Negli ultimi tempi, i membri della generazione Z hanno fatto sentire la loro voce con proteste e manifestazioni, nei musei di tutto il mondo. Gli spray, della vernice o altri gesti estremi sono stati messi in atto, per colpire l'attenzione pubblica e incentivare la nascita di un dibattito che sia incentrato sul come uscire da una perniciosissima crisi climatica.
Sebbene i loro atteggiamenti non siano sempre stati condivisi, la causa è più che giusta e questi ragazzi hanno pienamente ragione ad esorate governi e gente comune, affinché sia portata a compimento qualche azione che salvi quel che ancora c'è di salvabile.
Recenti studi hanno difatti dimostrato come l'attuale situazione potrebbe inevitabilmente portare a conseguenze disastrose. Uno di questi ha mostrato che quasi certamente, nel 2100, le estati potrebbero durare sei mesi, provocando incendi e tempeste ingestibili e che vanno a sommarsi ad un numero già non troppo esiguo di tali fenomeni.
Il riscaldamento globale determinerà tantissimi altri danni, forse troppi e, in futuro, potrebbe essere troppo tardi, per poter agire e comportarci in modo più adeguato e sensato, per prevenire catastrofi.
Se già solo si considera l'impatto che tale aspetto climatico avrà sull'agricoltura, sulla salute e sull'ambiente, possiamo esser certi che la nostra fine, se non ci muoviamo per modificare il sistema, sia piuttosto vicina.
E' emerso che, dal 1952 al 2011, le estati si sono già notevolmente allungate: la loro durata si è estesa da un massimo di 79 giorni a un massimo di 95, gli inverni si sono ridotti, passando da un massimo di 76 giorni a un massimo di 73, mentre le stagioni autunnali e primaverili sono quasi scomparse.
Quest'ultimo dato non deve solo servire da promemoria quando nostalgicamente rimpiangiamo i tempi di una volta, dove tutto era più bello e equilibrato e c'erano anche le mezze stagioni, ma deve ingenerare un senso di profonda preoccupazione in noi umani.
Se non riusciamo ad uscire da questa afosa prigione che ci siamo creati, le zanzare tropicali e altri parassiti si quadruplicheranno e le allergie e le malattie infettive saranno decisamente più numerose e, di conseguenza, cresceranno esponenzialmente i decessi e i malati gravi.
Altro elemento piuttosto inquietante è il mutamento della migrazione non solo degli uccelli, ma anche degli appartenenti alle altre specie. Di questo passo, interi ecosistemi saranno stravolti, avendo come ripercussione primaria la distruzione dei raccolti.
Inutile cercare di attribuire ad altri fattori la colpa di uno dei più gravi misfatti della storia. E' stato calcolato che, in 150 anni, il cosiddetto riscaldamento globale è stato innescato proprio dall'uomo, si tratta di un effetto serra antropico.
Dopo la rivoluzione industriale, cambiamento senza dubbio utile per lo sviluppo della qualità della vita umana, nell'atmosfera sono state rilasciate tonnellate di anidride carbonica. La modifica delle tecniche agricole, l'aumento degli allevamenti intensivi e l'uso di fertilizzanti hanno prodotto un aumento della temperatura intorno agli 0,98 gradi, dato che potrebbe continuare a crescere, arrivando sino a un +1,5 nel 2030. Altri irreversibili risultati sono lo scioglimento del ghiaccio artico che ha portato a un anomalo innalzamento del livello del mare.
Nel decennio compreso fra il 2009 e il 2019, le temperature medie sono salite così tanto che si è parlato di decennio più caldo della storia. Il 2020 è, invece, stato l'anno più caldo di tutti i tempi.
Come possiamo allora porre rimedio a un così nefasto esito ottenuto? Una delle soluzioni potrebbe riguardare la decarbonizzazione, ossia l'impegno a ridurre il rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti energetiche. Nel 2015, fu firmato l'accordo di Parigi che mirava a tale fine.
I Paesi firmatari dell'accordo della capitale francese hanno promesso di fare il possibile per limitare l'aumento della temperatura a un massimo di + 2 gradi, utilizzando un mix energetico a basse o 0 emissioni di carbonio, sostituendolo con fonti rinnovabili.
E, nel suo piccolo, la popolazione mondiale come può aiutare? Si potrebbe iniziare dal fare uso di prodotti riciclabili o anche optare per delle scelte più ecologiche. Per quanto riguarda la scelta di volti internazionali, ad esempio, va detto che un volo internazionale senza scali consuma molto meno carbone di un volo non diretto, dal momento che atterraggi e decolli richiedono una maggiore energia.
Serve un cambiamento culturale forte, che ci incoraggi a fare di questo pianeta un ambiente pulito e fertile di nuovo. di Teresa Giordano