Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Come tutte le mattine riportiamo un report riguardo i casi di Covid-19 registrati in Costiera Amalfitana durante questa “seconda ondata” del virus.
Nella giornata di ieri si sono registrati stati 15 nuovi positivi: 4 ad Agerola, 3 a Minori e 8 a Vietri sul Mare
Fortunatamente si contano anche 4 guariti: 1 ad Agerola e 3 a Vietri sul Mare.
Covid Costiera Amalfitana: 158 gli attualmente positivi. I dati del 30 aprile
In Costiera Amalfitana, quindi, si contano in totale 2.530casi di cui 158attualmente positivi, 2.347 guariti e 25 decessi.Di seguito il riepilogo comune per comune.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA PONTECAGNANO FAIANO - «Mamma si ubriaca e il marito ci tocca». È il narrato choc che hanno fatto due ragazzine di 11 e 9 anni agli inquirenti. Dal racconto del vissuto all’interno di un’abitazione della periferia cittadina è partita l’inchiesta della procura di Salerno, diretta dal procuratore Giuseppe Borrelli. Il delicato fascicolo è stato affidato al sostituto procuratore Mafalda Daria Cioncada che, nelle scorse settimane, ha chiesto al gip del tribunale di Salerno l’incidente probatorio per accertare la corrispondenza tra il narrato delle ragazzine, figlie della sola donna, e quanto realmente accaduto tra le mura domestiche. (re. pro.) LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Vincenzo De Luca, nel corso di una visita a Mondragone, ha parlato della situazione epidemiologica dellaCampania.
Il governatore si è espresso così sulla possibilità che la regione possa essere spostata immediatamente in zona arancione.
“Stamattina mi sono intossicato sentendo che la Campania rischia la zona arancione. Noi abbiamo un dato alto sui positivi che troviamo, ancora ieri erano 1800 positivi. Ma c’è da capire bene come vengono valutati i positivi, anche perché i positivi sono per il 99% asintomatici o paucisintomatici. Ho la sensazione che in altre parti d’Italia non adottano, diciamo, lo stesso rigore della Campania per valutare i positivi“.
De Lucaribadisce la linea del rigore. Unica strada possibile per uscire quanto prima da questa situazione di emergenza.
“Noi siamo per il massimo rigore per non giocarci la stagione estiva. Già oggi qualche positivo che troviamo è il risultato di Pasqua e Pasquetta, c’è stata qualche allegria di troppo. La mascherina va indossata anche quando dormono in Campania. La Campania è oggi prima rispetto ai due dati che misurano l’occupazione delle terapie intensive e il numero dei morti covid. Tutti gli altri numeri possono essere plasmati“.
INSERITO DA MORENA MOTTA C'era una volta una vecchia capra, che aveva sette caprettini, e li amava come una mamma ama i suoi bimbi. Un giorno pensò di andare nel bosco a far provviste per il desinare; li chiamò tutti e sette e disse: "Cari piccini, voglio andar nel bosco; guardatevi dal lupo; se viene, vi mangia tutti in un boccone. Quel furfante spesso si traveste, ma lo riconoscerete subito dalla voce rauca e dalle zampe nere." I caprettini dissero: "Cara mamma, staremo ben attenti, potete andar tranquilla." La vecchia belò e si avviò fiduciosa.
Poco dopo, qualcuno bussò alla porta, gridando: "Aprite, cari piccini; c'è qui la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno." Ma, dalla voce rauca, i caprettini capirono che era il lupo. "Non apriamo," dissero, "non sei la nostra mamma; la mamma ha una vocina dolce, la tua è rauca; tu sei il lupo." Allora il lupo andò da un bottegaio e comprò un grosso pezzo di creta; lo mangiò e così s'addolci la voce. Poi tornò, bussò alla porta e gridò: "Aprite, cari piccini, c'è la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno." Ma aveva appoggiato alla finestra la sua zampa nera; i piccini la videro e gridarono: "Non apriamo; la nostra mamma non ha le zampe nere come te: tu sei il lupo." Allora il lupo corse da un fornaio e gli disse: "Mi son fatto male al piede, spalmaci sopra un po' di pasta." E quando il fornaio gli ebbe spalmato la zampa, corse dal mugnaio e gli disse: "Spargimi sulla zampa un po' di farina bianca." Il mugnaio pensò: Il lupo vuole ingannare qualcuno, e rifiutò; ma il lupo disse: "Se non lo fai, ti mangio." Allora il mugnaio ebbe paura e gli imbiancò la zampa. Già, così fanno gli uomini.
Ora il briccone andò per la terza volta all'uscio, bussò e disse: "Apritemi, piccini; la vostra cara mammina è tornata dal bosco e vi ha portato un regalo per ciascuno." I caprettini gridarono: "Prima facci vedere la zampa, perché sappiamo se tu sei la nostra cara mammina." Allora il lupo mise la zampa sulla finestra, e quando essi videro che era bianca credettero tutto vero quel che diceva e aprirono la porta. Ma fu il lupo a entrare. I capretti si spaventarono e cercarono di nascondersi. Il primo saltò sotto il tavolo, il secondo nel letto, il terzo nella stufa, il quarto in cucina, il quinto nell'armadio, il sesto sotto l'acquaio, il settimo nella cassa dell'orologio a pendolo. Ma il lupo li trovò tutti e non fece complimenti: li ingoiò l'un dopo l'altro; ma l'ultimo, dentro la cassa dell'orologio, non lo trovò. Quando si fu cavata la voglia, il lupo se ne andò, si sdraiò sotto un albero sul verde prato e si mise a dormire.
Poco dopo la vecchia capra tornò dal bosco. Ah, cosa le toccò vedere! La porta di casa era spalancata, tavola sedie e panche erano rovesciate, l'acquaio era in pezzi, coperta e cuscini strappati dal letto. Cercò i suoi piccoli, ma non riuscì a trovarli da nessuna parte. Li chiamò per nome, l'un dopo l'altro, ma nessuno rispose. Finalmente, quando chiamò il più piccolo, una vocina gridò: "Cara mamma, sono nascosto nella cassa dell'orologio." Lo tirò fuori ed egli le raccontò che era venuto il lupo e aveva divorato tutti gli altri. Pensate come pianse per i suoi poveri piccini!
Alla fine uscì tutt'afflitta e il caprettino più piccolo corse fuori con lei. Quando arrivò nel prato, ecco il lupo sdraiato sotto l'albero, e russava tanto da far tremare i rami. L'osservò da tutte le parti e notò che nella pancia rigonfia qualcosa si moveva e si dimenava. "Ah, Dio mio," pensò, "che siano ancor vivi i miei poveri piccini, che il lupo ha divorato per cena?" Disse al capretto di correre a casa e di prendere forbici, ago e filo. Poi tagliò la pancia del mostro; e al primo taglio, un capretto mise fuori la testa, poi, via via che tagliava, saltaron fuori tutti e sei ed erano tutti vivi e stavano benone; perché il mostro per ingordigia li aveva ingoiati interi. Che gioia fu quella! Si strinsero alla loro cara mamma e saltellavano contenti come pasque. Ma la vecchia disse: "Andate, ora; e cercate delle pietre da riempir la pancia a questo dannato prima che si desti." Allora i sette caprettini trascinarono in gran fretta le pietre e ne cacciarono in quella pancia quante ne poterono portare. Poi la vecchia la ricucì in un baleno, sicché il lupo non se ne accorse e non si mosse neppure.
Finalmente, quando ebbe fatto una bella dormita, il lupo si alzò, e perché le pietre nello stomaco gli davano una gran sete, volle andare a una fontana. Ma quando cominciò a muoversi, le pietre si misero a cozzare nella pancia con gran fracasso. Allora gridò:
"Romba e rimbomba
Nella mia pancia credevo fossero
Sei caprettini, sono pietroni
Belli e buoni."
E quando arrivò alla fontana e si chinò sull'acqua per bere, il peso delle pietre lo tirò giù, e gli toccò miseramente affogare. A quella vista i sette capretti vennero di corsa, gridando: "Il lupo è morto! il lupo è morto!" E con la loro mamma ballarono di gioia intorno alla fontana.
INSERITO DA MORENA MOTTA Gli egizi furono certo il primo popolo a lasciarci documenti sulla navigazione e sulle navi. Quale via, meglio del Nilo, poteva offrire una migliore e più facile forma di trasporto? Qui la navigazione era favorita da un vento che soffiava prevalentemente da Nord, permettendo così di navigare anche controcorrente, oltrechè esserne trasportati. “Popolo vissuto sul fiume e per il fiume”, sin dall’epoca preistorica gli egizi si servirono del Nilo come della più comoda e agevole via di comunicazione.
Le più antiche raffigurazioni di navi della storia provengono dalle tombe egiziane di oltre 6000 anni fa. Dopo essersi serbati intatti per millenni in buie camere mortuali, sono tornati alla luce moltissimi dipinti e modellini di innumerevoli tipi di imbarcazioni fluviali: piccole barche a remi, battelli per inviare messaggi di re o di generali, vere e proprie navi da carico, enormi chiatte per il trasporto degli obelischi reali, a dimostrazione di come gli egizi siano stati insuperabili progettatori di imbarcazioni adatte a navigare sui fiumi.
Le zattere di papiro
I disegni rinvenuti sulle rocce dell’attuale deserto orientale egiziano mostrano le prime barche del periodo preistorico-predinastico (5000-3500 a.C.). Si tratta di zattere nelle quali al posto dei tronchi c’erano dei fasci di canne di papiro strettamente legati assieme con cavi, anch’essi di papiro. La pianta del papiro, che cresceva in abbondanza sulle sponde del Nilo, fu il primo elemento che venne utilizzato da quei primi costruttori di barche, dal momento che il legno non era conosciuto in Egitto, dove non crescevano alberi d’alto fusto.Le piccole barche di papiro venivano utilizzate per attraversare il grande fiume da una sponda all’altra o per percorrerlo in senso longitudinale, servivano per il trasporto quotidiano, per la pesca o per l’esplorazione del suo corso. Le estremità di queste antiche barche si rialzavano in larghe curve ed è possibile che avessero al centro un riparo simile ad una tenda. Imbarcazioni di tal genere avevano comunque vita breve, dal momento che i fasci di canne, una volta imbevutisi d’acqua, nel giro di un paio di mesi perdevano rapidamente consistenza e marcivano.
Queste zattere erano sospinte da pagaie e governate da remi – simili alle pagaie di propulsione ma più grandi – che, con risultati non molto buoni, venivano semplicemente tenuti in mano e spinti in dentro o in fuori rispetto al fianco dell’imbarcazione per governarla. Sono caratterizzate da una forma asimmetrica, con una poppa più rialzata della prua, e da una serie di cordami che assicuravano la compattezza dei fasci e che si trovavano su tutta la loro lunghezza.
Impiegate nella navigazione fluviale, solo episodicamente devono aver navigato in mare, ma le vediamo comunque usate per tutto il corso della storia egiziana, anche quando esse vennero quasi completamente soppiantate dalle barche in legno.
La zattera di papiro, di canne, o di altre erbe lacustri, è comunque un tipo di imbarcazione universale, poiché imbarcazioni del genere sono state sempre utilizzate, e lo sono tuttora in numerose parti del mondo dove vi siano regioni ricche di laghi e fiumi o paludi ingombre di canneti e di altra vegetazione simile. Le più celebri sono quelle del Lago Titicaca, dell’Alto Nilo, e poi della Sardegna (stagni di Cabras) e della Mesopotamia. In alcuni luoghi, come sul Lago Titicaca appunto, esse raggiungono ancor oggi la lunghezza di oltre 10 metri ed una capacità di carico di circa 3 tonnellate.
La zattera di papiro non era in grado di sopportare il peso di un unico albero impiantato sul piano diametrale, il punto più debole dello scafo. Soltanto i fianchi potevano farlo, ed è questa la ragione per cui, come possiamo vedere dai dipinti e dai modellini conservatisi, queste barche avevano un albero bipode, cioè a base doppia, con metà del peso gravante su ogni gamba e quindi su ogni fianco della nave. L’origine dell’albero bipode è sconosciuta, ma si suppone che l’abbiano inventato proprio gli egiziani i quali lo usarono per secoli.
L’invenzione della vela fu senza dubbio l’evento più importante nella storia dell’arte marinaresca. Vi sono ragioni per pensare che essa apparve verso il 3500 a.C., probabilmente in Mar Rosso o nel Golfo Persico, dove venne per la prima volta documentata in un disegno raffigurato sopra un vaso egiziano predinastico risalente a circa 5000 anni fa. Le prime vele della storia erano quasi certamente formate da grandi foglie di palma, dalle quali derivarono in seguito quelle fatte di foglie, probabilmente di cocco, intrecciate a stuoia. Ma già verso il 4000-3000 a.C. un altro disegno, proveniente ancora una volta da un vaso egiziano, mostra finalmente in modo chiaro una vela quadra munita di boma e pennone.
INSERITO DA MORENA MOTTA I sindaci del vimercatese scendono in campo al fianco del collega di Ornago Daniel Siccardi, vittima nei giorni scorsi di minacce di morte. Appuntamento sabato mattina davanti al Comune, in via Santuario.
Un gesto concreto di sostegno. Prima il sostegno espresso tramite social o per via telefonica. Quindi la decisione di agire ancora più concretamente, dando vita a un’iniziativa di grande significato. Le minacce di morte ricevute nei giorni scorsi dal sindaco di Ornago Daniel Siccardi sono state duramente condannate dai primi cittadini del vimercatese: quest’ultimi hanno deciso di dare un’ulteriore segno di vicinanza al giovane sindaco e di scendere in piazza a fianco del collega, dandosi appuntamento per sabato mattina davanti al Municipio di Ornago. L’appuntamento è quindi fissato per le 9.30 in via Santuario: i sindaci, per l’occasione, indosseranno la fascia Tricolore, a simboleggiare la vicinanza umana e istituzionale al giovane collega ornaghese.
INSERITO DA MORENA MOTTA Continua il calo dei ricoveri covid in Brianza e nell’ultimo mese la pressione sulle strutture ospedaliere di Vimercate, Desio e Carate si è ridotta di un oltre un terzo rispetto al picco raggiunto nel periodo di Pasqua. Mentre prosegue al ritmo previsto la campagna di vaccinazione di massa nei quattro centri allestiti da Asst Brianza sul territorio e dall’avvio lo scorso 12 aprile sono state somministrate oltre 37.000 dosi.
In particolare il principale hub brianzolo, aperto dal 16 aprile negli spazi della discoteca Polaris di Carate con 10 linee vaccinali operative contemporaneamente, raggiunge ogni giorno una media di 1.500 somministrazioni. L’aggiornamento del 29 aprile indica quasi 19.000 iniezioni fatte al centro Polaris dall’avvio della vaccinazione di massa, a cui si aggiungono quelle svolte all’ospedale di Vimercate dove sono operative 6 linee e quelle ai palazzetti dello sport di Limbiate e Besana che hanno complessivamente 7 linee vaccinali.
Per quanto riguarda l’andamento dei malati covid che richiedono cure negli ospedali, la situazione è in costante miglioramento da tre settimane. L’aggiornamento del 29 aprile nelle tre strutture di Asst Brianza indica 204 ricoverati complessivamente, di cui 12 in terapia intensiva, quando due settimane fa invece i letti occupati da positivi al virus erano 289 (dato del 12 aprile) di cui 16 in terapia intensiva. Nel dattaglio di giovedì, a Vimercate i ricoverati sono 117, di cui 33 con il casco “Cpap” e 7 in terapia intensiva; a Desio 65 ricoverati covid, di cui 11 con “Cpap” e 5 intensivi; a Carate (dove non c’è il reparto di terapia intensiva) 22 casi, nessuno con assistenza respiratoria.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA SALERNO - Il “grande esodo” del primo maggio. Per migliaia di famiglie salernitane, il suggestivo locus amoenus, meta agognata d’un ponte primaverile, lascerà il posto ad un punto vaccinale, ché quei due giorni colorati di rosso, messi in fila l’un dietro l’altro, sono un’occasione ghiotta per accelerare sulla campagna d’immunizzazione di massa. Per inoculare una montagna di dosi, tutte in un sol colpo: difficile far previsioni, ma il numero dei sogni, negli uffici di via Nizza, oscilla tra il 12mila ed il 15mila. Tutto dipende dalle carovane d’auto in viaggio alla volta del punto vaccinale più vicino a casa. Da Scafati a Sapri. Il volto del giovedì pomeriggio è quello di Vincenzo Patella, primario di Medicina interna dell’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia. E numero uno dell’hub alle porte della Piana del Sele, che si tira dietro sette comuni: Battipaglia e Bellizzi, Olevano sul Tusciano e Montecorvino Rovella, Capaccio Paestum e Roccadaspide. Tra il Tusciano ed il Solofrone, nell’open week di domani e domenica, si conta di riuscire ad inoculare più di 5.500 dosi. Per l’occasione, apriranno i battenti due punti vaccinali nuovi di zecca: al “PalaSchiavo” di via Donizetti, sede di un’Usca, e al “PalaBerlinguer” di via Pescara, a Bellizzi. LA CITTA
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA l segno della vittoria con le dita, a favore di telecamera. Forse era dispiaciuto dell’assenza dei fotografi e cameramen che lo avevano accolto nel primo giorno dell’udienza al tribunale di Teruel. E si è voluto prendere, anche ieri, il suo attimo di protagonismo. Norbert Feher, alias Igor il russo, ha presenziato anche ieri, chiuso nella sua gabbia di vetro, al processo che lo vede imputato, in Spagna, per i tre omicidi commessi il 15 dicembre del 2017 nelle campagne dell’Aragona. In aula sono state ascoltate le ricostruzioni degli agenti che, la notte dopo gli omicidi, lo trovarono addormentato sotto un albero (era finito fuori strada con l’auto) e lo arrestarono. "Era tranquillo, rispose alle domande e non fece resistenza, ma in caserma osservava tutto con molta attenzione", hanno raccontato. È stata poi ascoltata anche la vedova di Jose Luis Iranzo. IL RESTO DEL CARLINO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sono 1.986 i nuovi positivi al Covid in Campania, su 21.943 test molecolari esaminati. Il tasso di incidenza è del 9,05%, praticamente identico a quello di ieri (9,01). Il bollettino dell'Unità di crisi segnala anche 33 vittime (ieri 31) e 1.871 guariti. La stabilità dei dati si riflette anche sull'occupazione delle terapie intensive (137, una in più di ieri) mentre cala nettamente quella delle degenze, che si attesta a quota 1.462 (-45). (ANSA).