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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO CENNI STORICI SULL'AUTISMO DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

3 Aprile 2017, 00:30am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO CENNI STORICI SULL'AUTISMO DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO  L'autismo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d'interessi e comportamenti ripetitivi.I genitori di solito notano i primi segni entro i due anni di vita del bambino e la diagnosi certa spesso può essere fatta entro i trenta mesi di vita. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione, divise tra cause neurobiologiche costituzionali e psicoambientali acquisite.

Più precisamente, data la varietà di sintomatologie e la complessità nel fornirne una definizione clinica coerente e unitaria, è recentemente invalso l'uso di parlare più correttamente di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA o, in inglese, ASD, Autistic Spectrum Disorders), comprendendo tutta una serie di patologie o sindromi aventi come denominatore comune le suddette caratteristiche comportamentali, sebbene a vari gradi o livelli di intensità.

 

A livello di classificazione nosografica, nel DSM-IV è considerato rientrare nella categoria clinica dei disturbi pervasivi dello sviluppo, cui appartengono, fra le varie altre sindromi, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il disturbo disintegrativo dell'infanzia.

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GIORNALINO DELL'ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO RIFLESSIONI DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

3 Aprile 2017, 00:30am

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GIORNALINO DELL'ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA  DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO RIFLESSIONI DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

Io comincio così:

A chi lascia indietro il passato,
A chi pensa il presente e futuro migliore..
Noi siamo a decidere
Ciò che vogliamo fare
Segui il tuo istinto
Non ti sbaglierai...
Buongiorno a tutti, sereno fine settimana.
Medito: la vita è bella vivila

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GIORNALINO DELL'ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO RIFLESSIONI DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

2 Aprile 2017, 23:41pm

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GIORNALINO DELL'ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA  DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO RIFLESSIONI DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

IO CHIUDO COSÌ:

L'attenzione è una carezza
Costante che non ti fa mai
sentire solo, è la figlia della 
Presenza,ed esserci è l'unico 
Modo di amare davvero....

Buona serata a tutti voi...

Medito : amare ed essere amati ci rende forti e unici...
Non mollare mai se mai una persona...

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Insieme, per evitare che di autismi si parli solo in determinate giornate

1 Aprile 2017, 09:37am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Insieme, per evitare che di autismi si parli solo in determinate giornate

DI MICHELE PAPPACODA «Cosa cambierà per le persone con disturbi dello spettro autistico e per le loro famiglie in Italia? Ci sarà più consapevolezza e un maggiore riconoscimento dei diritti? Speriamo di sì! Ma questa Giornata potrebbe assumere un maggiore e più concreto significato, se rappresentasse l’occasione per unire le famiglie e il mondo associativo impegnato sui disturbi dello spettro autistico, spesso estremamente parcellizzato e anche conflittuale». Lo dichiara Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS, in vista della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo del 2 Aprile.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

31 Marzo 2017, 09:22am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Attraverso i più piccoli, possiamo raccontare un mondo possibile, e a livello culturale il primo passo da fare riguarda il gioco, perché quando giochiamo siamo tutti uguali, ognuno con la propria specificità. Grazie al gioco, infatti, possiamo costruire una realtà in cui nessuno è escluso»: così Marco Rasconi, presidente della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), spiega perché dal 3 al 16 aprile la Giornata Nazionale 2017 di questa “storica” Associazione sosterrà il progetto “Giocando si impara”, volto alla realizzazione di una serie di parchi gioco inclusivi.

TRATTO DA SUPERANDO 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Solo così la scuola potrà diventare realmente inclusiva

30 Marzo 2017, 11:02am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO  Solo così la scuola potrà diventare realmente inclusiva

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Prendo spunto dall’articolo di Giovanni Maffullo, intitolato La rete sfilacciata dell’inclusione scolastica, pubblicato nei giorni scorsi su queste stesse pagine. Secondo Maffullo, infatti, il neonato Decreto Delega sull’inclusione poco (se non addirittura niente) avrebbe stabilito, per ovviare alle attuali gravi criticità del sistema inclusivo italiano e cioè: la scarsa e modesta formazione specifica di tutto il personale scolastico (ma anche delle famiglie) sulle singole disabilità e, conseguentemente, la deresponsabilizzazione degli insegnanti curricolari che, unitamente ai genitori dei ragazzi con disabilità, tendono a considerare i docenti specializzati dei veri e propri “tuttologi”, ovvero gli unici responsabili su cui “scaricare” il processo di inclusione scolastica.

Ebbene, anche a causa di tali lacune dello Schema di Decreto n. 378, che non mi sembrano sanate pienamente dalla mancata previsione di: 1. un’adeguata formazione iniziale specifica dei futuri docenti di sostegno della scuola secondaria di primo e secondo grado; 2. l’obbligo di formazione generalizzata di tutto il personale sulla didattica inclusiva e sulla pedagogia speciale; 3. un’effettiva continuità didattica e di un piano strutturale di assunzione e di stabilizzazione dei 37.500 docenti specializzati precari, ebbene, dicevo, in un mio recente articolo avevo definito la suddetta Delega sull’inclusione come «un topolino partorito dalla montagna».
La convinzione della giustezza e dell’appropriatezza di tale mio non lusinghiero epiteto affibbiato allo Schema di Decreto n. 378 si è rafforzata in questi giorni, dopo avere ripreso, per motivi di lavoro, i dati di un’indagine scientifica che, su volontà di Luciano Paschetta (mio predecessore alla Direzione dell’IRIFOR dell’UICI), l’IRIFOR aveva condotto tre anni fa sullo stato dell’arte dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità visiva. Effettivamente, constato con rammarico e amarezza che da allora non è cambiato pressoché nulla.
I risultati di quella ricerca, infatti, sono stati davvero sconfortanti e preoccupanti e ci dicono che, a fronte di un massiccio intervento in termini di numero di ore di sostegno garantite negli ultimi anni ai ragazzi ciechi e ipovedenti, anche con disabilità plurime, ciò non ha assolutamente prodotto un elevamento della qualità del loro processo di inclusione, anzi…
Basti pensare che, all’inizio degli Anni Novanta, le ore medie settimanali erogate ad ogni 100 alunni con disabilità visiva frequentanti la scuola erano già considerevoli (1.290), ma nel 2012 tali ore per il medesimo numero di studenti erano salite addirittura a 2.510 (1.630 svolte dai docenti per il sostegno, 420 dagli assistenti alla comunicazione e 460 dagli assistenti domiciliari), senza che tale aumento abbia favorito una loro migliore inclusione.

A mio avviso, le cause di tale grave stato di cose sono da individuare e rintracciare:
1) nell’insufficiente preparazione e formazione specifica sulla minorazione visiva da parte degli insegnanti specializzati e degli assistenti alla comunicazione. Sempre dalla sopracitata indagine dell’IRIFOR, ad esempio, è emerso che meno del 50% degli operatori scolastici conosce il Braille, che il 77,7% di loro non possiede competenze tiflodidattiche e tiflopedagogiche e che soltanto il 41,5% dei docenti per il sostegno e degli assistenti ha avuto esperienze pregresse con alunni non vedenti e ipovedenti;
2) nella crescente delega al solo docente specializzato degli studenti con disabilità visiva: solo uno su quattro degli alunni minorati della vista svolge la lezione prevalentemente in classe, mentre più del 13% di essi sono “emarginati” e “ghettizzati” nella cosiddetta “aula di sostegno”;
3) infine, nell’ormai cronica “distorta” percezione, da parte della stragrande maggioranza delle famiglie, dei princìpi pedagogici e didattici dell’autentica cultura dell’inclusione.

Per avviare una virtuosa controtendenza all’odierno sistema, indipendentemente dall’indifferibile riforma del sostegno, è necessario quindi un radicale cambio di approccio e di mentalità da parte di certi genitori e degli insegnanti per il sostegno, che dovrebbero finalmente cessare di rincorrere i “totem” di un passato che faceva ritenere e per certi versi fa ancora ritenere da una parte l’insegnante specializzato (spesso poco qualificato e preparato), dall’altra il maggior numero di ore possibile di sostegno, quali uniche e “ineccepibili” garanzie del successo formativo dei loro figli.
Non è invece il solo docente specializzato a garantire la qualità del sostegno, ma la scuola nel suo complesso, se ben valorizzata e opportunamente stimolata. Solo questa moderna prospettiva culturale e professionale, ancor più di mille Decreti sull’inclusione, potrà ridare dignità di ruolo e funzione ai docenti specializzati.
Infatti, in una realtà scolastica così strutturata, il “nuovo” docente per il sostegno non dovrà né insegnare agli alunni/studenti con disabilità, né occuparsi della valutazione del loro profitto (restituendo una volta per tutte tali prerogative esclusivamente agli insegnanti curricolari), ma potrà “riqualificarsi” come esperto di progettazione, capace di supportare adeguatamente il collega titolare della disciplina, il Consiglio di Classe, i Dipartimenti Disciplinari, il Collegio Docenti, i CTS (Centri Territoriali di Supporto), i CTI (Centri Territoriali per l’Inclusione) e ovviamente l’intera “rete” scolastica, nella stesura, realizzazione e valutazione di un Piano Annuale per l’Inclusività (PAI), quale premessa imprescindibile e parte integrante di un Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) finalmente e realmente per tutti.

Solo frequentando Istituti scolastici davvero inclusivi e “autonomi”, caratterizzati da ambienti, materiali e strumenti didattici e tecnologici accessibili, il bambino/ragazzo con disabilità non sarà più soltanto l’alunno di questo o quel docente per il sostegno, ma della scuola tutta, potendo partecipare in condizioni di pari opportunità, insieme ai compagni, ad attività integrative e laboratoriali scolastiche ed extrascolastiche, a percorsi personalizzati e individualizzati di insegnamento-apprendimento, per classi aperte e parallele, per gruppi omogenei ed eterogenei, a materie facoltative, aggiuntive e opzionali, a stage efficaci di alternanza scuola-lavoro e così via.
Da questo punto di vista, oltre a recepire le necessarie modifiche allo Schema di Decreto n. 378 suggerite dalle Federazioni FAND e FISH [rispettivamente Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità e Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, N.d.R.], dovrà essere particolare cura del Ministero mettere finalmente tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado nelle reali condizioni di sfruttare al meglio tutti gli strumenti che la normativa già esistente sul sostegno e sull’autonomia loro consente (fino alla recentissima e criticatissima Legge 107/15, meglio nota come La Buona Scuola), per implementare e migliorare la qualità del processo di inclusione scolastica dei ragazzi con disabilità, creando strutture organizzative flessibili e più confacenti alle effettive esigenze formative dei diversi alunni e utilizzando in modo funzionale l’organico potenziato per la progettazione e la realizzazione di una didattica autenticamente all’insegna dell’UDL (Universal Design for Learning [“Progettazione dell’apprendimento per tutti”, N.d.R.]).
Come d’incanto, in tal modo, la scuola si riscoprirà finalmente un’istituzione inclusiva e attenta alle differenze individuali e capace di offrire risposte efficaci ed efficienti ai bisogni educativi di tutti e di ciascuno.
L’attenzione alle differenze individuali di ciascun alunno da parte di tutta la comunità scolastica, e non solo del docente di sostegno alle necessità speciali degli allievi con disabilità: è questa la vera discriminante, lo spartiacque tra la vecchia dimensione integrativa della scuola italiana e la nuova cultura dell’inclusione for all.
GIANLUCA RIPASALDA SUPERANDO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Riduce una donna in schiavitù, arrestato. La vittima dei soprusi è una giovane con disabilità psichica

29 Marzo 2017, 10:39am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Riduce una donna in schiavitù, arrestato. La vittima dei soprusi è una giovane con disabilità psichica

DI MORENA MOTTA 29/03/2017 - Per sei anni ha vissuto in schiavitù. Alla fine si è ribellata: accompagnata da suo padre ha denunciato il convivente che tra il 2010 e il 2016, con violenza e minacce l'ha costretta a prostituirsi in cambio di 20 euro a rapporto o cibo. La protagonista di questa storia è una giovane di 28 anni affetta da disabilità psichiche che ha vissuto insieme al suo compagno in questi anni a Cinisi, Terrasini e Partinico, nel palermitano. Quello che sembrava un idillio e un vero amore si è trasformato in incubo, fatto per anni di botte e segregazioni. L'aguzzino un 51 enne di origini marchigiane dopo aver sbarrato porte e finestre la chiudeva in casa con un lucchetto dall'esterno. In seguito alle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Partinico guidati dal capitano Marco Pisano e coordinate dal sostituto procuratore Sirio De Flammineis e dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, si è arrivati all'arresto dell'uomo disposto dal Gip, Roberto Riggio.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Nuovi LEA: c’è il via libera, ma di fatto non sono ancora applicati

29 Marzo 2017, 10:24am

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fishINSERITO DA MICHELE PAPPACODA La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) torna a parlare della pubblicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, mettendone in risalto i punti deboli sia in merito ai contenuti sia in merito all’applicabilità degli stessi. Tra le critiche espresse dalla Federazione v’è il fatto che alcuni punti non sono ancora stati recepiti, “se non in modo residuale”.Tra i punti non ancora attuati v’è ad esempio la raccomandazione che sia previsto il coinvolgimento della persona disabile e della sua famiglia nella predisposizione del percorso assistenziale, la garanzia che alle persone disabili sia fornita continuità assistenziale attraverso il progetto individuale previsto nella legge 328 del 2000, e l’esplicita richiesta di escludere dalle sessioni di gara alcuni prodotti protesici di serie che hanno bisogno di un percorso prescrittivo individualizzato e di un appropriato percorso di valutazione.Oltre a queste materie che non sono ancora tate messe in pratica, FISH ribadisce le critiche al testo anche sul fronte dei contenuti, che dalla prevenzione alla diagnosi, dalla riabilitazione alle prestazioni protesiche, dai servizi ospedalieri ai servizi sociosanitari, dalle malattie rare a quelle croniche mostra alcune criticità.Ci sono poi da sottolineare delle criticità anche a livello di LEA che FISH ha già avuto modo di dibattere e che sono trasversali ai contenuti. Ma di preciso che cos’è che non va sul fronte LEA? Tra le diverse cose, FISH non vede di buon occhio il fatto che alcuni aspetti vengano demandati ad una serie di intese tra Stato e Regioni, perché questo ulteriore balzello non fa altro che allungare i tempi affinché i LEA possano venire applicati in modo reale e concreto già nel breve termine.Inoltre sono pendenti anche le decisioni che dovrebbe prendere la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e da cui sono state escluse le organizzazioni dei pazienti e delle persone affette da disabilità. La Commissione avrebbe dovuto presentare la proposta di aggiornamento entro il 15 marzo scorso, per cui il termine ultimo per andare avanti è già ampiamente scaduto.

FONTE http://www.disablog.it/nuovi-lea-ce-via-libera-non-ancora-applicati/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Così le persone con disabilità visiva leggono i documenti digitali

28 Marzo 2017, 09:58am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Così le persone con disabilità visiva leggono i documenti digitali

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Purtroppo – sottolinea Stefania Leone, consigliera nazionale dell’ADV (Associazione Disabili Visivi) – non è sempre ben chiaro alle persone vedenti come i documenti digitali vengano letti, tramite le tecnologie assistive utilizzate dalle persone con disabilità visiva».
«Qualche giorno fa – racconta la stessa Leone, a titolo di esempio -, sono stata contattata da una responsabile del Dipartimento Documentale del FORMEZ, l’istituto che si occupa a livello nazionale di formazione delle Pubbliche Amministrazioni, per avere un aiuto nel cercare dei file audio in rete che mostrassero degli esempi di come vengono percepiti i ben noti file in formato .pdf “non accessibili”, da coloro che utilizzino tecnologie assistive. Il motivo della richiesta veniva dall’idea di utilizzare questo materiale in seminari online (webinar), proposti in queste settimane proprio dal FORMEZ e destinati a funzionari pubblici, sulla costruzione di documenti accessibili».
«Ebbene – prosegue Leone – dopo avere svolto una ricerca sul web e avere trovato molto materiale, per la maggior parte in inglese e comunque lunghi video che trattavano l’argomento ampiamente, ma forse troppo, per l’esigenza contingente, ho pensato di preparare io stessa dei piccoli file audio che, su ottimo suggerimento dello stesso FORMEZ, abbiamo pubblicato sul sito dell’ADV, a disposizione di chiunque voglia semplicemente ascoltarli o anche scaricarli. Il tutto per dimostrare dimostrino cosa realmente succede a una persona con disabilità visiva, quando, a partire da un sito web, si trovi di fronte a un documento non accessibile e come venga interpretata la lettura di file in formato .pdf da uno degli screen reader [“lettore di schermo”, N.d.R.] più diffusi sul sistema operativo Windows, ossia Jaws For Windows, con output su sintesi vocale».

Questi, dunque, gli esempi disponibili nel sito dell’ADV (a questo link):
– Lettura di un documento non accessibile, ottenuto da scansione risultando un’immagine;
– Lettura  di un testo parzialmente accessibile, un articolo non strutturato, ma che risulta almeno leggibile;
– Lettura di un documento strutturato con intestazioni e tag, che può essere letto sequenzialmente o passando da un’intestazione all’altra, da un indice all’altro, da un link all’altro.
– Piccolo escamotage, considerabile come un “aggiustamento ragionevole”, per ovviare ai documenti pubblici che devono essere pubblicati con la firma del responsabile(S.B.)

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Sindrome di Fahr

27 Marzo 2017, 13:04pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Sindrome di Fahr

A CURA DI MICHELE PAPPACODA La sindrome di Fahr, calcificazione idiopatica dei nuclei della base (telencefalo), anche nota come Morbo di Fahr, è una rara malattia genetica autosomica dominante, con manifestazione di disturbi neurologici caratterizzati da depositi anomali di calcio in aree del cervello che controllano il movimento, compresi i nuclei della base e la corteccia cerebrale. È un disturbo neurologico raro e degenerativo con calcificazione e perdita di cellule. Questo disturbo è stato scoperto dal famoso neurologo tedesco Karl Theodore Fahr, nel 1930. Il disturbo è noto anche come sindrome di Chavany-Brunhes e sindrome di Fritsche.

Sintomi e segni clinici

I sintomi possono includere deterioramento delle funzioni motorie, demenzaconvulsioniemicraniadisartriadisfasia, spasticità, paralisi spastica, atetosistrabismo. Tuttavia, anche se la sindrome di Fahr si presenta comunemente con deficit motori, circa il 40% dei pazienti ottengono una diagnosi successivamente a esami cognitivi o psichiatrici.

Si possono anche includere i classici sintomi della malattia di Parkinson: tremori, rigidità muscolare, e la tipica facies inespressiva, andatura incerta e movimenti involontari delle estremità distali. Questi sintomi sono però caratteristici delle fasi più avanzate della malattia. Sintomi più comuni sono invece distonia e corea. L'età di insorgenza è tipicamente sui 40-50 anni, anche se può manifestarsi a qualsiasi età.

Prognosi

Non esiste cura per la sindrome di Fahr, e non c'è un trattamento terapeutico standard, ogni conoscenza si basa su esperienze individuali. Studi indicano un beneficio ai sintomi psicotici tramite l'uso di aloperidolo e carbonato di litio.

La prognosi rimane comunque variabile per ogni caso ed è difficile prevedere l'evoluzione patologica, in quanto mancano connessioni tra età, estensione dei depositi di calcio cerebrali, e deficit neurologici.

Sembra comunque che l'apparizione delle calcificazioni sia dipendente dall'età, quindi un esame di TAC potrebbe dare esito negativo in un portatore del gene che causa la sindrome se esso si sottopone all'esame prima dei 55 anni.

Le lesioni neurologiche sono comunque progressive, e portano generalmente a infermità e morte

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