GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO La bellezza della natura è a disposizione dei “diversabili”? Una veloce panoramica tra necessità turistiche e vita quotidiana
Di Dott.ssa Rosa De Martino Dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo alla Costituzione, passando per ulteriori interventi legislativi nazionali ed internazionali a tutela dei diversamente abili, incontriamo svariate normative che nel tempo hanno cercato di adeguare la società ai fabbisogni delle persone portatrici di handicap, onde garantire fattivamente il fondamentale diritto all’uguaglianza, inteso come divieto di discriminazioni e offerta concreta di pari opportunità; sebbene tutt’oggi non si riscontrino ancora interventi veramente efficaci per dare una soluzione ad una delle più gravose problematiche delvivere sociale.Curiosando tra i vari contesti sociali, uno sguardo è interessante rivolgerlo alla Penisola Sorrentina:situata geograficamente tra il golfo di Napoli e quello di Salerno, racchiude 21 paesi, di cui 9 della provincia di Napoli e 12 della provincia di Salerno. Da Agerola ad Amalfi, da Massa Lubrense a Vico Equense, da Sorrento a Maiori, lo splendore paesaggistico dei luoghi accumuna i Comuni verso una forte spinta al turismo, onde favorire lo sviluppo locale, con parallela, altalenante, flebile, attenzione alle necessità dei diversabili. Le politiche degli enti locali, le fondazioni no profit,mostrano la volontà di dare contributo concreto all’attuazione degli obiettivi di rimozione delle barriere sociali esistenti, al fine di indirizzare gli interessati verso una vita il più possibile autonoma,ma, non si può non sottolineare che, trovandoci in Italia, con le lentezze della burocrazia e leinefficienze della pubblica amministrazione, spesso gli interventi o mancano o ritardano. Da Agerola registriamo le iniziative della Lega Navale che, promuovendo il Progetto Vela per i disabili, mette a disposizioni corsi di vela, di biologia marina, di nuoto, onde contribuire, con iniziative sociali del genere, a “normalizzare” la vita degli stessi. Dal Comune menzioniamo laPolitica di Sostegno per l’inclusione Attiva, (Carta SIA), quale iniziativa atta, ad esempio, con l’erogazione di un sussidio economico e con la fornitura di assistenza domiciliare, a sostenere da vicino i fabbisogni giornalieri dei meno abbienti e dei più disagiati. Tutto ciò sebbene esista unCentro disabili che non riesce ad operare per mancanza di sussidi: come in ogni realtà, il problema risiede nella mancanza di fondi o nel loro scorretto utilizzo. Inoltre, a Castellamare incontriamo una politica comunale votata all’assistenza domiciliare, agli assegni familiari per chi ha figli disabili a carico, nonostante la cronaca abbia messo in luce degli scandali circa il rilascio di falsi certificati di invalidità per le soste al parcheggio o per mancanza di sostegno per gli studenti disabili, con laconseguente frettolosa ricerca di figure da affiancare agli stessi nelle scuole. A Massa Lubrense, inparticolare, a Punta Campanella, dei finanziamenti, concessi per fornire il luogo di un sentiero per disabili, non hanno trovato “giusta applicazione”. A Sorrento, Associazioni di volontariato si attivano per mettere a disposizione dei diversabili iniziative di svago a titolo gratuito o con tariffe agevolate. In realtà, in un quadro sintetico, è per lo più il turismo ad incentivare una maggiore attenzione alle difficoltà ed esigenze dei disabili, al fine di rendere loro la vita più facile, con servizi più alla loro portata: percorsi turistici assistiti e adeguati alla loro condizione, possibilità di noleggiare attrezzature a loro preposte con tariffe agevolate, creazione di un’apposita carrozzella (la famosa Joelette) per favorire le passeggiate naturalistiche e le traversate lungo i percorsi da trekking, anche a chi in teoria non avrebbe possibilità di farlo. Insomma, rendere i luoghi da visitare loro accessibili, con conseguente predisposizione, a tal fine, anche di strutture alberghiere e di ristorazione.Al di là del mondo fatato o pseudo tale del turismo, le finanze e le precarie condizioni in cui versano i Comuni, con le svariate difficoltà che si possono incontrare ad amministrare, anche purtroppo a causa di inettitudine e negligenza, hanno mostrato anche in Penisola l’altra faccia dellamedaglia. Un ospedale saturo, non in grado di sopperire ai bisogni persino dei diversabili, un Centro per disabili a rischio di chiusura, sostegni scolastici manchevoli, trasporti che puntualmente, rischiano di venire meno per mancanza di fondi, lavori a sostegno della mobilità dei diversabili, per assurdo sbagliati, con la costruzione di rampe di passaggio più strette di quanto debbano essere perconsentire il passaggio di una carrozzella (ciò è avvenuto tra Meta e Piana di Sorrento), falsi certificati di invalidità che privano i reali legittimati a godere dei propri diritti, sono alcuni dei fatti di cronaca manifestanti mancanze tipiche, comunque, della Penisola Italiana tutta, riguardoall’urgenza di dotare il vivere sociale di un ambiente in cui, accanto a forme temporanee di assistenza,(presenti anche grazie ad azioni di volontariato), siano effettivamente abbattute quelle barriere architettoniche (e non solo) che impediscono ai diversabili di condurre una vita, insieme agli altri, il più normale possibile. Se nella Penisola Sorrentina si sta cercando di raggiungere tale traguardo, per lo più in ambito turistico, ovviamente ciò non basta, Il movimento cinque stelle ha di recente proposto ( febbraio 2017) di istituire presso i comuni peninsulari il Garante dei diritti della persona diversamente abile, con adozione del relativo regolamento, proprio per consentire che ci sia una figura in grado di assicurare in concreto cheostacoli e problematiche di ordine economico e sociale, di carattere locale, siano trattati di volta in volta con il rigore che meritano, perché, troppo spesso, limitano l’esistenza di chi vive in situazionidi forte disagio, così da vedere finalmente soluzioni concrete, vigilando sulle varie questioni efornendo risposte fattive. Le iniziative ci sono, aspettiamo si passi ai fatti, per il momento possiamo quantomeno godere delle bellezze che la Penisola ci offre.
Dott.ssa Rosa De Martino
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DI MICHELE PAPPACODA 10/03/2017
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA I dati preliminari relativi a uno studio interventistico canadese sull’insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (CCSVI) nella sclerosi multipla, sono stati recentemente presentati negli Stati Uniti, in occasione del convegno annuale della Society for Interventional Radiology.La ricerca ha coinvolto due gruppi, al primo dei quali è stata eseguita la procedura di angioplastica, mentre al gruppo di controllo è stata effettuata una finta (sham) procedura, equivalente chirurgico di un placebo*. Le persone sono state valutate clinicamente, radiologicamente e tramite le autovalutazioni fatte da loro stesse.«Questo studio interventistico canadese – dichiara Mario Alberto Battaglia, presidente della FISM, la Fondazione che opera a fianco dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) – è stato condotto con rigore metodologico e seguendo il protocollo diagnostico ufficiale per la CCSVI. I risultati affermano che, a circa un anno dall’intervento, non si rilevano differenze tra i due gruppi, né per le misure cliniche e di risonanza magnetica, né per ciò che riguarda l’autovalutazione delle persone che hanno ricevuto il trattamento. Dopo i risultati dello 
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Perché – si chiede Luciano Paschetta – il Ministero vuole chiudere l’esperienza dei CTS (Centri Territoriali di Supporto), “buttando a mare” un’iniziativa che a basso costo ha dato buoni risultati e azzerando in tal modo una rete nata dal basso, proprio mentre cominciava a dare i suoi migliori frutti?». E aggiunge: «È un “esercizio”, questo, da “rete di Penelope”, che distrugge quello che ha appena costruito; in questo caso, però, è difficile immaginare chi arriverà per sostituirne l’operato, a salvaguardia degli attacchi di chi rimpiange le scuole speciali. In questi anni abbiamo letto spesso su Direttive e Circolari Ministeriali e sentito altrettanto spesso recitare il “mantra”: «Perché la scuola diventi veramente inclusiva, le scuole devono uscire dall’isolamento, occorre che sviluppino sinergie con il territorio, bisogna che facciano rete tra loro». Parimenti veniva sottolineata la necessità di avere dei punti di riferimento per supportare i docenti nel processo di inclusione, i quali da un lato potessero fornire loro informazione e formazione e dall’altro favorissero il collegamento tra le scuole e il territorio.
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INSERITO DA MORENA MOTTA 
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