioni, dovevano presentare sia la patente di guida da cui risultasse l’obbligo di adattamenti che un verbale di invalidità o di handicap (104/1992) in cui fosse evidenziata la natura motoria della menomazione. Fra l’altro questo gruppo di persone sono le prime, in ordine di tempo, a cui la norma ha concesso il beneficio (legge 9/04/1986 n. 97) poi esteso con altre norme ad altre categorie (disabilità visiva, uditiva, intellettiva e psichica). Per essi il requisito principale è la titolarità della patente (cosiddetta “speciale”) con obbligo di adattamenti ai dispositivi di guida, prescrizione che viene fissata dalla commissione medica locale di cui all’articolo 119 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Alla commissione afferiscono i responsabili sia della MTCT che della medicina legale della ASL di competenza. In questi casi, quindi, sono già evidenti il requisito soggettivo (persona con una limitazione funzionale) che oggettivo (il veicolo per poter essere condotto deve essere adattato alla guida). Tuttavia le disposizioni amministrative vigenti per questa categoria, come già detto, prevedevano fino ad ora che oltre alla patente da cui risulti l’obbligo di adattamenti alla guida, venga presentato anche il verbale di invalidità (o handicap) da cui risulti una menomazione che comporta una ridotta o impedita capacità motoria. Una richiesta che comporta la conservazione di dati personali sensibili e soprattutto la presentazione di un verbale talvolta datato, privo delle esplicitazioni richieste, che di volta in volta va valutato da chi vende il veicolo o da chi è proposto ai controlli, con il sovraccarico e l’incertezza che ne deriva. Il comma approvato restituisce ragionevolezza e semplicità al procedimento prevedendo, con forza di legge, che in questi casi sia sufficiente la presentazione della patente di guida con obbligo di adattamenti al veicolo. La disposizione diverrà applicativa dopo l’approvazione di uno specifico decreto ministeriale correttivo. L’emendamento è l’esito di un lavoro preparatorio e di promozione di Agenzia Iura e di UNASCA (Unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistica) che è stato ripreso (quasi) integralmente in sede di conversione. Gratuità dei parcheggi Il testo originale del decreto legge, a suo tempo commentato su queste colonne, aveva innescato notevoli aspettative e qualche fraintendimento circa la possibilità per le persone con disabilità titolari di contrassegno di parcheggiare a titolo gratuito negli stalli delimitati da linea blu. Come abbiamo fatto rilevare, nel testo originale, questa possibilità era assai aleatoria. L’ultima legge di stabilità (legge 178/2020, art. 1, comma 819) ha previsto un fondo di 3 milioni per il 2021 e 6 per l’anno prossimo a favore dei comuni che provvedano a istituire spazi riservati destinati alla sosta gratuita dei veicoli adibiti al servizio di persone con disabilità e contrassegno speciale o delle donne in stato di gravidanza. (Nessun riferimento, allora, alle linee blu) I contribuiti potevano essere richiesti dai comuni per le relative ordinanze adottate entro fine giugno. La leggi di bilancio prevedeva un un decreto interministeriale di riparto fra i comuni al momento ancora non pubblicato. Il decreto legge aveva lasciato il fondo immutato, spostando la data delle ordinanze a fine ottobre e aveva aggiunto due elementi di novità. Il primo è che non ci si riferisce più solo a persone con disabilità e donne in stato di gravidanza, ma anche ai genitori di bambini fino ai due anni. Apprezzabile o meno, questa apertura aumenta la platea dei possibili beneficiari con ciò che ne deriva. Il secondo è che sul fondo possono valere anche quelle ordinanze che prevedono, se vogliono, l’uso gratuito degli stalli su linea blu nel caso che i parcheggi riservati siano occupati. Ipotesi comunque futura e dalle modalità tutt’altro che omogenee a livello nazionale. In sede di conversione è stato approvato un emendamento che aggiunge un comma molto più stringente e che non necessita di interventi regolatori da parte dei Comuni: “ai veicoli al servizio di persone con disabilità, titolari del contrassegno speciale ai sensi dell’articolo 381, comma 2, del regolamento, è consentito sostare gratuitamente nelle aree di sosta o parcheggio a pagamento, qualora risultino già occupati o indisponibili gli stalli a loro riservati”. È appena il caso di rilevare che la disposizione potrebbe causare contenzioso o conflittualità nei casi in cui le aree di parcheggio, custodite o meno, siano oggetto di convenzione fra società private ed enti pubblici, ma questo è un tema futuro e che non riguarda direttamente le persone titolari di contrassegno. La norma di conversione conserva immutate l’innalzamento delle sanzioni per l’indebita occupazione degli stalli riservati. La sanzione raddoppia passando a cifre comprese fra i 168 euro e i 672 euro per chi non è in possesso del contrassegno. Ma viene aumentata anche la sanzione per chi, pur essendo in possesso del contrassegno non rispetta le regole (fra gli 87 e i 344 euro). Ricordiamo che è già prevista anche la decurtazione di due punti sulla patente e, se il comune lo prevede, la rimozione del veicolo “abusivo”. Restano invece immutate le sanzioni per chi parcheggia su rampe, scivoli e attraversamenti pedonali (fra gli 87 e i 344 euro). Nel testo approvato si segnala anche una modificazione culturalmente significativa della definizione del Codice della Strada di “utente debole della strada”. In precedenza vi erano annoverati “pedoni, disabili in carrozzella, ciclisti e tutti coloro i quali meritino una tutela particolare dai pericoli derivanti dalla circolazione sulle strade”. Nel nuovo testo, l’utente debole è ridefinito “vulnerabile” e “disabili in carrozzella” lascia il posto a “persone con disabilità”. (Carlo Giacobini, direttore generale Agenzia Iura) Per approfondimenti Decreto legge 10 settembre 2021, n. 121 “Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale, per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali.” Legge di conversione con modificazioni, presso il sito del Senato (Atto del Senato, 2437) in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Agenzia Iura
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Realizzato con il sostegno della Fondazione CRT (Cassa di Risparmio di Torino), si avvia alla fase finale il progetto denominato L’autonomia è di casa, promosso da Parent Project, Associazione di pazienti e genitori di figli con le forme più gravi di distrofia muscolare (Duchenne e Becker). Rivolta direttamente a quelli di loro che risiedono in Piemonte, l’iniziativa ha segnatamente avuto come focus l’approfondimento della tematica della vita autonoma, con uno spazio speciale voluto per condividere con la comunità Duchenne e Becker informazioni sulle opportunità offerte dalla domotica per contribuire alla costruzione di un’indipendenza sempre maggiore nella vita quotidiana delle persone con disabilità.
A tal proposito, dunque, sono state realizzate una brochure informativa (Domotica e smart home: per saperne di più) e una breve serie di video-pillole, in collaborazione con l’azienda Il Quadrifoglio Impianti di Torino, materiali diffusi attraverso il sito e i canali social media di Parent Project, «per spiegare – come viene sottolineato – in un linguaggio divulgativo e con esempi pratici, alcune delle applicazioni che la disciplina può trovare nel contesto della comunità di pazienti e anche le trasformazioni che questo settore sta vivendo con l’avvento del concetto di smart home».
«Da qualche anno – aggiungono infatti dall’Associazione – la domotica ha sperimentato una rivoluzione che sta rendendo i suoi benefìci man mano più accessibili in termini economici e più facilmente integrabili in impianti esistenti: una chance in più, quindi, per le famiglie che desiderino introdurre qualche innovazione in casa, senza investire in un sistema domotico tradizionale». (S.B.)
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tutti gli aspetti teorici e pratici che hanno ispirato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, a 15 anni dalla sua approvazione, sono stati approfonditi nel corso di un recente evento, considerando gli effetti positivi e ciò che invece manca ancora per l’effettiva applicazione di quello che è stato il primo atto normativo che ha consacrato i diritti delle persone con disabilità come diritti umani, da tutelare sempre e comunque. È accaduto a Torino, a cura dell’Associazione Abilitando, che ha potuto avvalersi della partecipazione di alcuni autorevoli esperti del settore
Un’elaborazione grafica dedicata alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che dal 2009 è Legge dello Stato Italiano
15 anni dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità:questo il titolo dell’edizione 2021 del convegno organizzato annualmente dall’Associazione torineseAbilitando (Dove la tecnologia incontra la disabilità), svoltosi qualche settimana fa in modalità mista, sia online che in presenza, presso la Sala Conferenze Reale Mutua di Torino[se ne legga anche la nostra ampia presentazione aquesto link, N.d.R.].
Abilitando, infatti, organizza da diversi anni eventi sulle tematiche più attuali che impattano sulla disabilità e l’edizione di quest’anno è stata coordinata daHaydée Longo, avvocata, fondatrice di Lex4All.com e daMauro Buzzi, socio fondatore della stessa Abilitando e presidente della FEDMAN (Federazione Disability Management).
Tra i relatori si sono alternati noti esperti del settore, comeVincenzo Falabella, presidente Nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap),Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità,Franco Lepore, avvocato, già disability manager del Comune di Torino e dirigente dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechio e degli Ipovedenti),Nannerel Fiano, assegnista di ricerca all’Università Statale di Milano,Anna Revellodi Reale LAB eLuca Rossin, segretario del Comitato Operativo di Reale Foundation.
I diversi aspetti teorici e pratici che hanno ispirato laConvenzione ONU, nei cinquanta articoli che la compongono, sono stati approfonditi nel corso dell’evento, considerando gli effetti positivi e ciò che invecemanca ancora per l’effettiva applicazionedi quello che è stato il primo atto normativo (ratificato dall’Italia con la Legge18 del 2009) che ha consacrato i diritti delle persone con disabilità comediritti umani, da tutelare sempre e comunque. «Un passaggio fondamentale per l’introduzione di diritti che altrimenti non sarebbero arrivati a livello istituzionale degli Stati aderenti», ha affermatoHaydèe Longo.
In particolare, nella Convenzione è stato introdotto ilconcetto di inclusione, in contrapposizione a quello diintegrazione, ovvero progettare pensando alle persone con disabilità, non facendo in modo che queste vi si debbano adattare a posteriori, ed è stato introdotto il cosiddettomodello bio-psico-socialedelle condizioni delle persone con disabilità, non più legate al loro stato fisico, ma all’ambiente circostante.
Intervenuto durante la parte introduttiva del convegno di Torino,Leporeha approfondito proprio quest’ultimo aspetto, affermando che il contesto può fare la differenza: un contesto favorevole può aiutare e dunque favorire, ma se è sfavorevole può danneggiare e dunque sfavorire. Ha concluso quindi con una frase emblematica: «Le persone con disabilità sonouna parte del mondo e non un mondo a parte».
Dal canto suoFalabellaha ripercorso l’excursus storico della Convenzione, e ricordato il cammino difficile ma necessario che le persone e i movimenti hanno percorso, in particolare attraverso un interlocutore autorevole quale la FederazioneFISH, alla quale aderiscono oltre quaranta Associazioni sia nazionali che regionali, di persone con diverse disabilità. «Prima arriva la personae poi la sua disabilità – ha affermato Falabella – un cambiamento culturale, questo, che in Italia non era scontato. Il nostro sistema di welfare era poggiato sulla protezione e sull’aspetto risarcitorio, ma il movimento associativo era pronto e maturo per cercare il cambiamento; oggi, subito dopo la Carta Costituzionale c’è la Convenzione ONU per rivendicare i diritti umani».
Il Presidente della FISH ha quindi sottolineato l’importante differenzatra il programma di azione e il piano di azione: le riformenon possono essere fatte a costo zeroe il problema è che ad un programma di azione deve seguire un piano d’azione, stanziando le risorse opportune. «Purtroppo – ha concluso – durante la pandemia il welfare risarcitorio ha fatto sentire tutto il suo limite e il Terzo Settore ha dovuto far fronte alle necessità delle persone con disabilità,sostituendosi in molti casi alle Istituzioni».
Il tema del welfare è stato ripreso daGiampiero Griffo, che lo ha approfondito sia a livello di organizzazione mondiale, citandoDPI(Disabled Peopoles’ International), sia di Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, organismi di cui è parte attiva.
«Durante il periodo della pandemia – ha dichiarato – la stessa Commissaria Europea che si occupa di disabilità ha affermato che le persone con disabilità hanno subitoun carico spropositatoe ha condannato comeviolazione dei diritti umanila scelta del triage adottato, ovvero dell’esclusione dalle terapie urgenti delle persone anziane e di quelle con disabilità: ma il triage non va fatto sulle categorie di persone, bensìsulle loro condizioni cliniche!».
Griffo ha elencato quindi lemolte criticitàemerse durante la pandemia: i servizi di emergenza poco attenti, l’elevato numero di morti (41%) e addirittura di stupri tra i residenti nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistite), la mancanza di interventi domiciliari, ciò che ha demandato il carico alle famiglie, il fallimento della didattica scolastica a distanza, quasiimpossibile per molte persone con disabilità intellettive.
Riprendendo infine il concetto del fattore bio-psico-sociale introdotto dalla Convenzione ONU, che è legato ai diritti umani, Griffo ha affermato l’ICF, laClassificazione Internazionaledel Funzionamento, della Disabilità e della Salute prodotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanitàò, attualmentenon tiene conto dei fattori culturalie comunque non è legata ai diritti umani.
Altro importante concetto notoriamente introdotto dalla Convenzione ONU è quello dei cosiddetti“accomodamenti ragionevoli”, ovvero tutti quegli adattamenti, procedure personalizzate, modifiche hardware e/o software ecc., che con una spesa non spropositataconsentono di abbattere una barrierae dunque di ridurre l’handicap. A tale scopo, la ministra per le DisabilitàErika Stefaniha istituito un gruppo di lavoro per progetti personalizzati a favore delle persone con disabilità, attraverso un budget di progetto che fa utilizzare tutte le risorse possibili per le persone stesso. Su tale tema Griffo ha assicurato che l’Osservatorio ne monitorerà l’iter, facendo in modo chesi decida insieme alla persona, o a chi la rappresenta, quali accorgimenti ragionevoli adottare.
«Anche la nostra Federazione–ha dichiarato il presidente della FEDMANBuzzi– è impegnata fortemente su questi temi e in particolare sta realizzando unportale sugli accomodamenti ragionevoli, lavorando istituzionalmente affinché vengaben definita la figura del disability managerquale punto di riferimento per l’inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità».
Sono stati poi approfonditi i temi dell’intersezionalitàe delladoppia discriminazione delle donne con disabilitàdaNannerel Fiano, con un intervento sul temaImportanza della Convenzione ONU e le discriminazioni multiple. In particolare la ricercatrice ha illustrato come diverse caratteristiche che si intersecano possano portare a discriminazioni multiple. Per fare qualche esempio, alcuni segmenti di donne presentano rischi di violenza maggiori di altre, tra cui le donne separate, divorziate, giovani e con disabilità.
Di tali problematiche si sta ampiamente occupando anche ungruppo di lavoro composto da donne afferenti alla FISHe, anche alla luce di quanto purtroppo accade quotidianamente, finalmente si stanno dedicando studi approfonditi nel diritto costituzionale e si sta prestando attenzione a livello legislativo ai temi della doppia discriminazione e dell’intersezionalità.
Durante il convegno sono stati trattati anche gli aspetti relativi agliausili tecnologici, conAntonello Magaletti, Apple Distinguished Educator, Education Business Development Manager di C&C, partner tecnologico del Convegno, che ha mostrato con interessanti video e immagini le possibilità offerte dallatecnologia pensata per tutti, fin dall’infanzia, e come sia importante la formazione tanto degli alunni/alunne quanto dei docenti, in modo particolare di quelli di sostegno.
Con la competenza nel campo della formazione che lo contraddistingue, Magaletti ha mostrato che tutti i dispositivi Apple hanno tra le impostazioni di accessibilità oltre 150 funzioni che li rendonocompensativi e dispensativi, a seconda delle diversità e necessità: vi sono infatti funzioni di voce, ingrandimenti, mobilità, rallentamento e udito, come ausili a disabilità quali la cecità, l’ipovisione, la sordità, la disabilità agli arti superiori, i problemi cognitivi e intellettivi, l’autismo e la dislessia. Purtroppo, durante la didattica a distanza e la didattica digitale integrata, si èperso il 23% degli studenti con disabilità, per motivazioni diverse, come la mancanza di connessione internet, postazioni informatiche scolastiche inadeguate, ma soprattutto la fornitura di dispositivi senza alcuna formazione sull’utilizzo.
A concludere il convegno sono stati gli interventi diAnna RevelloeLuca Rossindi Innovability – Reale LAB, partner dell’incontro, insieme all’AssociazioneUtensilia, che hanno illustrato le iniziative e i progetti continuativi di questa edizione diAbilitando 2021.
Iniziative sia nazionali che internazionali, quelle di Reale LAB sono fondate da quasi duecento anni fonda su principi di innovazione, quali valore del codice etico, sostenibilità e mutualità; e si lavora sunumerosi progetti di inclusione, per colmare un gap non solo rispetto alla disabilità, ma anche di lingua e di etnia. Tra alcuni esempi pratici, la formazione e l’inclusione lavorativa di persone rifugiate (alcune presenti in sala durante il convegno). Nonché il Museo di Reale Mutua, mostrato durante la pausa pranzo, totalmente accessibile e gestito da unadipendente con disabilità visiva.
Reale Mutua, inoltre, crede molto anche nellaricerca scientifica: qui Rossin ha specificato in particolare come alcuni progetti studino aspetti della genetica e della medicina predittiva, per poter prevenire lemalattie croniche che possono portare a disabilità.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Avvocata abilitata in Italia e a New York, delegata per l’accessibilità a Milano, ove studia e vive, deputata: Lisa Noja è anche una donna con disabilità che ha saputo portare il suo sguardo femminile e la soggettività delle persone con disabilità nella politica. Qui denuncia le discriminazioni subite dalle donne con disabilità nell’accesso agli screening di prevenzione dei tumori femminili, facendolo a partire dalla propria esperienza personale. Ancora una volta, dunque, nelle battaglie per i diritti civili e umani il personale diventa politico, ciò che non è affatto né scontato, né dovuto. Io sono una persona riservata rispetto alle mie questioni private. Tempo fa, però, il mio amico Ivan Scalfarotto mi disse che, se si è in politica, a volte, raccontare le proprie esperienze personali è necessario per dar voce a chi non ha la possibilità di farsi sentire. Per questo, vi racconto che venerdì scorso sono andata a fare la mammografia. Ero più in ansia del solito perché, a causa della pandemia, avevo accumulato un ritardo rispetto alle tempistiche previste per i controlli di routine. Quindi, insomma, ero più di cattivo umore del solito, rispetto a un esame che, diciamocelo, non è mai una passeggiata. Forse anche per questo il ripetersi, per l’ennesima volta, delle difficoltà legate alla sostanziale inaccessibilità del macchinario a una donna che si muove su una carrozzina elettrica mi sono pesate particolarmente. Come sempre la fatica di posizionarsi correttamente davanti alla macchina, le braccia tirate, le spalle contorte, lo sforzo di abbarbicarsi a un oggetto progettato senza tenere in minima considerazione milioni di donne che, come me, non possono stare in piedi, che non riescono a tenere una postura standard, che hanno una muscolatura più debole. Insomma, che sono diverse dal modello di femmina che i designer hanno in testa, ma che non sono immuni dal cancro, che hanno bisogno di sottoporsi ad esami diagnostici periodici e che si ammalano esattamente come le altre. Come sempre, la paura che, a causa di questa totale indifferenza progettuale, l’esame non fosse abbastanza accurato e sfuggisse qualcosa. Ancora una volta il personale sanitario si è prodigato per superare le difficoltà con una professionalità, una dedizione e una gentilezza impagabili, cercando e trovando tutte le soluzioni possibili, dedicandomi tempo, ripetendo l’esame finché non sono stati tranquilli di aver fatto tutto al meglio. Venerdì, però, forse complice la maggiore tensione, alla fine per un momento mi è venuto da piangere. Nessuno se n’è accorto, ma ho dovuto proprio ricacciare giù le lacrime per la rabbia. Rabbia perché non è giusto che io e milioni di donne dobbiamo subire questa umiliazione per avere accesso alle cure e alla prevenzione. Perché c’è una parte della mia disabilità che dipende da una Malattia Rara e quella parte non è colpa di nessuno, ci ho fatto i conti da tempo, ma c’è un altro pezzo che sarebbe evitabile e deriva solo dalla totale incapacità di costruire un mondo a misura di tutti e tutte. Perché siamo resilienti, ma, così come esiste l’accumulo nell’uso dei farmaci, esiste anche l’accumulo nella fatica e nella frustrazione quotidiana. Perché la discriminazione abilista non è fatta solo di fatti violenti o episodi eclatanti. Molto più spesso, infatti, è il frutto di un’attitudine verso il mondo che espelle dalla realtà un pezzo di umanità, senza nemmeno rendersene conto. In Parlamento abbiamo approvato all’unanimità una Mozione a mia prima firma che parla anche di questo e non c’è dubbio che ancora tanti degli impegni ivi previsti devono essere realizzati [si veda, a tal proposito, su queste stesse pagine, il testo “La Camera ha “scoperto” la discriminazione multipla delle donne con disabilità”, N.d.R.]. Però, non basta e non basterà. Perché questa battaglia sarà vinta solo quando sarà combattuta da tutte e tutti. Quando troverà spazio nel mainstreaming delle rivendicazioni femministe (possono i #metoo che invadono i social essere anche questo, per favore?), quando le tante Associazioni che meritoriamente si occupano di promuovere la prevenzione al cancro si faranno carico anche di chi alla prevenzione vuole accedere, ma non riesce per colpa del design escludente di un servizio, quando i media cominceranno a raccontare questa quotidianità, con cura e profondità, senza toni spesso da “porno del dolore”, quando le tante influencer che giustamente vogliono diffondere un messaggio di accettazione di sé e del proprio corpo imperfetto sapranno parlare anche a me e di me, a noi e di noi che l’“imperfezione” la viviamo non solo come un limite interiore, ma anche come una barriera fisica che ci impedisce ogni giorno di soddisfare i nostri bisogni e realizzare le nostre aspirazioni. Sorelle, aprite gli occhi, ci siamo anche noi, donne con disabilità, e abbiamo bisogno di voi. Se non ora quando? di Lisa Noja, Deputata, avvocata e delegata per l’accessibilità a Milano. Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione. Per approfondire ulteriormente i temi qui trattati, suggeriamo, sempre sulle nostre pagine, il testo di Simona Lancioni, I servizi per la salute sessuale e riproduttiva e le donne con disabilità (a questo link), nonché la consultazione della Sezione Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi nel sito di Informare un’H e più in generale, su Donne e disabilità, oltre a ricordare il lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, anche la Sezione Donne con disabilità, sempre nel sito di Informare un’h. SUPERANDO
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un convegno, il 12 novembre, di cui anche «Superando.it» è media partner, per dare ulteriore sostanza e visibilità al “Premio Franco Bomprezzi”, dedicato a colui che fu tra l’altro direttore di «Superando.it», riconoscimento rivolto a un giornalismo di qualità sulla disabilità e non solo. Ma anche un incontro per ragionare attorno e sulla disabilità nell’oggi, sulle fragilità ulteriori messe in luce durante la battaglia al Covid. E non solo: parte in parallelo pure un’indagine d’opinione, condotta da SWG, per analizzare la percezione della disabilità e le risposte istituzionali ad essa
Nel settembre scorso, come avevamo riferitosulle nostre pagine, in occasione delFestival delle Abilitàdi Milano era nato ilPremio Franco Bomprezzi, dedicato a colui che fu tra l’altro direttore responsabile di «Superando.it» fino alla sua scomparsa nel 2014, iniziativa presentata così dall’omonima Associazione: «Questo premio, a cadenza annuale, ha l’obiettivo di mettere in luce i migliori servizi giornalistici, condue sguardi, uno rivolto alpassato, che assegnerà un riconoscimento ad un servizio giornalistico pubblicato su una testata nazionale realizzato nel corso dell’ultimo anno, uno rivolto alfuturofinanziando un progetto giornalistico da realizzarsi entro un anno dall’’assegnazione del riconoscimento. Il focus dell’iniziativa è sutemi sociali,con particolare attenzioneall’àmbito della disabilità».
Per dare ulteriore sostanza al Premio e per ricordare la figura di Bomprezzi, capace di scrivere già più di vent’anni fa unDecalogo della buona informazione sulla disabilità, che riprendiamo ben volentieri in calce, è stato ora organizzato per la mattinata del12 novembre(ore 11), dallaFondazione Mantovani Castorina, promotrice dello stesso Festival delle Abilità, il convegno intitiolatoFranco Bomprezzi, il pensiero e l’azione, avvalendosi del patrocinio dell’Associazione Premio Franco Bomprezzi e dei mediapartnerInVisibilidel «Corriere della Sera» e «Superando.it».
L’incontro si terrà in presenza (am verrà anchediffuso in streamingnellapagina Facebookdell Associazione Premio Franco Bomprezzi), con alcuni interventi da remoto, presso la Biblioteca del Parco Cascina Chiesa Rossa di Milano, sede abituale del Festival delle Abilità, sito che dallo scorso mese di settembre, è animato da unmuralededicato proprio a Bomprezzi e centrato sul messaggioLiberi di vivere come tutti,parole spesso pronunciate da colui che fu anche presidente dellaUILDM(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), riprese daFederico Milcovich, colui che tale Associazione aveva fondato all’inizio degli Anni Sessanta.
«L’incontro del 12 novembre – spiegano gli organizzatori – sarà un’occasione per riallacciare i fili di un percorso e perragionare attorno e sulla disabilità, sulle fragilità ulteriori messe in luce nei momenti più difficili della battaglia al Covid.Difficoltà scolastichecon una didattica a distanza poco fruibile da molti studenti con disabilità,difficoltà oggettivenelle “cose di tutti i giorni”, come testimoniato ad esempio dal lavoro quotidiano dellaFondazione Mantovani Castorinae dal neonatoCentro Famigliedella stessa».
Parteciperanno al convegnoAlessandro Cannavòdel «Corriere della Sera»;Claudio Arrigoni, giornalista e voce delle Paralimpiadi;Stefano Borgato, segretario di redazione di «Superando.it»;Antonio Giuseppe Malafarina, poeta, giornalista e presidente onorario della Fondazione Mantovani Castorina;Alberto Fontana, consigliere della LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità chje costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap);Francesca Arcadu, componente del Gruppo Donne UILDM; padreGiuseppe Bettoni, presidente della Fondazione Arché.
Introdurrà i lavoriSimone Fanti, giornalista e tra gli organizzatori del Festival delle Abilità e delPremio Franco Bomprezzi. Il dibattito, inoltre, sarà intervallato da alcune letture diVlad Scolaritratte dal libro di BomprezziLa contea dei ruotanti(il Prato, seconda edizione 2015).
In apertura dell’evento, inoltre, verrà inaugurato unpannello multisensorialerealizzato dall’Associazione torineseTactile Vision, per la piena accessibilità della poesia dedicata da Antonio Giuseppe Malafarina a Bomprezzi e dipinta sul muro della Biblioteca durante il citato recente Festival delle Abilità.
Ma non solo: in parallelo infatti a queste iniziative, l’Associazione Premio Bomprezzi ha anche lanciato un’indagine d’opinione, denominataCittadini e Disabilità, curata e condotta dalla Società di Ricerca e SondaggiSWG, allo scopo di analizzare la percezione della disabilità, le esigenze e le risposte istituzionali ad essa, oltre allavalutazionee all’autopercezionedelle persone con disabilità e le loro famiglie. «Il tutto – viene spiegato – con la convinzione che la tutela dei diritti parta anche da unacorretta percezione della disabilità da parte dell’opinione pubblica».
Tutte le persone con disabilità e le loro famiglie possono partecipare al sondaggio telefonico, in forma del tutto anonima. L’intervista durerà circa dieci minuti e verrà realizzata da qui alla fine di novembre, secondo tempi e modalità concordate con ogni singola persona. Peraderirvi, va inviata un’e-mail ainfo@fmc-onlus.org, indicando un riferimento telefonico che verrà comunicato alla società SGW per il successivo contatto.(S.B.).
Per ogni ulteriore informazione:festivaldelleabilita@gmail.com(Roberta Curia).
Franco Bomprezzi
Giornalista e scrittore, impegnato per i diritti delle persone con disabilità,Franco Bomprezziè stato direttore responsabile di «Superando.it» dagli inizi delle pubblicazioni di questa testata, fino alla sua scomparsa, avvenuta il 18 dicembre 2014.
Alla fine degli Anni Novanta elaborò ilDecalogo della buona informazione sulla disabilità, che qui di seguito riprendiamo e che conserva ancorapienamente tutta la sua attualità. Decalogo della buona informazione sulla disabilità
1)Considerare nell’informazione la persona disabile come fine e non come mezzo. 2)Considerare la disabilità come una situazione “normale” che può capitare a tutti nel corso dell’esistenza. 3)Rispettare la “diversità” di ogni persona con disabilità: non esistono regole standard né situazioni identiche. 4)Scrivere (o parlare) di disabilità solo dopo avere verificato le notizie, attingendo possibilmente alla fonte più documentata e imparziale. 5)Utilizzare le immagini, nuove o di archivio, solo quando sono indispensabili e comunque corredandole di didascalie corrette e non offensive della dignità della persona. Quando la persona oggetto dell’immagine è chiaramente riconoscibile, chiederne il consenso alla pubblicazione. 6)Ricorrere al parere dei genitori o dei familiari solo quando la persona con disabilità non è dichiaratamente ed evidentemente in grado di argomentare in modo autonomo, con i mezzi (anche tecnologici) a sua disposizione. 7)Avvicinare e consultare regolarmente, nell’àmbito del lavoro informativo, le associazioni, le istituzioni e le fonti in grado di fornire notizie certe e documentate sulla disabilità e sulle sue problematiche. 8)Ospitare correttamente e tempestivamente le richieste di precisazione o di chiarimento in merito a notizie e articoli pubblicati o diffusi. 9)Considerare le persone con disabilità anche come possibilesoggetto di informazionee non solo comeoggetto di comunicazione. 10)Eliminare dal linguaggio giornalistico (e radiotelevisivo) locuzioni stereotipate, luoghi comuni, affermazioni pietistiche, generalizzazioni e banalizzazioni di routine. Concepire titoli che riescano ad essere efficaci e interessanti, senza cadere nella volgarità o nell’ignoranza e rispettando il contenuto della notizia. Franco Bomprezzi, 1999.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Partito il processo in merito al ricorso presentato dall’Associazione Luca Coscioni per «condotta discriminatoria» ai danni del Comune di Pomezia. A far discutere è anche la linea difensiva dell’Ente che presenta (apparenti) contraddizioni tra le parole del legale incaricato e il Sindaco Adriano Zuccalà. POMEZIA. Si è svolta agli inizi di ottobre l’udienza nell’ambito del procedimento che vede da una parte l’Associazione Luca Coscioni e il Comune di Pomezia e dall’altra. Il nodo del contendere, per cui oggi si è arrivati dinanzi al Giudice, riguarda la mancata adozione da parte dell’Ente del PEBA, ovvero del piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche, obbligatorio per legge dagli anni ’80, ma non ancora presente a Pomezia (così come, purtroppo, in molte città italiane). Si tratta di uno strumento fondamentale perché consente di ripensare al territorio in ottica di (vera) accessibilità per tutti, andando cioè oltre il singolo intervento-spot di rimozione della barriera architettonica a beneficio, per contro, di una visione a 360° della città che consenta ad una persona con disabilità di muoversi liberamente e in totale autonomia. E soltanto in un secondo momento procedere con gli interventi puntuali di rimozione degli ostacoli. Proprio per questo dunque, nell’ultima campagna elettorale, anche l’attuale Sindaco si era impegnato a rispettare tutta una serie di punti programmatici per arrivare infine al PEBA ma poi quegli stessi impegni rimasero, di fatto, solo su carta. Dal Corriere della Città – NOVEMBRE 2021 Il ricorso dopo il mancato rispetto degli impegni presi. Nel novembre 2019 l’Associazione Luca Coscioni, che si era fatta promotrice dell’iniziativa con tutti i candidati a Sindaco, decise allora di far ricorso in Tribunale prendendo atto del mancato rispetto degli impegni presi al livello politico dinanzi ai cittadini. «Abbiamo tentato in tutti i modi di dialogare con l’amministrazione, ma la base per questo dialogo non poteva che essere quell’impegno – aveva dichiarato a tal proposito il Consigliere dell’Associazione Coscioni Giuseppe Di Bella – Si trattava di garantire tempi certi per il PEBA e di rispettare i diritti dei cittadini che per primi sono condizionati nella mobilità e nell’autonomia». «Non avendo ricevuto risposte, abbiamo deciso di agire, in ultima istanza, per via giudiziaria con il ricorso per condotta discriminatoria verso tutte le persone specialmente quelle con maggiore fragilità». L’azione legale, ad ogni modo, è fondata su un duplice obiettivo: da un lato viene chiesto che il Comune venga “condannato per condotta discriminatoria e costretto ad adottare i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche entro termini congrui e ragionevoli”, dall’altro si punta ad intervenire “rimuovendo tutta una serie di barriere architettoniche puntuali presenti sul territorio”. La sentenza, senza ulteriori udienze, è attesa per l’estate prossima. La difesa dell’Avvocato del Comune: «PEBA già adottato, nessuna condotta discriminatoria». Durante l’udienza l’Avvocato incaricato dal Comune, in una memoria difensiva, ha però sostenuto “l’insussistenza di condotte discriminatorie” dato che sin dagli anni '90 “l’Ente ha approntato interventi sul territorio finalizzati alla tutela delle persone portatrici di handicap in ottemperanza alla vigente normativa” (ma il PEBA, come detto, è un’altra cosa, ndr). Dopodiché il legale spiega: «Occorre sottolineare nuovamente che in data 28 dicembre 2020 il Comune di Pomezia ha adottato il PEBA (doc.1 allegato al deposito delle note di trattazione scritta del 12 gennaio 2021), oggetto del ricorso, con ciò sterilizzando definitivamente la domanda di parte ricorrente […] La controparte omette totalmente tale decisiva circostanza, nelle proprie note di trattazione scritta, reiterando le deduzioni rese nell’atto introduttivo del tutto infondate e avulse ai fatti di causa. Pertanto, il ricorso va rigettato, ovvero, in via gradata, va accertata e dichiarata la cessata materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell’adozione del PEBA, oggetto della domanda della ricorrente, da parte del Comune di Pomezia». In secondo luogo, scrive ancora l’Avvocato del Comune, “acclarato che l’Amministrazione non ha dato luogo ad alcun atto omissivo o commissivo di carattere discriminatorio e ribadito, che il Comune ha adottato il PEBA, giova sottolineare il carattere temerario e pretestuoso della richiesta risarcitoria avanzata dalla ricorrente. D’altro canto, parte ricorrente non ha fornito la minima prova della avvenuta segnalazione dei disservizi denunciati alle competenti autorità amministrativa, né di un concreto danno ai cittadini portatori di handicap, limitandosi a mera e generica doglianza non fornendo alcuna prova di aver diffidato il Comune a provvedere. La domanda risarcitoria si rivela, dunque, pretestuosa e meramente strumentale e dunque è inammissibile e comunque infondata”. E’ “giallo” sul documento. Ma la risposta del legale, specie nella prima parte, ha però aperto una sorta di “giallo”. Se avete seguito la vicenda sin qui ricorderete gli ultimi sviluppi sul tema, da noi riportati a maggio scorso: il Comune di Pomezia, rispondendo ad una richiesta sempre da parte dell’Associazione Luca Coscioni, aveva fatto sapere infatti che l’Ente “era in attesa di approvare in Giunta le linee guida – che ancora oggi non sono state rese pubbliche, ndr – per la predisposizione dei PEBA trasmesse dalla società incaricata nel dicembre precedente”, proprio quello del 2020. In merito alla pubblicazione delle stesse linee guida, per le quali la Coscioni aveva fatto anche un accesso civico caduto però nel vuoto, il Dirigente aveva inoltre spiegato che quest’ultima sarebbe “stata subordinata sempre all’approvazione da parte dell’organo politico”. Ebbene: posto che, a prescindere, il Comune di Pomezia aveva già tali direttive a disposizione gratuitamente in quanto diramate dalle Regione Lazio, che senso avrebbe avuto incaricare una società pagando 24mila euro (compreso però anche il piano per la mobilità urbana, ndr) per realizzare delle linee guida propedeutiche se in realtà il PEBA era già stato “adottato”? Se infatti l’Amministrazione aveva ricevuto le linee guida entro il 31/12/2020 ma a maggio era ancora in attesa di approvarle in Giunta, a cosa si riferisce dunque la risposta dell’Avvocato? Il legale cita e allega in effetti un documento, in nostro possesso e riportato nel frontespizio qui sotto, indicante la data del 28 dicembre 2020, ma lo stesso non compare nell’Albo Pretorio. Senza contare che nel medesimo testo, denominato, proprio “PEBA”, si fa riferimento in realtà alle linee guida della Regione Lazio approvate nel febbraio 2020 e non a quelle trasmesse dalla Crealink, ovvero la società, con sede a Pisa, interpellata dall’Amministrazione. La risposta del Sindaco. Nel corso dell’udienza nella causa contro l’Associazione Coscioni ad ottobre l’Avvocato incaricato dall’Ente ha spiegato in una memoria difensiva “che in data 28 dicembre 2020 il Comune di Pomezia ha adottato il PEBA” e che dunque i motivi stessi del ricorso sarebbero infondati. E ha allegato a tal proposito un documento denominato “PEBA”. Ma a cosa si riferisce? Nell’aprile scorso infatti il Dirigente aveva fatto sapere che le “linee guida per la predisposizione del Peba (non del PEBA stesso quindi)” ricevute dalla Crealink erano ancora in attesa di approvazione da parte della Giunta. Lei stesso Sindaco aveva dichiarato di “essere in attesa di uno specifico finanziamento per la redazione vera e propria del PEBA, attività direttamente correlata alle linee guida”. L’Amministrazione può chiarire pertanto questa discrepanza di notizie? «Come detto più volte, l’adozione delle linee guida per la predisposizione del Peba (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) è cosa ben diversa dal Peba stesso che, per quanto riguarda la nostra Città, vogliamo sia pienamente integrato al PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), affinché si possa parlare concretamente di piena accessibilità. Il Comune di Pomezia ha vinto il finanziamento regionale atteso e il PEBA è attualmente in fase di redazione. Inoltre, come già annunciato, abbiamo stanziato un fondo di 1 milione di euro per interventi di abbattimento delle barriere architettoniche in tutto il territorio, cifra mai stanziata prima nella nostra Città. E’ la dimostrazione della volontà e del lavoro della nostra Amministrazione per garantire a tutti gli stessi diritti e per rendere Pomezia sempre più inclusiva. Sulla causa in corso attendiamo gli esiti legali». di Luca Mugnaioli Corriere della Città
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MESSINA. Il 20 ottobre a Messina si è svolta la XVI edizione della giornata nazionale del cane guida. La manifestazione è stata istituita nel 2006 dall’UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – per dare risalto al fondamentale ruolo di questi animali nella vita delle persone cieche. Rappresentano un ausilio per la loro mobilità autonoma; evitano gli ostacoli sul percorso, mantenendo un atteggiamento sicuro ed equilibrato in ogni situazione. Il cane guida è prima di tutto un cane, capace di dare affetto al proprio padrone; un amico fedele che lo accompagna nella vita di tutti i giorni, un ottimo tramite per la sua interazione sociale. L’edizione di quest’anno ha voluto sottolineare l’importanza delle famiglie affidatarie nel percorso di addestramento dei cani guida. L’iter è lungo e articolato. Il primo anno è finalizzato alla corretta socializzazione del cane. Segue la fase di addestramento vero e proprio, in cui i futuri possibili cani guida sono sottoposti a test caratteriali e attitudinali. Vengono portati nel traffico, sui mezzi pubblici, nei luoghi affollati per valutarne le capacità. Soltanto i cani che superano tutte queste prove saranno dati come guida alle persone cieche. Tutto questo ha dei costi molto elevati, stimabili in diverse migliaia di euro, che le scuole di addestramento sono in grado di sostenere grazie ai contributi da parte di enti pubblici e a donazioni di diverse organizzazioni benefiche. L’art. n.34 del 1974, successivamente modificato dalla legge 60 del 2006, sancisce il ruolo specifico del cane guida. Insieme al bastone bianco, rappresenta un ausilio fondamentale per la mobilità e l’autonomia delle persone con disabilità visiva. Nonostante ciò, troppo spesso le persone cieche accompagnate dai cani non possono salire sugli autobus, prendere un taxi, accedere a un luogo pubblico e soggiornare in un albergo. Su tutto il territorio nazionale ci sono molte scuole di addestramento, ma la lista di attesa per un cane guida è di circa 2 anni. La grande richiesta è dovuta dal fatto che in Italia ci sono 360.000 persone cieche e 1.500.000 con deficit visivi gravi. Singolare è il progetto del Servizio cani guida dell’ANFaMIV ( Associazione Nazionale delle Famiglie delle Persone con Minorazioni Visive) portato avanti dall’istruttore Francesco De Domenico in collaborazione con l’ACDL – K9 (Associazione Cani da Lavoro) di Trieste. I promotori hanno innanzitutto fatto un’indagine a livello locale sul gradimento riguardo a una possibile apertura di una scuola di cani guida nel Friuli Venezia Giulia. Su un campione di 57 persone, ha espresso un parere favorevole il 78%. Questo grande consenso, ha messo in atto una ricerca di fondi, per realizzare la scuola nel minor tempo possibile. “Il Servizio Cani Guida nascerà a Trieste, verrà offerto gratuitamente e sarà a carattere nazionale con priorità all’utenza della Regione Friuli-Venezia Giulia dichiara Di Domenico – . Per poterlo realizzare, ci auguriamo la volontà di coinvolgimento da parte delle istituzioni pubbliche e una maggior collaborazione da parte di tutte le associazioni di categoria”. di Anna Maria Gioria InVisibili Blog
INSERITO DA MIKI PAPPACODA PESCARA. Arrivano nuove risorse economiche per quei comuni montani che intendono abbattere le barriere architettoniche negli edifici pubblici. Lo rende noto l’assessore regionale agli Enti locali, Pietro Quaresimale, dopo che gli uffici regionali hanno pubblicato la graduatoria dei comuni beneficiari con l’indicazione delle risorse destinate. Sul piatto dei finanziamenti otre 700 mila euro che sono stati distribuiti a 23 comuni montani abruzzesi. “Ancora un atto concreto in favore dei piccoli comuni montani – sottolinea l’assessore Quaresimale – a conferma dell’attenzione che il governo regionale intende rivolgere ai comuni delle aree interne che più di tutti stanno pagando le conseguenze negative della cosiddetta globalizzazione. Ma l’altro aspetto rilevante è che i fondi assegnati hanno una destinazione ben precisa, rivolta cioè all’abbattimento delle barriere architettoniche in modo da rendere più accessibili gli edifici pubblici nei quali molto spesso si concentra l’erogazione di servizi”. L’erogazione dei contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche rientra nel bando per la Montagna pubblicato ad inizio anno, nell’ambito delle iniziative politiche rivolte a garantire supporti ai comuni montani. L’individuazione dei comuni beneficiari è avvenuta dopo un’attenta valutazione tecnica e economica della commissione. “Le proposte progettuali dei comuni – ha concluso l’assessore Quaresimale- sono state la sorpresa più lieta di questo bando pubblico. Questo conferma la grande capacità progettuale che proviene dal territorio ma soprattutto la volontà di tante amministrazioni dei comuni montani di recitare un ruolo primario nello sviluppo regionale”. FONTE RETEABRUZZO