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sez.politica

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SEZ. POLITICA Castellammare - Appalto rifiuti, tre tecnici esterni per la commissione di gara

14 Dicembre 2022, 11:11am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA A loro è demandato il compito di provvedere all’esame e alla valutazione delle offerte tecniche ed economiche all’esito del bando per la gestione integrata dei rifiuti per i prossimi 5 anni. Tre tecnici esterni avranno il compito di verificare le istanze pervenute all’esito del bando per l’appalto quinquennale relativo alla gestione integrata dei rifiuti. E’ stata nominata infatti la commissione di gara che dovrà valutare le domande pervenute. Si tratta di Pasquale Russo (presidente), segretario generale in quiescenza già iscritto in fascia I A dell’albo nazionale dei Scp del Ministero dell’Interno, Aquino Silvestro, ingegnere e consulente tecnico esperto, e Francesco Infantino, ingegnere e consulente tecnico. Spetterà a loro il compito di presiedere all’apertura e alla valutazione della busta amministrativa e delle offerte tecniche ed economiche. Alla commissione di gara, si legge nella determina di nomina, “è demandato il compito di provvedere all’esame e alla valutazione delle offerte tecniche e delle offerte economiche, ai fini della selezione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo”. Un team di esperti, dunque, che si riunirà nei prossimi giorni, quando sarà effettuata l’apertura delle buste, dopo il rinvio avvenuto la scorsa settimana e il recente sit-in di una delegazione di lavoratori in protesta per contestare in particolare il paventato taglio del numero dei dipendenti addetti al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Il recente incontro con i commissari è servito a placare temporaneamente le acque, in attesa dell’ormai imminente definizione delle procedure di gara per l’aggiudicazione dell’appalto da 62 milioni di euro per i prossimi 5 anni. STABIACHANNEL

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SEZ. POLITICA Manovra: "C'è un miliardo per il sud: c'è anche credito d'imposta" L'annuncio del sottosegretario all'Interno Wanda Ferro

13 Dicembre 2022, 10:12am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. POLITICA Manovra: "C'è un miliardo per il sud: c'è anche credito d'imposta" L'annuncio del sottosegretario all'Interno Wanda Ferro

INSERITO DA ANGELA CECERE "Pronto un miliardo da destinare alle misure per il Sud in manovra finanziaria: e' un segnale importantissimo quello annunciato da Palazzo Chigi che, grazie all'impegno del presidente Melonie dei ministeri Fitto e Giorgetti, sta lavorando ad un pacchetto di emendamenti per promuovere anche nel 2023 gli investimenti nelle aree del Mezzogiorno e per le Zes". Cosi' il sottosegretario all'Interno Wanda Ferro, soddisfatta per l'intervento "che - spiega - va incontro alle sollecitazioni degli industriali e delle associazioni di categoria con cui c'e' stato un confronto continuo". "Le modifiche riguarderanno, tra l'altro, la proroga del credito d'imposta a favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi e destinati a strutture produttive ubicate nei territori delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, Abruzzo, Sardegna e Sicilia; la proroga del credito d'imposta relativa agli investimenti effettuati nelle Zone Economiche Speciali e nelle Zone Logistiche Semplificate, la proroga del credito d'imposta maggiorato per gli investimenti in attivita' di ricerca e sviluppo a favore delle imprese localizzate nelle regioni del Mezzogiorno", conclude Wanda Ferro

OTTO PAGINE

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SEZ. POLITICA Il ministro Nordio: «Cambiare la legge Severino, i condannati in primo grado devono potersi candidare»

12 Dicembre 2022, 09:25am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Nordio specifica che in primo grado tornerebbero candidabili i condannati, «altrimenti la norma confliggerebbe con la presunzione di innocenza. L'incandidabilità dovrebbe scattare dalla sentenza di appello in poi» Bisogna cambiare la legge Severino e consentire ai condannati in primo grado di candidarsi. A dirlo in una intervista al Corriere della Sera il ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo cui sulla legge «abbiamo ricevuto sollecitazione dall'Anci, e l'apertura del Pd, per abolire o modificare radicalmente abuso d'ufficio e traffico di influenze» e poi «ci sono altre parti della Severino che non funzionano: occorre far sì che la norma sull'incandidabilità non venga applicata ai condannati in primo grado». Nordio: cambiare la legge Severino Nordio specifica che in primo grado tornerebbero candidabili i condannati, «altrimenti la norma confliggerebbe con la presunzione di innocenza. L'incandidabilità dovrebbe scattare dalla sentenza di appello in poi». Rispetto a chi ha commesso reati gravi «si può discutere», certamente «la norma non può essere applicata retroattivamente perché è pur sempre un provvedimento afflittivo, visto che chi è in carica vuole rimanerci. Comunque su questo ci sono idee trasversali diverse - sottolinea - Credo che dobbiamo fare un dibattito trasparente e senza pregiudizi». Non è stato un errore escludere i reati di corruzione dall'ergastolo ostativo? «Abbiamo seguito le indicazioni della Corte costituzionale. In ogni caso una norma così severa va limitata a reati gravissimi», replica Nordio. Che sulla separazione delle carriere dice: «è un obiettivo a cui tendere. Ma necessita di tempi molto lunghi perché prevede una revisione costituzionale. In questo momento dobbiamo dedicarci a cose meno divisive come l'efficienza della giustizia». Nordio che ha annunciato interventi sul carcere, spiega che sta cercando di «ottenere parte del tesoretto per devolverlo a polizia penitenziaria e usarlo per i detenuti: l'aiuto psicologico a chi è a rischio suicidio e il lavoro. Serve un intervento sulle strutture anche se le risorse sono scarse«. Rispetto allo scandalo di Bruxelles, Nordio la lezione che possiamo trarre è «che la corruzione c'è da sempre, come narrano Cicerone e Lisia. E dappertutto, come dimostrò la vicenda Lockheed, nata in Olanda». Ma da noi ce n'è di più? «In Italia è più diffusa e capillare perché facilitata da un potere diffuso. La discrezione sconfina con l'arbitrio che spinge a oliare serrature altrimenti chiuse. La percezione da noi è 10 volte più alta. Non è un caso. A fronte di una media europea, a spanne, di 25 mila leggi ne abbiamo 250.000. Più lo Stato è corrotto più sforna leggi». E sulle intercettazioni: «Al netto di quelle per reati di mafia e terrorismo, che non vanno toccate, la norma va modificata: c'è un problema di divulgazione e uno puramente economico, perché vengono spesi centinaia di milioni che potrebbero essere utilizzati per altro, e producono pochi risultati».LEGGO.IT

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SEZ. POLITICA Sanità, Vietri (FdI): "Corte Conti certifica fallimento De Luca" "Ci sono ancora tante ombre su chi elogia un modello di efficienza"

11 Dicembre 2022, 11:32am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. POLITICA Sanità, Vietri (FdI): "Corte Conti certifica fallimento De Luca" "Ci sono ancora tante ombre su chi elogia un modello di efficienza"

INSERITO DA MIKI PAPPACODA "Evidenti le responsabilità politiche del governatore" Salerno. “La Corte dei Conti certifica il fallimento politico nella gestione della sanità regionale da parte di De Luca e della sua maggioranza di centrosinistra”. L'attacco al governatore arriva dalla deputata di FdI Imma Vietri. Ha commentato la deliberazione pubblicata in questi giorni dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti. Le parole di Imma Vietri “Le criticità, le irregolarità e le preoccupazioni espresse, nero su bianco, dai giudici contabili confermano quanto Fratelli d’Italia e il centrodestra denunciano da anni: nonostante la fine del commissariamento del settore sanità, ci sono ancora tante ombre su chi un giorno elogia un presunto “modello di efficienza” della sanità campana e il giorno dopo paventa la chiusura dei pronti soccorso. De Luca, inoltre, dovrebbe spiegare anche la fuga dei medici dagli ospedali pubblici verso le strutture private o finanche verso altre regioni scaturita, evidentemente, da una gestione non così impeccabile della sanità in Campania. Le responsabilità politiche del governatore sono evidenti e la situazione, se non vi sarà un cambio radicale nella gestione della sanità, continuerà a peggiorare, senza alcuna prospettiva di miglioramento. De Luca - conclude Vietri - la smetta di scaricare sempre le colpe sugli altri e giustifichi ai cittadini l’inefficienza politica della sua amministrazione regionale”di Sara Botte OTTOPAGINE

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SEZ. POLITICA Elezioni regionali Lazio e Lombardia, il cdm approva il voto in due giorni: 12 e 13 febbraio fino alle 15 Lo rendono noto fonti di governo

10 Dicembre 2022, 10:58am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. POLITICA Elezioni regionali Lazio e Lombardia, il cdm approva il voto in due giorni: 12 e 13 febbraio fino alle 15 Lo rendono noto fonti di governo

INSERITO DA MORENA MOTTA Le elezioni regionali si avvicinano e, a quanto apprende l'Adnkronos, in Cdm è stato approvato un decreto che estende il termine delle operazioni di voto fino al lunedì alle ore 15. La misura si applicherà alle prossime elezioni regionali del 12 febbraio 2023 in programma in Lazio e Lombardia.

Lega, tre consiglieri (Mura, Lena e Formenti) lasciano Salvini: è scissione in Regione Lombardia 

Il comunicato

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro dell'interno Matteo Piantedosi, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di prolungamento delle operazioni di voto. Il testo estende la durata delle operazioni di votazione anche al lunedì, dalle ore 7 alle ore 15, per i seguenti organi elettivi:-Camera dei deputati; Senato della Repubblica; consigli regionali, provinciali e comunali delle regioni a statuto ordinario. L'intervento normativo, la cui urgenza è dettata dalla imminenza del voto per il rinnovo dei consigli regionali del Lazio e della Lombardia, risponde all'esigenza di agevolare la maggiore partecipazione possibile dei cittadini alle consultazioni elettorali, anche in considerazione del crescente fenomeno di astensionismo. Il testo viene inviato alla Conferenza Stato-Regioni. LEGGO.IT

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SEZ. POLITICA Giorgia Meloni e la figlia Ginevra addobbano l'albero di Natale: «Buona Immacolata a ciascuno di voi»

9 Dicembre 2022, 14:10pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

Giorgia Meloni è 'La Duce' nella classifica di Politico delle persone più  influenti d'Europa: guida la categoria dei 'disgregatori' - Il Fatto  Quotidiano

INSERITO DA MIKI PAPPACODA La premier in un momento casalingo insieme alla figlia Ginevra mentre finisce di addobbare l'albero di Natale

Dopo la prima alla Scala di Milano, al fianco del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, è tornata a casa e nel giorno dell'Immacolata, l'8 dicembre, si è dedicata alla sua famiglia, condividendo un momento felice sui social al fianco di sua figlia, Ginevra.

Giorgia Meloni e Ginevra minacciate sui social: «Se togli il reddito ammazzo te e tua figlia». Indagato 27enne di Siracusa

Giorgia Meloni, per Forbes è la settima donna più potente al mondo

Foto di serenità

In un post sui suoi account social, Giorgia Meloni, scrive: «Buona festa dell'Immacolata Concezione a ciascuno di voi» e pubblica la foto intima, in cui si vede la premier, vestita di nero, che in ginocchio finisce di addobbare l'albero di Natale. Colori tenui, chiari e sul rosa, per arricchire le chiome dell'albero, insieme alla bambina, ritratta di spalle. Solo ieri, Giorgia Meloni era stata minacciata sui social, da un uomo - rintracciato e denunciato - che le intimava di non abolire il reddito di cittadinanza.

 

In un post sui suoi account social, Giorgia Meloni, scrive: «Buona festa dell'Immacolata Concezione a ciascuno di voi» e pubblica la foto intima, in cui si vede la premier, vestita di nero, che in ginocchio finisce di addobbare l'albero di Natale. Colori tenui, chiari e sul rosa, per arricchire le chiome dell'albero, insieme alla bambina, ritratta di spalle. Solo ieri, Giorgia Meloni era stata minacciata sui social, da un uomo - rintracciato e denunciato - che le intimava di non abolire il reddito di cittadinanza.

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SEZ. POLITICA Consiglio comunale, Perifano: inascoltati e costretti a rivolgerci al Prefetto L'esponennte di Alternativa per Benevento incalza su debiti e questione acqua

7 Dicembre 2022, 15:46pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

consiglio comunale perifano inascoltati e costretti a rivolgerci al prefetto

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Benevento. “Siamo stati costretti a rivolgerci al Prefetto per vedere tutelate le prerogative dei consiglieri comunali. Non è una pratica che entusiasma, preferiamo il confronto in consiglio comunale ma ci troviamo di fronte a questioni che non possono non richiedere da parte nostra la massima attenzione”. Comincia con un intervento duro di Luigi Diego Perifano, il consiglio comunale a Palazzo Mosti. Il leader di Alternativa per Benevento incalza subito la maggioranza “C'è una questione sulla quale non riusciamo ad avere risposta. Abbiamo formulato richiesta di accesso agli atti il 19 settembre scorso, per avere elenchi dei creditori del Comune soddisfatti con impegno di 21 milioni di euro al di fuori delle procedure ordinarie del dissesto. Elenchi che ancora non vengono resi noti. E' importante perché si tratta di rendere conto alla città di come sono state gestite queste procedure. Aspettiamo le carte – incalza Perifano - abbiamo avuto solo una risposta interlocutoria sul tema”. E passa poi ad un altro tema “In un documento ci avete chiamato sciacalli solo per aver richiesto la convocazione del consiglio comunale per discutere della emergenza acqua non potabile. Il consiglio comunale – spiega ancora - è luogo del confronto, altro che sciacallaggio”. Immediate le risposte sul tema l'assessore alle finanze Serluca spiega riguardo alla questione dei pagamenti “Una situazione per la quale solo ad oggi abbiamo tutte le relazioni dei pagamenti, credo che già oggi potremo darvi le relazioni che chiedete”. Sull'acqua, invece, interviene il sindaco Clemente Mastella “risponderemo appena avremo gli elementi richiesti all'università che sta indagando sulla situazione, attraverso una oggettiva valutazione. Porteremo l'argomento nel prossimo consiglio comunale e voglio ribadire – spiega – che i cittadini non hanno mai bevuto acqua non potabile”. di Mariateresa De Lucia OTTOPAGINE

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SEZ. POLITICA Luigi Di Maio inviato speciale nel Golfo, scaricato dagli ex M5S: «Senza laurea, può fare a malapena uno stage»

6 Dicembre 2022, 16:22pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA L'ex-ministro sarebbe stato candidato a quel ruolo prima dell'uscita dal Governo Draghi, ma non ha i 3 requisiti richiesta dall'Ue L'ex-ministro degli esteri, Luigi Di Maio, è alla ricerca di una seconda chance. Dopo l'uscita dal Movimento 5 Stelle e l'esclusione dalla vita politica, decisa dagli elettori, Di Maio è candidato alla carica di Inviato Speciale Ue per il Golfo Persico, ma non avrebbe tutti i requisiti richiesti per un lavoro di alto profilo come quello. O meglio ne avrebbe solamente uno, la cittadinanza italiana, mentre è sprovvisto di laurea e della certificazione per le lingue straniere. Richiesta alla Ue A porre l'accento sulla questione sono tre ex-colleghi dell'ex-ministro, Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato e Ignazio Corrao, eurodeputati eletti nel Movimento 5 Stelle, che però oggi fanno parte del gruppo Green/Efa. I tre eurodeputati hanno presentato un’interrogazione rivolta al Consiglio dell’Unione europea per sottolineare la sua non idoneità a quel ruolo prestigioso, che avrebbe un'importanza strategica rilevante per l'Unione, visto che la posta in gioco è la materia prima di cui è ricca quell'area del mondo, il petrolio. Perplessità I tre europarlamentari scrivono: «Siamo perplessi per le qualifiche richieste per la carica, dato che non ha una laurea, ha lavorato come ministro degli Esteri per soli tre anni e non sembra avere altre esperienze rilevanti di lavoro nella regione...dato che purtroppo il Parlamento non ha voce in capitolo nella nomina dei rappresentanti speciali, vorremmo chiedere al Consiglio su quali criteri e su quali requisiti minimi intende fondare la decisione in merito». Lo stagista «Perché una persona come Di Maio, che avrebbe a malapena i titoli per uno stage, dovrebbe rappresentarci in un'area strategica come quella del Golfo?...Sarebbe l'esempio peggiore, l'ennesimo, che può dare il nostro Paese agli occhi del mondo intero, oltre che a quelli di tantissimi ragazzi che credono nella meritocrazia», scrivono ancora i tre europarlamentari. LEGGO.IT

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SEZ. POLITICA Pd, Elly Schlein si candida: «Voglio diventare segretaria, ora una storia nuova». Renzi all'assemblea di Italia Viva: «Una federazione con Azione»

5 Dicembre 2022, 07:51am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MORENA MOTTA Assemblea nazionale di Italia Viva a Milano 

Alle spalle, la parete grezza di un locale romano in stile rimessa. Davanti, un leggìo in ferro. Seduto di fronte, in semicerchio, il pubblico. Elly Schelin ha scelto una scenografia spartana per lanciare la candidatura alla guida del Partito democratico. L'annuncio è arrivato con una frase a prova di fraintendimento. «Insieme a voi voglio diventare la segretaria del nuovo Pd», ha scandito fra gli applausi del pubblico, che ha intonato Bella Ciao. Il derby emiliano romagnolo per la conquista del Nazareno è ora ufficiale: il governatore Stefano Bonaccini contro la sua ex vicepresidente, Schlein. Ma in corsa c'è anche Paola De Micheli.

Ed è attesa la decisione del sindaco di Pesaro Matteo Ricci. «Parte da noi una storia nuova», ha esordito Schlein, che ha tracciato le «sfide cruciali: diseguaglianze, clima e precarietà». E che ha insistito sul cambiamento: «Serve un rinnovamento forte del gruppo dirigente per scardinare le logiche di cooptazione correntizia. Non esisteranno mai gli schleiniani. Questo Paese fa fatica a pensare che una donna possa farsi strada senza essere strumento di altro, dimostreremo il contrario». 

Però, in sala, pochi hanno resistito alla tentazione di scovare nel pubblico i volti Pd. Ce n'erano diversi, anche il vicesegretario Peppe Provenzano, Laura Boldrini, Cecilia D'Elia e Marco Furfaro. E c'era il coordinatore di Articolo Uno, Arturo Scotto. Presenze che non sono tutte endorsement. A Schelin guarda la sinistra del partito, ma ancora non ci sono indicazioni ufficiali: «Ho trovato tanti punti in comune - ha chiarito Provenzano - Ma non è questo il momento di ridurre tutto a dire chi sta con chi». E non è passato inosservato l'arrivo della deputata Michela Di Biase, moglie di Dario Franceschini: Schlein «potrà dare un utilissimo contributo», ha detto. Schlein ha parlato soprattutto di Pd, del suo Pd: «Prenderò la tessera». Quando ha guardato fuori, ha lanciato attacchi a Giorgia Meloni: «Non ce ne facciamo niente di una premier donna che non aiuta le altre donne». Ed è andata al contrattacco di Matteo Renzi: «Dice di avermi portato al Parlamento europeo. Gli ricordo che furono 50 mila preferenze a farlo. Renzi ha il merito di aver spinto me e tanti altri fuori dal Pd». Il leader di Iv ha replicato a «Mezz'ora in Più»: «Molti hanno goduto del fatto che con me vincevano, il Pd aveva il 40,8%.

Schlein avrà preso le preferenze ma se non trovava un pazzo che la candidava, che lanciava la rottamazione, non andava al Parlamento europeo». Nell'intervento, Schlein ha lanciato diversi messaggi. Per esempio, in una sola frase ha messo dentro una stoccata al sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che ha minacciato di lasciare il Pd se vincerà lei, e ha lanciato un amo ad Andrea Orlando che, dalla sinistra Pd ancora senza candidato, ha chiesto al partito una «critica all'attuale fase di sviluppo del capitalismo»: «Non siamo qua per una resa dei conti - ha detto Schlein - Sono disponibile ad accettare ogni esito del congresso e a lavorare dal giorno dopo per l'unità. Non è una sfida da leggere nella divisione fra riformismo e radicalità, c'è un campo comune: come cambiare il modello di sviluppo neoliberista che si è rivelato insostenibile».

Ma Schlein ha parlato anche a chi, come Bonaccini, guarda a una riforma sulle autonomie: «Il disegno di Calderoli - ha detto la deputata - affonda le radici nel progetto leghista di secessione, va rigettato». Il programma di Schlein si basa su «giustizia sociale e climatica» e contiene «salario minimo, reddito di cittadinanza, difesa dell'universalità della sanità pubblica, più scuola pubblica e nidi...». Per rappresentare il percorso, Schlein ha scelto amministratori locali e professionisti impegnati nell'ecologia e nella lotta al gap di genere. Sono saliti sul palco la presidente del municipio 8 di Milano Giulia Pelucchi, l'assessora all'Ambiente di Mola di Bari Elvira Tarsitano, il sindaco di Arquata del Tronto Michele Franchi, una manager che ha sviluppato un'app sulla differenziata, Noemi de Santis, l'architetta Michela Vailati, e l'ex presidente provincia di Bergamo, Matteo Rossi. LEGGO.IT

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SEZ. POLITICA Giorgia Meloni: «Pos? Soglia di 60 euro per me può essere più bassa». Il premier inaugura la rubrica social

4 Dicembre 2022, 17:23pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Più fai salire il tetto al contante meno favorisci l'evasione", così il premier Giorgia Meloni in una diretta su Facebook 

In una rubrica settimanale il premier Giorgia Meloni discute con i follower sui suoi canali social i temi che hanno impegnato il governo. Nel filmato diffuso oggi sul suo account, il presidente del Consiglio ha toccato l'evasione, il reddito di cittadinanza e anche il tetto al contante.

Salvini: «Chi paga caffè con carta è un rompipalle». Sala: «Io lo pago con il cellulare, sono un rompipalle col botto»

Tetto al contante ed evasione

«Non tutti forse sanno che l'anno in cui c'è stata meno evasione fiscale è stato il 2010», quando «il tetto al contante era 5mila euro. Più fai salire il tetto al contante meno favorisci l'evasione». Così il premier Giorgia Meloni, in una diretta su Facebook.

«Il tetto al contante sfavorisce la nostra economia, siamo in un mercato europeo, il tetto ha senso solo se ce lo hanno tutti. In Europa ci sono tanti diversi tetti al contante, e nazioni che non ce l'hanno. La Germania non ha un tetto al contante, l'Austria che confina con l'Italia nemmeno. Chi ha contante da spendere preferisce andare a farlo in altre nazioni». Così la premier GIorgia Meloni in un video sui social.

 
Quanto incide l'obbligo di Pos

«Sull'obbligo di Pos ci si dice che vogliamo impedire di pagare con il bancomat per favorire l'evasione. Il governo sta valutando la possibilità di non obbligare i commercianti ad accettare pagamenti elettronici per piccoli importi. FIno a 60 euro non vorremmo obbligarli. Vedremo come andrà a finire l'interlocuzione con la Commissione europea. Ma l'obbligo per importi così bassi incide tantissimo sui commercianti». Così la premier Giorgia Meloni in un video sui social, inaugurando una rubrica che vorrebbe settimanale, 'appunti di Giorgià.

«Il piccolo importo attualmente valutato da noi è quello della sanzione. La soglia dei 60 euro è indicativa, per me può essere anche più bassa. Su questo c'è ovviamente una interlocuzione con la Commissione europea, perché il tema del pagamento elettronico è uno degli obiettivi del Pnrr, quindi bisogna vedere come andrà a finire l'interlocuzione».LEGGO.IT

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