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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Cassonetti sul parcheggio dei disabili. La foto choc di Porto d’Ascoli

18 Marzo 2017, 10:36am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

INSERITO DA MORENA MOTTA SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cassonetti e sacchetti dell’immondizia sul parchggio per i disabili. E’ la paradossale situazione che si vive, da tempo, a Porto d’Ascoli in via Dal Verme dove i residenti denunciano la presenza di cassonetti dell’immondizia all’interno delle strisce gialle che, in teoria, dovrebbero ospitare il parcheggio per i portatori di handicap.“Abbiamo segnalato la cosa in Comune – spiegano – ma non è cambiato nulla”. Negli ultimi giorni, inoltre, ai cassonetti si sono aggiunti i sacchetti di immondizia lasciati in terra che, di fatto, ora occupano tutto lo spazio destinato al posteggio.

FONTE https://www.lanuovariviera.it/category/cronaca/cassonetti-sul-parcheggio-dei-disabili-la-foto-choc-di-porto-dascoli/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Glaucoma, una malattia invalidante: in Italia in 500mila non sanno di averla

17 Marzo 2017, 01:00am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il glaucoma è una malattia cronica e degenerativa che nasce a seguito di un aumento della pressione interna dell’occhio. Questo aumento della pressione danneggia progressivamente le cellule che collegano l’occhio al cervello, e quello che ne viene fuori col passare del tempo è una conseguenza davvero molto seria: la cecità.

Il glaucoma purtroppo agisce silenziosamente, ed è per questo motivo che, secondo le stime attuali, a fronte di una popolazione di 500mila persone che in Italia è consapevole di esserne portatrice, altrettante persone non sanno di avere il glaucoma. Nel Belpaese si presume quindi che in totale, ad essere colpite dal glaucoma, siano un milione di persone; mentre secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo il numero tocca quota 55 milioni di soggetti, rappresentando la seconda causa di cecità irreversibile.

Per informare la popolazione su questa malattia, fino al 18 marzo in tutto il mondo si svolgerà una campagna di sensibilizzazione sui rischi del glaucoma. L’Italia ha dato la sua adesione al primo Congresso Internazionale, programmato a Roma dal 16 al 18 marzo a Villa Miani. L’evento è organizzato e curato dall’Associazione Italiana per lo Studio del Glaucoma – AISG, Sezione Italiana della European Glaucoma Society.

Come spiega Stefano Miglior, presidente dell’AISG, “il glaucoma è una malattia subdola perché ti colpisce senza fartelo sapere. Quando la scopri spesso è già troppo tardi. E’ una malattia cronica degenerativa che se non gestita può solo che peggiorare. Uccide, senza darlo a vedere, le cellule che mettono in comunicazione l’occhio con il cervello, e così facendo determina una progressiva perdita della vista”“Il glaucoma – continua l’esperto – è una malattia che ha un forte impatto sulla qualità della vita. Il convegno internazionale di AISG rappresenta pertanto un evento molto importante per condividere esperienze e rafforzare la risposta della Medicina sul fronte della prevenzione e della cura”.

Fino al 18 marzo sono previste anche numerose iniziative a cura della Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, mediante controlli oculistici gratuiti, gazebo informativi e unità mobili all’interno delle quali sarà possibile farsi misurare la pressione dell’occhio.

FONTE http://www.disablog.it/glaucoma-malattia-invalidante-italia-500mila-non-sanno-averla/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Regno Unito, multe salate ai tassisti che rifiutano i disabili. E da noi?

17 Marzo 2017, 01:00am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

 

taxiINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Dal prossimo 6 aprile, se un tassista del Regno Unito non farà salire a bordo del proprio veicolo un utente in carrozzina, rischierà una multa particolarmente salata (fino a 1.000 sterline) e persino il ritiro della licenza. Si tratta di una nuova norma particolarmente voluta e portata a compimento dal ministro inglese dei Trasporti Andrew Jones, con l’obiettivo di “costruire un Paese che possa funzionare per tutti”.

E in Italia? In Italia non c’è alcun tipo di tutela da questo punto di vista, anzi, il trasporto cittadino diventa sempre più complicato anche per i normodotati: le recenti proteste dei tassisti nelle grandi città italiane contro la liberalizzazione del loro settore non hanno aiutato di certo i consumatori, e tanto meno si sono interessate a quelle che dovrebbero essere altre battaglie sacrosante come il diritto alla mobilità dei normodotati e dei diversamente abili. Il controllo della situazione quindi è demandato alle singole città che possono intervenire con delibere che hanno valenza naturalmente sul solo suolo cittadino.

Con il provvedimento preso dal governo inglese, torna così in auge il tema dell’accessibilità delle città. Un’accessibilità che in Italia è sempre stata vista come un tema ancora tutto da affrontare, visto e considerato che nella maggior parte dei casi le nostre città non riescono ad essere cucite su misura di disabile.

Qualche esempio? Le nuove tecnologie sono ancora sotto sfruttate rispetto a quello che sarebbe il loro potenziale, gli spazi pubblici spesso e volentieri tendono ad escludere dall’accesso coloro i quali sono in carrozzina, e anche strutture e servizi pubblici sono spesso ricchi di barriere architettoniche che di fatto limitano il concetto di accessibilità. E poi c’è il trasporto, con autobus, treni e altri mezzi pubblico/privati che non sono dotati di pedane e di quegli strumenti volti a garantire la mobilità dei soggetti che non possono spostarsi autonomamente.

FONTE http://www.disablog.it/regno-unito-multe-salate-ai-tassisti-rifiutano-disabili/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Sindrome di Down: condivisione, crescita, appartenenza

16 Marzo 2017, 15:31pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Sindrome di Down: condivisione, crescita, appartenenza

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una due giorni di dibattito e informazione, per festeggiare alla grande trent’anni di presenza attiva e costante sul proprio territorio: è questa l’iniziativa promossa per il 17 e 18 marzo a Sedico (Villa Patt) dall’AIPD di Belluno, nata appunto nel 1987 per iniziativa di un gruppo di genitori, col nome di Associazione Bambini Down, correlato all’età dei figli, ma divenuta poi, dal 1995, Associazione Italiana Persone Down, così come l’organizzazione nazionale di riferimento: i bambini, infatti, stavano crescendo e veniva di conseguenza ampliandosi l’àmbito degli interventi culturali e di promozione sociale alle persone con sindrome di Down di tutte le età.

La principale iniziativa sarà il convegno intitolato Condivisione, crescita, appartenenza, al quale sono stati invitati esperti di fama nazionale ed internazionale per trattare i temi in discussione. La prima giornata di venerdì 17, infatti, che sarà dedicata al settore psico-pedagogico e all’inclusione scolastica e sociale, prevede la presenza, tra gli altri, di alcuni veri e propri “padri” dell’inclusione scolastica nel nostro Paese, quali Andrea Canevaro dell’Università di Bologna, Dario Ianes dell’Università di Bolzano e Salvatore Nocera, già dirigente al Ministero della Pubblica Istruzione, già vicepresidente della FISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e tuttora componente dell’Osservatorio Scolastico dell’AIPD Nazionale. Accanto a loro, Antonella Gris, referente dell’Area Disabilità dell’Ufficio Scolastico Provinciale, illustrerà l’esperienza della realtà scolastica bellunese.
Successivamente si parlerà di esperienze e progetti verso una vita adulta il più possibile autonoma, insieme ad Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’AIPD e presidente dell’EDSA (European Down Syndrome Association), l’organizzazione non profit nata nel 1987, per sostenere e rappresentare le persone con sindrome di Down in tutta Europa, Federico Girelli, presidente nazionale del Comitato Siblings, che riunisce fratelli e sorelle di persone con disabilità e Carlo Lepri, psicologo con lunga esperienza nel campo dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.
La mattinata della seconda giornata sarà dedicata invece al tema della salute e del benessere psicofisico, con la partecipazione di Angelo Carfì del Policlinico Gemelli di Roma, che parlerà delle attenzioni di tipo medico da porre verso le persone con sindrome di Down, mentre Vito Lamberti, medico dello sport dell’Istituto di Medicina Sportiva di Vittorio Veneto (Treviso), affronterà la tematica dell’attività sportiva utile per le persone con sindrome di Down, anche dal punto di vista agonistico.

Da segnalare infine che le previste pause caffè e il pranzo a buffet del venerdì saranno organizzati in collaborazione con l’Istituto Alberghiero Statale Dolomieu di Longarone, con la partecipazione di alcuni giovani dell’AIPD Belluno come camerieri, già rodati nell’àmbito del progetto Fuori Menu, elaborato dall’Associazione come formazione a un futuro, augurabile, inserimento lavorativo. (S.B.)

SUPERANDO http://www.superando.it/2017/03/16/sindrome-di-down-condivisione-crescita-appartenenza/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Quell’esercito di docenti “invisibili”

16 Marzo 2017, 15:25pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Quell’esercito di docenti “invisibili”

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un esercito “invisibile” di oltre 100.000 insegnanti con disabilità che ogni giorno siede dietro la cattedra e tiene lezione agli alunni di ogni ordine e grado della scuola italiana. Un numero ricavato da stime non ufficiali, perché sui docenti disabili non esisterebbero dati e rilevazioni statistiche. Un “buco nero”, dunque, nel sistema scolastico che, secondo un’inchiesta del magazine online «Ofcs Report – La percezione della sicurezza», riguarda circa il 15% del totale del corpo docente italiano, che conta oltre 750.000 unitàTra questi, occorre precisare, sono inclusi gli insegnanti alle prese con ogni forma di disabilità, dal docente con malattie cardiache a quello affetto da sclerosi multipla, dal non vedente al professore malato di tumore o con problemi di deambulazione.

Eppure di disabilità nel mondo scolastico se ne parla spesso, ma a finire al centro del dibattito sono esclusivamente i tantissimi ragazzi che ogni giorno sfidano le barriere architettoniche e culturali che ancora esistono nei nostri istituti, spesso fatiscenti e non sempre in grado di garantire pienamente l’accessibilità a tutti. In tal senso, lo ricordiamo, nell’anno scolastico 2015-2016 gli alunni con disabilità nella scuola primaria erano 88.281 (3% del totale degli alunni), nella scuola secondaria di primo grado 67.690 (4% del totale), tra i quali l’8% non autonomo in alcuna delle seguenti attività: spostarsi, mangiare o andare in bagno.
Per quanto poi riguarda gli insegnanti di sostegno rilevati dal Ministero, essi erano più di 82.000, uno ogni due alunni con disabilità. Negli anni, infine, circa l’8% delle famiglie di questi alunni ha presentato un ricorso per ottenere l’aumento delle ore di sostegno.
Se spostiamo tuttavia il discorso sulla disabilità dietro la cattedra e chiediamo informazioni agli Enti preposti, quello che ci troviamo di fronte è il buio più totale. Un vero e proprio esercito di insegnanti “invisibili” le cui storie il citato magazine online «Ofcs.Report» sta raccogliendo in tutta Italia, ma che il Ministero dell’Istruzione non avrebbe mai rilevato, così come l’ISTAT, l’INPS, i Dicasteri della Pubblica Amministrazione e del Lavoro, tutti contattati dallo stesso «Ofcs.Report»: nella migliore delle ipotesi, infatti, hanno “giocato a scaricabarile”altre volte hanno sviato il tema spostando l’attenzione sugli alunni con disabilità, altre ancora hanno lasciato senza risposta le richieste ufficiali di dati e informazioni.

Si tratta di un silenzio che lascia con l’amaro in bocca di fronte alle tantissime storie raccolte, con docenti disabili che denunciano difficoltà nel poter esercitare l’attività, casi di mobbing da parte di Dirigenti Scolastici a cui magari un insegnante malato in organico crea problemi, se non incomprensibili imbarazzi. Con il risultato che in molti sono sul punto di mollare, come la maestra Rosa Maria Gagliano, 50 anni di cui venti di precariato sulle spalle, malata di sclerosi multipla, che ha fatto richiesta di mobilità lo scorso maggio per restare nella propria Provincia, Palermo, allegando alla richiesta il verbale della Legge 104 e l’invalidità al 100 per cento. Come risposta è stata trasferita a Bologna, a 1.200 chilometri da casa…
Oppure la storia di Stefania (nome di fantasia), maestra delle elementari di una scuola del Sud Italia, anche lei con la sclerosi multipla, per la quale il Dirigente Scolastico ha chiesto una visita in CMV (Collegio Medico di Verifica), giustificando la domanda dal momento che «la maestra continua ad assentarsi dal lavoro perché affetta da malattia degenerativa».
Non ultimo un caso denunciato dall’organizzazione ANIEF-CISAL: un docente a tempo indeterminato in servizio in Lombardia, affetto da anni da una malattia invalidante, che si sarebbe visto improvvisamente negare dal Ministero le somme per gli stipendi dello scorso anno scolastico, con la motivazione che l’assenza non era giustificata da certificazione medica indicante la grave patologia. I certificati presentati dallo stesso insegnante sono stati considerati dall’Amministrazione «generici senza una chiara indicazione della terapia salvavita». Una stortura burocratica che per altro il Tribunale di Milano ha prontamente corretto, riconoscendo al docente con disabilità il risarcimento ai giorni lavorativi decurtati. «Giustizia è fatta», spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’ANIEF e segretario confederale della CISAL. «Ora – aggiunge – il Ministero dovrà restituire l’intera retribuzione negata al suo dipendente, perché chi si sottopone a terapie salvavita non può vedersi privato della retribuzione».

L’unico monitoraggio in questo àmbito effettuato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca riguarda le richieste di 104, ovvero i permessi per le persone con disabilità o per i loro familiari. Un monitoraggio scaturito a seguito di uno scandalo scoppiato a Menfi, in provincia di Agrigento nel 2014, dove nell’Istituto Santi Bivona settanta insegnanti su centosettanta risultavano malati o beneficiari della Legge 104. Solo per rendere l’idea, nelle imprese private le persone che ricorrono alla Legge 104 sono circa l’1,5% sul totale dei lavoratori, mentre nella scuola questa percentuale cresce, complessivamente, sino al 13%.
I dati di quel dossier, tuttavia, non restituiscono una fotografia esatta del problema, poiché dicono il totale delle richieste e non solo le 104 cosiddette “dirette”, ma è bene ricordarle perché restituiscono come al solito la geografia di un Paese spaccato a metà, con il Sud sempre indietro.
Restando infatti ai dati, in base a tale monitoraggio il maggior numero di docenti con disabilità, o impegnato ad assistere un parente con disabilità, è di ruolo in una scuola della Sardegna, dove usufruisce della 104 addirittura il 18,27% degli insegnanti, vale a dire quasi uno su cinque. Seguono l’Umbria, dove la percentuale è del 17,17%, la Sicilia con il 16,75% e il Lazio con il 16,36%. In Puglia la presenza dei beneficiari della 104 è del 15,95% e in Campania è del 15,77%.
Tra le Regioni in cui si registra una minor presenza di docenti con disabilità o con parenti disabili, spicca, primo fra tutti, il Piemonte: dove la percentuale di beneficiari della Legge 104 si abbassa all’8,96%. Restano sotto la soglia del 10% anche il Veneto con il 9,71% di permessi e la Toscana con il 9,84%.

«In realtà al Ministero – spiega una dirigente che vuole restare anonima – non interessa rilevare quel dato, che comunque l’INPS non può non avere. Bisogna dire anche che nella scuola, più che in altri settori della Pubblica Amministrazione, i lavoratori con disabilità sono molto numerosi, forse per la tipologia di lavoro che svolgono, e rappresentano un costo notevole per lo Stato, viste le sostituzioni che bisogna prevedere e l’assistenza che si deve garantire». Ecco dunque perché, forse, risulta più conveniente non spendere soldi per censirli o anche solo per raccontare le tante storie di eccellenze nella scuola che hanno come protagonisti proprio gli insegnanti con disabilità.

Testo già apparso nel magazine online «Ofcs Report – La percezione della sicurezza», con il titolo “Docenti disabili: un esercito di 100mila ‘invisibili’ siede dietro le cattedre”, e qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Sul tema dei docenti con disabilità, suggeriamo senz’altro la consultazione della pubblicazione intitolata Davanti e dietro alla cattedradisponibile online e curata da Oriana Fioccone, all’interno del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Essa si compone appunto di un’interessante raccolta di testimonianze di insegnanti e studentesse con disabilità.
Segnaliamo inoltre la disponibilità di una testimonianza diretta della stessa Oriana Fioccone (La mia odissea tra montacarichi e trasferimenti), pubblicata in «Ofcs Report – La percezione della sicurezza»).

di Daniele Piccinin SUPERANDO http://www.superando.it/2017/03/16/quellesercito-di-docenti-invisibili/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Domande per la pensione anticipata? Prima i disoccupati, poi i disabili

15 Marzo 2017, 14:15pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Domande per la pensione anticipata? Prima i disoccupati, poi i disabili

INSERITO DA MORENA MOTTA Prima i disoccupati. Poi i lavoratori disabili o quelli con un disabile a carico. Nello scrivere i decreti attuativi per l’Ape, l’anticipo pensionistico che da maggio dovrebbe consente l’uscita anticipata dal lavoro a chi si avvicina alla fine della carriera, il governo è alle prese con una delicata graduatoria delle categorie deboli. Il terreno è quello della cosiddetta Ape social, la pensione anticipata fino a tre anni e sette mesi rispetto alla scadenza naturale che non comporta una riduzione dell’assegno, proprio perché riguarda fasce sociali sensibili che il governo ha deciso di tutelare. Il problema, come al solito, sono i soldi.

Il nodo delle risorse

Per il 2017 la legge di Bilancio ha stanziato 300 milioni di euro, che serviranno a pagare l’assegno fino a 1.500 euro, interamente a carico dello Stato, versato a chi lascerà il lavoro in anticipo fino al momento della pensione vera e propria. Le stime parlano di 35 mila domande. E specie per questo primo anno, viste le attese, quei i fondi potrebbero non bastare. Per questo il governo è stato costretto a studiare un criterio di precedenza. Il meccanismo è complesso, si parla di entrate a rubinetto, di entrate a sportello, di scaglioni, di finestre.

Le categorie tutelate

La sostanza è che ci sarebbe una corsia preferenziale per i disoccupati rispetto alle altre categorie che hanno diritto all’assegno a carico dello Stato. Quali sono? I disabili con una riduzione delle capacità lavorativa di almeno il 74% e con almeno 30 anni di contributi; le persone che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità e sempre con almeno 30 anni di contributi; i lavoratori con almeno 36 anni di contributi e che da almeno sei anni svolgono le cosiddette attività gravose, come i facchini, le maestre d’asilo e le altre categorie indicate nel decreto.

Una scelta difficile ma forse obbligata

I disoccupati prima dei disabili. Giusto così? Il criterio ha la sua logica: la legge di Bilancio dell’anno scorso specifica che per avere diritto all’assegno a carico dello Stato i disoccupati non solo devono essere senza lavoro e avere, anche loro, almeno 30 anni di contributi. Ma devono essere anche, almeno da tre mesi, senza ammortizzatori sociali. Senza stipendio, senza pensione e senza nemmeno quello che resta della cassa integrazione. Una differenza non da poco visto che le altre categorie sociali deboli che hanno diritto all’Ape social, pure in difficoltà, hanno ancora un’entrata per arrivare a fine mese. Il criterio di precedenza potrà essere anche discusso, forse anche discutibile. Ma dovendo scegliere era difficile fare diversamente.

FONTE di Lorenzo Salvia CORRIERE DELLA SERA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Dedicate il Primo Maggio alla disabilità!

15 Marzo 2017, 10:13am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA  DE MARTINO Dedicate il Primo Maggio alla disabilità!

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Scrivo per proporre alle Confederazioni Sindacali di dedicare il prossimo appuntamento del Primo Maggio in tutte le piazze d’Italia al tema della disabilità, coniugata alla solidarietà sociale, all’eguaglianza e al Diritto al Lavoro»: si apre così la lettera aperta indirizzata da Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), ai segretari generali delle Confederazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL, Susanna CamussoAnnamaria Furlan e Salvatore Barbagallo, «a nome delle centinaia di migliaia di ciechi e ipovedenti italiani», ma con la certezza «di interpretare anche i sentimenti, i desideri e le aspettative dell’intero mondo della disabilità: alcuni milioni di persone in tutta Italia».

Dopo avere poi ricordato che «l’anno scorso in Emilia-Romagna e in particolare a Bologna, il tema della disabilità ha fatto da filo conduttore delle manifestazioni sindacali del Primo Maggio, riscuotendo il consenso generale dei cittadini e dei lavoratori, tanto da convincere l’arcivescovo della città, monsignor Matteo Zuppi, a salire sul palco accanto a noi tutti, a celebrare insieme la Festa del Lavoro», Barbuto sottolinea come «nonostante le leggi di protezione, nonostante l’azione continua delle nostre associazioni rappresentative, sovente supportata anche da una consistente opera di sostegno delle Confederazioni Sindacali, centinaia di migliaia e forse milioni di persone con disabilità rimangono ogni giorno alla ricerca della loro dignità offesa, da conquistare innanzitutto e soprattutto proprio grazie alla realizzazione del Diritto al Lavoro, che renda possibile l’indipendenza economica, l’autonomia personale, la libertà dal bisogno».

«A nessuno potrà sfuggire – prosegue il Presidente dell’UICI – quanto sia importante oggi riuscire a mutare la disabilità da un fattore di handicap a una risorsa preziosa a tutela delle persone e a favore di uno sviluppo economico e di un progresso sociale più equo ed equilibrato, dove gli esseri umani siano posti finalmente al centro dell’attenzione, in alternativa alle odierne, rigide logiche del profitto. Le lotte per la conquista del diritto di cittadinanza e della dignità personale e civile, condotte quotidianamente dalle persone con disabilità, dalle loro famiglie e dalle loro associazioni di rappresentanza, per poter conseguire la massima efficacia e i migliori risultati, devono tuttavia sapersi unire alle rivendicazioni più generali delle classi meno abbienti, perché venga costruito e rinsaldato un vasto fronte comune della solidarietà sociale, premessa irrinunciabile per nuovi e più avanzati traguardi di civiltà e di uguaglianza. Dedicare tra l’altro il prossimo Primo Maggio proprio a questa costruzione di un fronte ampio della solidarietà sociale significherebbe porre sul tappeto i temi reali che riguardano la vita quotidiana delle persone, al di là di un’agenda politica nazionale spesso povera di contenuti e comunque circoscritta, in genere, agli iniziati della tattica e dell’opportunismo; percepita pertanto dai cittadini, sovente, come lontano e mero esercizio di potere».

«Cari Segretari – conclude Barbuto -, confido pertanto nella vostra attenzione solidale per portare nelle piazze d’Italia, il prossimo Primo Maggio, tutti insieme, in un unico fronte di lotta e di proposta, i grandi temi dei Diritti Sociali, dell’uguaglianza delle opportunità, della dignità del Lavoro, della libertà vera delle persone, quale libertà dal bisogno e dalla povertà. Fate quindi in modo che sul palco delle celebrazioni, insieme a voi, siano presenti e abbiano voce gli esponenti del mondo della disabilità, per indirizzare un messaggio chiaro e comune alla società e alla Politica italiana, riguardante un nuovo impegno di lotta e di proposta, verso più avanzate frontiere di solidarietà sociale e di rispetto umano». (S.B.)

SUPERANDO 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Come sta l’assistenza sociosanitaria territoriale?

14 Marzo 2017, 11:16am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Come sta l’assistenza sociosanitaria territoriale?

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ha preso il via da qualche giorno il Monitoraggio dei Servizi sul Territorio – Fuori dall’Ospedale e dentro le mura domestiche, iniziativa voluta dal Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, che vedrà come protagonisti centinaia di Cittadini, Associazioni di pazienti, Professionisti, Istituzioni, per “tastare il polso” della situazione di tutto ciò che in questo àmbito vi è fuori dall’ospedale, fin dentro le mura domestiche.
«Tutto parte dalle richieste dei cittadini che si sono rivolti a noi – spiegano i promotori – secondo i quali questi servizi rappresentano la terza area di “criticità” per la quale ci contattano. Un’ulteriore criticità deriva poi dalle tredici sigle con le quali i cittadini stessi (fino al 2014) fanno i conti: dalle CdS (Case della Salute), ai PTA (Presidi Territoriali di Assistenza Primaria); dalle UTAP (Unità Territoriali di Assistenza Primaria) agli NCP (Nuclei di Cure Primarie); dalle UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie) alle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali). E se il territorio è quello che dovrebbe rispondere meglio alla riorganizzazione della rete ospedaliera ed essere garante di completezza, vicinanza e continuità delle cure, è essenziale conoscerlo, farlo conoscere e misurarlo per migliorarlo».

L’obiettivo generale è dunque quello di mappare l’offerta dei servizi territoriali e fotografarne il funzionamento, il livello di offerta sui territori regionali e locali rispetto alle indicazioni nazionali, oltreché di raccogliere l’esperienza dei cittadini che usufruiscono delle cure, stimolando una riflessione comune sui bisogni di salute dei pazienti, bisogni sempre più da integrarsi con gli aspetti sociali.
«A fronte della cura dimagrante degli ospedali italiani – sottolinea Tonino Aceti , coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato – non è stata contemporaneamente costruita e rafforzata la “contropartita” in termini di servizi territoriali per i cittadini. Infatti, sono ancora troppo poche le realtà che stanno investendo e scommettendo realmente su questi servizi, che sono centrali per le persone con patologia cronica o disabilità, per quelle con sofferenza mentale e dipendenze patologiche, per la genitorialità e per la prevenzione, solo per fare alcuni esempi. E invece è proprio questa la scommessa da vincere subito per il presente e per il futuro, giacché diventa prioritario raccogliere maggiori informazioni sui questi servizi perché i dati prodotti dalle Istituzioni sono ancora troppo pochi e non riguardano aspetti importanti per i cittadini come la semplificazione della burocrazia e gli orari di accesso, la garanzia della continuità dei percorsi, la prossimità dei servizi, la carta dei servizi territoriali. Questo nonostante sulla carta si investa circa il 51% del Fondo Sanitario Nazionale. Conoscere meglio la situazione, quindi, serve non solo a migliorare i servizi, ma anche a spendere meglio le risorse che abbiamo».

Sono esattamente quattro gli strumenti utilizzati per la rilevazione: un questionario rivolto agli Assessorati alla Sanità; questionari di livello aziendale declinati per Distretti, rivolti ai Direttori Generali e ai Responsabili di Distretto; questionari per i pazienti (o loro caregiver) che usufruiscono di cure domiciliari e cui è possibile rispondere sin d’ora (a questo link); questionari per pazienti con patologia cronica (cardiopatie, patologie gastriche, neurologiche, muscolo-scheletriche, reumatologiche, respiratorie ecc.), ma che non usufruiscono di cure domiciliari (per la compilazione contattare l’indirizzo cnamc@cittqadinanzattiva.it).
I dati conclusivi del monitoraggio verranno presentati nel prossimo mese di luglio. (S.B.)

SUPERANDO 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Sicilia: continua la nostra battaglia per i diritti

13 Marzo 2017, 10:32am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO  Sicilia: continua la nostra battaglia per i diritti

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Come avevamo riferito nei giorni scorsi, l’ANFFAS Sicilia aveva deciso di tornare in piazza ieri, 9 marzo, davanti alla sede di Palermo della Regione, «perché i diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari nell’Isola – aveva dichiarato Giuseppe Giardina, presidente dell’Associazione – vanno finalmente riconosciuti e resi pienamente esigibili, applicando correttamente le norme esistenti».
L’iniziativa è stata poi sospesa, dopo che lo stesso presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha convocato a un incontro i vertici dell’ANFFAS Sicilia.
«In tale sede – si legge in una nota diffusa dalla stessa ANFFAS – abbiamo ribadito con forza e senza equivoco che i diritti delle persone con disabilità in Sicilia devono essere resi pienamente esigibili nel rispetto delle vigenti normative in materia. Inoltre, che i sostegni di cui necessitano tutte le persone con disabilità devono essere rilevati attraverso la predisposizione del progetto individuale di vita, redatto ai sensi e per effetto dell’articolo 14 della Legge 328/00, da Unità di Valutazione adeguatamente formate. E ancora, che la nostra Associazione è contraria a tutte le forme di monetizzazione del bisogno, sia diretta che indiretta, e a qualsiasi approccio pietistico e assistenzialistico. Che infine è necessario e urgente istituire un Tavolo Interassessoriale, con la presenza attiva del mondo associativo, per far sì che si renda concreta l’integrazione sociosanitaria, l’inclusione scolastica, l’inclusione lavorativa e quella sociale, senza assistere più ad uno sterile scaricabile tra i vari soggetti deputati».

Alla fine dell’incontro, il presidente Crocetta ha voluto tranquillizzare il mondo della disabilità siciliana, assicurando che tutte le varie problematiche saranno risolte, anche attraverso erogazioni economiche. «Chiaramente – è il commento dell’ANFFAS Sicilia -, alla luce delle premesse da noi poste, non condividiamo in alcun modo quest’ultima affermazione riferita alle erogazioni economiche. E tuttavia valutiamo comunque in modo positivo l’avvio di un confronto, che però dobbiamo ricordare essere stato solo il frutto della forte iniziativa di protesta che siamo stati costretti a porre in essere».
«A questo punto auspichiamo – conclude la nota dell’Associazione – che l’intero mondo rappresentativo della disabilità in Sicilia e delle loro organizzazioni si unisca, per fare fronte unico e dare finalmente dignità e diritto di cittadinanza a tutte le persone con disabilità e ai loro familiari. A tale scopo, tra l’altro, tutte le componenti della nostra Associazione nell’Isola saranno presenti in forza domani, 11 maggio, a San Cataldo (Caltanissetta), all’Assemblea Regionale della Disabilità, promossa dal Forum del Terzo Settore, per contribuire a costruire una comune piattaforma di azione sulla quale convergere, mettendo al centro la persona, i diritti umani e la qualità di vita, nel rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità». (S.B.)

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Legge 104: necessaria, ma non più sufficiente

12 Marzo 2017, 15:16pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Legge 104: necessaria, ma non più sufficiente

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Quando fu approvata venticinque anni fa, la Legge 104/92 costituì l’asse portante dell’integrazione scolastica (come allora si chiamava il processo di presenza massiccia degli alunni con disabilità nelle classi comuni), anche perché aveva recepito i princìpi fondamentali sui diritti degli alunni con disabilità, enunciati per la prima volta con chiarezza nella Sentenza 215/87 della Corte Costituzionale. Essa, infatti, garantì il diritto alla scolarizzazione nelle classi comuni di alunni precedentemente ancora valutati dai medici come «non scolarizzabili» (articolo 12, comma 4); previde strategie didattiche, modalità organizzative e mezzi finanziari idonei a garantire l’attuazione di tali princìpi; sancì inoltre il diritto per gli alunni con disabilità – e non una semplice possibilità – a frequentare gli asili nido e la scuola materna, nonché le scuole di ogni ordine e grado sino all’Università (articolo 12, commi 1 e 2), oltre ad indicare gli obiettivi cui l’integrazione doveva mirare e cioè la crescita negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione e nelle relazioni (articolo 12, comma 3).
Le norme applicative favorirono poi la realizzazione e l’esigibilità di tali diritti, chiarendone i soggetti pubblici tenuti a rispettarli e a farli rispettare e a fornire i mezzi finanziari e il loro coordinamento tramite gli accordi di programma e le intese (articolo 13, comma 1 lettera a).
E ancora, quella norma sancì criteri di valutazione degli alunni che riguardavano non solo i risultati apprenditivi, ma anche il processo e le modalità di apprendimento, distinguendo tra scuola elementare e media (in cui il progetto didattico personalizzato avrebbe dovuto essere formulato esclusivamente sulla base delle capacità dell’alunno e valutato positivamente se vi fossero stati dei progressi rispetto ai livelli iniziali degli apprendimenti) e la scuola superiore, dove pur potendosi avvalere di prove «equipollenti» e di altre agevolazioni, l’alunno, volendo conseguire il diploma, avrebbe comunque dovuto dimostrare di possedere gli elementi basilari delle discipline.

La Legge 104/92, però, è datata, risentendo innanzitutto di una visione statalistica, mancando ancora, nel momento in cui venne prodotta, l’autonomia scolastica e il trasferimento dei poteri dei Provveditori agli Studi dalle Province agli Uffici Scolastici Regionali.
Essa, inoltre, risente ancora di una prospettiva sanitaria legata alla disabilità come a una caratteristica essenziale della persona con disabilità che quasi si identifica con essa (articolo 3, commi 1 e 3), basandosi così su una visione statica ed egocentrica della disabilità stessa.
In realtà, anche la normativa successiva ha proseguito su questi orientamenti, ma a partire dai primi Anni Duemila, la cultura mondiale ha sviluppato i princìpi dell’ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo i quali la disabilità dev’essere inquadrata dinamicamente nei diversi contesti di vita, che possono offrire condizioni favorevoli o sfavorevoli all’inclusione, termine odierno più idoneo a significare questo nuovo orientamento di prospettiva culturale; infatti, ad esempio per un alunno cieco è molto diverso trovarsi in una scuola in cui ci siano docenti preparati sulle didattiche specifiche per la cecità, in una classe poco numerosa e potendo avvalersi di nuove tecnologie elettroniche, rispetto a chi tutto ciò non può avere.

Sulla base di questi nuovi orientamenti culturali, nel 2006 è stata approvata la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia otto anni fa, con la Legge 18/09. Pertanto la Legge 104/92 dev’essere oggi applicata alla luce di questi nuovi princìpi, ai quali deve adeguarsi.
Va poi ricordato come – alla luce delle esperienze di buone prassi di consulenza alle scuole riunite in rete per migliorare la qualità inclusiva nei confronti di casi sempre più nuovi e complessi, come gli alunni con autismo – si siano sviluppati dal 2007 i CTS, ovvero i Centri Territoriali di Supporto all’inclusione a livello provinciale o più recentemente di “Ambito Territoriale”, che si suddividono a propria volta nei CTI, i Centri Territoriali per l’Inclusione a livello di reti di scuole che abbiano realizzato degli sportelli di consulenza per l’inclusione di alunni con autismo, contribuendo validamente al miglioramento della loro inclusione.
Sembrerebbe per altro corretto che tali Centri potessero gestire pure altri sportelli per particolari tipologie di disabilità (ciechi, sordi, gravi disabilità intellettive, autismo, disabilità motorie), che possono anch’esse essere compensate con appositi ausili tecnologici.
In modo meno organico e puntuale, tali consulenze venivano svolte dai GLIP (Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali), che però sono stati ormai depotenziati quando il potere decisionale dell’Amministrazione Scolastica si è spostato all’Ufficio Scolastico Regionale. Pertanto è necessario che i CTS e i CTI ricevano un definitivo riconoscimento ufficiale per l’aggiornamento della Legge 104/92, che negli ultimi anni è stato avvertito come non più differibile e che ha portato le Federazioni FISH FAND[rispettivamente Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità, N.d.R.] a far presentare alla Camera la Proposta di Legge n. 2444, che recepiva queste richieste innovative.E a proposito dell’istituzionalizzazione dei Centri Territoriali di Supporto, è da osservare che sino ad oggi essi sono stati costituiti presso gli Uffici Scolastici Provinciali, mentre la Legge 107/15  (cosiddetta La Buona Scuola) ristruttura il territorio di competenza degli Uffici Scolastici Regionali nei già citati “Ambiti Territoriali”, inferiori al territorio provinciale. Questo probabilmente in vista dell’abrogazione delle Province previste dalla Legge di Riforma Costituzionale che non ha però avuto la conferma referendaria del 4 dicembre scorso. Sarebbe pertanto opportuno che tali organismi rimanessero a livello provinciale e che anzi ad essi venissero devolute le risorse umane e finanziarie previste dall’articolo 15 della Legge 104 ai GLIP, destinati, come detto, a scomparire.Per tutto ciò la Legge 107/15 ha dato delega al Governo di migliorare la normativa, ma come documentato anche dall’ampio dibattito accesosi sulle pagine di «Superando.it» [si veda a tal proposito nella colonnina a destra l’elenco dei contributi pubblicati dal nostro giornale, N.d.R.], le bozze dei Decreti Delegati presentati dal Governo alle Camere per il richiesto parere e che dovranno portare entro la metà di aprile a un’approvazione definitiva, non soddisfano assolutamente le Associazioni delle persone con disabilità, aderenti sia alla FISH che alla FAND, dal momento che non riportano le richieste di aggiornamento della Legge 104/92, né quelle di riconoscimento ufficiale dei CTS e dei CTI. È quindi in corso un forte dibattito interno e con il Ministero dell’Istruzione, perché i contenuti dei Decreti Delegati vengano notevolmente modificati, recependo numerosi emendamenti migliorativi, proposti dalle Associazioni.
Qualora ciò non dovesse avvenire, le due Federazioni hanno già minacciato di intraprendere iniziative di protesta anche radicali.

DI SALVATORE NOCERA SUPERANDO

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