Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA Ci sono ancora alcuni giorni per partecipare alla terza edizione di “Sensuability & Comics”, concorso promosso dall’Associazione Nessunotocchimario e dedicato questa volta al tema “Sessualità, disabilità e pittura”, rivolgendosi a fumettiste/i e illustratrici/illustratori esordienti (e non), che devono realizzare un’opera ove sia rappresentata una scena romantica, erotica o sensuale tratta da un quadro, mettendo al centro della scena protagonisti con corpi imperfetti, ma estremamente sensuali, che esprimano la bellezza e la potenza della loro diversità
Ci sono ancora alcuni giorni per partecipare alla terza edizione diSensuability& Comics, concorso promosso dall’Associazione di Promozione SocialeNessunotocchimario, dedicato questa volta al temaSessualità, disabilità e pitturae rivolto a fumettiste/i e illustratrici/illustratori esordienti (e non), di almeno 16 anni, che dovranno realizzare, come recita il bando, «un’opera originale e inedita, in forma appunto di illustrazione o di fumetto, nella quale sia rappresentata una scena romantica, erotica o sensuale tratta da un quadro famoso o che sia significativo per il/la partecipante, mettendo al centro della scenaprotagonisti con corpi imperfetti ma estremamente sensuali, che esprimano la bellezza e la potenza della loro diversità».
Questa iniziativa, lo ricordiamo, rientra nell’àmbito del progettoSensuability, promosso daArmanda Salvucci, che con la sua AssociazioneNessunotocchimario, punta ad abbattere glistereotipi relativi alla sessualità e alla disabilità, partendo dal proporre nuovi linguaggi e un nuovo modo di fare cultura attraversotutte le forme d’arte, dalla cinematografia alla fotografia, alla pittura, alla musica e al fumetto, per rappresentare appunto la disabilità in un altro modo, ironico e leggero. Di tutto ciò avevamo parlato con la stessa Salvucci anche in un’ampia intervistarilasciata al nostro giornale.
«Anche in questo caso – commenta la Presidente di Nessunotocchimario, a proposito della presente edizione del concorso – la nostra sfida è quella di contribuire a diffondere una cultura che rappresenti unafisicità differentedai soliti canoni estetici imposti dai media. A tal proposito il fumetto e l’illustrazione possono rappresentare in modo efficacetutte le forme di disabilità, anche quelle meno visibili, contribuendo a creare un nuovo immaginario erotico che descrivacorpi non perfetti, ma con una forte carica sensuale».
Tutti gli elaborati in concorso (entro il 15 gennaio) saranno sottoposti a una giuria presieduta dalla pittrice e disegnatriceFrida Castelli, che insieme aFabio Magnasciutti,Cristina PortolanoeStefano Tartarottidesignerà i tre vincitori. Lapremiazionesi terrà il14 febbraio, presso la Sala Deluxe della Casa del Cinema di Roma, durante l’inaugurazione della mostra derivante dalla nuova edizione del concorso.(S.B.)
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Una scelta non solo iniqua ma miope, anche in chiave di futura crescita economica quella del Governo e del presidente del Consiglio. Si perde una grandissima opportunità, quella di passare da un welfare prevalentemente riparativo e assistenziale a un sistema capace di promuovere appieno il diritto di tutti, anche delle persone con disabilità Il 16 dicembre 2020, nel suo intervento innanzi alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, dopo aver rivendicato la sua scelta di mantenere in capo alla Presidenza del Consiglio la delega sulle politiche per la disabilità quale chiara assunzione di responsabilità, il Premier ha giustamente sottolineato come, durante la pandemia, “i disagi e i sacrifici richiesti a tutti i cittadini sono evidentemente ancora più gravosi per le persone con disabilità e per le loro famiglie” e come, anche da tale consapevolezza, derivi l’impegno del Governo a investire sull’inclusione delle persone con disabilità quale “segno di civiltà e di equità sostanziale, ma anche fattore di maggiore resilienza”. A fronte di parole così importanti, era legittimo aspettarsi che la disabilità avrebbe avuto uno spazio adeguato nella bozza del Recovery Plan italiano presentato nei giorni scorsi, che proprio nella resilienza individua uno dei sue due principali obiettivi. Purtroppo, al momento, tale aspettativa è rimasta delusa ed è per questo che, tra le 62 osservazioni a tale Piano formulate da Italia Viva, una è specificamente dedicata alla grave mancanza di progettualità destinate alle persone con disabilità. Infatti, se la prima versione del Piano di Ripresa e Resilienza menziona un titolo, “interventi per la disabilità”, che però era totalmente privo di contenuti, nel documento diffuso successivamente, nel quale i singoli progetti dovrebbero essere declinati in modo più dettagliato, troviamo solo due progetti sul tema, per la verità, con obiettivi tanto ampi e ambiziosi quanto vaghi e con destinazione di risorse davvero molto limitate. Il primo progetto sarebbe finalizzato a “stimolare gli investimenti per l'abbattimento delle barriere all'istruzione, attraverso il rafforzamento dei servizi di assistenza sociale per gli studenti universitari e AFAM con disabilità”. Si parla di iniziative messe in atto dalle singole Università per l’integrazione degli studenti con disabilità attraverso “l’ausilio di un supporto tecnologico dedicato e interattivo”, di “migliorare la loro inclusione sociale nell’università” e di “creare un sistema di servizi universitari personalizzato e integrato”. Non solo mancano indicazioni più precise e concrete, ma soprattutto è chiaro che non si tratta di interventi strutturali, considerata l’esiguità delle risorse impegnate (solo 40 milioni di euro), del tutto insufficienti ad affrontare l’enorme tema della formazione dei ragazzi e delle ragazze con disabilità. E questo nonostante l’impatto terribile del Covid sui percorsi di inclusione scolastica e formativa degli alunni con disabilità. Al riguardo, i dati pubblicati da ISTAT sono impietosi: tra aprile e giugno 2020, oltre il 23% degli alunni con disabilità (circa 70 mila) non ha preso parte alle lezioni a scuola e, come era prevedibile, queste mancanze sconfortanti sono prevalentemente legate alla gravità della patologia, alla difficoltà dei familiari a collaborare e al disagio socio-economico. A testimoniare come siano stati colpiti i più vulnerabili tra i vulnerabili. L’unico altro progetto dedicato alla disabilità si intitola “Azioni mirate al potenziamento dei processi di deistituzionalizzazione, di supporto alla domiciliarità e all'occupazione delle persone con disabilità”. Anche in questo caso obiettivi amplissimi, che vanno dall’aumento di servizi sociali e sanitari di comunità e domiciliari, al supporto delle persone con disabilità “per rinnovare gli spazi domestici in base alle loro esigenze specifiche”, alla “riduzione delle barriere di accesso ai mercati del lavoro attraverso soluzioni di smart working”, da finanziare con risorse limitatissime (300 milioni in 6 anni per finanziare 600 progetti da attivare in 600 ambiti sociali territoriali). Non a caso, lo stesso Piano indica che nei progetti saranno coinvolte 4.200 persone con disabilità, ancorché, secondo ISTAT, i cittadini disabili nel nostro paese siano almeno 3 milioni, più del 5% della popolazione. È chiaro, insomma, che nel Recovery Plan italiano sulla disabilità, per ora, non è stato compiuto alcuno sforzo di visione, limitandosi e inserire pochi e sporadici interventi finanziati in modo risibile (lo 0,1% delle risorse complessive previste e circa il 6% del capitolo dedicato a vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore). Una scelta non solo iniqua ma miope, anche in chiave di futura crescita economica. Noi abbiamo, infatti, la grandissima opportunità di passare da un welfare prevalentemente riparativo e assistenziale a un sistema capace di promuovere appieno il diritto di tutti, anche delle persone con disabilità, di sviluppare il proprio potenziale e di partecipare effettivamente alla vita politica, economica e sociale del Paese, così come previsto dall’art. 3, secondo comma, della Costituzione. Una norma costituzionale che solo non afferma il principio di uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini, ma che contiene in sè, se semplicemente si avesse il coraggio di vederlo, un fenomenale programma per la crescita del nostro Paese. La storia dell’Italia ce lo insegna: esiste un legame indissolubile tra sviluppo e prosperità, da un lato, e capacità di promuovere i diritti di partecipazione e cittadinanza delle persone, dall’altro lato. Non a caso, proprio nei vent’anni seguiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando l’Italia poteva apparire più debole e ripiegata su se stessa, sono stati raggiunti risultati straordinari in termini sia di crescita economica, sia di riforme sociali. Come allora, dunque, oggi più che mai occorre la consapevolezza che nessuna ricostruzione economica sarà possibile senza l’ambizione di realizzare riforme strutturali finalizzate anche a rimuovere gli “ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, per usare le parole dei Padri costituenti. È allora, come è possibile che una tale ambizione non riguardi anche i diritti delle persone con disabilità? Diritti che sono stati spesso silenziosamente negati in questi mesi e che, ora più di prima, vanno affermati e promossi, partendo da tre linee di azione, chiare, definite e concrete. La prima deve riguardare l’istituzione di una misura universale, analoga a quelle per il contrasto alla povertà e per il sostegno alla natalità, finalizzata alla vita indipendente delle persone non autosufficienti. Tale misura dovrebbe riformare l’impostazione del FNA, il cui utilizzo è disomogeneo nei vari territori e non garantisce un livello essenziale con esigibilità di prestazioni minime, dovrebbe caratterizzarsi per un vincolo di destinazione e dovrebbe prevedere una differenziazione tra gli interventi destinati ai più anziani (ai quali dobbiamo assicurare qualità della vita e piena assistenza) e quelli rivolti ai più giovani (per i quali occorre tracciare la possibilità di un progetto di vita). Abbiamo tante buone pratiche sparse nel Paese a cui fare riferimento. Portiamole a sistema e affrontiamo finalmente questo nodo strutturale. La seconda linea di azione deve dedicare risorse importanti sia a progetti organici di inclusione scolastica e di contrasto alla povertà educativa dei bambini e delle bambine con disabilità, per i quali la scuola e l’istruzione sono spesso la vera, grande occasione di costruzione di futuro, sia alla costruzione di un sistema di politiche attive del lavoro dedicate specificamente alle persone con disabilità. Politiche attive disegnate tenendo conto delle particolari competenze necessarie per accompagnare percorsi di inclusione lavorativa effettivi e incentivando le aziende, al di là del rispetto degli obblighi già esistenti, ad investire in progetti di formazione e di inserimento dei lavoratori con disabilità, anche in collaborazione con enti del terzo settore e avvalendosi di disability manager competenti. Infine, una terza linea d’azione dovrebbe riguardare un grande piano nazionale sull’accessibilità dell’ambiente costruito, precondizione per qualsiasi possibilità di reale inclusione e partecipazione delle persone con disabilità. Un piano da realizzare, non solo attraverso una revisione e riordino della normativa vigente, così da renderla conforme ai principi della progettazione e universale, ma anche investendo in un sistema di incentivi per promuovere il turismo accessibile e, in generale, le opere di abbattimento delle barriere architettoniche e per sostenere l’implementazione concreta dei PEBA (Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche), attualmente adottati da un numero esiguo di Comuni con risultati molto scarsi. Tre obiettivi chiari, insomma, su cui investire risorse umane, finanziarie e progettuali così da sfruttare appieno l’occasione storica di ricostruzione del nostro Pese che ci offre l’Europa con il Next Generation EU: puntare su investimenti con un ritorno economico che generi benessere diffuso, ossia vero progresso. di Lisa Noja, Avvocato e deputata di Italia viva FONTE VITA
INSERITO DA MORENA MOTTA Il Teleworking o lo smart working è diventato lo strumento per il contenimento dell’emergenza Covid-19.
Inoltre, il teleworking consente di garantire la continuità produttiva oltre che i bisogni dei dipendenti di conciliare la vita professionale con quella familiare.
Il Governo, dall’inizio della pandemia, ha incentivato l’utilizzo dello smart working introducendo una procedura semplificata.
Fino alla fine dello stato di emergenza il Governo ha previsto il diritto di svolgere la prestazione lavorativa in regime di smartworking o telelavoro a:
Lavoratori dipendenti disabili;
Lavoratori dipendenti che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità.
Lavoro da casa 2021: modalità di svolgimento per i disabili
Il teleworking o telelavoro è una forma lavorativa da remoto per dipendenti e lavoratori autonomi che consente di prestare la propria opera in maniera indipendente dalla localizzazione geografica dell’ufficio o dell’azienda.
Lo smart working si realizza grazie all’utilizzo di strumenti informatici e telematici ed è caratterizzato da una flessibilità temporale ed organizzativa.
La prestazione lavorativa si presta in parte all’interno e all’esterno dell’azienda e senza precisi vincoli di orario o luogo di esecuzione della prestazione.
Lo smart working o teleworking è una particolare modalità di svolgimento della prestazione, in base alla quale azienda e dipendente si accordano affinché il lavoro venga reso con l’utilizzo di strumenti tecnologici.
Smartworking e lavoratori disabili: trattamento normativo ed economico
I datori di lavoro possono stipulare degli accordi aziendali con le rappresentanze sindacali, prevedendo priorità di accesso ai lavoratori disabili, con handicap o che assistano familiari in tali condizioni.
I lavoratori disabili in smart working avranno diritto allo stesso trattamento economico e normativo previsto per i periodi di lavoro svolti in azienda.
Ogni azienda è tenuta a garantire la salute e la sicurezza dei soggetti disabili che svolgono la prestazione in regime di teleworking.
Il datore di lavoro è tenuto a consegnare al lavoratore dipendente interessato ed al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) un’informativa scritta in cui sono riportati i rischi connessi allo svolgimento del telelavoro.
Lavoro da casa per i disabili: Permessi Legge 104/92 e congedo straordinario
I lavoratori disabili che prestano la propria attività lavorativa in smartworking hanno diritto ai permessi Legge 104/92, se le ore svolte sono equiparate al lavoro ordinario.
Inoltre, è prevista anche la possibilità di chiedere il congedo straordinario fino ad un massimo di due anni per i lavoratori dipendenti familiari di disabile.
INSERITO DA MORENA MOTTA Sembra essere stata ascoltata la richiesta che da più parti chiedeva di inserire le persone disabili tra i soggetti ai quali sottoporre in via prioritaria il vaccino anti coronavirus.
Il commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, durante la conferenza stampa nella quale è stato fatto anche il punto sulla campagna vaccinale in corso, ha dichiarato che da febbraio si inizieranno a vaccinare persone over 80, persone disabili e loro accompagnatori.
Intanto, rispetto all’andamento delle vaccinazioni in corso, Arcuri si è dimostrato soddisfatto dei numeri, che vedono in meno di una settimana già vaccinati circa 339mila italiani: "Abbiamo distribuito 919.425 vaccini, quasi un milione, su tutto il territori nei 294 punti di somministrazione. Per questa prima fase ci siamo dati l'obiettivo di somministrarne almeno 65-67mila al giorno e stiamo superando questo obiettivo di qualche misura".
Grazie all’approvazione da parte dell’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, anche al vaccino anti-Covid dell' americana Moderna, ora si può contare su una seconda arma contro il virus, insieme a quello Pfizer-BionTech che viene tuttora iniettato.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Abbattimento barriere architettoniche e mobilità elettrica: approvati in Parlamento due emendamenti "made in Lecco" per rendere possibile l'accesso rispettivamente al Superbonus al 110% e al 40%. A farsi promotore delle due proposte è stato Gian Mario Fragomeli, deputato lecchese del Pd. «Super bonus al 110 per cento per le opere di abbattimento delle barriere architettoniche e bonus al 40 per cento per l'acquisto di un veicolo elettrico per chi è in possesso di un Isee inferiore ai 30 mila euro. Questo quanto ottenuto con l'approvazione, avvenuta in questi giorni, di due miei specifici emendamenti alla Legge di Bilancio 2021». A evidenziarlo è lo stesso ex sindaco di Cassago, capogruppo dem in Commissione Finanze alla Camera. «Dopo la presentazione di diversi atti e interrogazioni, il super bonus al 110 per cento introdotto con questo emendamento permette, in sostanza, interventi praticamente gratuiti per i lavori di superamento delle barriere architettoniche. Da oggi, inoltre, anche le persone con reddito più basso potranno acquistare un'auto elettrica nuova con uno sconto del 40 per cento». L'emendamento approvato prevede che anche chi è in possesso di un Isee inferiore ai 30mila euro - e nel caso in cui il veicolo abbia un costo inferiore ai 30 mila euro Iva esclusa - potrà disporre di un bonus che farà risparmiare loro fino al 40 per cento delle spese sostenute per l'acquisto di una auto elettrica. Il bonus ha validità fino a tutto il 2021 e le risorse complessive stanziate sono pari a 20 milioni di euro. «Questo risultato arriva a conclusione di un lavoro durato oltre un anno e cominciato con la presentazione di una proposta di legge trasfusa poi in un emendamento alla prossima Legge di Bilancio».
INSERITO DA MIKI PAPPACODA FROSINONE. Un piano per rimuovere le barriere architettoniche in città. Questa la volontà espressa dall'Amministrazione del capoluogo. Nella delibera della Giunta Comunale, infatti, la 348, sono state approvate le linee di indirizzo per la predisposizione del Peba, ossia il Piano per eliminare le barriere architettoniche in città. Nel capoluogo, infatti, sono presenti diverse situazioni di criticità a cui sono costrette le persone con disabilità. Su tutti, ad esempio, l'attuale sede della biblioteca comunale Norberto Turriziani, in Corso della Repubblica che, vista la scala d'entrata, impedisce ai disabili l'accesso all'area. Un altro esempio è il Parco delle Colline, nell'entrata limitrofa a Piazzale Vittorio Veneto il montascale presente è fermo da anni. Barriere architettoniche, comunque, presenti anche in diversi punti della città. LA NOVITA' Adesso, dall'Ente giunge la volontà di realizzare le attività preliminari propedeutiche per l'adozione del Piano di eliminazione delle barriere. Uno strumento per pianificare, programmare e controllare interventi adatti alla rimozione degli impedimenti architettonici. Il Piano avrà diverse funzionalità, come il garantire una mappatura delle barriere architettoniche già esistenti in città. Il contenere l'elenco degli interventi, le priorità e la relativa stima economica per l'inserimento delle opere nella programmazione di lavori pubblici. Fornire poi tutte le indicazioni per definire le priorità e la stima economica relativa a ciascun intervento prioritario. Infine, quello di esaminare anche i vari regolamenti in vigore presso l'Amministrazione e proporre miglioramenti per agevolare le persone con disabilità alla accessibilità degli spazi ed edifici sia pubblici che privati. L'elaborazione del Peba, dunque, come chiarito nella delibera, «è il presupposto per la programmazione, la pianificazione e la calendarizzazione degli interventi finalizzati all'eliminazione delle barriere architettoniche ancora esistenti e che limitano l'accessibilità in tutti gli edifici e spazi pubblici». IL LAVORO ISTRUTTORIO Le attività necessarie che porteranno alla redazione e all'adozione del Peba si divideranno in 4 fasi. La prima è quella della raccolta delle informazioni per avere un quadro generale sull'accessibilità degli spazi urbani e degli edifici comunali. Successivamente, dovrebbero essere fissate le linee minime per gli interventi. La terza fase sarà quella di realizzare uno strumento programmatico di intervento. Infine, la creazione di supporti per permettere la consultazione delle informazioni relative allo stato di fruibilità degli spazi e degli edifici pubblici. L'intenzione del Comune, dunque, è quella di avere il Peba nato da una partecipazione con le associazioni rappresentative dei disabili, allo scopo di recepire tutte le esigenze creando un piano per l'accessibilità degli spazi pubblici e del patrimonio immobiliare comunale, per l'integrazione sociale, la sicurezza, la qualità di vita e la mobilità. Sarà anche istituito, dunque, un gruppo Peba per approfondire gli aspetti tecnici, giuridici e amministrativi, con il contributo delle componenti specialistiche e coordinato dal responsabile del Settore Urbanistica, che dovrà censire la situazione attuale degli spazi e degli edifici pubblici di competenza dell'Amministrazione. Dovrà poi pianificare le attività, programmare e monitorare quanto necessario per eliminare le barriere architettoniche. Qualora non fosse possibile creare all'interno un gruppo di lavoro, dall'atto di Giunta viene indicato che potrebbero essere utilizzate figure esterne professionali per la redazione del Peba, all'esito del quale il Piano sarà poi sottoposto all'approvazione degli organi competenti. Il Messaggero
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Intervista di Zoe Rondini a Nadir Malizia «Sono un uomo normale che vive in una società disabile e le barriere più alte con cui spesso devo scontrarmi sono quelle mentali»: lo dice in questa intervista curata da Zoe Rondini, Nadir Malizia, giurista, giornalista e scrittore, che si occupa di disabilità, bullismo e sport e che ha pubblicato il libro “Vita su quattro ruote”. «Non è stato facile – dice ancora – trovare un equilibrio tra la mia disabilità motoria e l’omosessualità, ma oggi mi sento fortunato e felice» Sei giurista, giornalista e scrittore. Ti occupi di disabilità, bullismo e sport. Ci vuoi parlare di queste attività e di come riesci a legarle tra loro? «Innanzitutto sono giurista, specializzato in Diritto Comunitario e Diritto Internazionale dell’Unione Europea. Mi occuperò di diritti civili. Da poco mi occupo anche di bullismo, con due Associazioni e di sport, poiché in seguito ad un articolo della «Gazzetta dello Sport», mi ha contattato l’Associazione Italiana Avvocati dello Sport, chiedendomi se volevo farne parte come socio ordinario, portando la mia testimonianza per quanto riguarda la disabilità e lo sport. A causa del Covid lavoro da casa, ma spero presto di riprendere a viaggiare per lavoro». Hai affermato che ti senti «un uomo normale che vive in una società disabile che non vuole vedere al di là dei propri occhi». Quali sono le barriere più alte con le quali ti scontri e cosa manca al loro abbattimento? «Le barriere più alte con le quali mi scontro spesso sono quelle mentali, non tanto quelle architettoniche. Sinceramente le ostilità delle persone sono difficili da abbattere perché ciò che è diverso da te spaventa. Per quanto riguarda invece le barriere da abbattere per rendere una persona con una disabilità autonoma, ci vorrebbe maggior consapevolezza che non siamo cittadini di serie B, ma uguali a tutti gli altri. Si dovrebbe partire ponendo maggiore attenzione ad individuare quali sono i problemi che le persone con una disabilità devono affrontare ogni giorno. Bisognerebbe avere una società a misura di cittadino che non crea delle differenze, una società coesa uguale per tutti. Soltanto così il nostro Paese si potrà definire una società civile». Anche qui parto da una tua affermazione: «La carrozzina non deve rappresentare un disagio, ma un punto di forza, dal quale partire». Qual è stato il tuo percorso di vita e come sei arrivato a trasformare la tua situazione in una risorsa? «Non basterebbe una risposta per raccontare il mio percorso di vita. Ma di una cosa sono sicuro: sono arrivato a trasformare la mia disabilità in una risorsa grazie alla mia consapevolezza. Succede ad ognuno di noi di avere una battuta di arresto nell’età adolescenziale: una fase critica, piena di dubbi e domande. Per fortuna, personalmente, quella fase è durata pochi secondi e da quel momento è stata una continua salita con la determinazione di dare qualcosa per gli altri migliorando me stesso». Sei una persona omosessuale in sedia a rotelle. Come hai vissuto e come vivi questa condizione nella famiglia, in particolar modo nel rapporto con tuo padre, ma anche in àmbito lavorativo e sociale? «L’omosessualità è sempre un argomento molto delicato da affrontare, ma è giusto che se ne parli. Allora, all’interno della mia famiglia hanno compreso fin da subito il mio orientamento (così almeno mi è stato detto). Ho capito di essere omosessuale prima dei 14 anni. All’inizio pensai che fosse solamente una fase dovuta alla crescita e a capire che cosa mi stava succedendo, ma più gli anni passavano, più capivo che non era una fase, ma era veramente quello che ero. Il mio orientamento sessuale l’ho sempre vissuto con serenità e ho trovato un equilibrio tra la mia disabilità e l’omosessualità. Mi sento fortunato e felice. Non dico che sia stato tutto facile il mio percorso, ma se potessi ritornare indietro rifarei di nuovo tutto. Anche qui ho voluto portare la mia esperienza di persona in carrozzina omosessuale, perché di omosessualità se ne parla, ma per quanto riguarda la persona in carrozzina lesbica o gay c’è ancora tanto tabù su questo tema. Parlando della mia famiglia e di come vivo il mio orientamento sessuale, posso dire che tutti lo sanno e lo hanno accettato, tranne mio padre. Il che mi dispiace, ma penso che in fondo sia un problema suo: io sto bene con me stesso». Secondo te a che punto siamo in tema di amore, sessualità e disabilità? «Si parla più frequentemente di disabilità, amore e sessualità, per fortuna! Ma c’è ancora tanto da fare quando si affrontano tali tematiche. Ritengo che non siamo arrivati ad un traguardo effettivo perché si crede ancora che la persona con disabilità non possa amare o essere amata. Niente di più sbagliato. Il linguaggio universale dell’amore è uguale per tutti, non esiste alcuna diversità. Bisogna appunto viverla con assoluta normalità». Spesso quando si parla di amore e sessualità tra persone con disabilità ci sono due frequenti reazioni: chi la vede come una cosa semplice e possibile e chi è totalmente negativo e negazionista. Qual è il tuo punto di vista e la tua esperienza a riguardo? «La mia esperienza personale e stata più che positiva. Ho avuto conoscenze e le mie prime storie sono state con persone non disabili, e tuttora è così. Ritengo che ognuno debba star bene con chi ama, indipendentemente dal fatto che sia una persona con disabilità o meno, e non si deve dare troppo retta al giudizio e al pregiudizio degli altri». Quali sono la trama e la mission del tuo libro Vita su quattro ruote? Quali strade ti ha fatto intraprendere con e per gli altri? «La mission del mio libro è che ogni diversità dev’essere rispettata, anche se si ha una disabilità, perché si può sempre imparare qualcosa di nuovo. Da quando ho scritto questo libro, ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone e di dare vita a tante collaborazioni interessanti e costruttive e inoltre questo libro mi ha dato modo di far conoscere la mia storia a livello mediatico e della carta stampata, ma soprattutto mi consente di aiutare altre persone come me e le loro famiglie a rendersi consapevoli della situazione che stanno vivendo. Spero in futuro di continuare ancora su questa strada e fare sempre di più e meglio».
INSERITO DA MIKI PAPPACODA FRANCAVILLA FONTANA. La seduta del Consiglio Comunale di martedì 15 dicembre 2020 sarà ricordata nella storia della Città di Francavilla Fontana soprattutto per l’adozione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. “Finalmente vede la luce, dopo due anni di intenso lavoro, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche – dichiara il Sindaco Antonello Denuzzo – abbiamo cominciato a lavorarci a pochi mesi dal nostro insediamento, il primo provvedimento della Giunta è datato 30 ottobre 2018, perché il PEBA è molto più che un atto amministrativo di urbanistica, è l’idea di una Città che si mette in discussione e si apre definitivamente all’inclusione, all’accessibilità realmente democratica. È il simbolo di una comunità che decide di abbattere qualsiasi forma di barriera. Il PEBA è il primo passo di un lungo cammino che cambierà profondamente, insieme al Piano Urbanistico Generale e al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, il volto della Città. Si tratta di un risultato reso possibile grazie al lavoro portato avanti dall’Area Urbanistica guidata dall’Assessore Nicola Lonoce, e all’impegno dell’Assessore ai Diritti Civili Sergio Tatarano.” Il PEBA, la cui adozione è obbligatoria per legge dal 1986, fissa i criteri da adottare nella progettazione degli spazi pubblici e nella riqualificazione di quelli esistenti. Si tratta di un ripensamento dei beni collettivi che devono essere funzionali anche e soprattutto alle esigenze delle persone con mobilità ridotta, con disabilità sensoriale e cognitiva. Le linee di intervento sono state condivise con le associazioni delle persone con disabilità, sono quindi il frutto di un percorso condiviso. “Il PEBA, che si aggiunge temporalmente all'elezione della garante, è un traguardo che non faccio fatica a definire storico per la sua portata non solo simbolica ma anche concreta e pratica che avrà una ricaduta enorme sulla città, in termini di maggiori diritti, di fruibilità e persino di attrattività – dichiara l’Assessore ai Diritti Civili Sergio Tatarano – Finalmente siamo un Comune all'avanguardia, per l'esattezza il primo Comune che realizza il piano seguendo le linee guida regionali e saremo dunque nelle condizioni di programmare soluzioni in grado di rendere accessibile la nostra città a chiunque, senza essere costretti ad interventi estemporanei.” Il PEBA è approdato in Consiglio Comunale dopo un lungo lavoro in Commissione e, allo stesso tempo, grazie ad un accurato procedimento tecnico che ha visto in prima linea l’Ufficio Urbanistica che lo ha reso organico con il Piano Urbanistico Generale e l’adottando Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. Puglia Live
INSERITO DA MIKI PAPPACODA RENDE (CS). "Il problema delle barriere architettoniche è ancora oggi molto presente sul territorio comunale rendese e, in generale, in Calabria. Non solo per quanto riguarda le case private ma anche negli edifici pubblici e nelle infrastrutture. Adoperarsi immediatamente per effettuare lavori mirati all'abbattimento delle barriere architettoniche in favore delle persone con disabilità motoria è un dovere morale. Nel nostro Paese esiste una solida struttura normativa che tutela le persone affette da patologie invalidanti, siano essa sensoriali o fisiche, e garantisce l'eliminazione di qualsiasi ostacolo agli edifici, sia pubblici che privati, scuole comprese, ai servizi e ai mezzi di trasporto". A tale riguardo, Andrea Cuzzocrea, consigliere comunale e componente della Commissione comunale Ambiente e territorio, ha proposto l'avvio di una collaborazione con l'Università della Calabria per l'attuazione del Piano per l'abolizione delle barriere architettoniche.< /p> "Il vero ostacolo – dichiara Cuzzocrea – è lasciare inapplicate le leggi e gli strumenti normativi in nostro possesso. Per questo, in Commissione Ambiente e territorio a Rende, ho proposto di avviare una collaborazione con l'UniCal per l'adozione del Piano per l'abolizione delle barriere architettoniche negli spazi e negli edifici pubblici già esistenti, con la speciale e qualificata collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi e l'Associazione per la mobilità dei disabili. Una proposta che risolve due problemi: rendiamo più vivibile la città e offriamo esperienze lavorative agli studenti laureandi. L'abbattimento della barriere architettoniche e la realizzazione di percorsi sensoriali devono essere un requisito di progetto e una forma culturale e professionale. Eliminare le barriere deve essere una priorità pubblica su tutto il territorio regionale". Il Dispaccio
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Barbara Milani, campionessa azzurra, organizza corsi di sci per persone con e senza disabilità: “Ho creato allenamenti specifici, ma tutto il gruppo ne ha tratto beneficio. Sciare insieme è uno stimolo per dare il meglio di sé”. Nella baita a disposizione attrezzature adattate OZZANO DELL’EMILIA (BO). Rendere il mondo della neve e degli sport invernali accessibile a tutti. È questo il sogno della campionessa Barbara Milani, campionessa azzurra in nazionale sino al 2001 e che, nel 2017, assieme alla fondazione per lo sport Silvia Parente di Bologna, ha creato l’associazione In2thewhite, che oggi conta oltre 200 soci. Poco dopo è arrivato anche il centro per lo sci adattato al comprensorio sciistico del Monte Cimone, provincia di Modena: lo scopo è quello di permettere a tutti, persone con disabilità e non, di sciare insieme, traendo forza dal gruppo. Grazie a In2thewhite, infatti, è possibile sia l’avviamento allo sci per persone con disabilità sensoriali, motorie, cognitive assieme a maestri di sci specializzati, sia il perfezionamento tecnico e l’avviamento all’agonismo in un gruppo in cui sciano tutti, a prescindere da età e abilità, assieme a lei, istruttrice nazionale di sci. “Per me questa è stata una sfida che mi ha fatto crescere moltissimo da un punto di vista tecnico oltre che umano. È stato molto complesso adattare i movimenti e gli insegnamenti a persone con possibilità fisiche diverse. Questo ti costringe, come insegnante, a pensare in un modo nuovo i movimenti fondamentali. Una volta trovate le soluzioni per persone con scarsa mobilità, queste spesso risultano utili anche per fare migliorare tutti gli altri”, confessa Milani. Tra poche settimane (plausibilmente dopo il 7 gennaio, visti i recenti dpcm,ndr) sarà inaugurata anche una baita completamente accessibile a Passo del Lupo sul Monte Cimone, realizzata grazie ai fondi della regione Emilia-Romagna e del comune di Sestola, oltre che grazie a 13 mila euro raccolti attraverso una campagna di crowdfunding lanciata qualche mese fa sulla piattaforma online Eppela.com (nello specifico, questi ultimi sono stati utilizzati per coprire parte delle spese di edificazione del centro accoglienza, acquisto arredi e attrezzature dello sci adattato. il cui importo totale si attesta attorno ai 70 mila euro). Chi frequenta il mondo della neve sa, infatti, quanto è difficile, se non impossibile, trovare un posto dove riposarsi che sia usufruibile tutti: ingressi spesso con i gradini, servizi igienici non adatti alle persone con disabilità. A questo problema In2thewhite ha voluto dare una risposta: la baita in via di ultimazione avrà un salotto di accoglienza, un bagno adattato e una stanza per il ricovero delle nuove attrezzature acquistate dall’associazione. “Vogliamo permettere sia agli accompagnatori sia alle persone con disabilità di vivere il mondo della neve con facilità. Ora, finalmente, tutti potranno godersi assieme una giornata sulla neve”. “Tutto è nato per caso cinque anni fa quando due ragazzi, atleti di sci in sedia a ruote dopo un incidente, si sono presentati da me chiedendomi di allenarli – racconta la campionessa –. Ero preoccupata: non sapevo se ero all’altezza, mi spaventavano tanti aspetti. Come mi sarei relazionata? L’allenatore è una persona che sprona, il mio modo di fare è spesso deciso e anche duro. Poi ho accettato, ma all’inizio non sapevo come comportarmi: il rapporto è migliorato moltissimo quando ho cominciato a essere me stessa, quando ho trattato i miei atleti con disabilità esattamente come tutti gli altri. Ho creato allenamenti specifici, e tutto il gruppo ne ha tratto beneficio. Ho notato che si creano meno alibi, meno giustificazioni per le proprie prestazioni non all’altezza. È uno stimolo per tutti per dare il meglio di sé”. SuperAbile INAIL