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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Terza età, “in Italia oltre 500mila famiglie indebitate per pagare le spese di assistenza”

24 Febbraio 2017, 11:10am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Terza età, “in Italia oltre 500mila famiglie indebitate per pagare le spese di assistenza”

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA “In Italia oltre 500mila famiglie si sono indebitate per sostenere le spese di assistenza ai propri cari non più autosufficienti”. È lapidario Enzo Costa, presidente nazionale dell’Auser. (Associazione per l’invecchiamento attivo). “Siamo l’unico paese in Europa in cui esiste il fenomeno delle cosiddette ‘badanti’ –  assicura -. Di fatto ormai l’unico modo per risolvere situazioni di cui le istituzioni non si occupano”. Riguardo l’invecchiamento demografico – destinato a peggiorare – Costa quindi ammonisce: “Come sempre si agisce solo per risolvere le eventuali emergenze. Mai per intervenire in modo strutturale e con una visione dell’oggi e soprattutto del domani”.

Il peggio deve ancora arrivare – Le percentuali parlano chiaro: nel nostro Paese oggi ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani. L’Istat prevede che nel 2050 in Italia gli anziani saranno 21.775.809, il 34,3% della popolazione. L’intero pianeta invecchia: in tutto il mondo si contano 868 milioni di persone ultrasessantenni, pari al 12% della popolazione, con proiezioni che si spingono verso i 2,4 miliardi per il 2050, quando 21 persone su 100 avranno più di 60 anni. Il risultato sarà quindi che nel mondo ci saranno più ultra sessantenni che ragazzi sotto i 16 anni. Il problema per l’Italia è che davanti ad un quadro così chiaro nessuno, ad eccezione delle realtà private che hanno compreso il business, sembra occuparsene.

Lo Stato che non c’è – Il Fondo nazionale per le politiche sociali, il principale canale di finanziamento, con i continui tagli, che hanno raggiunto anche livelli del 30-40% annuo, è stato fortemente ridimensionato dalle leggi finanziarie annuali fino a raggiungere nel 2012 valore solo simbolico. Nel 2016 la dotazione del fondo è del 78% in meno di quella che aveva nel 2009. Ciò significa per gli enti locali la scomparsa di una fonte di finanziamento che contribuisce per il 12,1% alla spesa sociale.

Le proposte di Auser – Per il presidente nazionale Auser Enzo Costa “lo scenario demografico che abbiamo di fronte non lascia spazio ai tentennamenti. L’Italia è già il paese più vecchio d’Europa con il 21,4% degli italiani over 65 e il progredire del livello di longevità, impone a tutti, di non perdere senza perdere tempo. Per questo come associazione abbiamo avanzato un pacchetto di proposte chiare e concrete per la promozione di una cultura dell’invecchiamento attivo come prevenzione della non autosufficienza e a un diverso modello di residenzialità nel territorio, aperto, solidale e inclusivo”.

Come ad esempio le città amiche degli anziani, adeguare il patrimonio immobiliare ripensando profondamente le relazioni degli anziani con la casa e il quartiere in cui vivono, garantire risorse adeguate e stabili nel tempo agli enti territoriali per un’assistenza che prende cura complessivamente dell’anziano. L’invecchiamento della popolazione è una sfida che deve essere affrontata subito.

Tra le varie possibilità messe in campo da Auser c’è quella di  estendere rendere efficaci i servizi di assistenza domiciliare, superare le troppe disuguaglianze territoriali, istituire una Banca Nazionale (europea) delle migliori pratiche e introdurre un sistema di indicatori omogeneo a livello nazionale per valutare la progressione nel miglioramento delle prestazioni dei servizi. Non di poco conto sarebbe istituire il “registro degli assistenti familiari” per facilitare la ricerca di assistenti qualificate, sostenere la crescita professionale e l’inserimento lavorativo. Così come ampliare l’offerta di residenzialità aumentando i posti letto in modo da allineare il nostro Paese alla media dei paesi Ocse.

FONTE di Elisabetta Reguitti IL FATTO QUOTIDIANO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT..ROSA DE MARTINO A Sorrento si assegnano 20 licenze Ncc per trasporto disabili

24 Febbraio 2017, 11:06am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT..ROSA DE MARTINO A Sorrento si assegnano 20 licenze Ncc per trasporto disabili

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SORRENTO. Il prossimo 3 marzo scade il termine per la consegna delle istanze per ottenere il rilascio delle 80  concessioni per l’esercizio dell’attività di noleggio con conducente. Nel frattempo, l’amministrazione comunale ha indetto un nuovo bando riservato esclusivamente al trasporto dei diversamente abili. Si tratta di ulteriori 20 licenze che fanno salire il totale a 100, contro le 40 previste in un primo momento.Coloro che intendono partecipare all’assegnazione delle autorizzazioni, così come prevede il capitolato predisposto dal dirigente del settore Commercio del Comune di Sorrento, Donato Sarno, devono presentare le domande entro il prossimo 31 marzo.Oltre ai normali requisiti previsti per il rilascio delle licenze Ncc, i partecipanti a questa gara devono “avere entro 90 giorni la piena disponibilità (anche in leasing) del veicolo conforme alle vigenti norme in materia di inquinamento ambientale – dispositivo Euro 5 o Euro 4 (art.12 c.7 L. 21/92) per il quale sarà rilasciata l’autorizzazione; il veicolo deve essere appositamente attrezzato ed omologato per il trasporto dei soggetti diversamente abili”.

MAX SORRENTOPRESS

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ricerca: movimento, attenzione e linguaggio le funzioni più colpite dall’ictus

23 Febbraio 2017, 11:10am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ricerca: movimento, attenzione e linguaggio le funzioni più colpite dall’ictus

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’ictus è la terza causa di mortalità e la prima causa di disabilità nei paesi avanzati. Negli ultimi 30 anni vi sono stati progressi significativi nel trattamento acuto dell’ictus, ad esempio l’uso di farmaci che possono dissolvere un trombo (trombolitici) o più recentemente strumenti che permettono attraverso l’inserzione di un catetere nelle arterie cerebrali di migliorare la circolazione rimuovendo il trombo (trombectomia). Nonostante questi miglioramenti la stragrande maggioranza di pazienti colpita da ictus soffre di deficit di vario tipo che possono essere trattati nel periodo post-acuto solo con tecniche di neuro-riabilitazione, quali ad esempio il training delle funzioni motorie o linguistiche. Teorie neurologiche correnti predicono che i deficits neurologici sono molto diversi a seconda della specifica area del cervello colpita dall’ictus, ma questa eterogeneità è stata osservata solo in casi singoli o in piccole casistiche. Inoltre non sono chiari i fattori clinici o anatomici che predicono il miglioramento nei mesi successivi all’ictus. La possibilità di predire i deficit più comuni e i fattori che controllano il recupero è fondamentale per una adeguata allocazione delle risorse, ad esempio decidere quando continuare o interrompere la riabilitazione, o per misurare in modo sensibile l’efficacia di nuovi trattamenti. Un team di ricercatori della Washington University School of Medicine (St. Louis, Missouri Usa) e del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova ha dimostrato in uno studio pubblicato in questi giorni su Human Nature Behavior come due gruppi di deficit correlati spieghino la maggioranza delle disabilità post ictus: specificatamente, deficit del movimento e dell’attenzione, da un lato, e deficit di memoria e linguaggio, dall’altro, sembrano essere i deficit ”canonici” nell’ictus. La ricerca Behavioral clusters and predictors of performance during recovery from stroke (Ramsey et al.) dimostra come questi deficit canonici migliorano rapidamente per i primi 3 mesi in circa il 70% dei pazienti, e più lentamente fino a 12 mesi. Infine, se l’ictus danneggia la sostanza bianca del cervello, ovvero quella parte sotto la corteccia che contiene le fibre nervose o cavi che vanno al midollo spinale, i deficit recuperano significativamente meno. Lo studio, finanziato dal National Institute of Health, Bethesda, USA, ha coinvolto un gruppo di N=132 pazienti con primo ictus studiati con 44 tests neuropsicologici che hanno indagato tutte le funzioni principali (movimento, linguaggio, cognizione, memoria, emozioni etc) longitudinalmente per 1-2 settimane, 3 mesi e 12 mesi, e hanno misurato l’estensione e la posizione dell’ictus con risonanza magnetica nucleare (RMN) strutturale. “Questo studio mostra che dobbiamo concentrarci nel trattare congiuntamente deficit di movimento e attenzione, da un lato, e deficit di memoria e linguaggio dall’altro; che dobbiamo concentrare il massimo sforzo riabilitativo nei primi tre mesi; e che pazienti con lesioni della sostanza bianca sono più a rischio di disabilità permanente. Queste sono lezioni importanti per qualsiasi medico che tratta con pazienti con ictus»”, dice Maurizio Corbetta, Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Padova e Azienda Ospedaliera, e senior author dell’articolo. (AdnKronos)

FONTE di Filomena Fotia METEOWEB

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Palermo. Assistenza negata ai disabili: Crocetta faccia a faccia con Pif

22 Febbraio 2017, 15:16pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Palermo. Assistenza negata ai disabili: Crocetta faccia a faccia con Pif

INSERITO DA MORENA MOTTA Formare il personale precario per destinarlo all'assistenza dei disabili. Il presidente della Regione Rosario Crocetta arriva trafelato da Vittoria (Ragusa) e trova ad accoglierlo i disabili gravissimi che lo aspettavano dalle 11. Dopo la manifestazione di piazza, i manifestanti insieme con Pif hanno occupato la Presidenza di Palazzo d’Orleans a Palermo in attesa di incontrare Crocetta che era a Vittoria per un impegno istituzionale. "Vi chiedo scusa, mi dispiace", ha esordito il presidente che si è seduto faccia a faccia con Pif che lo ha incalzato: "Il tempo della Regione è finito, la pazienza è finita: quando queste persone potranno avere l'assistenza alla quale hanno diritto per sempre?".
 
Crocetta promette: "In un mese possiamo formare il nostro personale, i precari, per impiegarlo come assistenti specializzati: tutti quelli che si vogliono riqualificare verranno pagati da noi e si occuperanno dei disabili per sempre. E lo faranno perché sarà garantito un incentivo".

"E per tutti quelli che invece non possono aspettare un mese?", domanda Pif. Crocetta prima di rispondere attacca l'ormai ex assessore Miccichè: "Mi ha tradito: ci avrebbe dovuto pensare lui. Ma adesso la responsabilità è mia e me la assumo io". Poi aggiunge: "Ci sono pure 100 milioni di fondi per i cantieri di servizio che possono essere utilizzati per pagare da subito gli assistenti specializzati". "Sì ma quando?", incalza Pif. "Appena il governo approva la misura, o questo venerdì o il prossimo", urla Crocetta.

Poi chiede un po' di tempo: "Datemi due giorni di tempo e vi illustro tutto il progetto punto per punto".
Pif insiste. "Quando avranno l'assistenza?". Crocetta: "Mi serve un mese per mettere in piedi il progetto, vuoi farlo tu?". "Ma io non mi sono candidato a presidente della Regione", replica Pif. Alla fine Crocetta prova a dare i tempi: "Tre giorni per presentare un progetto dettagliato, un mese per incardinare il bando per i precari, due mesi per cominciare ad affrontare i casi più gravi. Mi prendo la responsabilità politica e morale".
 
Tra i disabili interviene Giovanni Cupidi, il tetraplegico che ha lanciato la petizione su change.org sostenuta pure da Jovanotti per chiedere l'assistenza 24 ore su 24: "Ma io il personale ce l'ho mi servono i soldi". La tensione sale: "Quando?" incalza Pif.  "Non mi ricattare", gli grida Crocetta. "Entro due mesi ti darò la risposta e tu mi valuterai per quello che ho fatto", si impegna infine Crocetta.

I disabili sono perplessi: "Mi pare che non abbia detto niente soprattutto non è stato chiaro sui tempi", dice Alessio Pellegrino, uno dei fratelli che hanno portato Gianluca Miccichè alle dimissioni dopo il servizio della trasmissione “Le Iene” che lo ha ripreso mentre chiedeva loro "un aiuto per restare in giunta". Anche Pif è amareggiato: "Due mesi per risolvere il problema? Ma. Staremo a vedere. Ma credo che non cambierà proprio nulla". I disabili e le loro famiglie annunciano una contromossa: "Presenteremo una nostra proposta perché arrivi una risposta immediata: i soldi ci sono devono solo volerli investire".
 
FONTE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT..ROSA DE MARTINO L’aspirazione a una vita dignitosa non può più attendere

22 Febbraio 2017, 11:47am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT..ROSA  DE MARTINO L’aspirazione a una vita dignitosa non può più attendere

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’approvazione dei Regolamenti Comunali conseguenti all’avvento del nuovo ISEE [Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.] tende a privilegiare la sostenibilità per gli Enti Locali che spesso, però, si traduce in una sostanziale inaccessibilità ai servizi. È abbastanza evidente, infatti, che nell’ultimo periodo, almeno negli ultimi dieci anni, l’attenzione degli Amministratori Locali si sia progressivamente e inesorabilmente concentrata verso le funzioni della compartecipazione legate alla sostenibilità della spesa; e che ciò abbia determinato, oltre a un incremento delle risorse economiche incassate dalle casse pubbliche, un innalzamento delle barriere all’accesso ai servizi.
E così servizi come i Centri Diurni, che nella loro fase di avvio non comportavano sostanziali costi per la persona con disabilità e per la sua famiglia, hanno visto lievitare progressivamente le richieste di pagamento della retta, spesso giungendo a cifre che non si possono certo considerare simboliche. In altri casi, invece, il possesso di un certo reddito prima e l’appartenenza a una certa fascia ISEE poi, hanno precluso l’accesso a progetti personalizzati e anche, come vedremo, a servizi “residenziali”, o meglio al contributo economico per sostenere le rette di questi servizi.
Tempi, modalità e intensità di questo processo sono stati vari e diversificati da Regione a Regione, da Comune a Comune: ma questa è stata la tendenza che la lettura e lo studio di molti Regolamenti Comunali hanno confermato.
In altre parole, gli Amministratori Locali, stretti tra i tagli alla spesa pubblica e l’incremento dei bisogni sociali e delle domande di interventi, hanno utilizzato le richieste di partecipazione alla spesa per recuperare risorse e non essere così costretti a scelte dolorose come quelle di dover chiudere servizi e interventi ormai storici oppure di incrementare ulteriormente le imposte locali oppure ancora di ridurre altri capitoli di bilancio (anch’essi già in grave sofferenza) a vantaggio del settore politiche sociali.

Si tratta di una visione di insieme che non rappresenta certo in modo esaustivo i comportamenti delle migliaia di Comuni italiani, i quali hanno compiuto scelte anche molto differenti tra loro; una descrizione sommaria che non rende merito delle tante eccezioni e anche delle tante differenze connesse ai diversi sistemi di welfare regionali. Ma si tratta di una tendenza che, pur con tutte le differenze, si è sviluppata e si sta sviluppando in tutto il Paese. Accedere al sistema dei servizi è diventato, negli anni, per le persone con disabilità più difficile e più oneroso.
Più difficile perché, prima nella Legge 328/00 e poi nella quasi totalità dei Regolamenti Comunali, il criterio fondamentale di accesso, prima ancora della capacità di spesa, è quello della “gravità”, inteso sia come intensità della menomazione, sia come precarietà delle condizioni familiari. In un sistema di servizi sempre saturo, quindi, si diventa meritevoli di attenzione solo quando la situazione complessiva è “veramente grave”, ovvero quando la persona con disabilità sia “costretta” a vivere assistita dai propri familiari (in gran parte dei casi, dalle madri), a causa di una situazione di esclusione sociale e solo quando la famiglia inizi a dare segni di affaticamento e non sia in grado di sostenere da sola l’onere dell’assistenza.
Più oneroso, in quanto, come si diceva, le richieste economiche si sono fatte più pressanti, passando, ad esempio nel caso di frequenza ai Centri Diurni, da poche decine di euro al mese (corrispondenti spesso al costo della mensa) a rette di diverse centinaia di euro; cifre che diventano sempre più corpose nel caso di accesso ai servizi residenziali, con rette superiori ai duemila euro al mese, tanto alte da diventare dei deterrenti per le stesse richieste di accesso.

Si tratta per altro di una situazione che si è generata negli stessi anni in cui è cresciuta nelle persone, nelle famiglie e nelle loro organizzazioni la consapevolezza dei propri bisogni e dei propri diritti, sia quelli già oggi esigibili per legge, sia quelli non ancora certificati come tali, ma percepiti come essenziali per il rispetto della propria dignità. Per molte persone con disabilità è passato infatti definitivamente il tempo in cui ci si poteva accontentare di “un letto, un tetto e un piatto di minestra” e dell’assistenza necessaria per sopravvivere: l’aspirazione a una vita piena di relazioni, affetti, interessi e occupazioni appartiene a un numero sempre più alto di persone con disabilità, indipendentemente dalla tipologia di menomazione. Aspirazioni che si tramutano in legittime esigenze che non trovano riscontro esplicito in diritti esigibili, ad esempio rispetto ad occasioni di tempo libero, pratica sportiva, vacanza, ma anche relativamente alla possibilità di svolgere attività socialmente utili e di trovare un’occupazione – e a questo proposito è noto lo stato complessivo di difficoltà dei servizi per l’inserimento lavorativo.
Cresce quindi, tra le persone con disabilità e nei loro familiari, la consapevolezza del diritto di poter accedere a servizi con un costo ragionevole, ma anche che l’orizzonte della propria vita non possa essere limitato alla sola “cura e assistenza”.
Nella cornice sanitaria, le persone con disabilità sono trattate alla stregua di malati cronici bisognosi di cure e assistenza per tutta la durata della loro esistenza, dando quindi per scontato che l’ingresso in un’unità di offerta sociosanitaria sia permanente. La visione sociale, invece, considera la disabilità come condizione di discriminazione e quindi descrive la mission dei servizi come quella di consentire alle persone di «vivere nella società inserirvisi e impedire che siano isolate o vittima di segregazione» (articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità). La visione sanitaria ha giustificato per molti anni la gratuità nell’accesso ai servizi, ma, con l’esplodere della crisi della finanza pubblica, questa posizione è sempre più difficile da sostenere.
La visione sociale, invece, potrebbe giustificare richieste “ragionevoli” di partecipazione alla spesa alle persone con disabilità, purché esse non introducano una discriminazione per l’accesso ai servizi e se comunque si collocano entro una visione dei servizi stessi orientata alla piena inclusione sociale e non alla sola cura e assistenza.

Di tutte queste tensioni, sfide e contraddizioni si trova riscontro nei nuovi Regolamenti che i Comuni italiani stanno approvando per adeguarsi a quanto previsto dal cosiddetto nuovo ISEE.
Questi Regolamenti hanno senz’altro aspetti molto positivi: sono atti in cui troviamo spesso, ad esempio, il riferimento alla progettazione individuale introdotta dall’articolo 14 della citata Legge 328/00, che con grande lungimiranza prevedeva che gli interventi per la persona con disabilità fossero finalizzati non tanto alla sua custodia o cura, ma alla realizzazione del suo progetto di vita; tanto nella parte delle finalità e dei princìpi, quanto nella parte regolamentare, questi Regolamenti approvati negli ultimi mesi prendono sul serio la sfida del «superamento delle condizioni di bisogno», della «promozione dell’autonomia della persona» e pongono al centro della programmazione degli interventi il progetto globale della persona. Vi vengono indicati obiettivi come il favorire l’integrazione dei servizi e delle azioni, risultato che sarebbe da solo epocale, ma anche l’integrazione sociale delle persone. Il linguaggio è ancora quello di quindici o vent’anni fa, ma il passo in avanti sarebbe veramente significativo, per un sistema di servizi che ancora troppo spesso lega la sua esistenza alla semplice erogazione di prestazioni professionali.
Ma… quando il gioco si fa duro, quando cioè si inizia a parlare di soldi, ritorna un’idea sostanzialmente istituzionalizzante dei servizi, in particolare quando si parla di residenzialità.
“Residenzialità”: già il termine è illuminante. Da molti anni assistiamo e partecipiamo a un fiorire di convegni, seminari, corsi e articoli in cui si parla “dell’abitare” o più semplicemente della casa; da molti anni si afferma la necessità di dover superare l’idea del “Dopo di Noi” per abbracciare quella del “Durante Noi”, o meglio ancora del diritto alla vita indipendente per tutte le persone con disabilità (vedi sempre l’articolo 19 della Convenzione ONU). Insomma, dopo tutti questi discorsi e dopo anche tanti progetti e sperimentazioni in molti casi di grande interesse e spessore, quando si parla di sostegni per la vita adulta al di fuori della famiglia, i Comuni italiani non sembrano trovare altra soluzione se non quella del “ricovero”. E dato che “ti ricovero”, probabilmente per tutto il resto della tua vita, sembra logico che per il pagamento della retta tu possa utilizzare prima di tutto i tuoi redditi e tutti i tuoi patrimoni. Quando, a colpi di rette che abbiamo visto possono andare ben oltre i duemila euro al mese, non si hanno più né soldi né patrimonio, allora si può diventare meritevoli dell’intervento pubblico…
Ma è per pagare la retta sociale della residenza che i miei familiari hanno “messo da parte” risparmi e patrimoni o per garantirmi una qualità della vita dignitosa? E se dopo qualche anno di vita in una Residenza Sanitaria una persona con disabilità esprimesse il bisogno e quindi il diritto di vivere in una casa, magari con altre persone che conosce e che stima? Su quali risorse potrebbe contare?

La scelta di intervenire solo residualmente a sostenere i costi dell’abitare delle persone con disabilità ha certamente il pregio della sostenibilità, che di questi tempi non è poca cosa. Un sistema magari migliore dal punto di vista dei princìpi, ma che dovesse portare al fallimento i Comuni, non sarebbe certo un buon affare, anche per le stesse persone con disabilità. Ma un sistema sostenibile nel breve periodo, che spinga tutte le persone con disabilità che necessitano di forti sostegni verso l’istituzionalizzazione, è un sistema iniquoche viola i diritti umani e che nel lungo periodo rischia di essere comunque insostenibile: l’istituzionalizzazione di massa anche solo delle persone adulte che oggi vivono nei Centri Diurni avrebbe infatti costi enormi per le casse pubbliche.
Le discussioni che oggi si aprono sulla legittimità di Regolamenti Comunali in fase di approvazione sono solo apparentemente tecniche: sotto le argomentazioni legali e sostanziali si possono trovare tracce di fratture e contraddizioni ben più ampie, presenti nel nostro sistema di welfare.
Insomma, la discussione è solo all’inizio, ma il tempo per trovare risposte e soluzioni convincenti non è molto. L’aspirazione a una vita dignitosa da parte delle persone con disabilità non merita infatti di rimanere ancora troppo tempo sospesa.

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Sventare questo attacco al lavoro delle persone con disabilità

20 Febbraio 2017, 01:19am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Sventare questo attacco al lavoro delle persone con disabilità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nel cosiddetto Decreto Milleprorogheapprovato ieri al Senato e passato ora all’esame della Camera, c’è anche, secondo la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), «una disposizione che incide direttamente sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità», ritenuta esplicitamente da Vincenzo Falabella, presidente nazionale della Federazione, come «un grave attacco al diritto al lavoro delle stesse».

Per comprendere meglio la questione, ci affidiamo al “riassunto delle puntate precedenti”, proposto in una nota sempre dalla FISH. «Il Decreto Legislativo 151/15 – vi si legge -, attuativo della riforma del lavoro promossa tra il 2014 e il 2015, il cosiddetto Jobs Actaveva finalmente sanato, anche su pressione della nostra Federazione, una lacuna della Legge 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.], che disciplina il collocamento mirato delle persone con disabilità. Dal primo gennaio di quest’anno, infatti, erano state introdotte nuove regole per le assunzioni obbligatorie di lavoratori con disabilità, con la novità più rilevante consistente nell’obbligo anche per i datori di lavoro privati che occupano un numero di risorse comprese tra 15 e 35 dipendenti di assumere un lavoratore con disabilità nel proprio organico (anche non essendo in programma nuove assunzioni) e prevedendo poi il rispetto delle aliquote di riserva, sempre dal primo gennaio di quest’anno, anche per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell’assistenza e della riabilitazione (anche qui pure in assenza di nuove assunzioni)».
«Una prospettiva – sottolinea Falabella – che apriva la concreta aspettativa di assunzione di un numero presumibile fra le 70 e le 90.000 persone con disabilità, vista la platea dei datori di lavoro interessati. Una misura la cui entrata in vigore, al contrario, viene rinviata al 2018 dal Decreto Milleproproghe».

«A questo punto – dichiara il Presidente della FISH – ci auguriamo che a Montecitorio non venga posta la fiducia e che vi siano i margini per riparare al grave attacco al diritto al lavoro delle persone con disabilità contenuto in quel testo. Ci appelliamo pertanto al senso di responsabilità dei Deputati e attendiamo un segnale concreto verso uno dei più pesanti elementi di discriminazione delle persone con disabilità: l’esclusione dal mondo del lavoro. Un dato secco e illuminante: oggi, infatti, una sola persona con disabilità su cinque lavora!». (S.B.)

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Due giovani disabili tornano a usare le braccia

18 Febbraio 2017, 08:45am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Due giovani disabili tornano a usare le braccia

INSERITO DA MORENA MOTTA MESTRE. I chirurghi di Villa Salus sono intervenuti nei giorni scorsi per riuscire a migliorare la qualità della vita di due persone disabili. Protagonisti sono stati il primario di chirurgia della mano, Paolo Panciera, e la luminare francese Caroline Leclercq che da tempo collabora con la struttura ospedaliera del Terraglio. 

Il primo intervento ha riguardato un ragazzo di 19 anni, rimasto tetraplegico dopo le conseguenze di un tuffo in mare e la frattura di due vertebre cervicali. «Abbiamo estratto una porzione di muscolo deltoide dalla spalla per andare a rianimare il tricipite dello stesso lato del corpo, così da permettergli maggiore funzionalità nel gomito», spiega il dottor Panciera. «Questo perché il braccio è fondamentale per permettere a un disabile in carrozzina di potersi spingere da solo. Abbiamo poi preso una porzione di tendine del piede per agire nella stessa direzione e così ricreare forza motrice nel gomito».
Il giovane rimarrà ricoverato a Villa Salus e tra due mesi verrà operato anche all’altro braccio. Nel frattempo farà la necessaria riabilitazione. Operazioni che sono la prima fase di un ciclo di sei complessive, che vedranno i chirurghi mestrini lavorare anche al recupero delle due mani per permettere un effetto pinza, e così afferrare qualche cosa. In tutto questo primo intervento è durato quattro ore. 
Un’ora in più del secondo, che invece ha riguardato una persona mestrina di 31 anni colpita da paralisi spastica a seguito di una anossia cerebrale alla nascita. Ciò ha provato un arretramento dei muscoli e la deformazione della schiena con una triplice flessione tra spalla, gomito e polso. «Il lavoro in questo caso è incentrato sul rendere più libera la sua posizione», prosegue il dottor Panciera. «Per poter vestire e lavare questo paziente la situazione è, infatti, sempre critica per chi lo assiste. Così siamo intervenuti per ridurre il tono spastico del gomito, allungando il tendine e sezionando la muscolatura dei pettorali, così da potergli permettere di riaprire il braccio e creare un movimento più naturale. In questo modo si sta cercando anche di ridurre la grave componente di dolore cui questa persona è soggetta da anni. Due interventi differenti ma che hanno risvolti importantissimi per donare a questi pazienti un miglioramento della loro qualità di vita».
 
FONTE di Simone Bianchi LA NUOVA VENEZIA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Assunzione disabili rinviate al 2018, le ultime novità

17 Febbraio 2017, 14:41pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Assunzione disabili rinviate al 2018, le ultime novità

INSERITO DA MORENA MOTTA Assunzione disabili rinviate al 2018, l’Aula del Senato ha approvato il decreto legge milleproroghe. Tante novità tra cui lo slittamento del collocamento obbligatorio.

Assunzione disabili: la nuova norma. Le nuove norme di collocamento obbligatorio per le assunzioni disabili, slittano dal 1° gennaio 2017 al 1° gennaio 2018.

La nuova normativa oggetto di proroga al 2018 riguardava in particolare:

  • l’obbligo per i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti di avere alle proprie dipendenze almeno un soggetto disabile, indipendentemente che il datore di lavoro effettui nuovi assunzioni. Fino al 31 dicembre 2016, la norma prevede che l’assunzione era obbligatoria solo se si effettuavano nuove assunzioni;
  • l’obbligo per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell’assistenza e della riabilitazione di rispettare le quote generali di lavoratori dipendenti disabili.

Quindi per tutto il 2017 restano invariate le norme del 2016, l’assunzione di un lavoratore disabili è obbligatoria solo se viene effettuata una nuova assunzione.

Assunzioni disabile: norme invariate per tutto il 2017. L’obbligo di assunzione del lavoratore disabile è previsto nel momento in cui viene effettuata una nuova assunzione:

  • da 15 a 35 unità: obbligo di assumere un disabile;
  • da 36 a 50 unità: obbligo di assumere 2 disabili;
  • oltre 150: obbligo di riservare il 7% dei posti a favore dei disabili più l’1% a favore dei familiari degli invalidi e dei profughi rimpatriati.

FONTE di Angelina Tortora INVESTIRE OGGI

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Altre sonore bocciature per quella “cittadella della disabilità”

17 Febbraio 2017, 09:46am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Altre sonore bocciature per quella “cittadella della disabilità”

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «A questo punto quello che vogliamo sapere è cosa intenda fare la Regione Toscana con le risorse pubbliche, che a nostro avviso – coerentemente con gli Atti d’Indirizzo Regionale – devono essere indirizzate in tutt’altra direzione»: come avevamo riferito alla fine di gennaio, era stata questa la precisa richiesta di Patrizia FrilliDonata VivantiAntonio Quatraro Gemma Del Carlo, presidenti rispettivamente di DIPOI (Coordinamento Toscano delle Organizzazioni per il “Durante e Dopo di Noi”), FISH Toscana (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), FAND Toscana (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e Coordinamento Toscano delle Associazioni di Salute Mentale, nel contestare le caratteristiche del Centro per Disabili Le Vele per il “Dopo di Noi”, inaugurato qualche giorno prima a San Giuliano Terme (Pisa).
«Inutile girarci intorno – avevano dichiarato i responsabili di quelle organizzazioni -: quel Centro è il classico esempio di re-istituzionalizzazione delle persone con disabilità. È difficile, infatti, vedere diversamente un’unica struttura che accentrerà cento persone con disabilità in una zona semirurale e periferica, una struttura figlia di un approccio culturale vecchio e superato dalla storia, in totale contraddizione sia con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (e con la specifica Raccomandazione n. 48 b) dell’ONU stessa all’Italia “di reindirizzare le risorse dall’istituzionalizzazione a servizi radicati nella comunità”, sia con i documenti conclusivi della Conferenza Nazionale e Regionale sulle Politiche della Disabilità dello scorso settembre a Firenze, sia con il Piano Socio-Sanitario della Regione Toscana».
Ebbene, una risposta a quanto pare assai chiara è arrivata ora anche dalla Regione Toscana, oltreché dall’Azienda USL Toscana Nord Ovest, che nei giorni scorsi hanno manifestato la loro indisponibilità a stanziare risorse per quella struttura, e ad inviarci i pazienti. Per una ricostruzione “storica” dell’intera vicenda, ci affidiamo a quanto scritto da Simona Lancioni nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa): «Nel 2009 la Fondazione Pisa, ente non commerciale di origine bancaria, individua nel “Dopo di Noi” (ossia l’esigenza di fornire supporto alle persone con disabilità nel processo di emancipazione dalla famiglia di origine, ed in sostituzione di essa quando questa – per motivi diversi – è impossibilitata a prestare assistenza) un tema di rilevante interesse sociale. Per rispondere a questa esigenza ritiene – senza tuttavia confrontarsi con l’associazionismo di settore – di progettare un centro/struttura socio assistenziale capace di ospitare, in regime diurno e residenziale, fino a cento persone con disabilità. A tal fine, nel dicembre del 2010, la Fondazione costituisce uno specifico ente a carattere strumentale, la Fondazione Dopo di Noi a Pisa ONLUS, con la missione di costruire, allestire e gestire direttamente la struttura assistenziale. Il centro viene effettivamente realizzato in una zona semirurale e periferica del Comune di San Giuliano Terme, con un investimento di circa 20 milioni di euro. L’inaugurazione avviene il 26 gennaio scorso».Dopo le critiche di cui si è detto, quindi, provenienti dalle reti di organizzazioni che si occupano di disabilità in Toscana, riguardanti sia il metodo che i contenuti dell’iniziativa, Stefania Saccardi, assessore alla Salute della Regione Toscana, si è espressa così, come riporta «la Repubblica.it – Firenze»: «Quella struttura è stata costruita a prescindere da qualsiasi programmazione regionale, senza che ne sapessimo nulla. Lo hanno fatto come e dove gli è parso e non abbiamo intenzione di stanziare risorse pubbliche per mandare lì i pazienti».
Dal canto suo, riporta la stessa fonte, «l’Azienda USL Toscana Nord Ovest ritiene di non aver bisogno dell’aiuto del privato, visto che già garantisce quel tipo di assistenza a chi ne ha bisogno».
«Chi invece considera l’istituto anche una risorsa per il pubblico – si legge ancora in “la Repubblica.it” – è la Società della salute di Pisa (Sds, ente partecipato di Usl e Comuni). Tanto che la presidentessa Sandra Capuzzi si è esposta in prima persona per inserire i primi 9 utenti, spostandoli da una casa famiglia di Marciana. Anche in questo caso però, le famiglie si sono opposte, con l’aiuto del quartiere e della parrocchia. E l’idea è svanita».«In base alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – annota Simona Lancioni -, importantissimo testo normativo che, com’è ben noto, è stata ratificata dall’Italia con la Legge 18/09, la via maestra per intervenire in tema di disabilità passa per l’autodeterminazione delle persone con disabilità, e per la loro inclusione nella società, due aspetti ai quali la Fondazione Dopo di Noi a Pisa non sembra avere prestato attenzione. L’auspicio è dunque che questo macroscopico errore serva da monito per eventuali interventi/investimenti futuri, affinché siano conformi allo spirito e ai contenuti della Convenzione ONU». (S.B.)

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Arriveranno presto le Linee Guida sul collocamento delle persone con disabilità

16 Febbraio 2017, 11:21am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Arriveranno presto le Linee Guida sul collocamento delle persone con disabilità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Accogliamo con favore le rassicurazioni del sottosegretario Biondelli sull’imminente approvazione delle Linee Guida sul collocamento delle persone con disabilità e sul fatto che a breve sarà formalizzato un apposito gruppo di lavoro che, con le Regioni, dovrà affrontare le questioni connesse all’inserimento mirato, nell’àmbito della riorganizzazione dei servizi per l’impiego».
Lo dichiarano in una nota le deputate Patrizia Maestri e Maria Luisa Gnecchi, componenti della Commissione Lavoro della Camera, commentando la risposta di Franca Biondelli, sottosegretario al Welfare, a una loro Interrogazione Parlamentare sui ritardi nell’emanazione delle citate Linee Guida riguardanti il collocamento mirato delle persone con disabilità, previste dal Decreto Legislativo 151/15, attuativo della riforma del lavoro promossa tra il 2014 e il 2015, il cosiddetto Jobs Act.«Quelle Linee Guide – ricordano Maestri e Gnecchi – hanno l’obiettivo di portare alla costruzione di una rete integrata per migliorare il sistema di inserimento lavorativo anche attraverso la promozione di accordi territoriali con i sindacati e le organizzazioni datoriali e di sostenere la predisposizione di progetti di collocamento mirati. Si tratta di uno strumento che è parte essenziale di quella riforma delle politiche attive e dei servizi all’impiego, che rappresenta la chiave di volta per dare una possibilità di lavoro, in particolare, ai giovani, alle donne e alle persone disabili».
Nello specifico, poi, del lavoro delle persone con disabilità – che soffrono di un drammatico livello di disoccupazione (l’80% e oltre) – le due Deputate aggiungono che «al riconoscimento di esso, sancito dalla legge, è necessario dare sostanza. Il forte inasprimento delle sanzioni per le aziende che eludono l’obbligo di assumere disabili in ragione del numero degli occupati, recentemente entrato in vigore, ha rappresentato una prima risposta alla necessità di rendere disponibili posti di lavoro. Le Linee Guida serviranno ora anche a favorire l’incontro tra domanda e offerta di impiego». (S.B.)

 

Ringraziamo Simona Lancioni per la segnalazione.

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