Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Esattamente oggi il nostro governo entra nella lista dei 5 più duraturi della storia della Repubblica italiana. In 79 anni di storia repubblicana, pensate, l'Italia ha avuto ben 68 Governi, noi oggi siamo al quinto posto per durata. In pratica che abbiamo risalito 63 posizioni in circa 127 settimane di governo. È un risultato che voglio condividere con voi. Innanzitutto per ringraziare i tanti cittadini che continuano a sostenerci e che ci danno la forza per andare avanti con determinazione". Lo ha detto Giorgia Meloni, in un video sui social, ricordando il traguardo dei due anni e mezzo dell'esecutivo di cui è premier. "Dopo due anni e mezzo - sottolinea - abbiamo ancora il consenso della maggioranza dei cittadini, cosa non scontata e la maggioranza è ancora coesa, cosa forse ancora meno scontata". "Noi andremo avanti con serietà e determinazione perché è quello che gli italiani ci chiedono, ma è soprattutto quello che gli italiani meritano". Premierato Nel suo intervento, meloni parla anche della "riforma del premierato che intanto procede in Parlamento è una riforma che io considero fondamentale per l'Italia perché fa due cose essenziali: restituisce i cittadini il pieno potere di scegliere da chi vogliono essere governati, e garantisce che chi viene scelto abbia il tempo necessario per realizzare il mandato che ha ricevuto". "Sarà finalmente possibile dare continuità alle strategie di lungo periodo e costruire un Italia più forte più autorevole, più competitiva" il premierato "non è una riforma che stiamo facendo per questo governo. è una riforma che stiamo facendo per i governi che verranno, perché un'Italia più solida ha bisogno di istituzioni stabili e di governi che possano lavorare con il tempo e la forza necessaria a dare risposte concrete alla nazione", sottolinea Meloni, ricordando come la durata dei governi precedenti sia stato un limite per la politica. "La sala nella quale mi trovo qui a Palazzo Chigi e che vi ho già mostrato in passato -ha ricrodato Meloni- è la sala che raccoglie le immagini di tutti i presidenti del Consiglio d'Italia, quelli che in particolare vedete qui, sono quelli che hanno avuto l'onore di guidare questa nazione durante l'Italia repubblicana, pochissimi di queste uomini sono rimasti al governo per oltre due anni. Nessuno di loro è arrivato alla fine della legislatura con lo stesso governo, significa che in Italia i governi si sono succeduti, nella maggior parte dei casi, senza avere il tempo di portare avanti una qualsiasi strategia definita o concreta e l'Italia lo ha pagato, perché la stabilità è fondamentale per dare alla nazione una visione, un autorevolezza, una centralità internazionale, una politica che costruisca per il futuro".
INSERITO DA ANGELA CECERE Fratelli d'Italia e Pd in calo, Movimento 5 Stelle stabile, crescono Forza Italia e Lega. Il sondaggio politico Swg per il Tg La7 fotografa le intenzioni di voto se si andasse alle elezioni in Italia. In vettà c'è sempre Fdi: il partito di Giorgia Meloni cede lo 0,3% e si attesta al 29,7%, con un ampio margine sul Pd che compie un analogo passo indietro. I dem cedono lo 0,3% e valgono ora il 22,4%. Il M5S di Giuseppe Conte rimane fermo al 12,2%. Alle sue spalle sale Forza Italia, che guadagna lo 0,2% e sale al 9,3%. Passo in avanti anche della Lega di Matteo Salvini, dall'8% all'8,4%. Verdi e Sinistra scendono dal 6,1 al 6%. Più indietro, Azione al 3,6%, Italia Viva al 2,4%, +Europa all'1,8% e Noi Moderati all'1%.
INSERITO DA ANGELA CECERE "Tutti hanno bisogno di farsi aiutare, anche io. Ma non mi sento in difficoltà, lo giudicheranno gli elettori". Così il vicepremier Antonio Tajani, a margine dell'evento organizzato da Forza Italia a Milano, risponde a chi gli chiede che cosa ne pensi di quanto dichiarato in un'intervista dal vice segretario della Lega Claudio Durigon, secondo il quale Tajani si trova in difficoltà, sostenendo Ursula von der Leyen, e abbia bisogno di farsi aiutare nei rapporti con gli Usa. "Noi non pronunciamo mai parole negative nei confronti dei nostri alleati, perché noi siamo leali, sempre e comunque - dice poi nel suo intervento conclusivo all'evento - Anche se siamo distanti da alcune posizioni, a volte anche molto distanti, noi siamo leali agli elettori e alla coalizione di centrodestra, perché abbiamo il potere di governare insieme fino alla fine della legislatura. Non sarà mai Forza Italia a creare problemi alla coalizione. Senza di noi il centrodestra non esiste e non esisterebbe". Opposizioni: "Governo non sta più in piedi" Le opposizioni vanno all'attacco del governo. "Oggi ho letto le dichiarazioni di Durigon: non ci potevo credere - dice Elly Schlein in un video sui social - Durigon della Lega dice che il ministro Tajani è in difficoltà e che deve farsi aiutare. Cioè la Lega sfiducia il ministro degli Esteri Tajani, dopo che qualche giorno fa aveva già commissariato Giorgia Meloni dicendo che non aveva mandato per andare ad approvare le proposte sul riarmo a Bruxelles". "Oggi commissaria Tajani dicendo che deve farsi aiutare mentre Salvini lo scavalca chiamando direttamente il vicepresidente americano Vance. In qualsiasi altro Paese questo avrebbe già aperto una crisi di governo. E' chiaro che il governo non sta più in piedi, è chiaro che non si può occupare dei problemi degli italiani dalle liste di attesa infinite ai salari bassi alle bollette più care d'Europa". Interviene in una nota anche Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde. "Con le parole di Durigon la Lega ha sfiduciato Antonio Tajani e il governo Meloni non sta più in piedi. Le parole del viceministro leghista certificano ennesima frattura nella maggioranza: dopo la telefonata tra Salvini e il vicepresidente USA J.D. Vance, dopo che lo stesso Tajani aveva ribadito che la politica estera è materia di sua competenza e della Presidente del Consiglio, e dopo che la Lega ha di fatto tolto il proprio sostegno alla Premier su Rearm EU, la crisi di governo è evidente. Siamo di fronte a un esecutivo diviso che non affronta le emergenze sociali ed economiche del Paese. Servono a poco le vergognose provocazioni di Giorgia Meloni, che usa Ventotene per coprire il disastro politico della sua maggioranza", afferma Bonelli. La replica "Le opposizioni stiano tranquille, il governo andrà avanti. Finché c'è Forza Italia al governo le cose andranno bene", replica Tajani. Le opposizioni dicono che il governo non sta più in piedi? "Poverini - dice il ministro - Si illudono". E a chi, infine, gli chiede se si senta sfiduciato, risponde: "Le cose andranno bene. Io lavoro. E' il popolo che sceglie. E' il popolo che è importante". Il vice segretario della Lega Andrea Crippa si rivolge alla leader dem: “Schlein si preoccupi della sinistra, visto che non è in grado di compattare nemmeno il suo Pd. Maggioranza e governo sono solidi, con la Lega che fa da collante del Centrodestra. Avanti uniti”. La risposta non si fa attendere. “Ricordo alla Lega che dice di preoccuparmi del Pd, che noi, a differenza loro, prima che del partito ci preoccupiamo del Paese", replica Schlein. "Sulla politica estera alla Camera e al Senato il Pd ha votato compatto, mentre loro per votare compatti hanno scritto una risoluzione vuota: nessun termine divisivo, nessun riferimento alla difesa comune né alle proposte di riarmo della commissione, perché al governo hanno tre posizioni diverse. Se leggete quella risoluzione, hanno dedicato più spazio agli oceani che all’Ucraina. Praticamente un governo balneare".
INSERITO DA ANGELA CECERE La presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi al Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 20-21 marzo. Rafforzare la sicurezza interna ed esterna dell'Unione, ma nell'ottica di un'alleanza Nato dalla quale non si può prescindere. E stando ben attenti a non mettere a repentaglio le finanze pubbliche: questo, si apprende da fonti parlamentari di maggioranza, dovrebbe essere il cuore della risoluzione con la quale il centrodestra approverà le comunicazioni della premier. La bozza della risoluzione Nei primi tre punti della bozza della risoluzione di maggioranza - che l'Adnkronos ha potuto visionare - il Parlamento impegna il Governo a "continuare a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario, fermo restando l'auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace; lavorare con l'Unione Europea, con gli Stati Uniti e con i tradizionali alleati per arrivare ad una pace basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale, assieme all'Ucraina ed ai partner internazionali; dedicare ogni sforzo necessario per la preparazione della Conferenza per la ripresa dell'Ucraina (Ukraine Recovery Conference - Urc) che l'Italia ospiterà a Roma il 10-11 luglio 2025". Nel documento che si articola in 12 punti il governo si impegna a "lavorare per realizzare una politica di difesa che rinforzi le capacità operative degli stati nazionali europei nel quadro dell'alleanza Nato, in un quadro geopolitico in cui si registrano fortissime tensioni e conseguenti pericoli; obiettivo che si potrà raggiungere anche tramite l'introduzione di piani di garanzia pubblica per il finanziamento degli investimenti sia nell'industria della difesa sia nei settori tecnologici, logistici ed infrastrutturali, così come proposto dall'Italia in sede Ecofin dello scorso 11 marzo". In tema di migranti, il governo si impegna a "continuare a mantenere al centro dell'agenda europea il tema della migrazione, in particolare concentrandosi su priorità quali: la lotta all'immigrazione irregolare anche con strumenti innovativi; lo sviluppo e il rafforzamento di partenariati paritari con i Paesi di origine e transito dei migranti; la pronta definizione di una lista Ue di Paesi di origine sicuri; il negoziato sulla proposta di regolamento in materia di rimpatri, presentata recentemente dalla Commissione europea, sostenendo in particolare la prevista introduzione di 'centri di rimpatrio/return hubs' in Paesi terzi". Il Parlamento, inoltre, chiede all'esecutivo di "mantenere alta l'attenzione sui temi marittimi, che restano per il nostro Paese strategici e funzionali all'enorme potenziale di sviluppo e tutela per le nostre future generazioni", si legge ancora. Il discorso di Meloni Il discorso della presidente del Consiglio a Palazzo Madama, in programma dalle 14.30, rappresenta un passaggio importante e delicato per la coalizione che sostiene l'esecutivo, anche alla luce delle diverse posizioni che albergano al suo interno su temi sensibili come il riarmo e l'Ucraina. Una frammentazione che è emersa plasticamente con il voto a Strasburgo di mercoledì scorso, quando Fratelli d'Italia ha approvato (seppur con delle riserve) il piano 'ReArm Europe' da 800 miliardi di Ursula von der Leyen insieme a Forza Italia, mentre la Lega di Matteo Salvini si è schierata contro: il partito di Meloni, inoltre, si è astenuto sulla mozione di sostegno a Kiev perché troppo sbilanciata su toni anti-Usa, secondo gli eurodeputati di Fdi. "Ma" al Senato la musica sarà diversa...", fanno sapere dalla maggioranza. I big centrodestra, chiamati a trovare una sintesi, assicurano che non ci saranno spaccature e che la coalizione confermerà la sua compattezza. "Io sono convinto - afferma il segretario di Fi Antonio Tajani - che si troverà, come si è sempre trovato, un accordo su una risoluzione unica". Un voto in Europa, aggiunge facendo riferimento alle votazioni al Parlamento Ue su Libro Bianco per la difesa e Ucraina, in cui la maggioranza ha votato divisa, "è un voto anche di partiti, che fanno parte di famiglie politiche diverse, ma per quanto riguarda il Consiglio europeo, come su quello informale c'è stata la scelta del presidente del Consiglio che era condivisa dal governo, e così anche al prossimo Consiglio -assicura il vicepremier azzurro- ci sarà un'unità di posizioni e si troverà un accordo su un testo unico". Ma l'altro vicepremier, il leader della Lega Salvini, continua a lanciare bordate contro il 'ReArm Europe'. "Qualcuno a Bruxelles forse pensa di usare soldi dei contribuenti italiani per finanziare carri armati stranieri? No, grazie", attacca il ministro dei Trasporti, criticando anche la manifestazione della sinistra per l'Europa: "Non so se manifestare per chi vuole comprare armi, missili e carri armati sia una cosa intelligente mentre Trump e Putin parlano di tregua e di pace...".Nel corso della giornata di lunedì si susseguono indiscrezioni su contatti telefonici tra i leader, ma è soprattutto a livello parlamentare che le linee diventano roventi. A tessere i fili è il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, al lavoro con i presidenti dei gruppi per definire una traccia comune ed evitare che la Lega possa esprimere un voto non ostile al testo del Movimento 5 Stelle, in cui viene ribadita la "ferma contrarietà" al piano di riarmo europeo. "Magari ci asteniamo, seguiamo il parere del governo: magari il governo chiede modifiche", dice a 'Un giorno da pecora' il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, aggiungendo che la sintesi nel centrodestra "si sta trovando": "Siamo d'accordo sulla sicurezza interna e esterna, abbiamo dubbi sul roboante piano ReArm, che non è stato negoziato con nessuno, è un libro da scrivere, dobbiamo indirizzare l'Europa". "Daremo un atto di indirizzo" che preveda "un investimento per la sicurezza, più il rafforzamento sotto il pilastro della Nato", ma "senza fare debito" e "senza intaccare le spese per i cittadini", sottolinea ancora Romeo. La risoluzione del centrodestra sarà certamente "unitaria", garantisce il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "Ci stiamo sentendo e parlando, il documento riguarderà intanto l'ordine del giorno del Consiglio europeo di giovedì, che non riguarda il piano dell'Inghilterra" ma "l'Ucraina, la competitività e altre questioni". Inizialmente era stato ipotizzato un testo molto stringato per consentire al centrodestra di restare unito ed evitare divisioni, mentre ora si starebbe ragionando su un documento più articolato: "Non sarà telegrafico ma nemmeno alluvionale..." scherza un esponente di Fdi. E a proposito dei dubbi del Carroccio, un senatore meloniano taglia corto così: "Se ti piace Trump, non puoi ignorare la sua richiesta di aumentare le spese per le armi...". Se dalla Lega continuano a rimbalzare mugugni sul progetto di riarmo targato Ue, per Forza Italia gli investimenti nella difesa rappresentano "un'opportunità per creare lavoro e favorire la crescita economica", evidenzia per esempio il portavoce azzurro Raffaele Nevi. Nelle sue comunicazioni la premier potrebbe ribadire alcuni punti fermi indicati nei giorni scorsi, ovvero la netta contrarietà dell'Italia all'invio di uomini al fronte in Ucraina e all'utilizzo dei fondi di coesione per finanziare il riarmo. Temi su cui la premier dovrebbe incassare il plauso della Lega. Come rimarcato anche ieri dal ministro della Difesa Guido Crosetto, l'Italia potrebbe però considerare la sua partecipazione a una eventuale missione internazionale sotto l'egida Onu. Per Crosetto, "se ci fossero le condizioni per una tregua e per la pace al loro interno potrebbe essere definita la partecipazione di un contingente internazionale in grado di garantire quella pace". In quel caso "ne prenderemmo atto", spiega il co-fondatore di Fdi: "L'Italia ha sempre partecipato a missioni Onu" ma la decisione "spetterebbe come sempre al Parlamento". Uno dei temi del prossimo summit europeo sarà la situazione Medio Oriente, argomento che è stato al centro dei colloqui tra Meloni e il Re Abdullah II di Giordania, Paese che svolge un importante ruolo di mediazione nell'area. A Gaza "rimangono urgenti i bisogni umanitari", si legge in una nota di Palazzo Chigi, dove viene annunciato che la prossima riunione del Processo di Aqaba "per il rafforzamento della cooperazione internazionale nel contrasto del terrorismo, con un focus sulla regione dell'Africa occidentale", si terrà a Roma quest'anno. (di Antonio Atte)
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. “A conclusione di una campagna di ascolto avviata con il collega on. Francesco Canizzaro abbiamo presentato questa proposta di legge per potenziare l'azione politica e amministrativa nei comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti. L’obiettivo è generare una maggiore sinergia tra il governo locale e i cittadini e più collaborazione con gli uffici”.
Così il deputato di Forza Italia, Francesco Maria Rubano, presentando una proposta di legge che modifica il numero massimo degli assessori nelle giunte dei comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti, di cui è primo firmatario insieme al collega Francesco Cannizzaro, vicepresidente dei deputati azzurri. “Non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani – ha proseguito - quindi la proposta non comporta oneri per lo Stato. Il sindaco ha la possibilità, non l’obbligo, di ampliare la giunta comunale di due unità: un’azione che sicuramente contribuisce al rafforzamento del governo locale e costituisce anche un’opportunità per formare classe dirigente e valorizzare le diverse sensibilità politiche nei territori”, ha concluso.
“Ringrazio il collega Rubano – ha aggiunto Francesco Cannizzaro - che nella duplice veste di deputato e sindaco ha presentato insieme a me questa proposta di legge molto utile per tutti i comuni e richiesta dai territori. Sono anni infatti che i sindaci chiedono al legislatore nazionale di cambiare la norma del TUEL per avere la possibilità di aumentare il numero dei componenti della giunta e rendere così più performante l'azione politica e amministrativa dei Comuni. Questa proposta è stata sposata dall'intero gruppo parlamentare di Forza Italia, ed è la tappa di un percorso: non escludiamo infatti che al primo provvedimento che riguarda gli enti locali si possa presentare un emendamento per velocizzare il processo e rendere la proposta legge, dando così una risposta concreta e rapida ai sindaci”, ha concluso. “Una bellissima iniziativa, che ripristina un coinvolgimento degli amministratori comunali, che sono la parte più vicina ai cittadini: ripristinare la possibilità di allargare le giunte comunali fino a 6 assessori nei comuni fino a 10.000 abitanti non solo va a beneficio della partecipazione e della condivisione, ma soprattutto fa sì che gli amministratori siano parte attiva e concreta nella vita quotidiana dei territori”, ha sottolineato Roberto Pella, capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio alla Camera e vice presidente di Anci. “Si tratta di un’iniziativa che non comporta nessun onere né per le casse dello Stato né per i comuni, e va nella direzione che auspichiamo da sempre: maggior partecipazione e maggior coinvolgimento a vantaggio della cittadinanza. Ringrazio i miei colleghi, gli onorevoli Rubano e Cannizzaro per aver presentato questa proposta di legge, fortemente voluta e sostenuta dai territori e, lo dico in qualità di vicepresidente di Anci, apprezzata da sindaci, assessori e consiglieri comunali”, ha concluso.
INSERITO DA ANGELA CCERE Il consiglio regionale ha preso atto delle dimissioni di Stefano Caldoro: al suo posto è subentrata Maria Grazia Di Scala, esponente di Fratelli d'Italia, prima dei non eletti alle spalle dell'ex presidente. "Il centrodestra fa squadra e lo ha dimostrato Stefano Caldoro facendo un passo di lato, consentendomi di ritornare in quest’aula in questo scorcio conclusivo della legislatura”. Così Maria Grazia Di Scala, intervenendo in aula in surroga alle dimissioni di Stefano Caldoro. “In accordo con il mio partito, Fratelli d’Italia, - ha aggiunto Di Scala - d’intesa con il segretario regionale Antonio Iannone ed il viceministro Edmondo Cirielli, ho scelto di aderire al Gruppo Moderati e Riformisti nel rispetto dal lavoro fin qui svolto all’interno del Consiglio dai colleghi e nello spirito unitario, che da sempre caratterizza il centrodestra campano, che è quello di continuare ad operare ogni azione finalizzata all’allargamento e al rafforzamento della coalizione”. “Il ritorno in quest’aula - ha sottolineato Maria Grazia Di Scala - mi consente di continuare con maggior forza il mio impegno al servizio della comunità, comunque mai interrotto, a sostegno delle istanze delle aree disagiate, delle problematiche inerenti la mobilità e la salute dei cittadini. Sarò a lavoro con e per la squadra per contribuire con il mio impegno a rafforzare la nostra posizione sui temi che più riguardano la vita dei nostri cittadini”.
INSERITO DA ANGELA CECERE La presidente del Consiglio alla riunione straordinaria del Consiglio europeo ricorda la proposta di "vertice Usa-Ue" su cui sta lavorando l'Italia. Su riarmo dice "non è il termine adatto" "No ai fondi di coesione sull'acquisto di armi" e all'invio di truppe di peacekeeping in Ucraina. Questi sono i punti fondamentali toccati oggi, 6 marzo, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo a Bruxelles. "Abbiamo condotto una battaglia per escludere che venissero forzatamente dirottate delle risorse dai fondi di coesione alle spese sulla difesa" spiega, mentre sull'invio di truppe europee a Kiev dichiara di considerare la "proposta non particolarmente efficace e anche molto complessa". Per Meloni, "una pace giusta ha bisogno di garanzie di sicurezza certe. Le garanzie di sicurezza certe, secondo me, stanno sempre nell'alveo dell'Alleanza atlantica. L'unico modo serio per garantirle è quello. Poi, ci sono diversi modi per farlo e qui stiamo portando avanti le nostre proposte, ma secondo me quella di inviare truppe non meglio identificate, truppe europee francesi, britanniche" o di altri Paesi "è la soluzione più complessa e forse la meno efficace". "Ho anche escluso la possibilità - aggiunge - che in questo quadro possano essere inviati soldati italiani. Penso che dobbiamo ragionare anche su soluzioni più durature" di un invio di truppe. "Altro tema è le questione delle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite: ma è tutt'altra materia, perché sono missioni che intervengono quando c'è un processo di pace iniziato. Non è la proposta di cui si sta parlando in queste ore e, ripeto, su questa proposta qui io continuo a essere molto molto perplessa". Vertice Usa-Ue "Si sta parlando di possibile vertice tra Usa e Ue, da costruire. È un impegno sul quale l'Italia intende lavorare". E' quanto afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un punto stampa durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo, ricordando che si tratta di una proposta lanciata da Roma. "Riteniamo sia utile vedersi e parlarsi. Continuiamo a lavorarci. Non ci sono ancora elementi concreti" né date, rimarca, sottolineando che di aver riscontrato "molto, molto interesse da parte degli interlocutori" sul tema. "Riarmo? Non è il termine adatto" "Credo che la parola riarmo non sia adatta per parlare di quello che stiamo facendo" precisa Meloni. Il concetto di sicurezza e di difesa, spiega, "oggi riguarda moltissimi domini della vita quotidiana dei cittadini: non semplicemente essere dotati di adeguate armi, che pure sicuramente è un tema, ma riguarda anche il tema delle materie prime, il tema della cybersicurezza, il tema delle infrastrutture critiche. Tantissimi domini di cui noi ci dobbiamo occupare quotidianamente. E quindi forse stiamo dando dei messaggi che per i cittadini non sono chiarissimi", continua, sottolineando la necessità di "chiarire" cosa si propone di fare l'Ue in questo momento. Ucraina e garanzie di sicurezza "L'unico modo serio" per dare garanzie di sicurezza all'Ucraina è nell'ambito Nato, estendendo a Kiev le tutele previste dall'articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico senza farla entrare direttamente nell'Alleanza. "Sarebbe sicuramente molto più efficace, una cosa diversa dall'ingresso nella Nato". "Sarebbe una garanzia di sicurezza stabile, duratura ed effettiva, più di alcune proposte che sto vedendo. Sicuramente è una delle proposte che mettiamo sul tavolo". L'Italia, con l'Europa, ha sostenuto l'Ucraina per impedire un'invasione e, se Kiev non fosse stata aiutata, oggi "non parleremmo di pace". "Mi interessa arrivare - afferma - a una soluzione che possa essere effettiva e seria, perché noi per questo abbiamo combattuto. In questi tre anni, tutti gli sforzi che noi abbiamo fatto erano per arrivare a una pace giusta, a una pace che avesse delle regole. Oggi, grazie a quel lavoro, ci sono le condizioni. Se noi non avessimo supportato l'Ucraina oggi non staremmo parlando di pace: lo ricordo a tutti quelli che dicono che siamo noi, addirittura che sono io che ho scatenato la guerra in Ucraina, come ho sentito dire in queste cose folli che ogni tanto ascolto". "Noi abbiamo lavorato banalmente perché non ci fosse un'invasione dell'Ucraina, perché l'Ucraina rimanesse in piedi e perché ci fossero delle condizioni adeguate per sedersi al tavolo. Oggi siamo arrivati a quel momento e bisogna raccogliere i frutti dei sacrifici che abbiamo fatto"., Patto di Stabilità "Saluto positivamente il fatto che, all'indomani della proposta della presidente della Commissione di aprire allo scomputo delle spese di difesa del calcolo del rapporto deficit-Pil, ci sia anche un dibattito che comincia ad aprirsi su una revisione complessiva del patto di stabilità e crescita". "Probabilmente - aggiunge la premier - se alcune delle cose che abbiamo detto quando è stato varato il nuovo patto fossero state ascoltate al tempo un po' di più, oggi non saremmo di fronte a questa situazione. Ma è sicuramente una notizia che salutiamo positivamente. Chiaramente non riguarda, per come vedo io un'eventuale revisione del patto, solamente la vicenda della difesa, ma riguarda soprattutto la competitività, cioè l'autonomia strategica che riguarda moltissime materie e che sarà oggetto del prossimo Consiglio Europeo", il 20 e 21 marzo. Difesa e investimenti privati "Si devono, ad esempio, immaginare strumenti di garanzie europee per investimenti privati, su modello di InvestEU" dice Meloni. La soluzione è pensata per rispondere alle "criticità" che Roma riscontra nella proposta della Commissione di emettere debito per 150 miliardi di euro nel quadro del piano di riarmo presentato dalla presidente Ursula von der Leyen. "Quando un Paese come l'Italia si approccia alla materia del debito, ci sono rischi", spiega Meloni. "Stiamo elaborando questa proposta, che sarà portata dal ministro Giancarlo Giorgetti al prossimo Ecofin", la riunione dei ministri dell'Economia e delle finanze dell'Ue in agenda per martedì prossimo. L'idea è quella di poter reperire delle risorse per favorire gli investimenti, "e quindi anche creare posti di lavoro e aiutare le aziende, con delle garanzie europee per quegli investimenti".
INSERITO DA ANGELA CECERE Sul fronte della guerra tra Ucraina e Russia, e dopo lo strappo tra Trump e Zelensky, "il momento non è facile, non è facile per nessuno, non è certamente facile per me, quando bene o male ti trovi a prendere delle decisioni che inevitabilmente incideranno sul futuro della tua nazione, dell'Europa, del quadro geopolitico nel suo complesso". Così la premier Giorgia Meloni ospite di XXI secolo su Rai1, in onda in seconda serata. "Certo - continua Meloni - non è che sono decisioni che si prendono con leggerezza e questa è anche la ragione per la quale sono convinta che questo sia un momento nel quale prima di fare una scelta bisogna ponderarla, nel quale bisogna mantenere la calma, nel quale bisogna cercare di ragionare nel modo più lucido possibile guardando sempre all'obiettivo e alla priorità" "Per me la priorità - spiega - è sempre difendere l'interesse nazionale italiano e credo che sia nell'interesse nazionale italiano evitare qualsiasi possibile frattura all'interno dell'Occidente perché una divisione, una frattura, divisioni in generale ci renderebbero solamente tutti quanti più deboli". "Questa è la ragione per la quale insomma in un momento nel quale ovviamente c'era molta emotività ho chiesto un incontro per parlarsi in modo franco di come si vuole affrontare questa questione specifica, la questione della guerra in Ucraina, ma in generale diciamo le grandi sfide che Europa, Stati Uniti e l'Occidente hanno di fronte", spiega ancora la premier. "Trump non può permettersi accordo che qualcuno potrebbe violare" "Credo che alla fine, al di là di quello che può sembrare, l'obiettivo è un obiettivo condiviso, alla fine tutti condividono lo stesso obiettivo, lo stesso obiettivo" che è quello di "portare pace in Ucraina, portare in Ucraina una pace giusta, portare una pace stabile, duratura, io direi definitiva", continua quindi la presidente del Consiglio. "Quindi - sottolinea - la questione centrale è come si fa a costruire una pace che preveda tali garanzie di sicurezza per l'Ucraina" per "fare in modo che non possa tornare la guerra e questo serve a tutti, serve all'Ucraina, serve ai paesi europei, particolarmente a quelli che si sentono minacciati giustamente dalla Russia e serve a Donald Trump che è un leader forte e che chiaramente non può permettersi di siglare un accordo che qualcuno domani potrebbe violare". "Non ho difeso Zelensky? Spiace si preferisca polemica fine a se stessa" "Non ho difeso Zelensky? Un po' dispiace che si preferisca sempre la polemica un po' fine a se stessa, voglio dire quando scoppiò la guerra in Ucraina e io ero a capo dell'unico partito all'opposizione del governo Draghi, il governo Draghi potè contare sul nostro contributo, sul nostro aiuto", le parole di Meloni. "Ci sono dei momenti nei quali non c'è bisogno di fare polemica per forza, io ho detto quello che penso, questo è il tempo in cui le persone serie lavorano per ricomporre, non lavorano per dividere ulteriormente. A chi giova la tifoseria?", si domanda il premier. "Il lavoro che cerco di fare io è un lavoro di ricomposizione, poi è possibile che altri non siano d'accordo, ma questo è l'obiettivo dichiarato ed è l'obiettivo che perseguo, che tutti vedono, riuscendo a parlare fortunatamente con tutti, che forse è una cosa che può aiutare in questa situazione". "Non manderemo soldati a Kiev" Sulla proposta di invio di soldati europei avanzata dalla Francia e dalla Gran Bretagna, "l'Italia ha espresso le sue perplessità, secondo me è una cosa molto complessa nella realizzazione, non sono convinta dell'efficacia, è la ragione per la quale, come si sa, abbiamo detto che non manderemo i soldati italiani in Ucraina", continua la premier. "Sicuramente è un momento nel quale tutti coloro che fanno delle proposte stanno facendo una cosa utile nel tentativo di cercare una soluzione", assicura. "La linea mia è che sto con l'Italia, in Europa, per l'Occidente, e le letture infantili le lascio ad altri perché in questo momento non ce le possiamo permettere", continua Meloni. "Se quando le opposizioni dicono che l'Italia deve stare senza se e senza ma dalla parte dell'Europa, come se gli Stati Uniti non fossero i nostri alleati ma va bene, vorrei sapere - domanda - se questo significa anche che dovremmo mandare i soldati italiani in Ucraina, come fa la Francia, come insomma ragiona di fare la Francia, perché ripeto gli slogan sono bellissimi, dopodiché però agli slogan seguono delle scelte e io sarei contenta di avere un'idea più chiara di cosa vogliono fare, anche perché ho rispetto ovviamente della posizione delle opposizioni". "Tra l'altro queste sono materie sulle quali più si cerca di essere d'accordo sul da farsi e meglio è, quindi un elemento di chiarezza forse da questo punto di vista ci può aiutare", conclude. "Dazi? Nostro interesse opposto a quello che dichiara Trump" Sui dazi, spiega poi Meloni, "il nostro interesse è completamente opposto a quello che sta dichiarando Donald Trump, poi vedremo che cosa accadrà nei fatti, anche se io sono convinta che in realtà quello che può produrre l'avvio di dazi con una risposta europea, cioè una guerra commerciale, non convenga in realtà a nessuno, non conviene neanche agli Stati Uniti, però su questo ci possono essere punti di vista differenti"."All'Italia, che è una nazione esportatrice ovviamente i Dazi non convengono, quindi farò tutto quello che posso per impedire che questo accada", assicura.
INSERITO DA ANGELA CECERE "La situazione delle nostre carceri è agghiacciante e questa è solo l'ultima decisione senza senso di un sistema ormai al collasso" Lauro. "La chiusura dell'Icam di Lauro, l'unico istituto a custodia attenuata per madri detenute del Mezzogiorno, è una follia. Serve un intervento immediato delle istituzioni: non è accettabile costringere madri che stanno già vivendo una situazione di disagio ad affrontare lunghi trasferimenti in altri istituti penitenziari. Queste scelte assurde arrivano dopo il ddl sicurezza, che concede ai giudici la possibilità di portare in carcere sempre più bambini, eliminando l'obbligo di misure alternative per le madri con figli minori di un anno. La situazione delle nostre carceri è agghiacciante e questa è solo l'ultima decisione senza senso di un sistema ormai al collasso. Ci auguriamo un intervento rapido da parte della politica e della magistratura". Lo dichiarano in una nota Filippo Blengino, segretario dei Radicali Italiani, e Bruno Gambardella, presidente comitato Radicali Italiani.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. “Ieri il Sannio è stato al centro della scena nazionale, con una partecipazione straordinaria che ha reso Pietrelcina il cuore di un percorso importante. Un evento di portata storica, che ha confermato l’attenzione verso i territori e le aree interne”. Lo dichiarano in una nota i sindaci sanniti sostenitori del partito guidato da Antonio Tajani: Angelo Torrillo (Pietraroja), Antonio Zeoli (Santa Croce del Sannio), Antonello Caporaso (Ponte), Carmine Cacchillo (Amorosi), Claudio Cataudo (Ceppaloni), Domenico Parisi (Limatola), Franco Valente ( San Lupo), Gianclaudio Golia (Circello), Vincenzo Falzarano (Airola), Giovanni Caporaso (Telese Terme), Pasqualina Grasso (Durazzano), Umberto Maietta (Paolisi), Valerio Testa (Pontelandolfo). “La presenza del Vicepremier e Vicepresidente del PPE Antonio Tajani ha lanciato un messaggio forte e chiaro: il nostro territorio non è marginale, ma strategico. È un segnale rassicurante che ci dà un orizzonte nuovo”. “Vogliamo ringraziare i parlamentari Francesco Maria Rubano e Fulvio Martusciello, il cui impegno instancabile ha reso possibile questo grande evento. Grazie al loro lavoro, il Sannio sta avendo l’opportunità di riscoprire una centralità nel dibattito politico nazionale".