Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA VICEDIRETTRICE VIMERCATE. «Il mio paese è handicappato». E allora gli studenti del Vanoni si sono messi al lavoro per eliminare le barriere architettoniche. Cominciano dal medievale Palazzo Trotti, sede del municipio. Il progetto, supportato dalla onlus Peba, sarà realizzato attraverso le ore di alternanza scuola-lavoro. L'istituto scolastico Vanoni schiera le sue migliori risorse,: gli alunni di Costruzione, ambiente e territorio (ex Geometri). «È un'opportunità unica per i nostri studenti - dice la preside Elena Centemero - che potranno confrontarsi con le difficoltà che i disabili affrontano quotidianamente. Un'occasione per fornire il proprio contributo a livello sociale, questa esperienza li aiuterà a comprendere il vero valore di scuola e studio». Le classi terze, quarte e quinte si confronteranno col Comune su come rendere a misura di tutti il Palazzo Trotti. «Saranno fatti sul posto rilievi utili alla realizzazione di un progetto di abbattimento delle barriere che in futuro potrebbe essere finanziato da parte del Comune», spiega Marcello Maltese, prof e tutor. Previsti incontri con esperti e attività di laboratorio con l'utilizzo di Autocad. «Gli alunni avranno la possibilità di misurarsi sul campo, acquisendo nuove competenze e mettendosi a disposizione anche per una causa sociale», aggiunge la professoressa Maria Cristina Gatto. Lunedì 8 e martedì 16 i primi appuntamenti con i rappresentanti di associazione Peba e Comune con il sindaco, Francesco Sartini, la sua vice Valeria Calloni e la geometra dell'Ufficio tecnico Samanta Verderio. Per l'onlus Peba ci sarà il presidente, l'architetto Andrea Ferretti. di Antonio Caccamo IL GIORNO
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA DIRETTORE Con ordinanza resa pubblica lo scorso 5 marzo, il Tribunale di Latina, prima sezione civile, Giudice dott. Roberto Galasso, ha condannato il Comune di Sperlonga per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità a causa della presenza delle barriere architettoniche che impediscono alle persone con ridotta o impedita capacità motoria di accedere a Piazza Fontana e al Belvedere Circeo. SPERLONGA. La vicenda giudiziaria - promossa da Edward von Freymann e Giuseppe Di Lelio con il patrocinio e l'assistenza legale offerti dall'Associazione Luca Coscioni - trae spunto dalla impossibilità per tutti coloro che si spostano con l'ausilio della sedia a ruote di accedere in alcuni dei luoghi più belli e suggestivi del territorio sperlongano. Il Tribunale di Latina ha accertato infatti che all'interno del Comune di Sperlonga alle persone con disabilità non viene garantita la totale accessibilità e visitabilità di Piazza Fontana e del Belvedere Circeo. Una situazione che per il Giudice Roberto Galasso è fonte di grave discriminazione nei confronti delle persone con ridotta o impedita capacità motoria. Il Comune di Sperlonga è stato dunque condannato a compiere entro sei mesi tutta una serie di opere al fine di rimuovere le barriere architettoniche. In particolare l'amministrazione comunale dovrà installare un ascensore, rimuovere i dissuasori, rifare la pavimentazione, eliminare due marciapiedi, creare un passaggio largo almeno un metro e mezzo, creare nuovi posti auto per persone con disabilità e rifare completamente la segnaletica. In pratica questa ordinanza impone al Comune di ridisegnare completamente lo spazio pubblico nei pressi e all'interno di Piazza Fontana e del Belvedere Circeo. A causa della mancata rimozione delle barriere architettoniche, il Comune di Sperlonga è stato inoltre condannato a pubblicare il testo dell'ordinanza di condanna a sue spese sul quotidiano "Il Corriere della Sera". "E' la seconda condanna per condotta discriminatoria emessa nei confronti del Comune di Sperlonga ottenuta grazie all'impegno e alla tenacia di Edward von Freymann, Giuseppe Di Lelio e dell'Associazione Luca Coscioni. Ci appelliamo al Sindaco affinché le opere indicate dal Tribunale di Latina vengano realizzate nei tempi prefissati, ossia entro sei mesi - dichiara l'avv. Alessandro Gerardi, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni -. Se l'amministrazione comunale non si impegnerà fin da subito a rimuovere tutte le barriere architettoniche presenti su Piazza Fontana e sul Belvedere Circeo, ci rivolgeremo agli organi competenti affinché venga nominato un commissario ad acta". “La nostra azione nei tribunali a tutela del diritto alla salute e dunque contro le condotte discriminatorie relative alle persone con disabilità prosegue contro tutti gli enti pubblici, esercenti di servizi aperti al pubblico, che hanno violato i diritti previsti dalle leggi in vigore. In linea con quanto previsto nelle Convenzioni ONU esigiamo la rimozione delle singole barriere fisiche, percettive e sensoriali che ancora oggi impediscono alle persone con disabilità di esercitare i loro diritti fondamentali” aggiunge Rocco Berardo, avvocato e coordinatore delle iniziative sulla disabilità dell’Associazione Luca Coscioni - .Per proseguire con sempre maggiore efficacia è necessario il contributo di tutti, cui chiediamo di segnalare sull’ App, “No Barriere”, le barriere architettoniche e sensoriali ancora non rimosse dalla pubblica amministrazione. Le amministrazioni, infatti, a partire dai comuni, sono obbligate dal 1986 a dotarsi di Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche e sensoriali (PEBA), tuttavia non solo la legge non viene attuata, ma - peggio - sono solo poche centinaia i comuni di cui si stima almeno una qualche programmazione del piano previsto dalla legge. L’associazione si è attivata presentando proposte alle singole amministrazioni a partire da registri regionali e, quando inerti, diffide e denunce nei confronti dei Comuni e degli enti pubblici che non abbiano provveduto a rendere i luoghi pubblici accessibili. Linkiesta
INSERITO DA MORENA MOTTA L’osteoporosi è di fatto un grave fenomeno sociale ad elevato impatto sanitario. Le fratture conseguenti a questa patologia influenzano la morbilità, sicuramente comportano una severa disabilità motoria, specie per l’anziano, e compromettono la globale qualità di vita. L’allungamento della vita media, per contro, ha permesso lo stabilirsi di patologie croniche su base degenerativa, per cui è inevitabile sfuggire ad un meccanismo di tipo “cane che si morda la coda”. Come se non bastasse, le ultime evidenze cliniche hanno provato che l’assunzione cronica di certe comunissime categorie di farmaci, può essere di per sé un fattore di rischio rilevante per la comparsa di osteoporosi. Fra queste, una delle quali si hanno maggiori evidenze sono i diuretici, impiegati ampiamente per il controllo farmacologico dell’ipertensione. I diuretici provocano perdita di sodio, potassio e cloro, ma ve ne sono alcuni che possono indurre la perdita di calcio.
Diuretici come la furosemide (Lasix) possono provocare eliminazione non solo di sodio e cloro, ma anche di calcio urinario (calciuria) e, nella media, una riduzione della densità ossea femorale del 5%. In più questo di diuretico provoca frequentemente ipotensione ortostatica (quando il soggetto è in piedi), incidendo quindi sul rischio di cadute. A parte i diuretici, è da ricordare che un’altra potenziale classe di antipertensivi in grado di provocare osteoporosi farmacologica è quella dei calcio-antagonisti (amlodipina, nimodipina e loro derivati). Antagonizzando il calcio a livello vascolare, ne promuovono secondariamente anche l’escrezione urinaria. Poiché ipertensione ed osteoporosi sono frequentemente associate nelle donne anziane, conoscere gli effetti di questi farmaci può aiutare a prevenire il problema alla radice con una terapia personalizzata o mirata. Fortunatamente, sembra che gli antipertensivi della classe dei sartanici non godano di questi stessi effetti.
L’osteoporosi indotta da glucocorticoidi è sicuramente quella più conosciuta sia a livello clinico che da parte dei pazienti facentene uso. Le azioni molecolari di questi farmaci sono multiple e complicate. A parte antagonizzare i meccanismi regolatori dell’insulina sulla glicemia corporea, essi possiedono profondi effetti sull’espressione genica virtualmente in ogni cellula corporea. A livello vascolare possono indebolire le pareti arteriose o venose, a livello cutaneo accelerano la perdita di collagene e quindi assottigliano la pelle, mentre a livello osseo promuovono l’attivazione degli osteoclasti, le cellule macrofago-simile che sono deputate al normale riassorbimento osseo. L’impiego dei corticosteroidi è molto comune per il trattamento di condizioni infiammatorie croniche: sicuramente l’asma cronica, le sindromi autoimmunitarie e le malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa) hanno il primo posto.
I farmaci gastroprotettori (es. omeprazolo e lansoprazolo) sono un’altra categoria sotto la lente d’ingrandimento, per sospetto di aumentare il rischio di riassorbimento osseo e quindi di aumentata incidenza di fratture ossee secondarie. In uno studio internazionale di metanalisi per Europa, Australia, USA e Canada, su 200.000 pazienti ospedalizzati per fratture si è evidenziato un trattamento con gastroprotettori per un periodo di tempo superiore ad un anno e mai discontinuato. Buona parte di questi pazienti avevano un rischio di frattura maggiore, ed invero una buona percentuale di essi le ha subite. Considerando le casistiche di pazienti che assumono senza interruzione questi farmaci fino a 10 anni, si intuisce che un forte rischio di comparsa di fratture scheletriche può dipendere anche dalla loro assunzione ormai così diffusa. Il meccanismo ipotizzato per questi farmaci sull’induzione osteoclastica si pensa dipendere dal condizionamento dei citocromi P450 cellulari e dalle pompe ioniche del calcio intracellulare.
Gli antidepressivi della famiglia degli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono ormai usati non solo per le sindromi depressive, ma anche per la fibromialgia, la sindrome premestruale, le sindromi ansiose ed i dolori muscolo-scheletrici cronici. Il loro impiego, dunque, non si restringe agli ultrasessantenni, ma anche alla fascia di età dei 30-50 anni dove prevalgono i disturbi menzionati. Ci sono almeno tre studi metanalitici in letteratura scientifica che supportano la maggiore prevalenza di rarefazione ossea con l’assunzione cronica di SSRI. L’effetto degli SSRI sulla formazione e il riassorbimento osseo sono complessi e non completamente compresi. I recettori della serotonina trovati su osteoblasti e osteoclasti regolano l’omeostasi ossea attraverso le vie della serotonina sia periferica che cerebrale. Sorprendentemente, le fratture correlate all’esposizione agli SSRI si verificano in assenza di diminuzione della densità di massa ossea, indicando che gli SSRI hanno probabilmente effetti alternativi sull’omeostasi ossea.
Le cardiovasculopatie, come è noto, sono la prima causa di mortalità nel mondo seguite solamente dalle patologie oncologiche. Per la prevenzione di eventi trombotici, la profilassi con anticoagulanti vari è ormai una prassi, specie per i pazienti che hanno subito chirurgia diretta o sono affetti da fibrillazione atriale. Gli anticoagulanti cumarinici (meglio conosciuti come Sintrom o Coumadin) sono quelli sotto il mirino delle indagini, poiché antagonizzano la vitamina K, il normale fattore vitaminico che controlla la coagulazione sanguigna. Le ricerche scientifiche hanno però confermato che la vitamina K è responsabile anche di una buona salute ossea, regolando la sintesi di proteine specifiche (collagene, osteocalcina, osteonectina, ecc). Tenendo presente il crescente uso di antitrombotici per la prevenzione delle cardiopatie, evidenziare sempre più effetti collaterali derivati dall’impiego di questi farmaci diventa più frequente. Per tale ragione stanno prendendo piede altre tipologie di anticoagulanti che attaccano bersagli molecolari differenti dai cumarinici.
Gli antiepilettici (AEDs) sono un’altra diffusa categoria farmacologica associata a maggiore rischio di rarefazione ossea. Oltre all’epilessia, che colpisce circa 50 milioni di persone in tutto il mondo, gli antiepilettici vengono utilizzati per il trattamento dell’emicrania, dei disturbi psichiatrici, del dolore cronico e della neuropatia. Tutti i farmaci antiepilettici, sia induttori enzimatici (fenitoina, fenobarbital, carbamazepina) che non induttori enzimatici, come il valproato, sono associati a perdita ossea accelerata e conseguente aumento del rischio di osteoporosi. Esistono diverse teorie sui meccanismi di perdita ossea indotta da anticonvulsivanti. I farmaci antiepilettici induttori del citocromo P450, come fenitoina, fenobarbital e carbamazepina, accelerano l’inattivazione della vitamina D che riduce l’assorbimento del calcio, aumenta il paratormone e accelera la perdita ossea. Studi sugli animali suggeriscono un effetto inibitorio diretto della fenitoina sulla proliferazione degli osteoblasti e una diminuzione dell’osteocalcina attiva carbossilata, con conseguente scarsa mineralizzazione ossea.
Infine, si citano le ultime scoperte riguardo alla possibile associazione fra uso protratto di FANS e rischio di fratture ossee nell’anziano. I dati riscontrati dalla letteratura sono ancora contrastanti, per via dell’effetto bimodale che le prostaglandine hanno sul rimodellamento osseo. Le prostaglandine sono i mediatori infiammatori bloccati dai FANS; siccome le prostaglandine favoriscono l’azione degli osteoclasti, alcuni Autori avevano ipotizzato che questa categoria di farmaci potesse addirittura prevenire la rarefazione ossea, quindi il rischio di comparsa di osteoporosi. L’unico FANS per cui è dimostrato un aumento della massa ossea è l’aspirina, ma si tratta di un FANS non specifico e la sua assunzione sembra più da ricondurre al suo noto effetto anticoagulante nelle cardiopatie a basso rischio (Cardioaspirina). Considerati i bassi dosaggi con cui l’aspirina è impiegata nel campo cardiologico (100-160mg), è improbabile che essa rappresenti un fattore di rischio per la salute ossea, a differenza di altri FANS come ibuprofene o ketoprofene.
In conclusione, vuoi per problemi cardiologici, reumatologici o alterazioni del metabolismo predisponenti (specie diabete), l’anziano rappresenta dunque un bersaglio innocente di più categorie di farmaci che lo mettono a forte rischio per una cattiva salute ossea. In un’ottica di “health-care” o riguardo per la salute che si diffonde sempre più, anche la maggiore attenzione alla gestione farmacologica dell’anziano ha il suo peso nella qualità di vita quotidiana.
a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È una grande mobilitazione internazionale, promossa da tanti cittadini e organizzazioni nazionali e internazionali, quella centrata sul messaggio “O il brevetto o la vita. Nessun profitto sulla pandemia, tutti hanno diritto alla protezione da Covid-19”, che chiede la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini e sui farmaci anti-Covid. Vi aderisce anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che insieme a tanti altri parteciperà nel pomeriggio di oggi, 11 marzo, a una diretta Facebook durante la quale verrà lanciato un appello per invitare tutti alla firma
Insieme a tantissime altre organizzazioni nazionali e internazionali, anche laFISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha aderito alla campagna europea di raccolta firme per ilDiritto alla cura – Right2cure – Farmaci e vaccini per tutti, articolata attualmente sul temaNessun profitto sulla pandemia, tutti hanno diritto alla protezione da Covid-19, iniziativa resa possibile grazie all’ICE– acronimo che sta per Iniziativa dei Cittadini Europei -, strumento istituzionale dell’Unione Europea entrato in vigore dal 1° aprile del 2012, che dà la possibilità ai cittadini di esprimere la propria opinione. Raccogliendo quindi un milione di firme nei Paesi dell’Unione, i firmatari impegnano la Commissione Europea a presentare una proposta finalizzata a modificare norme in vigore e/o introdurne di nuove, nella fattispecie rendendoi vaccini e i farmaci disponibili a tutti a costi equi.
Nel pomeriggio di oggi,11 marzo(ore 17-19), è in programma unadiretta Facebook(aquesto link), con gli interventi in successione dei rappresentanti di numerose organizzazioni che hanno aderito alla campagna, allo scopo di lanciare unamobilitazione di invito alla firma.
Per la FISH, che fa parte del Comitato Nazionale, interverrà la vicepresidenteSilvia Cutrera, che spiega: «La data di oggi, 11 marzo, è particolarmente importante perché coincide con la riunione del Consiglio delTRIPs(Accordo sui Diritti di Proprietà Intellettuale), organismo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, per discutere la richiesta di India e Sudafrica dimoratoria temporanea per i brevetti sui vaccini e sui farmaci anti-Covid. In vista di questo appuntamento, dunque, i promotori italiani della campagna avevano inviato una lettera al Presidente del Consiglio e ai Presidenti di Senato e Camera, chiedendo tra l’altro di “sostenere la richiesta per la sospensione temporanea dei brevetti, usando ogni strumento a propria disposizione affinchéla Commissione Europea faccia altrettanto, così come hanno già fatto oltre100 Paesie oltre400 organizzazionia livello mondiale fra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’UNAIDS (Programma delle Nazioni Unite per l’HIV/AIDS), l’UNITAID (Innovation in Global Health) e UNITAID e la Commissione Africana per i Diritti Umani e dei Popoli”[aquesto linkè il testo integrale della lettera, N.d.R.]. A tale lettera non è arrivata alcuna risposta, il che ha portato a promuovere questa primaGiornata della firma dell’ICE, con la possibilità, anche, di avviare iniziative di protesta».
Segnalando dunque che aquesto linkè disponibile lascaletta degli interventiprevisti durante la diretta Facebook del pomeriggio di oggi, sosteniamo anche come «Superando.it» questa importante campagna, aderendo al messaggio-chiave scelto per la stessa, che èO il brevetto o la vita.(S.B.) SUPERANDO
INSERITO DA MORENA MOTTA Durante le ultime settimane la LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha continuato a monitorare l’andamento della campagna vaccinale in Lombardia, confrontandosi con le Associazioni aderenti attive sui territori e raccogliendo segnalazioni provenienti da vari cittadini e cittadine.
A tal proposito, come si legge in una nota diffusa dalla Federazione, «l’attivazione delle procedure per raccogliere i nominativi e le adesioni alla campagna vaccinale delle persone con disabilità che frequentano i servizi diurni nella nostra Regione è un risultato positivo. Inoltre, in alcuni territori sono iniziate anche le somministrazioni dei vaccini alle persone con disabilità che li frequentano. Permangono tuttavia alcuni dubbi e importanti criticità nello sviluppo della campagna di immunizzazione in Lombardia a favore delle persone con disabilità».
Tali criticità sono state elencate dalla LEDHA in una lettera inviata ad Alessandra Locatelli, assessora regionale alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità.
Innanzitutto, a quanto risulta alla Federazione lombarda, le persone con disabilità in carico a servizi e misure domiciliari non sarebbero ancora state contattate, anche se sembra che siano stati richiesti alle Agenzie di Tutela della Salute i nominativi delle persone in carico alla cosiddetta “Misura B1” (coloro che usufruiscono di un contributo mensile di almeno 600 euro al mese a sostegno della “disabilità gravissima”) del Fondo Nazionale Non Autosufficienza.
«Questo è un buon segnale – ha scritto a Locatelli Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA -, ma crediamo sia importante che le informazioni circa le previsioni sulla vaccinazione coinvolgano tutte le persone con disabilità che ricevono sostegni e servizi per la permanenza a domicilio, come ad esempio coloro che beneficiano della “Misura B2”[bonus riservato alle persone in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza e si concretizza in interventi di sostegno per garantire la piena permanenza della persona fragile al proprio domicilio e nel proprio contesto di vita, N.d.R.], chi ha avviato un progetto di vita indipendente, chi sta portando avanti un progetto per il “Dopo di Noi”, in base a quanto previsto dalla Legge 112/16 e così via».
La LEDHA, inoltre, segnala di non avere notizia alcuna circa l’inserimento dei caregiver familiari e professionali negli elenchi delle persone da vaccinare, fatta eccezione per gli operatori che lavorano a diverso titolo nel servizi diurni e residenziali. «È opportuno – ha sottolineato in tal senso Manfredi – che la copertura vaccinale riguardi tutte le persone che svolgono compiti di assistenza e di cura nei confronti delle persone con disabilità a casa, come a scuola oltre che nei servizi».
La preoccupazione maggiore, tuttavia, riguarda le tante persone con disabilità che non sono in carico ad alcun servizio e che vivono una condizione di comorbilità, ciò che li espone a una situazione di grave rischio per la salute in caso di contagio. «In base a quanto previsto dalle Linee Guida Nazionali – dichiarano infatti dalla LEDHA – esse dovrebbero essere collocate nella cosiddetta “Fase 1” al pari degli ultraottantenni. Al momento, però, in base alle informazioni da noi raccolte, non risulta che sia stata assunta alcuna iniziativa per poter permettere a queste persone di segnalare la propria situazione e quindi di poter chiedere di essere inserite nel Piano Vaccinale con priorità assoluta.
«Si tratta di situazioni – ha concluso Manfredi nella lettera all’assessora Locatelli – che stanno generando grave ansia e preoccupazione nelle persone coinvolte e nei loro familiari. Contiamo dunque sul suo tempestivo interessamento perché le si possa risolvere».
INSERITO DA MORENA MOTTA Dare informazioni aggiornate e raccontare testimonianze di persone nelle sue stesse condizioni di disabilità, offrendo spunti e consigli per chi vive con un solo arto superiore. Lo ha fatto creando uno spazio online gratuito, nato soprattutto grazie al supporto e al bisogno di queste persone che hanno sentito la necessità di centralizzare le loro esperienze provando a realizzare un’utile rete condivisa. Questa è la missione di Thomas Landini, 34 anni a marzo, divenuto disabile 18 anni fa a seguito di un incidente in moto, quando nel 2003 aveva 16 anni e di colpo “mi sono trovato catapultato in una visione della vita differente e ho perso l’utilizzo del braccio destro”, dice a Ilfattoquotidiano.it. Landini ha deciso di creare un blog e lo ha chiamato guidaunamano.org, ricco di suggerimenti su ausili, oggetti utili, sport e tecnologia ma non solo. Dopo l’incidente, Landini ha deciso di darsi da fare anche per aiutare tutti coloro che si trovano nella sua stessa condizione. “Fortunatamente sono sempre stato sostenuto e motivato in ogni mia scelta dalla mia famiglia e dagli amici. Quest’anno – racconta il ragazzo che vive a Sarzana – ho deciso di aprire un blog ricco anche di testimonianze dirette utili per la ‘vita a una sola mano’”. Il motivo di questa scelta, spiega Landini, è “perché ho sentito la mancanza, nel panorama di internet di approfondimenti specifici per disabili come me, di un punto che raccogliesse tutte le informazioni utili al ‘mondo a una mano’. Su internet le informazioni per i disabili possono essere tante, ma molto spesso creano confusione e scoramento per la vastità di tipologie che vanno ad abbracciare”.
Così guidaunamano.org punta ad essere un blog specificamente indirizzato alle persone che hanno una invalidità inerente alla lesione di uno dei due arti superiori. “Purtroppo in questi anni, tranne che il sito dell’associazione plessolesi italiani, che però si indirizza più sull’aspetto legale e medico, non ne ho trovato nessuno abbastanza in linea con le mie esigenze e bisogni quotidiani”. L’obiettivo del nuovo blog è trasmettere abitudini e buone pratiche che possano aiutare a vivere la vita di tutti i giorni utilizzando un solo arto superiore. “Tutto questo mi è stato possibile – aggiunge Thomas – grazie a una capillare raccolta di informazioni, anche dall’estero, con il sostegno di più persone possibili attraverso la rete. Vorrei sviluppare una ‘community a una mano’ per aiutarsi a vicenda, ma ci tengo a precisare che tanti oggetti che ho trovato e che utilizzo possono essere comunque utili nella vita di persone che hanno altri tipi di problemi, come l’artrosi”. Come spesso accade alle persone che subiscono un grave trauma fisico o incidente, poi la loro esistenza viene stravolta e si inizia una seconda vita con tutte le criticità del caso. “Spesso la disabilità è stata un problema più per gli altri che per me, soprattutto nei colloqui di lavoro organizzati dal collocamento mirato”, racconta il creatore del blog. “Sul lavoro e nello studio non mi sono mai dato per vinto, ho lavorato in proprio per poi tentare un concorso pubblico, vincerlo e adesso lavoro full-time a tempo indeterminato presso un ente locale”. Cosa consiglia a chi si trova a vivere una vicenda simile alla sua? “Consiglierei di vivere la disabilità come un nuovo punto di partenza. Non si può tornare indietro e andare avanti spetta solo a noi. Gli direi di coltivare le passioni e di scoprirne di nuove. Io ad esempio ho la passione della scrittura e grazie a una casa editrice che ha creduto nelle mie capacità sono persino riuscito a pubblicare un romanzo ‘Gli eredi del tempo’. Chissà che un giorno non possa scrivere ‘Una Guida a una mano’. Una cosa che mai avrei potuto immaginare prima. Ora spero che questo blog riesca a risultare utile a più persone possibili e in questo ho molta fiducia”.
L’uso del web e delle tecnologie si è rivelato molto efficace per il progetto di Landini: “Nei primi giorni dalla creazione del blog, affiancato alla pagina Facebook Guida a una mano, il riscontro è stato notevole, in tanti mi hanno ringraziato per essere partito in questa avventura e si sono iscritti, regalandomi a loro volta consigli e spunti”. C’è chi sostiene che il formato del blog sia ormai superato. Landini, però, non ne è del tutto convinto. “La scelta del formato blog è dovuta alla volontà di essere il più possibile testimonianza diretta della ‘vita a una mano’, cosa che soprattutto un blog come il mio permette di fare. Sto già lavorando a una espansione il più vasta possibile di Guida a una mano anche grazie ad altre piattaforme social e confido nell’aiuto della gente nel condividere e passare parola sempre di più. Perché se andiamo a vedere – conclude – tra le nostre conoscenze, sono quasi certo che tutti abbiamo un amico o un conoscente al quale Guida a una mano potrebbe essere utile”.
INSERITO DA MORENA MOTTA E’ arrivata la risposta che in molti, dopo l’annuncio del commissario Arcuri, caduto nel vuoto, attendevano, in merito alla possibilità che le persone con disabilità siano tra quelle che riceveranno il vaccino anti Covid con priorità, insieme alle altre da vaccinare con urgenza.
In merito alla domanda, il Ministro Speranza ha riposto che una volta completata la vaccinazione del personale sanitario, del personale operante e degli ospiti nelle strutture residenziali assistite e delle persone con età superiore agli 80 anni, nell’ottica di rispetto di principi di equità e di protezione della fragilità, si procederà a dare priorità ad alcune categorie di cittadini affetti da specifiche patologie valutate come particolarmente critiche.
La precisazione sulle patologie arriva alle righe successive: Fra di esse rientrano certamente i soggetti affetti da trisomia 21 costituzionale (Sindrome di Down, in ragione della loro parziale competenza immunologica e della assai frequente presenza di cardiopatie congenite sono da ritenersi fragili) e i soggetti affetti da disabilità fisica, sensoriale, intellettiva, psichica corrispondenti ai portatori di handicap gravi ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
Nello specifico, si ricorda che il comma precedentemente menzionato recita testualmente:“Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o inquella di relazione,la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici”.
Ma non è tutto, ora la FISH chiede che sia fatto ordine nel marasma di procedure che ciascuna Regione sta mettendo in atto nelle vaccinazioni, attuando una differenziazione per patologie che stava generando una incresciosa, triste e antidemocratica guerra tra poveri. Ed è su quella che la Fish torna a chiedere chiarezza, perché gli enti locali stanno procedendo in ordine sparso senza attenersi strettamente alle indicazioni ministeriali.
In alcune regioni, infatti, si riconoscono come persone che hanno la priorità nella vaccinazione soltanto quelli affetti da disabilità gravissime, che versano, cioè, in uno stato di coma, vegetativo, che siano dipendenti da ventilazione meccanica assistita che, in altre parole, siano in condizione di dipendenza vitale che necessiti di assistenza continuativa e monitoraggio 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In altre regioni come la Sardegna, la vaccinazione di disabili, malati cronici e non autosufficienti è stata rimandata per mancanza di vaccini. Oppure alla Campania, dove si è rimasti alle dichiarazioni di intenti: «bisogna garantire la priorità nella vaccinazione anti-Covid alle categorie più deboli, ma per ora nessun calendario».
Su questo la Fish chiede alle regioni di adeguarsi ai dettami ministeriali.
INSERITO DA MORENA MOTTA La vaccinazione delle categorie di fragili e disabili in Campania partirà alla fine della vaccinazione, con richiamo, dei cittadini di oltre 80 anni. Lo apprende l'ANSA da fonti della Regione Campania. La categoria dei fragili, che hanno quindi delle patologie che potrebbero influire negativamente in caso contraggano il covid, e dei disabili, è stata precisata come una delle prime categorie da vaccinare. A questi, però, la Regione specifica che verrà somministrato il vaccino Pfizer, le cui scorte sono esigue.
Bisognerà quindi prima completare tutto il ciclo di somministrazioni agli over 80 anni e poi si aprirà questo nuovo capitolo, sbloccandone l'adesione sulla piattaforma online. Sui tempi, dalla Regione precisano che non si possono fare previsioni, ma sottolineano l'intenzione e la volontà di procedere appena possibile.
Si chiama “Disabilità e lavoro” la rubrica che Sul Panaro ha deciso di ospitare sulle sue pagine. La tiene l’esperta di risorse umane Francesca Monari.
E’ uno spazio in cui parleremo di tutti i problemi connessi all’inserimento prefessionale di persone con disabilità, certificata e e non, cercando da dare tutti i punti di vista. Facciamo parlare gli imprenditori per capire quali sono i profili più interessanti e se vivono l’obbligo di inserimento lavorativo come un limite o come un’opportunità. Diamo spazio ai formatori e ai responsabili delle risorse umane, mostriamo obblighi di legge e novità normative. E naturalmente, ci saranno anche i lavoratori o aspiranti tali. Uno spazio per tutti, per capire meglio questo complesso mondo.
Cristiana Casarini “Chi usa una carrozzina sa bene che essa fornisce un diverso punto di osservazione della vita: ti mette davanti a situazioni a volte difficoltose, spesso inconsuete, ti presenta modi insoliti di guardare il mondo e inevitabilmente ti arricchisce”
Cristiana è la segretaria del sindaco di Finale Emilia, da tre mandati, e curatrice della pagina istituzionale del Comune per cui lavora.
Cosa vuol dire per te lavorare?
“il lavoro fa la differenzaper tutti”.
Approfondendo, non bisogna sempre dividere gli argomenti e gli approcci fra “normali” e disabili, ciò che vale per uno vale anche per l’altro.
Se hai un lavoro, puoi realizzare sogni, bisogni, aiutare la tua famiglia, aiutare gli altri. Il lavoro è un’opportunità che ciascuno dovrebbe avere. Il lavoro può essere una realizzazione, soprattutto se parliamo di professione scelta, sognata e realizzata. Io volevo essere un medico di elisoccorso o di traumatologico, forse per la mia vena un po’ sadica! Non ho potuto perseguirla, ma mi sono ritrovata comunque, a svolgere una mansione che mi piace, mi entusiasma e mi dà soddisfazione. Anche questo è il lavoro”.
Cristiana è inoltre promotrice di diverse iniziative culturali. Collabora con un’associazione la cui missione è quella di dare spazio a tutte le forme d’arte e di valorizzazione del territorio, con un’ associazione enogastronomica per la quale ha organizzato corsi, eventi, ed attività a scopo sociale, un altro posticino, racconta, è riservato ad una famosa fondazione, che raccoglie fondi per la ricerca sulla distrofia muscolare.
E tra il lavoro, il volontariato e la famiglia hai scritto inoltre tre libri e diverse poesie…“eh già, non posso dire che la mia vita sia povera, soprattutto di sentimenti o persone care: al mio fianco ho sempre mio marito Claudio con il quale vivo, i miei genitori molto presenti, mio fratello, mio nipote e anche un animale domestico, perché la sera quando ti ritrovi a letto un peloso che si accuccia fra le tue gambe, facendoti sentire il suo incondizionato amore è il ritratto ed il calore della famiglia”.
“Tempo per fare altro non ne ho” dice… e ci crediamo!
inserito da Morena Motta vicedirettrice ERBA. Due classi e quasi 40 studenti coinvolti in un progetto formativo volto a disegnare la città del futuro all’insegna dell’inclusione. Ha preso il via quest’oggi, venerdì 5 marzo, con la prima lezione teorica, la collaborazione tra l’associazione Peba Onlus, il Comune di Erba e l’Istituto Romagnosi che vedrà gli studenti lavorare ad una serie di progetti per l’eliminazione delle barriere architettoniche in città. “Siamo molto felici di questa collaborazione che per i ragazzi costituisce un’occasione di formazione e crescita molto importante, anche su piano dell’esperienza professionale – ha commentato, portando il suo saluto ad inizio lezione, la Dirigente Scolastica dell’Istituto Romagnosi Antonia Licini -. Ricordo che il progetto promosso da PEBA è di utilità sociale e rientra nel quadro del percorso per le competenze trasversali e l’orientamento”. “L’iniziativa – ha aggiunto il professor Marco Mastrodonato – ci ha subito coinvolti in maniera forte e spontanea. Da anni a scuola lavoriamo su piani per l’inclusione, questo progetto insegna concretamente come fare cittadinanza attiva: dietro agli interventi tecnici c’è una vocazione sociale e di inclusione”. Anche il vicesindaco del Comune di Erba e Senatrice Erica Rivolta ha voluto portare il suo saluto agli studenti e ai docenti interessati dal progetto: “Voi siete i progettisti del ‘dopodomani’ – ha commentato – ritengo che la formazione a cui andrete incontro grazie alla professionalità dell’architetto Andrea Ferretti, presidente dell’Associazione Peba Onlus, sarà fondamentale anche dal punto di vista umano perché vi permetterà di progettare con ‘un altro paio di occhiali’. Per meglio dirlo, avrete un’attenzione che fino a prima non c’era, durante i rilievi guarderete con occhi diversi la città e tutti gli ostacoli, anche piccoli, presenti: per noi che non abbiamo problemi di sorta sono poca cosa, ma anche pochi centimetri possono fare la differenza per tante altre persone”. Nel merito del progetto e dell’attività è entrato l’architetto Ferretti: “Siamo contenti di cominciare la collaborazione anche con il Romagnosi di Erba, Peba Onlus è nata nel 2017 e da oramai quattro anni lavora per affiancare i comuni a realizzare i piani per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Abbiamo cominciato con l’Istituto Bovara di Lecco e man mano si sono aggiunti tanti comuni lombardi e oggi abbiamo richieste anche da fuori regione”. “Concretamente, come associazione stiamo cercando di realizzare, a titolo totalmente gratuito, un protocollo che prevede la risoluzione di un grande problema legato all’eliminazione delle barriere architettoniche attraverso il coinvolgimento delle scuole e degli studenti. Noi mettiamo a disposizione dei comuni la nostra competenza per mappare il territorio e poi progettare gli interventi necessari alla rimozione delle barriere e portarli nelle delibere a bilancio del Comune per finanziare i lavori. Per fare ciò impieghiamo l’alleanza tra il mondo della scuola e quello del lavoro, aiutando le nostre città a diventare davvero inclusive e a misura d’uomo, dove a tutti sono concessi pari diritti”. Come specificato dall’architetto Ferretti, la legge sull’abbattimento delle barriere architettoniche risale al 1986: “Ad oggi però solo il 5% dei comuni a livello nazionale ha iniziato ad adottare una pianificazione”. Il lavoro degli studenti in concreto si dividerà in una fase teorica (di didattica a distanza) e, appena le condizioni epidemiologiche legate all’emergenza sanitaria lo consentiranno, in una fase pratica durante la quale verranno effettuati i rilievi e sarà avviata la progettazione: “Una volta che i progetti saranno approvati ed avviati dal Comune i ragazzi potranno avere la possibilità di seguire il cantiere”. Ogni anno il Comune avrà a disposizione dei progetti, elaborati dalle classi coinvolte (nel caso del Romagnosi si tratta di due classi e 37 studenti di 4^ e 5^ dell’indirizzo Costruzione Ambiente e Territorio), che saranno a tutti gli effetti dei piani urbanistici: “Questo consentirà continuità e concretezza nel lavoro e nella progettazione che riguarderà i principali edifici pubblici – ha detto Ferretti – naturalmente, terminata la parte didattica, verrà fatto un incontro con il Comune per capire qual è la situazione ed orientare il lavoro da svolgere”. Un “percorso di progresso” non solo per gli studenti ma anche per i tecnici comunali, come specificato dall’assessore Rivolta: “Tutti insieme stiamo contribuendo a far progredire la nostra comunità. Il cambio culturale sulle barriere architettoniche deve toccare anche l’amministrazione comunale e i nostri uffici, grazie al vostro lavoro metteremo anche noi un nuovo paio di occhiali”. (di C. Franci) Erba Notizie