Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
A CURA DI MIKI PAPPACODA Santo del giorno S. Paula de San José de Calasanz fondatrice (1799-1889) S. Alessandro di Alessandria (ET) patriarca (ca. 250-326) Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 4,1-11. In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Senza alcun rispetto», questo uno dei tanti commenti che si leggononelle ultime ore per ilselfiediventato virale sui social scattato durante lacamera ardentediMaurizio Costanzo.
Maria De Filippisi è intrattenuta davanti alferetroin dignitoso silenzio, stringendo la mano a chiunque si avvicinasse per farle lecondoglianze. Ma c'è chi è andato oltre, chiedendo alla vedova di Maurizio Costanzo di scattare un selfie come ricordo.
Tanto è bastato per scatenare unabuferasui social.
L'immagine che sta facendo discutere mostra il momento in cui un fan è andato da Maria De Filippi a chiedere di scattare insieme una foto nella sala del Campidoglio (con il feretro accanto) dove centinaia di persone sono in coda per rendere l'ultimo saluto al giornalista.
La richiesta del selfie da parte di un partecipante è stata ampiamente denunciata sui social, ritenuta dagli utenti «inopportuna e fuori contesto». La conduttrice è apparsa molto provata: è arrivata alla camera ardente con degli occhiali scuri riuscendo così a nascondere tutto ildoloreper la perdita del suo amato Maurizio.
La camera ardente rimarrà aperta fino alle 18 di domenica 26 febbraio. Lunedì 27 febbraio 2023, invece, alle 15 si terranno i solenni funerali presso la Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo a Roma.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA L'imbarcazione non ha retto al mare agitato. Proseguono le ricerche in mare
Drammamigrantia Crotone. Un'imbarcazione è naufragata all'alba e il bilancio delle vittime continua a salire: al momento sono state recuperate 80 persone vive e rinvenuti 45 cadaveri lungo il litorale. Il dato è stato riferito dai Vigili del fuoco. Tra i migrantimorti almeno unneonato e molti bambini, ma il conto finale delle vittime rischia di aggravarsi dal momento che il numero di persone presenti sull'imbarcazione al momento delnaufragioera di 250.
È stata sottoposta a fermo dai carabinieri e dalla guardia di finanza la persona sulla quale erano in corso accertamenti perché sospettato di essere lo scafista del barcone naufragato a Cutro. Si tratta di un cittadino turco la cui posizione è ora al vaglio della magistratura.
Secondo quanto si è appreso, tra i relitti sarebbe stato trovato anche il documento di un altro soggetto che al momento non è stato rintracciato e che potrebbe essere fuggito o figurare tra i dispersi o le vittime.
«Si temono oltre 100 vittime»
Potrebbero essere più di 100 le vittime del naufragio del barcone carico di migranti avvenuto all'alba a Steccato di Cutro. L'incertezza è dovuta al fanno che i soccorritori non hanno un numero attendibile delle persone a bordo. Secondo alcuni superstiti sarebbero stati circa 180. Per altri molti di più, almeno 250. Un accertamento reso difficile dal fatto che non parlano inglese.
L'imbarcazione - su cui viaggiavano migranti in arrivo daIran,AfghanistanePakistan- sarebbe finita contro gli scogli a causa del mare agitato. Icadaverisono stati ritrovati in spiaggia, in località Steccato a Cutro.
Il racconto dei superstiti: «Eravamo in 250»
È destinato ad aggravarsi il bilancio delle vittime del naufragio di migranti a «Steccato» di Cutro. I superstiti trovati sulla spiaggia hanno raccontato ai soccorritori, infatti, che sul peschereccio su cui viaggiavano, che si è spezzato in due a causa del mare molto mosso, erano almeno in 250. L'ipotesi che viene fatta da investigatori e soccorritori è che le vittime del naufragio siano dunque molte di più delle decine accertate fino adesso.
Piangono senza parlare, avvolti in un dolore terribile e muto, i circa 60 migranti superstiti del naufragio a Cutro che sono stati portati nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. Hanno tolto i vestiti bagnati e sono avvolti da coperte, riuniti, con lo sguardo fisso nel vuoto, in una delle sale del centro di accoglienza, accomunati dal dolore e dalla disperazione. Una donna, che ha il naso fratturato, grida disperata il nome del figlio che non trova più.
L'allarme con una chiamata internazionale alla Gdf
È stata una telefonata giunta verso le 4 al reparto operativo aeronavale della Guardia di finanzia di Vibo Valentia a fare scattare l'allarme per la tragedia verificatasi a Steccato di Cutro. Nella telefonata non sono state fornite notizie dell'incidente a causa di un inglese poco comprensibile di colui che ha chiamato. Gli operatori della centrale operativa, tuttavia, hanno intuito che potesse essere successo qualcosa ed hanno allertato le forze dell'ordine di Crotone.
Giorgia Meloni: profondo dolore, non speculare sui morti
«Profondo dolore per le tante vite umane stroncate dai trafficanti di uomini». Lo dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il naufragio in Calabria sottolineando che «si commenta da sé l'azione di chi oggi specula su questi morti, dopo aver esaltato l'illusione di un'immigrazione senza regole». Il governo, aggiunge, «è impegnato a impedire le partenze e con esse il consumarsi di queste tragedie, e continuerà a farlo, anzitutto esigendo il massimo della collaborazione agli Stati di partenza e di provenienza».
Piantedosi:«Tragedia immane, vanno bloccate le partenze»
Il naufragio avvenuto inCalabriaè una «tragedia immane» che «mi addolora profondamente e ci impone innanzitutto il profondo cordoglio per le vite umane spezzate». Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sottolineando che «è fondamentale proseguire in ogni possibile iniziativa per fermare le partenze» dei migranti.
«È una tragedia immane - ribadisce il titolare del Viminale - che dimostra come sia assolutamente necessario contrastare con fermezza le filiere dell'immigrazione irregolare, in cui operano scafisti senza scrupoli che pur di arricchirsi organizzano questi viaggi improvvisati, con imbarcazioni inadeguate e in condizioni proibitive». Dunque «è fondamentale» fermare le partenze ed è fondamentale «che non vengano in alcun modo incoraggiate traversate che, sfruttando il miraggio illusorio di una vita migliore, alimentano la filiera dei trafficanti e determinano sciagure come quella di oggi».
Il presidente del Lazio Rocca: ancora una strage evitabile
«Ancora una strage di migranti in mare. Ancora la morte per decine di persone, tra cui donne e bambini la cui sola colpa è quella di cercare una vita migliore. Nessuno dovrebbe fare questa fine. L'ennesima strage evitabile con adeguate politiche europee e con una efficace cooperazione tra governi. Grazie di cuore a tutti i soccorritori impegnati in queste ore e una preghiera per le vittime». Così Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio.
Il presidente Occhiuto: Calabria in lutto, dov'è l'Europa?
«Un barcone che trasportava migranti si è spezzato, a causa del mare in tempesta, davanti alle coste calabresi di Steccato di Cutro, a una trentina di chilometri da Crotone. Decine e decine di morti annegati, tra di loro anche bambini, tanti i dispersi. La Calabria è in lutto per questa immane tragedia - scrive in una nota Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria -. La Giunta regionale esprime sincero cordoglio per le vittime di questo naufragio. Ringrazio coloro che si stanno adoperando per tentare di trovare dei superstiti e per assistere i sopravvissuti, condotti nei vicini presidi ospedalieri e nel Cara di Isola di Capo Rizzuto. In queste ore sono in campo i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di finanza, la Guardia costiera, i Vigili del fuoco, la Croce Rossa, la Capitaneria di porto, la Protezione Civile. In Calabria nel 2022 sono arrivati circa 18mila immigrati clandestini, la stragrande maggioranza dei quali a Roccella Jonica, un Comune in provincia di Reggio Calabria diventato ormai punto di approdo delle rotte illegali dei mercanti di esseri umani. I calabresi - un popolo che ha conosciuto il dramma dell'emigrazione - hanno accolto questi migranti, senza alzare polveroni e senza causare tensioni, ma la situazione sta davvero diventando ingestibile. Cosa ha fatto l'Unione europea in tutti questi anni? Dov'è l'Europa che dovrebbe garantire sicurezza e legalità? Che fine hanno fatto le operazioni di dialogo con i Paesi d'origine dei migranti? Tutte domande che, purtroppo, ad oggi non hanno alcuna risposta. E chi sta nei territori, a stretto contatto con la realtà di tutti i giorni, è costretto a gestire le emergenze e a piangere i morti».
Il sindaco di Cutro: «Il mare continua a restituire corpi»
«È qualcosa che non si vorrebbe mai vedere. Il mare continua a restituire corpi. Tra le vittime ci sono donne e bambini». A dirlo all'Adnkronos Antonio Ceraso sindaco di Cutro, il comune del crotonese dove è avvenuto il naufragio che conta almeno una trentina migranti morti. L'imbarcazione a causa del mare in tempesta si è spezzata e come racconta il sindaco «si vedono i resti del barcone su 200-300 metri di costa». «In passato c'erano stati sbarchi ma mai una tragedia così. Ora sto andando in prefettura per fare il punto con le autorità», spiega il sindaco.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Al via domani i lavori per l’ammodernamento della rete elettrica nell’area dei Monti Lattari. Un nuovo elettrodotto collegherà la nuova stazione elettrica di Sorrento alle cabine primarie già esistenti di Vico Equense, Agerola e Lettere. Il divieto di transito temporaneo sulla Sp 157. I dettagli.
Mai negli ultimi cinquant’anni si è intervenuto in maniera così decisa per la sicurezza e l’efficienza delle infrastrutture elettriche sul territorio. Un collegamento importante quello che sorgerà presumibilmente tra maggio e giugno nell’area dei Monti Lattari. Un nuovo elettrodotto, infatti, collegherà la nuova stazione elettrica di Sorrento alle cabine primarie già esistenti di Vico Equense, Agerola e Lettere. Saranno realizzati circa 35 chilometri di nuovi elettrodotti, di cui 12 chilometri in cavo interrato in prossimità delle cabine primarie.
Sarà inaugurato domani il cantiere su cui poggeranno i lavori di realizzazione per la rete elettrica. Terna, società che gestisce la rete elettrica nazionale, sta lavorando per migliorare l’affidabilità della rete nel Parco dei Monti Lattari.
I benefici saranno molteplici e coinvolgeranno diverse fasce. I primi riscontri positivi li avranno gli stessi cittadini dei territori, poiché saranno elevati gli standard di sicurezza e qualità del servizio. Ne gioverà, inoltre, l’ambiente e il paesaggio circostante. Ci saranno, infatti, meno dispersioni di energia per il trasporto sulla rete e meno CO2 nell’atmosfera. Un dato non da poco per un’area che fa della qualità della vita uno dei fattori di maggiore benessere.
“A titolo compensativo degli impatti territoriali residui legati alla realizzazione dell’opera Agerola otterrà un finanziamento di 950mila euro per opere pubbliche” fa, inoltre, sapere l’ente.
I lavori di interramento dei cavi saranno eseguiti sul tratto di strada Traforo/Radicosa, dal km 4+500 al km 5+450. Si prevede un avanzamento dei lavori di circa venti metri al giorno. Per consentire la regolare esecuzione dei lavori, il Maresciallo della Polizia Locale, Franco Naclerio, ha firmato un’ordinanza che istituisce il divieto di transito temporaneo sulla Sp 157.
La circolazione verrà così limitata a partire da domani 27 febbraio fino al 24 maggio, dalle ore 7 alle ore 18, a eccezione dei giorni di sabato, domenica e festivi. AMALFINOTIZIE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA NAPOLI - «Il ministro Fitto sta lavorando per provare a superare una situazione ereditata di autentico caos nel capitolo dei fondi europei. E' inutile che De Luca alzi un polverone polemico». Le parole sono quelle del viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli che si rivolge ancora al governatore della Campania affermando: «Pensi piuttosto al diritto alla salute negato in Campania». Infatti secondo la nota diffusa da Cirielli: «È di oggi, infatti, la notizia dell'ennesimo appello di una famiglia del salernitano che ha visto revocarsi la convenzione per poter dare cure opportune al figliolo, disabile gravissimo, cieco e muto dalla nascita, in una struttura adeguata, fuori dalla Campania». Quindi Cirielli conclude: «De Luca, invece, preferisce rivendicare, con prepotenza, più risorse da utilizzare magari con gli stessi fallimentari e clientelari metodi adottati negli anni di dominio incontrastato della sinistra. De Luca lo smemorato, infatti, finge di non ricordare che complessivamente, nel periodo 2014-2020, la regione Campania non è stata in grado di spendere più della metà dei fondi stanziati. La sensazione è che abbia finito per puntare il lanciafiamme sui suoi stessi piedi». LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA SALERNO - Pazienti in codice giallo curati all’interno del Pronto soccorso del Ruggi per giorni perché non ci sono posti nel reparto. File di ambulanze in attesa che venga accettato l’ammalato, con mezzi di soccorso bloccati anche per oltre 12 ore in attesa, privando il servizio 118 di risorse importanti. Una situazione che va avanti da tempo, all’ospedale di Salerno così come negli altri della provincia. Ma, adesso, in via San Leonardo c’è una “novità”: ci sono ambulanze che lasciano il trasportato alle cure dei sanitari del Pronto soccorso sulla barella, senza riceverla indietro. Così quello strumento di soccorso fondamentale diventa di fatto inutilizzabile. È la situazione che si sta registrando al Ruggi anche nelle giornate di minore caos. La prima linea dell’emergenza del principale presidio ospedaliero della provincia di Salerno è diventata impossibile da gestire. Le “sirene”, in questo modo, sono costrette a tornare nelle loro centrali per recuperare altri strumenti ed effettuare ulteriori soccorsi. Lo stesso personale è sottoposto ad uno stress notevole di lavoro e prima o poi va via. Mancano i medici ed anche gli Oss, personale di supporto che è fondamentale, ad esempio, per trasferire gli ammalati dal Pronto soccorso ai laboratori di analisi. Ci sono, poi, medici dirottati al Pronto soccorso con le più diverse specializzazioni e che non hanno il necessario approccio all'attività di emergenza che consente una maggiore rapidità nella trattazione del paziente. In crisi sono i principali ospedali della provincia di Salerno e quindi vengono dirottati a quello di via San Leonardo decine di richieste e in altri casi da quello salernitano si va negli altri presidi ospedalieri provinciali. «I reparti del Ruggi sono al completo e, non potendo accettare ricoveri, i pazienti rimangono al pronto soccorso, che si ingolfa e tutto il sistema va in tilt», ha affermato Francesco Bruno, rappresentante della Cgil medici presso l’Azienda ospedaliera universitaria. «Occorre seriamente e immediatamente attivare un tavolo di concentrazione tra tutti i soggetti interessati che porti ad adottare provvedimenti di urgenza per assumere altro personale e organizzare diversamente l’utilizzo dei posti letto in provincia: la situazione è già oggi grave e non siamo nemmeno nel periodo peggiore, come quello estivo, quando aumentano le richieste di accesso al Pronto soccorso, anche per la presenza di tantissimi turisti, e il personale diminuisce per le ferie. Occorrono soluzioni d’emergenza, ripeto ancora una volta, anche perché i colleghi che sono al pronto soccorso stanno facendo un lavoro disumano: fino a quando potranno resistere?». Anche al Cardarelli di Napoli e in altri presidi ospedalieri campani ci sono enormi difficoltà per la carenza di camici bianchi tanto da portare a curare solo i codici rossi. Eppure ci sono centinaia di medici che rischiano di essere licenziati a fine marzo e che potrebbero passare dall’Uca (ex Usca) alle altre esigenze di personale degli ospedali. In provincia di Salerno sono circa 200: «Diciamo giustamente che mancano medici e noi ci prendiamo il lusso di non stabilizzare quei colleghi che già sono nel circuito pubblico, hanno fatto un’esperienza notevole durante il periodo Covid e noi li lasciamo andare via? Una follia». Salvatore De Napoli LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA SALERNO - Paura questo pomeriggio sul lungomare Trieste, nel centro di Salerno, dove all'improvviso si è scatenata una rissa che ha visto come protagonisti un gruppo di stranieri. Da un lato alcuni giovani africani e, dall'altro, un gruppo di turisti inglesi in visita in città che, per motivi ancora sconosciuti, hanno iniziato a spintonarsi e a colpirsi. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia municipale in presidio sul lungomare e i carabinieri in ausilio. Uno dei partecipanti alla rissa, un giovane africano, è stato trasportato in ospedale da un'ambulanza del 118 per le contusioni riportate nel corso della scazzottata. LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un incidente si è verificato poco fa, in contrada Pagliarone, nei pressi del Cimitero degli Inglesi, a Montecorvino Pugliano. Per cause ancora da accertare il conducente di una BMW ha perso il controllo del veicolo finendo fuori strada e andando a sbattere contro il marciapiedi. L’impatto è stato molto violento tanto da far esplodere tutti gli airbag della vettura. L’uomo alla guida è stato soccorso dai sanitari del 118 e trasportato in Ospedale per le cure del caso.
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA In seguito all'allerta meteo di colore giallo emanata dalla Protezione Civile della Regione Campania (leggi qui il nostro articolo) l'organizzazione del Gran Carnevale di Maiori ha deciso di annullare la sfilata finale, prevista per domenica 26 febbraio. Dalle 10 di domani, infatti, e fino a lunedì mattina, 27 febbraio, sono previsti anche in Costiera Amalfitana rovesci che potrebbero avere carattere temporalesco. L'incertezza previsionale e la possibilità che venti, anche moderati, si abbattano sul nostro territorio, ha costretto gli organizzatori a non rischiare e a preferire di annullare la sfilata finale rinviando i festeggiamenti al prossimo maggio. Ancora nessuna ufficialità sulla pagina social del Gran Carnevale Maiorese dove campeggia ancora il post, pubblicato poco dopo mezzogiorno, che invita gli appassionati alla sfilata. il Vescovado
INSERITO DA MIKI PAPPACODA BATTIPAGLIA - Otto anni e quattro mesi di reclusione: poco meno dell’età che aveva la sua vittima, Francesca ( nome di fantasia ), l’11enne che violentò in garage, nel rione Turco, quel maledetto 19 ottobre 2021. È la condanna che le toghe della Terza sezione penale del Tribunale di Salerno (presidente il giudice Vincenzo Ferrara ) hanno inflitto al pedofilo battipagliese di 66 anni, difeso dal legale Gianpaolo Melchionda , all’esito del rito abbreviato (valso la diminuente d’un terzo). Alla lettura del dispositivo (l’8 febbraio scorso: i giudici si sono riservati 90 giorni per il deposito delle motivazioni) la mamma di Francesca, assistita dall’avvocato Mario D’Amato , è scoppiata in lacrime al ricordo di quel martedì che vorrebbe cancellare. La sentenza ha sopravanzato anche la pena d’otto anni richiesta dal pm. E il 66enne è stato interdetto per sempre dai pubblici uffici e da qualsiasi incarico nelle scuole d’ogni ordine e grado e nelle istituzioni – pure se private – frequentate prevalentemente dai minori. Il pedofilo del rione Turco, tra le altre cose, è stato condannato al risarcimento del danno in favore delle parti civili e al rimborso delle spese legali. Premiata l’attività del pm titolare delle indagini, Giampaolo Nuzzo , e dei carabinieri della Compagnia di Battipaglia – al tempo diretti dal tenente colonnello Vitantonio Sisto e oggi dal capitano Samuele Bileti – che il 5 agosto scorso diedero esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere a firma del gip Gerardina Romaniello . Il 19 ottobre del 2021 la mamma di Francesca aveva raccontato proprio ai militari della locale stazione tutto ciò che aveva appena saputo dalla piccola. Ogni mattina alle 9,30 Francesca accompagnava la sorellina di quattro anni alle materne del quartiere, a due passi da casa. Quel 19 ottobre incontrò il 66enne. Lo aveva già visto: aveva notato l’uomo – che nel quartiere ha messo su un laboratorio di riparazione dei computer – per quel chow chow che « sembrava – avrebbe poi riferito la piccola in sede d’incidente probatorio – un leoncino». Le piccole giocavano con l’animale. « Solo un’altra volta – avrebbe raccontato Francesca – ha insistito a farci entrare, c’era anche mia sorella (l’altra, ndr ) , e c’ha fatto dare dei croccantini al cane e poi c’ha fatto andare via ». Pure il 19 ottobre invitò le piccole nel laboratorio per dar da mangiare al chow chow. Francesca acconsentì: la sorellina adorava il cucciolo. Solo che, nella bottega, alle spalle della carrozzina, l’uomo cinse l’11enne e la tirò a sé. « Quanto sei carina, quanto sei bella ». Francesca restò rigida. Il 66enne le abbassò la mascherina anti- Covid: « Quanto sei bella... non mi vuoi dare un bacetto? ». Lei non fiatò. « No, in bocca », continuò lui. La strinse e le diede un bacio con la lingua. Francesca provò a divincolarsi. Invano. L’uomo la ribaciò e fece scivolare la mano sulle parti intime della ragazzina, senza toglierle i vestiti. Poi le permise d’andare via. Con le lacrime agli occhi Francesca sospinse la carrozzina fino all’asilo. Poi scappò, sputacchiando, come a tirare tutto fuori. A casa si rintanò in bagno: piangeva e si sciacquava la bocca. La madre se ne accorse e s’avvicinò: la piccola parlò. E la donna corse in caserma. Il 5 novembre furono perquisiti la casa ed il laboratorio del 66enne. Dai pc vennero fuori filmati pedopornografici: «Disturbanti», li avrebbe definiti il gip. La bimba fu ascoltata. Ci fu anche l’incidente probatorio: per il perito del gip quelle dichiarazioni erano giudicate «sincere, attendibili e riscontrate». Il 5 agosto gli arresti: violenza sessuale aggravata e detenzione di materiale pedopornografico. Ora la condanna. E le lacrime. Liberatorie, sì, ma mai del tutto. CARMINE LANDI LA CITTA