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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO PARALISI e PARESI

4 Luglio 2017, 10:42am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA PARALISI e PARESI (dal gr. παράλυσις "rilasciatnento" e poi "paralisi" e dal gr. πάρεσις "rilasciamento"). - Affinché un movimento volontario possa compiersi in modo perfetto e completamente consono allo scopo da raggiungere, occorre l'azione concorde di parecchi fattori. Il movimento elementare, risultante dell'impulso che parte dal sistema motorio piramidale, viene regolato dal tono muscolare, che mantiene contratto nella giusta misura il muscolo, e dai dati forniti dalle varie forme di sensibilità, soprattutto profonde, per ćui è controllata in ogni movimento la posizione dei varî segmenti del corpo. Oltre a ciò occorre che dai centri cerebrali il movimento elementare venga esattamente regolato nelle varie successioni necessarie perché esso si trasformi in atto (euprassia). Quando uno di questi, che sono i principali componenti dell'atto volontario, viene a mancare, l'atto stesso è eseguito in modo scorretto o non eseguito affatto. Se fa difetto il componente più semplice e più importante, cioè il movimento elementare, si ha la paralisi, quando la motilità è completamente abolita; la paresi quando vi è solo una limitazione del movimento stesso. Nel concetto di paralisi è perciò insita la rappresentazione di un disturbo della motilità, ed è da considerarsi come scorretta la locuzione, spesso usata, di paralisi di senso quando sono lese le vie sensitive. Il vocabolo paralisi, rispettivamente paresi, implica il concetto di abolizione o di limitazione della motilità elementare di un muscolo o di un gruppo di muscoli: si tratta insomma di disturbi quantitativi di diversa intensità della motilità volontaria elementare. Le paralisi si distinguono, riguardo alla patogenesi, in organiche e in funzionali, secondo che siano dovute o no a lesioni anatomiche constatabili. Possono essere centrali o periferiche. Le prime sono prodotte da una lesione del neurone motore centrale, che si origina dalle cellule piramidali della corteccia cerebrale per trasmettere gl'impulsi motori alle cellule motrici del lato opposto. Le seconde sono prodotte, invece, dalla lesione del neurone motore periferico, che si origina dalle cellule motrici bulbari o spinali per trasmettere gl'impulsi motori corticali ai muscoli del lato corrispondente del corpo. Nelle paralisi periferiche sono da considerarsi anche le paralisi non dovute a lesione del secondo neurone motore ma a lesioni proprie dei muscoli (paralisi miopatiche). Nelle paralisi dovute a lesioni del neurone motore centrale non vi sono atrofie gravi dei muscoli paretici e l'atrofia non presenta mai, all'esame elettrico, il carattere degenerativo; nelle paralisi, invece, dovute a lesione del neurone motore periferico vi è grave e precoce atrofia dei muscoli paretici e l'atrofia presenta i caratteri degenerativi, che sono rivelati dalla reazione elettrica che porta appunto questo nome. Riguardo alla distribuzione, le paralisi si distinguono in paraplegia, quando la paralisi colpisce i due arti inferiori; diplegia, quando la paralisi colpisce i due arti superiori (alcuni autori parlano di paraplegia cervicale e paraplegia crurale); tetraplegia, quando la paralisi ha colpito tutti e quattro gli arti; monoplegia, quando la paralisi ha colpito un arto solo; emiplegia, quando la paralisi riguarda i muscoli di una metà del corpo. Si parla di emiplegia totale quando alla paralisi degli arti si unisce la paralisi del facciale. Si dice prosoplegia la paralisi della faccia, glossoplegia la paralisi della lingua, oftalmoplegia la paralisi dei muscoli oculari. Le paraplegie sono la conseguenza di lesioni sia del neurone motorio periferico, sia di quello centrale. Alla prima categoria appartengono quelle dovute alla poliomielite, alla polinevrite, alle lesioni delle radici spinali lombo-sacrali. Le paraplegie per lesione del neurone centrale possono invece esser dovute: all'interruzione completa della continuità midollare (traumi); a fenomeni di compressione midollare causati da: a) meningiti, b) tumori del midollo, delle sue guaine e delle vertebre, c) carie e d) lussazioni vertebrali; all'ematomielia; alla siringomielia; alla mielite; alla sclerosi multipla; alla sclerosi laterale amiotrofica; alle affezioni sistematiche (tabe, m. di Friedreich) e pseudosistematiche (m. di Lichteim) del midollo. Esistono poi, ma sono molto rare, le paraplegie di origine cerebrale: di queste va ricordata la malattia di Little (v.) che può manifestarsi soltanto con una paraplegia, ma che molto più spesso è la causa di una tetraplegia. Per la "paralisi spinale spastica" v. più sotto. Nelle paraplegie il disturbo motorio non è quasi mai isolato, ma a esso si accompagnano, secondo il tipo e la sede delle lesioni, disturbi a carico degli sfinteri, della sfera genitale, della sensibilità.

Le monoplegie sono causate da lesioni della corteccia cerebrale o immediatamente sottocorticali, situate, cioè, in regioni dove la disposizione non stipata dei fasci motori permette l'interessamento delle fibre destinate a un solo arto; oppure da lesioni periferiche, localizzate sia nel corno anteriore di un solo lato del midollo spinale (poliomielite) sia nelle radici nervose, nei plessi o nei nervi. Le paralisi funzionali sono quelle in cui, come si è detto, la sindrome non presenta segni obiettivi di lesione organica (a cui corrisponde perciò una lesione anatomica constatabile con gli odierni mezzi d'indagine) dei centri o delle vie nervose. Si riscontrano soprattutto nell'isteria, in cui generalmente sono legate, sia per il loro presentarsi che per la loro scomparsa, a fenomeni di suggestione. Le paralisi possono essere spastiche, quando i muscoli paralizzati presentano aumento del tono, che può arrivare fino alla contrattura (la contrattura può essere in flessione o in estensione); flaccide, quando i muscoli paralizzati presentano diminuzione del tono, fatto che si rileva facilmente con i movimenti passivi, ai quali non si nota alcuna resistenza; atrofiche, quando si osserva una diminuzione della massa muscolare negli arti paretici. Le paresi spastiche sono caratterizzate dall'aumento dei riflessi tendinei, dall'andatura spastica; le paresi flaccide, invece, presentano i riflessi tendinei aboliti o diminuiti e la deambulazione, quando questa è possibile, steppante. Negli arti colpiti da paresi insorgono di frequente disturbi trofici varî (escare, desquamazioni, ecc.), alterazioni vaso-motorie (edemi, abbassamenti della pressione sanguigna, diminuzione della temperatura locale). Per l'emiplegia v. emiplegia. Chirurgia. - Paralisi flaccide. - Prendiamo come prototipo la paralisi infantile o poliomielite anteriore acuta. I bambini vengono presentati all'ortopedico quando ogni fenomeno acuto è terminato e la paralisi è divenuta permanente. Si distingue un trattamento incruento e uno cruento. Il trattamento incruento consiste nell'applicazione di apparecchi ortopedici (doccie di celluloide, scarpe adatte, apparecchi a tiranti di caucciù) che hanno lo scopo di evitare deformazioni incipienti, di correggere atteggiamenti cattivi, di sostituire muscoli mancanti (v. fasciature e apparecchi). Un tempo tutta la terapia delle paralisi consisteva nell'uso di questi apparecchi dei quali la moderna chirurgia ortopedica ha limitato l'impiego. Tra i mezzi incruenti va ricordato il raddrizzamento, che si pratica in anestesia generale e consiste nella correzione manuale o strumentale di atteggiamenti deformi, soprattutto del piede. I metodi cruenti sono molto differenti da caso a caso, variando a seconda della gravità della paralisi, dell'età del malato, della possibilità di poter continuare le cure più o meno a lungo. Le operazioni di cui il chirurgo ortopedico può giovarsi sono le tenotomie, gli allungamenti e gli accorciamenti dei tendini (per es., la tenotomia del tendine di Achille nel piede equino). Nelle articolazioni ciondolanti, che hanno perduto cioè ogni funzione attiva, si può ricorrere all'artrodesi, cioè alla fissazione delle superficie articolari, mediante decorticazione della cartilagine d'incrostazione. Per limitare un movimento articolare eccessivo si può utilizzare la fissazione tendinea, proposta da A. Codivilla nel 1903, oppure si può costituire una specie di arresto osseo con l'artrorisi (R. Toupet e V. Putti). L'operazione più importante è quella conosciuta sotto il nome di trapianto tendineo: consiste nel prendere il tendine di un muscolo sano e nel portarlo al posto di uno paralizzato, fissandolo al punto di attacco di quest'ultimo sullo scheletro. In tal modo si riesce il più delle volte a riportare un equilibrio funzionale che consente non solo la correzione di deformità, ma anche il ripristino del movimento. Per poter ottenere buoni risultati occorrono cure lunghe e attente poiché è facile perdere, se non si seguono i malati, ciò che in un primo tempo si era riusciti a ottenere. Di solito un solo tipo di intervento non basta, ma occorre caso per caso servirsi tanto di apparecchi, quanto di cure incruente e di operazioni diverse. Se si ha il modo di seguire a lungo questi malati e di poterli rieducare, si ottengono risultati in alcuni casi assolutamente insperati. Invece la chirurgia e l'ortopedia sono assolutamente impotenti nella cura delle paralisi totali degli arti inferiori da sezione del midollo, poiché non si tratta della sola paralisi di moto, ma si unisce quella di senso, con tutte le complicanze a carico della pelle e degli sfinteri (distrofie, edemi, piaghe, infezioni). Un tipo di paralisi flaccida nella quale l'opera del chirurgo ortopedico è necessaria, è quella dell'arto superiore consecutiva a disturbi inerenti al parto. Quando l'arto ciondola alla spalla, ma la scapola ha mantenuto la funzione e può essere abbassata ed elevata, con una semplice artrodesi si riesce a trasportare sull'omero i movimenti attivi della scapola. Un altro campo di azione per l'ortopedia è quello dato dalle paralisi del radiale consecutive a ferita del plesso brachiale o del tronco lungo il suo decorso nel braccio. In questi casi si ricorre al trapianto tendineo di alcuni muscoli flessori (grande palmare, piccolo palmare, cubitale anteriore) al posto dei muscoli estensori paralizzati. Si possono ottenere risultati eccellenti. In questi casi se si riesce a ritrovare i capi nervosi sezionati si pratica la neurorrafia o sutura nervosa che però, com'è facile intendere, non sempre riesce. Nel campo delle paralisi il maggior numero d'interventi veramente utili è riserbato all'arto inferiore. Dato il grande numero di paralisi consecutive a poliomielite, anche dal punto di vista sociale, l'importanza di queste cure è notevole. Paralisi spastiche. - Perché le cure ortopediche riescano utili occorre rivolgersi soltanto a quelle nelle quali la paralisi ha carattere permanente. Così, p. es., sarebbe un errore tentare di correggere le contratture e l'ipertonia degli arti inferiori quando fossero in dipendenza di una compressione del midollo. In tali casi si cerca di vincere la malattia principale e non i sintomi. L'affezione tipicamente suscettibile di trattamento chirurgico ortopedico è fra tutte il morbo di Little. Nelle forme lievi si può ottenere grande vantaggio dalle cure fisioterapiche, dall'applicazione di apparecchi ortopedici che correggono gli atteggiamenti viziati, oppure da interventi cruenti assai semplici, quali le tenotomie e le miotomie. Con la sezione o con l'allungamento tendineo si possono correggere tanto l'adduzione delle anche quanto l'equinismo del piede. Nelle forme più gravi, quando v'è anche una flessione delle ginocchia e delle cosce sul bacino si può ricorrere con vantaggio alle osteotomie. Merita di essere ricordata l'operazione proposta da A. Stoffel consistente nel taglio di una parte dei rami di un nervo di moto, allo scopo di paralizzare parzialmente i muscoli ipertonici ripristinando l'equilibrio con gli antagonisti. In casi gravissimi può riuscire utile l'operazione di D. Foerster (taglio di alcune radici posteriori del midollo), ma purtroppo i vantaggi che si ottengono non compensano i pericoli. Altro metodo che non ha dato i risultati sperati è quello della sezione dei rami comunicanti, che mettono in comunicazione i ganglî della catena simpatica con i plessi brachiale o lombo-sacrale. Da quanto si è detto risulta che l'ortopedia è meglio armata per combattere le paralisi flaccide che non le spastiche. Paralisi bulbare progressiva. Malattia di eziologia incerta, causata da alterazioni a carattere degenerativo dei nuclei dei nervi facciale, glosso-faringeo, vago, accessorio e ipoglosso. Spesso la degenerazione si estende ai fasci nervosi della via motrice piramidale, tanto che, secondo i concetti più moderni, la malattia in parola non viene più considerata come entità morbosa a sé, ma rappresenta la forma bulbare della sclerosi laterale amiotrofica, malattia del midollo spinale che, secondo le ultime ricerche, ha con la paralisi bulbare progressiva parecchi aspetti simili, sia clinici sia anatomici. Non è una malattia frequente: colpisce gli adulti fra i 30 e i 60 anni. Comincia lentamente e subdolamente: il primo segno è dato dai disturbi della pronunzia, per cui tutte le lettere, per pronunziare le quali è necessaria la partecipazione della lingua, vengono articolate difettosamente. La lingua a poco a poco diventa atrofica, qualche volta pendente fuori della bocca. Sono paralizzate anche le labbra e il malato non può soffiare né fischiare. A malattia avanzata le labbra sono atrofiche, invase da tremori fibrillari e non possono più serrarsi, tanto che il malato perde la saliva. La deglutizione, sia dei liquidi che dei solidi, è difficilissima: spesso i liquidi escono dal naso. La voce si fa nasale, la respirazione difficile, tanto che il malato corre spesso il rischio di rimanere soffocato, il polso è rapido. I riflessi tendinei e periostei sono aumentati. A malattia avanzata il viso del malato ha cambiato completamente fisionomia per la grande atrofia di tutti i muscoli della faccia. La reazione elettrica è soltanto parzialmente degenerativa. Il decorso è cronico (2-5 anni). La prognosi è sempre infausta. La morte avviene quasi sempre per malattie polmonari o per paralisi cardiaca. Paralisi pseudobulbare. Sindrome morbosa che insorge in seguito a ripetuti e non gravi ictus, i quali sono l'espressione di una lesione bilaterale delle vie motorie destinate ai nervi cranici bulbari, nel loro decorso fra i centri della corteccia cerebrale e i nuclei dei nervi suddetti, con esclusione dei nuclei stessi. Si tratta quasi sempre, dal punto di vista etiologico, di piccoli focolai di rammollimento, consecutivi a una lesione arteriosa, generalmente di natura arteriosclerotica, talvolta anche sifilitica. Anche altre lesioni (tumori, encefaliti, ecc.) possono provocare la sindrome in questione, ma l'enorme maggioranza dei casi di paralisi pseudobulbare è dovuta, come s'è detto, ad arteriosclerosi delle piccole arterie cerebrali. Poiché i nervi bulbari hanno con la corteccia cerebrale un collegamento bilaterale, un piccolo focolaio di rammollimento unilaterale non provoca disturbi in detto territorio, per la funzione di compenso esercitata dall'innervazione bilaterale. I sintomi morbosi compaiono invece quando un secondo rammollimento simmetrico, nel lato opposto, rende impossibile qualunque azione di compenso. I successivi ictus, naturalmente, non fanno che aggravare le condizioni del paziente. Anatomicamente il reperto è dato da focolai di malacia di piccole dimensioni, o da particolari cavità situate attorno a piccoli vasi alterati, dette lacune di disintegrazione. Queste alterazioni possono trovarsi in tutto íl percorso sopranucleare, dalla corteccia cerebrale al midollo allungato, delle vie nervose destinate ai nuclei dei nervi cranici bulbari. I nuclei rimangono invece indenni. Secondo alcuni autori, una lesione bilaterale del corpo striato sarebbe sufficiente a far insorgere una sindrome pseudobulbare. Sintomatologia: Facies inespressiva, ebete; mimica soppressa. Bocca abitualmente semiaperta: perdita di saliva. Disturbi gravi della deglutizione, causati dall'insufficienza o addirittura dalla mancanza di movimenti della lingua e del velopendolo: i cibi solidi rimangono nella cavità boccale, i liquidi rifluiscono per il naso. La saliva cade dalla bocca semiaperta appunto perché il paziente non può né inghiottirla né sputarla. Le labbra, la lingua, il velopendolo sono immobili o quasi: ne risultano gravi disturbi della fonazione e dell'articolazione delle parole tanto che nei casi gravi la loquela del paziente è assolutamente inintelligibile. Oltre a ciò si notano scoppî irrefrenabili di riso o di pianto, causati da ragioni insignificanti, o addirittura senza ragione (pianto e riso spastico). La psiche è raramente illesa: si possono notare tutti i gradi del decadimento mentale, dalla presenza di scarsi e lievi disturbi mnemonici allo stato demenziale conclamato. Se le lesioni hanno colpito, oltre alle vie corticobulbari, anche le vie motorie destinate agli arti, si possono notare, in questi, disturbi consistenti in paresi più o meno gravi con ipertono notevole. Frequente nei pseudobulbari è l'andatura a piccoli passi, col tronco leggermente flesso in avanti e gli arti superiori addotti al torace. I muscoli non sono atrofici, manca la reazione degenerativa e mancano le contrazioni fibrillari. Questi ultimi tre sintomi, la presenza di un' arteriosclerosi, il ripetersi di insulti apoplettici a cui possono seguire emiparesi o paraparesi spastiche, i disturbi psichici sono i caratteri per i quali la paralisi pseudobulbare si differenzia dalla paralisi bulbare progressiva (paralisi labio-glosso-laringea). Il decorso è cronico. La terapia da tentare è la stessa dell'arteriosclerosi, ma la prognosi è infausta. Paralisi spinale spastica. Malattia rara del midollo spinale, che consiste in una degenerazione primaria dei soli cordoni laterali, e più specialmente dei fasci piramidali crociati. La forma pura è estremamente rara, trovandosi quasi sempre accanto alla degenerazione dei cordoni laterali, lesioni di cordoni anteriori. Istologicamente, il processo consiste in una distruzione delle fibre mieliniche e proliferazione della glia; come in tutte le lesioni degenerative del sistema nervoso, è difficile poter dire se la proliferazione gliale sia la causa della degenerazione delle fibre o se avvenga successivamente a essa, per un processo di riparazione. Clinicamente, la forma pura della malattia è rappresentata dalla paralisi spastica degli arti inferiori, con esagerazione dei riflessi profondi, clono del piede e della rotula, riflesso di Babinski. Comincia di solito con un senso di stanchezza negli arti inferiori e di tensione e rigidità dei rispettivi muscoli, rigidità che va lentamente e progressivamente aumentando e che spesso si accentua anche più, a ogni tentativo di compiere movimenti volontarî. Nella forma pura manca qualsiasi disturbo della sensibilità e del trofismo. Nell'enorme maggioranza dei casi, però, la paralisi spinale spastica va semplicemente considerata come una sindrome, sintomatica delle più svariate malattie. Naturalmente allora non si tratta più di un semplice disturbo motorio associato puramente a spasmo e a esageraziorie dei riflessi. Altri sintomi intervengono a complicare il quadro clinico, a seconda della malattia di cui si tratta: sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, morbo di Pott, tumori del midollo, siringomielia. Si associano allora al sintoma fondamentale: disturbi della sensibilità, disturbi trofici, disfunzioni degli sfinteri midollari, oltre agli eventuali sintomi cerebrali. Va ricordato che un quadro molto simile alla paralisi spinale spastica, ma arricchita da sintomi cerebrali, può essere dato dalla paralisi pseudobulbare e dalla sindrome di Little. Menzioniamo in ultimo la forma familiare ed ereditaria, descritta nel 1880 da A. v. Strümpell.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La tetraplegia

3 Luglio 2017, 10:26am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La tetraplegia

DI MICHELE PAPPACODA La tetraplegia Paralisi che coinvolge tutti e quattro gli arti. La t. è il più delle volte dovuta a lesioni estese del sistema nervoso centrale, soprattutto a sezioni della parte alta del midollo spinale. Le paralisi possono essere imputabili a molteplici cause, fra le quali quelle vascolari (emorragie e trombosi), traumatiche (traumi cranici e vertebrali), infettive (per es., poliomielite, sindrome di Guillain-Barré, botulismo), neoplastiche o degenerative. Gli affetti da t. hanno bisogno di un nursing costante e debbono essere controllati sotto il profilo medico per le frequenti complicazioni, tra le quali quelle delle vie respiratorie.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Fumo e malattie correlate

2 Luglio 2017, 10:16am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

 GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Fumo e malattie correlate

DI MICHELE PAPPACODA  Il consumo di tabacco riveste un ruolo importante nell’insorgenza di numerose malattie, tra cui una serie di malattie molto gravi e con decorso mortale. I componenti del fumo raggiungono attraverso il sangue tutte le aree del corpo e la ricerca acquisisce ogni giorno nuove conoscenze sull’effetto nocivo del consumo di tabacco. Qui vengono descritte alcune delle conseguenze prodotte dal fumo sulla salute. L’elenco delle malattie non è completo.

Danni conseguenti genere-specifici Cancro ai polmoni A parità di quantità di tabacco consumata, il rischio di cancro ai polmoni per le donne aumenta di 28 volte, per gli uomini aumenta „solo“ di circa 10 volte; inoltre nella donna il cancro ai polmoni si manifesta in media cinque anni prima. Negli uomini la frequenza di cancro ai polmoni diminuisce, mentre nelle donne presenta un incremento costante. Sessualità e fertilità Il fumo pregiudica la sessualità e la fertilità sia nelle donne che negli uomini. Per questo motivo la sigaretta viene detta anche “la contraccezione nascosta”. Nelle donne fumatrici, la menopausa arriva circa 2 anni prima. Le fumatrici che assumono contraccettivi orali presentano un rischio nettamente più alto di contrarre malattie cardiocircolatorie, oltre ad un aumentato rischio di sterilità. Negli uomini il fumo porta più spesso a disfunzione erettile e diminuisce la quantità e la qualità degli spermatozoi. Occhi e disturbi della vista Il fumo è il principale fattore di rischio per la degenerazione della retina in rapporto all’età. Con l’avanzare dell’età le cellule visive sensibili alla luce si atrofizzano. Ne conseguono disturbi nella lettura, difficoltà nell’adattamento luce-oscurità ecc.. Il fumo favorisce notevolmente questi processi d’invecchiamento irreversibili. Pelle e guarigione delle ferite Il fumo è il principale fattore di rischio per la degenerazione della retina in rapporto all’età. Con l’avanzare dell’età le cellule visive sensibili alla luce si atrofizzano. Ne conseguono disturbi nella lettura, difficoltà nell’adattamento luce-oscurità ecc.. Il fumo favorisce notevolmente questi processi d’invecchiamento irreversibili.20 sigarette al giorno fumate in età media portano ad un processo d’invecchiamento anticipato della pelle di circa 10 anni. Il fumo del tabacco accelera in più direzioni il normale processo d’invecchiamento cutaneo: ostacola la sintesi del collagene e l’ispessimento delle singole fibre. Il livello ridotto di vitamina A, causato dal fumo e dai radicali liberi del fumo di tabacco, attivano inoltre l’attività enzimatica della metalloproteinasi-1 (MMP-1), il che comporta una degenerazione del collagene. Nel contempo, a causa di una rafforzata attività dell’enzima elastasi, il fumo stimola una degenerazione eccessiva dell’elastina nel derma. L’effetto vasocostrittore della nicotina aumenta inoltre l’ischemia tessutale ed accelera l’invecchiamento della pelle. Il fumo pregiudica la guarigione di ferite e fratture: infatti l’effetto vasocostrittore della nicotina causa una ridotta proliferazione delle cellule rosse del sangue necessarie alla cicatrizzazione e alla difesa delle infezioni, poiché altera la capacità dei fibroblasti e dei macrofagi dei tessuti immunocompetenti. La nicotina aumenta inoltre l’aggregazione dei trombociti, il che pregiudica nuovamente la microcircolazione. Il monossido di carbonio porta all’ipossia o anossia cellulare. La ridotta nuova formazione di collagene rallenta la guarigione delle ferite. Infine il fumo aumenta il rischio di svariate malattie della pelle, soprattutto se entrano in gioco le conseguenze immunologiche del fumo. Pertanto il fumo innesca una reazione infiammatoria in presenza di pustolosi palmo-plantare, psoriasi, acne vulgaris e inversa, dermatite atopica e tromboangite obliterante. In caso di trasformazione maligna di un’infezione da papilloma virus umano (HPV), le sostanze contenute nel tabacco sono ritenute agenti co-cancerogeni. Nei fumatori l’acne registra una comparsa nettamente maggiore (41%) rispetto ai non fumatori (25%) e la sua resistenza aumenta in rapporto alla quantità di nicotina assunta. Fertilità dell’uomo I fumatori registrano un aumento di frequenza dei disturbi dell’erezione rispetto ai non fumatori, l’odds ratio per la disfunzione erettile è dell’1,7 (95 % CI). In tanti casi la causa è un’affezione vascolare nelle arterie di apporto al pene. I fumatori presentano inoltre una qualità ed una densità ridotta dello sperma ed un aumento del numero dei leucociti nel liquido spermatico. Fertilità della donna Le fumatrici hanno un’incidenza nettamente più frequente di sterilità dovuta a cause ormonali perché il fumo riduce la fertilità naturale della donna. Le fumatrici sono esposte ad un aumentato rischio di gravidanze tubariche e le gestanti ad un aumentato rischio di aborti spontanei, parti prematuri, rottura precoce delle membrane fetali, placenta previa e distacco prematuro della placenta. Osteoporosi Il consumo di tabacco porta ad una riduzione della densità ossea per via dei cambiamenti a livello ormonale e cellulare. Pregiudica la struttura ossea nelle donne in menopausa, indipendentemente dalla situazione ormonale. La nicotina diminuisce la concentrazione nel siero di vitamina D e paratormone, influendo così sul bilancio del calcio. In particolare negli individui a partire da 50 anni di età, il fumo si accompagna ad una significativa riduzione della massa ossea e ad un conseguente aumentato rischio di frattura. SIDS (SUDDEN INFANT DEATH SYNDROME) o morte improvvisa del lattante La morte improvvisa del lattante, con una percentuale del 25%, rappresenta nei paesi industrializzati la prima causa di morte nell’età compresa tra 1 e 12 mesi nel periodo postneonatale. Un riesame sistematico su 29 studi di caso-controllo e dieci studi di coorte dimostrò nel 1997 un raddoppiamento dei rischi di SIDS a causa del fumo in gravidanza. Anche il fumo dei genitori dopo la nascita aumenta il rischio di SIDS. Carenza di vitamina C L’assimilazione di vitamina C nel fumatore è più bassa di circa il 10%, inoltre il bisogno di antiossidanti aumenta di circa il 40%. Pertanto i fumatori presentano un fabbisogno di vitamina C aumentato del 50% (150 mg/giorno). Apparato di sostegno del dente (paradenzio) Molteplici studi trasversali, così come studi prospettivi a lungo termine, hanno confermato il fumo delle sigarette anche come importante fattore di rischio per l’insorgenza e l’avanzamento di danni al tessuto paradontale. Il fumo è un significativo fattore di rischio per le malattie dell’apparato di sostegno del dente, porta anche alla caduta dei denti e causa il cancro nella cavità orale e faringea. Il fumo peggiora la vascolarizzazione della cavità orale. Fattore particolarmente insidioso è che il fumo inibisce il sanguinamento delle gengive, che è un segnale tipico della paradontite ed un campanello d’allarme per la malattia. Più del 70% dei pazienti odontoiatrici con malattia paradontale cronica sono fumatori. Rispetto ai non fumatori, hanno un rischio di circa 5-6 volte maggiore; i forti fumatori, che da oltre 20 anni fumano più di 20 sigarette al giorno, sono esposti ad un rischio di malattia addirittura 20 volte maggiore. I fumatori hanno tasche gengivali nettamente più malate e profonde, una perdita maggiore di tessuto osseo e connettivo circostante il dente e sono più esposti alla perdita dei denti. Rispetto ai non fumatori, il successo di trattamento di una terapia odontoiatrica per la paradontite tra i fumatori è nettamente più negativo, di conseguenza la maggior parte degli insuccessi si registra tra gli appartenenti a questa categoria.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO LE MALATTIE EREDITARIE

1 Luglio 2017, 10:11am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

DI MICHELE PAPPACODA

Si dicono malattie ereditarie quelle malattie già presenti alla nascita e che sono dovute a particolari geni mutati ricevuti dai genitori.
L'ANEMIA MEDITERRANEA                                        
L'anemia mediterranea o talassemia, diffusa specialmente nell'area mediterranea, è dovuta all'incapacità dei globuli rossi di trasportare la normale quantità di ossigeno. La malattia è determinata da un gene recessivo m. Il genotipo di un individuo sano è MM, mentre quello di un individuo eterozigote è Mm: quest'ultimo viene chiamato individuo microcitemico che, nonostante possieda un gene malato, è un portatore sano.


Immagine dei globuli rossi di un bambino affetto da talassemia

L'ALBINISMO                                                                 
Sono chiamati albini gli individui che possiedono peli e pelle molto chiari. Questo perché il gene malato non permette la sintesi della melanina, la proteina normalmente presente nelle cellule della pelle che la rende più scura. Il gene dell'albinismo è recessivo, quindi la malattia si manifesta solonegli individui omozigoti.    


Individuo affetto da albinismo a confronto con un suo coetaneo.

LA GALATTOSEMIA                                                            
Si dice galattosemia la malattia per cui un individuo non riesce ad assorbire il galattosio, uno zucchero presente nel latte. Anche la galattosemia è provocata da un gene recessivo, nel suo caso chiamato r.
IL NANISMO                                                                      
Si dice nanismo la malattia per cui lo sviluppo scheletrico di un individuo cresce in modo disordinato e molto ridotto. A differenza delle altre malattie il nanismo è dovuto ad un gene dominante N. 


Immagine di una famiglia affetta da nanismo.

IL DALTONISMO                                                                 
Il daltonismo è una malattia per cui un individuo non riesce a distinguere certi colori. Il daltonismo è provocato da un gene recessivo X +, localizzato nel cromosoma sessuale X.  Nella donna la malattia si manifesta solo se essa è omozigote recessivo, se invece è eterozigote la malattia non si manifesta perchè nell'altro cromosoma X è presente il gene dominante sano. Nel maschio la malattia si manifesta solo se il cromosoma X possiede il gene malato. 
 
L'EMOFILIA                                                                       
Gli individui che vengono chiamati emofiliaci sono individui privi di una proteina necessaria per la coagulazione del sangue, perciò anche una piccola ferita può causare un'emorragia grave. L'emofilia è causata, come nel daltonismo, dal gene recessivo X + e si trasmette con le sue stesse modalità: perciò la femmina deve essere omozigote recessivo per poter manifestare la malattia; il maschio, invece, deve avere nel cromosoma X il gene malato.


Differenze tra la ferita di un malato affetto da emofilia e di un individuo normale.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Disabili a scuola: nuovi obblighi per i collaboratori scolastici

29 Giugno 2017, 09:43am

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scuola

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il D. Lgs n. 66/17 prevede che i collaboratori scolastici prestino assistenza materiale agli alunni con disabilità, anche nell’uso dei servizi igienici. La disposizione ha generato un grosso dibattito che come al solito ha visto spaccarsi in due l’opinione pubblica, tra sostenitori del provvedimento e un’altra serie di persone che ritengono inadeguata la scelta del governo.

Al di là di come la si pensi, c’è da dire che il decreto in questione non ha introdotto nulla di così nuovo, in quanto già il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto scuola prevedeva, tra le mansioni da affidare al collaboratore scolastico, l’assistenza materiale agli alunni portatori di handicap. Nel CCNL si faceva anche espresso riferimento al fatto che il collaboratore scolastico potesse svolgereassistenza agli alunni disabili nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale.

Inoltre il CCNL prevedeva già che all’interno di una scuola venisse individuato almeno un collaboratore che si sarebbe preso carico di questo aspetto, e che quindi avrebbe partecipato a specifici percorsi di formazione (ovviamente veniva anche riconosciuto un incentivo per questo ruolo aggiuntivo). Ma cosa ha cambiato allora il D. Lgs n. 66/17? Semplicemente non ha fatto altro che intervenire sull’articolo 3, prevedendo disposizioni ora molto più chiare e univoche in tal senso.

In pratica si stabilisce che i collaboratori scolastici dovranno prestare assistenza agli alunni disabili, un’assistenza anche di tipo igienico-personale. Questo ruolo aggiuntivo, al contrario del passato, non sarà più facoltativo e addossabile quindi ad un solo membro dello staff: tutti i collaboratori, d’ora in avanti, saranno tenuti a seguire dei corsi di formazione e a prestarsi a questo nuovo compito.

Ma data la delicatezza del ruolo e dato anche il tempo che richiede, non sarebbe stato il caso di prevedere delle figure apposite da dedicare a questa mansione, anziché caricare di ulteriori responsabilità e di ulteriori compiti il personale scolastico? La preoccupazione delle associazioni che si battono per la tutela dei diritti dei disabili, infatti, verte proprio su questo: sull’eventualità che personale non preparato, non qualificato e neanche “appassionato” a questo tipo di lavoro possa involontariamente procurare danni ai ragazzi che, diciamocelo, sono già piuttosto compromessi.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Se i pregiudizi condizionano la comunicazione

23 Giugno 2017, 08:30am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Se i pregiudizi condizionano la comunicazione

DI MICHELE PAPPACODA Si parlerà soprattutto della costruzione e decostruzione dei pregiudizi e dei pericoli che gli aspetti più ambigui della comunicazione e dell’informazione implicano, durante l’evento intitolato “Tra le parole e i fatti: dove i pregiudizi condizionano la comunicazione”, in programma a Roma per il 25 e 26 giugno, a cura dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni della Presidenza del Consiglio) e della Società Studiare Sviluppo, tutte questioni profondamente intrecciate anche con la disabilità, uno tra i settori della società che risulta tuttora tra i più colpiti da stereotipi e pregiudizi.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Trasporti romani: sette mesi di lavoro per un Regolamento irricevibile!

23 Giugno 2017, 08:26am

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Giovane in carrozzina a fianco di un autobus non accessibile

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Sette mesi di lavoro dell’Amministrazione Capitolina per riformare il servizio di trasporto cittadino rivolto alle persone con disabilità motoria, cieche e ipovedenti hanno prodotto un provvedimento non ricevibile sotto tutti gli aspetti»: a denunciarlo congiuntamente sono la FISH Lazio, la Consulta Cittadina sulla Disabilità, la FAND e l’UICI di Roma, che chiedono di riaprire urgentemente un confronto costruttivo e concreto, perché la bozza di Regolamento proposta «non risponde minimamente alle esigenze di mobilità delle persone con disabilità di Roma»

«Sette mesi di lavoro dell’Amministrazione Capitolina per riformare il servizio di trasporto cittadino rivolto alle persone con disabilità motoria, cieche e ipovedenti hanno prodotto un provvedimento non ricevibile sotto tutti gli aspetti. Infatti, nella bozza di Regolamento definita in questi ultimi giorni, che dovrebbe approdare in Aula di Consiglio Comunale, non ha trovato accoglimento nessuna delle proposte delle organizzazioni rappresentative degli utenti, sia emerse in sede di Commissioni Consiliari congiunte Mobilità/Trasporto, sia presentate negli incontri precedenti e successivi alle stesse, neanche quelle che avrebbero portato a una netta riduzione delle spese sostenute da Roma Capitale per questa tipologia di interventi».
A denunciarlo, in una nota congiunta, sono la FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), la Consulta Cittadina Permanente sui Problemi delle Persone Handicappate, la FAND di Roma (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e l’UICI di Roma (Unione Italiana Dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Secondo tali organizzazioni, dunque, «l’attuale testo non risponde minimamente alle esigenze di mobilità delle persone con disabilità di Roma, che l’Amministrazione Capitolina dovrebbe tutelare e promuovere, ma sembra più orientato a dare priorità al controllo degli utenti che usufruiranno del servizio, limitando drasticamente la libertà di scelta della persona, anche rispetto alla precedente disciplina. Nella bozza, inoltre, si delineano evidenti ipotesi di discriminazioni tra i richiedenti il servizio, causate dalla previsione di criteri di accesso che non hanno alcuna rilevanza con il diritto alla mobilità. Dal documento, quindi, si evince un chiaro tentativo di scaricare ancora una volta sulle famiglie l’onere di un trasporto pubblico inefficiente e non adeguato ai cittadini con disabilità».
«Così approvato – sottolineano ancora la FISH, la Consulta, la FAND e l’UICI -, il Regolamento darebbe sicuramente luogo a fenomeni di esclusione e segregazione, essendo un testo che va contro qualsiasi libertà di programmazione della propria vita, poiché l’utente dovrà presentare inutili autocertificazioni ogni anno e sperare che gli venga confermato il trasporto, mentre viene eliminata qualsiasi partecipazione delle organizzazioni rappresentative alle azioni di monitoraggio previste».
«Il servizio di cui si parla – prosegue la nota – ha un valore incomprimibile e, come tale, non può assoggettarsi “all’impegno dei fondi sulla base delle risorse di bilancio disponibili.” Non sono infatti i bisogni primari a dover sottostare ai bilanci, ma questi ultimi ai primi. E restando sul bilancio ci chiediamo: perché a fronte di un risparmio importante sulla gestione del servizio negli ultimi due anni non ci sono stati nuovi fruitori provenienti dalle liste di attesa? Non esistono pertanto apprezzabili margini di revisione per un provvedimento che deve essere rivisto completamente».

Per tutte le ragioni esposte, le organizzazioni firmatarie del comunicato hanno chiesto di riaprire nell’immediato un confronto concretamente costruttivo con l’Amministrazione Capitolina, «per arrivare a un provvedimento che garantisca reali strumenti di partecipazione sociale ai cittadini con disabilità». «In caso contrario – conclude la nota – saremo costretti ad adottare tutte le azioni necessarie affinché questo testo non trovi approvazione e applicazione, anche il ricorso agli organi giurisdizionali competenti».(S.B.)

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Far crescere l’attenzione sui diritti umani delle persone con disabilità

10 Giugno 2017, 11:22am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Far crescere l’attenzione sui diritti umani delle persone con disabilità

DI MICHELE PAPPACODA Nonostante siano ben nove i punti in cui gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati nel 2016 dalle Nazioni Unite facciano esplicito riferimento ai diritti umani delle persone con disabilità, «sia a livello europeo che nazionale – sottolinea Giampiero Griffo, che nei giorni scorsi ha rappresentato il nostro Paese a Bruxelles, durante una due giorni promossa dal Forum Europeo sulla Disabilità – appare ancora scarsa l’attenzione a tali diritti. In tal senso va incentivato l’impegno delle organizzazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie».

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Le Osservazioni dell’ONU in linguaggio facile da leggere

8 Giugno 2017, 09:19am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Le Osservazioni dell’ONU in linguaggio facile da leggere

DI MICHELE PAPPACODA Dopo avere prodotto la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità in linguaggio ”Easy To Read” (“facile da leggere”), ovvero in formato accessibile alle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale (e non solo), l’ANFFAS ha realizzato ora una versione analoga delle Osservazioni sull’applicazione in Italia della Convenzione stessa, prodotte nel 2016 dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. E, importante valore aggiunto, hanno collaborato all’iniziativa anche le persone con disabilità intellettive della Piattaforma Italiana Autorappresentanti in Movimento.

 

 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Nasce a Mirandola il Centro disturbi del sonno La nuova struttura aprirà in collaborazione con Carpi. Due poli oncologici

8 Giugno 2017, 09:14am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Nasce a Mirandola il Centro disturbi del sonno  La nuova struttura aprirà in collaborazione con Carpi. Due poli oncologici

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA MIRANDOLA Tra le novità di rilievo annunciate anche unarazionalizzazione degli ospedali di Carpi e Mirandola, area molto abitata dell’intera provincia. Cui si aggiunge, presso quest’ultima città, l’apertura del “Centro per disturbi del sonno e sindrome delle apnee notturne” in collaborazione con la neurologia carpigiana.

Si punta dunque a creare due grandi poli ospedalieri a vocazione oncologica, a Carpi e a vocazione chirurgica non oncologica presso il nosocomio di Mirandola. Questi tutti i particolari così come li hanno illustrati ieri i dirigenti sanitari e i sindaci Bellelli e Muzzarelli. Si punta sulla vocazione specialistica di Carpi e Mirandola e, anche qui come a Modena, sulla integrazione delle funzioni chirurgiche degli ospedali delle due città.

«Il fine - hanno spiegato ieri - è quello di garantire la qualità delle prestazioni e ridurre il tempo di attesa per i ricoveri chirurgici programmati». All'ospedale di Carpi saranno presto centralizzati gli interventi e i trattamenti ad alta complessità, con particolare riferimento alle neoplasie e saranno consolidate le collaborazioni con il Policlinico a Modena.

Mirandola avrà invece la vocazione definita dagli esperti di “week surgery”, ossia legata agli interventi a medio-bassa complessità che prevedano degenza inferiore ai cinque giorni. Per quanto riguarda la rete ortopedica, a Carpi sarà centralizzata la traumatologia del femore e la chirurgia per pazienti ad elevato rischio clinico, mentre a Mirandola saranno sviluppati la chirurgia di protesi all’anca, al ginocchio e al piede nonché il polo riabilitativo dell’area nord. La salute mentale resta a Carpi, dove è già partita la sperimentazione per l’intensità

 

di cura di area psichiatrica con il “Servizio psichiatrico diagnosi e cura” e la “Residenza di trattamento intensivo”. In questo modo questa struttura sanitaria, collocata in una palazzina ristrutturata, verrà utilizzata dai pazienti dell’intera Bassa. (s.l.) 

LA GAZZETTA DI MODENA

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