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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Donne con disabilità e discriminazione multipla: un tema fondamentale

17 Maggio 2017, 10:17am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA«In quali àmbiti essere una donna con disabilità rappresenta uno svantaggio maggiore? Quale consapevolezza hanno le donne con disabilità e, più genericamente, il “mondo della disabilità”, di questo svantaggio? E cosa si può fare per contrastarlo?»: a questi e ad altri quesiti cerca di rispondere Simona Lancioni, con l’illuminante approfondimento che presentiamo oggi ai Lettori

Madre con disabilità motoria fa giocare la propria bimba sull'altalena

Una madre con disabilità motoria fa giocare la propria bimba sull’altalena

«In quali àmbiti, in base alla tua esperienza, essere una donna disabile rappresenta uno svantaggio maggiore?»: ho rivolto questa domanda a Maria Pezzente, giovane donna con una disabilità motoria importante, che incide anche a livello di linguaggio. La sua risposta: «Mi sono posta diverse volte anch’io la domanda “e se fossi stata un uomo, la mia vita sarebbe stata diversa?” Sinceramente non lo so. Ci sono mille fattori che possono incidere sul corso della propria vita. Se non ci fosse stato il problema alla nascita, non sarei disabile, ma non saprei dire se la mia esistenza sarebbe stata migliore. Forse no. È indubbio che il problema della discriminazione di genere esista nel nostro Paese. Ne abbiamo la riprova ogni giorno. È un fatto di cultura e forma mentis. Forse, se io fossi stata un uomo, avrei avuto un partner e magari dei figli, perché per una donna è più “facile” andare al di là dalle apparenze. Difficoltà oggettive dovute a un retaggio culturale ci sono in ogni àmbito, ma, secondo me, molto dipende dalle persone e dalle circostanze della vita. In fondo sono contenta di essere una donna».

Tra le donne con disabilità la percezione della discriminazione legata al genere è abbastanza diffusa (anche se non sistematica), come pure quella legata alla disabilità, ciò che è meno consueto è trovare donne disabili (o, più genericamente, persone disabili) che nel riflettere su questi temi considerino anche l’intersezione tra queste due variabili. Infatti, molte persone con disabilità (anche donne) hanno riguardo alle questioni di genere, lo stesso atteggiamento che molte persone non disabili hanno riguardo alle problematiche della disabilità: pensano che sia una questione di sensibilità e di “politicamente corretto”, e non di diritti.
Tale è, ad esempio, l’atteggiamento dell’Associazione di volontariato che organizza corsi di progettazione accessibile per architetti e progettisti, occupandosi – quando va bene – delle esigenze connesse alle diverse disabilità (e non solo di quella su cui l’Associazione ha incentrato la propria mission), ma quasi mai di considerare che gli uomini e le donne con disabilità – proprio come gli uomini e le donne senza disabilità – fruiscono di spazi e hanno stili di vita spesso molto diversi.
L’abitudine a non attribuire alcuna rilevanza al genere quando si parla di progettazione accessibile è talmente radicata che – anche nei rari e preziosi casi di progetti centrati proprio sul genere e la disabilità – è difficile far capire alle Associazioni di persone con disabilità (e non solo a loro) perché le destinatarie del progetto siano proprio le donne con disabilità, e non genericamente le persone disabili (se ne legga a tal proposito, su queste stesse pagine).
Potremmo osservare che nei Direttivi delle Associazioni di volontariato che operano nel settore della disabilità le donne sono sottorappresentate, ma è pur vero che anche quelle presenti difficilmente pongono la questione. Come mai? In prevalenza perché non sono abituate ad osservare tutta la realtà da una prospettiva di genere, ma anche perché, come accennato, tendono a separare le problematiche: se si parla di questioni femminili “si pongono come donne”, se si parla di accessibilità “si pongono come disabili”. Che l’accessibilità, invece, debba essere declinata anche al femminile è ancora un’idea inconsueta, complicata, difficile da afferrare, per non dire balzana. Eppure la discriminazione multipla cui sono soggette le donne con disabilità può essere colta (e contrastata) solo considerando simultaneamente sia il genere, che la disabilità.

Giovane donna con sindrome di DownUna giovane donna con sindrome di Down

Ci sono àmbiti in cui, anche nella disabilità, il tema del genere si pone con maggiore evidenza. In questi casi è più facile sincronizzare le due variabili. Pensiamo ad esempio alla sfaccettata riflessione sulla maternità delle donne con disabilità, oppure alle sfilate di modelle con disabilità. Ma anche qui non sempre fila tutto liscio. Riscuote molta attenzione (e altrettanta adesione), da parte delle donne con disabilità il tema dell’accesso ai servizi di ginecologia e ostetricia. Le donne con disabilità sono in primo luogo donne, e il fatto che i servizi di ginecologia e ostetricia accessibili anche alle donne con disabilità presenti nel nostro Paese siano veramente rari, rende plastica la distanza tra loro e le altre donne (se ne legga ampiamente, sempre su queste pagine). Eppure loro subiscono una discriminazione addizionale anche rispetto ai servizi sanitari non “propriamente femminili”, e non solo riguardo all’accessibilità ai servizi in questione.
Osserva Marina Viora, laureata in Scienze Biologiche e primo ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità, che «la ricerca biomedica ha dimostrato che gli uomini e le donne, pur essendo soggetti alle medesime patologie, presentano significative differenze riguardo la suscettibilità, l’incidenza, la sintomatologia, la prognosi, la progressione e la risposta alla terapia, nonché riguardo la percezione personale e sociale e le strategie di adattamento allo stato di salute/malattia»; ma, nonostante ciò, le donne sono state sottostimate negli studi epidemiologici, nelle sperimentazioni farmacologiche e negli studi clinici: «La maggior parte della ricerca preclinica e clinica è stata condotta sugli uomini e i risultati ottenuti sono stati traslati e applicati alle donne come se fossero dei “piccoli uomini”» (Marina Viora, Se donne e uomini si ammalano diversamente, in «inGenere», 12 aprile 2007).
Per comprendere meglio le conseguenze pratiche di questo atteggiamento, possiamo osservare come la circostanza che il dosaggio dei farmaci nella sperimentazione clinica sia prevalentemente definito su soggetti di sesso maschile non consenta di conoscere con precisione quale sia la risposta alle terapie nelle donne, poiché queste hanno solitamente parametri fisiologici (peso, quantità di acqua, Ph gastrico ecc.) diversi da quelli degli uomini, e tali parametri incidono sull’assorbimento e sull’azione dei farmaci stessi nell’organismo umano.
A questa situazione cerca di porre rimedio la cosiddetta medicina di genere che, va sottolineato, non è circoscritta alle patologie femminili (quelle, per intenderci, che interessano il seno e l’apparato riproduttivo femminile), ma si occupa delle malattie comuni a uomini e donne, include negli studi anche la variabile del genere, ed è finalizzata alla personalizzazione delle terapie.
Tornando alla nostra riflessione, se le donne con disabilità, giustamente, manifestano il proprio orgoglio femminile chiedendo l’accesso ai servizi di Ginecologia e Ostetricia, lo stesso orgoglio femminile dovrebbe spingerle a chiedere contestualmente l’appropriatezza delle cure anche in relazione alle altre malattie, quelle comuni anche agli uomini – oltre, ovviamente, all’accessibilità di tutti i servizi sanitari -, ma anche su questo fronte sembra prevalere la scarsa abitudine a riflettere in termini di genere, e la tendenza a tenere distinte le problematiche femminili da quelle della disabilità.

Particolarmente emblematico, sotto il profilo della discriminazione di genere, è quanto sta accadendo nel nostro Paese in tema di sessualità e disabilità, dove, negli ultimi anni, il dibattito pubblico è stato quasi completamente schiacciato sulla Proposta di Legge per il riconoscimento della figura dell’assistente sessuale (si legga, ad esempio, Andrea Pancaldi, La disabilità, il dibattito sull’assistente sessuale e oltre, in «Superando.it», 16 ottobre 2014 e anche Lelio Bizzarri, Si può davvero parlare di sessualità negata?, in «Superando.it», 7 aprile 2017).
In quale misura, all’interno di questo dibattito si è tenuto conto della prospettiva delle donne con disabilità? Stando a una ricerca curata da Andrea Pancaldi, giornalista, documentalista e responsabile della redazione sociale del Dipartimento Benessere di Comunità del Comune di Bologna, in riferimento al periodo 1° maggio 2014-11 marzo 2017 (quindi un arco di tempo di quasi tre anni), in Italia sono stati realizzati 49 eventi formativi (convegni, corsi, seminari) sul tema in questione, dei quali un solo corso è stato dedicato espressamente a un gruppo di donne con disabilità, e una sola relazione nell’àmbito di un convegno ha affrontato la prospettiva di genere (Andrea Pancaldi, Disabilità e assistenza sessuale: a che punto sta il dibattito?, in «Superando.it», 29 marzo 2017).

Donna cieca con il bastone bianco

Una donna non vedente

L’“assistente sessuale” può essere una risposta alle esigenze delle donne con disabilità in materia di sessualità? Sicuramente qualche donna con disabilità che si adatta a questo tipo di risposta è possibile trovarla, ma la letteratura sul tema è concorde nel ritenere che questa figura sia centrata su una domanda prevalentemente maschile*. In sostanza, chi sta portando avanti questa rivendicazione ha intercettato il desiderio di qualche uomo con disabilità, e ha ritenuto che per non discriminare le donne fosse sufficiente offrire anche a loro questo tipo di servizio, senza preoccuparsi di chiedere alle stesse donne con disabilità quali fossero i loro desideri. Se lo avesse fatto, avrebbe capito che in questo àmbito le richieste femminili sono abbastanza diverse.
Il Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea (adottato dall’Assemblea Generale dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, nel 2011) dedica ai diritti sessuali e riproduttivi un intero capitolo (il capitolo 8), rilevando come la società in generale, e in particolare i familiari, abbiano considerato le donne con disabilità come asessuate, inadatte a vivere con un partner e ad essere madri, e le abbiano sottoposte a un controllo rigoroso e repressivo dei loro bisogni sessuali [della traduzione italiana di tale documento, curata da Simona Lancioni e Mara Ruele, si legga anche nel nostro giornale, N.d.R.]. Ciò rende necessario realizzare seminari di formazione sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne e delle ragazze con disabilità, sia per loro, che per le loro famiglie.
Si legge ancora nel Manifesto: «La conseguenza del limitato accesso e controllo che le adolescenti e le donne con disabilità hanno della propria sessualità, è che esse diventano vulnerabili allo sfruttamento sessuale, alla violenza, alle gravidanze indesiderate e alle malattie sessualmente trasmissibili. Le ragazze, le adolescenti e le donne con disabilità chiedono l’accesso all’educazione affettiva e sessuale per vivere una vita sana. Esperti del settore, quali educatori dei servizi sociali pubblici locali, dovrebbero portare queste donne ad un livello di conoscenza tale che le renda consapevoli del funzionamento del proprio corpo (come si rimane incinta e come si evita di rimanerci, come avere una relazione sessuale più comunicativa e piacevole, come dire di no alle cose che non si vogliono fare, come evitare le malattie sessualmente trasmissibili, e così via)» (punto 8.4, pagine 36-37).
Di queste esigenze – in larga misura diverse da quelle maschili e non riconducibili a queste ultime – nell’unica Proposta di Legge depositata in tema di sessualità e disabilità non vi è alcuna traccia, nonostante la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge dello Stato 18/09) annoveri «la parità tra uomini e donne» tra i suoi principi generali (articolo 3, lettera g).

Ma la variabile del genere incide in ugual modo in tutti gli àmbiti della vita, o ve ne sono alcuni che richiedono maggiore attenzione? Ana Peláez Narváez, presidente del Comitato delle Donne del Forum Europeo sulla Disabilità, nell’introduzione al già citato Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea, rileva che «i pochi studi effettuati sinora nel campo della disabilità suggeriscono che la salute, la violenza, l’abuso ed i diritti sessuali e riproduttivi, tra gli altri, sono le aree che dovrebbero essere trattate separatamente e dovrebbero prendere in considerazione le rispettive esigenze e richieste espresse da uomini e donne» (pagina 13 del Manifesto, grassetti nostri nella citazione).

Simboli dei semafori con omini donna e uomo

Per mostrare anche graficamente che una città è accogliente sia con gli uomini che con le donne, a Berlino ed in diversi altri centri europei, già da qualche tempo il famoso omino dei semafori è stato affiancato da un’analoga figura femminile

Per trovare qualche indicazione specifica sulla situazione italiana, invece, possiamo fare riferimento alle Osservazioni Conclusive al primo Rapporto Ufficialedell’Italia sull’attuazione dei princìpi e delle disposizioni contenute nella Convenzione ONU, Osservazioni elaborate dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel 2016.
Il Comitato, dopo avere espresso preoccupazione per la mancanza nel nostro Paese di una sistematica integrazione delle donne e delle ragazze con disabilità nelle iniziative per la parità di genere, così come in quelle riguardanti la condizione di disabilità, e dopo aver raccomandato un’inversione di rotta al riguardo (punti 13 e 14), ha rilevato che le donne con disabilità italiane sono maggiormente discriminate nelle campagne di comunicazione di massa, nella violenza contro le donne, nella mancanza di accessibilità fisica e delle informazioni relative ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, e a livello occupazionale.

Quali conseguenze comporta dunque non considerare la variabile del genere nell’approccio alla disabilità? Comporta che le esigenze specifiche delle donne con disabilità – non essendo espresse e rilevate – ben difficilmente troveranno una risposta.
Comporta anche che la discriminazione multipla che scaturisce dall’intersezione del genere con la disabilità rimarrà inalterata, e non potremmo dire di non avere avuto un ruolo nella realizzazione di questo scenario.
Per tutti questi motivi è importante imparare a prestare attenzione alle interazioni tra il genere e la disabilità, e continuare a farlo sino a quando l’accostamento diventerà spontaneo come associare un cielo terso a una bella giornata, il miele alle api, il fischio di un treno all’idea di viaggio.

*Brunella Casalini, professore associato del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Firenze, scrive in proposito: «La paura di una parte del femminismo è che l’assistente sessuale finisca per essere un’altra figura femminile votata al dono di sé e sfruttata in vista della soddisfazione del piacere maschile. Una paura comprensibile, che non può essere sottovalutata vista la difficoltà che la società continua ad avere ad accettare e a non giudicare negativamente il fatto che una donna, ancor più se disabile, possa avere desideri sessuali e una vita sessuale attiva, al di fuori di una relazione stabile. Nei Paesi dove la prostituzione è riconosciuta come lavoro, esistono sia assistenti sessuali donne che assistenti sessuali maschi che esercitano con donne e con uomini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale; tuttavia, è vero che la domanda continua ad essere prevalentemente maschile» (Brunella Casalini, Disabilità, immaginazione e cittadinanza sessuale, in «Etica e politica», n. 2, 2013, pagina 308).

di Simona Lancioni SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO «Vergogna a Napoli, si fa cassa truffando anche i disabili»

16 Maggio 2017, 09:40am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO «Vergogna a Napoli, si fa cassa truffando anche i disabili»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Mi presento: mi chiamo De Virgilio Pasquale sono di Bari ed ho parenti a Napoli. Circa una volta all’anno mi reco da loro accompagnato da mio figlio disabile al 100% (disabilità motoria totale e indennità di accompagnamento ). Questi miei parenti vivono in una zona ZTL (varco via Mezzocannone) e all’epoca (siamo a dicembre 2010) c’era il segnale verticale che autorizzava la circolazione delle auto con disabili a bordo dotate di regolare pass.

Passati alcuni mesi sono stato raggiunto da una multa per essere transitato in zona a traffico limitato. Ho presentato regolare ricorso al prefetto, precisando che l’ordinanza dell’epoca permetteva alle auto adibite a trasporto disabili di circolare liberamente ed infatti la segnaletica verticale autorizzava tale passaggio ed ho allegato la necessaria documentazione e che quindi nessuna infrazione era stata commessa. Risultato!!!! Ricorso respinto, Multa raddoppiata (circa 200 euro che ad oggi e diventata cartella esattoriale di circa 300 euro). Motivazione del sostituto pretore chilometrica, ma prestampata ed è evidente che il ricorso non è stato neanche analizzato dal prefetto, ma fatto redigere da funzionari evidentemente preposti alla truffa. Ribadisco mi sono attenuto all’ordinanza senza commettere alcuna infrazione.

Ora: siamo a maggio del 2016 mi devo recare a Napoli, sempre con mio figlio, e memore della precedente disavventura, mi informo e, come da ordinanza, spedisco via mail all’indirizzo di posta elettronico da loro predisposto il mod. H con allegata la documentazione richiesta e la data di arrivo a Napoli e di attraversamento della ZTL chiedendo di inserire la vettura tra le macchine autorizzate. Niente da fare ricevo mesi dopo la multa. Presento ancora regolare ricorso al prefetto allegando oltre che il pass del disabile e i documenti richiesti, anche l’autorizzazione della Regione Puglia che adibisce l’auto multata al trasporto del disabile. Mi sono attenuto strettamente alla delibera comunale, ho presentato tutto ciò che dovevo e anche di più ed il ricorso è stato respinto con una motivazione chilometrica, sempre prestampata e firmata dal viceprefetto Fabiola De Feo. Dimenticavo: MULTA ANCORA RADDOPPIATA notificata in data 12 aprile 2017. Sono vittima di un sistema truffaldino dove le multe anche se ingiuste vengono convalidate da prefetti compiacenti che neanche esaminano i ricorsi.

IL MATTINO DI NAPOLI

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Riforma del Terzo Settore: bisogna ancora fare di più e meglio

15 Maggio 2017, 10:43am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Riforma del Terzo Settore: bisogna ancora fare di più e meglio

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Ci sono stati dei miglioramenti, ma i Decreti scontano tempi troppo stretti per un’utile discussione su tutte le previsioni della Delega. Per questo abbiamo sostenuto la necessità di una proroga. Ciò che è stato votato in Consiglio dei Ministri ci soddisfa solo in parte e chiediamo quindi una ripresa immediata del confronto istituzionale, per trovare soluzioni alle criticità che permangono»: così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, di tre Decreti Attuativi della Legge di Riforma del Terzo Settore

«Ci sono stati sicuramente dei miglioramenti, ma i Decreti scontano tempi troppo stretti per un’utile discussione su tutte le previsioni della Delega. Per questo abbiamo sostenuto la necessità di una proroga. Ciò che è stato votato in Consiglio dei Ministri ci soddisfa solo in parte e avvertiamo la necessità di una ripresa immediata del confronto istituzionale, per trovare soluzioni alle criticità che permangono».
Lo dichiara Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, dopoché nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato tre Decreti Attuativi della Legge di Riforma del Terzo Settore (106/16), inviando i testi alle Camere (e successivamente alla Conferenza Stato-Regioni), per i necessari pareri, prima della loro adozione definitiva.
«Grazie alla modalità di lavoro introdotta con l’accordo di collaborazione stabilito con noi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il 27 aprile scorso – aggiunge Fiaschi -, sono stati fatti importanti passi avanti nella stesura dei testi. Poche settimane di lavoro efficace, ma insufficienti ad affrontare in modo compiuto una materia estremamente complessa».

Sono tre, in particolare, le criticità tuttora presenti, evidenziate in una nota diffusa dal Forum, vale a dire «le modifiche introdotte all’ultimo minuto sul testo riguardante l’“impresa sociale”, che mettono a rischio la sopravvivenza della cooperazione sociale, la più importante esperienza di economia sociale e civile su base democratica e partecipativa del nostro Paese. Sarà poi necessario un supplemento di lavoro sulla fiscalità, a partire dall’applicazione della Legge 398/91, per superare, in alcuni casi, appesantimenti del carico fiscale, soprattutto per l’associazionismo. Infine, le previsioni che dovranno regolare la vita delle organizzazioni tendono a limitare oltre il necessario le libertà e le autonomie statutarie che sono alla base dell’iniziativa associativa e incrementano il carico burocratico sulle Associazioni stesse».

Detto quindi che «nei prossimi giorni l’analisi dettagliata delle nuove norme consentirà di esprimere un parere più compiuto su tutte le tematiche toccate dai Decreti», il Forum «chiede al Parlamento di valutare l’opportunità di una proroga che potrebbe permettere una migliore scrittura della legge», confermando altresì la propria «disponibilità a lavorare fin da ora con il Parlamento e il Governo per il miglioramento di norme così essenziali per lo sviluppo del Terzo Settore, componente fondamentale della società e dell’economia nazionale». (S.B.)

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO La ricostruzione inclusiva, ovvero l’opportunità di costruire meglio

13 Maggio 2017, 09:27am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO La ricostruzione inclusiva, ovvero l’opportunità di costruire meglio

di Michele Pappacoda «La diversità che caratterizza i tessuti urbani, le realtà rurali e i borghi dei territori del Centro Italia colpiti dal terremoto, si connette strettamente anche al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e alle specifiche necessità delle persone con disabilità, donde la sfida di ricostruire senza riproporre gli errori, ma facendolo meglio»: lo dichiarano i promotori dell’incontro in programma per il 16 maggio ad Ascoli Piceno, a cura del locale Ordine degli Architetti, in collaborazione con CERPA Italia e con il coordinamento di architetti “FermiRestando in EpiCentro”

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO I diritti delle persone con disabilità e le politiche sindacali

13 Maggio 2017, 09:23am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO I diritti delle persone con disabilità e le politiche sindacali

DI MICHELE PAPPACODA Sono particolarmente importanti i due Ordini del Giorno approvati dal Congresso Straordinario della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli e i cui dirigenti, nei prossimi anni, adotteranno in un certo senso quale “traccia programmatica” delle proprie azioni sul territorio partenopeo. Il primo riguarda la multidiscriminazione delle donne con disabilità, il secondo, tra l’altro, assume come fondamentale il tema della partecipazione attiva delle persone con disabilità.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Vergognoso caso di discriminazione a Battipaglia nei confronti di un ragazzo autistico di Bellizzi. VIDEO

12 Maggio 2017, 11:53am

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Kabir 2INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ha fatto il giro di stampa e social, ed è oggetto di polemiche ed amare valutazioni, l'episodio, raccontato dal portale "La Voce Libera", secondo il quale lunedì pomeriggio, verso le 18:00, un giovane di 26 anni, Cabir Cosimo Stabile, con alcuni disturbi autistici ed affetto da rettocolite ulcerosa grave, a causa degli spiacevoli effetti improvvisi della sua malattia, avrebbe avuto l'impellente necessità di recarsi ai servizi pubblici. Colto di sorpresa, mentre passeggiava come altre sere in via Mazzini e piazza Madonnina a Battipaglia, dov'è conosciuto da molti esercenti della zona, si è rivolto a bar e locali per chiedere l'uso del bagno, che gli è stato negato da tutti, con la scusa che di guasti. Mortificato, il giovane, ha chiamato i genitori che sono prontamente intervenuti, trovandolo vicino ad un albero in piazza, ormai completamente sporco. Sono stati proprio i genitori del giovane bellizzese a rivolgersi alla stampa e si sono dichiarati pronti anche a denunciare l'episodio alla locale Polizia, per il diniego all'utilizzo del bagno in un locale pubblico.

 

Più che il ragazzo è la nostra società, vecchia e asociale, che va curata.Nel 2017 dopo Cristo succedono ancora di questi episodi deplorevoli e meschini. Verso le ore 18.00 di lunedì 8 maggio scorso, in via Mazzini e Piazza Madonnina a Battipaglia, un giovane “autistico” di Bellizzi, di 26 anni e di nome Cabir Cosimo Stabile, passeggiava come altre sere quando ha avuto la necessità urgente di andare in bagno perché affetto, tra l’altro, di “retticolite ulcerosa grave”. Sarebbe superfluo spiegare di cosa si tratta. Ma a tutti i bar e locali simili a cui si è rivolto gli è stato negato l’utilizzo del bagno, adducendo le solite scontate scuse ovvero che “è guasto” o “fuori servizio”.

Kabir 1

 

 

Il giovane Cabir, mortificato ed impotente non ha resistito e si è sporcato tutto defecandosi addosso. Ha chiamato i genitori che sono prontamente intervenuti e che lo hanno trovato in uno stato di profonda mortificazione, in piedi ed immobile vicino ad un albero della piazza. E’ superfluo riportare quello che hanno provato i genitori davanti allo spettacolo del figlio. Ovviamente i bar e altri locali conoscono molto bene Kabir, essendo frequentatore abituale di Via Mazzini e piazza Madonnina. Resta, in ogni caso, la gravità del diniego all’utilizzo del bagno in un locale pubblico. Le Leggi, in tal senso, sono molto chiare e precise. I genitori si sono rivolti alla stampa e hanno intenzione di rivolgersi al Comando di Polizia Locale battipagliese e alla stessa sindaca per avere giustizia e per far sì che episodi del genere, nel 2017 dopo Cristo, non abbiano più a verificarsi.

POSTED BY: MATTEO RUSSO http://www.lavoceliberanews.it/2017/05/10/vergognoso-caso-di-discriminazione-a-battipaglia-nei-confronti-di-un-ragazzo-autistico-di-bellizzi/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Napoli, Maria Rosaria prima disabile con patente speciale “Social Car Driver”

12 Maggio 2017, 08:09am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Napoli, Maria Rosaria prima disabile con patente speciale “Social Car Driver”

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Maria Rosaria Malapena è la prima donna diversamente abile ad avere il titolo di “Social Car Driver – Contro le discriminazioni” rilasciato dal Comune di Napoli. Il titolo premia il lungo e tortuoso percorso intrapreso dalla Malapena, iniziato nel 2008, per veder riconosciuto il suo diritto alla patente speciale, essendo affetta da tetraparesi spastica.

“Cade ancora un altro muro di discriminazione – ha commentato la senatrice Monica Cirinnà – e questa celebrazione di oggi con la quale consegniamo a Maria Rosaria la licenza di taxi sociale, dimostra che le persone riescono a superare anche i muri invalicabili”. Ora dice di “aspettarsi un po’ più di libertà per le persone disabili”. “Dietro ai disabili c’è la persona – ha affermato – dietro a un disagio fisico c’è una persona che ha il diritto di vivere, amare, di essere libera”.

L’assessore comunale Daniela Villani ha evidenziato che “il Comune di Napoli ha dato le gambe a una idea di Cirinnà”. “Maria Rosaria deve essere esempio per altri diversamente abili che non credono di avere la stessa forza – ha concluso Villani – È un simbolo nel senso che non farà la tassista, ma vedendola guidare si capisce in un secondo quanto Maria Rosaria sia una persona abile come noi”.

 

“È chiaro che buttare giù il muro della discriminazione non vuol dire aver demolito tutto, ora dobbiamo andare avanti”, ha detto la senatrice Monica Cirinnà. “Dobbiamo occuparci dei diritti di cittadinanza delle persone straniere – ha affermato – Pensate che 150mila italiani non sono tali per il nostro Stato». «A breve affronteremo il reato di tortura all’esame del Senato – ha aggiunto – Dobbiamo ricevere presto e bene il fine vita che è stato chiuso alla Camera”. “Questo Parlamento – ha concluso – avrebbe molto da fare in termini di diritti civili che in realtà andrebbero chiamati con il loro nome: diritti umani”.

“Vengo sempre volentieri a Napoli perché credo che sia una città avanti”, ha aggiunto la Cirinnà rispondendo a una domanda sulle battaglie per i diritti civili portate avanti a Napoli. “Ritengo – ha affermato – che il Sud abbia quel grande cuore che poi i bravi amministratori sono trasformare in atti e leggi”. “Napoli – ha concluso – dimostra continuamente la voglia di essere davvero tutti uniti in un grande abbraccio”.

FONTE PUPIA TV

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Modello 730 e disabilità. Guida alla dichiarazione dei redditi tra spese deducibili e detraibili

11 Maggio 2017, 07:59am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Modello 730 e disabilità. Guida alla dichiarazione dei redditi tra spese deducibili e detraibili

INSERITO DA MORENA MOTTA Come sappiamo, esistono delle agevolazioni fiscali per disabili che riguardano acquisto di beni e servizi ad esempio con iva agevolata, ma anche deducibilità e detraibilità delle spese. Per aiutare i lettori a farsi spazio nella selva di regole, abbiamo approntato questo focus sulla compilazione del Modello 730 per la dichiarazione dei redditi rispetto alle principali spese legate alla disabilità: da quelle per l’adattamento della macchina, a quelle per l’acquisto di protesi, a quelle ber l’installazione di un montascale, per fare degli esempi. E poi, quali certificati e documentazione bisogna conservare e presentare? Lo vediamo in questa guida alla compilazione del modello 730 disabilità, sulla base delle indicazioni della Circolare 7 aprile 2017 n. 7 dell’Agenzia delle Entrate,  dalla quale abbiamo estrapolato le info sulle spese che possono interessare le persone con disabilità, con la raccomandazione di consultare la guida per intero, poiché qui non possiamo essere del tutto esaustivi.

SPESE SANITARIE PER PERSONE CON DISABILITÀ (Rigo E3)
Art. 15, comma 1, lett.c), del TUIR
La detrazione spetta per le spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici one spetta per le spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’ autosufficienza e le possibilità di integrazione delle persone con disabilità. La detrazione, nella misura del 19per cento,spetta sull’intero importo della spesa sostenuta e può essere fruita anche dal familiare del disabile che ha sostenuto la spesa, a condizione che il disabile sia fiscalmente a suo carico

Sono ammesse alla detrazione le spese sostenute per:
1.il trasporto in autoambulanza del disabile in quanto spesa di accompagnamento (le prestazioni specialistiche effettuate durante iltrasporto rientrano, invece, tra le spese sanitarie e possono essere detratte solo per la parte eccedente l’importo di euro129,11);
2.il trasporto del disabile effettuato dalla ONLUS che ha rilasciato regolare fattura per il servizio di trasporto prestato (Circolare 24.04.2015 n.17, risposta 1.4);
3.l’acquisto di poltrone e carrozzelle per inabili e minorati non deambulanti;
4.l’acquisto di apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale;
5.l’acquisto di arti artificiali per la deambulazione;
6.la costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni (Circolare 15.05.1997 n. 137, risposta 2.1, e Circolare 24.02.1998n. 57, paragrafo 5); si può fruire della detrazione solo per la parte che eccede quella per la quale si fruisce della detrazione del 36% o del 50% relativa alle spese sostenute per interventi finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche
7.l’adattamento dell’ascensore per renderlo idoneo a contenere la carrozzella; si può fruire della detrazione solo per la parte che eccede quella per la quale si fruisce della detrazione del 36% o del 50% relativa alle spese sostenute per interventi finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche
8. l’installazione e manutenzione della pedana di sollevamento installatanell’abitazione del soggetto con disabilità (Circolare 12.05.2000 n. 95, risposta 1.1.2); si può fruire della detrazione solo per la parte che eccede quella per la quale si fruisce della detrazione del 36% o del 50% relativa alle spese sostenute per interventi finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche
9.l’installazione della pedana sollevatrice su un veicolo acquistato con le agevolazioni spettanti alle persone con grave disabilità (Risoluzione 09.04.2002 n. 113).
10.l’acquisto di telefonini per sordomuti (Circolare 01.06.1999 n.122, risposta 1.1.11); soltanto se sussiste il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico informatico e lo specifico handicap. Tale collegamento può risultare dalla certificazione rilasciata dal medico curante o dalla prescrizione autorizzativa
11.l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, schermo a tocco, tastiera espansa (Circolare 06.02.2001 n. 13) e i costi di abbonamento al servizio di soccorso rapido telefonico (Circolare14.06.2001 n. 55, risposta 1.2.5). Soltanto se sussiste il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico informatico e lo specifico handicap. Tale collegamento può risultare dalla certificazione rilasciata dal medico curante o dalla prescrizione autorizzativa
12.l’acquisto di cucine, limitatamente alle componenti dotate di dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, preposte a facilitare il controllo dell’ambiente da parte dei soggetti disabili, specificamente descritte in fattura con l’indicazione di dette caratteristiche. Soltanto se sussiste il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico informatico e lo specifico handicap. Tale collegamento può risultare dalla certificazione rilasciata dal medico curante o dalla prescrizione autorizzativa


L’agevolazione può essere riconosciuta anche per l’acquisto di bicicletta elettrica a pedalata assistita, anche se non ricompresa tra gli ausili tecnici per la mobilità personale individuati dal nomenclatore tariffario delle protesi, da parte di soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti a condizione che il disabile produca, oltre alla certificazione di invalidità o di handicap rilasciata dalla commissione medica pubblica competente da cui risulti la menomazione funzionale  permanente sofferta, la certificazione del medico specialista della ASL che attesti il collegamento funzionale tra la bicicletta con motore elettrico ausiliario e la menomazione

SPESE MEDICHE E DI ASSISTENZA SPECIFICA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ (RIGO E25)
Sono interamente deducibili dal reddito complessivo anche se sono sostenute dai familiari dei disabili e anche se questi non sono fiscalmente a carico le spese mediche generiche (prestazioni rese da un medico generico, acquisto di medicinali) e di assistenza specifica sostenute dai disabili nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione. La grave e permanente invalidità o menomazione è quella che si ha nel caso di:
- riconoscimento della condizione di handicap di cui all’articolo 3, comma 1 (non è necessario l’handicap grave, ovvero il comma 3);
- Invalidità al 100%
- Riconoscimento dell’indennità di accompagnamento

Sono deducibili le spese per:
- l’assistenza infermieristica e riabilitativa;
- il personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale, esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona;
- il personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo;
- il personale con la qualifica di educatore professionale;
- il personale qualificato addetto ad attività di animazione e/o di terapia occupazionale.
Ai fini della deduzione, il contribuente deve essere in possesso di un documento di certificazione del corrispettivo, rilasciato dal professionista sanitario, dal quale risulti la figura professionale che ha reso la prestazione e la descrizione della prestazione sanitaria resa.

Sono deducibili anche le spese sostenute per le attività di ippoterapia e musicoterapia a condizione che le stesse vengano prescritte da un medico che ne attesti la necessità per la cura del portatore di handicap e siano eseguite in centri specializzati direttamente da personale medico o sanitario specializzato (psicoterapeuta, fisioterapista, psicologo, terapista della riabilitazione, ecc.),

In caso di ricovero in un istituto di assistenza e ricovero è possibile portare in deduzione solo la parte che riguarda le spese mediche e di assistenza specifica, anche se sono determinate sulla base di una percentuale forfetaria in applicazione di delibere regionali. A tal fine è necessario che le spese risultino indicate distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto di assistenza.

FONTE DISABILI.COM

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO I punti qualificanti di quella Sentenza del Consiglio di Stato

10 Maggio 2017, 07:27am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO  I punti qualificanti di quella Sentenza del Consiglio di Stato

DI MICHELE PAPPACODA «Gli aspetti più qualificanti di quella recente Sentenza del Consiglio di Stato riguardante gli alunni con disabilità – scrive Salvatore Nocera – non stanno tanto nei passaggi più celebrati dagli organi d’informazione, quanto nel fatto di avere elaborato un vero e proprio trattato sulla normativa relativa all’inclusione scolastica, determinando da una parte la sede giurisdizionale in cui radicare il processo (Tribunale Civile o TAR), individuando dall’altra le competenze e le responsabilità da imputare ai diversi Organi Amministrativi che intervengono nell’assegnazione delle ore di sostegno»

 

 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Neuromielite ottica (Malattia di Devic)

9 Maggio 2017, 10:19am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Neuromielite ottica (Malattia di Devic)

INSERITO DA MORENA MOTTA La neuromielite ottica colpisce i nervi ottici e il midollo spinale. Essa provoca neurite ottica acuta, talvolta bilaterale, più demielinizzazione del midollo spinale a livello cervicale o toracico. La neuromielite ottica è stata in passato considerata come una variante della sclerosi multipla, ma è ormai riconosciuta come una malattia differente. I sintomi comprendono la perdita della vista, paraparesi o tetraparesi e incontinenza.

Diagnosi

  • RM del cervello e del midollo spinale
  • Potenziali evocati visivi

Il procedimento diagnostico generalmente prevede la RM del cervello e del midollo spinale e i potenziali evocati visivi. Esami del sangue per misurare uno specifico Ac IgG per la neuromielite ottica (NMO-IgG) possono essere effettuati per differenziare tale patologia dalla sclerosi multipla.

Trattamento

  • Corticosteroidi e trattamenti immunomodulanti o immunosoppressori

Non esiste una cura. Tuttavia, il trattamento può prevenire, rallentare, o diminuire la gravità delle riacutizzazioni. Il metilprednisolone e l'azatioprina sono spesso utilizzati. La plasmaferesi può aiutare le persone che non rispondono ai corticosteroidi. Il rituximab, un Ac anti-cellule B, riduce la produzione di IgG e ha dimostrato di stabilizzare la malattia.

Il trattamento dei sintomi è simile a quello per la sclerosi multipla ( Controllo dei sintomi). Il baclofen o la tizanidina possono alleviare gli spasmi muscolari.

FONTE MSD MANUALS (Brian R. Apatoff, MD, PhD, Weill Cornell Medical College; New York Presbyterian Hospital)

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