Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
A CURA DI MIKI PAPPACODA Santo del giorno B. Francesco Venimbeni sacerdote O.F.M. (1251-1322) S. Alessandra & Compagni martiri a Nicomedia († 303) Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,44-51. In quel tempo, Gesù disse alle folle: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Una perturbazione atlantica interessa principalmente il Centro-Sud con piogge e isolati temporali. Lievemente instabile anche al Nord, specie al Nordest con qualche pioggia sparsa più probabile sui rilievi, tra l'altro anche lombardi. Nevicate sugli Appennini a quote piuttosto alte. Venti moderati.
NORD
Cielo più chiuso al Nordest dove non mancheranno alcune precipitazioni, in genere di debole intensità e più probabili sui rilievi, anche lombardi. Più soleggiato sul resto delle regioni.
Temperature
Valori massimi attesi tra i 14 di Trieste e i 20 di Bolzano
CENTRO e SARDEGNA
Un fronte perturbato interessa le nostre regioni con cielo coperto e piogge moderate su Lazio, Umbria, Appennini, più deboli altrove. Instabile pure in Sardegna con rovesci e anche temporali.
Temperature
Valori massimi compresi tra gli 11 di Campobasso e i 20 di Cagliari e Firenze
SUD e SICILIA
Cielo molto nuvoloso o coperto con precipitazioni possibili su tutte le regioni, a tratti moderate soprattutto al mattino. Nevicate a quote alte.
Temperature
Valori massimi attesi tra i 10 di Potenza e i 19 di Palermo
INSERITO DA MORENA MOTTA I famosissimi ritratti del Fayum sono circa 600 ritratti funebri, di grande impatto artistico, fortemente realistici, straordinariamente attuali, realizzati per lo più su tavole lignee, che ricoprivano i volti di alcune mummie egizie d'età romana. Il nome deriva dalla pseudo-oasi del Fayum, o Madinat Al Fayoum, o anche Faiyum, Fayyum o, francesizzato, Fayoum, la località da cui proviene la maggior parte delle opere.
Questi ritratti, insieme agli affreschi di Ercolano e Pompei, sono tra gli esempi meglio conservati di pittura dell'antichità. Sembra che in Egitto al tempo dei Tolemei la popolazione del Fayyum fosse composta per il 30% da greci e per il resto egizi. I ritratti del Fayyum, dunque, raffigurerebbero i discendenti di quei primi coloni greci che sposarono donne egizie e che adottarono il pantheon egiziano seguendone i vari riti.
Ma “l'ellenizzazione” dell'Egitto avvenne soprattutto con l'arrivo dei Romani. Nel II sec. d.c., l'usanza di mummificare i corpi dei defunti restò molto popolare, facendo fiorire così un particolare tipo di pittura che virò decisamente sullo stile greco romano, che è come dire pompeiano, visto che Pompei stava nella Magna Grecia felicemente invasa e arricchita dai romani.
Fa pertanto un certo effetto mirare certe mummie con le bende dipinte a divinità e simboli egizi e la tavola raffigurante il morto che riproduce un volto dai tratti dell'alto Mediterraneo. Trattasi dunque delle maschere funebri già in uso da lungo tempo presso gli egizi, ma realizzati in modo del tutto nuovo ed originale.
Infatti questa ritrattistica sembra più che altro romana, con quella stupenda e sconcertante fedeltà al vero che solo i romani seppero usare in modo così mirabile e spesso impietoso. Fossero infatti sia pure imperatori o generali, i volti venivano riprodotti senza il minimo ritocco, con la bellezza o bruttezza che li caratterizzava, e senza nemmeno nascondere aspetti popolini e tutt'altro che aristocratici.
I dipinti coprirebbero un periodo che va dalla fine del I sec. alla metà del III sec. d.c. quando improvvisamente cessò questo tipo di produzione artistica per cause a noi ignote. I ritratti vennero eseguiti in due tecniche principali, a encausto o a tempera a base di uovo.Talvolta trattavasi di qualche tecnica diversa, talvolta le tecniche erano miste.
Le opere a encausto hanno colori molto più vivi, talvolta misti a foglie di oro per raffigurare gioielli e corone, con variazioni di tonalità per indicare la provenienza della luce.
La maggior parte dei ritratti è dipinta su tavole di legno duro, soprattutto mediterraneo: quercia, tiglio, sicomoro, cedro, cipresso e fico.
Alcune tavole sono ridipinte o dipinte da ambo i lati, forse perchè i ritratti erano stati eseguiti quando il soggetto era ancora in vita. Alcuni ritratti sono realizzati direttamente sulle tele e le bende usate per la mummificazione, con una maestria eccezionale.
Ogni tavola veniva poi applicata al volto del defunto inserendola tra le bende e nel British Museum si conservano ancora alcune mummie con la tavola ancora applicata, come si osserva nel defunto in alto.
Di solito viene raffigurato il volto di una sola persona, posta frontalmente. Lo sfondo è solitamente di un unico colore, a volte arricchito da alcuni elementi decorativi.
E' difficile alludere a una qualche corrente stilistica, se non riconoscere l'abilità ritrattistica che coglie sia i particolari precisi che l'intensità del carattere come nella statuaria romana.
Naturalmente come il clima particolarmente secco dell'Egitto ha permesso la conservazione di queste tavole, non è accaduto altrettanto con la pittura dei luoghi umidi del mediterraneo.
L'unico raffronto possibile è con i volti degli affreschi di Pompei, di Boscoreale e di Ercolano.
L'encausto, usato sia negli affreschi che nella decorazione, è una tecnica in cui i colori si miscelano alla cera per mezzo del calore. Il dipinto una volta eseguito viene scaldato (encaustizzato) per fare penetrare la cera nei colori, che in questo modo rimangono fissati, acquistando forza e splendore.
INSERITO DA MORENA MOTTA C'era un freddo terribile, nevicava e cominciava a diventare buio; e era la sera dell'ultimo dell'anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, scalza e a capo scoperto, camminava per la strada; aveva le ciabatte quando era uscita da casa, ma a che cosa le sarebbero servite? erano troppo grandi per lei, tanto grandi che negli ultimi tempi le aveva usate la mamma. E ora la piccola le aveva perdute subito, quando due carri che passavano a forte velocità l'avevano costretta a attraversare la strada di corsa. Una ciabatta non riuscì più a ritrovarla, e l'altra se la prese un ragazzo, dicendo che l'avrebbe usata come culla quando avesse avuto dei figli.
Ora la bambina camminava scalza, e i suoi piedini nudi erano viola per il freddo; in un vecchio grembiule aveva una gran quantità di fiammiferi e ne teneva un mazzetto in mano. Per tutto il giorno non era riuscita a vendere nulla e nessuno le aveva dato neppure una monetina; era lì affamata e infreddolita, e tanto avvilita, poverina!
I fiocchi di neve si posavano tra i suoi lunghi capelli dorati, che si arricciavano graziosamente sul collo, ma lei a questo non pensava davvero. Le luci brillavano dietro ogni finestra e per la strada si spandeva un delizioso profumino di oca arrosto: era la sera dell'ultimo dell'anno, e proprio a questo lei pensava.
A un angolo della strada formato da due case, una più sporgente dell'altra, sedette e si rannicchiò, tirando a sé le gambette, ma aveva ancora più freddo e non osava tornare a casa. Temeva che suo padre l'avrebbe picchiata, perché non aveva venduto nessun fiammifero e non aveva neppure un soldo.
E poi faceva così freddo anche a casa! Avevano solo il tetto sopra di loro e il vento penetrava tra le fessure, anche se avevano cercato di chiuderle con paglia e stracci.
Le manine si erano quasi congelate per il freddo. Ah! forse un fiammifero sarebbe servito a qualcosa. Doveva solo sfilarne uno dal mazzetto e sfregarlo contro il muro per scaldarsi un po' le dita.
Ne prese uno, e "ritsch," contro il muro. Come scintillava! come ardeva! era una fiamma calda e chiara e sembrava una piccola candela quando lo circondava con le manine. Che strana luce! La bambina credette di trovarsi seduta davanti a una stufa con i pomelli d'ottone, e il fuoco bruciava e scaldava così bene! No, che succede? stava già allungando i piedini per scaldare un po' anche quelli, quando la fiamma scomparve. E con la fiamma anche la stufa.
E si ritrovò seduta per terra, con un pezzetto di fiammifero bruciato tra le mani.
Subito ne sfregò un altro, che illuminò il muro rendendolo trasparente come un velo. Così potè vedere nella stanza una bella tavola imbandita, con una tovaglia bianca e vasellame di porcellana e un'oca arrosto fumante, ripiena di prugne e di mele! All'improvviso l'oca saltò giù dal vassoio e si trascinò sul pavimento, già con la forchetta e il coltello infilzati nel dorso, proprio verso la bambina: ma in quell'istante il fiammifero si spense e davanti alla bambina rimase solo il muro freddo. Allora ne accese un altro. E si trovò ai piedi del più bello degli alberi di Natale. Era ancora più grande e più decorato di quello che aveva visto l'anno prima attraverso la vetrina del ricco droghiere; migliaia di candele ardevano sui rami verdi e figure variopinte pendevano dall'albero, proprio come quelle che decoravano le vetrine dei negozi.
Sembrava guardassero verso di lei. La bambina sollevò le manine per salutarle, ma il fiammifero si spense. Le innumerevoli candele dell'albero di Natale salirono sempre più in alto, fino a diventare le chiare stelle del cielo; poi una di loro cadde, formando nel buio della notte una lunga striscia di fuoco. «Ora muore qualcuno!» disse la bambina, perché la sua vecchia nonna, l'unica che era stata buona con lei, ma che ora era morta, le aveva detto: «Quando cade una stella, allora un anima va al Signore».
Accese un altro fiammifero che illuminò tutt'intorno, e in quel chiarore la bambina vide la nonna, lucente e dolce!
«Nonna!» gridò «oh, prendimi con te! So che tu scomparirai quando il fiammifero si spegne, scomparirai come è scomparsa la stufa, l'oca arrosto, l'albero di Natale!»
E accese tutti gli altri fiammiferi che aveva nel mazzetto, perché voleva mantenere la visione della nonna; e i fiammiferi arsero con un tale splendore che era più chiaro che di giorno.
La nonna non era mai stata così bella, così grande. Trasse a sé la bambina e la tenne in braccio, insieme si innalzarono sempre più nel chiarore e nella gioia. Ora non c'era più né freddo, né fame, né paura: si trovavano presso Dio.
La bambina venne trovata il mattino dopo in quell'angolo della strada, con le guance rosse e il sorriso sulle labbra. Era morta, morta di freddo l'ultima sera del vecchio anno. L'anno nuovo avanzava sul suo piccolo corpicino, circondato dai fiammiferi mezzo bruciacchiati.
«Ha voluto scaldarsi» commentò qualcuno, ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell'Anno Nuovo!
INSERITO DA MORENA MOTTA Fayyum (arabo Al-Fayyum), regione amministrativa dell'Egitto settentrionale, corrispondente a una vasta depressione del deserto libico nordorientale, attraversata dal canale Bahr Yûsef, una diramazione del Nilo. La regione comprende inoltre il Birkat Qarun, un lago salmastro che ne occupa la parte più depressa (44 m sotto il livello del mare). Il Fayyum ha una superficie di 1.827 km² e una popolazione di 1.989.900 abitanti (1996).
Il territorio, particolarmente fertile, è coltivato a cotone, lino, canapa, riso, canna da zucchero, rose, aranci, peschi, melograni, fichi, viti e ulivi. L'economia si basa, inoltre, sull'allevamento di ovini e pollame e sulla pesca. Città principale e capoluogo amministrativo è Al-Fayyum (250.000 abitanti nel 1992).
Nell’antichità zona paludosa e salmastra per il consistente afflusso delle acque del Bahr Yûsef nella depressione del lago Qarun, la regione del Fayyum fu abitata fin dall’età Neolitica, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di manufatti risalenti al VI millennio a.C. La bonifica dell’area, avviata intorno al 2000 a.C. da Sesostri I e portata avanti da Amenemhet III, faraoni della XII dinastia, fu il primo passo per la trasformazione del territorio in uno dei più importanti centri di civilizzazione dell’Antico Egitto, e che raggiunse l’apice a metà del III secolo a.C. Fu in quel periodo che Tolomeo II Filadelfo affidò a ingegneri greci le grandi opere di drenaggio che trasformarono la regione in una vasta zona agricola abitata da migliaia di persone.
Gli scavi archeologici hanno infatti portato alla luce numerosi villaggi e templi sepolti dal progressivo processo di desertificazione: da Karanis, centro di raccolta e smistamento di prodotti agricoli, come raccontano i circa duemila papiri ritrovati, ad Al-Fayyum, l’antica Arsinoe, sede del culto del dio coccodrillo Sobek, ribattezzata dai greci Crocodilopoli, oggi capoluogo della regione; dalla piramide di Hawara, elevata per Amenemhet III e affiancata dal labirinto narrato da Strabone, ad Al-Biyahmu che Erodoto ci racconta sede delle due gigantesche statue dedicate ad Amenemhet III. A partire dal V secolo d.C. il Fayyum fu gradualmente abbandonato dalla popolazione a causa del processo di inaridimento della zona fino al XII secolo quando Saladino, sultano d’Egitto, ripristinò l’antico canale voluto dai faraoni tebani e diede nuovo vigore all’agricoltura.
INSERITO DA MORENA MOTTA Quella per il diritto di voto dei cittadini e delle cittadine con disabilità è una battaglia di lunga data, riportata oggi alla stretta attualità da un intervento di Krzysztof Pater, componente del CESE-Comitato Economico e Sociale Europeo, pubblicato su Linkiesta.it .
Recentemente, inoltre, il CESE si è espresso unanimemente in favore del parere denominato “La necessità di garantire l’effettivo diritto di voto per le persone con disabilità nelle elezioni del Parlamento europeo”, attraverso il quale lo stesso Pater si era rivolto al Parlamento Europeo, al Consiglio dell’Unione e a tutti gli Stati Membri, chiedendo la modifica urgente dell’Atto Elettorale Europeo del 20 settembre 1976 che sia capace di chiarirei principi del suffragio universale e diretto e della segretezza delle elezioni, per consentire di “applicare in tutta l'UE delle norme atte a garantire un effettivo diritto di voto per le persone con disabilità, conformemente all'articolo 29 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”.
Tali norme – si legge all’interno del Parere – dovrebbero prevedere almeno: ·il divieto di privare le persone del diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo a causa della disabilità o dello stato di salute; ·l'obbligo di forire informazioni sulle regole di voto in una forma adeguata alle esigenze derivanti dal tipo di disabilità; ·la possibilità per le persone che non possono accedere al seggio elettorale a causa della loro disabilità di votare autonomamente in un altro luogo; ·l'adozione di soluzioni atte a consentire alle persone con disabilità che necessitano di un sostegno significativo (come le persone sordocieche, non vedenti, con disabilità visive o con limitata destrezza manuale) di votare in modo indipendente, senza ricorrere all'assistenza di altre persone; ·la possibilità di sostituire il seggio elettorale designato con un seggio più adatto alle esigenze degli elettori con disabilità; ·il diritto di una persona di scegliere liberamente un assistente personale per farsi aiutare nell'esercizio del diritto di voto.
“Tra il 2016 e la fine del 2018” – ha spiegato Pater nell’intervento su Linkiesta – “ho condotto delle indagini in 27 Stati membri, registrando in maniera dettagliata tutti i limiti e gli ostacoli che gli elettori con disabilità dovevano affrontare. Ho ottenuto informazioni da numerose fonti, come le commissioni elettorali statali e le associazioni a difesa delle persone con disabilità. Al termine delle ricerche sono giunto alla conclusione che, per via di queste barriere giuridiche e tecniche, nessuno dei paesi dell’UE può garantire che le elezioni siano accessibili a tutti”.
I risultati dell’indagine sono pubblicati nella relazione informativa “La realtà del diritto di voto delle persone con disabilità alle elezioni del Parlamento europeo”, adottata dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) due mesi prima delle elezioni europee del maggio 2019. In seguito, nella stessa tornata elettorale il numero di persone escluse dal voto a causa di problemi di salute mentale o disabilità intellettuali si è dimezzato, pur rimanendo elevato, con 400.000 persone impossibilitate a esercitare il loro diritto di voto in ben 14 Stati membri dell’UE.
“La situazione – continua Pater – non migliorerà da sola e, in assenza di modifiche giuridiche per rimuovere queste barriere, il numero di cittadini potenzialmente privati del diritto di voto continuerà ad aumentare costantemente. A causa del rapido invecchiamento della popolazione dell’UE, infatti, la quota di persone con qualche tipo di disabilità aumenta di un punto percentuale in media ogni sei anni”.
In ciascuno dei 27 paesi dell'UE vi sono norme o disposizioni organizzative che escludono alcuni elettori con disabilità dalla possibilità di partecipare alle elezioni del Parlamento Europeo. In quanto organo consultivo dell’UE, il CESE può prendere in esame soltanto le elezioni europee, ma se fossero attuate le migliori pratiche di tutti i paesi, vi sarebbe un sistema ideale in base al quale ogni cittadino dell'UE con disabilità non solo avrebbe la piena possibilità di votare, ma potrebbe anche scegliere, tra diverse opzioni, il metodo di voto più adatto alle sue esigenze.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – precisava sempre il Parere del CESE – si applica alle persone "con minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine". Tuttavia anche altre persone che non sono formalmente considerate portatrici di una disabilità, poiché la loro minorazione è temporanea, subiscono le stesse limitazioni per quanto riguarda la possibilità di votare.
“Il diritto di voto – chiosa Pater su Linkiesta – è un diritto fondamentale e una pietra angolare della democrazia europea. Ma si tratta anche, e soprattutto, di una questione di dignità umana. Allora perché continuiamo a negarlo a così tanti fra noi?”.
Rosolate con una noce di burro il macinato di carne. Non appena ben rosolata sfumate con il vino rosso a fuoco alto e fate evaporare la parte alcolica.
Aggiungete la polpa di pomodoro, le foglie di alloro, salate, pepate e lasciate cuocere con il coperchio a fuoco basso per circa 60 minuti. Se avete a disposizione più tempo fate cuocere per più tempo facendo attenzione a non far seccare troppo il ragù aggiungendo nel caso un po’ di acqua tiepida.
Lessate in abbondante acqua salata la pasta e scolatela molto al dente. Scolatela e conditela con il ragù, il parmigiano grattugiato, la besciamella e due uova sbattute leggermente salate. Amalgamate bene.
Foderate un contenitore da forno di circa 24 cm di diametro dai bordi alti con un rotolo di pasta brisèe lasciando sbordare all’esterno la pasta eccedente.
Bucherellate il fondo con una forchetta, quindi riempitelo alternando strati di pasta condita con strati di mozzarella tagliata a dadini e molto ben scolata. Fate questo fino ad esaurimento degli ingredienti.
Tagliate il secondo rotolo di pasta brisèe sulla misura del il diametro del contenitore e coprite la superficie del pasticcio di pasta. Sigillate molto bene con l’eccesso di pasta preventivamente lasciato sbordare. Se vi rimane della pasta potete formarci delle stelline o altre formine e decorarci la superficie come ha fatto Nonna.
Spennellate la superficie con un tuorlo d’uovo sbattuto insieme a poca acqua. Praticate un foro al centro del pasticcio e cuocete in forno a 200° per circa 20 minuti, quindi abbassate la temperatura a 180° e continuate la cottura per altri 30 minuti o fino a quando la superficie non risulterà ben dorata.
INSERITO DA MORENA MOTTA Si è sfiorata la tragedia ieri a a Battipaglia, dove una bambina di 15 mesi ha rischiato di morire soffocata a causa di un pezzo di cioccolato. Che la piccola – come riporta il sito web lacittadisalerno.it – insieme alla madre e alla zia, stava gustando. Il pezzo le è andato di traverso, occludendole le vie respiratorie: la bimba è diventata cianotica. Provvidenziale l’intervento dei sanitari dell’ospedale per salvarle la vita.
INSERITO DA MORENA MOTTA In Costiera Amalfitana sbarca il Geo – Archeo – Trekking tra limoni, reperti archeologici e siti romani.
Il Geo – Archeo – Trekking rappresenta un nuovo modo di leggere il territorio ma soprattutto di andare a conoscerlo anche negli aspetti geologici ed archeologici. Questa è la nuova frontiera del turismo all’aria aperta che sarà quello prediletto da qui a qualche mese.
“Noi di Archeoclub Italia lanciamo dalla Costiera Amalfitana il Geo – Archeo –Trekking che è in grado di mettere insieme durante un unico cammino le caratteristiche geologiche di un luogo con la narrazione, l’archeologia e il cammino, il trekking fatto immergendosi non solo nella bellezza naturalistica ma anche in quella archeologica. Il Geo – Archeo – Trekking per Archeoclub d’Italia rappresenta un nuovo modo di leggere il territorio ma soprattutto di andare a conoscerlo anche negli aspetti geologici ed archeologici. E’ bello conoscere la Costiera Amalfitana anche seguendo una lettura innovativa che stiamo cercando di proporre. Il Geo – Archeo – Trekking sarà un punto di forza perché avremo modo di conoscere le realtà legate ai limoneti e alle strutture archeologiche. La stessa Villa Romana di Minori è circondata da limoneti antichi!”. Lo ha affermato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia.
“Questa è la nuova frontiera del turismo all’aria aperta che sarà quello prediletto da qui a qualche mese. Lanciamo il Geo – Archeo – Trekking dalla Costiera Amalfitana in quanto Archeoclub d’Italia è pronta a renderla veramente come un grande eco – museo a cielo aperto. Il Geo – Archeo – Trekking è possibile farlo lungo il Sentiero dei Limoni che unisce in circa 3 Km epoche, stili, culture diverse. Si parte ad esempio dalla Collegiata di Maiori che nel XIII secolo era una chiesetta dedicata a San Michele Arcangelo – Lo ha affermato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia – costruita in una rocca a difesa dei Longobardi e demolita in gran parte da un’incursione dei Pisani nel 1137,per poi diventare Basilica dedicata a S. Maria a Mare a seguito del prodigioso ritrovamento in mare della statua lignea per poi visitare gli antichi sistemi idrici, ma anche entrare in antichi limoneti e terminare il percorso alla Villa Romana di Minori del Primo Secolo d.C che sarà oggetto di importanti restauri. Si tratta infatti di una Villa, bella, importante che si trovava in una baia della Costiera Amalfitana lì dove il fiume, Regina Minor, sfocia nel mare. Il Geo – Archeo – Trekking nei luoghi del Sentiero dei Limoni immerge il turista in un tratto di costa ricco di insenature e porti naturali. Siamo in un luogo amato e frequentato dall’aristocrazia romana imperiale che vi ha costruito le proprie residenze, come testimoniano i ritrovamenti di Vietri sul Mare, Amalfi, Positano, Li Galli”.
“Noi ci viviamo in tutta questa ricchezza ed è bello che la stampa venga – ha detto Don Nicola Mammato, Parroco della Collegiata di Maiori – per rendersi portavoce verso l’esterno. Noi ci siamo abituati a tanta bellezza, ricchezza, gastronomia però è bello esportare il tutto all’esterno. Dentro di noi c’è sempre l’animo amalfitano che è andato oltre il Mediterraneo”.
“La Costa amalfitana ma soprattutto le sue aree interne, potrebbero essere il primo cantiere sperimentale, promosso dall’Archeoclub d’Italia – con il suo Dipartimento Architettura e Paesaggi – per costruire una piattaforma strategica condivisa, utile per realizzare un ecomuseo di ultima generazione. L’eco-museo come strumento per realizzare un processo di co-progettazione che coinvolge l’intera armatura territoriale e culturale delle comunità locali – ha dichiarato Francesco Finocchiaro Responsabile Nazionale del Dipartimento Architettura di Archeoclub d’Italia – le istituzioni pubbliche e private, l’associazionismo e le università, gli imprenditori e i proprietari. Il lavoro di ricerca, condotto dall’Archeoclub, ha permesso di definire obiettivi, strumenti e dispositivi possibili, anche in considerazione del recovery fund e delle risorse che si possono attivare.
INSERITO DA MORENA MOTTA Arrivano buone notizie dal Comune di Minori sul fronte Covid: il Comune costiero diventa infatti “Covid Free”.
A comunicarlo il sindaco Andrea Reale sui suoi canali social:”Si comunica che con la guarigione degli ultimi due cittadini positivi, il territorio di Minori risulta con zero positivi al covid”.
Durante la prima e la seconda ondata del virus a Minori si sono contati in totale 121 casi, ad oggi tutti risultati guariti.
Il momento più complicato per contagi Covid a Minori si ebbe lo scorso mese di gennaio quando il sindaco Andrea Reale fu costretto ad emanare un’ordinanza che, di fatto, ha posto il Comune in zona rossa fino alla fine del primo mese dell’anno.
Ieri, in serata, la splendida notizia delle ultime persone risultate positive al virus. Attualmente sono due i paesi della Costa d’Amalfi Covid free: Furore e Minori.