Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA "Il denaro rende di più quando è investito a vantaggio del prossimo". Lo ha sottolineato il Papa nell'udienza alla a Fondazione Cattolica di Verona. Il Pontefice ha detto che oggi c'è "una situazione molto brutta sugli investimenti: in alcuni Paesi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi. Investire per uccidere, siamo pazzi", ha commentato. Invece "quando mettiamo la ricchezza al servizio dell'uomo non possiamo che averne guadagno, sempre, promuovendo il bene comune". Il Papa ha quindi invitato la Fondazione a "seminare futuro, seminare felicità, seminare pace". ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Fratelli d'Italia sul podio dei social. Gli indicatori relativi alle interazioni e alle percentuali di crescita su Instagram e Facebook, vedono infatti gli account ufficiali di Fdi al primo posto tra quelli dei partiti. E' quanto emerge dal rapporto sulle performance digitali dell'ultimo mese realizzato in esclusiva per Adnkronos da Vis Factor, società leader a livello nazionale nel posizionamento strategico, attraverso Human, la propria esclusiva piattaforma di web e social listening sviluppata con algoritmo a base semantica italiana. Facebook, FdI primo per interazioni Su Facebook la pagina ufficiale del partito di Giorgia Meloni raccoglie oltre 331.000 interazioni dirette. Al secondo posto il Movimento 5 Stelle con 152.000 interazioni e al terzo la Lega con 124.000. In media i post di Fratelli d’Italia raccolgono circa 2.000 interazioni ognuno, quelli del Movimento 5 Stelle 1.400 e quelli della Lega 970. La crescita dei follower vede primeggiare sempre Fdi con +0,35%, poi Sinistra Italiana e Verdi con +0,21 e Forza Italia con +0,19%. Boom partito di Meloni su Instagram Su Instagram il divario aumenta a dismisura: oltre 1 milione e 300mila interazioni per Fdi. Al secondo posto l’account del Partito Democratico con 270.000 e al terzo la Lega con 220.000. L’engagement medio è di 7.000 interazioni per Fdi, 4950 per il Pd e 4.800 per la Lega. La crescita dei follower vede Fdi con +1,86%, Sinistra Italiana e Verdi con +1,03%, Partito Democratico +0,77%. Forza Italia è invece in testa sui social per quanto riguarda il sentiment, con un indice positivo del 30%. Al secondo posto Fratelli d’Italia con il 25,2% e al terzo il Partito Democratico con il 24,5%.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. “Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) rappresenta uno strumento cruciale per la pianificazione e lo sviluppo del nostro territorio. Tuttavia, il processo di aggiornamento che ci è stato presentato, pur senza essere sottoposto al voto del Consiglio provinciale, evidenzia gravi criticità, a partire dall’assenza di una visione strategica coerente”. Lo dichiara Anna Iachetta, consigliere provinciale di Forza Italia. “Un PTCP aggiornato dovrebbe garantire un equilibrio tra crescita economica, tutela ambientale e valorizzazione delle risorse turistiche e culturali. Al contrario, il documento attuale manca di una pianificazione integrata che consideri le peculiarità dei nostri comuni, le esigenze delle comunità locali e le potenzialità inespresse del nostro territorio provinciale. Ancora una volta, i comuni non sono stati adeguatamente coinvolti nel processo decisionale, una carenza grave per uno strumento che dovrebbe rappresentare le basi del nostro sviluppo futuro”, sottolinea Iachetta. Che aggiunge: “L’aggiornamento del PTCP richiede il confronto, la condivisione e la partecipazione attiva di tutti i sindaci della nostra provincia. Soltanto attraverso una collaborazione ampia si potrà costruire una visione strategica lungimirante, capace di tenere conto delle reali esigenze del territorio e delle sue enormi potenzialità. Nel PTCP devono essere previste opere fondamentali per il nostro territorio, come nuove infrastrutture stradali, ferroviarie, impianti elettrici e acquedotti, la messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico e la costruzione di scuole. Questi interventi sono essenziali per promuovere uno sviluppo integrato del territorio e per valorizzarne al massimo le risorse”. “Chiediamo, pertanto, che venga avviato un ciclo di incontri comprensoriali con i sindaci, coinvolgendo ogni angolo della nostra provincia. La pianificazione territoriale deve essere uno strumento di crescita condiviso, capace di guardare alle sfide di domani senza lasciare indietro nessuno”, conclude Iachetta.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Forse non è mai stata così 'americana' la politica italiana. E cioè incentrata, nel bene e nel male, sul legame atlantico e sugli oneri, le conseguenze e le imprevedibilità che ne discendono. Come a dire che da lì, da quella frontiera, da come ci si pone a cavallo di quella alleanza, scaturisce tutto il resto. Prima la visita lampo di Giorgia Meloni a Mar-a- Lago, poi la mancata visita di commiato che Biden aveva previsto di fare a Roma, poi ancora, di qui a poco, la cerimonia di insediamento di Trump, con il consueto censimento dei presenti e degli assenti. Nel frattempo, tutte le ombre e le voci sul progetto Starlink. Un ribollire di intenzioni, strategie, curiosità e sospetti che sembra annunciare il controverso destino che si affaccia sui confini del nostro cortile di casa. Non è la prima volta che accade, si dirà. Fin dal dopoguerra, nei tardi anni quaranta, l’Italia si divise principalmente sull’adesione alla Nato. E fu la decisione di De Gasperi a tracciare il solco che avrebbe opposto i partiti dell’epoca davanti al bivio tra un mondo e l’altro. Quella decisione finì alla lunga per essere condivisa un po’ da tutti -anche da quelli che inizialmente l’avevano avversata. E un po’ tutti, infatti, riconobbero alla fine che proprio il primato geopolitico americano costituiva la migliore garanzia per la libertà e la sicurezza del nostro paese. Ora ci troviamo però alle prese con un’altra America. E cioè con un modello politico che non appare più così votato come un tempo né verso l’equilibrio dei poteri al suo interno né verso una ragionevole condivisione delle scelte all’esterno. Resta la più forte democrazia del pianeta, si dirà. Eppure a leggere le cronache degli ultimi tempi sembra quasi che quel credo politico che l’ha guidata nei meandri della guerra fredda stia lasciando ora il posto a un diverso ordine di priorità e di preoccupazioni. Non perché la democrazia possa essere capovolta a vantaggio di una dittatura, ci mancherebbe. Ma perché quella forma politica che per noi è sostanza da quelle parti appare ora meno strategica e fondamentale di un tempo. Come se altre priorità e altre premure ne avessero insidiato il primato. O almeno il fulgore. Si affaccia così, di là dai confini di quell’oceano, una visione un po’ sbrigativa e quasi insofferente verso tutte quelle procedure che da sempre servono a tenere in equilibrio la bilancia dei poteri. Come se il trumpismo -per giunta con la variante 'turbo' di Elon Musk- avesse fretta di prendere un sopravvento ancora più marcato, fin quasi a rendere irrilevanti tutte le altre visioni in campo. Quella dell’opposizione democratica. Quella delle voci critiche. Quella delle altre istituzioni. E ovviamente anche quella degli alleati. Verso i quali il potere americano ha sempre mostrato una certa diffidenza. Ma che ora vengono per così dire confinati in un angolo ancora più stretto e angusto. In molti paventano che a lungo andare di questo passo si possa profilare il rischio di una deriva autoritaria. Ma anche senza rincorrere paure e fantasmi così estremi resta il fatto che in tutte le democrazie (e segnatamente in quella americana) si avverte come una sorta di stanchezza verso quelle ritualità politiche e istituzionali che pure hanno fatto la fortuna del nostro modello politico. Così, la suggestione di forme più sbrigative da un lato e la spinta delle nuove tecnologie globali dall’altro sembrano disegnare il percorso -o almeno il rischio- di un progressivo scivolamento verso esiti politici ben diversi da quelli delle più nobili consuetudini che stanno alle nostre spalle. Quasi che il nostro mondo non potesse più venire governato con tutte le cautele, i riguardi, le remore, le prudenze che pure avevano reso a suo tempo così forti le istituzioni e così suggestivi i messaggi che venivano da occidente. Una politica troppo lenta viene a questo punto sfidata da un’economia troppo veloce e da una tecnologia troppo possente. E la concentrazione di tutte queste dinamiche finisce per rendere non più tollerato, o magari anche solo non più conveniente come una volta, il modo di pensare, di agire e di scegliere che improntava le nostre più antiche procedure democratiche. Sono fantasmi? A leggere le cronache non si direbbe. Fatto sta questa doppia sfida che ci viene da questa nuova America che ora sta prendendo il largo pone a Meloni e a tutta la politica italiana, un dilemma assai originale. E cioè come restare stretti alleati degli Stati Uniti mantenendo per tutti noi -italiani, europei- quei larghi margini di originalità e di iniziativa che danno fondamento ai nostri più preziosi caratteri politici. Per tutte le blasonate democrazie europee si annuncia un tempo di molte incognite e di qualche rischio". (di Marco Follini)
INSERITO DA ANGELA CECERE Dall'ipotesi rimpasto alle riforme; dallo spettro di un complotto delle toghe contro la sorella Arianna alla cosiddetta norma anti-Renzi contenuta nella legge di bilancio, passando per il suo futuro politico e per i rumors su una discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi. In una conferenza stampa di inizio anno dominata dalle domande sui suoi rapporti con Elon Musk e con il prossimo presidente americano Donald Trump, senza dimenticare la vicenda Cecilia Sala, c'è spazio anche per molti temi di politica interna tra i 41 quesiti posti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dai giornalisti parlamentari. Il futuro assetto della squadra di governo è stato uno dei principali argomenti affrontati dalla leader di Fdi, la quale ha allontanato le voci sul rimpasto che aleggiano sul suo esecutivo sin dai primi mesi di attività: "La parola rimpasto è una parola a cui sono abituata ma a cui non sono tendenzialmente favorevole". "Salvini al Viminale? Piantedosi ottimo ministro" Meloni ha ribadito il suo no a un 'trasloco' di Matteo Salvini al Viminale, dopo l'assoluzione del leader della Lega al processo Open Arms, affermando che il tema "non è all'ordine del giorno": "Salvini sarebbe un ottimo ministro dell'Interno, ha ragione a dire che senza il procedimento, che abbiamo visto come è andato, avrebbe chiesto e ottenuto il Viminale ma oggi abbiamo un ottimo ministro dell'Interno, Piantedosi". Meloni non si è sbilanciata sul futuro di Daniela Santanchè, alla domanda se la ministra del Turismo dovrà dimettersi in caso di rinvio a giudizio: "Non sono una persona che giudica queste cose prima che accadano. Per cui vediamo che cosa deciderà la magistratura e poi ne parlerò ovviamente con il ministro Santanchè" ha glissato l'inquilina di Palazzo Chigi. Che ha anche affrontato uno dei nodi al centro del Consiglio dei ministri, ovvero la legge regionale della Campania sul terzo mandato del governatore. Meloni ha confermato che il provvedimento sarà impugnato dal governo, ammettendo però che all'interno del centrodestra non esiste una posizione unitaria: "Non c'è un accordo tra i partiti della maggioranza. Per come la vedo io, sarebbe incoerente" estendere il limite dei mandati dei presidenti di Regione, "anche perché noi nella proposta di premierato abbiamo messo il limite di due mandati. Poi sono disponibile a parlare di come armonizzare tutti gli ambiti". Veneto nel mirino Il tema è molto sentito nella Lega, dove il governatore veneto Luca Zaia non sembra intenzionato a mollare su quello che per lui sarebbe il quarto mandato. E proprio il Veneto è una delle Regioni 'attenzionate' dal partito della premier, che intende presentare un suo 'frontman' alle elezioni di quest'anno. Meloni lo ha ribadito in conferenza stampa: "Penso che quella di Fratelli d'Italia sia un'opzione che deve essere tenuta in considerazione" per la candidatura del centrodestra alla presidenza della Regione, ma ritengo "che di queste vicende si debba discutere con grande serenità con gli alleati, ed è quello che faremo". La presidente del Consiglio ha promesso "determinazione" e "celerità" per quanto riguarda l'approvazione delle riforme, dal premierato alla giustizia: "Se riusciamo, io vorrei fare in questa legislatura anche i referendum, ma l'importante è portare a casa le riforme e consentire agli italiani di esprimersi con un referendum su queste materie". L'obiettivo è "arrivare alle prossime elezioni con la riforma del premierato approvato ed una legge elettorale tarata su questo". Sulla questione migranti, Meloni ha rimarcato che "le sentenze della Cassazione danno ragione al governo: spetta al governo stabilire quali sono i Paesi sicuri", aggiungendo che i centri in Albania "sono pronti per essere operativi". La presidente di Fdi ha inoltre rivendicato la cosiddetta norma 'anti-Renzi' contenuta nella legge di bilancio: "La condivido. Penso sia assolutamente normale che si vieti a chi ricopre incarichi di governo e a chi rappresenta gli italiani in Parlamento di prendere soldi da Stati esteri" in particolare quelli esterni alla Ue. La difesa di Arianna Meloni è intervenuta anche sul ruolo della sorella Arianna, responsabile della segreteria e del tesseramento di Fratelli d'Italia, precisando di non aver mai parlato di complotto giudiziario nei suoi confronti: "Non penso che i giudici abbiano messo nel mirino mia sorella ma mi stupisce molto che a lei vengano addebitate numerosissime cose. Questo mi ha molto incuriosito, perché una cosa falsa può essere una svista, due cose false possono essere due sviste, tre cose false possono essere tre sviste, ma quattro cose false diventano una strategia...".Venendo al suo rapporto con l'informazione, Meloni ha respinto l'accusa di essere un ostacolo per la libertà di stampa. E ha lanciato un appello ai cronisti: "Mi capita sempre più frequentemente di trovare virgolettate sui giornali dichiarazioni che non ho mai detto e che non ho mai pensato... Io assicuro ancora più rispetto per il vostro lavoro: mi permetto di chiedere rispetto per il mio". Nel 2027 nuova candidatura? A chi le chiedeva se si ricandiderà alle politiche del 2027, Meloni ha risposto che valuterà il da farsi al momento opportuno: "Non sono abbarbicata alla poltrona: se sono utile cerco di essere utile, se non posso essere utile mi regolo di conseguenza". Le indiscrezioni su una futura discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi e sugli eventuali effetti per il centrodestra sono state oggetto di una delle ultime domande alla premier. Che anche in questo caso ha gettato la palla in tribuna: "Fermo restando che ho un ottimo rapporto personale sia con Pier Silvio Berlusconi sia con Marina, credo che queste domande dovete farle a loro...".
DI MIKI PAPPACODA Sorrisi, applausi, elogi. E un controverso docufilm sui presunti due pesi e due misure della giustizia Usa. Giorgia Meloni è stata accolta con tutti gli onori nel suo riservatissimo viaggio blitz a Mar-a-Lago per incontrare «informalmente» il presidente eletto Donald Trump a 16 giorni dal suo insediamento, e una settimana prima di ricevere a Roma il presidente in carica Joe Biden. Poco meno di cinque ore per cenare insieme, discutere i dossier più caldi, tra cui quello della giornalista Cecilia Sala, e assistere alla prima di un corto legato alle denunce dei brogli nelle elezioni del 2020.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Bisogna fare in fretta: dobbiamo riportare Cecilia a casa. Questo, in sintesi, il messaggio di Ilaria Salis in merito alla vicenda di Cecilia Sala, la giornalista dal 19 dicembre nelle carceri iraniane. La monzese - europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra – interviene sulla vicenda. Ricordando quei suoi 15 mesi di prigionia nel carcere di Budapest con l’accusa di aver partecipato nel febbraio 2023 all’aggressione di alcuni neonazisti durante la Giornata dell’Onore. I primi 35 giorni di Salis nel carcere di Budapest “Non posso fare a meno di ricordare il periodo in cui anch’io fui messa in isolamento in una prigione di un paese straniero, lontano da casa – ricorda Salis nel post sulla sua pagina Facebook -. Le condizioni degradanti e pericolose in cui è detenuta Cecilia nel carcere di Evin a Teheran sono persino peggiori di quelle che ho vissuto a Budapest, e il solo pensiero mi dà i brividi. A lei, ai suoi affetti e ai suoi colleghi va tutta la mia vicinanza”. Una detenzione che lo stesso Roberto Salis, papà di Ilaria, aveva raccontato pubblicamente durante un incontro alla biblioteca di Vimercate. Roberto Salis aveva ripercorso quei primi 35 giorni di detenzione in carcere della figlia: l’arresto, il trasferimento in commissariato “dove l’hanno lasciata in mutande, reggiseno e calzini e le hanno poi dato abiti sporchi e un paio di stivali coi tacchi a spillo. I poliziotti le dicevano ‘W il duce’. Poi è stata trasferita in cella, dove è rimasta da sola per 8 giorni senza neppure il kit per l’igiene. La volevano interrogare senza neppure la presenza di un avvocato” aveva spiegato. "Si lotta nonostante la feroce repressione" Ilaria Salis ricorda quei mesi e soprattutto il sostegno ricevuto dalle persone “indipendentemente dal fatto che condividessero o meno le mie posizioni politiche – prosegue -. È questo il modo giusto di agire: unirsi per combattere l’ingiustizia e difendere la dignità umana. Questa solidarietà non sminuisce, anzi rafforza, quella che dobbiamo a tutti i giornalisti e le persone cui viene tolta la libertà, che rischiano, e a volte pagano con la vita, per raccontare la verità. Dalla Palestina all’Iran, dalla Siria alla Turchia, fino all’Ucraina e alla Russia. Infine, è essenziale ricordare che la vicenda di Cecilia si inserisce in un contesto più ampio, quello dello straordinario movimento sociale “Donna, Vita, Libertà,” che continua a lottare con coraggio, indomito nonostante la feroce repressione”. -- MonzaToday
INSERITO DA MIKI PAPPACODA L'ultima telefonata dal carcere è stata come una coltellata. La madre di Cecilia Sala, Elisabetta Vernoni, l'ha raccontata all'uscita da Palazzo Chigi, dove aveva appena incontrato la presidente del consiglio, Giorgia Meloni. Un incontro nel corso del quale la premier "ha fatto un salto di qualità dalle rassicurazioni, comprensibili, che ricevo sempre", ha detto Elisabetta. Nelle orecchie, però, Elisabetta aveva ancora le parole di Cecilia, al telefono: "Le ho chiesto: hai un cuscino pulito su cui appoggiare la testa? Ha risposto: mamma, non ho cuscino". Elisabetta ha continuato: per una madre che vive quello che sta vivendo lei "capire è una parola inutile. Si chiede, si fa e si combatte per ottenere rispetto. Capire no, mi spiace". Ma "la fiducia è tanta, sicuramente" anche se, ha sottolineato, servono "decisioni importanti e di forza del nostro Paese per ragionare sul rientro in Italia". Nel governo "stanno lavorando e io sono un po' come Cecilia, sono un po' un soldato". Le ore non passano. L'angoscia non cede il passo. "La prima preoccupazione adesso sono le condizioni di vita carceraria di mia figlia. Si è parlato di cella singola. Non esistono le celle singole. Esistono le celle di detenzione comuni e poi ci sono le celle di punizione. Lei è una di queste, evidentemente". L'attesa di una veloce liberazione. Ma intanto "le condizioni carcerarie per una ragazza di 29 anni che non ha commesso nulla devono essere quelle che non la possano segnare per tutta la vita. Poi, se pensiamo a giorni o altro, io rispetto i tempi che mi diranno, ma le condizioni devono essere quelle di non segnare una ragazza che è solo un'eccellenza italiana". La speranza resiste. "Aspetto e rispetto il lavoro che stanno facendo" nel governo. "Quello che potrò fare per parte mia lo farò, sicuramente loro stanno facendo il loro". Il colloquio con la figlia, sentire la sua voce, "è stato comunque un regalo. Arrivano così, inaspettate, quando vogliono loro. Io sono lì solo ad aspettare la telefonata". ANSA
DI MICHELE PAPPACODA Voi siete uno dei volti più belli di questa nazione. Voglio ringraziarvi di cuore per quello che fate perchè come scriveva Flaubert il cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra mai si regala». Giorgia Meloni augura buone feste sui social con un video in cui si rivolge agli italiani con albero di Natale e presepe sullo sfondo. «Auguri a tutti, che questo tempo possa essere occasione di serenità, speranza e gioia per guardare al futuro con maggiore fiducia e ottimismo», dice tra l'altro la premoer. «Ricarichiamo le batterie, ci attende un 2025 altrettanto impegnativo per costruire un'Italia forte, ambiziosa, capace di guardare lontano e puntare sempre più in alto». «È la vigilia di Natale e voglio fare a tutti voi i miei auguri», dice Meloni. La premier ringrazia prima di tutto «chi non riuscirà a stare in queste ore con i propri cari», quindi le forze armate, le forze dell'ordine, medici e operatori sanitari e quei «lavoratori, del pubblico o del privato, che garantiscono servizi essenziali ai cittadini: grazie per tutto quello che fate e che farete anche in questi giorni di Natale». La presidente del Consiglio rivolge poi un ringraziamento a «quanti, e sono tantissimi, che in questi giorni doneranno una parte di loro stessi per essere al fianco di chi ha più bisogno, di chi sta vivendo un momento di difficoltà, di chi è malato, di chi è solo.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA "Bisognerà pur pensare a risarcire le persone che finiscono nella graticola giudiziaria per anni, perdendo la salute, i risparmi, e magari il posto di lavoro, perché qualche pm non ha riflettuto sulle conseguenze della sua iniziativa avventata e, in questo caso, incomprensibilmente limitata a un ministro solo". Lo dice al Messaggero Carlo Nordio. Per il ministro della Giustizia, l'assoluzione di Matteo Salvini al processo Open Arms manda un "segnale plurimo". "Il primo - dice - che abbiamo la stragrande maggioranza di magistrati preparati e coraggiosi, che applicano la legge prescindendo dalle loro idee politiche". "Il secondo, che questo processo, fondato sul nulla, non si sarebbe nemmeno dovuto iniziare: e comunque avrebbe dovuto coinvolgere anche Conte, allora presidente del consiglio, come concorrente in base all'art 40 2 comma del codice penale". "Il terzo che in due casi identici, quello della Diciotti e della Gregoretti, erano state infatti adottate soluzioni opposte, sia a livello politico, negando l'autorizzazione a procedere, sia a livello giudiziario, con l'archiviazione". Quanto alla riforma della Giustizia sottolinea: "Sicuramente è quella che ha più possibilità di arrivare in fondo e nei tempi più rapidi". Poi aggiunge: "Questa è la riforma Nordio-Meloni, e lo rivendico".TGCOM24