Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Giovedì 30 gennaio 2025, alle ore 17:30, il Teatro Comunale di San Bartolomeo in Galdo sarà il palcoscenico di un importante incontro dedicato al ruolo del Mezzogiorno nell’ambito del Piano Mattei. L’evento vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti delle istituzioni italiane ed europee, chiamati a discutere delle opportunità e delle strategie di sviluppo per il Sud Italia. Il dibattito sarà moderato dall’On. Roberto Costanzo, già europarlamentare e primo assessore all’Agricoltura della Regione Campania. L’introduzione sarà affidata al sindaco di San Bartolomeo in Galdo, nonché consigliere provinciale, Carmine Agostinelli. A seguire, interverranno il Sen. Domenico Matera, capogruppo della Commissione Politiche Europee del Senato, il Sen. Antonio Iannone, segretario dell’Ufficio di Presidenza del Senato, e l’On. Alberico Gambino, vicepresidente della Commissione Esteri del Parlamento Europeo. A concludere i lavori sarà l’On. Edmondo Cirielli, Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’incontro, aperto alla cittadinanza, rappresenta un’occasione di confronto sulle prospettive di crescita economica e infrastrutturale del Sud, con particolare attenzione alle opportunità offerte dal Piano Mattei per attrarre investimenti e rilanciare il territorio. “Siamo onorati di ospitare un confronto così importante e qualitativamente alto, sia per gli argomenti sia per la platea di ospiti – dichiara il sindaco Carmine Agostinelli – perché il futuro del Mezzogiorno passa dalla capacità di intercettare risorse e progettare strategie concrete. San Bartolomeo in Galdo vuole essere parte attiva di questo processo, portando avanti le istanze del nostro territorio”.
INSERITO DA ANGELA CECERE Pur "comprendendo la questione che viene posta" dagli Usa sui dazi, "credo che però il dialogo e una soluzione equilibrata e bilanciata sia il modo per affrontarla. Quindi farò tutto quello che posso" per "trovare delle soluzioni insieme all'amministrazione americana". Così la premier Giorgia Meloni, rispondendo ad Al-Ula a una domanda sui dazi nei confronti dell'Europa minacciati da Donald Trump. "La questione del surplus commerciale non è una questione che nasce con la presidenza Trump - ha quindi aggiunto - è una questione che le amministrazioni americane hanno posto spesso. Nel 2023 tra Europa e Stati Uniti nel commercio di beni c'era un surplus a favore dell'Europa di oltre 150 miliardi. È un dato importante e comprendo il punto di vista degli Stati Uniti: è la stessa questione che ad esempio noi poniamo nei confronti della Cina". "Dopodiché - ha proseguito Meloni - se si andasse a guardare al dato più complessivo e si coinvolgesse ad esempio il tema del commercio dei servizi, allora lì ci sarebbe un surplus commerciale a favore degli Stati Uniti di circa 100 miliardi, a dimostrazione che si tratta di economie complementari e interconnesse. Quindi, uno scontro non conviene a nessuno". Meloni e la missione in Arabia Saudita "Noi siamo favorevoli all'ingresso dei sauditi" nel Gcap, "chiaramente è un lavoro non immediato, perché intanto dobbiamo chiudere tutto il lavoro a tre con i governi di Gran Bretagna e Giappone, e intanto favorire anche un avvicinamento del Regno saudita, che deve avvicinare le sue capacità industriali della difesa a quelle degli altri attori coinvolti", ha spiegato poi Meloni che, alle opposizioni, replica sulle accuse di incoerenza su bin Salman. "L'opposizione mi rinfaccia qualsiasi cosa, ma non c'è contraddizione tra quello che io dicevo ieri e quello che faccio oggi. Italia e Arabia Saudita sono due nazioni che hanno interesse a stringere accordi strategici in materie come l'energia, il rapporto con l'Africa, la difesa, gli investimenti. Altro tema che io ho posto in passato è la questione di chi dovesse favorire attività di proselitismo in Europa. Su questo io non ho cambiato idea, ma non mi pare che ci sia nulla di tutto questo nel lavoro che abbiamo fatto in questi giorni", ha detto. "Come sempre, non si tratta semplicemente di visite di cortesia, sono occasioni che ci consentono di lavorare per risultati concreti per l'Italia. La scelta qui in Arabia Saudita è stata quella di elevare il livello della nostra collaborazione a parternariato strategico", ha poi sottolineato la presidente del Consiglio, tracciando un bilancio della sua missione ad Al-Ula. "C'è un focus del governo italiano che va avanti ormai da oltre due anni, incentrato in particolare sul Mediterraneo allargato, dove ovviamente le nazioni del Golfo assumono una centralità strategica. L'Arabia Saudita è un attore di primo piano, quindi in questo nostro lavoro era molto importante questa visita", ha quindi affermato.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sono i pm dell'antiterrorismo di Roma ad indagare dopo l'esposto presentato dal Gruppo Fs su presunti sabotaggi alla rete ferroviaria avvenuti nelle ultime settimane. L'incartamento, in base a quanto si apprende, è stato assegnato al pool di magistrati che si occupa dei reati contro il terrorismo. Il Gruppo Fs, in riferimento a quanto avvenuto nelle ultime settimane, parla nell'esposto di due pagine, depositato alla Digos della Questura di Roma, di "circostanze altamente sospette" fornendo orari e luoghi in cui si sono verificati "alcuni problemi, il tipo di guasti e la loro frequenza". ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata nella notte a Washington. La premier, come i tanti supporter Maga che si sono riversati nella capitale americana, è stata accolta dal freddo gelido che ha avvolto la città alla vigilia dell’inauguration day di Donald Trump. Oggi la premier è tra gli ospiti d’onore, unica leader europea destinataria di un invito diretto, della cerimonia di insediamento del presidente americano. Occhi puntati sul possibile incontro con Trump, stretto dal rigido protocollo di un evento articolato che ha il suo culmine alle 12 locali (18 italiane), quando il presidente pronuncerà il giuramento di rito e entrerà in carica. Occhi puntati sul possibile faccia a faccia con Trump Per un faccia a faccia il momento buono potrebbe essere dopo la firma degli atti esecutivi o, nel pomeriggio, al ballo riservato agli ospiti di Trump, vip e finanziatori. Intanto, in tutta l’area dalla Casa Bianca al Campidoglio sono scattate già nella notte le misure di sicurezza, con barriere di metallo, dissuasori in cemento e cavalli di Frisia a chiudere le strade. Tutte cose che, come il prezzo delle stanze degli alberghi lievitato a minimo 5-600 dollari a notte, non hanno scoraggiato il popolo Maga, che nei locali che fanno da contorno a Pennsilvanya avenue è andato avanti fino a tarda notte festeggiando e indossando cappellini, sciarpe, spillette griffati ‘Make America great again’. A fare da sottofondo, dagli angoli delle strade presidiati dai venditori di gadget ai locali traboccanti di fan di Trump, la musica dei Village people, vera e propria colonna sonora della marcia trionfale del neo presidente dai giorni della campagna elettorale fino a questo inauguration day.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA "Il denaro rende di più quando è investito a vantaggio del prossimo". Lo ha sottolineato il Papa nell'udienza alla a Fondazione Cattolica di Verona. Il Pontefice ha detto che oggi c'è "una situazione molto brutta sugli investimenti: in alcuni Paesi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi. Investire per uccidere, siamo pazzi", ha commentato. Invece "quando mettiamo la ricchezza al servizio dell'uomo non possiamo che averne guadagno, sempre, promuovendo il bene comune". Il Papa ha quindi invitato la Fondazione a "seminare futuro, seminare felicità, seminare pace". ANSA
INSERITO DA ANGELA CECERE Fratelli d'Italia sul podio dei social. Gli indicatori relativi alle interazioni e alle percentuali di crescita su Instagram e Facebook, vedono infatti gli account ufficiali di Fdi al primo posto tra quelli dei partiti. E' quanto emerge dal rapporto sulle performance digitali dell'ultimo mese realizzato in esclusiva per Adnkronos da Vis Factor, società leader a livello nazionale nel posizionamento strategico, attraverso Human, la propria esclusiva piattaforma di web e social listening sviluppata con algoritmo a base semantica italiana. Facebook, FdI primo per interazioni Su Facebook la pagina ufficiale del partito di Giorgia Meloni raccoglie oltre 331.000 interazioni dirette. Al secondo posto il Movimento 5 Stelle con 152.000 interazioni e al terzo la Lega con 124.000. In media i post di Fratelli d’Italia raccolgono circa 2.000 interazioni ognuno, quelli del Movimento 5 Stelle 1.400 e quelli della Lega 970. La crescita dei follower vede primeggiare sempre Fdi con +0,35%, poi Sinistra Italiana e Verdi con +0,21 e Forza Italia con +0,19%. Boom partito di Meloni su Instagram Su Instagram il divario aumenta a dismisura: oltre 1 milione e 300mila interazioni per Fdi. Al secondo posto l’account del Partito Democratico con 270.000 e al terzo la Lega con 220.000. L’engagement medio è di 7.000 interazioni per Fdi, 4950 per il Pd e 4.800 per la Lega. La crescita dei follower vede Fdi con +1,86%, Sinistra Italiana e Verdi con +1,03%, Partito Democratico +0,77%. Forza Italia è invece in testa sui social per quanto riguarda il sentiment, con un indice positivo del 30%. Al secondo posto Fratelli d’Italia con il 25,2% e al terzo il Partito Democratico con il 24,5%.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. “Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) rappresenta uno strumento cruciale per la pianificazione e lo sviluppo del nostro territorio. Tuttavia, il processo di aggiornamento che ci è stato presentato, pur senza essere sottoposto al voto del Consiglio provinciale, evidenzia gravi criticità, a partire dall’assenza di una visione strategica coerente”. Lo dichiara Anna Iachetta, consigliere provinciale di Forza Italia. “Un PTCP aggiornato dovrebbe garantire un equilibrio tra crescita economica, tutela ambientale e valorizzazione delle risorse turistiche e culturali. Al contrario, il documento attuale manca di una pianificazione integrata che consideri le peculiarità dei nostri comuni, le esigenze delle comunità locali e le potenzialità inespresse del nostro territorio provinciale. Ancora una volta, i comuni non sono stati adeguatamente coinvolti nel processo decisionale, una carenza grave per uno strumento che dovrebbe rappresentare le basi del nostro sviluppo futuro”, sottolinea Iachetta. Che aggiunge: “L’aggiornamento del PTCP richiede il confronto, la condivisione e la partecipazione attiva di tutti i sindaci della nostra provincia. Soltanto attraverso una collaborazione ampia si potrà costruire una visione strategica lungimirante, capace di tenere conto delle reali esigenze del territorio e delle sue enormi potenzialità. Nel PTCP devono essere previste opere fondamentali per il nostro territorio, come nuove infrastrutture stradali, ferroviarie, impianti elettrici e acquedotti, la messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico e la costruzione di scuole. Questi interventi sono essenziali per promuovere uno sviluppo integrato del territorio e per valorizzarne al massimo le risorse”. “Chiediamo, pertanto, che venga avviato un ciclo di incontri comprensoriali con i sindaci, coinvolgendo ogni angolo della nostra provincia. La pianificazione territoriale deve essere uno strumento di crescita condiviso, capace di guardare alle sfide di domani senza lasciare indietro nessuno”, conclude Iachetta.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Forse non è mai stata così 'americana' la politica italiana. E cioè incentrata, nel bene e nel male, sul legame atlantico e sugli oneri, le conseguenze e le imprevedibilità che ne discendono. Come a dire che da lì, da quella frontiera, da come ci si pone a cavallo di quella alleanza, scaturisce tutto il resto. Prima la visita lampo di Giorgia Meloni a Mar-a- Lago, poi la mancata visita di commiato che Biden aveva previsto di fare a Roma, poi ancora, di qui a poco, la cerimonia di insediamento di Trump, con il consueto censimento dei presenti e degli assenti. Nel frattempo, tutte le ombre e le voci sul progetto Starlink. Un ribollire di intenzioni, strategie, curiosità e sospetti che sembra annunciare il controverso destino che si affaccia sui confini del nostro cortile di casa. Non è la prima volta che accade, si dirà. Fin dal dopoguerra, nei tardi anni quaranta, l’Italia si divise principalmente sull’adesione alla Nato. E fu la decisione di De Gasperi a tracciare il solco che avrebbe opposto i partiti dell’epoca davanti al bivio tra un mondo e l’altro. Quella decisione finì alla lunga per essere condivisa un po’ da tutti -anche da quelli che inizialmente l’avevano avversata. E un po’ tutti, infatti, riconobbero alla fine che proprio il primato geopolitico americano costituiva la migliore garanzia per la libertà e la sicurezza del nostro paese. Ora ci troviamo però alle prese con un’altra America. E cioè con un modello politico che non appare più così votato come un tempo né verso l’equilibrio dei poteri al suo interno né verso una ragionevole condivisione delle scelte all’esterno. Resta la più forte democrazia del pianeta, si dirà. Eppure a leggere le cronache degli ultimi tempi sembra quasi che quel credo politico che l’ha guidata nei meandri della guerra fredda stia lasciando ora il posto a un diverso ordine di priorità e di preoccupazioni. Non perché la democrazia possa essere capovolta a vantaggio di una dittatura, ci mancherebbe. Ma perché quella forma politica che per noi è sostanza da quelle parti appare ora meno strategica e fondamentale di un tempo. Come se altre priorità e altre premure ne avessero insidiato il primato. O almeno il fulgore. Si affaccia così, di là dai confini di quell’oceano, una visione un po’ sbrigativa e quasi insofferente verso tutte quelle procedure che da sempre servono a tenere in equilibrio la bilancia dei poteri. Come se il trumpismo -per giunta con la variante 'turbo' di Elon Musk- avesse fretta di prendere un sopravvento ancora più marcato, fin quasi a rendere irrilevanti tutte le altre visioni in campo. Quella dell’opposizione democratica. Quella delle voci critiche. Quella delle altre istituzioni. E ovviamente anche quella degli alleati. Verso i quali il potere americano ha sempre mostrato una certa diffidenza. Ma che ora vengono per così dire confinati in un angolo ancora più stretto e angusto. In molti paventano che a lungo andare di questo passo si possa profilare il rischio di una deriva autoritaria. Ma anche senza rincorrere paure e fantasmi così estremi resta il fatto che in tutte le democrazie (e segnatamente in quella americana) si avverte come una sorta di stanchezza verso quelle ritualità politiche e istituzionali che pure hanno fatto la fortuna del nostro modello politico. Così, la suggestione di forme più sbrigative da un lato e la spinta delle nuove tecnologie globali dall’altro sembrano disegnare il percorso -o almeno il rischio- di un progressivo scivolamento verso esiti politici ben diversi da quelli delle più nobili consuetudini che stanno alle nostre spalle. Quasi che il nostro mondo non potesse più venire governato con tutte le cautele, i riguardi, le remore, le prudenze che pure avevano reso a suo tempo così forti le istituzioni e così suggestivi i messaggi che venivano da occidente. Una politica troppo lenta viene a questo punto sfidata da un’economia troppo veloce e da una tecnologia troppo possente. E la concentrazione di tutte queste dinamiche finisce per rendere non più tollerato, o magari anche solo non più conveniente come una volta, il modo di pensare, di agire e di scegliere che improntava le nostre più antiche procedure democratiche. Sono fantasmi? A leggere le cronache non si direbbe. Fatto sta questa doppia sfida che ci viene da questa nuova America che ora sta prendendo il largo pone a Meloni e a tutta la politica italiana, un dilemma assai originale. E cioè come restare stretti alleati degli Stati Uniti mantenendo per tutti noi -italiani, europei- quei larghi margini di originalità e di iniziativa che danno fondamento ai nostri più preziosi caratteri politici. Per tutte le blasonate democrazie europee si annuncia un tempo di molte incognite e di qualche rischio". (di Marco Follini)
INSERITO DA ANGELA CECERE Dall'ipotesi rimpasto alle riforme; dallo spettro di un complotto delle toghe contro la sorella Arianna alla cosiddetta norma anti-Renzi contenuta nella legge di bilancio, passando per il suo futuro politico e per i rumors su una discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi. In una conferenza stampa di inizio anno dominata dalle domande sui suoi rapporti con Elon Musk e con il prossimo presidente americano Donald Trump, senza dimenticare la vicenda Cecilia Sala, c'è spazio anche per molti temi di politica interna tra i 41 quesiti posti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dai giornalisti parlamentari. Il futuro assetto della squadra di governo è stato uno dei principali argomenti affrontati dalla leader di Fdi, la quale ha allontanato le voci sul rimpasto che aleggiano sul suo esecutivo sin dai primi mesi di attività: "La parola rimpasto è una parola a cui sono abituata ma a cui non sono tendenzialmente favorevole". "Salvini al Viminale? Piantedosi ottimo ministro" Meloni ha ribadito il suo no a un 'trasloco' di Matteo Salvini al Viminale, dopo l'assoluzione del leader della Lega al processo Open Arms, affermando che il tema "non è all'ordine del giorno": "Salvini sarebbe un ottimo ministro dell'Interno, ha ragione a dire che senza il procedimento, che abbiamo visto come è andato, avrebbe chiesto e ottenuto il Viminale ma oggi abbiamo un ottimo ministro dell'Interno, Piantedosi". Meloni non si è sbilanciata sul futuro di Daniela Santanchè, alla domanda se la ministra del Turismo dovrà dimettersi in caso di rinvio a giudizio: "Non sono una persona che giudica queste cose prima che accadano. Per cui vediamo che cosa deciderà la magistratura e poi ne parlerò ovviamente con il ministro Santanchè" ha glissato l'inquilina di Palazzo Chigi. Che ha anche affrontato uno dei nodi al centro del Consiglio dei ministri, ovvero la legge regionale della Campania sul terzo mandato del governatore. Meloni ha confermato che il provvedimento sarà impugnato dal governo, ammettendo però che all'interno del centrodestra non esiste una posizione unitaria: "Non c'è un accordo tra i partiti della maggioranza. Per come la vedo io, sarebbe incoerente" estendere il limite dei mandati dei presidenti di Regione, "anche perché noi nella proposta di premierato abbiamo messo il limite di due mandati. Poi sono disponibile a parlare di come armonizzare tutti gli ambiti". Veneto nel mirino Il tema è molto sentito nella Lega, dove il governatore veneto Luca Zaia non sembra intenzionato a mollare su quello che per lui sarebbe il quarto mandato. E proprio il Veneto è una delle Regioni 'attenzionate' dal partito della premier, che intende presentare un suo 'frontman' alle elezioni di quest'anno. Meloni lo ha ribadito in conferenza stampa: "Penso che quella di Fratelli d'Italia sia un'opzione che deve essere tenuta in considerazione" per la candidatura del centrodestra alla presidenza della Regione, ma ritengo "che di queste vicende si debba discutere con grande serenità con gli alleati, ed è quello che faremo". La presidente del Consiglio ha promesso "determinazione" e "celerità" per quanto riguarda l'approvazione delle riforme, dal premierato alla giustizia: "Se riusciamo, io vorrei fare in questa legislatura anche i referendum, ma l'importante è portare a casa le riforme e consentire agli italiani di esprimersi con un referendum su queste materie". L'obiettivo è "arrivare alle prossime elezioni con la riforma del premierato approvato ed una legge elettorale tarata su questo". Sulla questione migranti, Meloni ha rimarcato che "le sentenze della Cassazione danno ragione al governo: spetta al governo stabilire quali sono i Paesi sicuri", aggiungendo che i centri in Albania "sono pronti per essere operativi". La presidente di Fdi ha inoltre rivendicato la cosiddetta norma 'anti-Renzi' contenuta nella legge di bilancio: "La condivido. Penso sia assolutamente normale che si vieti a chi ricopre incarichi di governo e a chi rappresenta gli italiani in Parlamento di prendere soldi da Stati esteri" in particolare quelli esterni alla Ue. La difesa di Arianna Meloni è intervenuta anche sul ruolo della sorella Arianna, responsabile della segreteria e del tesseramento di Fratelli d'Italia, precisando di non aver mai parlato di complotto giudiziario nei suoi confronti: "Non penso che i giudici abbiano messo nel mirino mia sorella ma mi stupisce molto che a lei vengano addebitate numerosissime cose. Questo mi ha molto incuriosito, perché una cosa falsa può essere una svista, due cose false possono essere due sviste, tre cose false possono essere tre sviste, ma quattro cose false diventano una strategia...".Venendo al suo rapporto con l'informazione, Meloni ha respinto l'accusa di essere un ostacolo per la libertà di stampa. E ha lanciato un appello ai cronisti: "Mi capita sempre più frequentemente di trovare virgolettate sui giornali dichiarazioni che non ho mai detto e che non ho mai pensato... Io assicuro ancora più rispetto per il vostro lavoro: mi permetto di chiedere rispetto per il mio". Nel 2027 nuova candidatura? A chi le chiedeva se si ricandiderà alle politiche del 2027, Meloni ha risposto che valuterà il da farsi al momento opportuno: "Non sono abbarbicata alla poltrona: se sono utile cerco di essere utile, se non posso essere utile mi regolo di conseguenza". Le indiscrezioni su una futura discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi e sugli eventuali effetti per il centrodestra sono state oggetto di una delle ultime domande alla premier. Che anche in questo caso ha gettato la palla in tribuna: "Fermo restando che ho un ottimo rapporto personale sia con Pier Silvio Berlusconi sia con Marina, credo che queste domande dovete farle a loro...".
DI MIKI PAPPACODA Sorrisi, applausi, elogi. E un controverso docufilm sui presunti due pesi e due misure della giustizia Usa. Giorgia Meloni è stata accolta con tutti gli onori nel suo riservatissimo viaggio blitz a Mar-a-Lago per incontrare «informalmente» il presidente eletto Donald Trump a 16 giorni dal suo insediamento, e una settimana prima di ricevere a Roma il presidente in carica Joe Biden. Poco meno di cinque ore per cenare insieme, discutere i dossier più caldi, tra cui quello della giornalista Cecilia Sala, e assistere alla prima di un corto legato alle denunce dei brogli nelle elezioni del 2020.