Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Il 3 e 4 febbraio 2025, presso la splendida location di Capo d’Orso a Maiori, torna l’appuntamento con il Wine & Food Tasting organizzato dall’Agenzia Curcio Rappresentanza Food & Wine. Giunto ormai alla sua terza edizione, l’evento, su invito, si conferma un punto di riferimento per gli appassionati e gli operatori del settore enogastronomico.
Cantine prestigiose e novità di spicco
Tra le protagoniste di quest’anno spicca Castello Romitorio di Montalcino, una cantina di fama internazionale nota per i suoi Brunelli esclusivi, con bottiglie che superano i 1000 euro e che saranno disponibili in degustazione durante l’evento. Un’altra importante novità è rappresentata da Masseria Frattasi, un’eccellenza del Beneventano che, con la sua produzione limitata e di alta qualità, arricchisce ulteriormente il panorama delle cantine partecipanti.
Focus sulla qualità campana
Come da tradizione, l’evento dedica particolare attenzione alla valorizzazione delle eccellenze locali. Saranno presenti cantine simbolo del territorio campano, come Tenuta San Francesco della Costa d’Amalfi, Casa Setaro del Vesuvio e Colle del Corsicano del Cilento, con i suoi vigneti che si affacciano sulle suggestive coste di Punta Licosa.
L’arte della carne con Elitaria
Non mancheranno anche proposte legate al mondo della carne, grazie alla partecipazione di Elitaria, azienda leader nella distribuzione di carni pregiate. Forte di un assortimento di 75 razze diverse, Elitaria continua a puntare sull’eccellenza italiana, con un focus su Chianina e altre razze autoctone, senza rinunciare a una selezione di tagli internazionali. Come sottolineato dai rappresentanti dell’azienda, la carne si conferma un settore solido e non una moda passeggera, con un crescente interesse da parte del pubblico.
Spazio anche al settore ittico
Sebbene in misura minore, l’evento darà spazio anche al mercato ittico, con particolare attenzione a stockfish e baccalà, alimenti tradizionali che stanno trovando una nuova vita grazie all’apertura di ristoranti specializzati nella Penisola Sorrentina Amalfitana e nell’entroterra campano.
Un appuntamento imperdibile per il settore
Il Wine & Food Tasting di Capo d’Orso si distingue per la qualità delle sue proposte e per la capacità di riunire produttori, distributori e operatori del settore. Come dichiarato dagli organizzatori, l’evento mira a celebrare l’eccellenza, offrendo un’opportunità unica di confronto e scoperta. Non resta che segnare in agenda le date del 3 e 4 febbraio per immergersi in un viaggio tra sapori unici e prodotti d’elite.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Intervista a Ciro Tarantino di Carmela Cioffi
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Intervista a Ciro Tarantino di Carmela Cioffi
Cresce il numero di persone con disabilità che vivono in ambienti segreganti, ad esempio in Francia, in Polonia, ma anche in Italia. Il volume “Il soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione”, scritto a più voci, raccoglie strumenti analitici e operativi per prevenire e contrastare l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità nel nostro Paese. Ne abbiamo intervistato il curatore Ciro Tarantino, professore di Sociologia del Diritto presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Può sembrare un paradosso. Da una parte cresce il numero di persone con disabilità che vivono inambienti segregantiad esempio in Francia, in Polonia, ma anche in Italia, come evidenzia un recente studio diEurofound, agenzia dell’Unione Europea del quale ci siamogià occupati recentemente, dall’altra, diventa sempre più urgente la sfida della vita indipendente per le persone con disabilità.
Il curatore del volume, il professor Ciro Tarantino
Tra le mani ci è capitato lo scorso anno, e se n’è parlato anchesulle nostre pagine, un libro scritto a più voci e dilibero accesso nel web(aquesto link), che può aiutarci a capire: èIl soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione, edito dal Mulino, che raccoglie strumenti analitici e operativi per prevenire e contrastare l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità in Italia.
Abbiamo intervistato il curatore del volume,Ciro Tarantino, professore di Sociologia del Diritto presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, dove insegna Sociologia della Disabilità ed Etica Sociale.
Come è possibile prevenire e contrastare i processi di istituzionalizzazione, anche dove sembra non esistere un’alternativa concreta al cosiddetto “soggiorno obbligato” (penso anche semplicemente a conversazioni/racconti di vita quotidiana, in cui figli o nipoti non riescono a prendersi cura di familiari, non più autosufficienti, e quindi sono costretti ad optare per strutture sociosanitarie)?
«Prima di tutto chiariamo sinteticamente l’espressionesoggiorno obbligato: con la formula mi riferisco a tutti quei casi in cui la persona è collocata in una particolare sistemazione abitativacontro la propria volontà e/o non avendo avuto a disposizione una valida e concreta alternativa. Siamo, cioè, in quell’area di fenomeni tutelati dal noto articolo 19 dellaConvenzione delle Nazioni Unitesui Diritti delle Persone con Disabilità e, soprattutto, dal meno richiamato articolo 14 che – ricordo – , al comma 1, lettera b), chiede che si garantisca che le persone con disabilità “non siano private della loro libertà illegalmente o arbitrariamente, che qualsiasi privazione della libertà sia conforme alla legge e che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà”. Parliamo, dunque, di casi in cui sono compresse le due libertà –quella personale e quella di scelta– che compongono i pilastri su cui si regge la Convenzione stessa.
L’Italia, nel corso degli anni, ha accumulato molteplici saperi e ha elaborato moltissime pratiche in grado di prevenire e contrastare, con estrema efficacia, le forme di collocamento involontario delle persone anziane e/o con disabilità. Molti strumenti, quali la progettazione personalizzata capacitante e gli elementi connessi, quali il budget di progetto, vengono sperimentati ormai da un quarto di secolo. Non a caso laLegge Delega 227/21in materia di disabilità li ha posti come perno di un nuovo sistema di welfare. E ricordo che la Legge Delega è l’attuazione dellaRiforma 1.1del PNRR (Missione 5 – Componente 2) che prevedeva appunto l’adozione di unaLegge quadro per le disabilità“nell’ottica della deistituzionalizzazione e della promozione dell’autonomia delle persone con disabilità”. Il problema, semmai, è l’inverso: che cosa, nel 2025, giustifica ancora eticamente e scientificamente l’istituzionalizzazione involontaria delle persone con disabilità?»
Nel volume una parte è dedicata a storie di istituzionalizzazione che potremmo definire assolutamente ordinarie, in nulla riconducibili al “caso limite”: c’è un elemento in comune in tutte queste storie? E cosa possiamo imparare?
«Nel corso della ricerca sono state raccolte molteplici traiettorie esistenziali, poi ne sono state estratte alcune paradigmatiche, per comprendere quelli che possiamo definire i “determinanti sociali dell’istituzionalizzazione”. Direi che tutte le storie, per quanto estremamente diverse, hanno in comune il verificarsi diuno o più punti di frattura: quelli che, materializzando una formula diErnesto De Martino, abbiamo chiamato “crisi della presenza”. Si tratta, esattamente, di quei momenti a cui faceva cenno lei prima in cui il sistema di cura familiare – se disponibile – entra in crisi per le più diverse ragioni che nel volume proviamo a ricostruire.
Ora il problema è che il sistema di welfare, nel suo assetto ordinario,raramente interviene per evitare o alleviare questi momentipoiché prima scarica il carico assistenzialesu famiglie e caregivere poi, dopo averli spremuti fino all’estremo – spesso chiedendo di annullare le proprie esistenze –,sancisce con l’istituzionalizzazionel’insostenibilità della situazione.
Anche nelle situazioni più complesse, di norma, c’è invece molto tempo per intervenire e molte soluzioni prospettabili, volendolo. Tra l’alternativa secca fra una domiciliarità forzata e l’istituzionalizzazione coatta, esistonomolte forme di abitare possibile, più o meno assistito, se solo si vuole lavorare nel rispetto di diritti, bisogni edesideratadi tutti. Davvero nel 2025 non siamo in grado di prospettare forme di assistenza di qualità nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali?»
Come i servizi – e penso ai centri diurni ad esempio – possono e devono essere uno strumento veramente a disposizione delle persone con disabilità per l’elaborazione e la realizzazione del loro progetto di vita e uscire dalla logica dell’assistenzialismo e dell’imposizione dall’alto dell’educatore?
«Vedo due questioni principali. In primo luogo, bisognaliberarsi dalla tirannia dell’offerta. In molti territori è l’offerta disponibile di servizi che chiede alle persone di adattarsi, non è invece – come dovrebbe essere nella logica normale delle cose – la domanda che produce un’apposita gamma di servizi. Questo è un problema antico e strutturale di un welfare obsoleto, alquanto standardizzato e ancora poco flessibile rispetto alla personalizzazione dei servizi. Il caso del centro diurno, che lei cita, è significativo: in molti casi, esistendo storicamente un centro diurno sul territorio, la persona con disabilità viene indirizzata a frequentarlocome un automatismo, senza nessuna riflessione in merito a bisogni, aspettative e desideri della persona. Il centro diventa, così, non un luogo funzionale alla persona, ma, se va bene, un “defaticatore” familiare e, molto spesso, un luogo di mera riproposizione della logica dell’intrattenimento che speravamo archiviata da almeno un trentennio».
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito l’incostituzionalità della disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (TSO) nella parte in cui non garantisce a chi vi è sottoposto il diritto ad un’adeguata informazione e al contraddittorio. Un’altra ordinanza della Corte di Cassazione circoscrive i poteri del Giudice Tutelare nella nomina dell’amministrazione di sostegno. Stiamo andando nella “direzione giusta”, ma cosa manca affinché sia effettivo il cambiamento culturale e non solo legislativo?
«I cambiamenti legislativi sono efficaci e duraturi solo se fondati sucambiamenti culturali. In questo momento, in merito alle limitazioni di libertà, la disciplina del TSO è quella ancora oggi più formalizzata e che fornisce maggiori garanzie. Il punto, in merito alle persone anziane e/o con disabilità, è un altro: è che, molto spesso, sono soggette a privazioni e limitazioni della libertà improprie e surrettizie, cioè non conformi ai meccanismi di garanzia previsti dalle normative.
Come l’esperienza del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ci ha insegnato in questi anni, si tratta spesso di internamenti o di privazioni di fatto e non di diritto della libertà personale. Questo significa che c’èun profondo problema culturalein merito allo statuto di cittadinanza delle persone anziane e/o con disabilità: nei loro confronti viene reputato normale adottare comportamenti lesivi della dignità e della libertà che sarebbero impensabili per il resto della cittadinanza.
Ancora più drammatico è quando i servizi e le istituzionineanche si accorgonodi star comprimendo la dignità e la libertà di una persona. Sempre l’esperienza di questi anni indica come ormai improcrastinabili alcune riforme: in primo luogo, anche in ottemperanza alle ripetute richieste delComitato ONUsui Diritti delle Persone con Disabilità – che vigila sull’applicazione della Convenzione omonima –, la soppressione degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione. In secondo luogo, ed estremamente necessaria, ladelicata riforma dell’amministrazione di sostegno, in modo che siano scongiurati i pericoli che l’assistenza si tramuti in sostituzione della volontà della persona con disabilità».
Lei scrive che il volume è stato scritto «in un momento di fermento legislativo»: i Decreti Legislativi attuativi della Legge Delega 227/21 e in generale le recenti soluzioni normative adottate dal Legislatore hanno tenuto conto di questi studi raccolti?
«La ricerca è stata promossa dalla Presidenza del Consiglio (Ufficio per le Politiche in Favore delle Persone con Disabilità, oggi Dipartimento) in un momento in cui il Covid aveva messo in luce l’estrema fragilità del sistema di welfare italiano e prima ancora che prendesse piede l’ipotesi della Legge Delega 227/21. Non a caso, nello stesso periodo e a partire dallo stesso presupposto, la FederazioneFISHaveva promosso il progettoWelfare 4.0. La ricerca si è poi materialmente svolta in un periodo in parte convergente con quello della redazione dei Decreti Legislativi di attuazione della Legge Delega. E alcuni degli estensori del rapporto di ricerca sono stati coinvolti nei lavori della Commissione di studio redigente gli schemi di Decreti Attuativi (chi scrive, Cecilia Marchisio e Daniele Piccione in funzione di coordinatore della Commissione). Oggi che il procedimento legislativo è sostanzialmente chiuso, i lettori e le lettrici potranno giudicare se e quanto le soluzioni adottate dal Legislatore siano o meno convergenti con quelle prospettate nel volume.
Se proprio dovessi riassumere una materia che è molto complessa e articolata, direi che, a fronte di una sostanziale convergenza della ricerca con l’impianto della Legge Delega 227/21, le distanze maggiori si rinvengono inalcuni punti di ambiguitàche ilDecreto Legislativo 62/24lascia proprio in tema dilibertà personale e di prevenzione e contrasto dell’istituzionalizzazione. Ma questo è un argomento che meriterebbe un apposito approfondimento e un dibattito, soprattutto con i movimenti di tutela dei diritti delle persone con disabilità. Il problema è che non mi pare che il mondo dell’associazionismo – nel suo complesso e con le dovute eccezioni – in questo momentodimostri una specifica sensibilità per queste tematiche.Mi sembra, piuttosto, che siamo in un momento in cui il tema viene silenziosamente rimosso dall’agenda politica, senza la forza e il coraggio di esplicitare le ragioni di questo accantonamento subdolo».
Se confrontiamo il quadro italiano con quello europeo come ne usciamo?
«Il quadro europeo e internazionale che ruota intorno all’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità è molto solido. Si pensi, a puro titolo di esempio, alleLinee Guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenzarilasciate dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel 2022, proprio mentre la nostra ricerca era in corso. Oppure al lavoro del Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa, oppure al recentissimoCommento Generale n.1all’articolo 4 del Protocollo Opzionale (Posti di privazione della libertà) del Sottocomitato ONU sulla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT). Mi sembra, piuttosto, che sia l’Italia – con la sua tradizione di emancipazione – a dover decidere sedignità e libertà delle persone con disabilità siano o meno questioni meritevoli di confrontoe impegno o temi da mettere in sordina».
Il libroIl soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione, di libero accesso nel web, come sopra già ricordato (aquesto link), è diviso in cinque parti (Geometrie esistenziali e crisi della presenza; Cartometrie e cartografie della residenzialità in Italia; Codici culturali e quadri normativi; Dispositivi di incapacitazione; Strategie di emancipazione) e contiene contributi di Matteo Schianchi, Massimiliano Verga, Natascia Curto, Cecilia Maria Marchisio, Virginia De Silva, Lavinia D’Errico, Giovanni Pizza, Ciro Pizzo, Nicola Vanacore, Daniele Piccione, Emilio Santoro, Orsetta Giolo, Daniele Amoroso, Benedetto Saraceno, Christian Loda, Maria Giulia Bernardini, Diana Genovese, Paolo Addis, Fabrizio Magani, Giovanni Merlo, Luca Fazzi, Ranieri Zuttion, Fabrizio Starace, Alceste Santuari, Filippo Venturi, Gilda Losito e Vincenzo Falabella, curatore, quest’ultimo, della postfazione.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sono 19 (17 ragazzi e 2 ragazze) i nuovi immatricolati al Corso di laurea magistrale in Sustainable Industrial Engineering istituito presso il polo universitario di Carpi, frutto della collaborazione tra Unimore, Fondazione Cassa di Risparmio e Comune di Carpi e giunto nel 2024-2025 al suo secondo anno accademico di vita. Il numero, leggermente in calo rispetto allo scorso anno quando gli immatricolati erano stati 23, è “coerente con quello degli altri due curricula di Ingegneria Meccanica presenti nella sede modenese dell’Ateneo i quali contano un totale di 38 iscritti (24 + 14)”, spiega il professore di Unimore Paolo Tartarini. “Numericamente – prosegue – il corso di Carpi non sta andando né meglio né peggio di quelli presenti a Modena. Semmai, è da considerare oggetto di attenzione il fatto che Unimore stia patendo, nel settore dell’Ingegneria Meccanica, un deflusso di studenti verso altre università nel passaggio dalla triennale alla magistrale”. Il corso carpigiano prevede che gli studenti assistano alle lezioni in presenza poiché sono previste numerose ore in laboratorio e presso le aziende. Gli unici che al momento sono distanti sono alcuni ragazzi immatricolati lo scorso anno che, grazie agli ottimi risultati conseguiti, sono riusciti ad accedere al programma Erasmus e dunque stanno proseguendo parte dei loro studi all’estero. “Didattica a parte, però, è soprattutto sul fronte della terza missione (Ndr – l’insieme delle attività di trasferimento scientifico, tecnologico e culturale e di trasformazione produttiva delle conoscenze, attraverso processi di interazione diretta dell’Università con la società civile e il tessuto imprenditoriale, con l’obiettivo di promuovere la crescita economica e sociale del territorio) che siamo davvero soddisfatti. Possiamo contare infatti su 70 aziende partner con cui abbiamo avviato delle importanti collaborazioni. Nel polo di via Corbolani si fa ricerca e sviluppo, vi sono attrezzature importanti ed elevate competenze. Inoltre, il fatto che al polo si siano susseguiti numerosissimi eventi, da eventi satellite del Festival del Racconto agli incontri di orientamento per le scuole superiori, dalle conferenze organizzate da aziende e associazioni di categoria alle iniziative promosse dai professori, dimostra chiaramente che a Carpi c’era un forte bisogno di uno spazio fisico di aggregazione culturale, capace di ospitare e favorire questo tipo di attività. L’investimento della Fondazione Cr Carpi (Ndr – 21 milioni di euro, di cui 15 milioni per il terreno e l’edificio e 6 per finanziare nei prossimi 12 anni l’attività didattica) è stato ben ripagato”. Il presidente della Fondazione Mario Arturo Ascari a fine 2024 non aveva fatto mistero di anelare a “un corso triennale” all’interno del polo di via Corbolani, ma se l’introduzione di un corso ex novo appare improbabile in tempi brevi, “per gli alti costi e per le difficoltà legate all’iter autorizzativo ministeriale”, una strada praticabile, aveva aggiunto, potrebbe essere quella della “creazione di un curriculum, ovvero una costola, naturalmente ben differenziata, di un corso già esistente”. Un auspicio condiviso anche dal professor Tartarini: “era nei piani – ammette – diciamo quelli non scritti, o almeno fra i desiderata”. “Il nostro compito – spiega – è quello di continuare a perfezionare il progetto della Magistrale per farlo funzionare al meglio. L’obiettivo non è quello di arrivare a chissà quale numero di studenti, ma se da 19 passassimo a 40 o 50 ne saremmo ovviamente felici. Strategico sarà poi riuscire a portare a Carpi parte delle triennali esistenti, attivando un curriculum con docenti dedicati ma all’interno di un Corso di Studi già esistente, sarebbe un’ottima mossa per completare il percorso e tenerci stretti tanti studenti dei Licei e degli Istituti Tecnici che oggi perdiamo. Siamo sulla buona strada”. Jessica Bianchi TEMPOCARPI
DI MIKI PAPPACODA A nome di tutta l'Amministrazione Comunale esprimo le mie più sentite condoglianze alla famiglia della signora Bruna Vaccari, in particolare ai figli Rina e Paolo Pitocchi, per la tragica scomparsa della loro madre. Siamo tutti molto addolorati e scossi e ci stringiamo al dolore della famiglia. In questo momento riteniamo che la cosa più importante sia ricostruire in modo inequivocabile la dinamica dell'incidente e individuare il conducente del mezzo che ha investito la signora Bruna. Invito la comunità a portare rispetto per il dolore della famiglia, affidandoci all'attività investigativa scrupolosa e febbrile che gli inquirenti hanno messo in campo già dai primi minuti successivi al tragico fatto. I carabinieri, insieme agli agenti della polizia locale che hanno messo a disposizione filmati di telecamere e varchi, stanno lavorando sul caso con grande collaborazione perché tutti auspichiamo che venga chiarita al più presto la dinamica e le eventuali responsabilità. La Sindaca Marika Menozzi
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ancora un tragico incidente sulle strade del Sud-Est Milanese. Un giovane originario di Vettica di Amalfi alle 4.45 di ieri mattina, sulla provinciale Sordio-Bettola all’altezza di Mediglia, ha perso la vita un giovane di Casalmaiocco, Edoardo Catalano, 26 anni compiuti il 4 gennaio, che rientrava dal turno di lavoro come barman. Il ragazzo, alla guida di una Skoda Fabia, ha perso il controllo dell’auto, è finito fuori strada e si è schiantato contro un palo della luce. È successo nella corsia in direzione di Melegnano, all’altezza dell’officina Carrozzeria 2000. Sulle cause che hanno portato la vittima a perdere il controllo del volante sono in corso approfondimenti; non si esclude un colpo di sonno. Sull’asfalto non sono state individuate tracce di frenata, nessun altro veicolo è rimasto coinvolto nell’incidente. A dare l’allarme è stato un passante, dopo aver visto la Skoda schiacciata contro il palo. Nel forte impatto, l’auto di Catalano si è come accartocciata, tanto che ci sono voluti i vigili del fuoco (del distaccamento volontari di Peschiera Borromeo) per estrarre il giovane dall’abitacolo. Sul posto anche i carabinieri della compagnia di San Donato, un’ambulanza della Croce bianca, un’automedica e l’elicottero del 118. Purtroppo i soccorritori non hanno potuto far altro che constatare il decesso. Con ogni probabilità, Catalano è morto sul colpo per le gravi lesioni riportate. La notizia della scomparsa del 26enne si è diffusa rapidamente a Casalmaiocco, paese di 3mila abitanti nell’Alto Lodigiano, dove la vittima viveva coi genitori e il fratello. "Siamo attoniti per l’accaduto. Un anno, il 2025, che inizia in maniera drammatica. Una perdita che colpisce profondamente la nostra comunità, dove la famiglia di Edoardo è conosciuta e ben inserita nel tessuto sociale – commenta il sindaco Marco Vighi –. Un bravo ragazzo, dell’età dei miei figli. L’ho visto crescere. Ci stringiamo attorno alla sua famiglia in questo momento d’immenso dolore". Ora si aspetta di conoscere la data dei funerali, per dare l’ultimo saluto a Edoardo. ul luogo dell’incidente, nella giornata di ieri, erano ancora visibili alcuni rottami dell’auto andata distrutta nello schianto. Già più di una volta la Sordio-Bettola è stata teatro d’incidenti, anche molto gravi. Quest’ultima tragedia contribuisce a riportare al centro del dibattito il tema della sicurezza stradale. IL GIORNO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Una disavventura da brividi quella vissuta da quattro giovani della provincia di Salerno, rimasti intrappolati nella neve durante una gita sul Monte Terminio, in località Campolaspierto. L’intervento provvidenziale dei Vigili del Fuoco di Avellino ha evitato che la situazione degenerasse, riportando i ragazzi in salvo nelle prime ore della notte. L’allarme è scattato intorno alle 2, quando i giovani, tre uomini e una donna, hanno contattato la sala operativa del Comando di via Zigarelli, spiegando di essere bloccati con la loro auto a causa della neve. Immediato l’intervento delle squadre di soccorso: una proveniente dal distaccamento di Montella e un’altra dalla sede centrale di Avellino. Grazie alle indicazioni fornite telefonicamente dai ragazzi, i soccorritori sono riusciti a localizzarli rapidamente. Recuperati in buone condizioni di salute, i quattro sono stati assistiti nella liberazione del veicolo, permettendo loro di rimettersi in marcia e fare rientro a casa. Un episodio che, pur con un lieto fine, sottolinea l’importanza di prestare la massima attenzione quando ci si avventura in montagna, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse. AMALFINOTIZIE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Rifiuti abbandonati e abusi edilizi in un terreno nella zona Stadio: la Polizia Locale di Seregno ha posto l'area sotto sequestro e denunciato una 62enne Rifiuti e abusi edilizi su un terreno della zona Stadio In seguito ad alcune segnalazioni da parte dei residenti sulla presenza di un terreno situato nella zona Stadio, all'interno di un contesto residenziale e utilizzato per il deposito incontrollato di rifiuti, il comando di Polizia Locale ha avviato una puntuale attività di osservazione dell'area indicata. In particolare, da un'analisi delle foto satellitari, è emerso che l'area è stata progressivamente interessata da un costante deposito di rifiuti, accompagnato dalla realizzazione di abusi edilizi, quali prefabbricati e strutture destinate a magazzino. Ispezione della Polizia Locale Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie, nella giornata di giovedì 16 gennaio 2025, gli agenti specializzati in attività di polizia ambientale, facenti parte dell'Unità di Sicurezza Urbana coordinata dal vicecomandante Alberto Dibiase, hanno effettuato un'ispezione sul posto, alla presenza dei rappresentanti della società proprietaria del terreno, con sede legale a Seregno. Deposito incontrollato di rifiuti e strutture abusive L'accertamento ha confermato la presenza di abusi edilizi (due container, due strutture adibite a magazzino, un manufatto in cemento con funzione di forno e canna fumaria) su un'area sottoposta a vincolo paesaggistico e con destinazione d'uso diversa. Inoltre, è stata riscontrata la presenza di un deposito incontrollato di rifiuti, pericolosi e non, tra cui attrezzature edili in disuso (come una betoniera), scarti di lavorazioni di materiale laterizio e metallo, pneumatici fuori uso, vernici, rifiuti plastici, parti di termoconvettori per riscaldamento, boiler, vasi di espansione, tubazioni metalliche e altri rifiuti vari, per un totale complessivo di circa 150 metri cubi.
Area sequestrata, denunciata la legale rappresentante della società
A seguito delle verifiche, gli agenti hanno proceduto al sequestro dell'area (circa 1.000 metri quadrati), con contestuale deferimento all'autorità giudiziaria della legale rappresentante della società (G. I., classe 1963, residente nella provincia di Lecco) per il reato di deposito incontrollato di rifiuti e per gli abusi edilizi riscontrati. PRIMAMONZA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Hanno arraffato quello che hanno trovato a portata, molto probabilmente senza nemmeno conoscerne il valore e l’importanza. Poi, si sono dati alla fuga abbandonando gran parte degli oggetti nel cortile dell’adiacente asilo infantile e nei campi posti a poche decine di metri di distanza. Rubata la reliquia della Santa Croce nella chiesa di Velasca Tra questi anche un’urna per raccogliere le offerte dei fedeli (pochi spiccioli, pare), poi ritrovata vuota. Si sono, invece, portati via l’oggetto a cui forse i velaschesi tengono di più: la reliquia della Santa Croce. Furto vergognoso quello messo a segno l’ultimo giorno dello scorso anno nella chiesa di Santa Maria Maddalena, a Velasca, frazione di Vimercate L'appello dei fedeli ai ladri: "Ridatecela, per noi ha un grande valore" Un colpo di cui, però, si è avuta notizia soltanto nei giorni scorsi quando sulla bacheca all’ingresso dell’edificio sacro di Velasca è comparso un appello rivolto dai fedeli direttamente al malvivente o ai malviventi (non si sa quanti siano entrati in azione). Poche righe in cui in sostanza si chiede al ladro di mettersi una mano sul cuore e di restituire quella reliquia di pochissimo valore materiale (è in ottone e non in oro come forse ha pensato il malvivente) ma di grande importanza affettiva e religiosa per la comunità di credenti. "Ridateci la nostra reliquia! - si legge nell’appello rivolto direttamente al ladro - Non vale niente... ma vale molto per noi!! Non ti abbiamo visto, ma Dio ti vede... E aspetta da te solo un un gesto!!". Le parole del parroco Anche don Maurizio Rolla, responsabile della Comunità pastorale di Vimercate e Burago, è intervenuto con una propria riflessione: "Al di la del furto in sé quello che dispiace è il significato simbolico della reliquia, che non ha un valore oggettivo, ma un ruolo importante per la tradizione popolare. Non si tratta di giudizi sulle persone o meno, o sul furto o meno, ma in ambienti come le chiese si va a toccare la dignità della vita popolare, per questo dispiace e invitiamo se possibile alla restituzione". Parte della refurtiva abbandonata nell'asilo e nei campi In chiesa, nei giorni successivi al furto, si è anche pregato per la restituzione della reliquia. Il blitz dei ladri, come detto, è scattato il 31 dicembre scorso. Approfittando dell’apertura e dell’assenza di fedeli, hanno potuto agire indisturbati. Se ne sono poi andati passando dal cortile dell’adiacente ex asilo parrocchiale, dove si sono sbarazzati di una parte della refurtiva, giudicata subito di scarso valore. Poi altro ancora è stato abbandonato nel campo adiacente a via Ungaretti. PRIMAMONZA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Salerno. "Le notizie apparse in queste ultime ore su possibili ed in alcuni casi reali diminuzioni dei voli da e per Milano Malpensa da parte di EasyJet hanno generato polemiche e perplessità nel settore economico e sociale cittadino e provinciale salernitano. Si "grida" allo scandalo, quando poi il trend da luglio è ampiamente positivo, anzi, al di sopra di ogni più rosea previsione". Lo afferma in una nota il presidente provinciale di Confesercenti Salerno, Raffaele Esposito. Ci sono tanti collegamenti aeroportuali per Salerno con altri vettori. I lavori di adeguamento della pista e delle infrastrutture in generale stanno continuando in maniera insistente, anche per la potenziale interconnessione della stessa con la metropolitana e le stazioni ferroviarie così come richiesto a gran voce da Assoturismo Confesercenti per rendere lo scalo aeroportuale accessibile e confortevole da ogni angolo della nostra provincia e raggiungibile in maniera sicura e confortevole. Dallo scorso luglio oltre 180 mila passeggeri hanno transitato dall'aeroporto, e le proiezioni per il 2025 indicano un trend in crescita che sfiorerà i cinquecentomila passeggeri, numeri importanti e determinanti per il contesto economico e sociale provinciale e per il suo indotto turistico e commerciale". "Certo, se arrivano notizie di questa portata, non si può che essere preoccupati come operatori del settore turistico - aggiunge il presidente di Confesercenti provinciale Salerno, Raffaele Esposito -. Ma bisogna contestualizzare il dato, analizzarlo e capirne le vere motivazioni industriali. Sappiamo che il mercato interno da e per Salerno è fortemente "limitato" dalla concorrenza su rotaia delle tratte ad alta velocità che collegano in maniera importante Salerno a Milano ed alle principali città d'arte italiane. Questa potrebbe rappresentare una delle possibili criticità all'azione del vettore in questione che ha ridimensionato le rotte su Salerno oltre al discorso relativo alla carenza di aerei come dichiarato dalla stessa compagnia. Per il settore turistico salernitano sarà fondamentale porre in essere una seria progettualità di promozione attraverso una strategia inclusiva di area vasta per facilitare i flussi dall'estero verso Salerno. La vera scommessa per il comparto turistico sarà proprio questa: lavorare in maniera sinergica e in rete per condizionare in maniera intelligente enti ed istituzioni affinché ascoltino il mondo delle imprese e capiscano dove indirizzare importanti azioni di marketing turistico. A quel punto, anche il piano industriale aeroportuale dovrà necessariamente tenere conto, magari prima ancora condividendo tali scelte al fianco del mondo imprenditoriale ed associativo, dell'interesse territoriale e puntare su rotte strategicamente rilevanti per la nostra provincia, favorendo l'incoming che gli esperti di turismo ci avranno indicato nella redazione del piano strategico per Salerno e la sua provincia". "Noi di Confesercenti - conclude il presidente Esposito - stiamo lavorando in maniera costante sul fronte della pressione istituzionale costruttiva per vedere realizzato nel più breve tempo possibile questo piano strategico inclusivo, partecipativo e che valorizzi tutta la nostra provincia salernitana, indirizzato soprattutto alla promozione sui mercati esteri fondamentali per la nostra economia e per le nostre imprese. Questa estate abbiamo già visto che americani e tedeschi hanno premiato la nostra bella Italia e la nostra provincia. Probabilmente, la "rotta" della promozione con attenzione ai nuovi mercati, lavorando su formazione e offerta di servizi di qualità, è già tracciata. Siamo fiduciosi e siamo convinti che a breve, anche in previsione della prossima BIT di Milano, ci saranno grandi ed importanti novità in questo senso". FILIPPO NOTARI OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA E' il vento il peggiore nemico in queste ore... Caserta. Scuole chiuse anche domani in alcuni comuni del casertano a causa dell'allerta meteo e dei disagi provocati soprattutto dal forte vento. Ordinanze firmate a Capua e San Nicola La Strada. E' di oggi la nuova comunicazione di allerta della protezione civile della regione Campania, in vigore fino alle 20.00 di domani, sabato 18 gennaio. A preoccupare sono soprattutto le forti raffiche di vento. Previsti anche temporali intensi su tutta la Campania con un conseguente rischio idrogeologico localizzato (con possibili fenomeni come frane, esondazioni, allagamenti, caduta massi). Criticità che si sono avute già nella giornata di oggi. Sulla Variante tra le uscite di Maddaloni e la zona industriale di Caserta, le folate di vento ha spazzato via il telone di copertura di un mezzo pesante, fino a causare la perdita del carico, finito contro due autovetture. Fortunatamente non si sono registrati feriti. Un secondo incidente si è verificato a San Prisco lungo via circunvallazione dove alcuni pannelli sono volati dal tetto di un edificio. Anche in questo caso nessuna conseguenza a persone. GIANNI VIGOROSO OTTOPAGINE